PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE: PER NON DIMENTICARE

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A distanza di 24 anni è ancora affannosa la ricerca della verità per dare i nomi a mandanti ed esecutori della strage. Punti oscuri che ancora segnano la storia del nostro Paese.  Il video  ritrae le immagini delle due stragi, quella di Capaci e quella di via D’Amelio, con l’intento di diffondere le storie di questi due uomini, che hanno combattuto per la giustizia con coraggio e determinazione. Nel documentario vengono riportate, inoltre, alcune delle frasi pronunciate dai due magistrati, come: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. 

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Annamaria… a dopo

COIFFEUR GATE

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Appero’!!!…. Costui non è un presidente..è IL RE SOLE ! 

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«Fortunatissimo per verità!»

L’esclamazione del Figaro rossiniano sembra calzare a pennello anche al barbiere di Francois Hollande. Si, perché in Francia un taglio presidenziale non ha prezzo. O meglio, ce l’ha eccome, ed è stratosferico. Lo sa bene Olivier B., fedelissimo e (stipendiatissimo) coiffeur personale del presidente socialista. E che – secondo il contratto stipulato con l’Eliseo – incassa la bellezza di 9.895 euro al mese, senza contare eventuali «indennizzi di residenza» e altri «incentivi familiari». Praticamente lo stesso stipendio dei ministri dell’attuale governo in carica, che di euro ne guadagnano circa 9.950. Il contratto di lavoro del «Factotum» più fortunato della République («Miglior cuccagna per un Barbiere/vita più nobile no non si da», canta il baritono) è stato svelato oggi dal Canard Enchainé, il settimanale satirico che ormai da un secolo – il primo numero uscì il 5 luglio 1916 – svela vizi e debolezze della politica transalpina.

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Nel documento ufficiale datato 16 maggio 2012, appena pochi giorni dopo la vittoria di Hollande, l’ex capo di gabinetto dell’Eliseo, Sylvie Hubac, assume il parrucchiere nato nel 1970 a Parigi per tutta «la durata del mandato presidenziale», vale a dire fino al maggio del 2017. 539.700 euro lordi all’anno, a cui si aggiungono i contributi. In cambio, il Figaro dell’Eliseo si impegna a dedicarsi solo al cuoio capelluto di Hollande, un contratto esclusivo, dunque, a cui – salvo deroghe eccezionali – non può cumulare nessun’altra attività. 

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«Olivier è a disposizione del presidente 24 ore su 24, non si fa mai sostituire, neanche per extra e straordinari. Si è perso pure la nascita dei figli», spiega la sua legale, Elisabeth Lévy in quest’altra analogia rossiniana: «Pronto a far tutto/la notte e il giorno/sempre d’intorno in giro sta…». Per la sua delicata missione alla testa dello Stato Olivier deve mantenere un’altra promessa. «Il riserbo assoluto sui lavori effettuati o le informazioni raccolte» al fianco del presidente. Tanto che a Parigi c’è chi si chiede se per «lavori effettuati» l’Eliseo non intenda prodigiose «extension» o miracolose tinte color corvo in grado di rilanciare l’acciaccato livello di gradimento del presidente più impopolare della Quinta Repubblica . Colorazioni a parte, il palazzo conferma tutto.

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E giustifica quel contratto da nababbo con l’impressionante mole di lavoro. Olivier accumula giornate lunghissime («Presto a bottega che l’alba è già!»), è insostituibile, e le sue ferie vengono dosate al contagocce. «Ripettina il presidente ogni volta che questo sia necessario, in ogni caso prima di ogni apparizione pubblica», incluso nei fine settimana e per lunghe missioni all’estero, precisano all’Eliseo. «Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono», recita il Barbiere di Siviglia. Ma per Olivier c’è solo e soltanto Hollande: «Uno alla volta per carità! per carità! per carità!»

