ITALIA

Ciao!
Mi chiamo Italia, sono un piccolo Paese nel Mediterraneo, considerato da tutti uno dei Paesi più belli del pianeta.

Per molto tempo sono stato il punto di riferimento della storia, della civiltà, della moda, del design, del lusso, del cibo, della bella vita e chissà quante altre cose di cui, lentamente, mi sono dimenticato.

Posso farvi una domanda? Da Paese a cittadini, in totale confidenza, siate sinceri però almeno con voi stessi: ma non siete stanchi? Non siete stufi?

Quante parole buttate al vento, quante promesse mai mantenute, quanto fiato sprecato e quanta frustrazione.
Io sono vecchio, quello che dovevo dimostrare l’ho dimostrato.

Vi ho fornito i mari più belli, le montagne, le Alpi più invidiate, vi ho dato un terreno fertile, da cui sono nati grandi vini, fonti di acque vendute in tutto il pianeta, verdure e frutta che avete esportato in ogni dove, senza calcolare i paesaggi e gli scorci che pochi altri Paesi nel mondo possono vantare.

Ma non siete stanchi? Non siete stufi?
E come se non bastasse, ho ospitato per svariati millenni, monumenti, artisti, poeti e filosofi che, ancora oggi, vengono citati nei libri di storia in tutte le lingue del pianeta.
Insomma, credo che come Paese vi ho dato tanto, forse anche troppo.

Già… mi sa che vi ho viziato, perché ultimamente non mi sento molto amato.
Come avete fatto a portarmi fino a questo punto?

Siamo passati dall’impero romano a Renzi, da Michelangelo a Favij, da Pirandello a Vendola. Ma fosse solo questo il problema; vi siete fatti intortare così bene da un gruppo di vecchietti millantatori che ormai non avete neanche più il potere di decidere chi vi rappresenta.

Fanno tutto loro, senza chiedervi nemmeno il permesso, siete diventati schiavi dei vostri stessi dipendenti.

Loro rubano e va tutto bene, tu sopravvivi e loro ti puniscono, perché ormai se osi cercare una vita dignitosa, se solo credi di meritarti un lavoro, una casa o addirittura una macchina nuova, loro ti chiedono di giustificare tutto, altrimenti te la portano via e tu non puoi farci una beata fava.

Scusami se uso parole forti, ma è il Tuo Paese che ti parla ed esigo più rispetto per me, ma soprattutto, per Te.
Si, perché, sei Tu il mio vero padrone, non questi cialtroni da quattro lire.

Non dirmi che ti fanno paura! Quattro vecchi, gran parte ignoranti, ti fanno paura?
Ricordati che Io mi chiamo Italia e Tu sei Italiano.

Questa terra l’ha creata Tuo nonno, magari perdendo la vita.
Io sono di Tua proprietà e hai tutto il diritto di riprenderne il possesso.

Te lo chiedo con la mano sul cuore.
Aiutami a splendere di nuovo, non lasciare che questa gentaglia mi riduca ad un piccolo Paese svenduto agli stranieri, maltrattato da chiunque lo venga a visitare, denigrato e schifato da tutti, per colpa di pagliacci che non ci rappresentano.

Riprendi il controllo, riprendi a vivere, riprenditi il Tuo Paese… il TUO Paese.

Firmato: l’Italia.

Cara Italia hai ragione! Purtroppo viviamo in un mondo di pecore che tra un selfie e un F24 non ha piu’ tempo per pensare.Si corre per un concerto di Vasco Rossi ma non per scendere in piazza e far valere i nostri diritti.
Recita una storiella siciliana :quando Dio creò la Terra distribuì bellezze naturali ovunque. Gli Angeli guardarono il risultato e misero subito in guardia Il Creatore: No, così non va bene, hai dato troppe bellezze all’Italia, le altre Nazioni meno fortunate protesteranno e si ribelleranno! Dio trovò subito rimedio per pareggiare i conti creando gli italiani… un vero bestiario: sì, è vero, le pecore sono un problema ma anche le capre non sono da meno, per non parlare degli asini, delle oche, dei serpenti… scarseggiano solo le aquile e prosperano invece ,indisturbati, falchi corvi e allocchi ………….qualcuno dopo aver letto si domanderà : ma Donnarumma rimane al Milan?

