NATALE 2019


Come tradizione, ormai da qualche anno, non poteva mancare la poesia di Natale  del nostro amico, Francesco. 

 

La bellezza del Natale, è vedere le persone stare bene insieme nell’ amicizia,a festeggiare questa meravigliosa festa, in armonia, condivisione e con letizia.

La bellezza del Natale, è andare sul posto di lavoro, trovare più umanità e sicurezza, al centro sia messa la persona, con meno sfruttamento e la salvaguardia della salute sia una certezza.

La bellezza del Natale, essere uniti nelle responsabilità, per dare ognuno il meglio, progettando un futuro più giusto nell’ uguaglianza e nella solidarietà con orgoglio.

La bellezza del Natale, acquisirebbe ancora maggiore valore se fosse garantito,il diritto alla salute, per ogni cittadino e neanche un malato venga lasciato abbandonato.

La bellezza del Natale, sarebbe più sentita se il diritto all’ istruzione e allo studio,fosse garantito a tutti in eguale misura e neanche uno studente venga lasciato indietro.

La bellezza del Natale, aumenterebbe il suo splendore, se nelle famiglie e nella società, ci fosse più dolcezza, più rispetto, per le donne, vecchi e bambini, dentro un progetto di bella umanità.

La bellezza del Natale, sarà ancora più apprezzabile, se ci impegneremo di più per l’ambiente con responsabilità, perché sia più curato, più rispettato, per migliorare tutte le ricchezze della natura e le sue belle qualità.

La bellezza del Natale, con la sua luce porti nelle persone, quell’ umanità luminosa e pura, apra i cuori per abbattere i muri dell’egoismo, costruire ponti e salvare le persone che fuggono dalle guerre con cura.

La bellezza del Natale, con la guida della stella cometa, diventerà speciale se sapremo amare, ascoltare e aiutare, i cittadini del mondo che soffrono la fame, perché abbiano da mangiare e i bambini il diritto di giocare.

La bellezza del Natale, assieme ai valori umani di onestà, sincerità, solidarietà, giustizia sociale e con l’amore ci salverà, potremo vivere in un mondo migliore, dove Gesù bambino splenderà, sarà ogni giorno per tutti un sereno Natale.

Francesco Lena

Annamaria… a dopo

L’AMORE CERCATO


Volevo andare là
Dove i sogni si confondono con la realtà,
Dove le nuvole bianche
Si confondono con le anime stanche.

Dove l’universo infinito
Si confonde con un campo fiorito.

Ho viaggiato fra le nuvole bianche,
Ti ho cercata fra le anime stanche,
E nei miei sogni mi sono perduto
Per quell’amore mai trovato e mai avuto.

Ho gridato il tuo nome nel vento
Fra le stelle, la luna e il mio pianto.

La mia mente disperata e confusa
Si è perduta nella luce, dalle stelle soffusa,
Nella pazzia disperatamente ti ha cercata
E nella pazzia tristemente è ritornata.

E ora leggera fra le nuvole bianche
Accompagna nel pianto, quelle anime stanche.

 

TOTO' MIGLIORE

TOTO’ MIGLIORE

Annamaria… a dopo

A MILANO IL PIU’ GRANDE VILLAGGIO DI BABBO NATALE

 

Dal 22 novembre al 30 dicembre 2019, l’Ippodromo Snai di San Siro (ingresso da via Diomede 16) si trasformerà in una sorta di Rovaniemi, la cittadina lappone dove secondo la leggenda si trova la vera casa di Babbo Natale.

Infatti, quest’anno, il capoluogo lombardo ospiterà Il Sogno del Natale 2019, ovvero il più grande villaggio di Babbo Natale mai realizzato in Italia.

Organizzata in mondi tematici, in un’area di oltre 30mila mq, dove scherzare con gli elfi, scoprire i segreti della fabbrica di giocattoli, lasciarti incantare dai giochi di luce, guardare le animazioni teatrali, entrare nell’ ufficio postale e scrivere la lettera, da consegnare direttamente nelle mani del padrone di casa: Babbo Natale in persona.

Varcato il cancello, troveremo attori e acrobati professionisti travestiti da elfi e puppets giganti, pronti ad accogliere i visitatori e condurli nei padiglioni e nelle aree esterne, raccontando aneddoti misteriosi sulle creature che popolano il villaggio.


Il percorso di visita principale si snoderà tra la Grande Fabbrica dei Giocattoli, la Casa degli Elfi su due piani, la Casa di Babbo Natale (costituita da molteplici ambienti di fantasia) e infine il Ricovero delle Renne, in cui viene custodita la Grande Slitta di Babbo Natale.
Il secondo percorso del Villaggio è il Mondo della Letterina, a sua volta costituito dalla Stanza della Scrittura – in cui i bambini, aiutati dagli Elfi, potranno stilare la loro lista dei desideri da mandare a Babbo Natale – e l’Ufficio Postale, dove verranno timbrate e imbucate le letterine.
Il Borgo degli Elfi rappresenta il terzo mondo, ovvero un pittoresco mercatino in stile nordico popolato dagli aiutanti di Babbo Natale dove sarà possibile dedicarsi ai regali natalizi.
Non mancherà l’area food, con casette di legno trasformate in stand gastronomici per tutti i gusti, e l’area giostre e giochi pensata per i più piccoli.
Il percorso esterno del Villaggio sarà visitabile anche a bordo di un trenino colorato che farà tappa nei vari mondi da esplorare.

Questi gli orari di visita :

Da lunedì a giovedì: 14-21
Venerdì, sabato e prefestivi: 10-23
Domenica e festivi: 10-21
24 dicembre (Vigilia di Natale): 10-18
25 dicembre: 16-22
26 dicembre: 10-21

I biglietti hanno i seguenti costi:

Biglietto giornaliero (da lun a ven): adulti 13 euro – Bambini (fino a 12 anni) 10 euro
Sabato e domenica: adulti 16 euro – Bambini (fino a 12 anni) 13 euro
Fast Lane Silver (salta coda valido solo sabato e domenica): adulti 23 euro – Bambini (fino a 12 anni) 18 euro
Open Gold (salta coda valido tutti i giorni): adulti 28 euro – Bambini (fino a 12 anni) 23 euro
I bambini fino al primo anno di età non pagano. Gli over 65, da lunedì a venerdì, pagano 10 euro.

Fonte milanoweekend

Annamaria…a dopo

CHI FA MEGLIO IL SESSO I GIOVANI O GLI ANZIANI?

