CORONAVIRUS, RILEGGENDO MANZONI QUELLA PESTE PARLA DI NOI

Dalla peste di Milano del 1630, descritta da Manzoni nei “Promessi Sposi”, al “Coronavirus” di oggi, molte, molte cose sono cambiate, tranne noi.

Dentro le pagine c’è tutto: l’ emergenza sanitaria,la convinzione della pericolosità degli stranieri, le autorità che si scontravano violentemente, la ricerca angosciosa del paziente zero, la caccia agli untori, il saccheggio dei beni di prima necessità, le voci incontrollate e i rimedi più assurdi.  E non manca nemmeno la giovane coppia innamorata: il paziente 1 e la moglie  in attesa del loro primo bambino.

La peste arriva in Italia con le truppe alemanne. Inizialmente nessuno la prende sul serio. C’è chi minimizza, chi deride le preoccupazioni dei pochi che si accorgono che il problema è più serio di quel che si crede. Vengono adottate misure, che però sono insufficienti e arrivano troppo tardi. Il contagio dilaga, dapprima in Lombardia e poi in tutta la penisola. C’è anche un dottor Burioni ante litteram, che cerca di mettere in guardia le istituzioni, ma invano

MILANO. La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, com’è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò buona parte d’Italia.
Inizia così il trentunesimo capitolo de I promessi sposi, forse uno dei capitoli più noti dell’intero romanzo. In queste settimane se ne è sentito parlare molto (spesso anche a sproposito). Le epidemie hanno segnato la storia, anche letteraria, del nostro Paese. Basti pensare, appunto, a I promessi sposi e al Decameron.

La peste che colpì soprattutto l’Italia settentrionale nel XVII secolo e l’emergenza sanitaria che, oggi, ci troviamo ad affrontare non possono essere comparate. E non possono essere comparate per una serie di ragioni, forse banali ma che è bene ricordare: è diversa la situazione socio-economica, diverso il contesto storico-culturale, diversa la mobilità, diverse le conoscenze in ambito medico-scientifico. Insomma, stiamo parlando di due mondi lontani, per certi versi contrapposti. A ben guardare, però, una cosa – un’unica cosa – che non cambia c’è: siamo noi.

Scorrendo le pagine del capitolo (che può essere, anche, un buon esercizio in queste settimane di isolamento), ci si imbatte infatti in un copione che conosciamo. Dalle parole di chi minimizza l’epidemia alla noncuranza della popolazione, dai provvedimenti che arrivano troppo tardi alla nobile missione di chi presta aiuto agli ammalati, dall’egoismo dei tanti (troppi) che fanno i propri comodi all’opera di sensibilizzazione portata avanti da istituzioni e chiesa. Insomma, le parole del Manzoni sono uno specchio: lì dentro ci siamo anche noi.

La peste, come riferisce lo stesso autore, arriva in Italia probabilmente con le truppe alemanne e, in poco tempo, inizia ad espandersi a macchia d’olio. Dapprima nei territori dell’odierna Lombardia, quindi in tutta la penisola.

Poco dopo, in questo e in quel paese, cominciarono ad ammalarsi, a morire, persone, famiglie, di mali violenti, strani, con segni sconosciuti alla più parte de’ viventi.

Inizialmente il morbo viene sottovalutato: c’è chi pensa sia un banale male di stagione e chi deride le preoccupazioni dei pochi che prendono l’epidemia seriamente. Tra questi c’è tale Lodovico Settalla, ex professore di medicina dell’università di Pavia e poi di filosofia morale a Milano, autore di celebri opere e stimato esperto in materia. Potremmo quasi considerarlo un Roberto Burioni ante litteram. Proprio il dottor Burioni, qualche tempo fa, disse che era meglio sopravvalutare un problema che sottovalutarlo (come, di fatto, è stato fatto con il Covid-19). E lo stesso fa il professor Settalla.

Il protofisico Lodovico Settalla (…) che ora, in gran sospetto di questa, stava all’erta e sull’informazioni, riferì il 20 d’ottobre, nel tribunale della sanità, come, nella terra di Chiuso (l’ultima del territorio di Lecco, e confinante col bergamasco), era scoppiato indubitabilmente il contagio. Non fu per questo presa veruna risoluzione.

Insomma, il povero professor Settalla prova a gridare al lupo, ma nessuno l’ascolta. Non viene presa nessuna misura per limitare i contagi (veruna risoluzione, dice il Manzoni). E i contagi, infatti, aumentano. Tanto che, alla fine, il “tribunale di sanità” (organo preposto alla salute pubblica ) manda dei commissari nelle zone più colpite. Oggi, quelle stesse zone, le chiameremmo “rosse” (si pensi a Codogno o a Vo’ Euganeo di qualche settimana fa). Si dice, però, che l’uomo sia portato a cercare conferme delle proprie convinzioni, anche se errate. E così fanno anche i commissari mandati dal tribunale.

Il tribunale allora si risolvette e si contentò di spedire un commissario che, strada facendo, prendesse un medico a Como, e si portasse con lui a visitare i luoghi indicati. Tutt’e due, “o per ignoranza o per altro si lasciorno persuadere da un vecchio et ignorante barbiero di Bellano, che quella sorte de’ mali non era Peste”; ma, in alcuni luoghi, effetto consueto dell’emanazioni autunnali delle paludi, e negli altri, effetto de’ disagi e degli strapazzi sofferti, nel passaggio degli alemanni. Una tale assicurazione fu riportata al tribunale, il quale pare che ne mettesse il cuore in pace.

