25 APRILE 1945

“25 Aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.” (Enzo Biagi)

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

Dino Buzzati

 

Come ci ricorda Wikipedia il 25 Aprile di ogni anno è un giorno fondamentale per la storia d’Italia che assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica, attuata dalle forze partigiane, durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.
Inoltre il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

Annamaria… a dopo

LE DUE PARTI

L’Airone riprende il volo
come un tarlo nei tuoi pensieri
come un picchio sul tuo cuore

parole che giungono
nell’anima tua
fanno aprire quella porta
chiusa per dimenticare

sofferenze prendono aria
non le hai potute cancellare

non credi più a niente
solo voglia di cambiare

indossando una maschera
che il dolore fa scivolare

due occhi dentro i tuoi
vedono quella bellezza
nell’animo tuo
che vuoi soffocare

mostrando al mondo intero
provocante e sottile ironia
una falsa immagine di te
conflitto nell’anima tua

un’immagine che sfida
quelle sofferenze
che vuoi dimenticare

abbraccia porgendo la tua mano
quella parte assopita
ma sempre viva nell’animo tuo.

Vincenzo Cantatore “Airone”

Annamaria… a dopo

ANNI SENZA MEMORIA

Condivido pienamente la riflessione di Mazzucco. L’informazione ormai è usa e getta, nessun approfondimento.
E dopo i primi giorni di tam tam mediatico le notizie vere, false, manipolate spariscono; della marocchina Imane Fadil, per esempio, che avrebbe dovuto testimoniare, penso che non se ne saprà più nulla.

Nel giornalismo esiste una regola, che si chiama follow-up. Il termine inglese significa letteralmente “proseguire, dare seguito”, e si riferisce al fatto che per ogni evento importante sia buona regola, dopo un certo tempo, dare al pubblico un aggiornamento della situazione.

Se in un certo luogo del mondo c’è stato un disastro naturale, si dà subito la notizia del disastro, e poi dopo un pò di tempo si torna sull’argomento, e si riassume la situazione per come si è evoluta nel tempo: quanti sono gli sfollati e i senzatetto, quale è la conta definitiva delle vittime, quali sono le conseguenze che quel disastro ha portato sul tessuto sociale della zona, ecc. In questo modo il lettore non solo rimane aggiornato, ma riesce anche a dare un senso temporale alla vicenda. Nell’arco di tempo trascorso fra l’evento iniziale e la disamina delle sue conseguenze, infatti, il lettore riesce a trarre la sua lezione personale: le autorità locali si sono comportate bene, si sono comportate male, il disastro si poteva evitare, oppure è stato una fatalità, la comunità internazionale ha agito prontamente, oppure non lo ha fatto, chi è intervenuto quali interessi aveva nel farlo, ecc ecc.

Il lettore cioè ragiona sui fatti avvenuti, li vede nel loro arco temporale, e trae e sue conclusioni personali. Il lettore impara dalla storia.

Ma oggi questa sana abitudine sta scomparendo. Ormai ci stiamo abituando sempre di più alle notizie usa-e-getta. Che fine ha fatto ad esempio Greta Thunberg?

Solo venti giorni fa ci facevano una testa così sul nuovo fenomeno della lotta ambientalista, e oggi non sappiamo più niente di lei. E’ tornata a scuola il venerdì, o continua imperterrita a fare lo sciopero davanti al parlamento? Ha organizzato un movimento stabile e ben strutturato, oppure è rimasta una voce isolata? Niente, di Greta Thunberg non sappiamo più niente. E’ come se non fosse mai esistita.

Un altri esempio è Juan Guaidò. Fino all’altro ieri era su tutti i telegiornali. Sapevamo dove andava a mangiare, dove teneva i suoi comizi, venivamo aggiornati ogni 5 minuti su cosa dicesse e dove si spostasse. Poi di colpo più niente. E’ ancora in Venezuela? Lo hanno arrestato? E’ ancora in parlamento? Può circolare liberamente? Gli americani hanno rinunciato a sostenerlo? Nulla, Juan Guaidò non esiste più.

Idem per il caso Imane, la ragazza del caso Berlusconi morta di colpo in un ospedale di Milano. Doveva esserci un’autopsia. C’è stata? Non c’è stata? L’hanno rimandata? Perchè non la fanno? Cosa dicono i legali? Cosa dicono i genitori? Nulla. Nessuno si ricorda più di lei, la sua storia è finita nel nulla.

Il follow-up non esiste più.

E non è certamente un caso che sia così. Quando di un fatto esiste un follow-up, ovvero un collegamento fra un prima e un dopo, il lettore può fare i suoi ragionamenti su quello che successo nel frattempo.

Se oggi il normale lettore si rende conto che Greta è tornata regolarmente a scuola e mangia bistecche tutti i giorni, potrebbe dedurre che il suo caso non fosse genuino, ma fosse solo una grande montatura mediatica di cui lei era solo il burattino.