Sorpresa!  MEGLIO GLI ANZIANI

 

(Enzo e Ducky)

Ducky:      Enzo!

Enzo:                Uffà.

Ducky:      Che modo di rispondere.

Enzo:                Stavo per addormentarmi.

Ducky:      Scusa.

Enzo:                Cosa volevi dirmi?

Ducky:      Non stavi cercando un argomento per l’articolo? Guarda che sei  in ritardo con  i “pezzi”.

Enzo:                E tu che c’entri?

Ducky:      Come che c’entro? Stavo riflettendo  su un certo aspetto della vita sessuale.

Enzo:                Abbiamo trattato piu’ volte  questo argomento.

Ducky:      Secondo te,  si può fare un raffronto tra  “giovani” e “anziani?”, insomma chi lo…

Enzo:                …fa meglio!?…ho capito. Bravo, Duc!

Ducky:      Sono più battaglieri i giovani, mi dirai sicuramente.

Enzo:        Calma,  molte persone ritengono che il sesso si esprime  meglio in età avanzata e questo e’ confermato anche da molti psicologi.  Un sito Club 50 Plus su 700 utenti ha rivelato che per larga parte, circa 50 utenti, l’attività sessuale migliorava con gli anni, vivendo emozioni intense.

Ducky:      Conta in qualche modo il numero delle esperienze fatte?

Enzo:                La tua domanda mi fa sorridere e tu dovresti sapere anche il perché.

Ducky:      Non capisco. Io dovrei sapere il perché. Me lo spieghi?

Enzo:                Gli esperti, studiosi e psicologi,  compresa la dottoressa

 Roberta Rossi, hanno appurato che  godono più a lungo di “giovinezza sessuale”  chi ha vissuto molti rapporti sessuali in giovane età.  Quanto alle donne, ora quarantenni, che hanno vissuto in gioventù una gioiosa vita sessuale, continueranno ad avere maggiore consapevolezza e continueranno a riviverla.

Ducky:      Insomma, detto papale papale,  quelle che si sono divertite  in gioventù, continueranno  a godere “sussurri e grida”.

Enzo:                Ti pareva se non ti esprimevi con poca classe.

Torniamo a noi. Oggi si vive una maggiore spigliatezza nelle varie culture, compresa quella  erotica e l’informazione dà maggiore ausilio nel modo di manifestare un più appagante piacere  nei rapporti. Tant’è che la maggior parte degli anziani afferma di preferire i preliminari,  nella totalità dei casi (95%).  E quando gli anni passano inesorabilmente l’eccitazione deve essere sostenuta da sussurri, bisbigli, carezze e una profonda intesa psicologica.

Ducky:      Accipicchia, concordo su tutto.

Enzo:                Dice ad Airone Cirus Rinaldi, il sociologo all’Università di Palermo e autore di  Sesso, sé e società  (Mondadori).  La sessualità cambia con il tempo. Non a caso il 97,8 per cento del campione citato riteneva che non c’è motivo  per dover abbandonare il sesso quando si invecchia.

Ma gli anni passano e fanno capolino gli acciacchi  e si parla spesso della cosiddetta  andropausa  che riguarda i maschi – menopausa  per le donne.  Oggi, il dottor Vincenzo Mirone, urologo all’Università Federico II di Napoli parla di calo degli ormoni maschili, connesso a  sovrappeso, scarsa attività  fisica o stress.  E’ anche vero però che i farmaci per la D.E. Disfunzione Erettile  – nel senso che l’organo sessuale dell’uomo “non risponde alle sollecitazioni – , hanno cambiato il modo di vivere l’attività sessuale. Lo dimostra sua maestà il Viagra per gli uomini maturi.

Ducky:      A mio giudizio, meriteresti un applauso!, finalmente ho capito che cos’è la disfunzione erettille.

Enzo:                Allora ti dispiace,  spiegarmi a parole tue, cos’è la Disfunzione Erettile?

Ducky:      E’ una DISGRAZIA! …detto ancora a parole mie “CARENZA DI SOLLEVAMENTO” dell’ O.S.M. che sta per Organo Sessuale Maschile.

Enzo:                Bravo, Ducky.  Ogni tanto mi sorprendi.

Ducky:      Qualcosa la so anch’io.

Enzo:                Vero è che i farmaci per  la  D.E.  hanno cambiato il modo di vivere il sesso dei maschietti  maturi. Lo dimostra  il Viagra che nei suoi primi 13 anni di vita ha evidenziato la vendita di due miliardi e mezzo di pillole blu dal 1998 (anno del lancio sul mercato al 2011.

Parecchi studi sono stati effettuati, uno condotto dalla Anglia Ruskin University nel Regno Unito e pubblicato sulla rivista  Sexual Medicine. Sono stati analizzati 7mila adulti.  Tra questi chi dichiarava di fare regolarmente sesso con il partner in ciascuno dei 12 mesi  mostrava livelli di benessere generale superiori rispetto ai coetanei che non avevano rapporti.

Ma non è tutto, altri studi hanno evidenziato importanti benefici per coloro che facevano sesso anche dopo i 50 anni.

Secondo uno studio  della McGill University Canada, le donne che fanno sesso con regolarità hanno una memoria maggiore.

Sostengono che ci sia un rapporto tra l’attività sessuale e la crescita di tessuto nervoso in una zona del cervello.

O.B           Dovrei andare in Canada, una sabatina, ma anche piu’, dovrebbero farmi recuperare la memoria.

Ducky:      Vai avanti, Enzo. E’ tutto così interessante.

O.B.            Duc a cuore come stai messo?

Enzo:                Sapevi che fare sesso fa bene al cuore?

Ducky:      Tu dici? Nooo, scherzi. Ue’ O.B !! Sto messo bene. Tu piuttosto hai dimenticato di avere due blog!! Stai messa male eh?!

Enzo:                O.B. segui anche tu e non distrarmi Ducky! Dunque non lo dico io, lo affermano gli studiosi; alla Queen’s University di Belfast (Irlanda) è stato scoperto che  fare sesso, almeno una volta alla settimana dimezza il rischio di ictus e altri malanni cardiaci.  Insomma, caro Ducky, basta “una sabatina” per dimezzare il rischio di ictus.

Ducky:      Una “sabatina?” e che sarebbe?

O.B.            Non è la cioccolata…

Enzo;                E’ un rapporto sessuale fatto,  quasi sempre,  il sabato sera.

Ducky:      E se un tizio…se ne fa più di “una?”…perché  ha saltato una sabatina?

