SANT’AMBROGIO E IMMACOLATA A MILANO

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La festa di Sant’Ambrogio  è la festa patronale di Milano.

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Sant’Ambrogio, storia e origini della festività

Etimologia: Ambrogio: immortale, dal greco.

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Santo, vescovo e dottore della Chiesa. Ambrogio è nato a Treviri, in Germania, nel 339 e morto a Milano, nel 397. Figlio del prefetto della Gallia, studiò a Roma intraprendendo presto la carriera amministrativa. Fu governatore di Liguria ed Emilia, con sede a Milano. Così, quel 7 dicembre dell’anno 373, in cui cattolici e ariani si contendevano il diritto di nominare il nuovo Vescovo dopo morte delvescovo Aussenzio, toccava a lui garantire in città l’ordine pubblico, e impedire che scoppiassero tumulti.

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L’imprevedibile accadde quando egli parlò alla folla con tanto buon senso e autorevolezza che si levò un grido: Ambrogio Vescovo!, benché solo catecumeno in attesa del Battesimo, fu proclamato suo successore. Milano a quest’epoca era la capitale dell’Impero. Si oppose duramente al ripristino dei culti pagani e richiamò con successo ai doveri di cristiani l’imperatore Valentiniano II e Teodosio il Grande. Da Ambrogio la Chiesa di Milano ricevette un’impronta che si conserva ancor oggi, anche nel campo liturgico e musicale. Mantenne stretti e buoni rapporti con l’imperatore, ma era capace di resistergli quand’era necessario, ricordando a tutti che l’imperatore è dentro la Chiesa, non sopra la Chiesa. Alla sua Chiesa lasciava un ricco tesoro di insegnamenti soprattutto nel campo della vita morale e sociale. Dopo la sua morte, nel 397 a.C., il corpo venne sepolto nella chiesa che fu poi rinominata Basilicata di Sant’Ambrogio, dove è tuttora conservato.

Riti e tradizioni di Sant’Ambrogio

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La festa di Sant’Ambrogio racchiude in sé manifestazioni a carattere religioso, popolare, culturale e rappresenta un evento significativo per Milano. Il giorno di Sant’Ambrogio, molti degli abitanti del capoluogo lombardo cittadini si recano alla messa in onore del santo patrono, che si celebra dall’Arcivescovo di Milano pressola Basilica di Sant’Ambrogio. In una ricca urna sono conservate le sue spoglie, insieme a quelle dei Santi Gervasio e Protasio ritrovate proprio da sant’Ambrogio Le origini del rito Ambrosiano sono addirittura antecedenti al Santo, ed ha una durata e delle caratteristiche alquanto diverse rispetto al Rito Romano.

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Un’ altro evento che caratterizza questo importantissimo giorno per i milanesi è la fiera degli Oh Bej, Oh Bej, evento che chiama a raccolta tutti gli anni una moltitudine di cittadini. Questa manifestazione ha origini che risalgono al 1288, ed ogni anno invadeva le strade intorno alla Basilica di Sant’Ambrogio a quei tempi si svolgeva nei pressi di Santa Maria Maggiore. La manifestazione ha luogo dal 7 all’8 dicembre ed è famosa per la presenza di numerose bancarelle ricche di colori e profumi, che creano un’atmosfera davvero suggestiva. Vi si può trovare una grande quantità di giocattoli, dolci tipici, oggetti d’antiquariato ed ogni sorta di cianfrusaglie. Per i bambini la fiera è come il paese dei balocchi ed è l’occasione giusta per farsi viziare da nonni e genitori! In questi ultimi anni la manifestazione ha trovato una nuova collocazione presso il Castello Sforzesco e le strade limitrofi.

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Ancora più grande, con idee regalo che arrivano da tutto il mondo e stand gastronomici che propongono piatti esotici o eccellenze italiane è l‘Artigiano in Fiera.

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La grande esposizione quest’anno si terrà per 9 giorni dal 5 al 13  e per tradizione il 7, oggi,  si apre la stagione operistica al teatro La Scala. Ogni anno, in occasione della festa del patrono, centinaia di persone, tra cui personaggi famosi, si recano alla Scala per assistere alla prima rappresentazione della stagione. Solitamente l’apertura della stagione scaligera è affidata ad un’opera di Verdi, musicista molto amato dai milanesi. Quest’anno Giovanna d’Arco di Verdi.

