BUON SAN VALENTINO !

L’amore immaturo dice: “Ti amo perché ho bisogno di te”. L’amore maturo dice: “Ho bisogno di te, perché ti amo” (Frost)



Un dolcissimo San Valentino, per tutti gli innamorati ,con una “dolce ricetta”e quache informazione…

 

La mente si lascia sempre abbindolare dal cuore. (F. de la Rochefoucauld)



Dolce di Cupido



Ingredienti per più porzioni:

3 etti di biscotti secchi, 2 vaschette di mascarpone (per un totale di mezzo chilo), 4 etti di frutti di bosco misti surgelati o freschi, 1 vasetto di yogurt ai frutti di bosco, 1 limone, 4 cucchiai di zucchero semolato, 2 cucchiai di rum, 6 cucchiai di zucchero a velo, 2 etti di panna da montare per decorare.


Preparazione:

Raccogliere i frutti di bosco in una ciotola, versare sopra lo zucchero semolato e il succo di limone e mescolare.

Versare il mascarpone in una ciotola, aggiungere il vasetto di yogurt e 4 cucchiai di zucchero a velo e mescolare. Aggiungere tre quarti dei frutti di bosco e mescolare nuovamente.

Foderare uno stampo a forma di cuore con pellicola trasparente da cucina. Versare uno strato di composto sul fondo dello stampo e disporre sopra uno strato di biscotti tagliati su misura. Spalmare sopra i biscotti uno strato di composto e ripetere l’operazione fino a esaurimento degli ingredienti, terminando con un ultimo strato di biscotti.

Coprire il dolce con un foglio di pellicola e mettere in frigo a rassodare per circa 3 ore.

Sformare il dolce rovesciandolo su un piatto. Montare la panna e dolcificarla con 2 cucchiai di zucchero a velo, mescolando con cautela, poi distribuirla sulla superficie del dolce.

Aggiungere ai frutti di bosco tenuti da parte il rum, mescolare e versare il composto sopra la panna.

 

Perché tu mi oda le mie parole a volte si assottigliano come le orme  dei gabbiani sulle spiagge.(Pablo Neruda)



Ed ora vediamo come nasce la festa di San Valentino: ha origine da una tradizione romana, i Lupercalia, dedicata a Fauno, dio dell’agricoltura e ai mitici fondatori della città di Roma, Romolo e Remo. Nell’occasione, alcuni giovani facevano un pellegrinaggio presso la caverna dove, secondo la leggenda, i due fratelli erano stati allattati.

 



Qui, sacrificavano un capretto, tagliavano la sua pelle in strisce con cui toccavano le giovani donne della città: questo rituale avrebbe dovuto favorirne la fertilità e la gravidanza. Nell’epoca cristiana, la festa fu mantenuta, anche se spostata dal 15 al 14 Febbraio ma spogliata dei suoi elementi pagani e dedicata a San Valentino.


Esistono due versioni diverse per quanto riguarda la vita del santo e il suo martirio, e la Chiesa Cattolica riconosce tre santi con il nome di Valentino. Di uno di questi, nato in Africa, si conosce però molto poco e non è pertanto legato alla festa.

 



Secondo una delle versioni, il santo sarebbe stato un sacerdote martirizzato per aver sposato clandestinamente delle giovani coppie durante il regno dell’Imperatore Claudio Secondo, il quale aveva proibito le nozze tra giovani per poter reclutare più soldati nelle legioni.


L’altra versione invece sostiene che Valentino avrebbe tentato di far fuggire dei cristiani dalle prigioni romane, dove ricevevano un trattamento molto duro. A seguito della sua cattura, avrebbe spedito una lettera alla donna che amava, concludendola con l’espressione “il tuo Valentino”; alcuni fanno risalire a questo episodio l’usanza di spedire cartoline in occasione della festa.

 



Si hanno testimonianze della celebrazione della festa già nel Medioevo, anche se certamente non si svolgeva in maniera simile a quanto avviene ora, ma si trattava di un semplice scambio di auguri, probabilmente in forma non scritta dato il diffuso analfabetismo.

Nel corso dei secoli, la popolarità della ricorrenza andò scemando fino al Diciassettesimo secolo, quando riguadagnò consensi soprattutto nei Paesi Anglosassoni, da cui è stata “esportata” anche in Italia.

Annamaria…a dopo



SPOSA SCOPRE IL TRADIMENTO IL GIORNO PRIMA DELLE NOZZE E…

Strano ma vero…Il tizio voleva mettere due piedi in una scarpa, ma gli e’ andata male.

Una ragazza ha annullato il matrimonio, invitando i presenti al banchetto per “celebrare l’onestà”. Avrebbe dovuto sposarsi il giorno dopo, con l’uomo che da ormai quattro anni era il suo fidanzato.

Per una futura sposa, però, la sera prima delle nozze si è trasformata in un incubo. Mentre festeggiava con le amiche, sul suo cellulare sono comparsi una serie di messaggi da un numero sconosciuto, che riportavano le chat tra il fidanzato della ragazza e un’altra donna, come scritto dal Daily Mail.

“Il tuo corpo è incredibile. E tu sai come usarlo. Vorrei che la mia ragazza avesse metà delle abilità che hai tu”, scriveva l’uomo all’amante. E ancora, “Mi manchi tanto, vorrei ancora fare l’amore con te per sempre”, perché “non avevo mai avuto questo tipo di esperienza, di connessione con una donna come con te, prima d’ora”.

Dopo aver letto i messaggi, la futura sposa ha deciso di non annullare le nozze e presentarsi, il giorno dopo, all’ altare. Ma, una volta arrivata al fianco del fidanzato, prima che il prete iniziasse la celebrazione, ha affermato: “Niente matrimonio oggi, si celebra l’onestà”. Poi ha letto tutti i messaggi arrivai sul suo celllare la sera prima. L’uomo ha lasciato la chiesa, mentre la ragazza e gli invitati si sono recati al banchetto: “Oggi non ci sarà un ricevimento di matrimonio, ma invece ci sarà una celebrazione dell’onestà. Devo ancora trovare il vero amore, bisogna seguire il cuore anche quando fa male”.