By- La Stampa-

Annamaria… a dopo

ANCHE I PAPERI HANNO UN CUORE

Articolo del 9-febbraio-2010  dal blog http://ilmioblog-annamaria.blogspot.it/

Era da diversi giorni che tenevo d’occhio la contessa Azzurra Girelli Mazzanti-Dellavecchia la quale, dopo essersi fatta lasciare nei pressi

dall’autista, si recava tutti i giorni a pranzo alla mensa della Caritas;

lo stesso faceva il Megadirettore Gran-Costruttor Ing. Dott. Ottone

Liberalacasa che addirittura si portava a casa una busta di avanzi per

poter cenare.

Chi invece preferiva affogare nell’alcool i dispiaceri economici erano

il Gran Direttor delle Cliniche Riunite Cav. Dott. Felice Colica, il Presidente

Generale dei canili Associati Dott. Bracco Baldo, il Grand’Ufficial Amministratore generale delle Scuole Guida Archit. Guido Maluccio,

il noto politico locale Felice La Pippa con la propria consorte di origine

greca, la nobildonna Mika Teladògratis, il Dirett. del giornale locale

Primo Falso, ed il Magistrato in pensione Dott. Massimo Della Pena;

altresì ormai vicino al collasso psicofisico per le privazioni, era l’Amministratore Unico dei Giochi e Lotterie, il Prof. Cav. Natale Tombola. Tutti accomunati da un unico problema quotidiano, quello di poter

coniugare il pranzo con la cena e poter sfamare la propria famiglia, nel contesto di una vita dura e grama fatta di enormi sacrifici e privazioni.

Non mi erano assolutamente sfuggiti nel contempo la vita allegra, spensierata e godereccia che noti personaggi locali conducevano alla faccia dei più elementari crismi di fratellanza e carità; tra i più scatenati negli ozii e nei bagordi erano i noti disoccupati Giuseppe Agonia con la fidanzata Vita Migliore, il custode del locale cimitero tale Santo Campo, addirittura si vociferava anche sul bravo parroco della Chiesa dell’Addolorata, don Massimo Conforto.

A prima vista, i più accaniti nello spendere e nello spandere si notavano

tra la categoria dei pensionati e dipendenti, tra cui spiccava l’aiutante

vice barbiere Felice Forfora con la sua amante clandestina ucraina

di incerta professione, tale Vagina Seminova.

Naturalmente miei cari amici, a Vossignori tutto ciò pare contro natura e naturalmente anche a me tutto questo pare il mondo all’inverso; ma poi

torno a casa e ti leggo l’ultimissima notizia che non fa altro che confermare quello che era un film comico….

Cosa ti leggo?: Cresce l’evasione fiscale in Italia che si conferma primatista europeo con il 51,2% del reddito imponibile non dichiarato. Nei primi dieci

mesi del 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 369 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 144 miliardi di euro l’anno.

Tutto ciò emerge da un’indagine effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, l’Associazione Contribuenti Italiani condotta su dati divulgati dalle Polizie tributarie degli Stati europei.

Nella speciale classifica degli evasori, l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,3%), Estonia

(37,2%), Slovacchia (34,5%) e cosi via …

Ma udite, udite!! Sono soprattutto i dipendenti e pensionati i “pochi ricchi dichiarati” in Italia: dagli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate, si

traduce in numeri la conferma che l’assoluta maggioranza di redditi elevati

ha ritenuta alla fonte, quindi si tratta di lavoratori dipendenti o in pensione.

Sono 90.3316 i dipendenti che hanno dichiarato al Fisco oltre 150.000 euro

e a questi si sommano 38.962 pensionati “ricchi”, per un totale di 129.278.

Complessivamente, i cittadini che guadagnano bene sono 149.323, ovvero

lo 0,3% dei contribuenti oppure 3 su mille, comunque “una rarità”.

Pensate …L’evasione fiscale è diventato uno degli sport più praticati dagli italiani al punto che anche i morti evadono il fisco tumulandosi da soli …

Il cameriere é più ricco del padrone del bar, il muratore è più ricco dell’ingegnere, l’ometto delle pulizie del padrone della catena degli Hotel,

il portantino del barone, l’operaio precario del padrone.