Gli esperti inviati sul luogo del contagio si lasciano, quindi, persuadere da un barbiere “vecchio e ignorante” e si convincono che, quel morbo, non sia peste ma un generico malanno. Il tribunale, rassicurato dalle loro parole (perché era quello che voleva, essere rassicurato), si mette il cuore in pace (con buona pace della peste, aggiungerei).

Ma arrivando senza posa altre e altre notizie di morte da diverse parti, furono spediti due delegati a vedere e provvedere. Quando questi giunsero, il male s’era già tanto dilatato, che le prove si offrivano, senza che bisognasse andarne in cerca.

La peste continua la sua corsa e il tribunale invia, allora, altri due delegati nelle terre colpite. Troppo tardi, però. Quando arrivano il contagio è ormai dilagato e i delegati non possono far altro che raccoglierne le prove. I paesi iniziano a trincerarsi per evitare che “stranieri” infetti possano portarvi il contagio, le persone cercano riparo in campagna, i malati e i morti aumentano giorno dopo giorno.

(…) E per tutto trovarono paesi chiusi da cancelli all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti scappati e attendati alla campagna, o dispersi (…) S’informarono del numero de’ morti: era spaventevole; visitarono infermi e cadaveri, e per tutto trovarono le brutte e terribili marche della pestilenza.

Quando il tribunale della sanità riceve le terribili notizie (sinistre nuove, con le quali anche noi, oggi, dobbiamo fare i conti), inizia finalmente a prendere provvedimenti seri e vieta a tutti gli abitanti delle “zone rosse” di entrare a Milano. Inizia così la quarantena, ai tempi di Renzo e Lucia.

Diedero subito, per lettere, quelle sinistre nuove al tribunale della sanità, il quale, al riceverle, che fu il 30 d’ottobre, si dispose (…) a prescriver le bullette, per chiuder fuori dalla Città le persone provenienti da’ paesi dove il contagio s’era manifestato.

Nonostante la situazione vada peggiorando di giorno in giorno, pare però che le autorità non si rendano conto dell’effettiva gravità della pestilenza. Qualche giorno più tardi infatti, noncurante del rischio a cui avrebbe esposto la popolazione, il governatore di stanza a Milano organizza pubblici festeggiamenti (in piazza e per le strade) per la nascita del principino Carlo, primogenito del re Filippo IV senza sospettare o senza curare il pericolo d’un gran concorso, in tali circostanze: tutto come in tempi ordinari, come se non gli fosse stato parlato di nulla.

Ma, quello che Manzoni annota con più stupore, è il comportamento della gente che, soprattutto nei luoghi dove il contagio deve ancora giungere, pare non essere minimamente spaventata (nonostante abbia buone ragioni per esserlo). Sembra quasi di leggere il monito (ripetuto all’infinito) di Burioni: le restrizioni approvate dal governo sono fondamentali per fermare il contagio e lo sono, soprattutto, nelle zone dove il contagio non è ancora arrivato.

(…) Ma ciò che fa nascere un’altra e più forte maraviglia, è la condotta della popolazione medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo. All’arrivo di quelle nuove de’ paesi che n’erano così malamente imbrattati, di paesi che formano intorno alla città quasi un semicircolo, in alcuni punti distante da essa non più di diciotto o venti miglia; chi non crederebbe che vi si suscitasse un movimento generale, un desiderio di precauzioni bene o male intese, almeno una sterile inquietudine?

È un atteggiamento comune, in fondo. Finché le cose non ci toccano, non ce ne curiamo. Così, anche i Milanesi, nonostante arrivassero in città terribili notizie dai paesi vicini, pare non si preoccupassero della situazione. Egoismo italico, forse. Le cose devono arrivare a noi, altrimenti non le vediamo.

Sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo. La medesima miscredenza, la medesima, per dir meglio, cecità e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio de’ decurioni, in ogni magistrato.

Miscredenza, dice Manzoni. Menefreghismo, potremmo dir noi. La gente e le istituzioni non si rendono ancora conto della gravità dell’epidemia (epidemia che, si ricordi bene, e come dice lo stesso Manzoni, spopolò mezza Italia).

Fonte- Il Dolomiti

Annamaria… a dopo

L’INFERMIERE

Grazie infermieri/e, siete sempre in prima linea, al servizio degli ammalati con tenacia e responsabilità,
sapete ascoltare e interpretare i bisogni dei pazienti, con tempestività e grande professionalità.

Grazie infermieri/e, della vostra generosa disponibilità, siete veramente persone speciali e di cuore,
svolgete il servizio agli ammalati con amore, gentilezza, di fondamentale importanza, che vi dona onore.

Grazie infermieri/e, sapete trasformare le difficoltà che incontrate nei reparti degenza, in forza e umanità,
trasmettete agli ammalati, buon umore, calma, serenità, luce e speranza, svolgendo un servizio di qualità.

Grazie infermieri/e, assieme alla terapia praticata con impegno, sicurezza e grande professionalità,
non fate mai mancare ai pazienti, un carezza, un sorriso, che sono una sana medicina, fatta con bontà.