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La festa di sant’Ambrogio apre ufficialmente a Milano le festività Natalizie, c’è già profumo di cannella, di vin brûlé e di panettoni, si respira già un’atmosfera di festa. El panetun è milanese.

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Famosissimo ed esportato in tutto il mondo ha una paternità contesa. Due le pasticcerie che si vantano di averlo inventato: la pasticceria Biffi e la pasticceria Cova. Ma la fortuna del dolce ambrosiano arrivò con il pasticcere Angelo Motta che aveva la bottega in via della Chiusa, e che inventò il marchio a forma di M che ricorda la facciata del Duomo, e successivamente con Giocacchino Alemagna. Questa concorrenza durò fino agli anni 70. Oggi i due grandi marchi sono stati acquistati da un noto marchio (Nestlè). Il panettone resta il simbolo milanese e nell’hinterland si inizia a mangiarlo proprio nel giorno della festa di Sant’Ambrogio


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Panettone milanese

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Annamaria… a dopo

 

TED 2: IL FILM CON L’ORSACCHIOTTO SPORCACCIONE ,VIETATO AI MINORI

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Il “papà” della fortunata serie animata della televisione “I Griffin”,Seth MacFarlane è in arrivo nelle sale cinematografiche con l’orsetto più irriverente del cinema, “Ted 2” . Per gli affezionati il sequel uscirà il 25 giugno prossimo in tutte le sale italiane per deliziare tutti i fan. Assieme all’orsacchiotto anche il suo compagno di bravate, Mark Wahlberg, l’inseparabile amico d’infanzia.

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La trama di “Ted 2” segue di anni le vicende del primo capitolo. Ted ha deciso di mettere la testa apposto e si sposa con Tami-Lynn, la fidanzata che aveva già nel primo film. I due nuovi sposini decidono di dare alla loro coppia un nuovo slancio cercando di avere un bambino insieme. Naturalmente Ted è un orso e quindi l’unico modo è adottare, inizia così un’esilarante commedia dove Ted dovrà convincere il tribunale che lui è umano così da poter ottenere la custodia del piccolo.

 

Nel trailer di “Ted 2” veniamo introdotti alla storia, l’orsacchiotto chiede al suo migliore amico di prestargli il seme per concepire un bambino con la sua amata, ma qualcosa va storto. Il tribunale ingiunge Ted a dimostrare di essere umano e da qui inizia una serie di avventure e situazioni esilaranti che porteranno al climax finale della pellicola diretta dallo stesso Seth McFarlane. Come farà Ted, con il suo caratteraccio e il suo totale disprezzo delle regole, a dimostrare di avere un anima umana così da poter coronare il suo sogno d’amore?

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La storia ,da quanto visto nei trailer ,sembra ben cogegnata. Se nel primo film abbiamo visto Ted ubriacarsi, ballare, andare in televisione e fare sesso… ora cosa potrà mai succedere?………….. Vedremo.

 

Annamaria… a dopo

CENERENTOLA 2015

 

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Una curiosità prima di parlare del film uscito il 12 marzo e  già record di incassi. Molti abbiamo scoperto la fiaba grazie al classico d’animazione Disney del 1950, ma le origini di questa maltrattata eroina risalgono al I secolo d.C. con la fiaba egiziana Rodopi, trascritta dallo storico greco Strabone.

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Nel 1697, il francese Charles Perrault trascrisse e pubblicò “Cendrillon” o “La storia della scarpetta di cristallo”, in cui compaiono per la prima volta la fata madrina, la zucca-carrozza e la scarpetta di cristallo e si tratta della versione più simile a quella della Disney. La versione dei fratelli Grimm, Aschenputtel, fu pubblicata in Germania nel 1812 e in essa il ruolo della fata madrina fu affidato a un uccellino. Da allora, la storia è stata adattata innumerevoli volte nella letteratura, al cinema, in televisione, a teatro, nella musica e nelle arti figurative.