Ma questi numeri non sono poi che il risultato matematico di una realtà

che tutti conoscono, ma che in eguale misura fanno il verso della meraviglia per rigettare in virtù delle ovvie ragioni di tornaconto …Siamo o non

siamo il più grande Paese di furbastri, figli e nipotini di Machiavelli e del “fine che giustifica i mezzi”, abituati a coniugare il verbo essere solo alla prima persona : …io Sono! C’è da farsi cadere le braccia dallo sconforto, sapendo che nulla cambierà perché enormi sono gli interessi socio-politici che hanno

impedito, impediscono ed impediranno sempre tutte le riforme per un fisco equo in una società possibilmente a misura d’uomo.

Il benessere non si divide, soprattutto quello costruito sugli imbrogli e sulle infinite truffe grandi e piccole, sullo scambio truffaldino e sugli egoismi

soggettivi ed oggettivi. (mannaggia!)

Pessimista? …Assolutamente no. Solo terribilmente realista!

In fondo io personalmente cambierei i valori della scala degli esseri viventi, dove metterei al primo gradino la razza animale al posto di quella umana, (scusatemi) visto che tra bestie della stessa razza vige un severo ed immutabile codice di reciproco aiuto, cosa semisconosciuta tra i viventi

soprattutto quando si tocca quella parte vitale che si chiama “tasca”.

Finanche il tirchio Paperon de’ Paperoni si muove a compassione

molte volte verso lo sfigato Paperino …E tutto dire …

Ciao

con affetto Cipriano

BOLLO AUTO, SCONTO DEL 10% IN LOMBARDIA DAL 2017

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………..Ma non per tutti!
Ecco come usufruirne: hai un conto corrente? 
Ormai la cosa sembra a buon punto: da gennaio 2017, il bollo auto si potrà addebitare su conto corrente, se il progetto legge diverrà realtà. Ed è previsto uno sconto.

La Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Lombardia,  nelle scorse settimane, ha dato il via libera a maggioranza in sede consultiva al progetto di legge che cambia alcune norme della Legge di Semplificazione.
Tra le novità più importanti, la modifica dell’articolo 49, che introduce nel sistema di riscossione della tassa automobilistica (un balzello regionale) la domiciliazione bancaria.
Cosi facendo la Regione Lombardia si garantisce il pagamento costante e sistematico nel tempo della tassa automobilistica mentre noi  contribuenti, optando per questa modalità di pagamento, potremo contare su uno sconto della tassa del 10%. Il sistema inizierà la fase di sperimentazione a partire dal primo gennaio 2017. Durante questa prima applicazione, e comunque per un periodo non superiore al triennio, il servizio di domiciliazione bancaria è svolto dal Tesoriere regionale. Maroni ha dichiarato che «L’operazione per la riduzione del bollo auto e’ attiva e abbiamo avuto importanti riscontri, perchè si sta diffondendo ed e’ un’iniziativa molto apprezzata» . Ha anche aggiunto  «Noi non stiamo aspettando le risorse del Governo per ridurre il bollo auto, che va direttamente alle Regioni , abbiamo già avviato la riduzione, per esempio, per chi acquista mezzi meno inquinanti, perche’ teniamo a incentivare il passaggio da auto piu’ inquinanti ad auto che lo sono meno. Inoltre, sono esenti le auto d’epoca, a patto che siano regolarmente iscritte al registro delle auto d’epoca».
Il bollo dovevano toglierlo e invece  sono giunte proposte miti come uno “sconticino” e… di questi tempi meglio che niente!

Annamaria… a dopo

martedì 17 maggio 2011 : chiude l’ultima fabbrica al mondo di macchine da scrivere: fine di un’epoca

By MARIA

Di certo non è una novità: in occidente la macchina da scrivere è caduta in disuso almeno un decennio fa.

