LA SPERANZA DEL CUORE

Se avessi te…

Come gli uccelli volerei nel cielo,
Come i pesci nuoterei nel mare,
Come i fiori colorerei il mondo,
Come la luna, il sole e le stelle,
Illuminerei la tua vita
E tutto l’amore che fa crescere il mondo.

Se avessi te…

Povero cuore mio,
La notte piange,
Ti vorrebbe dire,
Che ti vuole bene,
Che non può stare senza di te,
Batte sempre,

Batte fino a scoppiare,
Ogni giorno sempre più forte,
E non si ferma mai,
Piange sempre,
Piange e non vuol capire,
Piange, si dispera e pensa….

Se avessi te… se avessi te…se avessi te…

E la vita se ne va
Con la speranza mia.

POESIA ORIGINALE IN LINGUA SICILIANA

‘A SPIRANZA DI LU’ CORI

S’avissi a tia…
Comu l’aceddi vulassi ‘nto celu,
Comu li pisci natassi ‘nto mari,
Comu li sciuri culurassi lu munnu,
Comu a Luna, u Suli e li Stiddi,
Alluminassi a to vita, a me vita,
E tuttu l’amuri ca fa crisciri u Munnu.

S’avissi a tia…

Poviru cori miu,
A notti cianci,
Ti vulissi diri,
Ca ti voli beni,
Ca nun po’ stari senza di tia,
Batti sempri.

Batti finu a scattari,
Ogni ghiornu sempri cchiù forti,
E nun si ferma mai,
Cianci sempri,
Cianci e nun vò capiri,
Cianci, si dispera, e pensa…

S’avissi a tia…S’avissi a tia…S’avissi a tia…

E la vita si ‘nni và,
Cu la spiranza mia.

TOTO’ MIGLIORE

Annamaria… a dopo

“ORA FARO’ LUCE COME SE FOSSE GIORNO”- NIKOLA TESLA, STORIA DI UN GENIO TRUFFATO

 

 

Nikola Tesla: giuste o sbagliate alcune sue tesi, a mio avviso, è stato il piu’ grande e il piu’ dimenticato. Anche gli scienziati sono figli del proprio tempo e possono fare errori del proprio tempo. Newton, per dire, praticava anche l’alchimia… (clandestina)

 

Fu uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Nikola Tesla, scienziato serbo-croato immigrato negli Stati Uniti nel 1884, registrò tanti brevetti quanti il suo rivale Thomas Alva Edison. Ma non riuscì altrettanto bene a beneficiare delle sue idee: ogni volta fu privato dei meritati guadagni. Proprio per questo la sua figura attira oggi tanta simpatia e considerazione.

Lo scienziato sfortunato. Nikola Tesla, serbo-croato trapiantato negli Usa nel 1884, fu uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Ma fu privato ogni volta dei guadagni relativi ai suoi più di 200 brevetti.

Uno schiocco di dita e lo spettacolo inizia: è una sera del 1891 e sul palco c’è Nikola Tesla, scienziato serbo-croato emigrato negli Usa. Per un istante una rossa palla di fuoco avvampa nella sua mano. Con cautela l’uomo, altissimo, lascia scivolare le fiamme sul suo frac bianco, poi sui capelli neri. Infine il mago, che con stupore del pubblico è del tutto illeso, ripone il misterioso fuoco in una scatola di legno.

«Ora farò luce come se fosse giorno» dichiara Tesla. Ed ecco che il teatro delle sue esibizioni, il laboratorio sulla newyorkese South Fifth Avenue, risplende di una luce straordinariamente chiara. Poi l’inventore balza su una piattaforma collegata a un generatore di tensione elettrica.

Lentamente lo scienziato alza il regolatore, fino a quando il suo corpo è esposto a una tensione di due milioni di volt. Le scariche elettriche crepitano intorno al suo busto. Fulmini e fiamme gli guizzano dalle mani.

Quando Tesla spegne la tensione, così riferiranno gli spettatori, intorno a lui scintilla un bagliore azzurrognolo.

Spettacolari scariche elettriche scaturiscono da una struttura a bobina, generate da tensioni superiori ai 12 milioni di volt. Così nel 1899 Nikola Tesla sperimentava se la corrente elettrica potesse essere trasportata attraverso l’aria, come le onde radio. Ma il “mago dell’elettricità” era anche uno showman: sembra seduto tra le scariche mortali, ma è tutta apparenza. Il trucco? Una doppia esposizione.

IL DOMATORE DI ELETTRONI. Il “mago dell’elettricità” amava incantare l’alta società di New York con i suoi allestimenti. E mostrare ai giornalisti la potenza e la sicurezza del sistema di corrente elettrica da lui sviluppato. Le spettacolari esibizioni facevano parte della sua propaganda nella guerra per l’elettrificazione del mondo.

È una guerra che Tesla (seppure contro la sua volontà) combatté contro un altro inventore, altrettanto famoso. Un uomo dall’indole così diversa da personificare l’esatto opposto di Tesla: Thomas Alva Edison. Disinvolto, furbo, abile negli affari. Per gli americani Tesla era al contrario un “poeta della scienza”, un teorico e uno sfortunato cervellone, le cui idee erano “grandiose, ma del tutto inutili”.

Edison misurava il valore di una scoperta dalla quantità di dollari arrivati alla sua azienda. Per Tesla invece non si trattava solo di denaro: l’obiettivo di un’invenzione, sosteneva, consiste in primo luogo nello sfruttamento delle forze naturali per le necessità umane.

VINCITORE PERDENTE. Sarà alla fine proprio Tesla a vincere la battaglia per la corrente elettrica. Eppure – come successe spesso nella sua vita – ne uscirà perdente. Ed è proprio come perdente che oggi è tornato a incantare il pubblico: il numero dei libri e dei siti web che lo riguardano è in aumento, su YouTube ci sono video a lui dedicati, un gruppo rock ha scelto di chiamarsi Tesla. E una casa automobilistica finanziata dai fondatori di Google è stata battezzata Tesla Motor.

La misteriosa forza dell’elettricità affascinò Tesla sin dall’infanzia. Nato il 10 luglio del 1856 da genitori serbi nel villaggio croato di Smiljan, da bambino vedeva fulmini abbaglianti.

«In alcuni casi l’aria intorno a me si riempiva di lingue di fuoco animate» ricorderà Tesla nella sua autobiografia. Di solito queste visioni si accompagnavano a immagini interiori. Con gli occhi della mente Tesla osservava ambienti e oggetti tanto chiaramente da non riuscire a distinguere realtà e immaginazione.

MENTE GENIALE. Con il tempo imparò a controllare queste suggestioni: viaggiava con il pensiero in città e Paesi stranieri, intrattenendosi con le persone e stringendo amicizie.

La forza della sua immaginazione si manifesta all’età di 17 anni, quando inizia a “occuparsi seriamente delle invenzioni”. Non aveva bisogno di alcun modello, disegno o esperimento per sviluppare i congegni: l’intero processo creativo aveva luogo nella sua mente. Lì costruiva le sue apparecchiature, correggeva gli errori, le metteva in azione. «Per me è del tutto indifferente costruire una turbina nella mia testa o in officina» scrisse «riesco persino a notare quando va fuori bilanciamento».

Nel 1875 il 19enne Nikola ricevette una borsa di studio al Politecnico di Graz, in Stiria. Il suo impegno sui libri era ossessivo, a volte dalle tre del mattino alle undici di sera, e nel primo anno superò nove esami con il massimo dei voti. «Ero posseduto da una vera e propria mania: dovevo concludere tutto ciò che iniziavo» ricordò. Quando si accinse a leggere Voltaire, apprese con sgomento che “quel mostro” aveva scritto un centinaio di libri. Ma affrontò comunque la mastodontica impresa.