Firmato: Annamaria

NEL CUORE DELLA MATEMATICA

Nel cuore ♥ della matematica . . . la matematica del cuore ♥

 

LEGGENDO SOTTO L'OMBRELLONE

E’ tempo di vacanza e finalmente abbiamo del tempo in più per leggere quel libro costretti ad interrompere continuamente o quello trovato sotto l’albero di Natale o magari quelli acquistati sotto lo slancio della curiosità sulle sempre affascinanti bancarelle del libro! Non potevo sottrarmi a questo piacere e tra le pagine finora lette ne ho trovato alcune particolarmente interessanti.

Un autore che mi stuzzica e diverte è Luciano De Crescenzo, che mi fa scoprire, anzi riscoprire dei personaggi della storia e della cultura in una veste inedita e particolare.

LUCIANO DE CRESCENZO

LUCIANO DE CRESCENZO

Una delle figure che ha colpito anche nel passato il mio immaginario di studentessa è Renato Caccioppoli, uno dei matematici più interessanti e affascinanti del 20° secolo.

Professore di Analisi Matematica presso l’Università di Napoli fino alla sua tragica scomparsa nel 1959, condusse una vita intensa e travagliata anche per le sue note convinzioni politiche.

La sua avversione al regime fascista gli procurarono non pochi problemi, fino all’ isolamento in un istituto per malati di mente, per sfuggire al tribunale speciale politico istituito contro gli avversari del regime.

Gli ultimi anni della sua vita furono tristi : viste deluse le sue speranze politiche, probabilmente sentiva che anche la sua ispirazione matematica si andava esaurendo, e sua moglie alla fine lo aveva lasciato; prese a bere , sprofondando in un isolamento che lo portò a spararsi l’8 maggio 1959.

Nel 1992, nel film  Morte di un Matematico napoletano , il regista Mario Martone ha descritto gli eventi che portarono al suicidio di Caccioppoli. Ma chi era Renato Caccioppoli?

RENATO CACCIOPPOLI

RENATO CACCIOPPOLI

Era un Byron, un Oscar Wilde, un dandy, un personaggio uscito dai’Demoni’ di Dostoevskij, un D’Annunzio con in più il dono dell’humour, o forse semplicemente un seduttore. Certo è che riusciva a conquistare al primo sguardo. Chi ha avuto la fortuna di assistere ad una sua lezione rimaneva folgorato. Lui, il matematico ammaliatore, inculcava il bisogno irrefrenabile, irreprimibile, di vederlo ogni giorno, e molti, ancor oggi, laureati in Ingegneria se vogliono vantarsi di qualcosa, dicono: ‘Ho fatto Analisi e Calcolo con Caccioppoli “.

Poteva non aver dormito, essersi sporcato durante i suoi giri notturni per la Napoli dei Quartieri, aver bevuto come un soldato americano, era sempre elegante.

Mentre faceva lezione, le sue mani disegnavano l’aria e,contemporaneamente, i concetti matematici volavano per l’aula illuminando il buio dell’ignoranza degli studenti . Un curioso e poetico parallelismo non lo abbandonava mai : quello tra entità numeriche e note musicali.

Un episodio emblematico : un giorno alcuni giornalisti gli chiesero quale fosse la frase più importante che era mai stata detta al mondo. All’inizio lui si schernì, disse che così su due piedi non se la sentiva di stabilire quale fosse davvero quella più importante. Poi,dopo l’insistenza di tutti, si mise a pensare : chiuse gli occhi e restò in silenzio per 3-4 minuti. Nessuno dei presenti respirava . . . Alla fine, se Dio volle, alzò la testa e disse con tono grave e sussiego : ‘Al cuore ♥ non si comanda’. 

MARIA

MARIA

Maria… a dopo

FIRENZE: CHIUSO IL CORRIDOIO VASARIANO

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Sono state sospese le visite al Corridoio Vasariano di Firenze, dunque anche alla più importante collezione di autoritratti, al cosiddetto “Percorso del Principe”, voluto da Cosimo I e realizzato nel 1565 da Vasari in pochi mesi. Il direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt ha comunicato la decisione di chiudere l’accesso ai gruppi che avevano prenotato una passeggiata nel celebre corridoio sospeso sull’Arno, un tratto che collega gli Uffizi ai giardini di Palazzo Pitti. I tempi per una riapertura si preannunciano lunghi perché la questione riguarda le norme di sicurezza antincendio e la mancanza delle uscite.

Tutto è partito da un esposto presentato lo scorso 7 aprile dal sindacalista Learco Nencetti di Conf.Sal-Unsa Beni culturali, alla Prefettura, al ministero dei Beni culturali e al conseguente sopralluogo degli stessi Vigili del fuoco. La risposta di questi ultimi è arrivata ieri e al direttore non è rimasto che adeguarsi. “La decisione è stata disposta – si legge in una nota diffusa dagli Uffizi – dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco a seguito di un esposto sulle condizioni di sicurezza attuali dell’ambiente”.