Enzo:                Tanto meglio, gemello caro. Per le donne il discorso è lo stesso: quelle che “gioiscono” con un orgasmo due volte la settimana hanno un rischio del 30 per cento inferiore di sviluppare malattie cardiovascolari.

Ducky:      Bella prospettiva per entrambe i sessi.

Enzo:                Le  quarantenni  e le cinquantenni sono cambiate. Ecco dei dati secondo Alex Fantini, ideatore  di CougarItalia:

Dai siti di incontri emerge  che il 73 per cento delle intervistate

dichiara di essere soddisfatta della propria vita sessuale.

E non è affatto finita, Duck.

Ducky:      In che senso?

Enzo:                Nel senso che le donne anziane, oltre ad essere sessualmente attive, sono anche disinibite, non disdegnano il porno (il 62%), mentre il 15% lo utilizza col partner;  usano i toys  (aggeggi vari  40%),  vanno in locali sex;  il 40% fa uso del vibratore,  apprezzano incontri sessuali di una sola notte; ammettono di aver tradito il partner fidanzato o sposato. I dati sono interessanti e tenuto conto che il sesso è realizzato a tutte le età, si può  affermare che il 24% delle intervistate apprezza

volentieri delle esperienze erotiche nuove secondo quanto asserisce il fondatore di CougarItalia.

Per concludere.

L’attività sessuale comporta 3  tipi di benefici

Rende felici, attiva il sistema immunitario e mantiene giovani!

Ducky:      Come la “Napoletana a Bastoni.”

Enzo:                Scombinato, che ne pensi della dissertazione…ho disquisito bene?

Ducky:      Stavolta, non mi freghi con le parole difficili. Io preferisco attenermi ai tre benefici, soprattutto  all’ultimo….mantenermi giovane e credimi, non è facile. O.B non dirmi che hai pure dimenticato 10 anni del primo blog blog…smemoratella…AUGURI!

https://ilmioblog-annamaria.blogspot.com/

O.B. Grazie Duc! Aggiungo, all’articolo ben descritto di Enzo, che avere una regolare attività sessuale può far sembrare uomini e donne fra i cinque e i sette anni più giovani. E cinque o sei anni in meno in effetti li dimostro, modestamente… anche senza la “sabatina.”Con la sabatina potrebbero essere anche dieci!

Grazie Enzo! Articolo leggero ma interessante per una nuova ripresa del blog.

Fonte:  Airone

Annamaria… a dopo

LA SPERANZA DEL CUORE

Se avessi te…

Come gli uccelli volerei nel cielo,
Come i pesci nuoterei nel mare,
Come i fiori colorerei il mondo,
Come la luna, il sole e le stelle,
Illuminerei la tua vita
E tutto l’amore che fa crescere il mondo.

Se avessi te…

Povero cuore mio,
La notte piange,
Ti vorrebbe dire,
Che ti vuole bene,
Che non può stare senza di te,
Batte sempre,

Batte fino a scoppiare,
Ogni giorno sempre più forte,
E non si ferma mai,
Piange sempre,
Piange e non vuol capire,
Piange, si dispera e pensa….

Se avessi te… se avessi te…se avessi te…

E la vita se ne va
Con la speranza mia.

POESIA ORIGINALE IN LINGUA SICILIANA

‘A SPIRANZA DI LU’ CORI

S’avissi a tia…
Comu l’aceddi vulassi ‘nto celu,
Comu li pisci natassi ‘nto mari,
Comu li sciuri culurassi lu munnu,
Comu a Luna, u Suli e li Stiddi,
Alluminassi a to vita, a me vita,
E tuttu l’amuri ca fa crisciri u Munnu.

S’avissi a tia…

Poviru cori miu,
A notti cianci,
Ti vulissi diri,
Ca ti voli beni,
Ca nun po’ stari senza di tia,
Batti sempri.

Batti finu a scattari,
Ogni ghiornu sempri cchiù forti,
E nun si ferma mai,
Cianci sempri,
Cianci e nun vò capiri,
Cianci, si dispera, e pensa…

S’avissi a tia…S’avissi a tia…S’avissi a tia…

E la vita si ‘nni và,
Cu la spiranza mia.

TOTO’ MIGLIORE

Annamaria… a dopo

“ORA FARO’ LUCE COME SE FOSSE GIORNO”- NIKOLA TESLA, STORIA DI UN GENIO TRUFFATO

 

 

Nikola Tesla: giuste o sbagliate alcune sue tesi, a mio avviso, è stato il piu’ grande e il piu’ dimenticato. Anche gli scienziati sono figli del proprio tempo e possono fare errori del proprio tempo. Newton, per dire, praticava anche l’alchimia… (clandestina)

 

Fu uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Nikola Tesla, scienziato serbo-croato immigrato negli Stati Uniti nel 1884, registrò tanti brevetti quanti il suo rivale Thomas Alva Edison. Ma non riuscì altrettanto bene a beneficiare delle sue idee: ogni volta fu privato dei meritati guadagni. Proprio per questo la sua figura attira oggi tanta simpatia e considerazione.

Lo scienziato sfortunato. Nikola Tesla, serbo-croato trapiantato negli Usa nel 1884, fu uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Ma fu privato ogni volta dei guadagni relativi ai suoi più di 200 brevetti.

Uno schiocco di dita e lo spettacolo inizia: è una sera del 1891 e sul palco c’è Nikola Tesla, scienziato serbo-croato emigrato negli Usa. Per un istante una rossa palla di fuoco avvampa nella sua mano. Con cautela l’uomo, altissimo, lascia scivolare le fiamme sul suo frac bianco, poi sui capelli neri. Infine il mago, che con stupore del pubblico è del tutto illeso, ripone il misterioso fuoco in una scatola di legno.

«Ora farò luce come se fosse giorno» dichiara Tesla. Ed ecco che il teatro delle sue esibizioni, il laboratorio sulla newyorkese South Fifth Avenue, risplende di una luce straordinariamente chiara. Poi l’inventore balza su una piattaforma collegata a un generatore di tensione elettrica.

Lentamente lo scienziato alza il regolatore, fino a quando il suo corpo è esposto a una tensione di due milioni di volt. Le scariche elettriche crepitano intorno al suo busto. Fulmini e fiamme gli guizzano dalle mani.

Quando Tesla spegne la tensione, così riferiranno gli spettatori, intorno a lui scintilla un bagliore azzurrognolo.

