SONO UNA MAMMA NON SONO UNA MARTIRE

Lo sfogo di una mamma (blogger) esausta, Danielle Campoamor, ha scritto un post pubblicato su Today che ha ricevuto migliaia di condivisioni e commenti:

“SONO LE 3 E 30 DEL MATTINO E NON HO DORMITO. UN’ALTRA TAZZA DI CAFFÈ È AL MIO FIANCO, FREDDANDOSI MENTRE FINISCO UN ALTRO ARTICOLO E SODDISFO UN’ALTRA SCADENZA. I PIATTI SONO STATI FINALMENTE SISTEMATI, I PANNI LAVATI PIEGATI A CASACCIO, LA SALA DA PRANZO RELATIVAMENTE PULITO E LA MIA FAMIGLIA STA DORMENDO PROFONDAMENTE NELL’ALTRA STANZA; IL DEBOLE RUSSARE DI MIO FIGLIO E DI SUO PADRE POSSONO ESSERE SENTITI IN UN ADORABILE UNISONO.

NON MI SONO DOCCIATA. NON HO MANGIATO. NON HO AVUTO UN MOMENTO DI SILENZIO SENZA PENSIERI. NON SONO STATA DA SOLA E NON HO AVUTO UN BRICIOLO DI SPAZIO PERSONALE E NON MI SONO SENTITA ME STESSA.

E QUANDO CONDIVIDO QUESTO SENSO DI STANCHEZZA E STRESS E DI INADEGUATEZZA SCHIACCIANTE CON GLI ALTRI, SPECIALMENTE CON LE MADRI, MI VIENE DETTO CHE QUESTA È UNA PARTE DELLA MATERNITÀ. INFATTI, IL PIÙ DELLE VOLTE , LE STESSE STORIE DI ESAURIMENTO E FOLLIA BORDERLINE SONO CONDIVISE CON UNO STRANO SENSO DI ORGOGLIO E DI REALIZZAZIONE.

DOPO TUTTO, QUESTA SENSAZIONE – QUESTO SENSO DI MANCANZA DI EGOISMO – È TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA LA MATERNITÀ.

MI È STATO DETTO CHE STIAMO FACENDO BENE .

IO, NELLA MIA STANCHEZZA E FAME E NELLA MIA DEVASTATA AUTOSTIMA, STO FACENDO BENE COME MADRE.

E MI HANNO DETTO CHE SE DAVVERO HO A CUORE LA MIA FAMIGLIA E IL LORO BENESSERE , QUESTO SENTIMENTO È DESTINATO AD ESSERE UN NORMALE, PARTE DI TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA PER IL PROSSIMO FUTURO.

CONTINUERÒ A SACRIFICARMI FINO AL PUNTO DI FOLLIA . TUTTO QUELLO CHE FACCIO – DALLA MIA CARRIERA AL MIO LAVORO IN CASA ALLE LE MIE SCELTE PERSONALI, AI MIEI ACQUISTI IMMINENTI, AI PICCOLI DETTAGLI IN MEZZO – DOVREBBE ESSERE , E SARÀ, PER IL MIGLIORAMENTO DELLA MIA FAMIGLIA.

RICORDERÒ COSTANTEMENTE A ME STESSA CHE SEMPLICEMENTE NON SI TRATTA PIÙ DI ME, E SE – PER QUALCHE ORRIBILE RAGIONE EGOISTICA – FINISCO PER FARLO PER ME, STO FACENDO DEL MALE A MIO FIGLIO E AL IL MIO COMPAGNO E ALLA FAMIGLIA CHE ABBIAMO CREATO.

MA IN QUESTO MOMENTO, ALLE 3:30 DEL MATTINO CON UN’ALTRA TAZZA DI CAFFÈ E UN’ALTRA SCADENZA INCOMBENTE E UN’ALTRA LISTA INFINITA DI NECESSITÀ, DEVO SOLO FINIRE PER SENTIRE CHE CE L’HO FATTA, E MI CHIEDO PERCHÉ?

PERCHÉ CONSIDERIAMO LA MATERNITÀ COME UN MARTIRIO?

PERCHÉ ABBIAMO CONVINTO LE DONNE CHE ESSERE UNA MADRE DECENTE SIGNIFICA IMPEGNARSI IN CIÒ CHE PUÒ SOLO ESSERE DESCRITTO COME AUTODISTRUZIONE ATTENTAMENTE CALCOLATA?

PERCHÉ IL DETERIORAMENTO DELLA SALUTE MENTALE E FISICA SONO CONSIDERATI COME UN PUNTO DI RIFERIMENTO DI SUCCESSO DELL’ESSERE GENITORI, ANCHE SE PRESENTATI COME UNO SCHERZO O UNA PARTE ESILARANTE DELLA GENITORIALITÀ?

PERCHÉ I MIEI AMICI – CAVOLO, ANCHE ME STESSA – PORTANO IN GIRO LA FATICA COME DISTINTIVI DI ONORE , AVVISATI DA VETERANI DI UNA GUERRA CHE SIAMO DESTINATI A CONTINUARE, GIORNO DOPO GIORNO ?

QUINDI, IN QUESTO MOMENTO ALLE 3:30 DEL MATTINO, HO DECISO CHE ABBASTANZA È ABBASTANZA.

LE MADRI NON HANNO BISOGNO DI CONSIGLI SU COME CONTINUARE A SPINGERE SE STESSE AD UN LIMITE CHE EVITEREBBERO ATTIVAMENTE SE DI FATTO LO RAGGIUNGESSERO.

LE MADRI NON HANNO BISOGNO DI “SALVA TEMPO ” O ” STRUMENTI ORGANIZZATIVI ” PER SPREMERE OGNI SECONDO DELLA LORO GIORNATA, QUANDO NON UN SOLO DI QUEI SECONDI STANCHI SARANNO SPESI PER SE STESSE.

LE MADRI NON HANNO BISOGNO DI SENTIRSI DIRE CHE DIMENTICANDO CHI SONO O IGNORANDO CIÒ DI CUI HANNO BISOGNO O DECIDENDO CHE ESSE NON HANNO IMPORTANZA, CIÒ IN QUALCHE MODO LE RENDE MADRI MIGLIORI .

LE MADRI NON HANNO BISOGNO DI ESSERE CONVINTE CHE PERDERE IL LORO SENSO DI SÉ È INDICATIVO DELLA LORO DEVOZIONE ETERNA O DI AMORE INSONDABILE .