Il Corridoio Vasariano è un percorso di circa 1 km che collega la Galleria degli Uffizi con Palazzo Pitti. Ad oggi il Corridoio ha perso la sua funzione originaria di passaggio interno trai due edifici ed è un piccolo museo a parte rispetto alla celebre Galleria.

L’ ingresso al passaggio si trova al primo piano della Galleria degli Uffizi, dietro ad un portone quasi anonimo. Probabilmente la maggior parte dei visitatori che affollano ogni giorno le sale degli Uffizi ignora del tutto che dietro ad un accesso così anonimo si nasconda invece un grande tesoro.

 

E’ permesso visitare il Corridoio Vasariano solo attraverso visite guidate organizzate da associazioni, agenzie oppure, in alcuni periodi dell’ anno, dagli stessi assistenti alla Sopraintendenza del museo. L’ idea di entrare in un luogo non accessibile a tutti e quindi in qualche modo privilegiato e quasi misterioso, rende senza dubbio la visita al Corridoio ancora più emozionante ed affascinante.

Una volta superato il portone di ingresso al Corridoio Vasariano sembra quasi di entrare in un’ altra dimensione, tanto l’ ambiente, silenzioso e quasi surreale, appare differente rispetto a quello della Galleria.

L’ allestimento espositivo di oggi è grossomodo quello studiato nel 1973 dall’ allora direttore della Galleria degli Uffizi. Alle pareti del Corridoio sono appesi numerosi dipinti di autori delle scuole e “tendenze” italiane tra XVI e XVII. Conserva inoltre la più completa collezione europea di autoritratti di artisti, da Andrea del Sarto a Chagall a Guttuso, iniziata dal Cardinal Leopoldo de’ Medici nel XVII secolo. Tante altre opere ed autoritratti sono oggi ancora in attesa di trovare una collocazione, per mancanza di spazio.

Poco dopo l’ingresso, l’ atmosfera quasi magica del Corridoio si interrompe per alcuni metri, quando ci si trova ad attraversare un tratto che fu gravemente danneggiato da un attentato di stampo mafioso nel 1993. Nella notte tra il 26 ed il 27 Maggio 1993 un’ auto carica di esplosivo fu fatta esplodere nei pressi della Torre dei Pulci, tra via Lambertesca e via de’ Georgofili e 5 persone persero la vita. Vi furono molti feriti e gravi danni alle abitazioni, così come alla Galleria degli Uffizi ed al Corridoio Vasariano. Nel Corridoio la deflagrazione fece “saltare” alcune tele, causando danni irreparabili alle opere. I quadri sono stati in seguito ricomposti, per quanto possibile, e intenzionalmente ricollocati al loro posto in memoria di quella terribile strage.

Oltrepassato questo tratto del Corridoio, che ricorda una pagina triste, ma senz’altro importante nella memoria di Firenze, la visita prosegue alla scoperta della storia meno recente del passaggio.

Una delle cose che colpiscono di più del Corridoio Vasariano, oltre alla piacevolezza delle opere che vi sono esposte, è la sua posizione sopraelevata ed assolutamente privilegiata, che consente di attraversare alcuni dei punti più belli del centro storico di Firenze camminando in pratica sulle teste dei fiorentini e dei turisti in strada. In alcuni tratti del Corridoio la sensazione quasi di spiare le persone in strada è ancora maggiore grazie ai piccoli affacci e finestre, che guardano sia sul lato del centro storico sia sul fiume Arno. Doveva in effetti essere questo uno dei fini del Corrodoio agli occhi dei Medici: potersi spostare liberamente dalla loro residenza a Palazzo Vecchio in assoluta discrezione e sicurezza, potendo guardare all’ esterno senza esser notati.

Nel punto centrale in cui il Corridoio attraversa il Ponte Vecchio si apre uno dei punti panoramici più belli di tutto il percorso. In questa parte infatti nel 1939 Benito Mussolini fece realizzare delle grandi finestre panoramiche che consentono una splendida vista sull’ Arno verso il Ponte di Santa Trinita. Le aperture furono create in occasione di una visita ufficiale di Adolf Hitler, che sembra rimase così colpito da questa vista sul Ponte Vecchio, da ordinare di risparmiarne la distruzione nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Oltrepassato l’ Arno si osserva un’ ennesima curiosità del Corridoio ovvero l’ affaccio sulla Chiesa di Santa Felicita. Ad un tratto sulla destra si apre infatti una grande finestra con grate di ferro ed un balcone affacciati direttamente sull’ interno della Chiesa. Da qui i Medici assistevano alla Messa, potendo contare ancora una volta su di una postazione privata e priviligiata, che consentiva loro di non mischiarsi col popolo.