Spettacolari scariche elettriche scaturiscono da una struttura a bobina, generate da tensioni superiori ai 12 milioni di volt. Così nel 1899 Nikola Tesla sperimentava se la corrente elettrica potesse essere trasportata attraverso l’aria, come le onde radio. Ma il “mago dell’elettricità” era anche uno showman: sembra seduto tra le scariche mortali, ma è tutta apparenza. Il trucco? Una doppia esposizione.

IL DOMATORE DI ELETTRONI. Il “mago dell’elettricità” amava incantare l’alta società di New York con i suoi allestimenti. E mostrare ai giornalisti la potenza e la sicurezza del sistema di corrente elettrica da lui sviluppato. Le spettacolari esibizioni facevano parte della sua propaganda nella guerra per l’elettrificazione del mondo.

È una guerra che Tesla (seppure contro la sua volontà) combatté contro un altro inventore, altrettanto famoso. Un uomo dall’indole così diversa da personificare l’esatto opposto di Tesla: Thomas Alva Edison. Disinvolto, furbo, abile negli affari. Per gli americani Tesla era al contrario un “poeta della scienza”, un teorico e uno sfortunato cervellone, le cui idee erano “grandiose, ma del tutto inutili”.

Edison misurava il valore di una scoperta dalla quantità di dollari arrivati alla sua azienda. Per Tesla invece non si trattava solo di denaro: l’obiettivo di un’invenzione, sosteneva, consiste in primo luogo nello sfruttamento delle forze naturali per le necessità umane.

VINCITORE PERDENTE. Sarà alla fine proprio Tesla a vincere la battaglia per la corrente elettrica. Eppure – come successe spesso nella sua vita – ne uscirà perdente. Ed è proprio come perdente che oggi è tornato a incantare il pubblico: il numero dei libri e dei siti web che lo riguardano è in aumento, su YouTube ci sono video a lui dedicati, un gruppo rock ha scelto di chiamarsi Tesla. E una casa automobilistica finanziata dai fondatori di Google è stata battezzata Tesla Motor.

La misteriosa forza dell’elettricità affascinò Tesla sin dall’infanzia. Nato il 10 luglio del 1856 da genitori serbi nel villaggio croato di Smiljan, da bambino vedeva fulmini abbaglianti.

«In alcuni casi l’aria intorno a me si riempiva di lingue di fuoco animate» ricorderà Tesla nella sua autobiografia. Di solito queste visioni si accompagnavano a immagini interiori. Con gli occhi della mente Tesla osservava ambienti e oggetti tanto chiaramente da non riuscire a distinguere realtà e immaginazione.

MENTE GENIALE. Con il tempo imparò a controllare queste suggestioni: viaggiava con il pensiero in città e Paesi stranieri, intrattenendosi con le persone e stringendo amicizie.

La forza della sua immaginazione si manifesta all’età di 17 anni, quando inizia a “occuparsi seriamente delle invenzioni”. Non aveva bisogno di alcun modello, disegno o esperimento per sviluppare i congegni: l’intero processo creativo aveva luogo nella sua mente. Lì costruiva le sue apparecchiature, correggeva gli errori, le metteva in azione. «Per me è del tutto indifferente costruire una turbina nella mia testa o in officina» scrisse «riesco persino a notare quando va fuori bilanciamento».

Nel 1875 il 19enne Nikola ricevette una borsa di studio al Politecnico di Graz, in Stiria. Il suo impegno sui libri era ossessivo, a volte dalle tre del mattino alle undici di sera, e nel primo anno superò nove esami con il massimo dei voti. «Ero posseduto da una vera e propria mania: dovevo concludere tutto ciò che iniziavo» ricordò. Quando si accinse a leggere Voltaire, apprese con sgomento che “quel mostro” aveva scritto un centinaio di libri. Ma affrontò comunque la mastodontica impresa.

MANIE OSSESSIVE. Il giovane continuava a essere soggetto a comportamenti compulsivi. Nutriva una forte avversione verso perle e orecchini, provava disgusto per i capelli delle altre persone. Sentiva caldo davanti a una pesca. Ripeteva alcune attività in modo che le ripetizioni fossero divisibili per tre. Contava i passi mentre camminava, calcolava il volume del contenuto delle tazzine di caffè, dei piatti fondi, degli alimenti. «Se non lo faccio, il cibo non mi piace» annotò.


A Graz, Tesla, s’imbatté infine in un misterioso oggetto di studio che lo accompagnerà per il resto della vita: l’elettricità. Gran parte degli uomini, a quel tempo, consideravano la corrente elettrica una linfa misteriosa che scorreva lungo i fili grazie all’ intervento di una mano fantasma. Tesla volle padroneggiare le leggi di questo fluido. E istintivamente si convinse che il futuro apparteneva a un sistema non ancora applicabile: la corrente alternata. Un generatore di corrente continua la produce grazie a un magnete permanente e a una bobina che ruota all’ interno dell’apparecchiatura; nel caso invece di un generatore di corrente alternata, il magnete ruota al centro e produce la corrente nelle bobine collocate all’ esterno.

Il vantaggio consiste nel fatto che non è necessario prelevare la corrente elettrica da una bobina rotante, utilizzando contatti striscianti che sprizzano scintille. Essa si forma invece nella parte esterna, statica, del generatore.

All’ epoca tutti gli apparecchi elettrici erano alimentati in corrente continua, quella che scorre incessantemente nella stessa direzione 

Gli scienziati del tempo giudicavano impensabili motori elettrici alimentati a corrente alternata. Ma Tesla credeva nella propria intuizione. Nella sua mente sperimentava un motore a corrente alternata dopo l’altro. Con il pensiero seguiva il veloce movimento alternato della corrente elettrica che frusciava nei circuiti di commutazione, all’i nizio senza successo.

Corrente continua o alternata? Nel primo caso la corrente elettrica fornita da una batteria (1) scorre nel circuito al quale è collegata la lampadina in una sola direzione. La corrente alternata invece, come quella che esce da una presa elettrica (2 e 3), cambia continuamente direzione. Ma anche così, la lampadina si accende senza interruzioni.