Da quando il mercato dei computer ha cominciato ad espandersi in tutto il mondo, quello delle macchine per scrivere ha iniziato il suo declino, fino a portare al capolinea un oggetto che, un tempo fortemente richiesto e venduto, oggi viene considerato piuttosto antiquato.

In Occidente è da tempo, ormai, che ad acquistare una macchina da scrivere sono soltanto i collezionisti; considerati pezzi d’antiquariato, ad usarle sono rimasti solo gli eccentrici e i nostalgici del passato. In Asia, invece, fino a qualche tempo fa la situazione era diversa, poi il boom economico che ha investito il subcontinente asiatico e il relativo calo dei prezzi dei computer hanno sancito anche lì il declino di questi apparecchi.

Ma quando anche l’ultima azienda produttrice chiude i battenti possiamo dire addio ad un capitolo importantissimo della nostra storia.

Alla fine del mese di aprile 2011 ha chiuso i battenti la Godrej & Boyce di Mumbai, in India che aveva continuato a lavorare, sfruttando principalmente i mercati delle agenzie di difesa, dei tribunali e degli uffici governativi.

Siamo molto lontani dai numeri raggiunti dalla stessa azienda nel corso dei decenni passati: i primi esemplari in India furono presentati negli anni Cinquanta e il primo ministro Jawaharlal Nehru descrisse la macchina per scrivere come «il simbolo della nuova indipendenza industriale dell’India».

In magazzino restano ancora soltanto 200 macchine da scrivere, la maggioranza delle quali con caratteri arabi, destinate ai Paesi arabi. La dirigenza si è dovuta arrendere all’evidenza ed alle dure leggi del mercato e dell’innovazione: persino l’arretrata (ma per molti aspetti avanzatissima) realtà indiana ha mandato questo strumento in soffitta.

Adesso è proprio ufficiale: è finita un’intera epoca nella storia della comunicazione scritta. Un’epoca che era cominciata nel 1846: quando un italiano, il novarese Giuseppe Ravizza, inventò per primo la macchina da scrivere. che nel XX secolo ha fortemente modificato il modo di lavorare nelle aziende.

Nel 1837 Ravizza iniziò a costruire il primo prototipo del cembalo scrivano, così chiamato per via della forma dei tasti, simili a quelli dello strumento musicale. Utilizzò infatti i tasti di un pianoforte.

 

 

 

Una notizia che per noi nostalgici seppure ormai legati indissolubilmente ai pc e ad Internet è comunque triste e segna inevitabilmente la fine di un’era comunque gloriosa, dove molti di noi che oggi scrivono al computer, hanno davvero mosso i primi passi sulle macchine da scrivere.

Qualcuno le ricorda? Forse solo i più grandicelli : saranno più di dieci anni che sono letteralmente scomparse dalla nostra quotidianità e dagli uffici di enti pubblici ed aziende private.

Quanti di noi hanno posseduto una macchina da scrivere? Quanti di noi l’hanno usata? Tanti, specialmente se siamo entrati nella fascia di età degli “anta”. Nel giornalismo italiano la “Lettera 22” dell’Olivetti è leggenda (la usava, tanto per dire, Indro Montanelli): piccola, portatile, compatta, indistruttibile.

 

 

 

Molti di noi sono stati autodidatti imparando a pestare sulla tastiera; anche io ricordo benissimo quel rumore tipico che producevano le aste di metallo mentre solcavano l’aria per abbattersi infine sul nastro inchiostrato e sul foglio: un rumore che facilmente diventava frastuono.

Com’era scomoda, la macchina da scrivere! Usarla era faticoso e creava un prodotto simile alle scritte scolpite nella pietra dai nostri antenati: quello che veniva fatto era immodificabile, sii poteva usare la scolorina, il bianchetto… : ogni errore rimaneva lì sul foglio: nero su bianco, per sempre.