LE MADRI DI NON HANNO BISOGNO DI CREDERE CHE “VIVERE LA LORO VITA PER LA LORO FAMIGLIA” LE RENDE GENITORI PIÙ RESPONSABILI, PIÙ AMOREVOLI, O PIÙ ATTENTI.

INVECE , LE MADRI HANNO BISOGNO CHE VENGA LORO RICORDATO CHE NON POSSONO PRENDERSI CURA DI QUALCUNO, SE PRIMA NON SI PRENDONO CURA DI SE STESSE.

LE MADRI HANNO BISOGNO DI SENTIRSI DIRE CHE VA BENE ESSERE EGOISTI . IN REALTÀ, UN ATTO DI EGOISMO POTREBBE NON SOLO GIOVARE A LORO , MA A TUTTA LA FAMIGLIA.

LE MADRI HANNO BISOGNO CHE VENGA LORO RICORDATO CHE LA LORO FELICITÀ PERSONALE SARÀ SOLO DI AIUTO ALLA LORO FAMIGLIA , PERCHÉ SONO LE LORO RISATE, LA LORO PROSPERITÀ E EUFORIA CHE POSSONO CREARE UN AMBIENTE IN CUI LA LORO FAMIGLIA È SICURO DI PROSPERARE.

LE MADRI HANNO BISOGNO DI ESSERE RASSICURATE CHE AVERE QUALCOSA AL DI FUORI DELLE LORO FAMIGLIE – UN HOBBY, UNA CARRIERA, AMICI SENZA FIGLI, UN MOMENTO DI SILENZIO – NON È SOLO QUALCOSA CHE È DI VITALE IMPORTANZA PER IL LORO BENESSERE FISICO E MENTALE, MA QUALCOSA CHE LORO MERITANO PIENAMENTE.

LE MADRI HANNO BISOGNO DI ESSERE A POSTO CON L’AVERE UNA VITA VISSUTA PER LORO, E CHE PUR SE L’AVERE CURA, IL NUTRIRE, L’OCCUPARSI DELLA LORO FAMIGLIA PUÒ RAPPRESENTARE UNA GRANDE PARTE DI QUELLA VITA, QUELLA VITA È ANCORA LA LORO.

SONO LE 3:30 DEL MATTINO E MI SENTO RINNOVATA. NON È A CAUSA DELLA QUARTA TAZZA DI CAFFÈ CHE APPENA PRESO, O PER IL SENSO DI REALIZZAZIONE CHE PROVO DOPO AVER SODDISFATTO LA MIA ULTIMA SCADENZA, MA PERCHÉ HO DECISO CHE LA MIA FELICITÀ È IMPORTANTE QUANTO QUELLA DI MIO COMPAGNO E DEL MIO COMPAGNO.

E’ PERCHÉ HO FINALMENTE REALIZZATO CHE SONO UNA MAMMA. NON UNA MARTIRE.”

 

Essere mamme non significa sacrificarsi sempre e comunque, non vuol dire trascurarsi, non vuol dire mettersi sempre all’ ultimo posto perché così la famiglia sta meglio. Non sta affatto meglio, anzi in seguito quando i figli saranno cresciuti ti renderai conto che puo’ anche essere stato un errore. Una mamma deve darsi valore come persona e non soltanto come appendice di qualcuno.Se una mamma trova dello spazio per sé,  indipendentemente dal tempo, bastano dieci minuti e ne gioveranno tutti. E un giorno i figli una mamma così la ringrazieranno perché si renderanno conto che hanno una mamma indipendente, non menefreghista intendiamoci, ma ancora libera di darsi un valore come persona e non solo come accessorio di qualcuno.

Annamaria… a dopo

FATICA DA EMPATIA?

Recentemente il “Journal of Experimental Psychology: General” ha pubblicato i risultati di 11 esperimenti su circa 1200 persone. Questo è quanto è emerso: anche quando manifestare empatia non comporta metter mano al portafogli o lasciarsi investire da racconti deprimenti, fatichiamo a provare empatia perché richiede un importante investimento mentale. Uno sforzo che spesso preferiamo evitare.

RIUSCIRE A “VEDERSI”. L’empatia, la capacità di capire i sentimenti degli altri riconoscendoli come fossero propri, è una caratteristica che ha permesso ai sapiens di cooperare e diventare maestri nella comunicazione interpersonale. È anche una sensibilità che viene meno in alcune condizioni psicopatologiche, come i disturbi della personalità, ed è pertanto particolarmente studiata. Alcuni scienziati della Penn State University (USA) e dell’Università di Toronto (Canada) hanno formulato un test psicologico per capire se e quanto gli sforzi cognitivi – la “fatica mentale” – possano agire da deterrenti nella disponibilità a empatizzare.

Nei test messi a punto sono stati utilizzati due mazzi di carte con i volti di bambini rifugiati. Per un mazzo, veniva semplicemente chiesto di descrivere i protagonisti delle carte; per un altro, di provare empatia per queste persone. I partecipanti potevano scegliere liberamente da quale dei due mazzi pescare, e quindi quale delle due azioni svolgere. In un caso, il mazzo “empatia” prevedeva anche foto di persone sorridenti: calarsi nei loro panni non implicava necessariamente solidarizzare con una condizione deprimente.

NESSUN COINVOLGIMENTO. In tutti gli esperimenti, i volontari hanno pescato dal mazzo “empatia” solo nel 35% dei casi, indipendentemente dal suo contenuto, mostrando una spiccata preferenza per il mazzo che non richiedeva uno sforzo di immedesimazione. I partecipanti hanno marcatamente tentato di smarcarsi dai compiti di empatia anche quando questo avrebbe implicato emozioni positive. Senza contare che nessuno dei test coinvolgeva l’aspetto economico: in nessun caso è stato chiesto di aiutare i protagonisti delle foto con somme di denaro vero o fittizio.

TROPPO GRAVOSO. Nei questionari complementari allo studio, la maggior parte delle persone ha descritto la richiesta a empatizzare come un compito impegnativo, dal punto di vista cognitivo: un’incombenza sulla quale si sentivano “meno preparati”, rispetto alla semplice descrizione di immagini.

SEI NATO PER QUESTO. Quando però gli scienziati hanno fatto credere ai volontari che fossero più portati degli altri nei compiti di empatia, i partecipanti sono stati più propensi a immergersi nelle realtà di estranei, scegliendo le carte dal mazzo più “difficile”. Secondo gli scienziati, è la dimostrazione che, in alcune condizioni, l’empatia può essere incoraggiata.

