LUI TI VUOLE. TU CEDI. LUI NON TI VUOLE PIU’. FA MALE. TROVI LA FORZA PER ANDARE VIA.. LUI TI RIVUOLE…

 Verso l’otto Marzo

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato. (Elie Wiesel)

 

Per molte donne ( ma anche uomini) la dipendenza emotiva è una trappola …non cadere nella trappola affettiva.

Una tesi da 110 e lode.

Il tuo lui “tossico” non ti vuole però , poi, quando finalmente ne hai abbastanza, ti trova irresistibile. Per uscire per sempre da una relazione abusante devi sapere come proteggere te stessa.

Lui ti vuole. Tu cedi. Lui non ti vuole più. Fa male. Trovi la forza per andare via. Lui ti rivuole. Cedi ancora.

Poi lui non ti vuole più, di nuovo. Cancella e ripeti.

By Shannon Colleary- HuffPostUsa

Se siete com’ero io un tempo, e attirate uomini allergici all’impegno serio, nocivi, forse avete vissuto quell’esperienza contraddittoria: trovate finalmente la forza per stare lontane da lui per sempre, solo per vederlo tornare strisciando, giurandovi che vi ama davvero e che è cambiato sul serio… stavolta.

Se gli credete, il ciclo “inseguimento/panico” riparte da zero. Perché fa così?

Nel loro libro fondamentale, Men Who Can’t Love, Julia Sokol e Steven Carter scrivono “Spesso, l’uomo che ha paura d’impegnarsi ha bisogno solo di distanza, per alleviare la sua ansia. La relazione è finita, lui non è più terrorizzato. Così, i sentimenti che prova per te possono venire a galla liberamente in questo ambiente non-minaccioso. Liberatosi dal terrore della trappola, sente la tua mancanza. E ti chiama”.

“Quando succede, in genere il copione si ripete. L’unica differenza: questa volta accade più velocemente”.

Ho avuto due relazioni tossiche. Rimarreste sbalorditi di fronte alla profondità delle lettere d’amore dei miei due uomini impegno-fobici, quando finalmente trovai la forza per andare via.

Ecco un piccolo assaggio di quello che scrisse uno dei due, nel mio diario personale:

“Shannon, devo dirti così tante cose. Sono grato perché conosco una donna così bella, talentuosa, profonda, intelligente.

“Con te, sono cresciuto come essere umano, ho pensato e sperato di creare una famiglia con te e che noi potessimo sostenerci a vicenda”.

(Arrivata a questo punto, mi sentivo al settimo cielo per essere riuscita a cambiarlo tanto. Aveva bisogno del mio perfetto amore).

“Non capisco come i sentimenti di una persona possano cambiare così tanto, dopo aver provato tutto quello che abbiamo provato”.

(I miei sentimenti erano cambiati perché non rispondeva alle mie telefonate e spariva per giorni quando io chiedevo una relazione monogama)

“Voglio che tu sappia che non ho mai provato le stesse cose con nessun’altra”.

(Il mio ego era alle stelle. Cavolo, sono meravigliosa)

“Perciò, il disastro che sono stato per le ultime due settimane è coerente con i miei sentimenti”.

(Sono felice che stia soffrendo dopo tutta la sofferenza che ho patito io. Lo lascerò soffrire ancora qualche secondo, poi lo riprenderò con me e avremo una vita perfetta. Perché adesso capisce che sono fantastica, finalmente!)

“Mi rattrista sentirti dire che non vuoi stare con me. I mal di testa, le notti insonni, i momenti “no” mi sembrano così sbagliati. Sono perso. Scusami se non ti ho detto che ti volevo nella mia vita. E il fatto che io ci abbia messo un bel po’ a capire come funziono e perché mi comporto così, non è un motivo valido per lasciare scomparire quello che c’è di speciale tra noi”.

(Questo passaggio mi coinvolse davvero. “Ci aveva messo un po’” a capire come funzionava. Il mio periodo di terapia non mi aveva forse insegnato che non sempre conosciamo il motivo delle nostre azioni? Non potevo essere indulgente con lui?)

“Tutto questo non ha alcun senso”

(Non ti sei fatto sentire per una settimana. Poi sei rispuntato dal nulla, hai preteso del sesso orale e ci sei rimasto male quando hai capito che non lo avrei fatto).

“È molto semplice. Io amo te tu ami me. Siamo fatti l’uno per l’altro”.

(In realtà, non tanto per me)

“Dovremmo stare insieme. Ti prego dammi una possibilità. Ti supplico, non gettare alle ortiche una cosa così bella. Pensaci, tesoro!”

Ci pensai per circa cinque minuti. Poi gli accordai un’altra possibilità. Com’è andata? La mia ricompensa furono altri quattro anni di incoerenza, inaffidabilità, bugie, tradimenti, e tantissime, meravigliose lettere di scuse.

Quindi, cosa fare per non cadere preda della sindrome “inseguimento/panico” di un partner nocivo?

 

Se ti sei ritrovata a chiederti: “Perché non mi lascia andare se non mi vuole?”, ecco sei cose che devi sapere per tirarti fuori da questa tipologia di relazioni.

1. Capisci che andate a due velocità diverse.

Tu desideri connessione, intimità, impegno, longevità del rapporto. Lui desidera queste cose quando tu scappi via. Ma quando ti riavvicini e gliele offri, si sente soffocare, va in panico, scappa o compromette il rapporto criticando, abbattendosi, dimostrandosi inaffidabile e/o infedele. Quello che funziona per te non funziona per lui.

2. Rallenta

Ricorda “La fiducia si conquista, non si regala”. Se decidi di dare al tuo ragazzo una seconda possibilità perché lui giura di essere cambiato e vuole quello che vuoi tu, vacci piano. Sì, il sesso riparatore può essere scoppiettante come i fuochi d’artificio delle Olimpiadi di Pechino, ma non è indicativo di un cambiamento reale.

3. Non credere di vivere in un film.

Richard Gere è tornato in sé dopo aver scaricato Debra Winger. Si precipita nella fabbrica dove lei lavora per portarla via, verso un futuro dove lui sarà amorevole e sexy come un “gatto sul tetto che scotta”. È una fantasia nociva come “La bella addormentata” e “Biancaneve”. Ma la realtà è che forse l’unica cosa che Debra Winger avrebbe ottenuto, nella vita vera, sarebbe stato il cappello di Gere.