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Ed ora veniamo al film campione d’incassi al botteghino e primo in tutte le classifiche tra i film in circolazione. Un successo straordinario firmato anche da un italiano , il tre volte premio Oscar per la scenografia , Dante Ferretti.
Ancora una volta è stata la Disney ad aver realizzato, sessantacinque anni dopo il suo capolavoro d’animazione , “uno dei migliori dieci di tutti i tempi” secondo l’American film institute , un lungometraggio in live-action da non perdere, ispirato alla classica fiaba che quando uscì, incassò ben trentaquattro milioni di dollari.

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A dirigere il film , il regista candidato all’Oscar (per la regia di ‘Enrico V’) Kenneth Branagh, uno dei cineasti contemporanei più apprezzati (è anche attore, sceneggiatore e produttore) che ha deciso di scrivere questo film con Chris Weitz (ricordate About a boy?) riuscendo perfettamente a bilanciare l’essenza del film d’animazione con l’esigenza di adattare la storia per il pubblico moderno.

“Non avrei mai pensato di dirigere una fiaba”, ha dichiarato Branagh alla presentazione del film a Milano, “ma sono stato catturato dalla potenza della storia e mi sono trovato in sintonia con lo stile visivo che gli artisti stavano sviluppando”. I risultati ottenuti sono straordinari e quello che ne è venuto fuori è uno spettacolo visivamente stupefacente.

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L’idea non era quella di realizzare una versione revisionista di una delle favole più amate dal pubblico di ogni età, ma quella di cercare di far comprendere il più possibile agli spettatori perché la protagonista, di nome Ella (è Lily James), non scappa, non si ribella mai alle cattiverie che le riservano la matrigna (una perfetta Cate Blanchett) e le sue due figlie, ma perdona, sempre e comunque.

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Branagh e il suo staff sono riusciti trovare e a trasmetterci la grandezza e la bellezza di questa storia e della sua eroina che, come ha dichiarato, “ha due qualità che pochi eroi cinematografici possiedono in questo periodo: l’onore e una grande forza d’animo”. Ma, soprattutto, sono stati capaci di abbandonare quella visione maschilista di una ragazza (molto bella) completamente dipendente da un uomo – nella specie, di un principe azzurro (è Richard Madden) – o da una fata che si prende cura di lei, a cominciare proprio dal suo aspetto fisico e dai vestiti (la Fata Madrina, che è Helena Bonham Carter.

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Cenerentola ci viene mostrata in tutta la sua bellezza, certo, ma anche attraverso le sue grandi capacità: reagisce e non si arrende alle prime difficoltà, è sempre ottimista e profonda ma, soprattutto, ce la fa con le sue forze, porgendo ‘l’altra guancia’, e questa non è una sua debolezza, ma la sua forza. “Mostra in tutti i modi che il bene può trionfare anche nelle situazioni più tragiche”, ha spiegato il regista, “e in questo suo messaggio in cui tutti possiamo identificarci, è aiutata dalla sua innocenza, dalla sua immediatezza e dalla sua grande intelligenza emotiva”.

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Perfetto anche il cast scelto da Branagh con tutti attori inglesi, molti dei quali provenienti dal teatro. C’è l’attrice premio Oscar Cate Blanchett (Blue Jasmine, Elizabeth) nei panni della crudele ma incompresa matrigna e Lily James (già vista in Downton Abbey) nel ruolo dell’amorevole e gentile Ella. Richard Madden (Il Trono di Spade) è l’affascinante e riflessivo Kit, che inizialmente non rivela a Ella di essere il Principe, e la due volte candidata all’Oscar Helena Bonham Carter (Il Discorso del Re, Alice in Wonderland) è una mendicante e la Fata Madrina di Ella.

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Il cast è arricchito da Stellan Skarsgård (Millennium – Uomini che Odiano le Donne) nel ruolo del pragmatico Granduca, Nonso Anozie nei panni del Capitano, consigliere e migliore amico del Principe, e Derek Jacobi (Hamlet) in quelli del Re.