Il percorso museale moderno del Corridoio Vasariano termina a lato della famosa Grotta del Buontalenti, nel giardino di Boboli.

Le visite sono generalmente riservate a gruppi con un numero limitato di persone, per le dimensioni piuttosto ridotte del passaggio.

Un po’ di storia

Il Corridoio Vasariano fu realizzato dal Vasari nel 1565 su richiesta di Cosimo I de’ Medici, in occasione del matrimonio del figlio Francesco I con Giovanna d’ Austria. Il passaggio, iniziato nel Marzo del 1565 fu terminato in soli 5 mesi, in tempo per le nozze che furono celebrate il 16 Dicembre dello stesso anno.

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Grazie a questo percorso sopraelevato i Medici si garantirono la possibilità di spostarsi liberamente ed in tutta sicurezza tra la loro residenza in Palazzo Pitti e la sede del Governo in Palazzo Vecchio.

Già il progetto originale del Vasari, il Corridoio prevedeva delle piccole finestre ed affacci sulle strade sottostanti il passaggio e sull’ Arno. A questo proposito furono tempestivamente spostate dal Ponte Vecchio le botteghe dei macellai, che non offrivano uno spettacolo ed odori certamente piacevoli per i Granduchi e dei loro ospiti. Al loro posto furono collocate le botteghe degli orafi, che ancora oggi caratterizzano il ponte più famoso di Firenze.

Per realizzare il Corridoio, furono letteralmente attraversate alcune delle case torri che si trovavano lungo il percorso. Tutti i proprietari degli edifici dettero il loro consenso all’ attraversamento delle loro case, eccetto la famiglia Mannelli, che si oppose fermamente. Il Vasari dovette quindi “aggirare” l’ostacolo deviando il percorso del Corridoio, che passa infatti attorno alla Torre.

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Per lo meno per i primi 200 anni il Corridoio Vasariano fu utilizzato esclusivamente come passaggio tra le residenze. Il percorso, per quanto fosse lungo solo circa un km, veniva attraversato probabilmente con una piccola carrozzella, adibita al trasporto di 2 persone. Lungo il passaggio inoltre è immaginabile che vi fossero panchine e sedute per riposare.

Con l’ arrivo dei Lorena ed il testamento dell’ Elettrice Palatina Anna Maria Luisa de’ Medici gli Uffizi divennero un luogo pubblico da privato. Anche il Corridoio pertanto perse la sua funzione di passaggio privato.

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Nel corso dei secoli purtroppo sono andati perduti anche alcuni ambienti del Corridoio. In particolare durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa dei bombardamenti, il Corridoio ha subito diversi danni. E’ andato perduto ad esempio un bel bagno decorato con affreschi ed elementi in marmo. E’ stato anche distrutto, ma poi in questo caso ricostruito, il collegamento finale del passaggio con la sponda sinistra dell’ Arno.

Notizia segnalata da Vicky ( Fonte: Visitflorence)

Annamaria… a dopo

EXPO RIAPRE IL 27 MAGGIO

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La nuova stagione di Expo ha un nome e un logo. Aprirà il 27 maggio e offrirà eventi tutti i week-end fino a fine settembre. Si chiamerà Experience rESTATEaMilano. Copyright degli studenti di un master del Politecnico che hanno anche ideato il logo che riprende i giochi dell’albero della vita all’interno di una sorta di cittadella. Una spiaggia ‘urbana’ con ombrelloni ma anche nebulizzatori contro il caldo, un ‘paradiso degli animali’ per i cani con area per l’addestramento e per la socializzazione, un’area dedicata allo sport con attrezzature per calcetto, basket, volley ma anche arrampicata, e poi un cluster per la musica e gli eventi (dove in occasione del concerto di Bocelli del 25 maggio sarà allestita una cena per mille ospiti), Palazzo Italia con un allestimento aggiornato che ripercorre l’avventura di Expo, l’Albero della vita che tornerà ad accendersi dal 24 giugno, una via dedicata allo street food sono gli ingredienti di questo primo palinsesto estivo ideato da Arexpo.