Grazie infermieri/e, siete meravigliosi, vi organizzate con efficienza il vostro lavoro in collaborazione,
dentro un programma per obiettivi da raggiungere alti, per la salute degli ammalati, ogni vita salvata vi da grande soddisfazione.

Grazie infermieri/e, che non fate mai pesare, la stanchezza sui malati, per i turni di lavoro duri per la mancanza di personale,
sapete mantenere nervi saldi, occhi vigili, massima concentrazione su ogni prestazione.

Grazie infermieri/e, sapete lavorare con scienza, coscienza, utilizzando al meglio ogni vostra risorsa umana,
le avversità le fate diventare un’opportunità, per raggiungere l’ obiettivo, salute e benessere agli ammalati.

Grazie infermieri/e, del vostro sacrificio e impegno per combattere la nuova infezione, il coronavirus e di praticare i valori della vita,
ora cerchiamo di restare tutti uniti assieme a voi e a tutti gli operatori sanitari, praticando i principi universali per tutti i cittadini, di prevenzione, cura e riabilitazione, andrà bene, ce la faremo.

FRANCESCO LENA

SAN VALENTINO IN GIAPPONE

San Valentino, il giorno piu’ romantico dell’anno, si festeggia ovunque. Ma in Giappone ha una particolarità diversa dalla nostra.

Il cioccolato, è il protagonista di questa ricorrenza per gli innamorati. Al proprio amato/a. Ma non solo! Cioccolato per gli amici, per i parenti, per i colleghi e anche per se stessi. La ricorrenza non si esaurisce solo oggi ma…leggete l’articolo e scoprirete cosa succede dopo un mese.
Dunque Buon San Valentino a tutti e regalate e regalatevi il cioccolato che oltre ad essere buono contiene feniletilemina. La stessa sostanza rilasciata dal nostro cervello quando si è innamorati.

Ecco come si festeggia nel Paese del Sol Levante San Valentino.

Niente fiori o regali: solo cioccolato, e solo dalle ragazze verso i ragazzi. E per aumentare la pioggia di cioccolato che cade sul Giappone, le donne non si limitano a regalare cioccolato ai propri innamorati, ma fanno diversi regali praticamente a tutti gli amici e conoscenti di sesso maschile che fanno parte della loro vita, compresi amici, parenti, padri, nonni, i colleghi di lavoro e superiori.

In manga e anime non sono rare le scene in cui una ragazza dona del cioccolato in una confezione a forma di cuore al suo amato, con tutto l’imbarazzo del caso.

Ovviamente, per evitare confusione e imbarazzo, esistono diversi tipi di cioccolato, da regalare a seconda della persona. Perché ricordiamolo: i giapponesi sono persone organizzate, che non lasciano niente al caso, nemmeno il cioccolato di San Valentino!

Tipi di cioccolato
Giri choko: la cosiddetta”cioccolata dell’obbligo”. Questo è il cioccolato che si regala ai colleghi di lavoro, molto spesso più per obbligo sociale che per vero affetto. Una ragazza giapponese a San Valentino regala mediamente 25 Giri choko, che per fortuna costano meno (circa 4,00€) rispetto alla Honmei choko, dato che le confezioni sono più piccole e meno rifinite. I Giri choko non hanno un significato particolare, ed è accettabile anche portare una scatola grande di cioccolatini in ufficio e offrirli a ciascuno;

Tomo choko: la “cioccolata dell’amico”. Cioccolato che si regala ad amici, sia maschi che femmine, ma solo quelli più stretti;

Jibun choko: il”self chocolate”. Questo è il cioccolato che ci si auto-regala, magari come premio per un periodo di lavoro o studio particolarmente impegnativo, o semplicemente per coccolarsi un po’. Secondo un sondaggio, le persone spendono molto per questa categoria di cioccolatini;

Honmei choko: la traduzione letterale sarebbe “cioccolata del prediletto”. Questo è il cioccolato di San Valentino per eccellenza, quello destinato al ragazzo amato, al proprio fidanzato o marito, e a volte è accompagnato da una vera e propria confessione d’amore. Questa cioccolata viene spesso preparata in casa con le proprie mani e confezionata con attenzione, oppure comprata nei negozi scegliendo però confezioni di cioccolato prestigioso e costoso (15,00€ di media). In questo caso la confezione e la presentazione sono curate minuziosamente, per sottolineare l’importanza che il ragazzo riveste nella vita della ragazza in questione e i sentimenti che si provano per lui.

Ricambiare: il White Day
Esattamente un mese dopo San Valentino, il 14 marzo, si festeggia il White Day, una festività esistente quasi solamente in Giappone. Durante il White Day, i ragazzi che hanno ricevuto della cioccolata in regalo il giorno di San Valentino, dovrebbero ricambiare regalando a loro volta della cioccolata bianca, da qui il nome della ricorrenza.

Anche per i ragazzi varrebbe la distinzione dei vari tipi di cioccolata fatta sopra, ma nella realtà i ragazzi regalano il cioccolato solo alla ragazza che amano. C’è da dire però, che insieme alla cioccolata, i ragazzi spesso aggiungono dei regali come peluche o addirittura dei gioielli o accessori e lingerie. Il punto in comune però è sempre il colore bianco, simbolo di purezza.