4. Credi a quello che fa, non a quello dice.

Quando il tuo uomo ritorna strisciando, con le lacrime agli occhi, distrutto, è portato a dirti di tutto pur di riaverti. E probabilmente dice sul serio, è questa la parte più insidiosa. Ma quando ti ha riconquistata, si sente soffocare ancora una volta.

5. Non trovare scuse al suo pessimo comportamento e non incolpare te stessa.

In generale, le donne attratte da stronzi allergici all’impegno hanno un’empatia sovrabbondante e la tendenza ad attribuire responsabilità sbagliate.

Si tratta di un retaggio dell’infanzia. I bambini piccoli credono di essere la causa di tutto quello che succede loro, nel bene e nel male. In quel periodo, il tronco encefalico è ancora sottosviluppato e non assimila il concetto che il bambino non si trova al centro dell’universo.

Se abbiamo avuto un’educazione instabile (ad esempio genitori con dipendenze di qualsiasi tipo) spesso portiamo con noi, nell’età adulta, quella sensazione di essere la causa del problema, offrendo il fianco a uomini allergici alle relazioni serie, caotici, narcisisti, tossici e simili.

Dai un’occhiata ai trascorsi del tuo ragazzo. Ha seminato una sfilza di cuori infranti? Allora forse non sei tu la responsabile del suo comportamento “impegnofobico”.

6. Abbi cura di te.

Quando un ex dannoso torna da noi, distrutto perché gli manca la relazione che lui stesso ha mandato all’aria, per natura siamo portate a correre ai ripari. Quando provi questo impulso fai attenzione, e dubita della sua autenticità.

Chiedi a te stessa: “Di cosa ho bisogno in questo momento? Cosa mi farebbe sentire stabile, ragionevole, tranquilla?” E poi chiedi alla presenza superiore in cui credi di darti la forza per farlo.

Lei non ce l’ha fatta. Purtroppo, anche se sopravviverà, questa donna forte ma sfortunata, sarà morta dentro quando saprà dello sterminio della sua famiglia per mano di un tossico criminale che mi rifiuto di chiamare uomo e che pretendeva di avere la clemenza dalla moglie anche per le sue scappatelle amorose (lasciando addirittura 5000 euro all’amante) e il sorriso delle figlie.

-La telefonata-
«Non vi farò mai male».

Fanno venire i brividi le parole del carabiniere che ha sparato alla moglie, ucciso le due figlie e poi ( dopo 9 ore) si è suicidato, pronunciate nel corso di una telefonata, da lui stesso registrata e risalente a pochi mesi prima della strage, diffusa da una trasmissione televisiva. L’uomo chiama la moglie, Antonietta Gargiulo, pregandola di farlo parlare con la figlia più grande, Alessia, di 13 anni. La donna prima chiarisce: «Se lo devono sentire loro». Poi gli passa la ragazzina. Capasso chiede alla figlia se vuole uscire con lui ma Alessia prende tempo, sembra avere paura. Allora lui la rassicura: «Non ti preoccupare a papà, non ti faccio niente». Lei risponde: «Lo so che tu non mi faresti mai del male». Non fa in tempo a finire di parlare che lui giura: «No, mai mai». Poi l’uomo torna a insistere per convincerla a incontrarlo: «Se mai proviamo a stare insieme, mai sappiamo se stiamo bene o no». La 13enne sembra in difficoltà. «Però da soli no», dice. Il padre allora estende l’invito anche alla moglie e all’altra figlia più piccola, Martina, 8 anni. «Ci tengo a voi», assicura. Ma Alessia preferisce chiudere la conversazione e, rispondendo alla richiesta del papà, dice: «Ti faccio sapere dopo». Poi ripassa il telefono alla madre.

Anche alla moglie Capasso ripete: «Anto’, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto». Ma lei non crede al marito: «Non è che non mi fido più di te, non mi fido più di nessun uomo al mondo. Voglio stare tranquilla con le mie figlie a riprenderci perché io sto male. Io – continua la donna – c’ho un cuore mio da ricostruire. Venti anni di sogni e desideri distrutti. Io voglio la separazione. Stai male? Me lo immagino nessuno è contento – dice rivolgendosi al marito – ma tu sai tutta la verità, sai tutto quello che io ho fatto per te». Antonietta continua il suo sfogo come un fiume in piena: «Ti manca fare l’albero di Natale? Dovevi perdere tutto per capirlo. Allora io spero – spiega all’uomo – che tu veramente faccia un percorso e diventi l’uomo migliore che tu puoi essere, perché tu di base ce le hai le qualità però c’hai tante problematiche». Capasso assicura: «Ho capito tutti gli errori miei verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi». E poi le dice di essere d’accordo sulla separazione se lei pensa che questo la farebbe stare meglio. La moglie però torna a esprimere tutto il suo dolore: «Dimmi, io sono stata felice 16 anni di matrimonio? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata. Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita perché lo sai che non me lo merito». Non è solo un episodio, continua, “io e te sappiamo la verità“. «Se l’hai capito – dice ancora Antonietta – mi fa solo piacere perché se tu diventi la persona che puoi essere, io sono felice di vederti un padre migliore».

La moglie: «Avevi tutto»
Capasso però replica: «Ma io senza di voi non riesco». E la supplica: «Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine». La moglie allora cerca di fargli capire che non può costringere le figlie ad incontrarlo se loro non vogliono: «Non te la devo dare io la possibilità – spiega – ma se io vedo mia figlia in ansia, impaurita, io non la obbligherò a fare niente. Tu l’hai obbligate per anni a fare le cose che non volevano. Sappi che io e loro preghiamo per te, in questo le obbligo». Poi, prima di chiudere la conversazione, le ultime amare parole: «Avevi tutto, due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava». E continua: «Io sono la deficiente che ti ha stra-amato, ho sbagliato. Ora penso a me e alle mie figlie perché ho dato la mia vita per te e davanti a Gesù cammino a testa alta. Mi dispiace hai superato tutti i limiti».