By Focus

Annamaria… a dopo

PARLIAMO D’AMORE


di Giorgio Zorza.

Parlare d’amore può indurre a pensare subito a luoghi comuni: passione, emozioni, batticuore, attesa, baci, carezze, romanticismo, l’uomo brillante, la bellezza della donna, le attese che l’altro ci faccia divertire… insomma tante belle cose che fanno parte si dell’amore tra due persone, ma coinvolgono, a mio avviso, quel tipo di amore tipico dell’innamoramento. Ora, qui non voglio entrare nel campo dei fattori psicologici che influenzano i rapporti, ma solo esprimere il mio parere sulla distinzione che per me c’è, tra due diversi tipi di amore tra due persone. Quello dell’inizio e quello di tutta una vita. Ritengo l’amore romantico, quello che dicono sia il più vero, quello che si presuma soddisfi le nostre emozioni e passioni… un’illusione, una bufala. Non voglio essere frainteso, la vita è troppo complessa, piena di gioie e dolori, per credere e illudersi che una persona possa “salvarci”, renderci felici. Proprio la felicità è un’illusione. Non potrà mai essere catturata per sempre. Sono solo momenti di gioia che si alternano ad altri. Solo la serenità interiore, penso sia forse raggiungibile. Ecco, tutto questo e altro potrà sembrare scontato per tante persone, ma in realtà non lo è. Parliamo di uno stereotipo molto potente nelle nostre società e a mio avviso un tranello. Siamo pronti all’amore? Alcuni pensano di si, io compreso. Ma prima dell’amore bisognerebbe coltivare la forza di cavarsela anche da soli. Senza addentrarci troppo nei meandri delle difficoltà della vita, parliamo della noia. Essa non è comunemente considerata un gran male, ma può diventarlo, e se non siamo noi ad imparare a combatterla non potremo mai pretendere che la colpa sia dell’altro: non mi diverte più, è cambiato, con un altro mi divertirei di più! Certo è vero che le basi solide della scelta di un compagno/a sono fatte anche da una buona dose di comunanza di gusti, passioni, punti di vista (amarsi essendo totalmente diversi è una bella frase poetica, salvo poi ritrovarsi single perché effettivamente “non era la persona giusta”), ma è anche vero che non bisogna illudersi che la qualità della nostra vita dipenda solo dall’altro. Se io amo la vita a prescindere, non solo in senso poetico ma realmente, emozionandomi facilmente per certe piccole cose, sorprendendomi continuamente di scoprire la vita, il mondo, la verità, dopo la rottura di un rapporto io soffrirò, ma alla fine devo ritornare alla serenità e allo svago che ho costruito con tanto entusiasmo per me stesso. O per lo meno farò il possibile. Se inseguissimo sempre l’amore passionale, cambieremmo partner continuamente.

Magari incolpando l’altro di non farci felici. Qual è il vero amore? Questo o quello? Bè… ognuno liberamente pensa e agisce come vuole. Il mio parere è che il vero amore è l’altro. A mio avviso la passione e batticuore dell’inizio (pur bellissimi) sono poca cosa in confronto ad un rapporto che dura nel tempo. Sono geloso di una giovane coppia che si ama appassionatamente perché la passione del mio amore non è più lo stesso? Non devo esserlo. Perchè magari il mio rapporto ha delle basi solidissime che non traspaiono certo nelle sceneggiate adolescenziali con tanto di gelosia estenuante e messaggini amorosi. Se mi annoio sono io la causa. Sono io che mi devo mobilitare per scoprire cosa mi piace di più fare nella vita. E questo è anche una forma di rispetto e amore verso il partner, che a suo tempo si mobilita per la sua vita. Come diceva Gibran: la coppia è come due colonne dello stesso tempio, vicine ma ognuna con la propria vita.

Un camminare insieme… Volersi tanto bene. Per me, è l’essenza del vero amore. L’amore con l’amicizia non centra nulla? Nulla di più errato a mio avviso. Intendiamoci. Non che una coppia sia un rapporto di amicizia, è la più grande amicizia a cui si possa aspirare per sperare di vivere insieme una vita. L’amicizia è sincerità, fiducia, conforto, libertà reciproca, affetto. Tutte peculiarità che in amore devono essere elevate alla massima potenza (vivere con tali valori include anche i limiti imposti alla libertà dalle responsabilità che una famiglia giustamente impone) con l’aggiunta dell’intimità sessuale. Possedere non è amare, è egoismo. Senza nulla togliere ai principi fondamentali di fedeltà a me cari, il partner deve essere libero. Libero di coltivare passioni diverse dalle tue, libero di coltivare sincere amicizie. Sta al buon senso di ognuno non confondere tale libertà con l’egoismo e abitudini sbagliate. L’amore è soprattutto una scelta, non un principio passionale incontrollabile. Scegliere di limitare spontaneamente alcune libertà per il benessere dei propri figli, della propria famiglia. L’amore passionale è anche visto come intimità sessuale, che è giusto ci sia fino ad una certa età… ma… basta ? Alcuni arrivano a farselo bastare per anni ed anni. Per poi non vivere bene magari con un uomo (o donna) tiranno e dittatore. Ognuno sceglie come gli pare. Concludo con una frase di una mia canzone dedicata ai miei principi sull’argomento: Vivilo per te, con tutto il cuore/Si che poi si può, socializzare/Non pretendere, di possedere/L’anima di lei…..

Annamaria… a dopo

IL SESSO AD OGNI ETA’

Il sesso  migliora crescendo…

 
 

Il sesso? Cambia con l’età!

 

Il sesso non è uguale a tutte le età, ma muta. Si definisce e talvolta migliora, grazie alle esperienze che si acquisiscono durante il proprio percorso di vita. Ma come cambia il sesso con l’età? Vediamo, passo dopo passo, l’evoluzione del sesso e quali possono essere i modi di vivere il sesso a seconda dell’età.

Il sesso tra i 20 e i 30 anni

 

Nell’ età che oscilla tra i 20 ed i 30 anni il sesso è vissuto quasi sempre come “momento di esplorazione” in cui si hanno i primi approcci ed in cui si maturano le esperienze che in qualche modo segneranno la sfera sessuale futura. Il sesso in quest’età è generalmente vissuto senza troppi pensieri e con una “leggerezza” tipica di questi anni. Alcuni studi hanno poi evidenziato che tra i 20 ed i 30 anni non si da gran spazio alla qualità del sesso bensì alla quantità dello stesso, e i preliminari sono pochi se non del tutto inesistenti. Insomma il sesso tra i 20 ed i 30 anni di età assume più le caratteristiche di atto pratico ed esplorativo che non di atto volto a creare relazioni più stabili e profonde.