 

Annamaria… a dopo

AMICO

 

 

Per te Amico,

magari, nascondimi laggiù

metti le ali,

vola con la fantasia,

chiedi di più.

 

Niente trucco stasera,

per la tua idea, svegliati,

via le maschere di cera

 

in questo nostro viaggio

incontro a un ideale

forse un sogno si avvera

 

magari potrebbe essere Dio

nell’infinito cielo

ed io ti seguirò.

 

In questa notte balorda

lunga, che non passerà,

con te ragazzo senza fortuna,

 

ecco noi, chi più chi meno,

immobili a contemplare

l’irraggiungibile luna,

 

per la gente come noi,

facce strane

stranieri, senza tempo,

 

senza una facciata,

gitani nella strada

“Che bella libertà”

 

navigare con la fantasia

Per non essere così,

incontro a chi ci porti via.

 

Amico, resisti, meglio per te,

sono giorni di oscuro futuro

non chiediamoci perchè

 

la vita è un dono,

non lasciamoci andare

io qui, sempre insieme a te,

 

magari ti stupirai dal mare

i monti, le foreste

per il prezzo da pagare.

 

Ecco noi, magari, artisti,

fantasmi della notte

in questo mare di silenzio,

 

magari spiagge, de il grande mare,

oasi nel riposare

per non essere così,

 

forse facile immaginare

magari nella notte

del vento il suo ululare

 

e il ritorno

di un nemico sincero.

 Vincenzo Cantatore “Air”

Annamaria… a dopo

IL SESSO AD OGNI ETA’

Il sesso  migliora crescendo…

 
 

Il sesso? Cambia con l’età!

 

Il sesso non è uguale a tutte le età, ma muta. Si definisce e talvolta migliora, grazie alle esperienze che si acquisiscono durante il proprio percorso di vita. Ma come cambia il sesso con l’età? Vediamo, passo dopo passo, l’evoluzione del sesso e quali possono essere i modi di vivere il sesso a seconda dell’età.

Il sesso tra i 20 e i 30 anni

 

Nell’ età che oscilla tra i 20 ed i 30 anni il sesso è vissuto quasi sempre come “momento di esplorazione” in cui si hanno i primi approcci ed in cui si maturano le esperienze che in qualche modo segneranno la sfera sessuale futura. Il sesso in quest’età è generalmente vissuto senza troppi pensieri e con una “leggerezza” tipica di questi anni. Alcuni studi hanno poi evidenziato che tra i 20 ed i 30 anni non si da gran spazio alla qualità del sesso bensì alla quantità dello stesso, e i preliminari sono pochi se non del tutto inesistenti. Insomma il sesso tra i 20 ed i 30 anni di età assume più le caratteristiche di atto pratico ed esplorativo che non di atto volto a creare relazioni più stabili e profonde.

 

È inoltre in questa età così particolare che spesso si genera l’ansia da prestazione sessuale; una problematica che, se mal gestita, può comportare l’insorgenza di disfunzioni sessuali come l’eiaculazione precoce, l’impotenza o il calo del desiderio sessuale. Non a caso le statistiche dimostrano che l’eiaculazione precoce è una disfunzione sessuale assai diffusa proprio tra i giovani.

Il sesso tra i 30 e i 40 anni

 

Tra i 30 ed i 40 anni di età, sia per gli uomini che per le donne, si genera un maggior senso di sicurezza e soddisfazione sessuale. Il sesso è fatto con maggior consapevolezza e disinvoltura. Ciò è confermato anche da un recente studio, pubblicato sulla rivista Health plus, che vede circa il 77% delle donne completamente soddisfatte della loro vita sessuale verso i 40 anni di età, mentre prima di allora il sesso era ancora fortemente pervaso da insicurezza e frustrazioni.

Un altro studio ha, invece, evidenziato che per gli uomini l’età di massimo fulgore sessuale è quella dei 36 anni. L’uomo, superata la trentina, si concede a rapporti stabili che gli consentono una maggiore confidenza ed intimità con la partner. Infatti è questa l’età in cui uomo e donna vivono il sesso come fonte di piacere da condividere e assaporare.

 

Ma la ragione del sesso felice verso i 40 anni  non è solo data da una maggiore esperienza ma anche da questioni puramente ormonali. È proprio verso i 40 anni, infatti, che gli ormoni come il testosterone aumentano di vigore, migliorando anche il sesso individuale o tra partner.

Il sesso tra i 50 ed i 60 anni

 

Superati i 50 anni di età, molti considerano il sesso sia un argomento chiuso( come il nostro amico anonimo…). Ma non esiste atteggiamento o pensiero più sbagliato! Infatti, la maggior parte delle coppie, in questa età, ha una vita sessuale soddisfacente, anzi vissuta con meno paure e pensieri. Il sesso dopo i 50 anni d’età è un sesso consapevole, è un sesso completo di esperienze, comprensione e voglia di continuare a mettersi in gioco. È questa l’età in cui il sesso, specie per le donne, si arricchisce di fantasie erotico-sessuali da mettere in pratica senza la preoccupazione di una gravidanza indesiderata.

Dopo i 50 anni di età nella donna avvengono dei cambiamenti profondi determinati della menopausa. Molte donne, però, vivono male questa fase di vita, senza sapere che invece è grazie a questa che si possono vivere nuove esperienze, anche sessuali, non meno stimolanti di quelle precedenti. Anche l’uomo poi, dopo i 50 anni di età, subisce dei cambiamenti organici, dovuti alla normale riduzione di testosterone. Tuttavia quello che conta, sia per le donne che per gli uomini, è la voglia di avere una vita sessuale normale; per cui non bisogna lasciarsi condizionare da fattori biologici che possono essere tranquillamente superati per dare sfogo al massimo piacere del sesso.