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Impossibile, poi, non restare affascinati dai costumi indossati dai vari personaggi – su tutti, quelli della matrigna e, ovviamente, l’abito celeste che Cenerentola indossa al ballo – che sono di Sandy Powell, (è stato scelto uno stile a metà fra il Diciannovesimo secolo e gli anni ’40) e le maestose scenografie che sono del premio Oscar Dante Ferretti che ha realizzato dei set per la casa di Ella, gli esterni del Palazzo Reale, e la grande sala da ballo del castello, dove Ella fa il suo indimenticabile ingresso e danza con il Principe.

La sua magia vi coinvolgerà e per ben due ore vi emozionerà non facendovi pensare ad altro.

La morale della favola è sempre la stessa: nella vita contano la gentilezza d’animo e il coraggio (con l’aiuto di un pizzico di magia)…

 

Fonte(Huffington post)

Annamaria… a dopo

 

DEMIS ROUSSOS LA VOCE DI FOREVER AND EVER E’ MORTO

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Un’altro mito  della musica se ne va : Artemios Ventouris “Demis” Roussos, la voce di Forever and Ever. ‘Demis doveva molto all’Italia. L’ultima volta che lo abbiamo visto da noi, era ospite di Carlo Conti nel programma “I migliori anni” . Nato ad Alessandria d’Egitto è morto a 68 anni nella notte tra sabato e domenica ad Atene, dove viveva .Con il gruppo  Procol Harum ,nei tardi anni ’60, all’alba del Progressive, avevano conquistato il mondo con “A Whiter Shade Of Pale”, una rielaborazione dell’aria sulla quarta corda di Bach. Demis allora era il cantante e il bassista degli Aphrodite’s Child, il gruppo che aveva formato con Vangelis.

Demis Roussos Performs in Budapest

Annamaria… a dopo

NATALE A…TARANTO

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Natale fra i trulli

C’è la crisi economica ma le famiglie pugliesi restano fedeli alla tradizione senza rinunciare al classico cenone della vigilia e al pranzo di Natale. Ad affermarlo è il Codacons, che ha monitorato la propensione alla spesa alimentare per il Natale 2014.
Tra alimenti e bevande le famiglie pugliesi spenderanno complessivamente circa 178 milioni di euro per il classico pranzo di Natale e il cenone della Vigilia, circa il 3% in più rispetto allo scorso anno. I consumatori durante queste festività – viene spiegato in una nota – hanno infatti deciso di tagliare su altre voci di spesa, riducendo in primis i regali, addobbi e spostamenti, ma non intendono contrarre i consumi alimentari tipici del Natale, che appaiono in lieve salita rispetti a quelli del 2013. La parte del leone la faranno carne e pesce, per i quali si spenderanno poco più di 66 milioni di euro; 33 milioni invece la quota destinata a spumanti, vini e bevande varie. Per i dolci classici del Natale le famiglie pagheranno complessivamente circa 29 milioni di euro. Per quanto riguarda invece ristoranti e pubblici esercizi, la quasi totalità dei cittadini (il 95%) trascorrerà le feste in casa con parenti e amici. Solo il 5% opterà per cenoni e pranzi presso ristoranti e locali.

 

Ed ora il Natale pugliese (Taranto) raccontato da Mimma


turismo-pugliaL’atmosfera di Natale a Taranto e nei suoi quartieri si respira già dal 22 novembre (giorno di Santa Cecilia), anzi dalla sera precedente, quando le bande musicali intonano per le strade le pastorali natalizie. Nelle case si preparano le pettole e cominciano le prime riunioni durante le quali si gioca a carte e a tombola. Altra data importante è l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, Patrona della città insieme a San Cataldo. Classico cenone della vigilia a base di cozze, frutti di mare e pesce. Naturalmente non mancano le pettole e i dolci tipici natalizi (carteddate e sannacchiudere). Il pranzo tradizionale è per lo più a base di carne. Nei giorni che precedono il Natale l’atmosfera di festa e le riunioni in famiglia e fra amici sono all’ordine del giorno. La vigilia di Natale prevede il consueto cenone a base di pesce e frutti di mare e una serie di piatti tipici della tradizione tarantina. Il giorno di Natale si trascorre solitamente in famiglia, scartando i regali e giocando a carte o a tombola. Idem a San Silvestro e Capodanno. Il giorno dell’Epifania, termine delle festività, ci si reca in massa nel Quartiere di Lama, in periferia, per assistere alla classica rappresentazione dalla Calata dei Magi. Da qualche anno a questa parte alle bande tradizionali si sono affiancate spontanee aggregazioni di simpatici musicisti, talvolta improvvisati, che, vestiti da Babbo Natale, suonano allegre marcette natalizie e vengono ricompensati dai cittadini che lanciano loro monete dai balconi.