 

È inoltre in questa età così particolare che spesso si genera l’ansia da prestazione sessuale; una problematica che, se mal gestita, può comportare l’insorgenza di disfunzioni sessuali come l’eiaculazione precoce, l’impotenza o il calo del desiderio sessuale. Non a caso le statistiche dimostrano che l’eiaculazione precoce è una disfunzione sessuale assai diffusa proprio tra i giovani.

Il sesso tra i 30 e i 40 anni

 

Tra i 30 ed i 40 anni di età, sia per gli uomini che per le donne, si genera un maggior senso di sicurezza e soddisfazione sessuale. Il sesso è fatto con maggior consapevolezza e disinvoltura. Ciò è confermato anche da un recente studio, pubblicato sulla rivista Health plus, che vede circa il 77% delle donne completamente soddisfatte della loro vita sessuale verso i 40 anni di età, mentre prima di allora il sesso era ancora fortemente pervaso da insicurezza e frustrazioni.

Un altro studio ha, invece, evidenziato che per gli uomini l’età di massimo fulgore sessuale è quella dei 36 anni. L’uomo, superata la trentina, si concede a rapporti stabili che gli consentono una maggiore confidenza ed intimità con la partner. Infatti è questa l’età in cui uomo e donna vivono il sesso come fonte di piacere da condividere e assaporare.

 

Ma la ragione del sesso felice verso i 40 anni  non è solo data da una maggiore esperienza ma anche da questioni puramente ormonali. È proprio verso i 40 anni, infatti, che gli ormoni come il testosterone aumentano di vigore, migliorando anche il sesso individuale o tra partner.

Il sesso tra i 50 ed i 60 anni

 

Superati i 50 anni di età, molti considerano il sesso sia un argomento chiuso( come il nostro amico anonimo…). Ma non esiste atteggiamento o pensiero più sbagliato! Infatti, la maggior parte delle coppie, in questa età, ha una vita sessuale soddisfacente, anzi vissuta con meno paure e pensieri. Il sesso dopo i 50 anni d’età è un sesso consapevole, è un sesso completo di esperienze, comprensione e voglia di continuare a mettersi in gioco. È questa l’età in cui il sesso, specie per le donne, si arricchisce di fantasie erotico-sessuali da mettere in pratica senza la preoccupazione di una gravidanza indesiderata.

Dopo i 50 anni di età nella donna avvengono dei cambiamenti profondi determinati della menopausa. Molte donne, però, vivono male questa fase di vita, senza sapere che invece è grazie a questa che si possono vivere nuove esperienze, anche sessuali, non meno stimolanti di quelle precedenti. Anche l’uomo poi, dopo i 50 anni di età, subisce dei cambiamenti organici, dovuti alla normale riduzione di testosterone. Tuttavia quello che conta, sia per le donne che per gli uomini, è la voglia di avere una vita sessuale normale; per cui non bisogna lasciarsi condizionare da fattori biologici che possono essere tranquillamente superati per dare sfogo al massimo piacere del sesso.

 Annamaria… a dopo

LA SCIENZA DEL RIMORCHIO: 10 CONSIGLI SEMISERI PER ESSERE IRRESISTIBILI

Forse non lo sapevate ma… un sorriso al momento sbagliato può rovinarci irrimediabilmente l’approccio.
Oppure, frutta e verdura possono diventare ottime armi di seduzione.
Focus dal mondo della ricerca ha raccolte almeno 10 atteggiamenti e comportamenti, particolarmente graditi ai due sessi.

 E se funzionano davvero…. beati voi…(fatemelo sapere)

 

1. LAVATEVI I DENTI!
Vi lavate i denti prima di un appuntamento? Fate bene, parola di scienziato. Secondo uno studio condotto dagli psicologi degli atenei di Leeds e del Central Lancashire (Regno Unito), i denti, nell’uomo, sarebbero l’equivalente della coda piumata dei pavoni, cioè un indicatore dello stato di salute fisica e genetica che aiuterebbe nella selezione del partner.
Tutto sui luoghi comuni dell’amore: il vero e il falso

2. UNA MELA AL GIORNO, LEVA IL TERZO INCOMODO DI TORNO
Lo dicevano le nonne, lo conferma la scienza: per una pelle sana e luminosa mangiate più frutta e verdura. Secondo uno studio dell’Università di St. Andrews (Scozia) e pubblicato su PLoS ONE, il consumo di frutta e verdura influirebbe direttamente sui colori della pelle, in particolare sulle tonalità del rosso e del giallo.
Non solo: i pigmenti contenuti in questi alimenti avrebbero anche un benefico effetto antiossidante che migliorerebbe la tonicità dei tessuti.

3. FATE FINTA DI NIENTE
In amore vince chi fugge: lo conferma uno studio condotto da un gruppo di psicologi di Harvard e della University of Virginia secondo il quale le donne trovano più attraenti gli uomini che non si dimostrano troppo interessati a loro.
Secondo la ricerca le donne pensano ad un uomo molto di più quando sono insicure di ciò che lui prova nei loro confronti. Insomma, il consiglio per gli uomini è quello di creare attorno a sè un alone di mistero e non tempestare l’oggetto delle proprie attenzioni di mail, SMS, telefonate.

4. METTETE IL ROSSETTO (E DIMENTICATE LA PERMANENTE)
Vi siete mai chieste se il tempo passato sotto le mani del parrucchiere sia effettivamente ben speso?
Un team di ricercatori dell’Università di Manchester ha analizzato le zone del volto femminile su cui si sofferma maggiormente lo sguardo degli uomini, scoprendo che l’area più osservata è quella della bocca: sulle labbra, soprattutto se colorate di rosso, i maschi indugiano per ben 7 secondi contro gli 0,95 spesi sui capelli e gli 0,85 dedicati agli occhi.

5. FATE CRESCERE LA BARBA (MA ANCHE NO)
Secondo Darwin, negli uomini, la barba si è evoluta perchè le donne hanno sempre preferito i maschi dal volto peloso, considerandoli più attraenti, forti e virili.
Eppure uno studio condotto a Oxford nel 2011 sembra smentire questa affermazione: le donne coinvolte nella ricerca hanno dimostrato una spiccata preferenza per i maschi ben rasati e con il volto pulito.
Secondo i ricercatori la barba, pur aumentando lo status sociale percepito dell’individuo, conferirebbe un aspetto eccessivamente aggressivo e farebbe sembrare anche più vecchi.