Sembra una cosa un po’ anacronistica forse, ma è importante che un ragazzo ricambi spendendo di più rispetto a quanto speso dalla ragazza in precedenza. Se il dono dovesse avere un valore simile, sembrerebbe che il ragazzo non ricambia sinceramente i sentimenti della ragazza.

Quindi, se da un lato c’è l’insopportabile (per noi occidentali) aspetto patriarcale della situazione, in cui una donna è “costretta socialmente” a regalare cioccolatini anche a uomini marginali della propria vita – e magari a volte persone non proprio amate come responsabili e superiori – dall’altra c’è la contropartita di un regalo anche piuttosto costoso un mese dopo.

L’origine di San Valentino in Giappone

愛しています
Aishiteimasu

San Valentino sostanzialmente è una festa commerciale con l’abito da Cupido, qui come in Giappone. In ogni caso ha un origine un po’ diversa dalla nostra, eccola in breve.

Era il 1936 quando un immigrato russo proprietario di una ditta dolciaria di Kobe, la Morozoff, cerca di introdurre in Giappone questa tradizione già nota in occidente, al solo scopo di poter aumentare le proprie vendite.

In quegli anni però nel Paese del Sol Levante si respirava un forte anti-occidentalismo che fece sì che l’iniziativa finisse in un fallimento totale. La Morozoff ci riprovò anni dopo, nel 1952, riscuotendo ancora una volta gli stessi risultati scarsi.

Da allora c’è più di un’azienda che ha cercato di attribuirsi la “paternità” della festa, ma sono tutte società dolciarie che avevano come fine ultimo la vendita dei propri prodotti.

Una di queste è la Mary’s Chocolate Company un’azienda di cioccolato di Tokyo che nel 1958 pare essere riuscita a far breccia nella popolazione con una campagna pubblicitaria con la conseguenza di riuscire a introdurre questa ricorrenza che da allora ha avuto un successo sempre maggiore, soprattutto tra i giovani.

Fonte- cultura pop

Annamaria… a dopo

IL COLPO DI FULMINE

TRE ORMONI CI FANNO INNAMORARE

 


Enzo/Duck

Enzo: Credi al colpo di fulmine, Ducky?

Ducky: No, fratello caro. Non ci credo. Ci vuole tempo per sentirsi
attratto da una persona. Intanto, gustiamoci il caffè, così ti svegli.

Enzo: Studiosi hanno appurato che siamo “attratti” da una persona se nel nostro organismo scorre una sostanza, prodotta da ghiandole endocrine, che sono ossitocina, adrenalina e dopamina.

Ducky: …e che fanno queste tre “Sorelle Bandiera?”

Enzo: Queste Sorelle Bandiera”, come tu le chiami, attivano funzioni vitali del nostro organismo e ci fanno stare meglio.

Ducky: Sentiamo, avanti spiegati!

Enzo: Questi ormoni accelerano il tempo di attrazione.

Ducky: Non ci capisco nulla. Spiegati meglio.

Enzo: E’ come un’attrazione fulminea. Le ricerche in merito fatte da studiosi affermano che siamo abbagliati da una persona in una frazione di secondo.

Ducky: Parli del colpo di fulmine?!

Enzo: Finalmente, ci sei arrivato!

Ducky: Ehhh come la fai difficile. E parli come ci fece nostra madre.

Enzo: Testa dura, se studiavi di più non ci avresti messo tanto tempo a capire. Comunque, sarò più chiaro. Succede in meno di 20 centesimi di secondo. Questo secondo gli scenziati dell’Università di Syiracuse…

Ducky: … a Siracusa dicono questo?

Enzo: Macché Siracusa…io mi riferisco a Syracuse, l’Università nello Stato di New York, degli Stati Uniti Ripeto: 20 centesimi è il tempo in cui avviene l’innamoramento improvviso, ciò che chiamiamo “colpo di fulmine. Gli antichi Romani lo attribuivano al dio dell’amore che scagliava le frecce facendo innamorare le persone.

Ducky: Interessante, continua!

Enzo: Gli scenziati dicono che in un tempo brevissimo si attiva il rilascio nel corpo di 3 ormoni- come ti ho già detto: ossitocina, adrenalina e dopamina che generano un senso di felice eccitazione simile a quello di una droga: l’attrazione per l’altra persona. è fulminea, fatale e senza scampo. Chiaro?

Ducky: Limpido. Ma toglimi una curiosità. Il “colpo di fulmine” può avvenire solo fra un uomo e una donna?
Enzo: Succede anche fra gay. Ma avviene in percentuale più fra uomo-donna; fra loro due accade più agli uomini che alle donne, in quanto, rispetto alla donne, gli uomini vivono più sull’aspetto visivo.

Ducky: Direi più portati a “guardare”.

Enzo: Ma…forse hai ragione.

Ducky: Ho ragione!

Enzo: Questa è una opinione tua. Torniamo a noi. Il “colpo di fulmine.” è un innamoramento a prima vista che coinvolge psicofisicamente e irresistivamente una persona dichiara lo psicologo e sessuologo Lucio Bonafiglia. Lo stesso Bonaglia ci tiene a chiarire che “il colpo di fulmine” non si deve confondere con l’attrazione sessuale né con l’eccitazione genitale immediata, anche se l’attrazione sessuale ha la sua parte.