MANIE OSSESSIVE. Il giovane continuava a essere soggetto a comportamenti compulsivi. Nutriva una forte avversione verso perle e orecchini, provava disgusto per i capelli delle altre persone. Sentiva caldo davanti a una pesca. Ripeteva alcune attività in modo che le ripetizioni fossero divisibili per tre. Contava i passi mentre camminava, calcolava il volume del contenuto delle tazzine di caffè, dei piatti fondi, degli alimenti. «Se non lo faccio, il cibo non mi piace» annotò.


A Graz, Tesla, s’imbatté infine in un misterioso oggetto di studio che lo accompagnerà per il resto della vita: l’elettricità. Gran parte degli uomini, a quel tempo, consideravano la corrente elettrica una linfa misteriosa che scorreva lungo i fili grazie all’ intervento di una mano fantasma. Tesla volle padroneggiare le leggi di questo fluido. E istintivamente si convinse che il futuro apparteneva a un sistema non ancora applicabile: la corrente alternata. Un generatore di corrente continua la produce grazie a un magnete permanente e a una bobina che ruota all’ interno dell’apparecchiatura; nel caso invece di un generatore di corrente alternata, il magnete ruota al centro e produce la corrente nelle bobine collocate all’ esterno.

Il vantaggio consiste nel fatto che non è necessario prelevare la corrente elettrica da una bobina rotante, utilizzando contatti striscianti che sprizzano scintille. Essa si forma invece nella parte esterna, statica, del generatore.

All’ epoca tutti gli apparecchi elettrici erano alimentati in corrente continua, quella che scorre incessantemente nella stessa direzione 

Gli scienziati del tempo giudicavano impensabili motori elettrici alimentati a corrente alternata. Ma Tesla credeva nella propria intuizione. Nella sua mente sperimentava un motore a corrente alternata dopo l’altro. Con il pensiero seguiva il veloce movimento alternato della corrente elettrica che frusciava nei circuiti di commutazione, all’i nizio senza successo.

Corrente continua o alternata? Nel primo caso la corrente elettrica fornita da una batteria (1) scorre nel circuito al quale è collegata la lampadina in una sola direzione. La corrente alternata invece, come quella che esce da una presa elettrica (2 e 3), cambia continuamente direzione. Ma anche così, la lampadina si accende senza interruzioni.

INTUIZIONE FULMINEA. Ci vollero sette anni prima che Tesla, impiegato in una compagnia telefonica di Budapest, arrivasse a una svolta. In una sera del 1882, durante una passeggiata nel parco della città, la soluzione gli si presentò alla mente “come un fulmine”. Tesla afferrò un bastone e disegnò nella polvere il diagramma di un motore assolutamente innovativo, nel quale le bobine esterne, attraversate dal flusso di corrente alternata, generavano un campo magnetico rotante. In questo modo si creavano le forze che mettevano in moto il rotore interno

Il motore elettrico secondo Tesla: la corrente alternata scorre nelle bobine (1) e genera campi magnetici le cui forze e i cui versi (rosso: polo nord; verde: polo sud) cambiano di continuo. Questi campi inducono nel rotore (2) una corrente elettrica che crea un ulteriore campo magnetico, in interazione con i primi. Si creano così forze che mettono in moto il rotore.
Come in delirio, nelle settimane successive Tesla sviluppò ulteriori motori, dinamo e trasformatori; tutti necessitavano di corrente alternata, o la producevano. «Uno stato spirituale di completa felicità come non lo avevo mai provato nella vita» scrisse. «Le idee mi si presentavano in un flusso ininterrotto. L’unica difficoltà era riuscire a fissarle».

Tesla si rese conto che la corrente alternata offriva un vantaggio decisivo rispetto a quella continua: grazie alle sue proprietà fisiche, poteva essere trasportata via cavo per centinaia di chilometri, con perdite quasi nulle. Con la corrente continua, invece, si poteva farlo solo per brevi tratti.

IN AMERICA. Due anni più tardi, nel 1884, si licenziò dall’azienda e prese la strada di New York, armato di una lettera di raccomandazione. Voleva lavorare con il grande Thomas Alva Edison e convincerlo del valore della sua pionieristica scoperta. Il magnate della lampadina aveva costruito la prima centrale elettrica pubblica al mondo nel centro di Manhattan. Ma la corrente prodotta era in grado di illuminare soltanto i lampioni elettrici nel raggio di un centinaio di metri. Per questo Edison progettò di coprire la città con una rete di generatori.

La lettera di raccomandazione procurò a Tesla un colloquio con Edison. Fin dal primo incontro fu però disilluso: quando espose le caratteristiche del suo sistema elettrico, l’americano gli replicò irritato di smetterla con quella follia. «La gente vuole la corrente continua, ed è l’unica cosa di cui intendo occuparmi».

IL FURTO DI EDISON. A ogni modo, Edison riconobbe il talento tecnico del giovane serbo e lo assunse, promettendogli un premio di 50mila dollari nel caso riuscisse a migliorare le prestazioni delle dinamo a corrente continua. Tesla accettò l’offerta. Dopo quasi un anno di duro lavoro, poté annunciare al capo i propri successi: le modifiche alle dinamo di Edison erano concluse, l’efficienza era aumentata in modo sostanziale. Ma la retribuzione promessa non arrivò. Edison si rifiutò di pagare il premio: «Tesla, lei non capisce il senso dell’umorismo americano» si giustificò.

Indignato, Tesla si licenziò. Più tardi scrisse sul (presunto) genio del secolo: «Se Edison dovesse cercare un ago in un pagliaio, si metterebbe a esaminare con la frenesia di un’ape un filo dopo l’altro, fino a trovare l’oggetto cercato. Con dispiacere ho assistito al suo modo di procedere, ben consapevole che un po’ di teoria e di calcolo gli avrebbero risparmiato il 90% del lavoro».

MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI. Il suo eccellente lavoro per la Edison Electric Light Company fece però conoscere Tesla nella cerchia degli specialisti. Subito dopo il licenziamento, il 29enne accettò l’offerta di un gruppo di investitori e fondò una sua azienda, la Tesla Electric Light and Manufacturing Company. Ma ancora una volta le sue speranze non si realizzarono. Invece di preparare all’immissione sul mercato i sistemi in corrente alternata, su richiesta dei finanziatori si ritrovò a costruire innovative illuminazioni per strade e fabbriche.

Tesla si dedicò meticolosamente allo sviluppo di una lampada ad arco e depositò svariati brevetti. Ma dopo aver portato a termine i suoi incarichi, fu estromesso dall’azienda e imbrogliato sui compensi. «Seguì un periodo di lotta» ricordò seccamente l’inventore. Per un anno si trovò a sbarcare il lunario lavorando, a chiamata, nella costruzione di strade.

SVOLTA. Ma all’inizio del 1887 il suo destino prese una piega inaspettata: il capo della squadra di costruzione venne a sapere del presunto motore dei miracoli ideato da Tesla e lo mise in contatto con Alfred K. Brown, il direttore della Western Union Telegraph Company. Le compagnie telegrafiche necessitavano di energia elettrica; e Brown era interessato alla corrente alternata, che poteva essere trasmessa su grandi distanze senza perdite. Non lontano dalla Edison Company, a Manhattan, i due presero in affitto uno spazioso laboratorio nel quale Tesla poté finalmente accelerare la trasposizione pratica del suo sistema in corrente alternata.

LA GUERRA DELLA CORRENTE ELETTRICA. Ebbe così inizio la guerra della corrente elettrica: Tesla depositava un brevetto dopo l’altro per i componenti del suo innovativo motore, teneva conferenze, inscenava le sue dimostrazioni davanti a un pubblico entusiasta e presto catturò l’attenzione dell’industriale George Westinghouse.

Westinghouse, egli stesso ingegnere e inventore, era entrato nel mercato elettrico da qualche anno, acquistando svariati brevetti. Diversamente da Edison, credeva nella redditività della nuova tecnica. Acquistò i brevetti di Tesla, stabilendo il pagamento di un diritto di licenza da 2,5 dollari per ogni cavallo vapore venduto dell’“elettricità di Tesla”. E scese in campo nella battaglia per la corrente alternata.