Annamaria… a dopo

 

RIFLESSIONE…

Lascia che le cose vadano come devono andare
non rincorrere chi se ne vuole andare,
non è giusto,
chi resta deve restare con convinzione.
Non avere paura di perdere quel che non riesci a trattenere
perché quello che trattieni non è mai tuo veramente
e non devi stare dietro a persone che vogliono andare avanti senza te
e non avere paura che la vita non ti darà quello che vuoi
perché ciò che vuoi non è sempre quello che ti serve
anzi, quasi mai
perché quello che vuoi non è sempre il tuo destino
ma tu non correre dietro a niente
smetti di aspettare la svolta
smetti di dannarti perché non ottieni quello che chiedi
smetti di chiedere
smetti di disperarti
smetti di aspettarti sempre quello che daresti
smetti di vedere solo quello che non va trascurando tutto il buono
smetti di avere paura:
vivi.

Annamaria… a dopo

 

UOMINI VIOLENTI, CAMBIARE SI PUO’

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E dopo una giornata di tam tam dove l’uomo (la bestia crudele) è stato costretto ,almeno per un giorno, a riflettere in occasione della giornata contro la violenza sulle donne concludo con una nota positiva in favore degli uomini.

Voglio fermamente credere che non tutti gli uomini sono delle bestie criminali che usano violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne, mogli,compagne,sorelle.

Ci sono uomini che sanno davvero amare e rispettare le donne.
Questo bel post di Fabio Volo ,dedicato alla moglie, è un esempio che non tutti gli uomini sono uguali.

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“volofabioDicono che uno dei regali più belli che un padre possa fare ai propri figli sia quello di amare la loro madre. Questo è il regalo che ho scelto anche se in fondo non ho scelto proprio nulla. Semplicemente mi sembra impossibile non farlo. È tutto così naturale. Thank you @johannamaggy”

( Come spesso ripeto, anche se non ci si ama piu’ deve comunque rimanere il rispetto reciproco! )

 

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Questa invlettere-di-scuse-di-uomini-violentiece è la storia di un uomo pentito e rinato dopo un percorso di rieducazione: “Dovevo cambiare o avrei perso le persone che amo di più”

FIRENZE. “Ricordo ancora quella sera: avevo il coltello in mano e gridavo a mia moglie “ora ti ammazzo”. La bambina era lì che ci guardava. Eravamo in cucina, e il terrore nei suoi occhi e in quelli di suo fratello non posso dimenticarlo. Poi la loro paura, quando venivano a dormire da me, dopo la separazione, perché la mia violenza poteva esplodere in ogni momento, ed erano botte, urla, piatti rotti”.

Alessandro ha 50 anni e non si vergogna di piangere. “Erano così piccoli…”. Seduto in una stanza colorata del “Cam” di Firenze, Centro di ascolto per uomini maltrattanti, mentre stringe tra le mani una lettera della figlia come fosse un oggetto prezioso, Alessandro, alto funzionario in una multinazionale, prova a raccontare cosa c’è nella mente (e nel cuore) di un uomo che terrorizza la moglie, i figli, le persone che più dice di amare. Ma anche il suo lento percorso di rinascita, attraverso gli incontri con gli operatori del “Cam”, il più famoso centro in Italia per il recupero dei maschi violenti.

Alessandro, come ha fatto a capire che aveva bisogno di aiuto?
“Ho sempre pensato di essere nel giusto quando picchiavo e umiliavo tutti. Poi l’anno scorso, quando una sera infuriato ho sbattuto mia figlia contro il portone di casa, ho capito che se non fossi cambiato avrei perso per sempre i miei affetti più cari”.

Ma lei perché si comportava così?
“Rabbioso e iracondo sono stato fin da ragazzo. A casa mia volavano piatti e urla. Sono cresciuto sentendo mio padre gridare a mia madre: “Ora ti mollo un ceffone”. Ma non voglio giustificarmi. Io sono un violento e mio fratello no, eppure abbiamo vissuto le stesse cose. Ho sempre reagito in modo sconsiderato. A 11 anni per una punizione spinsi mia madre contro una poltrona, rompendole una costola. Ma il peggio è arrivato quando mi sono sposato”.

Cosa accadeva?
“Tutto doveva essere fatto come decidevo io. Se mia moglie prendeva un’iniziativa, diventavo brutale. Lanciavo oggetti. Sbattevo i pugni sul tavolo. L’ho presa a schiaffi. La svalutavo in continuazione. Proprio come mio padre aveva fatto con mia madre. In casa tutti avevano paura di me”.

E i suoi figli?
“Il mio rimorso più grande. Nemmeno con loro mi tenevo. Una volta, per strada, strattonai in modo così violento mia figlia di due anni che la gente mi voleva fermare. E a mio figlio, oggi adolescente, ho rotto un oggetto in testa perché non faceva bene i compiti. Per anni non mi hanno parlato. Mia moglie mi ha lasciato quando erano piccoli, ma so che era terrorizzata quando venivano a dormire da me”.

Ma lei non chiedeva perdono, non provava a cambiare?
“Avevo dei rimorsi, ma davo la colpa agli altri. Alla mia ex moglie, ai ragazzi che mi facevano arrabbiare”.

Un padre padrone insomma?
“Forse. Come tanti altri uomini “normali” che ho incontrato qui al centro di ascolto. Convinto, anche in quanto maschio, di avere ragione”.

Ha mai pensato di esser capace di compiere un femminicidio?
“Mi sono fermato in tempo… Purtroppo però ogni volta che ho avuto una nuova relazione ho messo in atto comportamenti violenti. Ho avuto una seconda compagna. Era molto gelosa. Una notte l’ho fatta cadere procurandole una contusione al collo. Naturalmente la storia è finita. Ma io dicevo che era colpa sua…”.

Cosa l’ha spinta a venire al “Cam”? E cioè a curarsi finalmente?
“È stata la mia ex moglie. Mi ha fatto capire che i ragazzi non li avrei più rivisti. Il solo pensiero mi faceva impazzire. Qui però noi non usiamo la parola “curare”. La violenza non è una malattia, è un comportamento. Una scelta. Con i gruppi e i percorsi individuali impariamo a riconoscerla dentro di noi, a controllarla, a modificare le reazioni. Ad esempio smettendo di dare la responsabilità agli altri della nostra aggressività. Ma ci vuole uno sforzo continuo”.

E lei si sente al sicuro?
“Ho sempre paura. Noi ex violenti siamo come gli alcolisti. Sempre a rischio di ricaduta. Io ero un persecutore perché volevo avere ragione a tutti i costi. Oggi ascolto gli altri”.