“Sannacchiutele” (si pronuncia “sannacchiudd”) è il dolce tipico natalizio di Taranto. A prima vista sembra una variante degli struffoli, ma gli ingredienti e la consistenza in bocca sono diversi. Una ricetta semplice, ma così gustosa da essere irresistibile.

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Il dolce prende il nome proprio dalla sua bontà: “Sannacchiutele” vuol dire vanno rinchiusi. Le mamme chiudevano questi dolcetti nella dispensa per farli arrivare sulla tavola di natale e proteggerli dalle incursioni dei piccoli golosi. Una volta assaggiato il primo bocconcino non si riesce più a smettere.
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I “Sannacchiutele” hanno un delicato gusto di  cannella, croccanti all’esterno e teneri in bocca. Sono guarniti da un sottile velo di miele e da zuccherini colorati e vengono serviti a cucchiaiate. Si possono abbinare con un vino dolce come lo Zibibbo o il Passito di Pantelleria.

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La ricetta di Anna Montorsi  

1 kg di farina
200 g di olio di oliva
150 g di zucchero
Miele liquido
Pizzico di sale fino
1 arancia (buccia e succo)
1 tazzina di anice o sambuca
Cannella
Vaniglia
Chiodi di garofano
Zuccherini colorati
1 bustina di lievito per dolci 

Preparazione: 


Mettere la farina a fontana sulla spianatoia con un pizzico di sale fino. Far soffriggere l’olio con la buccia grattugiata dell’arancia e far raffreddare a temperatura ambiente. Versare nell’impasto l’olio freddo, la tazzina di anice o sambuca, il succo dell’arancia spremuta, lo zucchero e gli aromi, con l’avvertenza di mettere una piccola dose di cannella e chiodi di garofano. Il lievito va aggiunto per ultimo, dopo aver ben impastato gli ingredienti.


Dall’impasto si prelevano delle piccole porzioni da lavorare come gli gnocchi. I bocconcini vanno poi passati sulla grattugia per formare degli gnocchetti rigati, da friggere nell’olio.


Una volta fritto, bisogna riscaldare il miele in un tegame con l’aggiunta di un pochino d’acqua e tuffarvi velocemente gli gnocchetti e tirarli fuori con un mestolo forato. I bocconcini vanno poi sistemati in un piatto di portata e decorati con una pioggia di zuccherini colorati.


Ecco la ricetta delle carteddate (cartellate), dolci tipici del periodo di Natale.


Ingredienti: Un chilo di farina, 100 gr. di vino bianco secco, 100 grammi di olio extravergine di oliva e un po’ di sale fino, vino cotto, miele o zucchero a velo.


Preparazione:

Impastare la farina con il vino bianco e mezzo bicchiere di olio. Se l’impasto dovesse risultare troppo duro aggiungere un po’ d’acqua tiepida fino ad ottenere una massa morbida e vellutata. 
Fare lievitare per circa due ore.
Stendere la pasta con il matterello in una sfoglia molto sottile e ricavarne, con una rotellina dentata, delle strisce larghe 5 cm e lunghe 20; ripiegare a metà nel senso della lunghezza, pinzettando con le dita, in modo da formare una specie di rosetta. Quando si sarà finito di preparare queste rosette, lasciarle riposare per 8-10 ore e poi friggerle. Appena fredde, tuffarle nel miele o nel vin cotto e cospargerle di zucchero ed anicini da guarnizione. 
Buon appetito !

Annamaria & Mimma

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THE GONE GIRL : QUELLO CHE LE DONNE NON VOGLIONO

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Il film di cui tutti parlano. Il  film che parla di tutti.

Prossimamente nei cinema (il 18 dicembre 2014)

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Cari amici , oggi prendo in prestito la rubrica di Maria, dedicata al cinema, (nell’altro blog)  per segnalarvi con largo anticipo un film che tanto sta facendo discutere , oltre ad essere già campione d’incassi.
In Italia uscirà il 18 dicembre e sono convinta che anche da noi sarà un successone.