6. VESTITEVI COSÌ (CON UNA T SULLA MAGLIETTA)
Anche l’occhio vuole la sua parte e le donne prediligono i maschi con petto possente e spalle larghe. Per raggiungere questo obiettivo ci sono due possibilità: la palestra oppure indossare una maglietta con una grande T maiuscola stampata sopra.
Lo conferma un curioso studio condotto dagli psicologi della Nottingham Trent University (Regno Unito): il 12% delle donne che hanno partecipato ai test ha giudicato gli uomini che indossavano questa maglietta più seducenti.
Ma attenzione alla stampa: se la T viene riprodotta al contrario i sex appeal di chi la indossa crolla, perchè le spalle si stringono e i fianchi si allargano.

7. EVITATE LA VOCE ALLA MARIA DE FILIPPI
Avete sempre pensato che una voce roca e bassa sia un’ottima arma di seduzione? Siete fuoristrada. Sembra infatti che gli uomini prediligano le donne con una voce alta e squillante perché, inconsciamente, la assocerebbero a una corporatura più esile e minuta. Lo afferma una ricerca dello University College London e pubblicato su PlosOne.

8. SORRIDETE (SE SIETE DONNE)!
Non siate musone: se volete attrarre l’uomo dei vostri sogni… sorridete. Una ricerca condotta dagli psicologi della University of British Columbia e apparso sulle pagine di Emotion Showed dimostra che nelle donne la felicità è l’emozione più seducente. Secondo gli scienziati basta un sorriso perchè gli uomini trovino una donna più attraente.

9. NON SORRIDETE (SE SIETE UOMINI)!
Lo stesso studio afferma però che le donne preferiscono i maschi con un aspetto serio e tenebroso: le intervistate hanno dichiarato che negli uomini la felicità è l’aspetto emotivo meno sexy. Questo spiegherebbe perchè alcune donne rimangono particolarmente colpite dai “bad boys”.
Occorre comunque sottolineare che la ricerca si è soffermata sull’attrazione sessuale: ciò non significa che un uomo allegro e divertente non possa essere il candidato ideale per una relazione di lungo periodo.

10. NON STRESSATEVI!
L’uomo perennemente impegnato e stressato non cucca: secondo gli scienziati della University of Abertay Dundee (Scozia) le donne prediligono i maschi con bassi livello di cortisolo, l’ormone dello stress, perché sarebbero maggiormente in grado di dominare le situazioni critiche.
Secondo gli psicologi questa sarebbe considerata una caratteristica positiva da tramandare alla prole.

Annamaria… a dopo

MAGICA CASUALITA’

Non mi ero mai posta nessuna domanda su cosa potesse succedere, oltre a provare tanto dolore, quando perdiamo una persona cara come la mamma e se potessero arrivarmi dei segnali di comunicazione. Nemmeno ora mi faccio domande: ci credo e basta. Convinta che non esiste una casualità ma una sensibile e importante conferma. Vi racconto la mia storia dove tutto è avvenuto magicamente e spontaneamente.

Poco prima che morisse mia madre, qualche mese fa, mi arrivavano dei segnali tangibili a forma di cuore.
Tutto inizio’ un giorno mentre misuravo ,come facevo quotidianamente, la glicemia a mia mamma. In quella prima occasione fu mia figlia ad accorgersi che mentre tamponavo il dito per bloccare il sangue si era formato un piccolo cuoricino. Pensai fosse un caso.
E invece no nei giorni successivi si manifestavano ancora segnali sempre a forma di cuore. Mano a mano lo interpretai come un segnale di mio padre, che non c’è piu da 12 anni, come una sorta di messaggio e dirmi “stai tranquilla io ti proteggo sei molto stanca e presto la mamma verrà da me” (in effetti mi svegliavo di notte perchè la sentivo parlare da sola con gli occhi aperti verso il soffitto e comunicava  proprio con lui con mio padre, non capivo cio’ che diceva ma intendevo bene il nome e la osservavo, di nascosto, fino a quando si riaddormentava. Dopo la sua morte ,avvenuta circa un mese dopo, è stato un susseguirsi di segnali : cuori tra nuvole , nel cibo, nelle pozzanghere per strada, nel fondo della tazzina del caffe’ e poi una piuma, soffice e bianca, in un posto inconsueto proprio nel giorno della festa della mamma, mentre piangevo.

E poi 2 farfalle (una bianca e una colorata, bellissime) mentre camminavo. Mi giravano intorno e sembrava non volessero lasciarmi.

La particolarità di questi segnali è che mi arrivano nei momenti di sconforto ma anche in momenti di serenità o mentre penso a lei, senza cercarli. Come i cuori che vedete qui sotto.


Mi sono chiesta come mai non avessi ricevuto gli stessi segnali da mio padre e mi sono data una spiegazione, forse sbagliata, non lo so: dovevo essere forte per stare vicino a mia madre e prendermi cura di lei.

Ora, entrambi, vogliono rassicurarmi che sono sempre con me nei momenti belli, nei momenti brutti e di sconforto e…credetemi danno magicamente una pace interiore, capace di affrontare il dolore che provoca l’assenza fisica di due genitori che ho amato, riamata tanto, sempre con la certezza che non mi abbandoneranno mai, fino a quando li raggiungero’.
Ricordiamoci che al di là della cura e attenzione che diamo al nostro corpo ,con mille attenzioni, non dobbiamo trascurare la nostra vera essenza , l’anima.
Condivido con voi alcune foto che ho fatto in questi mesi che testimonia  la mia esperienza.

 

Annamaria…” Ho sorriso senza accorgermene, dev’essere così che si ricomincia.

 

LUI TI VUOLE. TU CEDI. LUI NON TI VUOLE PIU’. FA MALE. TROVI LA FORZA PER ANDARE VIA.. LUI TI RIVUOLE…

 Verso l’otto Marzo

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato. (Elie Wiesel)

 

Per molte donne ( ma anche uomini) la dipendenza emotiva è una trappola …non cadere nella trappola affettiva.

Una tesi da 110 e lode.