Lei ha in mano una lettera di sua figlia. Cosa la commuove tanto?
“Piango di gioia e di dolore. Me l’ha scritta dopo l’inizio del mio percorso al “Cam”. Racconta la sofferenza che ho causato a lei e al fratello. Ma dice, anche, che mi vuole bene”.

E suo figlio maschio?
“È chiuso, distante. L’ho picchiato e fatto sentire una nullità. Ma da qualche giorno viene a fare i compiti a casa mia. Una gioia incredibile”.

Se i maschi violenti frequentassero questi centri, si potrebbero evitare alcuni femminicidi?
“Sì, ne sono certo. Ho incontrato diversi uomini, qui dentro, che si sono fermati prima di commettere un omicidio”.

http://www.centrouominimaltrattanti.org/

2.0.1

2.0.1

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte by la Repubblica.it

Annamaria… a dopo

LOVE COACH

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Riflessioni, idee e soluzioni veloci, con dritte “istantanee” sulle relazioni di coppia e sulla tua crescita sentimentale, veri e propri Consigli di Seduzione da mettere immediatamente in pratica per “trasformare” tutte le convinzioni che non funzionano in convinzioni che funzionano, per attrarre l’uomo giusto e stare in una relazione soddisfacente e duratura.

Iniziamo da come smettere di frequentare uomini che non ti meritano.
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Come smettere di frequentare uomini che non ti meritano
Ti è mai capitato di frequentare e uscire con uomini che sai benissimo non essere alla tua altezza e che non meritano la tua attenzione e il tuo tempo?
Se sei single da un po’ di sicuro ti è successo o continua a succederti di essere circondata o corteggiata da uomini che da subito o dopo un po’ si rivelano deludenti, infantili, irresponsabili.
Insomma, uomini che valgono meno di te e di quanto, oggettivamente, ti puoi meritare.

L’origine di questo fenomeno è spesso legata a una bassa opinione che si ha di se stesse, all’ incapacità di darsi il valore che si ha davvero.
Soprattutto chi è single da un po’ di tempo, o è uscita da una storia importante e ne ha sofferto, tende a svalutare se stessa, a mirare basso, a chiedere per sé meno di quanto potrebbe.

Ebbene, ti dò un’informazione in più: uno studio molto articolato condotto dal Professor Gunther J. Hitsch dell’Università di Chicago ha fatto una serie di interessanti scoperte.

Lo studio ha preso in esame il comportamento di uomini e donne che frequentano siti di incontri online (pratica molto comune negli Stati Uniti, dove fare i primi incontri tra partner online è normale come conoscersi a casa di amici) e ha dimostrato che sia uomini sia donne tendono ad approcciare e a uscire con persone che ritengono affini a se stesse per fascino/bellezza, livello culturale, carattere e interessi.

C’è una spinta naturale e spontanea ad avvicinarsi a persone che si considerano del proprio stesso livello.
Questo sia nel mondo virtuale, sia nel mondo reale. E fin qui nulla di strano.

Ma dov’ è l’inganno?

L’inganno è che c’è una bella differenza tra il valore di sé percepito e il valore di sé reale. Moltissime persone, moltissime donne in particolare, percepiscono il proprio valore come molto inferiore al loro valore reale e allora, che fanno?

Si sentono attratte da uomini che valgono molto meno di loro, credendo,
invece, che possano essere i partner giusti. E così rimangono inevitabilmente deluse.

Quali sono le conseguenze di questo atteggiamento?

– Che si perde sempre più fiducia nell’idea di trovare l’uomo giusto

– Che, accumulando delusioni, si tende a svalutare se stesse ancora di più…

Accidenti!
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Se vuoi davvero smettere di frequentare uomini che non meritano,
devi imparare a riallineare la “percezione” che hai del valore di te
con il tuo vero valore (che, anche se tu non ci credi, è più alto di quello che percepisci).

Devi imparare a guardarti con obiettività e a rimanere fedele a te stessa, senza tradirti.
Detto in modo più diretto, devi imparare a “tirartela”, in modo intelligente e con furbizia.

Se non hai la più pallida idea da dove partire, inizia da queste Regole semplici e sicure per aumentare, coltivare e controllare la tua autostima.

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La tua autostima, come tutto ciò che riguarda la tua area emotiva e personale, è nelle tue mani: tu puoi coltivarla, accrescerla, amministrarla. Puoi renderla la base solida sulla quale costruire la tua vita come la vuoi.

Che cosa diminuisce la tua autostima?

Per esempio tradire te stesso (te stessa). Vivere in base a regole non tue, ma di altri. Scendere a continui – inutili e dannosi – compromessi con te stesso (o con te stessa ) e con gli altri, in amore, in famiglia e nel lavoro. Pensare con la testa degli altri e non con la tua. Pretendere di essere quello che non sei e – soprattutto – che non ti senti e non vuoi essere. Fare quello che non vuoi fare. Rinunciare a quello che desideri. …

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Che cosa aumenta la tua autostima?

Fare quello che ti piace e realizzare quello che sei, aumenta la tua autostima… e ti fa stare bene… 😉

Come puoi smettere di tradire te stesso e incominciare , costantemente e consistentemente , a vivere come sei e come vuoi?

Decidendo di darti valore in ogni cosa che fai nella vita di tutti i giorni.

Decidi che cosa vuoi essere e realizzare per te.

Considera quello che fai, anche e soprattutto nelle piccole cose quotidiane. Chiediti lucidamente:

quello che sto facendo mi dà o mi toglie valore di fronte a me stesso (me stessa)? Sto trattando me stesso/a come qualcosa di valore e di cui intendo proteggere il valore?

Con il comportamento che ho in questo momento, verso questa persona (o queste persone), verso queste cose, mi sto dando o mi sto togliendo valore?

Le idee, i pensieri, le convinzioni che ho su di me, mi danno o mi tolgono valore?

La decisione che ho preso o che sto prendendo mi dà o mi toglie valore?

L’atteggiamento e le aspettative che ho e ho avuto finora verso le donne (o gli uomini) mi hanno dato o mi hanno tolto valore di fronte a me stesso (me stessa)?

In bocca al lupo per la tua esplorazione e al prossimo consiglio di seduzione!

ILARIA 

Annamaria… a dopo

SESSO : TRA MITI E LEGGENDE, COSA E’ VERO E COSA E’ FALSO ?