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Tratto dal bestseller di Gillian Flynn, il thriller vede protagonista Nick Dunne (Ben Affleck) un uomo che decide di tornare nella sua città natale per aprire un bar. Poco dopo, nel giorno del quinto anniversario del loro matrimonio, sua moglie scompare misteriosamente e Nick diventa il sospettato numero uno della sua sparizione.
Gone Girl , questo il titolo del film, comincia con una scena di grande tenerezza. O così sembra. Nick Dunn accarezza la testa della moglie Amy appoggiata sulle sue ginocchia. “Vorrei riuscire a leggerti, capire quello che pensi, cosa provi”, riflette il protagonista ad alta voce mentre le sue dita giocano con le lunghe ciocche bionde. Le sue parole non sono dolci come i suoi gesti.

 

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Nel film di David Fincher, nulla è quello che sembra. Come dicevo , nel primo week end è già campione di incassi: 38 milioni di dollari. La trama sta facendo discutere i media sul vero messaggio del film.
Il Washington Post dice che è misogino (o meglio lo è la protagonista).

Vox lo definisce “il più importante film femminista degli ultimi anni“,
della stessa opinione Forbes-
Il “Time” sceglie la terza via e trova ragioni per entrambe le definizioni.
“New Republic” parla della protagonista come un aggiornamento della Femme Fatale degli anni ’80.
Il” Guardian” parla di boomerang, “questo è quello che le donne non vogliono” e in un’altra recensione accusa la trama di prendere il peggio degli “stereotipi di genere”.
Questi alcuni esempi delle decine di recensioni uscite in questi giorni. Su due cose sembrano tutti d’accordo: il film è destinato a sbancare il botteghino e vincere molti premi.

Gone Girl parla di una donna, Amy, che il giorno del quinto anniversario di matrimonio sparisce nel nulla. A dare l’allarme è il marito Nick quando torna a casa. Le ricerche cominciano subito grazie ad amici e volontari. Poi lui viene accusato di omicidio… Mi vengono in mente i due casi ,ancora irrisolti, di Roberta Ragusa e  Elena Ceste.

Questo è un film che analizza le dinamiche del matrimonio, i segreti e le bugie che vi sono nascosti. Racconta della furia di una donna che decide di vendicarsi, del ruolo dei media che formano l’opinione pubblica sfalsando la verità, cercando di creare dei mostri, quelli più vicini e a portata di mano, per fare audience.( Barabara D’urso docet…)) Parla di come i protagonisti usano l’ossessione e la morbosità del pubblico a proprio vantaggio, ancora una volta mistificando la verità. E sembra avere un messaggio chiaro: nessuno conosce davvero la persona che ha di fianco. Sullo sfondo c’è lo spettro della violenza domestica. All’inizio sembra ci sia, ma a metà del film non si capisce più che cosa sia vero e cosa no. Sembra il frutto dell’immaginazione della protagonista, ma è così?

È un film che lascia molti altri interrogativi e potrebbe avere un potenziale pericoloso proprio per l’ambiguità con cui gioca su temi importanti.

È misogino? Sicuramente potrà essere usato come paravento. Un alibi per gli uomini lì fuori che credono negli stupri inventati o che almeno quelli di fantasia siano la maggior parte. In un momento in cui in America ancora si discute sulla legge californiana “Yes means yes”, questo potrebbe essere un rafforzativo di un certo tipo di mentalità. La trama sembra aver cristallizzato gli incubi maschilisti della società contemporanea.

È femminista? Ci domandiamo , non lo sappiamo. Di certo la protagonista rivendica il diritto all’autodeterminazione, a essere se stessa più che apparire la persona che gli altri vorrebbero. Rosamund Pike rinnega il cambiamento a cui si è sottoposta per conquistare un uomo. “Finalmente posso mangiare quello che voglio, quando voglio. Posso essere ciò che voglio. Non devo più radermi e fare ginnastica. Posso vivere la mia vita senza dover essere ‘cool’”, dice la protagonista in un passaggio fondamentale del film. Le donne sono la parte portante della trama. Tutti i ruoli più importanti sono affidati alle donne: le giornaliste che manipolano l’opinione pubblica, il titolare dell’inchiesta della polizia, la sorella gemella di Nick, la madre di Amy. Il finale è di quelli che non ti aspetti perché non si può credere che si possa arrivare a tanto. Eppure è così.