Il tuo lui “tossico” non ti vuole però , poi, quando finalmente ne hai abbastanza, ti trova irresistibile. Per uscire per sempre da una relazione abusante devi sapere come proteggere te stessa.

Lui ti vuole. Tu cedi. Lui non ti vuole più. Fa male. Trovi la forza per andare via. Lui ti rivuole. Cedi ancora.

Poi lui non ti vuole più, di nuovo. Cancella e ripeti.

By Shannon Colleary- HuffPostUsa

Se siete com’ero io un tempo, e attirate uomini allergici all’impegno serio, nocivi, forse avete vissuto quell’esperienza contraddittoria: trovate finalmente la forza per stare lontane da lui per sempre, solo per vederlo tornare strisciando, giurandovi che vi ama davvero e che è cambiato sul serio… stavolta.

Se gli credete, il ciclo “inseguimento/panico” riparte da zero. Perché fa così?

Nel loro libro fondamentale, Men Who Can’t Love, Julia Sokol e Steven Carter scrivono “Spesso, l’uomo che ha paura d’impegnarsi ha bisogno solo di distanza, per alleviare la sua ansia. La relazione è finita, lui non è più terrorizzato. Così, i sentimenti che prova per te possono venire a galla liberamente in questo ambiente non-minaccioso. Liberatosi dal terrore della trappola, sente la tua mancanza. E ti chiama”.

“Quando succede, in genere il copione si ripete. L’unica differenza: questa volta accade più velocemente”.

Ho avuto due relazioni tossiche. Rimarreste sbalorditi di fronte alla profondità delle lettere d’amore dei miei due uomini impegno-fobici, quando finalmente trovai la forza per andare via.

Ecco un piccolo assaggio di quello che scrisse uno dei due, nel mio diario personale:

“Shannon, devo dirti così tante cose. Sono grato perché conosco una donna così bella, talentuosa, profonda, intelligente.

“Con te, sono cresciuto come essere umano, ho pensato e sperato di creare una famiglia con te e che noi potessimo sostenerci a vicenda”.

(Arrivata a questo punto, mi sentivo al settimo cielo per essere riuscita a cambiarlo tanto. Aveva bisogno del mio perfetto amore).

“Non capisco come i sentimenti di una persona possano cambiare così tanto, dopo aver provato tutto quello che abbiamo provato”.

(I miei sentimenti erano cambiati perché non rispondeva alle mie telefonate e spariva per giorni quando io chiedevo una relazione monogama)

“Voglio che tu sappia che non ho mai provato le stesse cose con nessun’altra”.

(Il mio ego era alle stelle. Cavolo, sono meravigliosa)

“Perciò, il disastro che sono stato per le ultime due settimane è coerente con i miei sentimenti”.

(Sono felice che stia soffrendo dopo tutta la sofferenza che ho patito io. Lo lascerò soffrire ancora qualche secondo, poi lo riprenderò con me e avremo una vita perfetta. Perché adesso capisce che sono fantastica, finalmente!)

“Mi rattrista sentirti dire che non vuoi stare con me. I mal di testa, le notti insonni, i momenti “no” mi sembrano così sbagliati. Sono perso. Scusami se non ti ho detto che ti volevo nella mia vita. E il fatto che io ci abbia messo un bel po’ a capire come funziono e perché mi comporto così, non è un motivo valido per lasciare scomparire quello che c’è di speciale tra noi”.

(Questo passaggio mi coinvolse davvero. “Ci aveva messo un po’” a capire come funzionava. Il mio periodo di terapia non mi aveva forse insegnato che non sempre conosciamo il motivo delle nostre azioni? Non potevo essere indulgente con lui?)

“Tutto questo non ha alcun senso”

(Non ti sei fatto sentire per una settimana. Poi sei rispuntato dal nulla, hai preteso del sesso orale e ci sei rimasto male quando hai capito che non lo avrei fatto).

“È molto semplice. Io amo te tu ami me. Siamo fatti l’uno per l’altro”.

(In realtà, non tanto per me)

“Dovremmo stare insieme. Ti prego dammi una possibilità. Ti supplico, non gettare alle ortiche una cosa così bella. Pensaci, tesoro!”

Ci pensai per circa cinque minuti. Poi gli accordai un’altra possibilità. Com’è andata? La mia ricompensa furono altri quattro anni di incoerenza, inaffidabilità, bugie, tradimenti, e tantissime, meravigliose lettere di scuse.

Quindi, cosa fare per non cadere preda della sindrome “inseguimento/panico” di un partner nocivo?

 

Se ti sei ritrovata a chiederti: “Perché non mi lascia andare se non mi vuole?”, ecco sei cose che devi sapere per tirarti fuori da questa tipologia di relazioni.

1. Capisci che andate a due velocità diverse.

Tu desideri connessione, intimità, impegno, longevità del rapporto. Lui desidera queste cose quando tu scappi via. Ma quando ti riavvicini e gliele offri, si sente soffocare, va in panico, scappa o compromette il rapporto criticando, abbattendosi, dimostrandosi inaffidabile e/o infedele. Quello che funziona per te non funziona per lui.

2. Rallenta

Ricorda “La fiducia si conquista, non si regala”. Se decidi di dare al tuo ragazzo una seconda possibilità perché lui giura di essere cambiato e vuole quello che vuoi tu, vacci piano. Sì, il sesso riparatore può essere scoppiettante come i fuochi d’artificio delle Olimpiadi di Pechino, ma non è indicativo di un cambiamento reale.

3. Non credere di vivere in un film.

Richard Gere è tornato in sé dopo aver scaricato Debra Winger. Si precipita nella fabbrica dove lei lavora per portarla via, verso un futuro dove lui sarà amorevole e sexy come un “gatto sul tetto che scotta”. È una fantasia nociva come “La bella addormentata” e “Biancaneve”. Ma la realtà è che forse l’unica cosa che Debra Winger avrebbe ottenuto, nella vita vera, sarebbe stato il cappello di Gere.

4. Credi a quello che fa, non a quello dice.

Quando il tuo uomo ritorna strisciando, con le lacrime agli occhi, distrutto, è portato a dirti di tutto pur di riaverti. E probabilmente dice sul serio, è questa la parte più insidiosa. Ma quando ti ha riconquistata, si sente soffocare ancora una volta.

5. Non trovare scuse al suo pessimo comportamento e non incolpare te stessa.

In generale, le donne attratte da stronzi allergici all’impegno hanno un’empatia sovrabbondante e la tendenza ad attribuire responsabilità sbagliate.