Un gruppo di ricercatori ha deciso di fare un po’ di chiarezza e di svelare quali dimostrazioni scientifiche ci sono , se ci sono , alla base di talune credenze legate al sesso.
Per esempio, le ostriche sono davvero afrodisiache?
 Il sesso fa perdere peso? Con l’età diminuiscono veramente gli spermatozoi?



Vediamo ,in base a questa ricerca ,cosa ci dicono gli esperti.

Cosa è vero e cosa no.
1 – Le misure degli organi genitali sono legate alle misure dei piedi?
VERO e FALSO
La credenza ha alcune radici scientifiche. Un gene chiamato gene Hox svolge un ruolo – non è però ben chiaro quale – nello sviluppo delle dita di mani e piedi e anche nello sviluppo di pene e clitoride. In realtà, non c’è alcuna prova che gli uomini con i piedi grandi hanno organi sessuali più grandi. I risultati sono sempre contrastanti.

2 – Il sesso aiuta a perdere peso?
FALSO
Il sesso è considerato solo un’attività fisica di lieve e moderata intensità perché l’incontro sessuale in media dura circa cinque minuti. Le calorie perse sono piuttosto trascurabili a meno di vere e proprie maratone sotto le lenzuola.

3 – Le ostriche sono afrodisiache?
FALSO
Le ostriche contengono zinco utile ad avere spermatozoi sani, ma per il resto non c’è nessun cibo che porti eccitazione. Il mito è nato semplicemente perché Afrodite, la dea dell’amore, riaffiorava dalle acque su un guscio di ostrica.

4 – È vero che gli uomini pensano sempre al sesso?
VERO e FALSO
Si crede che gli uomini pensino al sesso ogni sette secondi, ma ciò significherebbe più di 6mila volte al giorno e questo è poco credibile… Un ampio studio sull’argomento è stato pubblicato nel 1994 e ha dimostrato che più della metà degli uomini pensavano al sesso ogni giorno o più volte al giorno, contro solo il 19 per cento delle donne. Quindi certamente ci pensano più di noi, ma non sempre.

5 – Il sesso è dannoso per i malati di cuore?
FALSO
La possibilità di avere un attacco di cuore durante il sesso è molto bassa, considerando che lo sforzo fisico di una normale performance sessuale è simile a quello necessario per salire due rampe di scale…

6 – Con l’età diminuiscono gli spermatozoi?
VERO e FALSO
Si pensa che i testicoli, con l’avanzare dell’età, producano meno sperma o sperma lento, in realtà se è vero che i piccoli tubi dove si producono gli spermatozoi iniziano a degenerare e che ci potrebbe essere qualche indebolimento della pelle del sacco scrotale, è altresì provato che la muscolatura liscia che controlla il movimento continua a funzionare per tutta la vita.

By al femminile



Anche per quanto riguarda l´amplesso, le leggende metropolitane si sprecano. Informazioni distorte e vecchi pregiudizi, duri a morire. Ecco alcuni esempi da sfatare in seguito a ricerche scientifiche: 

QUANTE VOLTE LUI -Non è vero che dopo l’amplesso l’uomo è del tutto privo di energie: per “rimetterlo in sesto” basta un sonnellino. E non serve nemmeno il classico uovo sbattuto…

QUANTE VOLTE LEI -Una donna con un solo orgasmo ha qualcosa che non va? No, anzi può provare più piacere di donne con orgasmi multipli.

DIMMI COME LO FAI, TI DIRO’ SE RESTERAI INCINTA Non esistono posizioni che favoriscono la fecondazione. Basta che la penetrazione sia profonda. 

MAI IN GRAVIDANZA Non è vero che una donna incinta deve rinunciare al sesso. Se la gravidanza procede bene, la paura di danneggiare il feto è ingiustificata.

TROPPO SESSO FA MALE Al contrario: ricercatori dell’Università di Bristol (in Gran Bretagna) sostengono che fare sesso almeno tre volte la settimana allunga la vita. Se le ragazze sono poco preparate in fatto di sessualità non va certo meglio con i ragazzi. Vediamo allora i pregiudizi più comuni.

FARE L’AMORE IN PIEDI O IN ACQUA EVITA IL CONCEPIMENTO?- Fare l’amore in acqua può essere una variante al rapporto sessuale classico ma non è certo un metodo valido per evitare gravidanze indesiderate! Va ricordato che gli spermatozoi non si diluiscono né tanto meno muoiono nell´acqua. Così come fare l´amore in piedi non evita un concepimento …

SE SI FA L’AMORE DI GIORNO NON RIMANI INCINTA PERCHE’  GLI SPERMATOZOI ESCONO SOLO DI NOTTE-  A questo punto occorre fare una distinzione. I ragazzi sperimentano le prime eiaculazioni durante le ore notturne e in modo del tutto spontaneo. Si tratta delle naturali polluzioni notturne,  ma tra queste e l´eiaculazione durante il rapporto c´è una grande differenza.


EVITI LE GRAVIDANZE CON UN UOMO CHE SI E’ MASTURBATO MOLTO DA RAGAZZO-  L´idea che un uomo che si è masturbato tanto abbia esaurito la produzione di spermatozoi è una vera bufala. La masturbazione in età adolescenziale non ha alcuna conseguenza sulla capacità sessuale e la fertilità maschile e sulla capacità di procreare.


Annamaria… a dopo

MERITO DI ESSERE AMATA

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La maggior parte dei reati vengono commessi , nei confronti delle donne, perchè l’autore di tali atti dice “tanto non mi fanno nulla, oppure vado dentro qualche mese e poi mi scarcerano. Oppure, ancora, come sono convinta per alcuni casi ancora irrisolti, è facile far passare dalla parte del torto o per pazza la moglie, la compagna ,l ex ragazza , perchè tanto pochi si impicciano negli affari degli altri.
Se invece ognuno sapesse di avere una pronta reazione da parte delle autorità e una punizione che non si fa attendere e una netta perdita anche sul piano sociale, certe cose smetterebbero di accadere o si ridimensionerebbero di molto.

In piu’ da parte di noi donne deve scattare quella molla che ti fa dire, ai primi segnali di violenza fisica e/o verbale: MERITO DI ESSERE AMATA.

Nessuno ha il diritto di maltrattarmi, di farmi del male. Non è banale. . Per molte donne, troppe, l’amor proprio è uno sconosciuto e la violenza è una sorella, cattiva. Finché, ecco, non scatta quella molla, che fa dire: “Bo(h). Non si deve sempre morire per essere ascoltate”.

