IL CONTAGIO

In questo periodo buio di silenzio assordante, c’è bisogno di seminare nelle persone il contagio dell’amore,
ci aiuterà a sconfiggere il coronavirus, il raccolto sarà ottimo e ci farà onore.

Uniti con impegno diffondiamo il contagio del bene, della speranza e della bontà,
praticando ogni giorno con gentilezza, opere di altruismo con onestà e generosità.

Diffondiamo in ogni angolo della terra, che è la nostra casa comune, il coraggio della solidarietà,
con il cuore portare aiuti concreti, alle persone bisognose, abbiano tutti da bere e da mangiare.

Utilizziamo questo tempo che siamo in casa, per diffondere il contagio dell’armonia e collaborazione,
siamo tutti sulla stessa barca, c’è bisogno di fratellanza, sincerità, ascolto, ospitalità e buone azioni.

Diffondiamo il contagio dei grandi valori umani e della vita,
fare crescere nella società, la bellezza della condivisione, dell’uguaglianza e della creatività.

Diffondiamo il contagio di ideali di alta civiltà, di pace e di giustizia sociale,
per superare l’egoismo, l’indifferenza, far vincere una coscienza umana e morale.

Costruiamo e diffondiamo il contagio di progetti, idee per costruire un mondo, più giusto e migliore,
dove invece di costruire armi mezzi di distruzione e di morte, con intelligenza costruire mezzi per la vita, grande valore.

Lasciamoci contagiare e contagiamo, il rispetto dell’ambiente e delle persone, della loro dignità,
rispetto di ogni forma di vita, finito il buio arriverà la luce, ci renderà tutti migliori, tutto rinascerà, andrà bene e tutta l’umanità risorgerà.

Francesco Lena – Bergamo

Annamaria… a dopo

PASQUA 2020, LA LUCE OLTRE IL BUIO

Tra il virus, gli incendi, la quasi guerra mondiale, i terremoti, i femminicidi, i ponti crollati e l asteroide siamo arrivati a Pasqua. Cioè “passare oltre”. Vedere la Luce oltre il buio. E questo è l augurio che ci facciamo tutti. Buona Pasqua.

Un pensiero, una preghiera è rivolta a tutte le vittime del covid19. Soprattutto gli anziani, i nonni.

Se ne vanno.


Mesti, silenziosi, come magari è stata umile e silenziosa la loro vita, fatta di lavoro, di sacrifici. Se ne va una generazione, quella che ha visto la guerra, ne ha sentito l’odore e le privazioni, tra la fuga in un rifugio antiaereo e la bramosa ricerca di qualcosa per sfamarsi. Se ne vanno mani indurite dai calli, visi segnati da rughe profonde, memorie di giornate passate sotto il sole cocente o il freddo pungente. Mani che hanno spostato macerie, impastato cemento, piegato ferro, in canottiera e cappello di carta di giornale. Se ne vanno quelli della Lambretta, della Fiat 500 o 600, dei primi frigoriferi, della televisione in bianco e nero. Ci lasciano, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario, quelli del boom economico che con il sudore hanno ricostruito questa nostra nazione, regalandoci quel benessere di cui abbiamo impunemente approfittato.

Se ne va l’esperienza, la comprensione, la pazienza, la resilienza, il rispetto, pregi oramai dimenticati. Se ne vanno senza una carezza, senza che nessuno gli stringesse la mano, senza neanche un ultimo bacio. Se ne vanno i nonni, memoria storica del nostro Paese, patrimonio della intera umanità. L’Italia intera deve dirvi GRAZIE e accompagnarvi in quest’ultimo viaggio con 60 milioni di carezze..
Dott. Begher, pneumologo ospedale San Maurizio

Annamaria…a dopo