Si tratta di un retaggio dell’infanzia. I bambini piccoli credono di essere la causa di tutto quello che succede loro, nel bene e nel male. In quel periodo, il tronco encefalico è ancora sottosviluppato e non assimila il concetto che il bambino non si trova al centro dell’universo.

Se abbiamo avuto un’educazione instabile (ad esempio genitori con dipendenze di qualsiasi tipo) spesso portiamo con noi, nell’età adulta, quella sensazione di essere la causa del problema, offrendo il fianco a uomini allergici alle relazioni serie, caotici, narcisisti, tossici e simili.

Dai un’occhiata ai trascorsi del tuo ragazzo. Ha seminato una sfilza di cuori infranti? Allora forse non sei tu la responsabile del suo comportamento “impegnofobico”.

6. Abbi cura di te.

Quando un ex dannoso torna da noi, distrutto perché gli manca la relazione che lui stesso ha mandato all’aria, per natura siamo portate a correre ai ripari. Quando provi questo impulso fai attenzione, e dubita della sua autenticità.

Chiedi a te stessa: “Di cosa ho bisogno in questo momento? Cosa mi farebbe sentire stabile, ragionevole, tranquilla?” E poi chiedi alla presenza superiore in cui credi di darti la forza per farlo.

Lei non ce l’ha fatta. Purtroppo, anche se sopravviverà, questa donna forte ma sfortunata, sarà morta dentro quando saprà dello sterminio della sua famiglia per mano di un tossico criminale che mi rifiuto di chiamare uomo e che pretendeva di avere la clemenza dalla moglie anche per le sue scappatelle amorose (lasciando addirittura 5000 euro all’amante) e il sorriso delle figlie.

-La telefonata-
«Non vi farò mai male».

Fanno venire i brividi le parole del carabiniere che ha sparato alla moglie, ucciso le due figlie e poi ( dopo 9 ore) si è suicidato, pronunciate nel corso di una telefonata, da lui stesso registrata e risalente a pochi mesi prima della strage, diffusa da una trasmissione televisiva. L’uomo chiama la moglie, Antonietta Gargiulo, pregandola di farlo parlare con la figlia più grande, Alessia, di 13 anni. La donna prima chiarisce: «Se lo devono sentire loro». Poi gli passa la ragazzina. Capasso chiede alla figlia se vuole uscire con lui ma Alessia prende tempo, sembra avere paura. Allora lui la rassicura: «Non ti preoccupare a papà, non ti faccio niente». Lei risponde: «Lo so che tu non mi faresti mai del male». Non fa in tempo a finire di parlare che lui giura: «No, mai mai». Poi l’uomo torna a insistere per convincerla a incontrarlo: «Se mai proviamo a stare insieme, mai sappiamo se stiamo bene o no». La 13enne sembra in difficoltà. «Però da soli no», dice. Il padre allora estende l’invito anche alla moglie e all’altra figlia più piccola, Martina, 8 anni. «Ci tengo a voi», assicura. Ma Alessia preferisce chiudere la conversazione e, rispondendo alla richiesta del papà, dice: «Ti faccio sapere dopo». Poi ripassa il telefono alla madre.

Anche alla moglie Capasso ripete: «Anto’, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto». Ma lei non crede al marito: «Non è che non mi fido più di te, non mi fido più di nessun uomo al mondo. Voglio stare tranquilla con le mie figlie a riprenderci perché io sto male. Io – continua la donna – c’ho un cuore mio da ricostruire. Venti anni di sogni e desideri distrutti. Io voglio la separazione. Stai male? Me lo immagino nessuno è contento – dice rivolgendosi al marito – ma tu sai tutta la verità, sai tutto quello che io ho fatto per te». Antonietta continua il suo sfogo come un fiume in piena: «Ti manca fare l’albero di Natale? Dovevi perdere tutto per capirlo. Allora io spero – spiega all’uomo – che tu veramente faccia un percorso e diventi l’uomo migliore che tu puoi essere, perché tu di base ce le hai le qualità però c’hai tante problematiche». Capasso assicura: «Ho capito tutti gli errori miei verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi». E poi le dice di essere d’accordo sulla separazione se lei pensa che questo la farebbe stare meglio. La moglie però torna a esprimere tutto il suo dolore: «Dimmi, io sono stata felice 16 anni di matrimonio? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata. Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita perché lo sai che non me lo merito». Non è solo un episodio, continua, “io e te sappiamo la verità“. «Se l’hai capito – dice ancora Antonietta – mi fa solo piacere perché se tu diventi la persona che puoi essere, io sono felice di vederti un padre migliore».

La moglie: «Avevi tutto»
Capasso però replica: «Ma io senza di voi non riesco». E la supplica: «Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine». La moglie allora cerca di fargli capire che non può costringere le figlie ad incontrarlo se loro non vogliono: «Non te la devo dare io la possibilità – spiega – ma se io vedo mia figlia in ansia, impaurita, io non la obbligherò a fare niente. Tu l’hai obbligate per anni a fare le cose che non volevano. Sappi che io e loro preghiamo per te, in questo le obbligo». Poi, prima di chiudere la conversazione, le ultime amare parole: «Avevi tutto, due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava». E continua: «Io sono la deficiente che ti ha stra-amato, ho sbagliato. Ora penso a me e alle mie figlie perché ho dato la mia vita per te e davanti a Gesù cammino a testa alta. Mi dispiace hai superato tutti i limiti».

Annamaria… a dopo

 

RIFLESSIONE…

Lascia che le cose vadano come devono andare
non rincorrere chi se ne vuole andare,
non è giusto,
chi resta deve restare con convinzione.
Non avere paura di perdere quel che non riesci a trattenere
perché quello che trattieni non è mai tuo veramente
e non devi stare dietro a persone che vogliono andare avanti senza te
e non avere paura che la vita non ti darà quello che vuoi
perché ciò che vuoi non è sempre quello che ti serve
anzi, quasi mai
perché quello che vuoi non è sempre il tuo destino
ma tu non correre dietro a niente
smetti di aspettare la svolta
smetti di dannarti perché non ottieni quello che chiedi
smetti di chiedere
smetti di disperarti
smetti di aspettarti sempre quello che daresti
smetti di vedere solo quello che non va trascurando tutto il buono
smetti di avere paura:
vivi.