Grazie alle ridotte perdite di energia, Westinghouse poté erigere le sue centrali all’ esterno delle città. Inoltre i suoi cavi di rame erano meno spessi di quelli richiesti dalla corrente continua, e i costi per le linee elettriche erano minori di quelli sostenuti dalla concorrenza.

Westinghouse riuscì a vendere l’elettricità a prezzi più favorevoli di Edison e presto si ritrovò ad avere più clienti. Ma quest’ultimo passò al contrattacco: raccolse informazioni sugli incidenti che coinvolgevano la corrente alternata, scrisse pamphlet e fece pressione sui politici.

IL GIOCO SPORCO DI EDISON. Pagò giovani studenti perché catturassero cani e gatti che, durante esibizioni ufficiali, legava a placche di metallo, facendo poi passare la corrente alternata nel loro corpo sussultante. Chiedeva infine agli spettatori: «È questa l’invenzione che le nostre amate donne dovrebbero usare per cucinare?».

Nel gennaio del 1889 nello Stato di New York entrò in vigore una nuova legge: gli assassini sarebbero stati condannati a morte tramite corrente elettrica. Edison perorò la causa della corrente alternata. Nell’ agosto del 1890 un uomo (William Kemmler) morì sulla prima sedia elettrica: tramite corrente alternata. L’interruttore dovette essere premuto due volte prima che il condannato smettesse di sussultare.

Ma la campagna di diffamazione promossa da Edison non raggiunse i suoi obiettivi. Nel giro di due anni Westinghouse costruì oltre 30 centrali elettriche e rifornì 130 città americane con la corrente alternata di Tesla. Nel 1893 fu lanciato il bando per l’illuminazione dell’Expo di Chicago: Westinghouse offrì quasi un milione di dollari meno di Edison.

Dal novembre del 1896 in poi, in tutto il mondo le città installarono quasi unicamente centrali a corrente alternata. Nikola Tesla stava per diventare uno degli uomini più ricchi del pianeta: secondo il contratto di licenza avrebbe dovuto incassare una percentuale per ogni motore elettrico venduto, e per ogni utilizzo dei brevetti sulla corrente alternata. Ma gli investitori spinsero Westinghouse a modificare il contratto.

INGENUO O MAGNANIMO? L’imprenditore disse chiaramente a Tesla che dalla sua decisione dipendeva il destino dell’azienda. Tesla, che in Westinghouse vedeva un amico, strappò il contratto e barattò la percentuale per i brevetti con un importo forfettario di 216mila dollari. In questo modo perse ogni diritto non soltanto sugli onorari già guadagnati, presumibilmente 12 milioni di dollari, ma anche sui miliardi che si sarebbero prodotti in futuro.

Per Tesla il denaro non era importante: ciò che contava era la diffusione della sua tecnica. L’inventore era già immerso in nuovi compiti. Immaginava un mondo in cui tutti gli uomini avrebbero ricevuto energia gratuita e illimitata. Per Tesla le reti elettriche erano soltanto uno stadio intermedio nel percorso verso un sistema senza fili, in grado di spedire intorno al globo informazioni ed energia.

ENERGIA A DISTANZA. Nel 1898 sviluppò il primo radiocomando a distanza. L’anno successivo da un laboratorio situato vicino a Colorado Springs riuscì a inviare onde radio a una distanza superiore ai 1.000 chilometri.

Con queste bobine venivano prodotte correnti alternate a voltaggio elevato, che Tesla voleva utilizzare per la telegrafia senza fili a grande distanza. Ma nel 1906 interruppe i tentativi.
Nel 1900 Tesla trovò un finanziatore per la costruzione di una futuristica torre-antenna a Long Island: il suo obiettivo era inviare negli strati superiori dell’atmosfera onde altamente energetiche per distribuire l’energia intorno al globo. Ma poco prima dell’ultimazione del progetto, l’investitore si ritirò: se chiunque nel mondo avesse potuto utilizzare senza controllo l’energia prodotta a Long Island, da dove sarebbero venuti i guadagni? Tesla ne ricavò un esaurimento nervoso da cui faticò a riprendersi. Nel 1917 l’impalcatura di acciaio della torre fu fatta esplodere e i rottami venduti per mille dollari.

Nello stesso anno l’inventore avrebbe dovuto ricevere la prestigiosa Medaglia Edison. Ma Tesla rifiutò: l’onorificenza avrebbe dato lustro solo allo stesso Edison. Bernard Arthur Behrend, presidente della giuria, lo persuase ad accettarla. «Se privassimo il mondo industriale di tutto ciò che è nato dal lavoro di Tesla» disse Behrend «le nostre ruote smetterebbero di girare, le vetture elettriche e i treni si fermerebbero, le città sarebbero buie e le fabbriche morte e inutili. Il suo lavoro ha una tale portata da essere diventato il fondamento stesso della nostra industria».

Nonostante la fama e i suoi 700 brevetti, il mago dell’elettricità non ebbe mai successo economico.

Il 7 gennaio del 1943, a 86 anni, Nikola Tesla, l’inventore più disinteressato della Storia, morì povero in canna in una camera d’albergo di New York.

 

By Focus- Tratto da Geo Magazine n. 48

Annamaria… a dopo

IL SOGNO

Una poesia incantevole e piena di umanità, caro Francesco.

Purtroppo, c’è un un detto siciliano e vale per tutti, che recita:  “Avevo un sogno nel cassetto… ma si futtierru u comodino!”

Però, mai smettere di sperare che i sogni si possano realizzare.

Se non tutti, almeno in parte…


Ho sognato un mondo, senza frontiere, senza confini e pieno di grande umanità,
vedevo i fratelli spostarsi da un paese all’ altro liberamente, trovando porti e porte aperte e ospitalità.

Ho sognato un mondo, dove le risorse e i frutti della terra, venivano distribuiti equamente,vedevo i fratelli che avevano tutti da bere e mangiare, che vivevano nella normalità serenamente.

Ho sognato un mondo, dove praticavano i veri valori umani, l’amore, l’onestà, la pace e la sincerità, vedevo i fratelli liberi di dire, basta strumenti di morte e si misero a produrre strumenti di vita per tutta la comunità.

Ho sognato un mondo, bello, il cielo e la terra, con tanti fantastici e incantevoli colori,
vedevo le magnifiche diversità e qualità, dei fratelli convivere insieme e orgogliosi da farsi gli onori.

Ho sognato un mondo, pieno di umiltà, di verità, di bene e di molta bontà,
vedevo i fratelli felici, vivere nella semplicità, condivisione e nella solidarietà.

Ho sognato un mondo, pieno di infinite varietà e bellezze della natura dell’ambiente da rispettare, vedevo i fratelli godere delle meraviglie delle tante forme di vita sulla terra, erano amate.

Ho sognato un mondo, dove si diffuse una luce speciale, illuminò le persone e si misero a sognare,
vedevo i fratelli vivere come se i loro sogni fossero diventati realtà, in un mondo più giusto da ammirare.

Ho sognato un mondo, dove veniva rispettata la dignità di ogni persona, pieno di coltura civile sociale e ambientale, vedevo i fratelli vivere uniti, con gioia, si sentivano tutti cittadini di questo magnifico mondo e ideale.

Ho sognato un mondo, dove c’era luce, pace, etica, utopia, partecipazione e responsabilità, il sogno globale era diventato realtà, dove veniva salvata la vita, la cultura, la società, l’ambiente, la civiltà e l’umanità.