Annamaria… a dopo

UNITIPERNOSTROFIGLIO

 


EndemolshineItaly S.p.A ha gentilmente chiesto di pubblicare l’annuncio per la ricerca e selezione di coppie separate /divorziate per un programma televisivo che li vedrà riuniti ma solo per qualche giorno e per amore dei figli .
Considerato il premio in palio e la finalità del programma, ben volentieri pubblico il comunicato.

La EndemolshineItaly S.p.A. sta cercando per un nuovo programma televisivo, coppie di divorziati/separati che hanno in comune l’amore più grande della loro vita: uno o più figli!

Per essere più precisi ricerchiamo “EX”, disposti a mettersi in gioco con prove di abilità, sia fisiche che mentali. Loro intento  sarà quello di riuscire a vincere un montepremi di 100 mila euro, che andrà interamente investito per il futuro del o dei propri  figli una volta maggiorenni.

Le squadre di genitori saranno in tutto otto, e vivranno tutti insieme per circa 18 giorni nel periodo che andrà da fine giugno prossimo a metà luglio, in una delle isole più belle delle Canarie.

Solo una coppia vincerà il premio.

Se siete interessati non esitate a contattarci inviandoci un vostro contatto telefonico o una mail con allegate vostre foto, sarete richiamati quanto prima!!!

unitipernostrofiglio@gmail.com


A presto!!!!!

 

 

 

“Alì e Nino: una storia d’amore”.

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Queste due sculture, un uomo e una donna, che si attraversano a vicenda si trovano nella città di Batumi, in Georgia, per raccontare una storia d’amore tragica ed hanno un’altezza di 8 metri . Sono state realizzate dall’artista locale Tamara Kvesitadze e i due personaggi rappresentano un ragazzo islamico di nome Alì e una principessa georgiana di nome Nino.

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Si tratta dei protagonisti di un romanzo del 1937 scritto da Kurban Said, autore originario dell’Azerbaigian che porta il titolo di “Alì and Nino: a Love Story”. La loro storia d’amore tormentata si conclude in tragedia con la separazione dei due protagonismi a causa della guerra.

Ogni giorno alla 7 di sera le due sculture vengono messe in movimento per fare in modo che questi personaggi si stringano in un abbraccio prima di lasciare l’altro alle proprie spalle. Se siete curiosi di approfondire questa storia d’amore, il romanzo che racconta le vicende di Alì e Nino è stato tradotto in italiano con il titolo “Alì e Nino: una storia d’amore”.

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E’ una storia di guerra e pace, onore e vergogna, dove si cercano di far convivere la religione e la cultura islamica e cristiana, tra Asia e Europa. Le due sculture ci ricordano la rappresentazione dell’amore del nostro bambino interiore realizzata da Aleksandr Milov.

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Il tema dell’amore non svanisce mai. In questo video possiamo ammirare i movimenti delle sculture in lento avvicinamento.

 

Annamaria… a dopo

EZIO BOSSO INCANTA SANREMO

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EZIO BOSSO

EZIO BOSSO

Dopo aver visto l’esibizione di Bosso e letto l’articolo (che vi propongo) e premesso che  faccio parte di quelli che non restano indifferenti negli altri giorni dell’anno alla  disabilita’… mi sento di dare ragione all’articolista tranne in un concetto: lo stato non e’ indifferente al sostentamento delle case famiglia e degli istituti, ( gestiti quasi tutti  dalle coop). Infatti è notizia di questi giorni la discussione di una legge nominata “Dopo di noi” che forse sarebbe meglio chiamarla “Durante loro” . La legge prevede aiuti solo per quei disabili che dopo la morte dei genitori saranno rinchiusi in istituto però nessun aiuto per le famiglie che decideranno di tenere i loro fratelli o familiari accanto a loro.

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Considerando la carica emozionale portata da questo musicista (che in verità pochi conoscevano prima della sua presenza sanremese) e l’interesse sollevato, mi piacerebbe che in Tv , nei tg e nelle trasmissioni strappalacrime che ogni giorno ci parlano di ragazzi maltrattati negli istituti ( per carità non sono tutti uguali !) si parlasse anche dei sentimenti delle famiglie che scelgono di tenerli accanto,perche’ ci sono e sono tante e meritano di essere aiutate, tanto quanto vengono aiutati gli istituti. Enzo Bosso è un grande perché trova la forza nella sua arte ma sono sicura che la trova anche nella sua famiglia come la trovano migliaia di italiani.  Conoscevo l’artista Ezio Bosso , è da ammirare per la sua straordinaria capacità artistica. Spero che la sua visibilità sanremese sia servita a sensibilizzare maggiormente il mondo dei disabili . Pensare alle strutture e agli aiuti finanziari, ma forse dovremmo essere educati, fin da piccoli, a vedere e comprendere ogni essere nella sua compiutezza. Chissà forse sarebbe tutto più semplice.