A prescindere dalle polemiche e dal dibattito che ha scatenato, credo che questo film sia, innanzitutto, un bel thriller. Quindi da non perdere…

Fonte 27ora-Corriere.it

Annamaria…a dopo

 

PLAYTOY ORCHESTRA . . .

                                                                                         

la prima band al mondo che

 suona

 esclusivamente strumenti

 giocattolo !!!

 
 

FABRIZIO CUSANI : direttore e voci, fischio, fischietti e pupazzi di plastica, pianino di Charlie Brown, xilofonino, chitarrina

Carmine Turilli : fisarmonichetta, organo Bontempi

Antonio Maria Boscaino : chitarra basso toy

Gianpasquale Cusano : percussioni di plastica e cartone toy

Fabiano Fasoli : organo Bontempi, pupazzi di plastica e xilofono giocattolo

Massimiliano Maresta : batteria toy

Giorgio Stefanelli : organo Bontempi


“E chi ha detto che gli strumenti giocattolo durino solo la breve estate dell’infanzia?” parola del direttore artistico Sandro Cappelletto che nella stagione della Filarmonica Romana per il ciclo “Giocare da grandi” ha chiamato di recente sul palco del Teatro Olimpico la Playtoy Orchestra, unica orchestra al mondo a suonare con strumenti giocattolo e che in quasi dieci anni di attività ha saputo sorprendere grandi e piccoli in ogni parte del mondo: nei teatri, nelle sale da concerto, nei Festival, ma anche negli ospedali, nelle case-famiglia e negli orfanotrofi. Giocare con la musica ? E perché no ? Meglio ancora far musica con i giocattoli ! . . . a dimostrazione che con strumenti giocattolo anche i grandi classici possono diventare un gioco, e al tempo stesso che giocando si può familiarizzare con loro. Vengono dalla Campania, ma hanno portato in giro un modo di far conoscere la musica che risulta divertentissimo. Strumenti allegri per un’offerta musicale a trecentosessanta gradi: da Il buono, il brutto, il cattivo di Ennio Morricone, a Mah-Nà Mah-Nà di Piero Umiliani, e ancora Soul Bossa Nova di Quincy Jones, Baby Elephant Walk di Henry Mancini, senza dimenticare il grande repertorio classico con la Marcia di Radetzky di Johann Strauss, la Danza della Fata Confetto dallo Schiaccianoci di Čajkovskij, il Can Can di Offenbach, la Marcia alla turca di Mozart, per concludere con un trionfante Inno alla Gioia di Beethoven . . . e ancora Brahms e Johann Strauss: a ricordarci che in molte lingue “giocare e “suonare” si traducono con lo stesso verbo… La band unisce alla carica positiva del suo repertorio nuovi esperimenti ritagliati su alcune tra le più brillanti composizioni di musica classica. Il tutto con giocattoli dai suoni che faranno riscoprire quel mondo dell’infanzia, età dell’energia creativa, della fantasia e della libertà. Sul palco si presentano sei musicisti, accompagnati da Fabrizio Cusani direttore e fondatore nel 2002 dell’orchestra. A strumenti non si fanno mancare nulla: pianino di Charlie Brown, batteria di plastica, fisarmonica di cartone, trombette, pupazzi con fischietti, xilopiano, organo Bontempi, chitarra basso toy, percussioni … Musica ‘adulta’ per bambini, dunque chiamati sul palco a prendere parte allo spettacolo, a dirigere l’orchestra, a divertirsi e a scoprire la “facilità” di quest’arte; ma anche musica che non ha età, e che si rivolge anche ai più grandi.