Francesco Lena

Annamaria… a dopo

LE TASSE PIU’ ASSURDE E PAZZE DELLA STORIA

 

Non c’è nulla di certo al mondo, tranne la morte e le tasse”, diceva Benjamin Franklin. Il detto è sempre attuale.
Ci lamentiamo, ancora oggi,  per le tasse che dobbiamo pagare. Possiamo, pero’, consolarci pensando che nel corso dei secoli è stato tassato davvero di tutto dalla  barba alle le finestre e poi ancora  il celibato e ,addirittura, la vedovanza.

 Ieri come oggi le tasse sono indispensabili per mandare avanti la macchina dello Stato e garantire servizi ai cittadini.

Il punto è che a volte i governanti si sono fatti prendere la mano. Tanto che nel corso dei secoli non sono mancati esempi di tributi davvero bizzarri ed eccentrici.


Un vespasiano romano: le toilette prendono il nome dall’imperatore Vespasiano, che per primo ebbe l’idea di tassare la raccolta delle urine per uso “industriale”. L’imposizione fiscale romana in realtà era abbastanza equa. Peggiorò invece con la pesante riforma di Diocleziano (III secolo d.C.).

ALLA ROMANA. A ogni territorio conquistato, per esempio, Roma chiedeva il pagamento di un esoso tributo, a meno che i suoi abitanti non si arrendessero pacificamente. Ma non era tutto. Durante la sua opera moralizzatrice, Augusto (27 a. C.-14 d. C.) introdusse un’imposta sui senatori che non avevano ancora preso moglie, allo scopo di salvaguardare l’istituzione della famiglia.

L’imperatore Vespasiano, più di mezzo secolo dopo, pensò di rimpolpare invece le casse dello Stato con la tassa sull’ urina, raccolta e utilizzata dai conciatori nei bagni pubblici.

Le donne nel Medioevo non avevano diritti. Quelle che se la passavano peggio erano le donne di condizione umile, più soggette a soprusi e nate con la vocazione al matrimonio (o al voto). Nell’immagine, Giovanna d’Arco, celebrata come santa dalla Chiesa cattolica e come paladina dei diritti femminili dalla tradizione.

Con lo sviluppo del sistema feudale, in Europa si finì per pagare tasse su tutto, a discrezione e piacere di signorotti e feudatari. I contadini versavano dazi per tagliare l’erba (erbatico) e la legna, per abbeverare gli animali o attingere acqua dalle fonti, per raccogliere ghiande e frutti e per attraversare ponti (pontatico).

Si pagava persino la pesca di rane negli stagni e di pesci in acqua dolce o salata, nonché la sosta sulle rive di fiumi e laghi. Le entrate più consistenti arrivavano però attraverso il cosiddetto focatico, la tassa sul focolare domestico che ogni famiglia possedeva per cucinare e forgiare gli attrezzi, e l’imbottato, l’imposta che tutta la comunità pagava in base ai prodotti agricoli che si possedevano.

TASSA SULLA VEDOVANZA Una delle tasse più curiose fu introdotta dalla Spagna del XIV secolo, nel pieno delle guerre tra spagnoli e musulmani per la conquista della penisola iberica. Allora le vedove erano tenute al pagamento di un’imposta di due maravedis (circa 35 euro) nel caso in cui avessero deciso di risposarsi entro i primi 12 mesi trascorsi dalla morte del marito.

Una volta risposate, infine, rischiavano di essere vendute come serve insieme al nuovo coniuge, se per caso si fosse scoperto che il primo marito era ancora vivo (le notizie che arrivavano dalla Terrasanta non erano mai certe). Dalla tassa sul secondo matrimonio erano esenti gli uomini.


PARRUCCA MIA, QUANTO MI COSTI… Tra il XVII e il XVIII secolo la parrucca era la regina del look in Italia, Francia e Inghilterra. Fino a quando il primo ministro William Pitt, nel 1795, decise di imporre una tassa sulla polvere per parrucche, sia per la scarsità di farina con la quale veniva prodotta, sia per la necessità di fare cassa.

A guidare la protesta contro questo tributo fu il duca di Bedford, che abbandonò le parrucche per un’acconciatura al naturale, con riga di lato fissata da cera per capelli, e invitò i suoi amici nobili a fare lo stesso. Ben presto le parrucche sparirono così dall’ uso comune per restare relegate solo ad alcuni ambienti di corte o ai tribunali.

AL FREDDO E AL BUIO. Nella Polonia del ’700 l’imposta più odiata fu quella sui camini di casa, essenziali per sopravvivere al freddo dell’Est. Gli abitanti di città e campagne pagavano infatti una certa somma di denaro per ogni canna fumaria che possedevano.

Moltissimi chiusero letteralmente i camini, finendo così per riempire di fumo le case. E facendo moltiplicare i casi di intossicazione da monossido di carbonio e i danni all’interno degli edifici.

Negli stessi anni in Europa comparve l’imposta su porte e finestre: maggiori erano le quantità di luce e aria che entravano in casa, più alta era la cifra da versare. Immediata la reazione dei contribuenti, che in ogni parte d’Europa cominciarono a murare le finestre meno utili.


La battaglia più importante di Pietro il Grande, incoronato zar di Russia nel 1682, fu quella di occidentalizzare e modernizzare il Paese, al termine di un lungo viaggio in Europa che lo convinse a cambiare la tradizione. Una delle norme che impose fu il taglio della barba, considerata una moda tradizionale e superata. |  Lo zar  invitò i suoi ufficiali e i dipendenti di corte a tagliarsi la barba, emblema della cultura ortodossa (secondo il credo chi non la portava faceva un affronto a Dio). Impose invece una tassa per chi avesse continuato a essere barbuto. Come ricevuta del pagamento veniva consegnato un gettone di rame da portare sempre con sé. Chi ne fosse stato trovato sprovvisto, avrebbe subìto il taglio immediato della barba.

I celibi, sotto la dittatura fascista, non se la passavano meglio dei barbuti russi: in Italia a partire dal 1927, fu istituita infatti la famosa tassa sul celibato (che ricordava l’omonima tassa di Augusto, non a caso molto ammirato da Mussolini): l’ideologia di regime, infatti, esaltava il matrimonio e una prole numerosa quali requisiti per la grandezza di una nazione.

By Focus

Annamaria… a dopo

LA TUA VOCE

 

Dedicata ad una giovane donna 
divenuta una mia figlia 
che ha voluto con tutte 
le sue forze riprendersi 
la sua vita che gli fu 
distrutta per la malvagità 
ed atrocità dell’uomo.

Giornata da ricordare
dalla tua voce,
Aironeeeeeeeeeeee
sentirmi chiamare

una telefonata
che sentivo vicina
da una giovane voce
tremante, disorientata

Attimi di silenzio profondo
il cuore in gioioso fermento
nell’ascoltar la tua voce
venir da lontano
fermarsi mi pareva tutto il mondo

lacrime di felicità
bagnavano il mio viso
mentre ascoltavo
il tuo singhiozzare

nella mia mente
in quel Addivederci
il tuo ultimo sorriso
nel vederti
nella tua vita ritornare

immensa commozione
nelle nostre parole
episodi commentati
dal primo incontro casuale
al tuo spiccare il volo

premiata la tua volontà
divenuta nel tempo
con perseveranza
una meravigliosa realtà

vola Farfalla Meravigliosa
vola figlia mia
nella tua vita
che sia per te
per sempre gioiosa.

Enzo “Airone”

Le dedicada a una joven mujer 
se convertida en uno mi hija 
ella que ha querido con todo 
sus fuerzas restablecerse 
su vida que le fue 
destruida por la maldad 
y atrocidad del hombre.