 Annamaria… a dopo

LE VELE AL VENTO


Sono vecchio lasciatemi stare
Non ho più un porto dove approdare
Posso solo navigare con le vele al vento
E andare la dove il vento mi porterà

E quando il vento si fermerà
Cambierò la barca
Cambierò il mare
Cambierò il vento
E sognerò altri porti, altri mari, e altri mondi.

E quando alla fine il vento
Il mio corpo fermerà
Lassù qualcuno mi accoglierà
O forse la mia anima sola resterà.



Ma se lì ci sarà vento ….
Anche solo ….. un po’ di vento …..
Cercherò un altro mare, prenderò un’altra barca,
Gli monterò un albero e le vele spiegherò.

E dal primo porto partirò
Con quel vento me ne andrò ; Vicino, Lontano, non so.
Ma di sicuro mai nessuno mi fermerà
Finche quel vento le mie vele accarezzerà.

E con quelle vele al vento
Il mio cuore per sempre navigherà
Con l’amore e con quel vento nell’eternità
E con quel vento ….. il sorriso al mio cuore TORNERA’.

TOTO’

CIAO MAMMA…UN ANNO SENZA DI TE.


Cara Mamma, oggi è un anno che non sei più con me, fisicamente. E’ stata dura ma ancora lo è!
Non poter sentire più la tua voce, non poterti abbracciare, darti un bacio; mi manca tutto di te!
Anche i battibecchi che pero’ finivano sempre in una risata.
Quando mi chiamavi il tuo angelo, la tua luce; provo ancora un senso di vuoto intorno a me.

Mamma, quando hai chiuso gli occhi per sempre, dopo mesi di sofferenza, mi hai mandato, da subito, parecchi segnali della tua presenza con farfalle, piume e tanti tanti, tanti cuori. Queste manifestazioni mi sono state di aiuto per mitigare il mio dolore ma soprattutto i sensi di colpa per quelle volte, negli ultimi mesi della tua malattia, che ero costretta a lasciarti per ore e ti lamentavi che fossi stanca di te, nonostante avessi deciso di accoglierti a casa mia per assisterti. 

E alla signora a cui ti affidavo dicevi che andavo  fuori a divertirmi perché ero affaticata della vita che conducevo nell’assisterti giorno e notte.
No, Mamma! Non ero stanca di te! Ho fatto di tutto pur di tenerti in vita, nonostante l’enorme dispiacere di vivere la tua sofferenza. Volevo solo proteggerti.
Sono certa che dopo, da lassù, hai considerato le difficoltà che stavo attraversando in quel periodo. Negli ultimi mesi della tua malattia.
Ho dovuto girare come una trottola per avvocati, tribunali e pratiche da sbrigare a causa di persone egoiste, cattive e disoneste. Che approfittano anche in circostanze dolorose.

 
Sono stata sempre ingenua e tu me lo ripetevi spesso, ma mi fidavo. Purtroppo era un mio difetto. Ma sono cambiata, credimi.
Quante volte mi ripetevi, in siciliano, “na paura” (pazienza e non angustiarti) ed io già stavo meglio.
E comunque a me bastava e mi ripagava saperti ancora con me.
Tutti questi cuori che mi fai vedere da un anno e ancora stamane (sono sicura che sei tu, insieme a papà) mi danno la forza di andare avanti di allontanare i sensi di colpa, perché da lassù sai cosa ho dovuto affrontare negli ultimi tuoi mesi di vita. Mai sarei andata a divertirmi, a fare gite.

Per te, a causa della malattia, 3 ore o un giorno era uguale, avevi perso anche la cognizione del tempo.
Volevo solo proteggerti, Mamma. Non darti dispiaceri. E ogni volta inventavo una scusa: la spesa, il dottore, il caffè al bar (questo me lo concedevi…)
Il mondo è cattivo? No, Mamma. A deluderci sono quelli che mai ci aspetteremmo. Ma per fortuna ci sono anche tante belle persone buone e oneste.
La vita va avanti, Mamma, e anche in fretta. Non mi sembra vero che sia già passato un anno. 
Ti prometto che in fututo questa vita la vivrò con serenità, ricordandoti bella e sorridente come in foto.
Ciao mamma, ti abbraccio forte e ti mando un bacio con il vento….

Annamaria-Tina

CHI SONO I MIGRANTI ECONOMICI? LA “GRANDE PACCHIA” DELLE AZIENDE ITALIANE IN AFRICA


Dall’ utilizzo delle materie prime quali gas liquido e petrolio alla vendita di armamenti, dalle costruzioni agli investimenti sull’ energia verde, gli autori di questo articolo hanno affrontato l’argomento raccontando alcuni dei settori in cui le aziende italiane sono attive in molti paesi africani.


Le retoriche più sovente utilizzate per descrivere le differenti figure politiche del non-cittadino/a (immigrato/a, rifugiato/a, richiedente asilo) tendono a mistificare e sottacere gli aspetti socio-politico-economici di diseguaglianza strutturale tra il Nord ed il Sud del mondo inerenti ad una piena comprensione del fenomeno migratorio. “Gente disperata che scappa da guerra e carestie”, “poveri disgraziati che vivono in condizione di povertà estrema e che vedono l’Italia come l’Eldorado”, “galeotti e nullafacenti che vivono nella pacchia” sono solo alcune delle variegate e multiformi formule, stimolate da proclami politici poco edificanti, che aleggiano nei mass media. In assenza di reali problematiche (situazioni politiche instabili, conflitti permanenti e crisi alimentari) sembra non vi siano motivi per legittimare un tale fenomeno, come ha di recente affermato l’attuale Ministro degli Interni. Il “migrante economico”, la categoria politico-ontologica più vessata, costituisce il bersaglio preferito di tutti gli oppositori al libero flusso di persone verso l’Unione Europea. Coloro che inneggiano alla chiusura dei confini argomentano le loro posizioni politiche attraverso il ricorso ad una povertà endemica che affligge tutta l’Africa (intesa ovviamente come un monolitico stato-nazione) e che costringe i migranti a spostarsi in cerca di migliori fortune. Secondo tali retoriche, i migranti economici, in quanto non fuggono da guerre, carestie o violazioni di diritti umani secondo i parametri restrittivi imposti dall’UE, dovrebbero essere i primi ad essere rimpatriati o a non partire per risollevare le sorti economiche e sociali dei loro paesi di provenienza.“L’Africa è degli africani” oppure “devono ritornare da dove sono venuti!” sono gli slogan più ricorrenti quando si parla di migranti che, pur venendo da regioni differenti del globo, sembrano provenire tutti dall’Africa.