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Presto vedremo anche Nicole Orlando, la campionessa con Sindrome di Down a “Ballando con le stelle” 

EZIO BOSSO

EZIO BOSSO

By IFQ– Diciamo la verità: per 364 giorni l’anno dei disabili non frega nulla a nessuno. Chi non ha la ventura di avere un fratello, un genitore, uno zio o un cugino disabile in genere al massimo li incontra al supermercato o li incrocia per strada, perché vivono confinati nelle loro famiglie, negli istituti statali, nelle case famiglia. Magari dietro la porta del vicino che abita sull’altro lato del pianerottolo, ma in genere lontani dai nostri occhi. E ancor più lontani dai discorsi e dai pensieri della classe dirigente: nonostante la problematica investa centinaia di migliaia di famiglie, i disabili non sono abbastanza appetibili dal punto di vista elettorale, sono un bacino di voti troppo esiguo perché la politica li consideri.

All’improvviso, però, una sera qualunque nel bel mezzo di un Sanremo qualunque, Ezio Bosso sale sul palco dell’Ariston e per un istante rompe il quotidiano tran tran dell’indifferenza. Parla a fatica e a fatica suona, si muove a scatti. La sua umanità infiltra le telecamere e si abbatte come una cascata improvvisa nei salotti degli 11 milioni di italiani che come ogni sera della loro vita guardano la tv. E subito l’emozione si traduce in una marea di post sui social network. Tutti a raccontare, a esprimere in una manciata di caratteri le emozioni provate di fronte alle mani di Bosso che a fatica percorrono la tastiera del pianoforte.

66mo Festival della Canzone Italiana, Seconda serata

Tutto bello, tutto giusto, ma il pericolo è che si tratti dell’illuminazione di un attimo. Il rischio (quasi una certezza) è che tutto rimanga a livello di semplice stimolazione epidermica, che alla fine della performance e del suo potenziale messaggio non rimanga altro che la stranezza, il freak show. Come quando nei circhi di una volta i nani e la donna barbuta (a Sanremo lo scorso anno andò Conchita Wurst…) venivano buttati in pista per scatenare senza troppa fatica l’applauso del pubblico.

E’ giusto tutto questo? No, non lo è. Perché Ezio Bosso, prima ancora che disabile, è un artista. Uno considerato dagli addetti ai lavori al livello di Ludovico Einaudi, ma più bravo. Uno che suona alla Royal Opera House di Londra, come ha ricordato lo stesso Carlo Conti in diretta tv, o che nel 2003 aveva firmato la colonna sonora di Io non ho paura del premio Oscar Gabriele Salvatores. Che negli anni 80 suonava il basso e il contrabbasso negli Statuto. La Sla lo ha colpito nel 2011, ma lui scriveva da decenni. Compone musica sinfonica. Una perla nel bistrattato panorama dei compositori contemporanei italiani, nota fino a ieri solo agli appassionati. E perché è salito sul palco dell’Ariston? Per via del suo talento? Perché compone bene? Sì, certo. Ma anche, e forse soprattutto, perché è disabile. Ma Ezio Bosso è un musicista, un compositore e un pianista. Non un musicista disabile, né un disabile musicista.

Bravo (dal punto di vista professionale) e furbo Conti a intuirne il talento e l’umanità, mix in grado di tradursi in potenzialità televisiva e capacità di fare presa sul pubblico sanremese. Al di là delle intenzioni commerciali dell’operazione, il suo risultato ha potenzialità interessanti: potrebbe fornire un ottimo spunto di riflessione a chi considera quello della disabilità un problema altro, lontano. Che non ci riguarda. O che ci riguarda solo quando ci arriva addosso un’emozione come quella di Bosso.

Perché l’emozione si nasconde ovunque, anche dietro la porta del vicino di casa che ha un figlio disabile. O dall’altra parte della strada, dove una struttura comunale ospita una comunità di tetraplegici. Per questo il consiglio a chi si sdilinquisce in commenti sulla performance di Bosso commosso dalla sua disabilità potrebbe essere questo: voi che avete riversato sui social la vostra emozione, per emozionarvi di nuovo e dimostrare a voi stessi che avete intuito le immani dimensioni del problema, domattina andate a visitare una delle case famiglia che avete nelle vostre città, paesini o borghetti e andate a vedere come si reggono in piedi solo grazie alla buona volontà della gente che ci lavora, mentre le istituzioni se ne fregano e li insultano – vedi Gasparri al Family Day – quando va male (cioè quasi sempre) e quando va bene le considerano al massimo un fastidio cui destinare un po’ di risorse.