Ducky: Allora come si fa a capire se un individuo è preso o coinvolto dal classico “colpo di fulmine?”.

Enzo: I sintomi sono i seguenti:
– la mente;
– senso di appagamento;
– desiderio irrefrenabile di rivedere la persona;
– desiderio di ascoltarla per ore, addirittura di passare con lei il resto della vita;

A LIVELLO FISICO:
– si avvertono “farfalle nello stomaco “;
– frequenza respiratoria e cardiaca per le emozioni;
– eccitazione;
– insonnia legata agli ormoni in circolo;
– distorsione nel “modo” di vedere la persona che ci ha attratto perché idealizzata senza difetti.

Darwin avrebbe detto: “Il colpo di fulmine è una magia di un incastro perfetto fra due persone.”
Immaginiamo che Cupido ci scagli una freccia appena entrato in un bar ferendoci di un’attrazione magica per aver visto una donna mentre gusta un caffè. Siamo attratti da una ineffabile magia, cioè, preda di un “colpo di fulmine”.

La scienza non è riuscita a spiegare il rapidissimo innamoramento. Ma c’è chi parla di “incastri cromosomici, chi teorizza e tira in ballo la reincarnazione secondo cui l’oggetto del colpo di fulmine sarebbe o è stato il nostro partner in una vita precedente.

Ducky: Lasciamo stare teorie che sanno di fantasie e andiamo sul concreto.

Enzo: Hai ragione. Lo psicologo Bonafiglia è convinto che chi viene colpito dal colpo di fulmine resta? catatonico…

Ducky: …cacatonico? Ho capito bene?

Enzo: Ducky, ci sei o fai? Ho detto “catatonico”.

Ducky: Giuro, ho capito “cacatonico” e stavo proprio per chiederti il significato. Insomma, me lo spieghi?

Enzo: La catatonia è una malattia caratterizzata da stupore e immobilità o al contrario o, iperattività motoria. Insomma, resta fermo e stupito o al contrario si eccita…come , infatuato…:un rimbambito; si mostra gentile o imbranato. L’impulso di rivedere la persona che interessa è come una droga, condita da propositi irrazionalità.

Ducky: Sembra un caso clinico.

Enzo: Spesso lo è. Se il colpo di fulmine è di entrambi, tutto potrebbe risolversi in armonia e felicità. In caso contrario, esaurita la fase del colpo di fulmine e dell’innamoramento, è probabile che la persona amata venga fuori per quello che è: cioè, non come la si vedeva. Nel momento in cui il fuoco si segne viene pronunciata la frase fatidica e classica: è stato un “colpo di fulmine”, molto meno doloroso nella fine rispetto all’innamoramento.

Ducky: Una volta tu mi dicesti- parole tutte tue – “non merita alcun premio chi s’innamora, né punizione chi si disamora.”.

 

Enzo: Sì, ricordo. E ne sono convinto. Accade che il cuore si acquieta e lascia il posto alla logica della ragione. A Cupido, dio dell’Amore non resta che la tristezza di aver fallito. Per fortuna, sono più numerosi i colpi di fulmine che vantano esito felice.

Ducky: Ti applaudo muto e corro a fare due caffè.

Rif. Airone
Monica Morandi

Annamaria… a dopo

25 DICEMBRE, NATALE. UNA DATA, UN SIMBOLO

Grazie ai vigili del fuoco, sempre attenti!

https://www.gazzettadalba.it/2019/12/appello-dei-vigili-del-fuoco-di-notte-spegnete-le-luci-dellalbero-di-natale/

Il pericolo, purtroppo, è anche fuori casa, soprattutto nelle str con tutta questa gioventù insofferente alle regole. Sempre prigionieri di questi benedetti ma anche maledetti telefonini. Mentre attraversano la strada dove non si deve, guidando ubriachi e drogati (recentemente a Roma due sedicenni sono morte) Una società allo sbando dove si è perso il valore della vita e della legalità. Arricchirsi con pochiade sacrifici magari portando nel proprio zainetto cifre astronomiche per spacciare droga e ammazzando un ragazzo senza pietà (è successo recentemente a Roma).

Soldi, droga, mafia ( sempre recentemente c è stata una retata ma i media non ne parlano).
Politici e professionisti corrotti, ladri che ogni giorno si espongono con il loro faccione a farci prediche in tv e su internet). Dall alto dei loro mega guadagni! Poi a Milano, Milano eh? La città ritenuta al primo posto, per qualità della vita. La città che doveva realizzare il villaggio natalizio più grande d Europa e che doveva essere il fiore all occhiello per la città è stato un flop, un disastro e gli organizzatori hanno dato la colpa alla pioggia! Si alla pioggia! Omettendo che ci sono stati dei sequestri perché non a norma sicurezza degli operai che lavoravano in situazioni pericolose. Nessuno o pochi si prendono più responsabilità dei propri errori, del loro essere violenti e bugiardi. Mariti che ammazzano mogli e amanti. Anche incinte.
E come se niente fosse vanno a fare colazione e dal barbiere subito dopo (è successo a Palermo). Insomma una società falsa scoraggiante dove non puoi più fidarti del vicino di casa, dei componenti della famiglia. Esiste solo un valore: i soldi! Anche nelle separazioni di coppie non emerge quasi mai che molti delitti vengono commessi anche per il denaro. I soldi facili grazie a qualche foto sui social, i soldi facili spacciando droga, rubando ai poveri, prendendo o donando mazzette per ottenere facili guadagni, come alcune aziende, anche statali. Insomma l elenco sarebbe lungo. Viviamo una società malata dove un ingegnere muore misteriosamente dopo aver scoperto che la propria azienda sta operando a discapito della salute dei cittadini. Succede anche questo : l’ onesto deve essere allontanato. Tornando al Natale direi basta far credere ai bambini che i regali li porta babbo natale. Non illudiamoli sapendo che prima o poi, più prima che poi, scopriranno la verità. E prenderanno la loro più grande e precoce delusione. Diamo merito ai nonni ai genitori agli zii che anche in situazioni precarie economiche rinunciano a qualcosa pur di vedere felici i bambini quando apriranno i regali che hanno chiesto, sotto l albero. Perché dare merito a qualcuno che non esiste? Mi fermo qui. Scusate e comunque sia buon natale a tutti con un pizzico di nostalgia di quando a Natale il massimo dei regali per i piccoli erano un paio di scarpe nuove e i dolcetti fatti in casa. Non esistono più quei tempi. Però, può tornare di moda l’ umanità perché con l’ umanità migliora l’ umore.