Che non sia in atto un’invasione dell’Europa e dell’Italia da parte dei migranti è dato certo. Secondo i dati ISTAT, nel paese risiedevano nel 2014 circa 5.014.437 di stranieri, di questi 449.058 provenivano dal Marocco, 103.713 dall’Egitto, 94.030 dal Senegal, 96.012 dalla Tunisia, 71.158 dalla Nigeria, 50.414 dal Ghana, 25.326 dalla Costa d’Avorio eccetera. Il totale di cittadini stranieri provenienti da paesi africani e residenti sul territorio italiano ammontava nel 2014 a circa 1.027.172 su una popolazione di 60.795.612. A fronte di questi numeri la tesi dell’invasione degli immigrati è infondata. Se larga parte dell’opinione pubblica si è quindi concentrata sul fenomeno dell’immigrazione africana in Europa ed in Italia, sono stati pochi i contributi che hanno fornito un quadro generale sulla presenza italiana ed europea nei paesi africani.


I dati che forniamo in questo contributo intendono gettare luce sulla presenza di aziende e compagnie italiane che operano nei paesi africani. Le domande che ci siamo posti riguardano in quali settori queste aziende sono attive, quanto ricavano dallo sfruttamento e utilizzo di risorse naturali e manodopera a basso costo in molti paesi africani e, infine, in quali problemi di carattere politico sono incorse alcune di queste aziende durante il loro operato. Come premessa, va sottolineato che la nostra attenzione si è focalizzata solo sulle aziende italiane e non ha tenuto conto di quelle compagnie che fanno capo ad altri stati dell’Unione Europea e non (Francia, Germania, Cina, Inghilterra, Corea del Sud e Stati Uniti). Sebbene i dati testimonino l’avanzata del neo-colonialismo economico, non abbiamo tenuto conto dello sfruttamento economico e sociale perpetuato durante il colonialismo italiano in Africa.


Per quanto riguarda la presenza di aziende e compagnie italiane in Africa, bisogna considerare che l’esportazione è uno dei maggiori volani dell’economia. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, risalenti al 2014, l’Italia risulta come la settima potenza nelle esportazioni con un volume di affari che si aggira intorno ai 26 miliardi di dollari. Una cifra tra il 62% e 67% relativamente alle esportazioni italiane nel continente africano si riferisce a 5 tipi di prodotti: (1) macchinari e dispositivi elettronici; (2) fossili minerali (petrolio e suoi derivati) e gas naturali; (3) apparecchiature elettroniche; (4) ferro e acciaio; (5) veicoli a motore e per trasporto. Tra i mercati in cui la presenza di aziende italiane è più forte vi sono la Tunisia, il Marocco, il Sud Africa e l’Etiopia.


La grande “pacchia italiana”: petrolio e gas nel continente africano


Uno dei settori più lucrativi nei rapporti tra aziende italiane e paesi africani è quello dell’estrazione del petrolio e del gas naturale. ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), con diverse filiali e siti di estrazione in ben 14 paesi, è l’azienda straniera che registra una presenza maggiore all’interno del continente. Dopo il 1981, la compagnia italiana (azienda nazionale fino al 1995 e poi in parte privatizzata) ha infatti prodotto una media di 100.000 barili di petrolio al giorno in diverse parti del continente. Tra i paesi in cui l’Eni è presente figurano: Egitto, Nigeria, Angola, Repubblica del Congo (Congo-Brazzaville), Ghana, Libia, Mozambico. Nel 2016, l’amministratore delegato Claudio Descalzi trionfalmente spiegava la strategia per gli anni futuri della compagnia petrolifera italiana affermando che ENI avrebbe investito 20 miliardi di euro in Africa, soprattutto in Mozambico e nel sito offshore di Zohr in Egitto.


Se in passato l’azienda si è dedicata soprattutto all’estrazione del petrolio in Africa Nord-occidentale, la sua recente espansione riguarda oggi anche il gas liquido in Nord Africa e in Africa Orientale.