“Tu Voz” 

Día de recordar 
de tu voz, 
Aironeeeeeeeeeeee 
sentirme llamar 

una llamada 
qué sentí a vecina 
de una joven voz 
tembloroso, desorientada 

Instantes de silencio profundo 
el corazón en alegre fermento 
en el ascoltar tu voz 
venir de lejos 
pararse pareció todo el mundo 

lágrimas de felicidad 
mojaron mi cara 
mientras escuché 
el tuyo sollozar 

en mi mente 
en aquellos Addivederci 
tu última sonrisa 
en verte 
en tu vida volver 

inmensa conmoción 
en nuestras palabras 
episodios comentados 
del primer encuentro casual 
al tuyo desprender el vuelo 

premiada tu voluntad 
se vuelta en el tiempo 
con perseverancia 
una maravillosa realidad 

vuela Mariposa Maravillosa 
vuela mi hija 
en tu vida 
que sea por ti 
para siempre alegre. 

“Airone”

LA VIOLENZA ECONOMICA SULLE DONNE

Questo è un articolo che dovrebbe essere di aiuto a quelle donne che ancora non sanno che nel rapporto sentimentale, di coppia, esiste anche la “violenza economica”. E’ immaginabile che la maggior parte delle vittime sono proprio le donne, ma non dimentichiamo che molte donne sono violente e approfittatrici, pronte a tutto pur di avere un uomo che risolva i loro problemi.

Siamo abituati, ormai, a sentir parlare di violenza fisica o psicologica ma pochi conoscono che esiste anche il fenomeno della violenza economica che impedisce alle donne di uscire da un rapporto ormai malato.

Ebbene si, la violenza economica è molto più diffusa di quanto si pensi. Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation (Fondazione no profit per l’educazione finanziaria) in un recente lavoro pubblicato su inGenere, ha raccolto diverse testimonianze dibattute alla Casa delle donne maltrattate di Milano. Cercando di dare dei consigli pratici per individuare per tempo il fenomeno e cercare di non lasciarsene travolgere. Oppure trovare la forza di denunciarlo.

Come riporta “La Repubblica.it”, la violenza economica accompagna ed aggrava le altre forme di violenza che purtroppo possono caratterizzare alcuni rapporti di coppia. E’ subdola, dicono le autrici, perché mira dritto all’indipendenza della donna, che spesso già subisce o sta per subire altre violenze. Limitandone fortemente la capacità di reazione, creando quel legame di dipendenza che impedisce la fuga da una situazione di vessazione. Come sopravvivi senza risorse economiche, e magari i propri figli ?

Secondo uno studio nell’ambito del progetto europeo WE GO – Women Economic Indipendence & Growth Opportuniy, proprio l’assenza di risorse economiche personali impedisce alle donne vittime di situazioni di violenza interna al nucleo familiare di provare a uscirne. Il fenomeno, visto i dati, è allarmante : il 53% delle donne sentite, oltre una su due, dichiara di aver subito qualche tipo di violenza economica. In un quarto dei casi nella forma di mancato accesso al reddito familiare, nel 19% nell’impossibilità di disporre dei propri soldi liberamente per seguire con i casi di “controllo” delle spese da parte del partner e arrivare a quel 10% in cui si vede negato il permesso di lavorare.

Nella Guida si danno consigli pratici e basi di educazione finanziaria, per avere i minimi strumenti per essere protagoniste della propria dimensione economica. Attenzione a questi indizi elencati secondo diversi gradi di gravità e…drizzate le antenne:

PRIMO LIVELLO
Avere un conto corrente insieme, con firme disgiunte, ma occuparsi in esclusiva della sua gestione
Consentire alla compagna di frequentare la banca per le pratiche ordinarie, ma occuparsi degli investimenti e delle operazioni straordinarie senza coinvolgerla nelle decisioni
Fingere l’esercizio della delega, “accompagnando” la compagna nello svolgimento delle attività

SECONDO LIVELLO
-Riconoscere un compenso periodico alla compagna ed esercitare un controllo nella sua gestione
-Pretendere rendiconti dettagliati delle spese
-Non consentire alla compagna l’accesso ai c/c e alla gestione del budget familiare
-Tenere la donna all’oscuro delle entrate della famiglia

TERZO LIVELLO
-Dare alla compagna esclusivamente i soldi per la spesa della famiglia, a cadenze settimanali o mensili e spesso in misura insufficiente.
-Non consentire alla donna di fare la spesa e non darle nemmeno il minimo necessario.
-Negare soldi per medicine o cure.
-Fare acquisti necessari alla compagna o ai figli, decidendoli direttamente lui.
-Impedire l’uso di bancomat o carta di credito, o sottrarli a proprio piacimento

QUARTO LIVELLO
-Dilapidare il capitale di famiglia all’insaputa della compagna
-Dilapidare il capitale della moglie
-Obbligare o convincere la donna a firmare documenti senza spiegarne l’utilizzo (possono essere trappole su mutui, ipoteche …)
-Far accedere la compagna a prestiti anche di piccoli importi, ma vincolanti dal punto di vista della credibilità creditizia
-Far indebitare la donna per beni intestati al compagno
-Far firmare alla donna assegni scoperti
-Convincere o obbligare la donna a fare da prestanome
-Far sottoscrivere alla donna fidejussioni a proprio favore
-Svuotare il c/c in previsione della separazione

 Info QUI

(“Svuotare il c/c in previsione della separazione”? Accidenti che allocca, sono stata! Ma il peggio doveva ancora arrivare…)

Annamaria… a dopo

VI SPIEGO PERCHE’ NON TROVATE LAVORATORI STAGIONALI

<<Le località di mare faticano a trovare addetti per fare la stagione, spiega oggi il sindaco di Gabicce. Perché? Perché molti preferiscono il reddito di cittadinanza al lavoro in riviera. Con il reddito di cittadinanza, insomma, prima sono spariti i navigator e adesso anche i bagnini. Ci hanno imposto una misura sbagliata economicamente ma soprattutto diseducativa. I grillini pagano la gente per stare a casa anziché per lavorare: che autogol!>>

Ieri, Matteo Renzi, scriveva cosi sulla sua pagina FB a proposito delle lamentele ,ad ogni inizio stagione estiva, dei vari ristoratori. E…tanto per cambiare attacca i grillini.

Qualcuno ha detto: che tempi signora mia..non ci sono più gli schiavi di una volta. Ancora oggi mi domando come abbia fatto il “caro” Renzi, uno che dichiarava di avere 15.000 euro sul suo conto in banca e vari altri mutui, ad acquistare un intero palazzo per oltre 1.300.000 euro! Ah saperlo!

Invece vi propongo una perfetta analisi di un problema che si ripete annualmente ad inizio stagione estiva.

La stagione estiva è iniziata mentre ristoratori e albergatori non riescono a trovare personale per le loro attività. Che cosa sta succedendo?

A sentire i titolari, i problemi comuni solitamente sono i seguenti:
– arrivano che non sanno fare nulla
– dicono di saper cucinare e poi non sanno tenere in mano una padella
– la prima cosa che ti chiedono è lo stipendio
– il sabato e la domenica vogliono restare a casa
– si sentono troppo bravi per fare i lavori più umili

Ora. Partiamo dal presupposto che in Italia di personale di sala e cucina ce ne sta anche troppo! Quindi eviterei di gridare all’ emergenza, perché ci manca solo che qualcun’altro si inventa cameriere o cuoco pensando che ci siano tutte queste porte aperte.

Secondo, come asserisce qualcuno di questi ristoratori in cerca, a volte arrivano quelli che non sanno fare niente e a volte quelli che sanno fare troppo. Non sarà forse il caso di specificare esattamente quello che state cercando?

Andiamo diretti al punto, se non trovate personale nella stragrande maggior parte dei casi è perché:
– non promettete un’adeguata paga
– non garantite una qualità della vita decente sul posto del lavoro.
Lavorare 80 ore a settimana rientra nel non avere una qualità della vita decente. Lavorare con attrezzature inadeguate, insufficienti o addirittura pericolose lede altrettanto la qualità della vita sul posto di lavoro.
– non garantite una continuità.
Essere assunti per 4 mesi, di cui i primi solo il fine settimana rientra nel vivere una vita precaria che ti fa preferire altre opzioni.
– spesso non sapete nemmeno voi cosa cercate e quindi è normale che ad una domanda poco chiara, ne deriveranno risposte altrettanto fumose.