Annamaria
BUONE FESTE!

13 DICEMBRE SANTA LUCIA


In alcune città d’Italia, ma soprattutto a Siracusa, (mia città natale) oggi si festeggia Santa Lucia che ,ancor prima di babbo natale, porta i doni ai bambini. In breve vi ricordo la sua storia: si racconta  che Lucia fosse una bella fanciulla siciliana, figlia di un ricco nobile di Siracusa e tutti la conoscevano per la sua dolcezza ed amorevolezza. A quel tempo in Sicilia imperversava il paganesimo e Lucia mostrando un certo interesse per il Vangelo, decise di convertirsi al cristianesimo. I suoi genitori avevano deciso di farla sposare, ma Lucia non ne volle sapere per ben due motivi; il futuro sposo non era cristiano e perché lei aveva deciso di dedicare la sua vita al Signore. Questa decisione, però non venne rispettata dai famigliari della ragazza ed iniziò per lei una vera e propria persecuzione, con l’intento di farle cambiare idea


Quando fu certo che Lucia per nessun motivo non si sarebbe piegata al volere altrui, né rinnegava la propria fede, le vennero strappati gli occhi ed infine fu uccisa. Da allora Santa Lucia fu considerata la protettrice degli occhi e della vista, ed il giorno del suo martirio, che cade il 13 dicembre, inizia il suo viaggio col suo affabile e fedele asinello portando i doni ai bambini buoni! 

Oggi , quindi, grande festa in onore di Santa Lucia, Patrona Siracusa.

Tradizionali manifestazioni, “Lucia di Svezia e Settimana Svedese” e “Fiera di Santa Lucia”. 
In occasione dei festeggiamenti di Santa Lucia ,si svolge, com’è tradizione dal 1970, la manifestazione “Lucia di Svezia e Settimana Svedese”, una sorta di gemellaggio fra Siracusa e la Svezia nel nome di Santa Lucia. La manifestazione ha il fine di accostare  la festività cristiana, che si celebra a Siracusa in occasione della celebrazione della santa patrona, alla tradizione svedese. Il 20 dicembre, in occasione della processione per l’ottava di Santa Lucia, Siracusa ospita “Lucia di Svezia”, una giovane fanciulla svedese, accompagnata da due “ancelle”, che in Svezia rappresenta Lucia, con il capo cinto di una corona di candele, come quelle che facevano luce alla Santa nella notte permanente delle catacombe siracusane.


Il corpo di Santa Lucia è  conservato nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia in Venezia
Ci sono alcune ipotesi che spiegano perchè si trovi a Venezia, eccone due. 

1…il 13 dicembre 304. Il corpo di Lucia fu deposto nelle catacombe ove da subito elargì miracoli, poi fu spostato nella chiesa eretta in suo onore, in seguito fu trasportato a Costantinopoli ed in fine fu traslato a Venezia dove tutto riposa accanto al corpo di S. Geremia. Le spoglie sono però prive di un braccio perso lungo i vari spostamenti e sono rivestite di porpora rossa ricamata, il volto è coperto da una maschera d’argento donata da Papa Giovanni XXIII. 
il suo corpo fu spostato perchè l’imperatore volle rubarlo, per far diminuire questo culto, quindi alcuni sacerdoti del posto nascosero la salma e la trasferirono a Venezia in una chiesa anonima. 


2…nel 822 il generale bizantino Maniace trasferisce da Siracusa a Costantinopoli i corpi di Santa Lucia per sottrarli al pericolo di invasione di Siracusa da parte dei Saraceni; nel 1204 durante la quarta Crociata, il doge di Venezia Enrico Dandolo, trova a Costantinopoli queste spoglie, le porta a Venezia nel monastero di san Giorgio, prima, e successivamente nel 1280 le colloca in una chiesa che dedica a Santa Lucia. Le spoglie furono ricondotte a Venezia insieme ad altra “preda bellica”, i famosi quattro cavalli di bronzo. Il corpo di Santa Lucia è oggi conservato nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia in Venezia


Oggi e’ un momento di gioia e di emozione per i Siracusani. Ritengo, che sia giusto  far tornare il corpo della Santa nella sua città.