 ‘Credo che gli adulti non debbano rompere mai il filo che li lega al regno della fantasia e della spensieratezza che solitamente anima l’età infantile’ racconta Fabrizio Cusani direttore e fondatore dell’orchestra . Evitando di impantanarsi nella sindrome di Peter Pan, l’invito rivolto ai grandi è non smettere mai di stupirsi, di aprirsi al mondo e conservare quel desiderio di scoperta continua utile per approdare ad una vita libera da pregiudizi e con la massima apertura mentale”. Al progetto artistico, la Playtoy affianca fin dalla sua nascita anche un forte impegno sociale promuovendo l’iniziativa ‘Porta in teatro un giocattolo’, che la Filarmonica Romana ha accolto con molto piacere in occasione del concerto della sua stagione: il pubblico è stato invitato a presentarsi al Teatro Olimpico con un giocattolo che sarà donato ai bambini meno fortunati perché possano godere del fondamentale diritto al gioco, necessario a un’infanzia il più possibile serena e felice. Beneficeranno dei giocattoli l’Associazione “La Rondine” di Coreno Ausonio (Fr) e i reparti di Neuropsichiatria infantile, Pediatria, Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Gemelli di Roma.

MARIA… a dopo
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ADDIO A ROBIN WILLIAMS

Oh Capitano, mio Capitano!
Goodbye Robin!

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Nel pomeriggio di lunedi 11 agosto Robin Williams uno degli attori statunitensi più famosi e apprezzati al mondo, è stato trovato morto nella sua casa a Tiburon, in California. Ancora giovane , aveva 63 anni, ma come ha dichiarato il suo agente soffriva di una grave depressione. Uno schoc per tutti noi che era il “simbolo di quest’epoca” come lo ha definito il giornale. Boston Globe “attore premio Oscar e supernova della comicità le cui esplosioni di cultura pop e imitazioni hanno abbagliato il pubblico per decenni”; il New York Times scrive che Williams è stato “un comico che si trasformò in un attore sorprendente e ricco di sfumature, che impregnava le sue performance di inventiva selvaggia e una specie di maniacale energia”. L’ipotesi più concreta circolata finora è che si sia suicidato.
Il Los Angeles Times ha scritto che in passato Robin Williams aveva sofferto di problemi legati all’abuso di alcool e droghe; recentemente era tornato in un centro di riabilitazione per “perfezionare” la sua sobrietà. Una volta raccontò del suo lavoro: «Guardo il mondo, vedo quanto possa essere spaventoso, a volte, e comunque cerco di affrontare la paura. La comicità può aiutare ad affrontare la paura, senza paralizzarti ma anche senza dirti che tutto il male sparirà. È come se dicessi: ok, posso scegliere di ridere di questa cosa, e una volta che ci avrò riso sopra avrò cacciato il demone e potrò affrontarla davvero. Questo è quello che cerco di fare quando faccio il comico».

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Le persone di grande talento fanno sempre questa fine. Il mondo è troppo imperfetto per loro.L’attimo è fuggito.
Restano le emozioni che ha trasmesso, in pochi ci sono riusciti così.

 

Annamaria… a dopo

COCA COLA SUMMER FESTIVAL, OVVERO IL “FESTIVALBAR 2.0”

Giunto alla seconda edizione , Il Coca-Cola Summer Festival è un concerto gratuito che si svolge a Roma in Piazza del Popolo, organizzato dalla Fascino di Maria De Filippi e trasmesso in differita da RTL 102.5 e in tv su Canale 5

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Lo sponsor ufficiale manco a dirlo è Coca Cola andato a sostituire il noto marchio d’abbigliamento Tezenis (per il 2013), portando così alla rinominazione del programma (precedentemente Music Summer Festival – Tezenis Live).

FESTIVALBAR 1983 VITTORIO SALVETTI

Il programma è considerato come una nuova versione del tramontato Festivalbar……che, se dobbiamo dirla tutta, per il Festivalbar made Salvetti i CD avevano raggiunto prezzi esorbitanti: 48 euro nel 2007 per comperare l’intera rassegna. 93 MILA LIRE! Ai tempi di “Call Me” con 93 mila lire si faceva 2 volte il pieno… oltre a comperare l’unica compilation ufficiale (Juke-Box-Star Festivalbar).

“What is love”… “Dedicated to the Moon”…”Juliet”…”Mare mare”, ovvero il Festivalbar che non c’è più!

 

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