A tutti quelli che dicono di non trovare personale valido, chiediamo se hanno mai provato a mettere per tempo (e non a giugno, se si parla della stagione Estiva) un annuncio di questo tipo:
– Cercasi cameriere per la Stagione estiva in località Xxxx presso il ristorante Xxxxxx
– Inquadramento secondo CCNL come chef de rang 4° livello
– Orario di lavoro dalle 18 alle 1.00, per 6 turni serali a settimana (il giorno di riposo settimanale si sceglierà assieme)
– Sono previste ore di straordinario (REMUNERATE) per un massimo di 6 a settimana nei periodi di maggior lavoro.
– Il contratto avrà durata da metà Maggio fino a metà settembre con possibilità di proroga in base all’andamento del lavoro.

Ammesso e considerato che qualcuno metta un annuncio così, dovete poi chiedervi per quale motivo un cameriere di mestiere dovrebbe lavorare solo 4 mesi da voi allo stesso stipendio o poco più, che potrebbe ottenere tutto l’anno presso un locale di una normale città medio grande (anche in Italia).

Un tempo, camerieri, cuochi, pizzaioli e tutto ciò che componeva una brigata, viveva di lavoro stagionale estivo, più lavoro stagionale invernale, più disoccupazione.
Erano tempi in cui gli alberghi e spesso anche i ristoranti davano vitto ma soprattutto alloggio, cosa ormai sempre più rara in Italia.

Voi penserete: “Questi non sono problemi miei!”
E invece lo sono, visto che poi andate in tv a dire che dovete lavarvi i piatti da soli.

Se il vostro locale è in un posto turistico dove durante il resto dell’anno ci vivono 10mila persone e d’estate il numero di abitanti triplica, vien da se che TUTTE LE ATTIVITÀ presenti non potranno usufruire della manodopera locale.
Dovrete attingere, soprattutto se cercate professionisti, fuori dalla vostra zona. Un fuori spesso fatto di centinaia di chilometri. E uno se si fa centinaia di chilometri per venire a lavorare per voi deve avere o un buon motivo o deve essere disperato e, da quello che dite, pare che solo i secondi bussano alla vostra porta. Vi siete chiesti il perché?

La situazione molto spesso (non sempre certamente, ma di sicuro la maggior parte delle volte) è la seguente:
– stipendi che oscillano tra i 1100 e i 1600 al mese
– contratti che coprono solo una parte del compenso, il resto pagato in nero (a volte anche tutto il compenso)
– straordinari non retribuiti o più semplicemente lo stipendio non viene considerato su una base di ore. Tu sei pagato un tot al mese per un tot di mesi e in quel periodo diventi di proprietà della struttura per cui lavori.
Se un giorno c’è da lavorare di più, si lavora di più.
Se ad Agosto non è possibile dare giorni di riposo, non ci saranno. Sempre se prima i giorni di riposo c’erano!
Si lavora e basta insomma.
– possibilità di crescita scarse. Ovviamente parliamo di crescita professionale, perché dal punto di vista umano spesso può valere come stage per un corso di psicologia.
– stress fisico e psichico elevato, a volte dato esclusivamente dalla mancanza di organizzazione e disciplina.

Volete trovare personale per la prossima stagione?
(Perché questa ormai è andata signori miei!)
Vi diamo qualche consiglio allora:
– innanzitutto chiedetevi esattamente cosa vi serve.
Quanti camerieri in sala e di che livello. Se è un ristorante in cui può servire un direttore, un sommelier, oppure se la sala può essere fatta gestire direttamente a dei chef de rang capaci con un paio di runner che li affiancano.
La cucina! Lo chef è fondamentale che conosca il mestiere, che sappia gestire il personale e che sappia mantenere i ruoli, onde evitare inutili faide interne, affiancato ovviamente da qualcuno in sala.
I suoi aiutanti non possono essere tutti dei tuttofare.
Il lavapiatti ad agosto non può diventare il secondo ai primi.
Se questa è la vostra concezione di ristorante vi sbagliate.
Se è una vostra necessità allora siete un bar, non un ristorante e non vi serve tutto quel personale e non dovreste avere una proposta così ampia.
Se non lo capite voi, dovrebbe probabilmente farvelo capire un controllo.
– se avete un’idea chiara di cosa vi serve, non dategli un prezzo.
Non spetta a voi. Ci sono i CCNL.
Se non vi piacciono quei contratti andate a bussare alle porte dei vari ENTI a cui siete iscritti, che sia CONFCOMMERCIO, CNA, federazioni e quant’altro. Le regole ci sono e finché ci sono, sono quelle che vanno rispettate. Avete presente quella cosa di cui molti di voi si disinteressano perché tanto non cambia nulla? Si quella cosa lì…la POLITICA. Ecco, sappiate che lei non pensa a voi come voi non pensate a lei. Di fatto i contratti sono quelli, con i loro relativi (e ahimè assurdi) costi.
– quello a cui dovete dare un valore e un prezzo sono i benefit.
Traduzione: vitto e alloggio.
Partiamo dal vitto:
Passare da un conviviale “Prendete e bevetene tutti” ad un despotico: “QUI SI BEVE ACQUA DEL RUBINETTO! L’ANNO SCORSO LA BRIGATA MI È COSTATA PIÙ DI BIRRA E VINO CHE DI STIPENDI” è da idioti due volte.
Un caffè e dell’acqua possono essere certamente regalati al dipendente con cui si passerà fianco a fianco 4 mesi di un’estate, ma onde evitare malintesi e situazioni poco piacevoli è meglio mettere un limite e un tetto al consumo in loco. Una soluzione valida per grandi brigate è avere una dispensa a parte per il personale.
Detto questo quando è previsto uno o più pasti non si può pensare di mantenere alto il morale della ciurma con pasta in bianco e pasta al pomodoro.
Brutto da dire e suggerire, ma ricordatevi che quelli della sala poi sono gli stessi che dopo la cena del personale delle 19.00 andranno a vendere il menù preparato dalla stessa cucina che gli ha fatto da mangiare. Se un cameriere non apprezza quello che prepara la cucina pensate che sarà poi invogliato a vendere quando sarà il suo momento tra i tavoli?
Per non parlare del fatto che anche i cuochi sarebbero più contenti di avere a disposizione un minimo di budget per far da mangiare ai propri colleghi (e per se stessi).
Ps: ricordatevi che i benefit sono parte dello stipendio. Non vi si sta chiedendo di regalare nulla!
E ora parliamo dell’alloggio:
Ormai questo è diventato un beneficio rimasto solo agli alberghi, e nemmeno tutti. Eppure ci sono molti ristoranti che d’estate assumono almeno 4 persone in più. Se è previsto che quelle persone possano venire da fuori, di certo dovranno provvedere a trovare e pagare un posto dove dormire. Quel posto e relativo affitto inciderà anche sul compenso che quel lavoratore vorrà come base di partenza.
Se nei 1500 fossero presenti anche 300 euro di affitto mensile (cifra che probabilmente non sarebbe così facile da pagare per il singolo lavoratore) potrebbe essere una proposta interessante.
Per voi allora che vivete nella località turistica (o avete comunque maggior contatti), non sarebbe forse il caso di cercare durante il periodo di bassa stagione degli appartamenti con più stanze in modo tale da ottimizzare la spesa e suddiverne i costi in benefit per i vostri dipendenti stagionali?
Non è un’idea nostra, c’è chi lo fa e oltre a dimostrare una maggiore organizzazione ci guadagna anche.
E ci guadagna anche il lavoratore ovviamente.