 Annamaria…a dopo

TIK TOK L’APP DEL MOMENTO

 

L’app del momento? Si chiama Tiktok.
Se nei precedenti social, Instagram e Facebook,  avevate raggiunto un decente numero di follower, ora bisogna ricominciare da capo.
I ragazzi e non solo, ne vanno pazzi. A dirlo sono i numeri: l’app, disponibile in 34 lingue, ha ogni giorno 150 milioni di utenti attivi (500 milioni di utenti attivi mensilmente), ed è stata l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2018, con circa 45,8 milioni di download.

Ecco cos’è, come funziona e cosa ci si trova.

Tiktok arriva dalla Cina. Creata da Zhang Yiming, nel 2016, inizialmente è nata come piattaforma di video musicali amatoriali e in questi ultimi 3 anni ha allargato il suo bacino a tutti i tipi di brevi video.
Alex Zhu co-fondatore di Musical.ly e ora vice presidente senior di TikTok, aveva dichiarato entusiasta : «Vogliamo catturare la creatività e la conoscenza del mondo sotto questo nuovo nome e ricordare a tutti di fare tesoro di ogni prezioso momento della vita. Combinare musical.ly e TikTok è una scelta naturale data la missione condivisa di entrambe le esperienze: vogliamo dar vita a una comunità in cui tutti possano essere creatori». Mia nipote Benedetta si diverte tantissimo…

La musica di cui dispone TikTok sull’applicazione è molto ampia con una grande varietà di stili, tra cui i più in voga hip-hop e musica elettronica.
Oltre a quello, l’evoluzione dell’App su scala mondiale ha portato alla creazione di contenuti molto diversi, ora disponibili in grande quantità.
Danza, umorismo, moda e bellezza: ogni ambito sta scoprendo un nuovo modo di comunicare sfruttando le potenzialità del mezzo.

Ecco come funziona.
In primis bisogna scaricare l’applicazione sul proprio device e iscriversi con il proprio numero di telefono o la propria mail.
Una volta installata l’app ci troveremo di fronte a un’interfaccia simile a quella Instagram e Facebook: dalla pagina principale potremo accedere ai contenuti caricati dagli altri utenti, quelli seguiti e anche quelli suggeriti per te direttamente dal sistema.
Mentre guardiamo un video, sulla destra troveremo la foto in piccolo del profilo dell’utente che l’ha caricato: premendo sulla foto entreremo nel suo profilo, mentre cliccando su “+” inizieremo a seguire l’utente.

Infine, come si crea un video con TikTok?
Semplicissimo: basta premere sull’icona “+” al centro e seguire la procedura guidata (piuttosto semplice) proposta dall’app.
Disponibile sia su Android che su iOS.

By Grazia

Annamaria…a dopo

GREEN CHRISTMAS 2019

Torna alla Fonderia Napoleonica Eugenia per la settimana edizione
Il mercatino natalizio “green” di Milano

Dopo un anno di pausa, il week end del 7 e 8 dicembre, ponte di S. Ambrogio, ritorna Green Christmas alla sua settima edizione a Milano, per ricordarci che – anche a Natale! – non è il rosso, ma il verde il nostro colore preferito. Il mercatino natalizio più “eco” della città, ispirato, nella scelta dei suoi espositori, a una filosofia di vita “naturale”, sensibile, da molto prima che la sostenibilità diventasse tendenza mediatica, all’economia circolare, al “riduci, riusa, ricicla!”, all’upcycling e a tutto quello che viene ancora realizzato artigianalmente, dalle mani dell’uomo e non dalle macchine.

Le parole chiave sono dunque rimaste le stesse: biologico, ecologico, artigianale, locale, solidale, non senza un’attenzione alla bellezza, tra natura, arte e design, com’è nella vocazione della città del Salone e del quadrilatero della moda.

Abiti tinti con erbe e fiori, lane e sete di recupero da vecchi magazzini o industrie fallite per un abbigliamento anticonformista di ottima qualità, attento alla filiera produttiva e unico nel suo genere (nessuno avrà il capo uguale al tuo!) che valorizza la sapienza artigiana; materiali ecosostenibili e cruelty-free, canapa biologica (che non è soggetta a muffe e acari), lino e cotone più delicati sul corpo; prodotti bio con selezionati ingredienti naturali per la cura del corpo – dai saponi ai lip labbra – tante vitamine, sostanze idratanti e antiossidanti amiche della pelle e dell’ambiente, senza conservanti, coloranti o profumazioni artificiali; oggetti di design per la casa in legno o carta; creazioni artistiche in ceramica, vetro e terracotta fatte a mano; illustrazioni; gioielli che restituiscono nuova vita a materiali di scarto, accanto a metalli preziosi come rame e argento; materassi e guanciali in semi e cotoni naturali; intimo in canapa e bambù; e poi miele, lavanda, burro di karitè e – per scaldarci – un tazza di tè alle erbe!

A Green Christmas troverete i regali più “buoni” e “sani”, non solo perché materiali e filiera non danneggiano la nostra amata madre Terra, ma anche perché sostengono l’artigianato italiano (per il Mondo… ci stiamo attrezzando: in questa edizione un espositore arriva dall’Africa e uno dal Giappone).