ENI, infatti, ha pianificato di investire circa 25 miliardi di dollari (circa il 60% di tutti gli investimenti) nel continente. Esempi di questo rinnovato interesse di ENI per il gas liquido sono innumerevoli. L’azienda ha recentemente siglato un contratto con Sonatrach (compagnia algerina di stato) per incrementare le esplorazioni di gas e petrolio soprattutto nell’area di Berkine nella zona sudest dell’Algeria. Il contratto di cinque anni, rinnovabile per altri 25, siglato tra le aziende ENI East-Africa e GE Oil & GAS per lo sviluppo di siti off-shore ai fini dell’estrazione di gas liquido all’interno dell’area 4 del bacino di Rovuma in Mozambico, rappresenta uno dei casi più emblematici. Un’ulteriore prova di quanto possa essere redditizia l’attività di estrazione e la commercializzazione di gas liquido proveniente dall’Africa Orientale è la vendita da parte di Eni del 25% di interessi indiretti sulla vendita del Gas liquido estratto in Mozambico al gigante petrolifero texano, ExxonMobil. In tal modo, l’azienda petrolifera italiana, che già possedeva circa il 50% di interessi indiretti sull’Area 4, consolida il suo primato nella zona dopo aver già investito in precedenza circa 8 miliardi di dollari. In tale contratto è previsto un prezzo di vendita di circa 2.8 miliardi di dollari. Attraverso questa strategia di compra-vendita attuata tra ENI e altre società a questa affiliate – tra cui figura anche ENI East-Africa (i cui interessi sono nelle mani di ENI, la holding CNPC of China e ExxonMobil) – l’azienda nazionale è stata in grado di guadagnare circa 9 miliardi di dollari in quattro anni. Bisogna inoltre sottolineare come la presenza di aziende italiane in Africa Orientale non appartiene soltanto al recente passato. Le prime esplorazioni in questa zona del continente risalgono infatti agli anni ‘50 con AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), assorbita negli anni ‘90 da ENI, in Tanzania. Nonostante queste prime esplorazioni non abbiano dato seguito ad ulteriori ricerche di petrolio, gli anni 2000 segnano una data di svolta in questo senso con l’estrazione e la commercializzazione di gas liquido. Non è un caso che ENI, dopo essersi aggiudicata l’Area 4 del bacino di Rovuma con la sua capacità di circa 140/180 trilioni cubici di piedi (tcf), abbia venduto concessioni a compagnie petrolifere coreane, cinesi e indiane.


Una “pacchia” armata: industria e commercio di armi


Un altro settore strategico per quanto riguarda la presenza delle aziende italiane nel continente africano sono le armi (ad esempio armi o sistemi d’aria, munizioni, bombe, siluri, missili, apparecchiature per la direzione del tiro, veicoli terrestri, agenti tossici, esplosivi e combustibili militari, navi da guerra, aeromobili, apparecchiature elettroniche, corazzature o equipaggiamenti di protezione e costruzioni, software ecc.).


A causa di instabilità politica o della presenza di regimi totalitari o di interventi di “pace” da parte di organizzazioni governative, alcuni paesi del continente costituiscono una grossa fetta di mercato per gli affari della Leonardo-Finmeccanica e altre aziende a questa affiliate. Le occasioni commerciali in cui la compagnia nazionale italiana è presente spaziano dalla vendita di armamenti alla fornitura di servizi di sicurezza e supporto, ad azioni umanitarie. Un esempio di quest’ultimo tipo di affari proviene dalla Repubblica del Congo, in cui lo stato ha appaltato alla IA4P (Italian Alliance for Ports), un gruppo di compagnie della penisola attive nella logistica e nelle infrastrutture, la creazione di un sistema integrato di sicurezza marittima nel porto di Pointe Noire. La Leonardo-Finmeccanica figura come l’azienda leader in questo gruppo di compagnie e guadagnerà un totale di 30 milioni di euro sui 150 milioni complessivi. Finmeccanica-Leonardo è anche attiva nei paesi dell’Africa del Nord. Nel 2016, l’azienda nazionale, che nel 2015 aveva un fatturato di circa 13 miliardi di euro, ha siglato un accordo commerciale con il Ministro della Difesa algerino che prevede la creazione di una compagnia condivisa per la produzione di elicotteri Augusta-Westland nel sito industriale di Aïn Arnat. Nonostante questo volume d’affari, il settore più redditizio per Finmeccanica e altre aziende associate o di cui è proprietaria (Alenia Aermacchi, Agusta Westland, Ge Avio, Selex ES, Elettronica, Oto Melara, Intermarine, Piaggio Aero Industries) rimane la vendita di armamenti nel mondo ed in molti paesi del continente. Bisogna considerare che il valore globale delle licenze di esportazione definitiva si aggirava intorno agli 8.247.087.068 euro, rispetto ai 2.884.007.752 del 2014, con un volume di affari complessivo tra il 2010 e il 2014 di circa 4,8 miliardi di euro di armi. Di tale dato bisogna considerare che il valore complessivo dell’export di armamenti nel continente ha superato i 240 milioni di euro nel 2015. Tra i paesi africani in cui le aziende italiane hanno concluso gli affari più remunerativi ne figurano alcuni in cui i legami commerciali sono da tempo consolidati (Algeria, Marocco, Egitto, Nigeria) e stati che hanno potenziato il loro arsenale bellico grazie alle esportazioni italiane (Sudan, Angola, Zambia, Kenya). Nonostante la legge 185/90 sia vigente da 25 anni (norma che vieta la vendita di armamenti da parte di aziende italiane), l’Africa subsahariana ha ricevuto 1,3 miliardi di euro di autorizzazioni armate, pari al 2,4% del totale. A nulla sono valse le proteste del mondo disarmista: le aziende italiane hanno continuato a vendere armi a paesi africani ad alta spesa militare e/o a regime militare (Kenia, Madagascar, Mozambico, Sud Africa, Angola, Congo, Nigeria, Ghana, Senegal, Marocco e Algeria). Nel 2016 i risultati sono stati alquanto impressionanti. Sono state autorizzate vendite verso Angola, Congo, Kenya, Sud Africa, Algeria e Marocco (tra i paesi visitati) ma anche verso Ciad, Mali, Namibia ed Etiopia (paese in confitto costante con l’Eritrea).