INTUIZIONE FULMINEA. Ci vollero sette anni prima che Tesla, impiegato in una compagnia telefonica di Budapest, arrivasse a una svolta. In una sera del 1882, durante una passeggiata nel parco della città, la soluzione gli si presentò alla mente “come un fulmine”. Tesla afferrò un bastone e disegnò nella polvere il diagramma di un motore assolutamente innovativo, nel quale le bobine esterne, attraversate dal flusso di corrente alternata, generavano un campo magnetico rotante. In questo modo si creavano le forze che mettevano in moto il rotore interno

Il motore elettrico secondo Tesla: la corrente alternata scorre nelle bobine (1) e genera campi magnetici le cui forze e i cui versi (rosso: polo nord; verde: polo sud) cambiano di continuo. Questi campi inducono nel rotore (2) una corrente elettrica che crea un ulteriore campo magnetico, in interazione con i primi. Si creano così forze che mettono in moto il rotore.
Come in delirio, nelle settimane successive Tesla sviluppò ulteriori motori, dinamo e trasformatori; tutti necessitavano di corrente alternata, o la producevano. «Uno stato spirituale di completa felicità come non lo avevo mai provato nella vita» scrisse. «Le idee mi si presentavano in un flusso ininterrotto. L’unica difficoltà era riuscire a fissarle».

Tesla si rese conto che la corrente alternata offriva un vantaggio decisivo rispetto a quella continua: grazie alle sue proprietà fisiche, poteva essere trasportata via cavo per centinaia di chilometri, con perdite quasi nulle. Con la corrente continua, invece, si poteva farlo solo per brevi tratti.

IN AMERICA. Due anni più tardi, nel 1884, si licenziò dall’azienda e prese la strada di New York, armato di una lettera di raccomandazione. Voleva lavorare con il grande Thomas Alva Edison e convincerlo del valore della sua pionieristica scoperta. Il magnate della lampadina aveva costruito la prima centrale elettrica pubblica al mondo nel centro di Manhattan. Ma la corrente prodotta era in grado di illuminare soltanto i lampioni elettrici nel raggio di un centinaio di metri. Per questo Edison progettò di coprire la città con una rete di generatori.

La lettera di raccomandazione procurò a Tesla un colloquio con Edison. Fin dal primo incontro fu però disilluso: quando espose le caratteristiche del suo sistema elettrico, l’americano gli replicò irritato di smetterla con quella follia. «La gente vuole la corrente continua, ed è l’unica cosa di cui intendo occuparmi».

IL FURTO DI EDISON. A ogni modo, Edison riconobbe il talento tecnico del giovane serbo e lo assunse, promettendogli un premio di 50mila dollari nel caso riuscisse a migliorare le prestazioni delle dinamo a corrente continua. Tesla accettò l’offerta. Dopo quasi un anno di duro lavoro, poté annunciare al capo i propri successi: le modifiche alle dinamo di Edison erano concluse, l’efficienza era aumentata in modo sostanziale. Ma la retribuzione promessa non arrivò. Edison si rifiutò di pagare il premio: «Tesla, lei non capisce il senso dell’umorismo americano» si giustificò.

Indignato, Tesla si licenziò. Più tardi scrisse sul (presunto) genio del secolo: «Se Edison dovesse cercare un ago in un pagliaio, si metterebbe a esaminare con la frenesia di un’ape un filo dopo l’altro, fino a trovare l’oggetto cercato. Con dispiacere ho assistito al suo modo di procedere, ben consapevole che un po’ di teoria e di calcolo gli avrebbero risparmiato il 90% del lavoro».

MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI. Il suo eccellente lavoro per la Edison Electric Light Company fece però conoscere Tesla nella cerchia degli specialisti. Subito dopo il licenziamento, il 29enne accettò l’offerta di un gruppo di investitori e fondò una sua azienda, la Tesla Electric Light and Manufacturing Company. Ma ancora una volta le sue speranze non si realizzarono. Invece di preparare all’immissione sul mercato i sistemi in corrente alternata, su richiesta dei finanziatori si ritrovò a costruire innovative illuminazioni per strade e fabbriche.

Tesla si dedicò meticolosamente allo sviluppo di una lampada ad arco e depositò svariati brevetti. Ma dopo aver portato a termine i suoi incarichi, fu estromesso dall’azienda e imbrogliato sui compensi. «Seguì un periodo di lotta» ricordò seccamente l’inventore. Per un anno si trovò a sbarcare il lunario lavorando, a chiamata, nella costruzione di strade.

SVOLTA. Ma all’inizio del 1887 il suo destino prese una piega inaspettata: il capo della squadra di costruzione venne a sapere del presunto motore dei miracoli ideato da Tesla e lo mise in contatto con Alfred K. Brown, il direttore della Western Union Telegraph Company. Le compagnie telegrafiche necessitavano di energia elettrica; e Brown era interessato alla corrente alternata, che poteva essere trasmessa su grandi distanze senza perdite. Non lontano dalla Edison Company, a Manhattan, i due presero in affitto uno spazioso laboratorio nel quale Tesla poté finalmente accelerare la trasposizione pratica del suo sistema in corrente alternata.

LA GUERRA DELLA CORRENTE ELETTRICA. Ebbe così inizio la guerra della corrente elettrica: Tesla depositava un brevetto dopo l’altro per i componenti del suo innovativo motore, teneva conferenze, inscenava le sue dimostrazioni davanti a un pubblico entusiasta e presto catturò l’attenzione dell’industriale George Westinghouse.

Westinghouse, egli stesso ingegnere e inventore, era entrato nel mercato elettrico da qualche anno, acquistando svariati brevetti. Diversamente da Edison, credeva nella redditività della nuova tecnica. Acquistò i brevetti di Tesla, stabilendo il pagamento di un diritto di licenza da 2,5 dollari per ogni cavallo vapore venduto dell’“elettricità di Tesla”. E scese in campo nella battaglia per la corrente alternata.

Grazie alle ridotte perdite di energia, Westinghouse poté erigere le sue centrali all’ esterno delle città. Inoltre i suoi cavi di rame erano meno spessi di quelli richiesti dalla corrente continua, e i costi per le linee elettriche erano minori di quelli sostenuti dalla concorrenza.

Westinghouse riuscì a vendere l’elettricità a prezzi più favorevoli di Edison e presto si ritrovò ad avere più clienti. Ma quest’ultimo passò al contrattacco: raccolse informazioni sugli incidenti che coinvolgevano la corrente alternata, scrisse pamphlet e fece pressione sui politici.

IL GIOCO SPORCO DI EDISON. Pagò giovani studenti perché catturassero cani e gatti che, durante esibizioni ufficiali, legava a placche di metallo, facendo poi passare la corrente alternata nel loro corpo sussultante. Chiedeva infine agli spettatori: «È questa l’invenzione che le nostre amate donne dovrebbero usare per cucinare?».

Nel gennaio del 1889 nello Stato di New York entrò in vigore una nuova legge: gli assassini sarebbero stati condannati a morte tramite corrente elettrica. Edison perorò la causa della corrente alternata. Nell’ agosto del 1890 un uomo (William Kemmler) morì sulla prima sedia elettrica: tramite corrente alternata. L’interruttore dovette essere premuto due volte prima che il condannato smettesse di sussultare.