A cicli di 5 anni la stagione presenta sempre due tipologie di discorsi:
“L’anno scorso ho detto basta con gente improvvisata e extracomunitari. Pago un po’ di più ma quest’anno prendo solo gente che sa fare questo lavoro, tanto sennò è una rimessa…”
Dopo aver tentato di investire (solitamente male o per finta) su personale di qualità si ritorna a dire:
“Basta! Dal prossimo anno faccio anche io come gli altri. Mi metto in cucina 3 “bangla”, in sala ho già trovato due ragazzetti svegli e basta con tutti sti fenomeni che fanno fanno, e poi sono bravi solo a pretendere!”

Ecco signori, a questo punto crediamo che bisogni guardare le cose anche da una prospettiva più ampia.
In questi decenni tanti di voi sono andati avanti assumendo saltuariamente e per brevi periodi giovani studenti inesperti e immigrati che a malapena parlavano italiano.
Forse è il caso di informarvi che nel 2016 sono partiti dall’Italia 120mila giovani all’estero e che le attuali politiche del Ministero degli Interni limiteranno l’accesso futuro degli immigrati in casa nostra.
Non vorremmo essere catastrofici ma come ha detto recentemente qualcuno:
<< La pacchia è finita >>.
O magari è arrivato il momento di fare le cose come si deve.

By Occca  – 

QUA  le ultime novità per i dipendenti stagionali

Annamaria… a dopo

VENIAMO ALLE “COCCOLE”

Bentornato Enzo!

Gli psicologi affermano che sono indispensabili e che servono per rafforzare i legami tra le persone.

Enzo e Ducky

Enzo: …giorno, Ducky!

Ducky: Mi sembri su di giri stamattina.

Enzo: Sono solo di buon umore. Perché?

Ducky: Quando ti vedo un po’…così. qualcosa bolle in pentola
.
Enzo: Occhio clinico eh. Hai ragione, è quasi un anno che non scrivo.

Ducky: Ecco, la pentola bolle, ti conosco bene caro gemello.
Se non scrivi, ti senti male. Uno è l’amore, due, lo scrivere. Tiriiamo a sorte?

Enzo: Potrebbero essere entrambi.

Ducky: Il primo? Dai, dimmelo, confidati; lo scrivere? E’ una …forse la prima delle tue passioni. Posso dirlo? Io credo che sia… ”donna-amabile e amorevole”.

Enzo: Smettila, basta Duc!. Devo scrivere, devo scrivere perché sono al massimo delle argomentazioni. Le ho tutte qui che mi frullano in testa.

Ducky: Prof di che si tratta?

Enzo: “Coccole!”

Ducky: Eh!

Enzo: Hai capito bene. Ho detto proprio “coccole”
.
Ducky: Ora che ci rifletto…sembra proprio un argomento che stuzzica e piuttosto interessante.

Enzo: Allora stattene quieto, ascolta e seguimi nelle disquisizioni, nelle dissertazioni.

Ducky: Non sfottere, e tieni presente che nell’altra stanza c’è una persona tanto cara a te. Quindi non te ne venire con le parole difficili: “scombinato!”

Enzo: Però qualche parola la potresti pure imparare. Comunque, chiudiamo e cerchiamo di fare punto della situazione.

Ducky: Dobbiamo sentire cosa dicono gli studiosi.

Enzo: E io mi sono documentato. Tu ascolta e non interrompermi Fai solo domande serie.

Ducky: Insomma, se ho capito bene l’argomento e’ sulle coccole…quelle lì!

Enzo; Sì, quelle lì ….ma…mi fai un favore?

Ducky: Certo, anzi, faccio di più: ti applaudo…oppure ti fischio.

Enzo: Io invece ti fischierei sempre dato il tuo misero livello culturale.Ora basta.

Ducky: Ehi, quante arie. Comincia a spiegare piuttosto.

Enzo Cominciamo a chiarire che cos’è una carezza. Concetto semplice. Lo sanno pure i profani, eseguito con le mani la carenza è un segno di affetto eseguito con le mani e le labbra. Chiaro?

Ducky Anche con le labbra? Credevo solo con le mani. Mi piace quest’altro modo. Tutto qui? Dimmi dimmi!

Enzo: La carezza è la prima in assoluto di tutte le dimostrazioni d’amore che ciascun individuo possiede nel suo bagaglio a partire dalla nascita. Capita spesso di osservare delle persone che si accarezzano distrattamente. La carezza che ci prodighiamo – è più spesso le donne – di stimolare nella persona che abbiamo di fronte e che stiamo sottilmente tentando di sedurre.

Ducky: Lasciami dire: la cultura si fa anche con le coccole. Giusto, Duc?

Enzo: Più o meno, d’altra parte uno studioso, Joseph Messinger, afferma che carezza e creatività sono vicine di pianerottolo nell’inconscio.

Ducky: Un esempio?

Enzo: Una donna si accarezza distrattamente le cosce con un movimento avanti e indietro.

Ducky: Che vuol significare?

Enzo: Il gesto parla da solo. La mimica della penetrazione è evidente.

Ducky: Ma che centrano le carezze con la cultura?

Enzo: Calma! C’è una sostanza in ogni essere umano – c.d. Dna – di un’importanza fondamentale per la crescita: senza coccole i bambini non crescono bene. Un recente studio condotto dall’Università della British Columbia (Canada) ha dimostrato che quelli che vengono coccolati poco possono sviluppare forme di disagio psichico e disadattamento. In alcuni casi si possono verificare addirittura ripercussioni negative anche sul Dna.

Ducky: Eh, ne vediamo di mamme che non coccolano a dovere i loro figli.

Enzo: Gli studiosi affermano che durante l’infanzia, ma anche da adulti, le coccole hanno un impatto sull’umore influendo anche sullo stress e sullo sviluppo nel corso del quale esso influenza i nostri stili di attaccamento e di relazionarci con gli altri
.
Ducky: Mi piace molto “farle” e…anche “riceverle”, Continua, scombinato. Beato te, che le puoi fare.

Enzo: Non interrompermi, Ducky. Ascolta. David Linden, professore di neuroscienze all’Università Johns Hopkins (Usa) e autore di Touch: the science of the hand, heat, and mind che tradotto vuol significare “Il tocco, la scienza della mano, del cuore e della mente” assolve alle stesse funzioni delle coccole e di altre forme di contatto fisico.

Ducky: E cioè?

Enzo: Entrambi servono a dire all’altro “sono dalla tua parte, puoi fidarti di me.”

Ducky: Quindi, fare le coccole ai piccoli è un modo per rafforzare il legame e infondere l’affetto e la sicurezza necessari per crescere.

Enzo: Che bravo gemello che sei. Ma dimmi…Duc, sono parole tue o le hai copiate da qualche parte?

Ducky: Lo so che tu sei tanto colto, ma qualche momento di cultura posso vantarlo anch’io. Senti, posso farti una domanda?

Enzo: Certo, dimmi!

Ducky: I piccoli vanno sempre coccolati?

Enzo: Ottima domanda. Come tutte le forme di accudimento, non bisogna esagerare: in altre parole il difficile lavoro di madre sta nel dosare la giusta quantità di vicinanza fisica: l’eccesso può risultare dannoso tanto quanto la carenza.

Ducky: Finora ti sei riferito sempre ai bambini…e gli adulti?

Enzo: Hai ragione, Duc. Quanto agli adulti il valore delle coccole si presenta in modo diverso ma sempre importante soprattutto quando cambia il contatto fisico.

Ducky: In che senso?

Enzo: Nel senso che a mantenere vivo, forte e indistruttibile il rapporto di coppia sono proprio le coccole.

Ducky: Dai, non ci credo! Forse può influire in qualche misura, ma non a mantenerlo. Qual è la tua opinione?

Enzo: Non ha importanza: sentiamo cosa dicono gli studiosi.

Ducky: E’ meglio, con tutto il rispetto per comela pensi tu.