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Bo(h)è il titolo del libro di Bo Guerreschi pubblicato nel 2005( Armando Editore) . L’autrice è una delle premiate nella quinta edizione del Premio Eudonna – Movimento federativo per l’Europa che ogni anno, attribuisce alle donne della società civile che sono state protagoniste di storie di eroismo, sacrificio, privazione, violenza subita.
Oggi il suo nome è Bo ed ha vissuto tutto questo. Spesso, infatti, eroismo e vittimismo si intrecciano in modo misterioso. Spesso le donne sono vittime eroiche, dall’essere vittime diventano eroine.

Ad un certo punto, tra le coraggiose del quotidiano, troppo spesso al buio dell’anonimato, è stata chiamata lei, ad essere premiata, Bo. Il suo nome di nascita non può usarlo. Il marito le ha rubato l’identità, insieme all’anima. Ha venduto i suoi dati ad una organizzazione internazionale. Soltanto l’anno scorso, ben 1500 persone hanno subito un furto d’identità, in Italia. Sono i numeri forniti dalla Banca d’Italia. Perlopiù professionisti, cittadini di ceto medio-alto. I ladri informatici sono agguerriti ed efficienti. Bo ha cambiato nome. Ha scelto quello con cui è sempre stata chiamata da piccola. E ha conservato il cognome, il nome della famiglia. Non è la sola violenza che ha subito dal marito. L’anima, però, non si può uccidere e torna sempre “a casa”. Così, la sua esperienza di soprusi è diventata una storia di servizio sociale. Ha creato un’associazione, “Bon’t worry” (www.bontworry.org), che offre aiuto, rifugio e assistenza psicologica, medica, legale, alle donne maltrattate, picchiate, violentate, abusate in vario modo. In poco più di un anno, ha già aperto varie sedi: a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Napoli. Presto anche all’estero, a Londra e negli Stati Uniti, a Okala, in Florida.

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“Don’t worry” significa “non aver paura”. La paura è il nemico più grande delle donne che subiscono violenza. “Non ti lascia mai, anche a distanza di anni”, dice Bo. “A lungo ho camminato un passo indietro a mia figlia, quando uscivo, per timore che il pericolo arrivasse all’ improvviso, sbattendomi in faccia. Ancora oggi non sono tranquilla se esco da sola”. Paura di cosa, di chi? Lo racconta, in un fiume di parole che temono anch’ esse di stare sole e si abbracciano strette, senza lasciare spazio.

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Si è sposata all’età di 24 anni con un dentista milanese, nel 1989. Presto, dopo quattro anni, sono cominciate le violenze psicologiche e morali, economiche: la prendeva in giro, la umiliava, la insultava. Eppure, Bo era brillante, una donna in carriera. Laureata in Alta Finanza, studiava anche giurisprudenza e frequentava uno studio di avvocati. O forse, proprio per questo, per gelosia, per invidia, per competizione, il marito aggrediva la sua autostima.

“Mi trattava come una mentecatta, anche se in casa ero io che risolvevo tutti i problemi”, commenta. Non solo. La tradiva – con donne e con uomini, scoprirà in seguito –, la calunniava. Perché? “È la domanda che mi sono fatta per anni in modo ossessivo e che molti mi fanno, delle forze dell’ordine, della gente comune. Non c’è un perché. Non si conosce il perché. Si possono fare ipotesi. Per gelosia, per invidia, per frustrazione, o soltanto per cattiveria”, risponde. E aggiunge: “Se reagivo, diventava ancora più violento”. Pensava di meritare quegli insulti, quelle cattiverie, perciò continuava a subirle. Come tante altre donne. Finché non ha capito che nessuno merita la violenza, la cattiveria, e non ha resistito più.

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http://www.bontworry.org/

Nel ’97, Bo ha una lesione cerebrale. Per troppo stress, scrivono i medici nella cartella clinica che lei chiederà soltanto dieci anni dopo. Nel ’99, il marito porta in casa un uomo come ospite fisso, l’anno dopo la caccia insieme alla figlia, dopo averle venduto i dati personali. E cominciano le violenze fisiche, le percosse, anche attraverso terzi. La butta giù dalle scale, si trova due bellimbusti che l’aspettano sotto casa e la picchiano, rompendole quattro denti. In circa 15 anni, ha sporto 335 denunce, l’ultima, a luglio 2014, di circa 30 pagine e oltre 300 documenti allegati. Eppure, nessun giudice finora l’ha ascoltata e in Procura non si trovano i suoi esposti.

La sua salvezza è stato il libro-autobiografico che ha scritto nel 2005 e l’avvocato Livia D’Amico, piccola di statura ma fortissima in diritto e determinazione. Il 5 gennaio 2015 nasce la sua associazione, “Bon’t worry”, prima come no-Profit, poi come Onlus. “Se non aiuto io le donne vittime di abusi e soprusi, chi può farlo?, mi sono detta”, spiega Bo. L’associazione ha premiato la Polizia di Stato e i Carabinieri e la Guardia di Finanza.

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Le forze dell’ordine sono gli angeli del bene, in aiuto delle donne sottoposte a soprusi. Il problema, però, sono le procedure. “Il Codice Rocco era più efficiente per assicurare la giustizia, soprattutto preventiva. Oggi, con il Codice Pisapia, occorre l’autorizzazione del magistrato per intervenire, e spesso arriva tardi o non arriva affatto”, afferma Bo. Il suo giudizio sulla legge sul “femminicidio” o sullo stalking è negativo. Uno schiaffo a chi se ne sia fatto un vanto. “Non servivano nuove leggi, andavano benissimo quelle vecchie, sulla persecuzione, la violenza privata, l’omicidio, di uomini e donne. Sono le nuove procedure che non funzionano”.

L’amore non lascia lividi. Molte donne lo comprendono tardi, alcune in età avanzata, “quando non ce la fanno più”, come ha detto la sociologa Francesca De Masi a In Terris. Secondo i dati Istat, una donna su tre, in Italia, subisce violenza. Le situazioni più a rischio, dice Bo, sono quelle in cui si vivono difficoltà economiche o differenze culturali e di status sociale. “La crisi economica ha portato ad un aumento delle violenze domestiche”. Molte donne hanno paura di essere emarginate, se denunciano, non soltanto delle botte. “Nei ceti più alti, si trovano le maggiori resistenze, per timore di perdere la propria condizione privilegiata e per non rovinare l’immagine pubblica”. Andarsene, denunciare, non significa scappare, ma è coraggio di vivere, di rinascere.