Ma la campagna di diffamazione promossa da Edison non raggiunse i suoi obiettivi. Nel giro di due anni Westinghouse costruì oltre 30 centrali elettriche e rifornì 130 città americane con la corrente alternata di Tesla. Nel 1893 fu lanciato il bando per l’illuminazione dell’Expo di Chicago: Westinghouse offrì quasi un milione di dollari meno di Edison.

Dal novembre del 1896 in poi, in tutto il mondo le città installarono quasi unicamente centrali a corrente alternata. Nikola Tesla stava per diventare uno degli uomini più ricchi del pianeta: secondo il contratto di licenza avrebbe dovuto incassare una percentuale per ogni motore elettrico venduto, e per ogni utilizzo dei brevetti sulla corrente alternata. Ma gli investitori spinsero Westinghouse a modificare il contratto.

INGENUO O MAGNANIMO? L’imprenditore disse chiaramente a Tesla che dalla sua decisione dipendeva il destino dell’azienda. Tesla, che in Westinghouse vedeva un amico, strappò il contratto e barattò la percentuale per i brevetti con un importo forfettario di 216mila dollari. In questo modo perse ogni diritto non soltanto sugli onorari già guadagnati, presumibilmente 12 milioni di dollari, ma anche sui miliardi che si sarebbero prodotti in futuro.

Per Tesla il denaro non era importante: ciò che contava era la diffusione della sua tecnica. L’inventore era già immerso in nuovi compiti. Immaginava un mondo in cui tutti gli uomini avrebbero ricevuto energia gratuita e illimitata. Per Tesla le reti elettriche erano soltanto uno stadio intermedio nel percorso verso un sistema senza fili, in grado di spedire intorno al globo informazioni ed energia.

ENERGIA A DISTANZA. Nel 1898 sviluppò il primo radiocomando a distanza. L’anno successivo da un laboratorio situato vicino a Colorado Springs riuscì a inviare onde radio a una distanza superiore ai 1.000 chilometri.

Con queste bobine venivano prodotte correnti alternate a voltaggio elevato, che Tesla voleva utilizzare per la telegrafia senza fili a grande distanza. Ma nel 1906 interruppe i tentativi.
Nel 1900 Tesla trovò un finanziatore per la costruzione di una futuristica torre-antenna a Long Island: il suo obiettivo era inviare negli strati superiori dell’atmosfera onde altamente energetiche per distribuire l’energia intorno al globo. Ma poco prima dell’ultimazione del progetto, l’investitore si ritirò: se chiunque nel mondo avesse potuto utilizzare senza controllo l’energia prodotta a Long Island, da dove sarebbero venuti i guadagni? Tesla ne ricavò un esaurimento nervoso da cui faticò a riprendersi. Nel 1917 l’impalcatura di acciaio della torre fu fatta esplodere e i rottami venduti per mille dollari.

Nello stesso anno l’inventore avrebbe dovuto ricevere la prestigiosa Medaglia Edison. Ma Tesla rifiutò: l’onorificenza avrebbe dato lustro solo allo stesso Edison. Bernard Arthur Behrend, presidente della giuria, lo persuase ad accettarla. «Se privassimo il mondo industriale di tutto ciò che è nato dal lavoro di Tesla» disse Behrend «le nostre ruote smetterebbero di girare, le vetture elettriche e i treni si fermerebbero, le città sarebbero buie e le fabbriche morte e inutili. Il suo lavoro ha una tale portata da essere diventato il fondamento stesso della nostra industria».

Nonostante la fama e i suoi 700 brevetti, il mago dell’elettricità non ebbe mai successo economico.

Il 7 gennaio del 1943, a 86 anni, Nikola Tesla, l’inventore più disinteressato della Storia, morì povero in canna in una camera d’albergo di New York.

 

By Focus- Tratto da Geo Magazine n. 48

Annamaria… a dopo

IL SOGNO

Una poesia incantevole e piena di umanità, caro Francesco.

Purtroppo, c’è un un detto siciliano e vale per tutti, che recita:  “Avevo un sogno nel cassetto… ma si futtierru u comodino!”

Però, mai smettere di sperare che i sogni si possano realizzare.

Se non tutti, almeno in parte…


Ho sognato un mondo, senza frontiere, senza confini e pieno di grande umanità,
vedevo i fratelli spostarsi da un paese all’ altro liberamente, trovando porti e porte aperte e ospitalità.

Ho sognato un mondo, dove le risorse e i frutti della terra, venivano distribuiti equamente,vedevo i fratelli che avevano tutti da bere e mangiare, che vivevano nella normalità serenamente.

Ho sognato un mondo, dove praticavano i veri valori umani, l’amore, l’onestà, la pace e la sincerità, vedevo i fratelli liberi di dire, basta strumenti di morte e si misero a produrre strumenti di vita per tutta la comunità.

Ho sognato un mondo, bello, il cielo e la terra, con tanti fantastici e incantevoli colori,
vedevo le magnifiche diversità e qualità, dei fratelli convivere insieme e orgogliosi da farsi gli onori.

Ho sognato un mondo, pieno di umiltà, di verità, di bene e di molta bontà,
vedevo i fratelli felici, vivere nella semplicità, condivisione e nella solidarietà.

Ho sognato un mondo, pieno di infinite varietà e bellezze della natura dell’ambiente da rispettare, vedevo i fratelli godere delle meraviglie delle tante forme di vita sulla terra, erano amate.

Ho sognato un mondo, dove si diffuse una luce speciale, illuminò le persone e si misero a sognare,
vedevo i fratelli vivere come se i loro sogni fossero diventati realtà, in un mondo più giusto da ammirare.

Ho sognato un mondo, dove veniva rispettata la dignità di ogni persona, pieno di coltura civile sociale e ambientale, vedevo i fratelli vivere uniti, con gioia, si sentivano tutti cittadini di questo magnifico mondo e ideale.

Ho sognato un mondo, dove c’era luce, pace, etica, utopia, partecipazione e responsabilità, il sogno globale era diventato realtà, dove veniva salvata la vita, la cultura, la società, l’ambiente, la civiltà e l’umanità.