Quest’anno, oltre ai grandi classici che non riusciamo ad abbandonare, ci sono diverse novità, come le creazioni di Marta Mondelli firmate “Festina Lente”: una selezione di candele profumatissime colate a mano usando solo cera di soia naturale, stoppini in fibra vegetale, essenze vegane e cruently-free; i gioielli di “Open your heart” creati da Gatha Alessia Bidini. recuperando vecchie serrature di porte, chiavi e antiche maniglie; i bijoux di Lorella Tamberi Canal che ha pensato a una “dolcissima” mini-collezione di sciami di piccole api su pendenti di orecchini, ciondoli e bracciali – un richiamo alla salvaguardia di queste preziose impollinatrici, garanti della biodiversità naturale. Vi viene in mente qualcosa di più green?

La straordinarietà della location che ospita la manifestazione, la Fonderia Napoleonica Eugenia, offre certamente un ambiente suggestivo, dove fare shopping diventa un viaggio nella storia secolare della fusione del bronzo oltre che una gioia per gli occhi. Un fascinoso sito di archeologia industriale rimasto com’era nel 1800, nel cuore del vecchio quartiere Isola: sotto le sue travi di legno si respira ancora il richiamo dei lavori manuali e la bellezza plasmata da gesti antichi. Nelle fornaci della Fonderia sono state realizzate le campane di San Marco a Venezia e i portoni del Duomo di Milano.

Per i visitatori c’è anche la possibilità (su prenotazione) di visitare lo spazio museale realizzato negli antichi ambienti di lavoro della fabbrica, dove sono conservati documenti, fotografie, strumenti e attrezzature legati all’attività di fusione artistica.
Appuntamento a Green Christmas 2019 – naturalmente con la raccomandazione di utilizzare i mezzi pubblici o il car sharing!

Apertura dalle 10.00 alle 19.00 di sabato e domenica
Visite guidate al momento (se ci sono posti) o su prenotazione tramite mail alla fonderia.

Fonderia Napoleonica Eugenia
Via Thaon di Revel 21, 20159 Milano
www.fonderianapoleonica.it
Per info e prenotazioni
[email protected]
Ufficio stampa
Valeria Zanoni
cell. 393 0552272
[email protected]

Annamaria… a dopo

NATALE 2019

Come tradizione, ormai da qualche anno, non poteva mancare la poesia di Natale  del nostro amico, Francesco. 

 

La bellezza del Natale, è vedere le persone stare bene insieme nell’ amicizia,a festeggiare questa meravigliosa festa, in armonia, condivisione e con letizia.

La bellezza del Natale, è andare sul posto di lavoro, trovare più umanità e sicurezza, al centro sia messa la persona, con meno sfruttamento e la salvaguardia della salute sia una certezza.

La bellezza del Natale, essere uniti nelle responsabilità, per dare ognuno il meglio, progettando un futuro più giusto nell’ uguaglianza e nella solidarietà con orgoglio.

La bellezza del Natale, acquisirebbe ancora maggiore valore se fosse garantito,il diritto alla salute, per ogni cittadino e neanche un malato venga lasciato abbandonato.

La bellezza del Natale, sarebbe più sentita se il diritto all’ istruzione e allo studio,fosse garantito a tutti in eguale misura e neanche uno studente venga lasciato indietro.

La bellezza del Natale, aumenterebbe il suo splendore, se nelle famiglie e nella società, ci fosse più dolcezza, più rispetto, per le donne, vecchi e bambini, dentro un progetto di bella umanità.

La bellezza del Natale, sarà ancora più apprezzabile, se ci impegneremo di più per l’ambiente con responsabilità, perché sia più curato, più rispettato, per migliorare tutte le ricchezze della natura e le sue belle qualità.

La bellezza del Natale, con la sua luce porti nelle persone, quell’ umanità luminosa e pura, apra i cuori per abbattere i muri dell’egoismo, costruire ponti e salvare le persone che fuggono dalle guerre con cura.

La bellezza del Natale, con la guida della stella cometa, diventerà speciale se sapremo amare, ascoltare e aiutare, i cittadini del mondo che soffrono la fame, perché abbiano da mangiare e i bambini il diritto di giocare.

La bellezza del Natale, assieme ai valori umani di onestà, sincerità, solidarietà, giustizia sociale e con l’amore ci salverà, potremo vivere in un mondo migliore, dove Gesù bambino splenderà, sarà ogni giorno per tutti un sereno Natale.

Francesco Lena

Annamaria… a dopo

L’AMORE CERCATO


Volevo andare là
Dove i sogni si confondono con la realtà,
Dove le nuvole bianche
Si confondono con le anime stanche.

Dove l’universo infinito
Si confonde con un campo fiorito.

Ho viaggiato fra le nuvole bianche,
Ti ho cercata fra le anime stanche,
E nei miei sogni mi sono perduto
Per quell’amore mai trovato e mai avuto.

Ho gridato il tuo nome nel vento
Fra le stelle, la luna e il mio pianto.

La mia mente disperata e confusa
Si è perduta nella luce, dalle stelle soffusa,
Nella pazzia disperatamente ti ha cercata
E nella pazzia tristemente è ritornata.

E ora leggera fra le nuvole bianche
Accompagna nel pianto, quelle anime stanche.

 

TOTO' MIGLIORE

TOTO’ MIGLIORE

Annamaria… a dopo