Enzo: Secondo uno studio condotto nel 2011 dall’Università dell’Indiana (Usa) sarebbero proprio le coccole ad assicurare la tenuta delle relazioni sentimentali sul lungo periodo. Sulla base di dati provenienti da un migliaio di coppie che vivono in Usa, Brasile, Germania, Spagna e Giappone, gli studioso hanno dimostrato inoltre che la tenerezza è più importante per i maschi. Infine, una ricerca di tre anni fa della Pennsylvania State e della Brigham Young University (Usa) ha rilevato, sulla base di interviste a 400 coppie eterosessuali conviventi, che l’intimità fisica rende più soddisfacenti il rapporto garantendo stabilità alla relazione, una migliore comunicazione e meno conflitti.

Ducky: Se penso a tutte le carezze che abbiamo “goduto” da nostra madre – latte compreso, mi commuovo. Suonano, alla porta….e’ arrivata Rosy.

Enzo: Duc, che aspetti, vai ad aprire!

Rosy: Ciao, ragazzi e anche buona sera. Coma va?

Ducky; Stavamo parlando di coccole, carezze …e latte.

Rosy: Oh, argomento particolarmente interessante!

Enzo: A dire la verità, ne stavo discutendo io e anche del latte. E noi ne abbiamo preso tanto.

Ducky: Tu eri un vorace succhiatore di latte, non negare.

Enzo: E tu perché ti prendevi sempre la tetta destra?

Rosy: Ehi, ragazzi, smettetela. Qui se c’è qualcuno che coccola non siete voi, semmai io. Noi donne, già dalla nascita, coccoliamo i piccoli e non solo i piccoli. Quindi, sappiamo bene qual è l’effetto di coccole e carezze.

Ducky: Hai capito, Enzo? Questa “serenata” è per te. Mamma mia, che tipo!

Enzo: Veramente è diretta a tutti e due.

Ducky: Hai un bel temperamento, Rosy. Forse tua madre assieme al latte ci metteva del pepe macinato
.
Enzo: Lo credo pure io..non è che sei venuta da noi con un randello nascosto?

Rosy: Avete finito di fare gli spiritosi?

Enzo e Ducky: Siii!

Rosy: Allora pensiamo alle pizze …e al resto. Chi offre?

Ducky: Offri tu, Enzo?

Enzo: In omaggio alla nostra nuova amica e al suo fascino, offro io.

Per approfondire.
– Giulio Cesare Giacobbe.
“Alla ricerca delle coccole perdute”

Annamaria… a dopo

CRIOTERAPIA, OVVERO LA CURA CON IL FREDDO.

Congelarsi per dimagrire: ecco l’ultima moda dei vip e non solo!

Basta sudare! Adesso per dimagrire e per rendere la pelle giovane, bruciando 800 calorie senza muovere un muscolo, dunque senza fatica e alla svelta, basta immergersi in una macchina tubolare (criosauna) a – 130 gradi. Dopo il gelo, ci si sente tonici ed energici come dopo aver bevuto quattro o piu’ “Red Bull”.

Il tutto sovvertendo la teoria che esalta l’attività fisica quale rimedio per una sana forma fisica per un corpo e una pelle perfetti.

Ecco di cosa si tratta: si chiama ‘crioterapia’ la pratica esplosa prima negli Stati Uniti con la fantastica promessa di operare uno stravolgimento estetico dopo soli tre minuti di permanenza in una stanza a meno 160 gradi, un lasso di tempo esiguo sì, ma sufficiente a far bruciare parecchie calorie, rinvigorire il metabolismo, sciogliere i muscoli, calmare eventuali infiammazioni, rinnovare le cellule e, ovviamente, sconfiggere la cellulte.

Da Lindsay Lohan a Demi Moore, da Jessica Alba a Jennifer Aniston, la mania dell’auto-congelamento sta prendendo piede tra le dive dei giorni nostri alla stregua di un segreto di Pulcinella praticato da tutte ma ammesso dalle poche che senza falsi pudori postano le foto dell’avventura negli esigui confini di un cilindro metallico con tanto di mascherine igieniche, costumino d’ordinanza e sorrisi a profusione che sconfessano l’entusiasmo di azzardare l’estremo rimedio. In Italia Ilary Blasy , Barbara D’Urso, Emma, Vacchi, etc…

ILARY BLASI

Quanto agli effetti veritieri dell’innovativo strumento, gli esperti sono divisi, dato che, se fino a poco tempo fa la crioterapia veniva usata dai calciatori come Cristiano Ronaldo (che si dice abbia addirittura acquistato l’apparecchio) sotto controllo medico per motivi muscolari, ora che è l’estetica ad essersi impadronita del mezzo, le domande sulla modalità di funzionamento sono chiaramente più insistenti.
In pratica, il freddo estremo dovrebbe ‘imbrogliare’ il corpo facendogli credere di essere in pericolo e quindi consentirgli di attivare una modalità di preservazione mentre il cervello segnala di portare il sangue al cuore accelerando il metabolismo.

Volete sapere nello specifico come funziona la crioterapia sistemica?

Ecco la testimonianza di una non vip.

Si entra in un cilindro metallico che assomiglia a una doccia solare, si tengono fuori il viso e le mani, mentre nei piedi si indossano delle scarpe di pelo. La temperatura arriva fino a – 160 gradi e il tutto dura tre minuti.

Cosa succede mentre fate la crioterapia:

La bassa temperatura sollecita il corpo ad attivare un riflesso difensivo e vengono stimolate la circolazione sanguigna, il sistema endocrino, immunitario e il sistema nervoso centrale.

A cosa serve:

Per le lesioni muscolari e le sindromi da affaticamento, per tendinopatie e per le articolazioni.

I benefici:

Il processo di invecchiamento cellulare è rallentato, i dolori fisici sono attenuati grazie alle proprietà antinfiammatorie del freddo, il metabolismo è accelerato e di conseguenza il tessuto adiposo di riserva viene trasformato in grasso da bruciare.

Cosa ho scoperto:

– Le mani e i piedi non possono essere trattate con la crioterapia.

– Il freddo (per pochi minuti) è sopportabile e la temperatura che il corpo effettivamente percepisce è di circa – 15 gradi. Questo perché non c’è umidità, che è la componente maggiormente fastidiosa.

– Non si può, per ovvie ragioni di digestione, fare la crioterapia con lo stomaco pieno.

– Mentre si è nella cabina non si viene lasciati soli, ma si è in continuo contatto con il medico, che vi vede e vi parla. Così se volete uscire prima, siete libere di farlo.

– Appena finito il trattamento bisogna immediatamente fare almeno 10 minuti di cyclette o camminata per riattivare la circolazione.

– Si bruciano circa 500 calorie in tre minuti.

– Gli sportivi, come calciatori o ballerini, si sottopongono alla crioterapia anche due volta al giorno.

– Una seduta di crioterapia costa circa 50 euro.

Come mi sono sentita?

Questa è la domanda che ha maggiormente incuriosito amiche e colleghe, che mi hanno subito chiesto: «Cosa hai provato?». Beh, freddo ovviamente! Ma a parte quello, che tra l’altro si inizia a percepire davvero dopo almeno 30 secondi, mi sentivo le gambe più dure e la pelle più compatta anche al tatto, con una sorta di effetto tensore. Crioterapia assolutamente promossa, la rifarei in qualunque momento. E ve lo dice una che ha sempre freddo!

Annamaria… a dopo

UN GIORNO SENZA TE

Non si poteva far scorrere e abbandonare questa tenera, intensa poesia

“Morir d’amore”
Non ho amato
Mai nessuna donna
Come amo te
Non ho mai sentito battere cosi forte
Il mio cuore
Tu sai controllare
Il Battito, il suo canto.
Ancora un giorno, senza la tua voce
E smette di cantare
Chiuso nel suo guscio
Ancora un giorno,
Senza la luce dei tuoi occhi
Per morire, nel ricordo del tuo sorriso.
Principessa del mio cuore.
Ancora un solo giorno senza di te
Per morir d’amore.

(Luigi-bs- Eldy)

Annamaria… a dopo