Nel commercio di armamenti è stato dimostrato che sono coinvolte anche alcune grandi banche italiane, definite come banche armate. Non è un caso che secondo la Relazione Governativa sull’Export Italiano di Armamenti prevista dalla legge 185/90, con dati riferiti al 2017, le autorizzazioni rilasciate superano, comprendendo anche le intermediazioni, i 10 miliardi di euro. Nonostante la norma abbia forzato diverse banche (Monte dei Paschi di Siena, Cassa di Risparmio della Spezia, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Intesa) a disimpegnarsi dal campo delle transizioni commerciali nei primi anni 2000, la vendita di armamenti e le operazioni commerciali dirette da alcune banche (Unione di Banche Italiane, Banca Carige, Monte dei Paschi, Banca Valsabbina, BNL) continuano al giorno d’oggi[2]. Va infatti sottolineato come nel 2017 gli importi segnalati (dopo l’ultima riforma legislativa non c’è più̀ obbligo autorizzativo) abbiano raggiunto la ragguardevole cifra di 4,8 miliardi di euro (gli incassi erano 3,7 miliardi nel 2016). Oltre la metà è transitata per UniCredit (ben 2,8 miliardi) e altri importi consistenti sono quelli di Deutsche Bank (700 milioni), Bnp Paribas (252 milioni), Barclays Bank (210 milioni), Banca Popolare di Sondrio (174 milioni) e Intesa San Paolo (137 milioni).


Una “pacchia” in costruzione: infrastrutture, green energy e altri affari


Sebbene i settori dell’estrazione di gas liquido e petrolio e la vendita di armamenti costituiscano il fiore all’occhiello della presenza di aziende italiane in molti paesi del continente africano, la costruzione di infrastrutture e lo sviluppo di sistemi per lo sfruttamento di energie rinnovabili garantiscono ugualmente ottime entrate economiche alle compagnie italiane. A livello globale, l’attività all’estero delle imprese italiane di costruzioni continua a seguire una tendenza di crescita con oltre 230 nuovi cantieri aperti nel 2015 per un totale di 17,2 miliardi di euro e un fatturato cumulato che raggiunge quota 12 miliardi, con un aumento del 14,5% rispetto all’anno precedente. Nel 2015, il 9,7% delle commesse totali di aziende italiane del ramo costruzioni hanno interessato l’Africa Sub-Sahariana e il 4,1% l’Africa del Nord. L’Europa (unendo paesi UE ed Extra UE) conta il 32% del portafoglio lavori complessivo, il Sud America il 23,1%, il continente africano segue con il 20,4% (11,4% Africa Sub-Sahariana e 9,0% Africa del Nord). Stando ai dati diffusi dall’ANCE (Associaizone Nazionale Costruttori Edili), Kenya ed Egitto figurano poi, rispettivamente, al nono e al decimo posto nella classifica delle 10 principali acquisizioni del 2015 per il settore costruzioni. Mentre Algeria (sesto posto) ed Etiopia (settimo) nella top ten delle principali commesse in corso.



Tra le aziende impegnate nella corsa all’Africa, la prima compagnia è la Salini-Impregilo, nata ufficialmente a gennaio 2018 dopo la fusione dei due gruppi. Il più grande progetto in cui l’azienda è impegnata è la grande diga sul Nilo azzurro in Etiopia per la realizzazione del Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il più grande impianto idroelettrico in tutto il continente. Un’altra compagnia molto importante nel settore delle costruzioni in Africa è la Trevi. Nel 2014 l’azienda aveva annunciato appalti per un totale di 135 milioni di dollari a livello globale, oltre a un accordo quadro da 380 milioni per la realizzazione di un complesso portuale in Africa. La ravennate CMC ha appena ottenuto un finanziamento da 165 milioni da Sace, il gruppo statale italiano del credito all’estero, e da Bnp Paribas per la costruzione dell’ultimo tratto dell’autostrada Luanda-Soyo, che collegherà la capitale angolana al centro petrolifero del Nord. La friulana Rizzani de Eccher, infine, si è concentrata negli ultimi due anni sull’Algeria, dove, oltre all’ospedale di Algeri, costruirà l’Autostrada di Jijel, in partnership con due aziende algerine: un progetto da 1,6 miliardi, a cui si va ad aggiungere quello da 1,4 miliardi per un troncone della ferrovia Oued Tlelat-Tlemcen, che costruirà insieme ad altre due italiane, Condotte e Ansaldo Sts.


Insieme alla costruzione di infrastrutture, numerose compagnie italiane sono poi impegnate nella creazione di impianti fotovoltaici per l’utilizzo dell’energia solare. Un esempio è il contratto siglato tra Enertronica, attiva nel settore delle energie rinnovabili e leader di un consorzio di compagnie presenti in Sud Africa, Italia, Romania e Turchia, e il governo Eritreo per la costruzione di un impianto fotovoltaico nel 2015. Il valore del contratto è stato di circa un milione di euro. Esempio più eclatante di questo nuovo trend di mercato viene da Enel Green Power, una delle prime compagnie a investire ingenti somme di denaro sull’energia rinnovabile in Africa. L’azienda italiana, già presente in Sud Africa, Zambia, Tunisia, Marocco, Senegal, Kenya e Algeria, ha investito 120 milioni di dollari in un progetto volto a creare 100 megawatt di campi solari in Etiopia.


I problemi giudiziari connessi alla “pacchia” italiana in Africa


È venuto il momento di porre l’accento sui problemi giudiziari in cui alcune di queste aziende sono incappate nel corso degli anni.


Il 20 giugno 2018 inizierà il processo per l’affare OPL 245, nome di una concessione offshore in Nigeria, contro le compagnie Eni e Royal Dutch Shell. Le due compagnie petrolifere sono accusate di corruzione per aver versato fondi illeciti per circa 1 miliardo di dollari al fine di acquisire un blocco petrolifero del valore di circa 9 miliardi di dollari e con esonero totale dal pagamento di tassi nazionali. Coinvolti nell’inchiesta sono il già citato amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, cinque attuali e precedenti impiegati di Eni, cinque precedenti impiegati di Shell insieme all’ex ministro nigeriano del petrolio Dan Etete, proprietario di una compagnia nazionale Malabu in possesso del blocco offshore.