Se oggi il normale lettore si rende conto che Juan Guaidò vive in libertà vigilata, e non può più nemmeno andare a pisciare senza il permesso di Maduro, potrebbe dedurre che Guaidò non fosse affatto un fenomeno genuino e popolare, ma fosse semplicemente un “expendable” che è stato usato dalla CIA e poi gettato alle ortiche nel momento in cui l’operazione è falllita.

Se oggi il normale lettore si rende conto che sul caso Imane è improvvisamente calato il buio più assoluto, potrebbe dedurre che esistono dei poteri in grado di zittire la nostra magistratura, e di mettere sotto silenzio anche un caso scandaloso e potenzialmente devastante come questo.

La memoria fra il prima e il dopo è ciò che ci permette di ragionare, ci permette di trarre le nostre conclusioni, ci permette di imparare dalla storia.

Mentre un popolo senza memoria è un popolo che smette di ragionare. Ecco perchè la caduta in disuso del follow-up non è affatto casuale. Fa parte di un disegno ben preciso, nel quale si vuole togliere alla popolazione ogni qualunque capacità di analisi critica.

L’appiattimento dei media sul pensiero unico da un lato, e la palese volontà di non dare un senso compiuto agli eventi dall’altro, evitando di porli nella loro giusta prospettiva storica, annienteranno in pochissimo tempo ciò che ancora rimane al mondo della sua capacità di ragionare.

Massimo Mazzucco

 

Annamaria… a dopo

MULINI A VENTO


Non esiste più quella fratellanza
e quel calore nel sentirsi uniti.

Calore di un tempo, ormai molto lontano,
quando si viveva stretti in una stanza
ed il sole dalle finestre faceva capolino.

Oggi, si combatte contro i mulini a vento
dell’indifferenza, ipocrisia e arroganza,
un’insalata mista condita dall’ignoranza
dove, tutti i giorni, ogni forma di potere
cerca di aver sull’altra il sopravvento,
calpestando come foglie morte,
quel niente che rimane del rispetto.

Da schemi ben studiati e collaudati,
come tonni, dalle onde, veniam sospinti
verso il luogo della mattanza,
mentre il nulla rimane della vita
sopra volti dipinti dal grigiore della nebbia.

 Vincenzo Cantatore ” Airone “

Annamaria… a dopo

I MATRIMONI DI PAMELA PRATI

Pamela Prati si..risposa ma non si sa ancora con chi. Conosciamo solo il nome.
Alla faccia della riservatezza, la protagonista del Bagaglino, in questi mesi, ha girato tutti i salotti televisivi per pubblicizzare il suo matrimonio. Pero’ di veramente riservato, riservatissimo c’e’ solo il futuro marito, tale Marco Caltagirone. Non si sa che faccia abbia. Nessuno l’ha mai visto.


Chi segue questa vicenda “rosa” che sa di bufala e chi conosce gli amorazzi precedenti di Pamela si ricordera’ che anni fa è stata fidanzata per un breve periodo con Max Bertolani, il palestrato che non e’ riuscito a fare carriera nel mondo dello spettacolo , dopo un esordio “brillante”, (isola dei famosi e U&D etc…) a causa del suo fidanzamento con Pamela. Come aveva dichiarato in un intervista

QUI

“Chi l’ha aiutata, se lo può dire?”
«Nessuno mi ha mai aiutato. Ho sempre sputato sangue per riuscire ad avere
ciò che ho. Sono un lottatore e non mi sono mai arreso. Ho iniziato bussando
all’ufficio Figuranti di Mediaset, dove mi facevano fare la comparsa. Poi
sono passato all’Ufficio Casting e sono iniziate le televendite,
l’affiancamento dei conduttori eccetera. A un cero punto avrei dovuto
persino lavorare accanto a Manuela Foliero a “Ok il prezzo è giusto”, ma mi
sono fidanzato con Pamela Prati e mi hanno “tagliato le gambe”»

In questi giorni si è molto parlato del precedente matrimonio (2009-2011) con DANIEL SEBASTIAN JABIR, facoltoso imprenditore argentino e dell’imminente con MARCO CALTAGIRONE. Riguardo al primo digitando su google, riporta la notizia del matrimonio con la foto di MAX BERTOLANI.
Ma la regina delle “panzane” lo sa, che ne pensa??

Annamaria…a dopo

PARLIAMO D’AMORE


di Giorgio Zorza.