E poi andate dall’assessore alle Politiche sociali del vostro comune e chiedete che nel prossimo bilancio qualche migliaio di euro in più finisca a queste strutture. Inondate i social di appelli perché le istituzioni facciano qualcosa, come fate in massa ogni volta che un comune minaccia di chiudere un canile. Altrimenti sarà stata soltanto l’ennesima occasione in cui vi sarete emozionati grazie a stimoli venduti un tanto al chilo, avrete pasturato la vostra coscienza asfittica e ve ne sarete dimenticati il giorno dopo. E la performance di Ezio Bosso a Sanremo, pur non essendolo, rimarrà il solito, desolante freak show.

Annamaria… a dopo

 

 

FRANK SINATRA, UN SECOLO DI “THE VOICE”

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Il 12 dicembre del 1915 nasceva Francis Albert Sinatra a Hoboken, sobborgo di New York. Da allora sono trascorsi 100 anni, ma il mito non muore mai.

BOB & GLI ALTRI Con il tributo “Shadows in the night”, quest’anno è stato Bob Dylan il primo a celebrare il centenario di Frank Sinatra.  Dylan spiega, però, che non si sente un «archeologo musicale» e che il suo intento è «far legare le persone ad alcune canzoni alle quali lui stesso (e tutti noi) è legato legato».  Poi, le iniziative si sono moltiplicate. Fra le più significative, la compilation in 4 cd (e 101 successi) “Ultimate Sinatra (Centennial Collection)”…..buon ascolto!

Annamaria… a dopo

SANT’AMBROGIO E IMMACOLATA A MILANO

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La festa di Sant’Ambrogio  è la festa patronale di Milano.

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Sant’Ambrogio, storia e origini della festività

Etimologia: Ambrogio: immortale, dal greco.

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Santo, vescovo e dottore della Chiesa. Ambrogio è nato a Treviri, in Germania, nel 339 e morto a Milano, nel 397. Figlio del prefetto della Gallia, studiò a Roma intraprendendo presto la carriera amministrativa. Fu governatore di Liguria ed Emilia, con sede a Milano. Così, quel 7 dicembre dell’anno 373, in cui cattolici e ariani si contendevano il diritto di nominare il nuovo Vescovo dopo morte delvescovo Aussenzio, toccava a lui garantire in città l’ordine pubblico, e impedire che scoppiassero tumulti.

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L’imprevedibile accadde quando egli parlò alla folla con tanto buon senso e autorevolezza che si levò un grido: Ambrogio Vescovo!, benché solo catecumeno in attesa del Battesimo, fu proclamato suo successore. Milano a quest’epoca era la capitale dell’Impero. Si oppose duramente al ripristino dei culti pagani e richiamò con successo ai doveri di cristiani l’imperatore Valentiniano II e Teodosio il Grande. Da Ambrogio la Chiesa di Milano ricevette un’impronta che si conserva ancor oggi, anche nel campo liturgico e musicale. Mantenne stretti e buoni rapporti con l’imperatore, ma era capace di resistergli quand’era necessario, ricordando a tutti che l’imperatore è dentro la Chiesa, non sopra la Chiesa. Alla sua Chiesa lasciava un ricco tesoro di insegnamenti soprattutto nel campo della vita morale e sociale. Dopo la sua morte, nel 397 a.C., il corpo venne sepolto nella chiesa che fu poi rinominata Basilicata di Sant’Ambrogio, dove è tuttora conservato.

Riti e tradizioni di Sant’Ambrogio

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La festa di Sant’Ambrogio racchiude in sé manifestazioni a carattere religioso, popolare, culturale e rappresenta un evento significativo per Milano. Il giorno di Sant’Ambrogio, molti degli abitanti del capoluogo lombardo cittadini si recano alla messa in onore del santo patrono, che si celebra dall’Arcivescovo di Milano pressola Basilica di Sant’Ambrogio. In una ricca urna sono conservate le sue spoglie, insieme a quelle dei Santi Gervasio e Protasio ritrovate proprio da sant’Ambrogio Le origini del rito Ambrosiano sono addirittura antecedenti al Santo, ed ha una durata e delle caratteristiche alquanto diverse rispetto al Rito Romano.