Purtroppo Eni non è nuova a condotte fraudolente. Per esempio, è accusata dalla giustizia italiana di aver versato circa 197 milioni di Euro tra il 2007 e il 2009 in Algeria attraverso l’intermediazione della filiale Saipem. Tramite tale operazione illecita Eni ha potuto accedere al giacimento di gas algerino di Menzel. Di corruzione internazionale, con la richiesta di 900.000 euro di ammenda e sei anni di reclusione, è stato accusato l’ex dirigente Paolo Scaroni. Un altro processo è ancora in corso contro Eni: quello che riguarda l’integrazione di una società congolese indicata dal governo del paese, l’AOGC (Africa Oil and Gas Corporation), che appartiene a Denis Gokana, consigliere del presidente Denis Sassou Nguesso, nel contratto che la compagnia ha stipulato in Congo. Ancora in Nigeria, l’ex presidente Goodluck Jonathan è accusato di aver incontrato dirigenti di Shell e Eni più volte. L’Eni potrebbe essere inoltre indirettamente coinvolta in una vicenda di corruzione nell’affare, che vale 2 miliardi di Euro, relativo al giacimento di gas offshore di Marine XI, di cui l’azienda possiede circa il 23%, situata nella Repubblica del Congo. 


Non si può non chiudere questa carrellata di atti poco meritori ricordando gli incidenti di percorso di quel partito politico che da anni e soprattutto in questi giorni non fa altro che ripetere come un mantra ipnotico che gli africani devono ritornare a casa loro. Nel 2012, Franco Belsito, allora tesoriere della Lega Nord, fa partire da Genova un bonifico di 4,5 milioni o 5,7 milioni di euro destinati a un fondo in Tanzania attraverso la società di Stefano Bonet e altre intermediarie a Cipro e in Norvegia. Lo scopo di questi investimenti erano i diamanti estratti nelle miniere nel nord della Tanzania. A quel tempo, Belsito, oltre che tesoriere della Lega Nord, era stato sottosegretario del governo Berlusconi e numero due di Fincantieri. I fondi investiti fanno parte dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali ottenuti gonfiando i bilanci dalla Lega Nord tra il 2008 e il 2010. L’attuale Ministro degli Interni e leader del partito politico sembra sia estraneo a tale vicenda, nonostante la sua lunga militanza all’interno del partito. Oggi che è leader della Lega Nord non sa dove i fondi illeciti siano finiti e chi ne siano i beneficiari.


Chi sono gli invasori?


Gli introiti prodotti dall’utilizzo delle materie prime quali gas liquido e petrolio, le ingenti commesse provenienti dalla vendita di armamenti, il volume di affari relativo alle costruzioni e agli investimenti sull’energia verde sono solo alcuni dei settori in cui le aziende italiane sono attive in molti paesi africani. Questo massiccia presenza di aziende straniere, da una parte, genera l’impoverimento delle economie locali non in grado di creare un’alternativa locale al monopolio globale in molti settori strategici e, dall’altra parte, produce lo sfruttamento di intere popolazioni che accarezzano la precarietà esistenziale tipica del regime neoliberista o sono del tutto estromesse dai circuiti economici dominanti. La perpetuazione di legami economico-sociali sbilanciati riproduce nuove forme di neo-colonialismo in cui molti governi africani si piegano, a causa della corruzione dilagante, alle esigenze di compagnie straniere elargendo loro appalti e commesse o concedendo in prestito vasti settori del loro territorio. Non è un caso che non esistano un corrispettivo di aziende nazionali in Africa in grado di contrastare lo strapotere di ENI, Leonardo-Finmeccanica, Salini-Impregilo o di altre aziende straniere in settori chiave dello sviluppo economico del continente.


Per tali motivi, più che parlare delle migrazioni come problema, bisognerebbe riflettere sulle rinnovate disuguaglianze economiche tra i paesi del Nord e quelli del Sud del mondo e i problemi strutturali derivanti da tali disparità. Lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di aziende italiane e occidentali e l’utilizzo di forza lavoro a basso costo sono le dirette conseguenze di relazioni economiche sbilanciate. Invece di farci assalire da pensieri e sentimenti di xenofobia dovremmo riconsiderare la nostra comune storia di relazioni, che lega e ha legato l’Italia e molti paesi africani. Ripensare alle dinamiche di disuguaglianza, riflettere su quali sono gli agenti politici ed economici che traggono benefici da queste relazioni e che sono latori di ulteriori iniquità. Per questi agenti economici e sociali la “pacchia” dovrebbe essere già finita da tempo.


Fonte-lavoroculturale


Annamaria… a dopo

GRUPPI FACEBOOK, UTENTI CANCELLATI

 

“Bufale.net” fa un po’ di chiarezza riguardo agli utenti cancellati nei vari gruppi Facebook.

 
 
 
 
 

Circola voce, da qualche giorno, che il social  ha eliminato delle persone dal gruppo ma non è così: semplicemente ha scorporato le persone invitate “a loro insaputa”

Laddove in passato l’admin poteva semplicemente invitare chiunque ed i loro prossimi parenti al suo gruppo e godere del numero di utenti, ora Facebook introduce una serie di passi.

 

Innanzitutto, gli utenti invitati non saranno più parte automatica del gruppo, ma dovranno decidere se accettare, fino a quel momento restando in un limbo di utenti non conteggiati.

 

L’admin a questo punto potrà sollecitare una risposta, ma mai più arbitrariamente decidere di ammettere utenti.

Il che comporta sostanzialmente due conseguenze scambiate da molti come eliminazione delle persone dal gruppo:

 

Molti gruppi si sono trovati “alleggeriti” degli utenti invitati ma che non hanno accettato

Molti gruppi ora non potranno più crescere automaticamente con gli inviti ricevuti, ma dovranno accettare una forma di consenso dell’utente finale.

E questo non possiamo certo negare sia un bene.

Bene tradotto però da molti moderatori ed amministratori nel panico di segnalazioni sempre uguali.