Annamaria… a dopo

 

UOMINI VIOLENTI, CAMBIARE SI PUO’

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E dopo una giornata di tam tam dove l’uomo (la bestia crudele) è stato costretto ,almeno per un giorno, a riflettere in occasione della giornata contro la violenza sulle donne concludo con una nota positiva in favore degli uomini.

Voglio fermamente credere che non tutti gli uomini sono delle bestie criminali che usano violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne, mogli,compagne,sorelle.

Ci sono uomini che sanno davvero amare e rispettare le donne.
Questo bel post di Fabio Volo ,dedicato alla moglie, è un esempio che non tutti gli uomini sono uguali.

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“volofabioDicono che uno dei regali più belli che un padre possa fare ai propri figli sia quello di amare la loro madre. Questo è il regalo che ho scelto anche se in fondo non ho scelto proprio nulla. Semplicemente mi sembra impossibile non farlo. È tutto così naturale. Thank you @johannamaggy”

( Come spesso ripeto, anche se non ci si ama piu’ deve comunque rimanere il rispetto reciproco! )

 

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Questa invlettere-di-scuse-di-uomini-violentiece è la storia di un uomo pentito e rinato dopo un percorso di rieducazione: “Dovevo cambiare o avrei perso le persone che amo di più”

FIRENZE. “Ricordo ancora quella sera: avevo il coltello in mano e gridavo a mia moglie “ora ti ammazzo”. La bambina era lì che ci guardava. Eravamo in cucina, e il terrore nei suoi occhi e in quelli di suo fratello non posso dimenticarlo. Poi la loro paura, quando venivano a dormire da me, dopo la separazione, perché la mia violenza poteva esplodere in ogni momento, ed erano botte, urla, piatti rotti”.

Alessandro ha 50 anni e non si vergogna di piangere. “Erano così piccoli…”. Seduto in una stanza colorata del “Cam” di Firenze, Centro di ascolto per uomini maltrattanti, mentre stringe tra le mani una lettera della figlia come fosse un oggetto prezioso, Alessandro, alto funzionario in una multinazionale, prova a raccontare cosa c’è nella mente (e nel cuore) di un uomo che terrorizza la moglie, i figli, le persone che più dice di amare. Ma anche il suo lento percorso di rinascita, attraverso gli incontri con gli operatori del “Cam”, il più famoso centro in Italia per il recupero dei maschi violenti.

Alessandro, come ha fatto a capire che aveva bisogno di aiuto?
“Ho sempre pensato di essere nel giusto quando picchiavo e umiliavo tutti. Poi l’anno scorso, quando una sera infuriato ho sbattuto mia figlia contro il portone di casa, ho capito che se non fossi cambiato avrei perso per sempre i miei affetti più cari”.

Ma lei perché si comportava così?
“Rabbioso e iracondo sono stato fin da ragazzo. A casa mia volavano piatti e urla. Sono cresciuto sentendo mio padre gridare a mia madre: “Ora ti mollo un ceffone”. Ma non voglio giustificarmi. Io sono un violento e mio fratello no, eppure abbiamo vissuto le stesse cose. Ho sempre reagito in modo sconsiderato. A 11 anni per una punizione spinsi mia madre contro una poltrona, rompendole una costola. Ma il peggio è arrivato quando mi sono sposato”.

Cosa accadeva?
“Tutto doveva essere fatto come decidevo io. Se mia moglie prendeva un’iniziativa, diventavo brutale. Lanciavo oggetti. Sbattevo i pugni sul tavolo. L’ho presa a schiaffi. La svalutavo in continuazione. Proprio come mio padre aveva fatto con mia madre. In casa tutti avevano paura di me”.

E i suoi figli?
“Il mio rimorso più grande. Nemmeno con loro mi tenevo. Una volta, per strada, strattonai in modo così violento mia figlia di due anni che la gente mi voleva fermare. E a mio figlio, oggi adolescente, ho rotto un oggetto in testa perché non faceva bene i compiti. Per anni non mi hanno parlato. Mia moglie mi ha lasciato quando erano piccoli, ma so che era terrorizzata quando venivano a dormire da me”.

Ma lei non chiedeva perdono, non provava a cambiare?
“Avevo dei rimorsi, ma davo la colpa agli altri. Alla mia ex moglie, ai ragazzi che mi facevano arrabbiare”.

Un padre padrone insomma?
“Forse. Come tanti altri uomini “normali” che ho incontrato qui al centro di ascolto. Convinto, anche in quanto maschio, di avere ragione”.

Ha mai pensato di esser capace di compiere un femminicidio?
“Mi sono fermato in tempo… Purtroppo però ogni volta che ho avuto una nuova relazione ho messo in atto comportamenti violenti. Ho avuto una seconda compagna. Era molto gelosa. Una notte l’ho fatta cadere procurandole una contusione al collo. Naturalmente la storia è finita. Ma io dicevo che era colpa sua…”.

Cosa l’ha spinta a venire al “Cam”? E cioè a curarsi finalmente?
“È stata la mia ex moglie. Mi ha fatto capire che i ragazzi non li avrei più rivisti. Il solo pensiero mi faceva impazzire. Qui però noi non usiamo la parola “curare”. La violenza non è una malattia, è un comportamento. Una scelta. Con i gruppi e i percorsi individuali impariamo a riconoscerla dentro di noi, a controllarla, a modificare le reazioni. Ad esempio smettendo di dare la responsabilità agli altri della nostra aggressività. Ma ci vuole uno sforzo continuo”.

E lei si sente al sicuro?
“Ho sempre paura. Noi ex violenti siamo come gli alcolisti. Sempre a rischio di ricaduta. Io ero un persecutore perché volevo avere ragione a tutti i costi. Oggi ascolto gli altri”.

Lei ha in mano una lettera di sua figlia. Cosa la commuove tanto?
“Piango di gioia e di dolore. Me l’ha scritta dopo l’inizio del mio percorso al “Cam”. Racconta la sofferenza che ho causato a lei e al fratello. Ma dice, anche, che mi vuole bene”.

E suo figlio maschio?
“È chiuso, distante. L’ho picchiato e fatto sentire una nullità. Ma da qualche giorno viene a fare i compiti a casa mia. Una gioia incredibile”.

Se i maschi violenti frequentassero questi centri, si potrebbero evitare alcuni femminicidi?
“Sì, ne sono certo. Ho incontrato diversi uomini, qui dentro, che si sono fermati prima di commettere un omicidio”.

http://www.centrouominimaltrattanti.org/

2.0.1

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Fonte by la Repubblica.it

Annamaria… a dopo