Francesco Lena

Annamaria… a dopo

LE TASSE PIU’ ASSURDE E PAZZE DELLA STORIA

 

Non c’è nulla di certo al mondo, tranne la morte e le tasse”, diceva Benjamin Franklin. Il detto è sempre attuale.
Ci lamentiamo, ancora oggi,  per le tasse che dobbiamo pagare. Possiamo, pero’, consolarci pensando che nel corso dei secoli è stato tassato davvero di tutto dalla  barba alle le finestre e poi ancora  il celibato e ,addirittura, la vedovanza.

 Ieri come oggi le tasse sono indispensabili per mandare avanti la macchina dello Stato e garantire servizi ai cittadini.

Il punto è che a volte i governanti si sono fatti prendere la mano. Tanto che nel corso dei secoli non sono mancati esempi di tributi davvero bizzarri ed eccentrici.


Un vespasiano romano: le toilette prendono il nome dall’imperatore Vespasiano, che per primo ebbe l’idea di tassare la raccolta delle urine per uso “industriale”. L’imposizione fiscale romana in realtà era abbastanza equa. Peggiorò invece con la pesante riforma di Diocleziano (III secolo d.C.).

ALLA ROMANA. A ogni territorio conquistato, per esempio, Roma chiedeva il pagamento di un esoso tributo, a meno che i suoi abitanti non si arrendessero pacificamente. Ma non era tutto. Durante la sua opera moralizzatrice, Augusto (27 a. C.-14 d. C.) introdusse un’imposta sui senatori che non avevano ancora preso moglie, allo scopo di salvaguardare l’istituzione della famiglia.

L’imperatore Vespasiano, più di mezzo secolo dopo, pensò di rimpolpare invece le casse dello Stato con la tassa sull’ urina, raccolta e utilizzata dai conciatori nei bagni pubblici.

Le donne nel Medioevo non avevano diritti. Quelle che se la passavano peggio erano le donne di condizione umile, più soggette a soprusi e nate con la vocazione al matrimonio (o al voto). Nell’immagine, Giovanna d’Arco, celebrata come santa dalla Chiesa cattolica e come paladina dei diritti femminili dalla tradizione.

Con lo sviluppo del sistema feudale, in Europa si finì per pagare tasse su tutto, a discrezione e piacere di signorotti e feudatari. I contadini versavano dazi per tagliare l’erba (erbatico) e la legna, per abbeverare gli animali o attingere acqua dalle fonti, per raccogliere ghiande e frutti e per attraversare ponti (pontatico).

Si pagava persino la pesca di rane negli stagni e di pesci in acqua dolce o salata, nonché la sosta sulle rive di fiumi e laghi. Le entrate più consistenti arrivavano però attraverso il cosiddetto focatico, la tassa sul focolare domestico che ogni famiglia possedeva per cucinare e forgiare gli attrezzi, e l’imbottato, l’imposta che tutta la comunità pagava in base ai prodotti agricoli che si possedevano.

TASSA SULLA VEDOVANZA Una delle tasse più curiose fu introdotta dalla Spagna del XIV secolo, nel pieno delle guerre tra spagnoli e musulmani per la conquista della penisola iberica. Allora le vedove erano tenute al pagamento di un’imposta di due maravedis (circa 35 euro) nel caso in cui avessero deciso di risposarsi entro i primi 12 mesi trascorsi dalla morte del marito.

Una volta risposate, infine, rischiavano di essere vendute come serve insieme al nuovo coniuge, se per caso si fosse scoperto che il primo marito era ancora vivo (le notizie che arrivavano dalla Terrasanta non erano mai certe). Dalla tassa sul secondo matrimonio erano esenti gli uomini.


PARRUCCA MIA, QUANTO MI COSTI… Tra il XVII e il XVIII secolo la parrucca era la regina del look in Italia, Francia e Inghilterra. Fino a quando il primo ministro William Pitt, nel 1795, decise di imporre una tassa sulla polvere per parrucche, sia per la scarsità di farina con la quale veniva prodotta, sia per la necessità di fare cassa.

A guidare la protesta contro questo tributo fu il duca di Bedford, che abbandonò le parrucche per un’acconciatura al naturale, con riga di lato fissata da cera per capelli, e invitò i suoi amici nobili a fare lo stesso. Ben presto le parrucche sparirono così dall’ uso comune per restare relegate solo ad alcuni ambienti di corte o ai tribunali.

AL FREDDO E AL BUIO. Nella Polonia del ’700 l’imposta più odiata fu quella sui camini di casa, essenziali per sopravvivere al freddo dell’Est. Gli abitanti di città e campagne pagavano infatti una certa somma di denaro per ogni canna fumaria che possedevano.

Moltissimi chiusero letteralmente i camini, finendo così per riempire di fumo le case. E facendo moltiplicare i casi di intossicazione da monossido di carbonio e i danni all’interno degli edifici.

Negli stessi anni in Europa comparve l’imposta su porte e finestre: maggiori erano le quantità di luce e aria che entravano in casa, più alta era la cifra da versare. Immediata la reazione dei contribuenti, che in ogni parte d’Europa cominciarono a murare le finestre meno utili.


La battaglia più importante di Pietro il Grande, incoronato zar di Russia nel 1682, fu quella di occidentalizzare e modernizzare il Paese, al termine di un lungo viaggio in Europa che lo convinse a cambiare la tradizione. Una delle norme che impose fu il taglio della barba, considerata una moda tradizionale e superata. |  Lo zar  invitò i suoi ufficiali e i dipendenti di corte a tagliarsi la barba, emblema della cultura ortodossa (secondo il credo chi non la portava faceva un affronto a Dio). Impose invece una tassa per chi avesse continuato a essere barbuto. Come ricevuta del pagamento veniva consegnato un gettone di rame da portare sempre con sé. Chi ne fosse stato trovato sprovvisto, avrebbe subìto il taglio immediato della barba.

I celibi, sotto la dittatura fascista, non se la passavano meglio dei barbuti russi: in Italia a partire dal 1927, fu istituita infatti la famosa tassa sul celibato (che ricordava l’omonima tassa di Augusto, non a caso molto ammirato da Mussolini): l’ideologia di regime, infatti, esaltava il matrimonio e una prole numerosa quali requisiti per la grandezza di una nazione.

By Focus

Annamaria… a dopo

LA TUA VOCE

 

Dedicata ad una giovane donna 
divenuta una mia figlia 
che ha voluto con tutte 
le sue forze riprendersi 
la sua vita che gli fu 
distrutta per la malvagità 
ed atrocità dell’uomo.