Fonte -Interris.it-

Annamaria… a dopo

LA TUA STORIA E’ AGLI SGOCCIOLI? 6 SEGNALI INCONFUTABILI.

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Eccovi 10 campanelli d’allarme che tra voi e il vostro compagno non va e se succedono almeno 6 di queste 10 “sintomi” è il segnale che siete al capolinea. 

Huffington Post ne ha individuato 10 per capire se la vostra love story è in realtà completamente sbagliata. Io ne ho riscontrate almeno 8… particolarmente il 10 ,praticamente tutti! 🙂

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01-Andate avanti per inerzia .State assieme da una vita e continuate solo per comodità e abitudine. La scelta della persona con cui si vuole condividere il futuro non dovrebbe essere dettata dalla paura di rimanere da soli o dalla voglia di sposarsi a tutti i costi.

02-Il partner invece di sostenerti ti critica. Il vostro lui/lei dovrebbe essere come un migliore amico, un “partner in crime”, colui che fa sempre il tifo per voi. Se invece critica qualsiasi cosa fate anche in pubblico, è un chiaro segnale che la sopportazione sta arrivando al limite.

03-Non avete lo stesso senso dell’umorismo. Il fatto di non ridere mai insieme è un problema. Così come avere a fianco una persona che non sa stare allo scherzo e che prende tutto seriamente. Già la vita è dura così..

04-Siete innamorati dell’idea del vostro partner Non è lui/lei che amate per davvero, ma l’idea di questa persona o, peggio ancora, quello che voi proiettate in lui, così come vi piacerebbe che fosse. All’inizio potrebbe non pesarvi il fatto che avete due idee di vita e principi completamente diversi, ma poi con il tempo i nodi vengono al pettine.

05-Non ti trovi bene con la sua famiglia. I suoi genitori non ti vanno a genio e viceversa. Lui difende sempre la sua famiglia, che viene sempre prma di voi. Consideratelo un campanello d’allarme.

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06-Parole ma non fatti. Quando voi non ci siete, dov’è e cosa fa è sempre un mistero. Le sue descrizioni a volte sono discrepanti ed è più il tempo che passate nell’ansia e nella paura che vi possa tradire che quello in cui siete felici. Meditate…

07-Avete obiettivi diversi. La coppia è un lavoro di squadra, si può provare a convivere con ideali di vita e progetti diversi, ma poi la situazione può con molta probabilità diventare inconciliabile.

08-Da quando stai con lui ti senti più insicura. Ti senti sempre giudicata e messa alla prova, e questo invece di rafforzare la tua autostima la sta distruggendo, facendoti diventare fragile e insicura. Al punto che non sai più chi sei. Il partner dovrebbe, invece, tirare fuori la miglior parte di noi stessi

-09 Pensi ad un altro. Se inizi a rimpiangere il fatto di non essere single, a fantasticare come sarebbe la vita con un altro e a guardarti in giro non solo per gioco quando sei con le amiche, la soluzione è riflettere su cosa vi manca all’interno della relazione oppure chiudere.

-10 Ti devi snaturare per essere come lui ti vuole .La persona perfetta non esiste e su questo siamo tutti d’accordo. Ma è sbagliato cambiare la propria essenza e non essere spontanee pur di piacergli.

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Annamaria… a dopo

LEZIONE DI VITA

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Vi invito a leggere questa (triste) storia magari puo’ salvare da una separazione o renderla civile. Una storia dove c’e’ solo da imparare. Nel rispetto degli anni vissuti insieme in un matrimonio, in una convivenza .

In una relazione i dettagli che contano non sono solo la casa, la macchina, i soldi …

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Mentre mia moglie mi serviva la cena ,
le presi la mano e le dissi:”Devo parlarti”.
Lei annui e mangio’ con calma.
La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi,
quel dolore che all’improvviso mi bloccava la bocca,
Mi feci coraggio e le dissi:” Voglio il divorzio”.
Lei non sembro’ disgustata dalla mia domanda
e mi chiese soavemente: ” Perché?”.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte.
Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio,
ma io non potevo risponderle,
aveva perso il mio cuore a causa di un’altra donna, Giovanna.
Io ormai non amavo più mia moglie,
mi faceva solo tanta pena,
mi sentivo in colpa,
ragion per cui sotto-scrissi nell’atto di separazione
che a lei restasse la casa, l’auto e il 30% del nostro negozio.
Lei quando vide l’atto lo strappo a mille pezzi ! ”Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!”.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero’ non potevo farci nulla, io amavo Giovanna.
All’improvviso mia moglie comincio’ a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l’idea del divorzio cominciava ad essere realta’.
Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li’ seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presento’ le condizioni affinché accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l’auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso,
quel mese che stava per cominciare l’indomani.
Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ”Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e’ giusto distrarlo con i nostri problemi”.
Io fui d’accordo pero’ lei mi fece un ulteriore richiesta.” Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero’ ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ”.
Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace.
Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio’ in una fragorosa risata dicendo: ”Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!”.
Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi’ quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:” Grande papa’, ha preso la mamma in braccio!”.
Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:”Non dirgli nulla del divorzio,per favore…
Acconsentii con un cenno , un po’ irritato, e la lasciai sull’uscio.
Lei usci’ e andò a prendere il bus per andare al lavoro.
Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione.
Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo .
Mi resi conto che non era più cosi’ giovane,
qualche ruga, qualche capello bianco.
Si notava il danno che le avevo fatto!
Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi’?
Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l’intimità stava ritornando tra noi,
questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più’ .
Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente.
Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera.
Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:”I miei vestiti mi vanno grandi, ”.
Li’ mi resi conto che era dimagrita tanto…ecco perché mi sembrava cosi’ leggera!
Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione…
troppo dolore e troppa sofferenza pensai.
Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro’ all’improvviso nella nostra stanza e disse :” Papa’ e’ arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita).
Mia moglie lo abbraccio’ forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio’ il mio modo di vedere il divorzio.
Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo,
la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere!
L’ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:” Non mi ero reso conto di aver perduto l’intimità con te…
Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto’ a casa.
Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri’ la porta
e io le dissi:”Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie…”
Lei mi guardo’ e disse: Ma sei impazzito?
Io le risposi :” No…e’ solo che amo mia moglie…era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l’ho poortata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita!Giovanna pianse mi tiro’ uno schiaffo e entro’ in casa sbattendomi in faccia la porta.
Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori.
Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto?
Le dissi:”Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché orte non ci separi”
Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca.,
ma mia moglie era a terra …morta!
Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene.
Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese…
affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre.”
Questi sono i dettagli che contano in una relazione.
Non la casa….non la macchina….non i soldi…queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d’amore.
A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.