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Un’ altro evento che caratterizza questo importantissimo giorno per i milanesi è la fiera degli Oh Bej, Oh Bej, evento che chiama a raccolta tutti gli anni una moltitudine di cittadini. Questa manifestazione ha origini che risalgono al 1288, ed ogni anno invadeva le strade intorno alla Basilica di Sant’Ambrogio a quei tempi si svolgeva nei pressi di Santa Maria Maggiore. La manifestazione ha luogo dal 7 all’8 dicembre ed è famosa per la presenza di numerose bancarelle ricche di colori e profumi, che creano un’atmosfera davvero suggestiva. Vi si può trovare una grande quantità di giocattoli, dolci tipici, oggetti d’antiquariato ed ogni sorta di cianfrusaglie. Per i bambini la fiera è come il paese dei balocchi ed è l’occasione giusta per farsi viziare da nonni e genitori! In questi ultimi anni la manifestazione ha trovato una nuova collocazione presso il Castello Sforzesco e le strade limitrofi.

Agrodolce

Agrodolce

Ancora più grande, con idee regalo che arrivano da tutto il mondo e stand gastronomici che propongono piatti esotici o eccellenze italiane è l‘Artigiano in Fiera.

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La grande esposizione quest’anno si terrà per 9 giorni dal 5 al 13  e per tradizione il 7, oggi,  si apre la stagione operistica al teatro La Scala. Ogni anno, in occasione della festa del patrono, centinaia di persone, tra cui personaggi famosi, si recano alla Scala per assistere alla prima rappresentazione della stagione. Solitamente l’apertura della stagione scaligera è affidata ad un’opera di Verdi, musicista molto amato dai milanesi. Quest’anno Giovanna d’Arco di Verdi.

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La festa di sant’Ambrogio apre ufficialmente a Milano le festività Natalizie, c’è già profumo di cannella, di vin brûlé e di panettoni, si respira già un’atmosfera di festa. El panetun è milanese.

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Famosissimo ed esportato in tutto il mondo ha una paternità contesa. Due le pasticcerie che si vantano di averlo inventato: la pasticceria Biffi e la pasticceria Cova. Ma la fortuna del dolce ambrosiano arrivò con il pasticcere Angelo Motta che aveva la bottega in via della Chiusa, e che inventò il marchio a forma di M che ricorda la facciata del Duomo, e successivamente con Giocacchino Alemagna. Questa concorrenza durò fino agli anni 70. Oggi i due grandi marchi sono stati acquistati da un noto marchio (Nestlè). Il panettone resta il simbolo milanese e nell’hinterland si inizia a mangiarlo proprio nel giorno della festa di Sant’Ambrogio


Spot anni 60 e 70 panettoni Motta e Alemagna

Panettone milanese

by-icalendario.it

 

Annamaria… a dopo

 

TED 2: IL FILM CON L’ORSACCHIOTTO SPORCACCIONE ,VIETATO AI MINORI

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Il “papà” della fortunata serie animata della televisione “I Griffin”,Seth MacFarlane è in arrivo nelle sale cinematografiche con l’orsetto più irriverente del cinema, “Ted 2” . Per gli affezionati il sequel uscirà il 25 giugno prossimo in tutte le sale italiane per deliziare tutti i fan. Assieme all’orsacchiotto anche il suo compagno di bravate, Mark Wahlberg, l’inseparabile amico d’infanzia.

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La trama di “Ted 2” segue di anni le vicende del primo capitolo. Ted ha deciso di mettere la testa apposto e si sposa con Tami-Lynn, la fidanzata che aveva già nel primo film. I due nuovi sposini decidono di dare alla loro coppia un nuovo slancio cercando di avere un bambino insieme. Naturalmente Ted è un orso e quindi l’unico modo è adottare, inizia così un’esilarante commedia dove Ted dovrà convincere il tribunale che lui è umano così da poter ottenere la custodia del piccolo.

 

Nel trailer di “Ted 2” veniamo introdotti alla storia, l’orsacchiotto chiede al suo migliore amico di prestargli il seme per concepire un bambino con la sua amata, ma qualcosa va storto. Il tribunale ingiunge Ted a dimostrare di essere umano e da qui inizia una serie di avventure e situazioni esilaranti che porteranno al climax finale della pellicola diretta dallo stesso Seth McFarlane. Come farà Ted, con il suo caratteraccio e il suo totale disprezzo delle regole, a dimostrare di avere un anima umana così da poter coronare il suo sogno d’amore?

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La storia ,da quanto visto nei trailer ,sembra ben cogegnata. Se nel primo film abbiamo visto Ted ubriacarsi, ballare, andare in televisione e fare sesso… ora cosa potrà mai succedere?………….. Vedremo.

 

Annamaria… a dopo