Giornata da ricordare
dalla tua voce,
Aironeeeeeeeeeeee
sentirmi chiamare

una telefonata
che sentivo vicina
da una giovane voce
tremante, disorientata

Attimi di silenzio profondo
il cuore in gioioso fermento
nell’ascoltar la tua voce
venir da lontano
fermarsi mi pareva tutto il mondo

lacrime di felicità
bagnavano il mio viso
mentre ascoltavo
il tuo singhiozzare

nella mia mente
in quel Addivederci
il tuo ultimo sorriso
nel vederti
nella tua vita ritornare

immensa commozione
nelle nostre parole
episodi commentati
dal primo incontro casuale
al tuo spiccare il volo

premiata la tua volontà
divenuta nel tempo
con perseveranza
una meravigliosa realtà

vola Farfalla Meravigliosa
vola figlia mia
nella tua vita
che sia per te
per sempre gioiosa.

Enzo “Airone”

Le dedicada a una joven mujer 
se convertida en uno mi hija 
ella que ha querido con todo 
sus fuerzas restablecerse 
su vida que le fue 
destruida por la maldad 
y atrocidad del hombre.

“Tu Voz” 

Día de recordar 
de tu voz, 
Aironeeeeeeeeeeee 
sentirme llamar 

una llamada 
qué sentí a vecina 
de una joven voz 
tembloroso, desorientada 

Instantes de silencio profundo 
el corazón en alegre fermento 
en el ascoltar tu voz 
venir de lejos 
pararse pareció todo el mundo 

lágrimas de felicidad 
mojaron mi cara 
mientras escuché 
el tuyo sollozar 

en mi mente 
en aquellos Addivederci 
tu última sonrisa 
en verte 
en tu vida volver 

inmensa conmoción 
en nuestras palabras 
episodios comentados 
del primer encuentro casual 
al tuyo desprender el vuelo 

premiada tu voluntad 
se vuelta en el tiempo 
con perseverancia 
una maravillosa realidad 

vuela Mariposa Maravillosa 
vuela mi hija 
en tu vida 
que sea por ti 
para siempre alegre. 

“Airone”

LA VIOLENZA ECONOMICA SULLE DONNE

Questo è un articolo che dovrebbe essere di aiuto a quelle donne che ancora non sanno che nel rapporto sentimentale, di coppia, esiste anche la “violenza economica”. E’ immaginabile che la maggior parte delle vittime sono proprio le donne, ma non dimentichiamo che molte donne sono violente e approfittatrici, pronte a tutto pur di avere un uomo che risolva i loro problemi.

Siamo abituati, ormai, a sentir parlare di violenza fisica o psicologica ma pochi conoscono che esiste anche il fenomeno della violenza economica che impedisce alle donne di uscire da un rapporto ormai malato.

Ebbene si, la violenza economica è molto più diffusa di quanto si pensi. Claudia Segre, Presidente Global Thinking Foundation (Fondazione no profit per l’educazione finanziaria) in un recente lavoro pubblicato su inGenere, ha raccolto diverse testimonianze dibattute alla Casa delle donne maltrattate di Milano. Cercando di dare dei consigli pratici per individuare per tempo il fenomeno e cercare di non lasciarsene travolgere. Oppure trovare la forza di denunciarlo.

Come riporta “La Repubblica.it”, la violenza economica accompagna ed aggrava le altre forme di violenza che purtroppo possono caratterizzare alcuni rapporti di coppia. E’ subdola, dicono le autrici, perché mira dritto all’indipendenza della donna, che spesso già subisce o sta per subire altre violenze. Limitandone fortemente la capacità di reazione, creando quel legame di dipendenza che impedisce la fuga da una situazione di vessazione. Come sopravvivi senza risorse economiche, e magari i propri figli ?

Secondo uno studio nell’ambito del progetto europeo WE GO – Women Economic Indipendence & Growth Opportuniy, proprio l’assenza di risorse economiche personali impedisce alle donne vittime di situazioni di violenza interna al nucleo familiare di provare a uscirne. Il fenomeno, visto i dati, è allarmante : il 53% delle donne sentite, oltre una su due, dichiara di aver subito qualche tipo di violenza economica. In un quarto dei casi nella forma di mancato accesso al reddito familiare, nel 19% nell’impossibilità di disporre dei propri soldi liberamente per seguire con i casi di “controllo” delle spese da parte del partner e arrivare a quel 10% in cui si vede negato il permesso di lavorare.

Nella Guida si danno consigli pratici e basi di educazione finanziaria, per avere i minimi strumenti per essere protagoniste della propria dimensione economica. Attenzione a questi indizi elencati secondo diversi gradi di gravità e…drizzate le antenne:

PRIMO LIVELLO
Avere un conto corrente insieme, con firme disgiunte, ma occuparsi in esclusiva della sua gestione
Consentire alla compagna di frequentare la banca per le pratiche ordinarie, ma occuparsi degli investimenti e delle operazioni straordinarie senza coinvolgerla nelle decisioni
Fingere l’esercizio della delega, “accompagnando” la compagna nello svolgimento delle attività

SECONDO LIVELLO
-Riconoscere un compenso periodico alla compagna ed esercitare un controllo nella sua gestione
-Pretendere rendiconti dettagliati delle spese
-Non consentire alla compagna l’accesso ai c/c e alla gestione del budget familiare
-Tenere la donna all’oscuro delle entrate della famiglia

TERZO LIVELLO
-Dare alla compagna esclusivamente i soldi per la spesa della famiglia, a cadenze settimanali o mensili e spesso in misura insufficiente.
-Non consentire alla donna di fare la spesa e non darle nemmeno il minimo necessario.
-Negare soldi per medicine o cure.
-Fare acquisti necessari alla compagna o ai figli, decidendoli direttamente lui.
-Impedire l’uso di bancomat o carta di credito, o sottrarli a proprio piacimento

QUARTO LIVELLO
-Dilapidare il capitale di famiglia all’insaputa della compagna
-Dilapidare il capitale della moglie
-Obbligare o convincere la donna a firmare documenti senza spiegarne l’utilizzo (possono essere trappole su mutui, ipoteche …)
-Far accedere la compagna a prestiti anche di piccoli importi, ma vincolanti dal punto di vista della credibilità creditizia
-Far indebitare la donna per beni intestati al compagno
-Far firmare alla donna assegni scoperti
-Convincere o obbligare la donna a fare da prestanome
-Far sottoscrivere alla donna fidejussioni a proprio favore
-Svuotare il c/c in previsione della separazione

 Info QUI

(“Svuotare il c/c in previsione della separazione”? Accidenti che allocca, sono stata! Ma il peggio doveva ancora arrivare…)

Annamaria… a dopo