Annamaria

ABBRACCI VERI E AMICIZIE OSTENTATE

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Entrambi devono essere spontanei e veri

di Enzo

Ducky       Enzo,  fa sempre piacere abbracciare qualcuno.

Enzo         Ah si, vuoi abbracciare me?

Ducky       Sii serio” , Se comincio io , faremo cabaret.

Enzo         Avanti, cosa hai in mente?

Ducky       …di parlare di abbracci: Sembra una sciocchezza, ma credo che non lo è.

Enzo         Ho afferrato il concetto e  vuoi un cosa seria.

Ducky       Quando capisci subito, mi fai risparmiare l’ossigeno.  Dai comincia.

Enzo         E tu, mi raccomando, non esagerare. In alcune città italiane sarà capitato anche a voi , a te e …o marò… OB si è addormentata, Ma come, in soli due minuti  uno si addormenta?

O.B           Uno? …E che sono diventata masculo???

Ducky       Ma come lo vuole trovare un principe azzurro., se appena si siede sul letto e si accascia… non lo troverà nemmeno vestito di grigio.

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Enzo         Falle un caffè forte, Duc.

Cinque minuti dopo il caffè viene “gustato.

OB           Mi avete  fatto un scherzo col  caffè, vero?

Enzo         No, non lo pensare neppure!

Ducky       Tu soffri di “sonnite acuta” e…Enzo, che dici, glielo diciamo?

Enzo         E diglielo!

Ducky       Parli nel sonno e dici “lo voglio lo voglio”. Ma insomma, che cosa vuoi? Di giorno non vuoi nessuno, di notte “lo vuoi”: io non capisco niente.  Gemé, toglimi un curiosità, cos’è  il  subconscio? Forse è una crema  che si usa  per la depilazione delle gambe, perciò si dice sub-conscio cioè sotto-cosce. Ho indovinato?

Enzo         Per niente e non mi va di ridere, meno male che come te ci sei solo tu sul pianeta Terra.  Aprite bene le orecchie e procediamo. Sarà capitato anche a voi di

O.B           ….di avere una musica in testa?

Enzo        OBBI’ ! … di imbattervi, anche in alcune città italiane, a voi che avete viaggiato per lavoro o per diletto, in ragazzi e ragazze che mostrano cartelli con cui invitano i passanti a ricevere “abbracci gratis”: chiunque può andare da loro e “ritirare un gesto d’affetto. Qualcuno si mostra sempre reticente, ma molti accettano questo scambio di intimità con completi sconosciuti e tutti si sentono felici e sorridono. Lo ha detto Juan Mann l’allora, ll’allora ventiduenne che nel 2004 a Sidney, diede il via alla campagna Abbracci gratis,  un’iniziativa che ancora oggi ha molti seguaci in giro per il mondo.

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                AMICIZIA OSTENTATA

                Recentemente però la giornalista del Washington Post Veronica Toney  ha scritto un articolo in cui riflette sulla facilità con cui  oggi tendiamo a entrare in confidenza con le persone, almeno con i gesti.

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OB          E’ vero!

Ducky     E’ cosi!

Enzo       Con troppa facilità abbracciamo le persone ostentando l ‘ amicizia anche quando questa non c’è. Un pochino in più di distanza quando ci salutiamo non farebbe male a nessuno, scrive Toney: “Contrariamente a quello che ci potrebbero far credere le numerose campagne di “abbracci gratis”. Negli Stati Uniti  in particolare l’abbraccio è diventato un saluto per tutte le stagioni. Ma, ora che l’abbraccio sta diventando un modo comune di salutarsi, sta perdendo tutto il suo significato.  Secondo una ricerca di Amy Best, sociologa  della George Mason University (Usa), nell’ultimo decennio le norme sociali sono cambiate e sono scomparsi molti confini:

Ducky     In che senso?

Enzo       La gerarchia sociale è diventata meno importante: al lavoro, il capo non sta più chiuso nel suo ufficio più grande e luminoso, ma ha una sua scrivania in mezzo agli altri dipendenti. Questo spiegherebbe il desiderio di entrare in relazione. Tuttavia, gli psicologi oggi affermano che la socializzazione è sempre più difficile e la vicinanza fisica è  quindi rassicurante perché è un segno di apertura. Il punto è che stavolta questa vicinanza può apparire forzata, poco spontanea. Penso che spesso le persone si sentano obbligate ad abbracciarti anche quando preferirebbero non farlo.

OB        Che dici, Enzo, di abbracci veri?

Enzo         Un abbraccio vero, sentito, fa bene. Secondo diversi studi è benefico per la mente e per il corpo; insomma, fa psicofisicamente bene.  Pensate che l’anno scorso una ricerca condotta da  Sheldon Cohen del del Dietrich  College of Humanities ad Social  Sciences di Pittsburg (Usa) ha dimostrato che chi abbraccia spesso va incontro a minori infezioni e minori stress.

Il motivo?

Il contatto fisico rinvigorisce il sistema immunitario, a patto che si tratti d vere espressioni di affetto; inoltre, gli abbracci stimolano la produzione di ossitocina,l’ormone che rende fiduciosi ed empatici.

Ducky     Una specie di Viagra… la vendono in farmacia?

Enzo         OB, lo senti,  non c’è niente che possa farlo guarire. Non merita nessuna risposta. Anzi, facciamo un’altra cosa: dagli una padellata sul “davanti”.

OB           Eh no,  punito sì, ma non in modo esagerato,

Ducky      Ma siete pazzi, non state mica parlando di “gioielli da polso”, ma di ben altri gioielli e per giunta… miei.

O.B         E vabbè Duchino si sfasciano i gioielli ma ne beneficia il cuore…

 

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 O.B. Torno a dormire ….ronf ronf …prima un abbraccio !

Annamaria & Enzo