 

-Facebook ha eliminato dal gruppo tantissimi membri che non hanno mai partecipato attivamente. Vi prego, se interessati, di richiedere l’iscrizione…

 

-X chi si trova eliminato dal mio gruppo non sono stata io ma Facebook sta combinando un casino ad eliminare da tutti i gruppi nomi che non sono attivi! X chi volesse può rientrare!

 

-Chi è nel gruppo ****** x nn essere eliminato METTA UN POST Xche fACEBOOK ha introdotto che chi nn partecipa viene eliminato in automatico

 

-Per il disguido causato da fb che ha eliminato delle persone dal gruppo, chi è interessato a rimanere mandi un commento, grazie

 

 

Nessun disguido: semplicemente un metodo più razionale, in un certo senso migliore e più consapevole, di fare comunità.

Come potete vedere, Facebook non ha eliminato delle persone dal gruppo: semplicemente ha scorporato le persone invitate “a loro insaputa”

Annamaria… a dopo

A.A.A. CERCASI COPPIA PER LAVORARE IN UN FARO

Siete stanchi della vita frenetica e amate il mare? Se avete un partner ecco un’offerta di lavoro da sogno o quasi…c’è da sgobbare: dall’ accoglienza, alla cucina, alle pulizie e il servizio di traghetto.
Se vi piace tutto cio’ sappiate che su un’isola, nella baia di San Francisco, la società no profit “East Brother Light Station” cerca due gestori per il bed and breakfast che sorge sull’ omonima isola, a Richmond, all’interno di un faro del 1874.

Il faro è di proprietà della Guardia costiera Usa, ma è gestito per uso pubblico, senza scopo di lucro. Dal 1979, è un bed and breakfast, tra i più suggestivi della California. Tutti i ricavi sono utilizzati da un gruppo di volontari per la manutenzione degli edifici, inseriti nel registro nazionale dei luoghi storici.

 

Ecco i requisiti e le mansioni

Dopo due anni di servizio, i due locandieri attuali, Che Rodgers e Jillian Meeker, lasceranno l’East Brother Lighthouse Bed & Breakfast il prossimo aprile. La società cerca un’altra coppia che possa prendere il loro posto. Il requisito principale è che uno dei due candidati deve avere la patente nautica (statunitense) per imbarcazioni commerciali, per potersi occupare del trasporto degli ospiti. I due locandieri dovranno gestire il b&b, che ha cinque camere, in ogni suo aspetto, dalle pulizie alle prenotazioni. Si occuperanno anche di preparare e servire cene e colazioni. Per questo è gradita un’esperienza precedente in cucina. La struttura è aperta quattro giorni su sette ed è disponibile anche per eventi. I nuovi gestori inizieranno a metà aprile per poter avere due settimane di tempo per il passaggio di consegne.

Il compenso? Circa 130mila dollari all’anno, inclusi vitto, alloggio e piano sanitario. Info e candidature: QUI

Annamaria… a dopo

IL CIBO GIUSTO PER OGNI ETA’

Sabato 26 gennaio tornano Le Arance della Salute, per promuovere una corretta alimentazione e sostenere la ricerca contro il cancro. Una “folla” di volontari e migliaia di reticelle di arance rosse vi aspettano con il loro concentrato di vitamina C e altri antiossidanti.

Non è una novità che una significativa percentuale dei tumori potrebbe essere prevenuto con una sana alimentazione . . . e sabato 25 possiamo cominciare scendendo in piazza !

A fronte di un  piccolo contributo, si portano a casa Le Arance della Salute ed una pubblicazione riguardante la scelta giusta del cibo in ogni età per una sana alimentazione, contenente anche delle ricette per mettere in pratica i consigli degli esperti.

Ogni età ha i propri bisogni e quindi ciò che mettiamo nel piatto dovrebbe variare col passare del tempo, senza pensare però che esistano cibi miracolosi.

La scelta migliore è quella di una dieta ricca di cereali (riso, orzo, miglio), meglio se integrali, e di legumi; è essenziale una gran varietà di frutta e verdura di stagione (soprattutto le crucifere come cavoli in inverno e rucola in estate). Non dimentichiamo che il pesce, quello azzurro in primis, con i suoi acidi grassi antiossidanti, è un ottimo alimento che contribuisce alla prevenzione delle malattie degenerative.

Ho ritenuto doverosa questa segnalazione anche perché all’iniziativa partecipa anche il mondo della scuola; si chiama “Cancro: io ti boccio” ed ha l’obiettivo di diffondere agli alunni di ogni età le conoscenze sugli stili di vita salutari ed il significato della ricerca scientifica, valori da acquisire e rendere propri fin da piccoli.

E se proprio abbiamo esagerato . . . MOVIMENTIAMOCI !!!

MARIA

 

L’articolo di Maria mi suggerisce di proporvi un piatto fresco e leggero a base di arance e finocchi. Dopo le abbuffate delle feste Natalizie è proprio un toccasana salutare e  gustosissimo, ricco di vitamine e sali minerali. Una ricetta della tradizione siciliana molto facile e veloce da preparare che ben si presta a diverse varianti aggiungendo noci, olive nere condite, radicchio…Ecco la ricetta

INSALATA FINOCCHI E ARANCE ALLA SICILIANA
INGREDIENTI (per 4 persone)
2 finocchi
2 arance
sale e pepe qb
2 cucchiai di olio E.v.o

PREPARAZIONE
Lavare e asciugare i finocchi e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le arance e separare gli spicchi.
In una ciotola ponete gli spicchi d’arancia e i finocchi tagliati e poi condite con 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale e pepe
Questa è la ricetta base. Volendola variare si possono aggiungere le olive nere, le noci, gli spinacini crudi, il radicchio, le cipolle tagliate a fettine, l’insalata, i capperi e qualunque ingrediente suggerisca la vostra fantasia.

Annamaria… a dopo