Parlare d’amore può indurre a pensare subito a luoghi comuni: passione, emozioni, batticuore, attesa, baci, carezze, romanticismo, l’uomo brillante, la bellezza della donna, le attese che l’altro ci faccia divertire… insomma tante belle cose che fanno parte si dell’amore tra due persone, ma coinvolgono, a mio avviso, quel tipo di amore tipico dell’innamoramento. Ora, qui non voglio entrare nel campo dei fattori psicologici che influenzano i rapporti, ma solo esprimere il mio parere sulla distinzione che per me c’è, tra due diversi tipi di amore tra due persone. Quello dell’inizio e quello di tutta una vita. Ritengo l’amore romantico, quello che dicono sia il più vero, quello che si presuma soddisfi le nostre emozioni e passioni… un’illusione, una bufala. Non voglio essere frainteso, la vita è troppo complessa, piena di gioie e dolori, per credere e illudersi che una persona possa “salvarci”, renderci felici. Proprio la felicità è un’illusione. Non potrà mai essere catturata per sempre. Sono solo momenti di gioia che si alternano ad altri. Solo la serenità interiore, penso sia forse raggiungibile. Ecco, tutto questo e altro potrà sembrare scontato per tante persone, ma in realtà non lo è. Parliamo di uno stereotipo molto potente nelle nostre società e a mio avviso un tranello. Siamo pronti all’amore? Alcuni pensano di si, io compreso. Ma prima dell’amore bisognerebbe coltivare la forza di cavarsela anche da soli. Senza addentrarci troppo nei meandri delle difficoltà della vita, parliamo della noia. Essa non è comunemente considerata un gran male, ma può diventarlo, e se non siamo noi ad imparare a combatterla non potremo mai pretendere che la colpa sia dell’altro: non mi diverte più, è cambiato, con un altro mi divertirei di più! Certo è vero che le basi solide della scelta di un compagno/a sono fatte anche da una buona dose di comunanza di gusti, passioni, punti di vista (amarsi essendo totalmente diversi è una bella frase poetica, salvo poi ritrovarsi single perché effettivamente “non era la persona giusta”), ma è anche vero che non bisogna illudersi che la qualità della nostra vita dipenda solo dall’altro. Se io amo la vita a prescindere, non solo in senso poetico ma realmente, emozionandomi facilmente per certe piccole cose, sorprendendomi continuamente di scoprire la vita, il mondo, la verità, dopo la rottura di un rapporto io soffrirò, ma alla fine devo ritornare alla serenità e allo svago che ho costruito con tanto entusiasmo per me stesso. O per lo meno farò il possibile. Se inseguissimo sempre l’amore passionale, cambieremmo partner continuamente.

Magari incolpando l’altro di non farci felici. Qual è il vero amore? Questo o quello? Bè… ognuno liberamente pensa e agisce come vuole. Il mio parere è che il vero amore è l’altro. A mio avviso la passione e batticuore dell’inizio (pur bellissimi) sono poca cosa in confronto ad un rapporto che dura nel tempo. Sono geloso di una giovane coppia che si ama appassionatamente perché la passione del mio amore non è più lo stesso? Non devo esserlo. Perchè magari il mio rapporto ha delle basi solidissime che non traspaiono certo nelle sceneggiate adolescenziali con tanto di gelosia estenuante e messaggini amorosi. Se mi annoio sono io la causa. Sono io che mi devo mobilitare per scoprire cosa mi piace di più fare nella vita. E questo è anche una forma di rispetto e amore verso il partner, che a suo tempo si mobilita per la sua vita. Come diceva Gibran: la coppia è come due colonne dello stesso tempio, vicine ma ognuna con la propria vita.

Un camminare insieme… Volersi tanto bene. Per me, è l’essenza del vero amore. L’amore con l’amicizia non centra nulla? Nulla di più errato a mio avviso. Intendiamoci. Non che una coppia sia un rapporto di amicizia, è la più grande amicizia a cui si possa aspirare per sperare di vivere insieme una vita. L’amicizia è sincerità, fiducia, conforto, libertà reciproca, affetto. Tutte peculiarità che in amore devono essere elevate alla massima potenza (vivere con tali valori include anche i limiti imposti alla libertà dalle responsabilità che una famiglia giustamente impone) con l’aggiunta dell’intimità sessuale. Possedere non è amare, è egoismo. Senza nulla togliere ai principi fondamentali di fedeltà a me cari, il partner deve essere libero. Libero di coltivare passioni diverse dalle tue, libero di coltivare sincere amicizie. Sta al buon senso di ognuno non confondere tale libertà con l’egoismo e abitudini sbagliate. L’amore è soprattutto una scelta, non un principio passionale incontrollabile. Scegliere di limitare spontaneamente alcune libertà per il benessere dei propri figli, della propria famiglia. L’amore passionale è anche visto come intimità sessuale, che è giusto ci sia fino ad una certa età… ma… basta ? Alcuni arrivano a farselo bastare per anni ed anni. Per poi non vivere bene magari con un uomo (o donna) tiranno e dittatore. Ognuno sceglie come gli pare. Concludo con una frase di una mia canzone dedicata ai miei principi sull’argomento: Vivilo per te, con tutto il cuore/Si che poi si può, socializzare/Non pretendere, di possedere/L’anima di lei…..

Annamaria… a dopo