Con l’avvento del computer l’incubo di ogni scrivano è svanito: quando si commette un errore, o semplicemente si vuole riformulare un periodo, basta tornare indietro col cursore del programma di videoscrittura e correggere. Semplice, pulito, facile e silenzioso, tutto in un’unica “sessione”.

Va così definitivamente in pensione un’invenzione che ha dato grande lustro all’Italia con macchine da scrivere che sono entrate nella storia del design come la mitica Lettera 22 o la Valentine della Olivetti, entrata a pieno titolo nell’olimpo degli oggetti culto di design del Guggenheim Museum.

 

 

 

 

Ne avete una dimenticata in cantina? Tenetevela stretta, un giorno vi potrà tornare utile. Anche io conservo gelosamente la mia compagna di tante avventure da “piccola scrivana salernitana”: una sinuosa Olivetti – studio 45, alla quale mio padre mi fece affezionare già durante le mie scuole medie inferiori.

 

Notizie del genere, anche se prevedibili, lasciano sempre un amaro retrogusto in bocca e un senso di profonda nostalgia.

Addio, dunque, al familiare ticchettio di tasti, al suono degli scatti del carrello o della campanella che ammoniva di andare a capo?

Ma c’è chi non è affatto d’accordo; Gawker.com smentisce riportando infatti le parole di Ed Michael, direttore alle vendite della sede di Moonachie di Swintec. Egli infatti sostiene che «La macchina per scrivere è ben lontana dalla fine: abbiamo produttori di apparecchi in Cina, Giappone e Indonesia.» Nel frattempo, c’è chi si è adoperato per coadiuvare le tecnologie di oggi con gli strumenti di ieri: è infatti nata la macchina da scrivere USB, collegabile ad un qualsiasi computer o tablet. 

Insomma, qual è la verità? Il 2.0 batte la Lettera 22 ???

Chi ha ragione non si sa, ma certo rimane imprescindibile l’estinzione, più o meno prossima, del prezioso strumento di scrittura. Il fatto è che pur nell’era del digitale e del 2.0 gli aficionados permangono eccome: Cormac McCarthy, romanziere e drammaturgo, ad esempio, ha sempre adoperato la sua fida Lettera 32, messa all’asta solamente da qualche anno, mentre lo scrittore statunitense Paul Auster ha con la propria un legame affettivo e quasi morboso.

 

 

E, in ogni caso, credete che vedere Jerry Lewis smanettare allegramente su un immaginario Ipad sarebbe la stessa cosa?

 

MORIREMO …ACCISE!

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Dal lontano 1935 nel nostro paese le accise  crescono senza che nessun governo abbia pietà per il guidatore ultra-tartassato. Nei decenni l’ammontare delle accise, per far fronte a emergenze di vario tipo: terremoti ,ancor prima guerre,  improvvisi ammanchi da parte dello Stato è stato davvero un crescendo. Il guaio ,per noi,  è che terminata l’emergenza, l’accisa rimane, divenendo fuori tempo, e il più delle volte davvero ridicola. Certo ai politici non conviene eliminarle perchè son proprio le accise una parte molto sostanziale delle entrate che sostengono i loro costi. Dunque l’automobilista col pieno paga le strade, gli ospedali, le scuole, le pensioni e GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI. Eccovi una lista, giusto per rendere l’idea

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-1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
– 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
– 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
– 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
– 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
– 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
– 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
– 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
– 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
– 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
– 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
– 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
– da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura (ma molti parlarono di “cinema di quarta categoria…”) nel 2011;
– 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
– 0,0089 euro per far fronte all’alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
– 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
– 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012;
– altri lievi ritocchi all’insù delle scorse settimane.
Totale, 0,41 euro (0,5 euro Iva inclusa). Perché ricordiamo che si paga la tassa sulla tassa: l’Iva del 22% . Non solo: dal 1999, le Regioni possono imporre un’accisa autonoma sulla benzina. In più, c’è l’imposta di fabbricazione sui carburanti. Così si arriva (senza l’aumento regionale e senza Iva) a 88,35 centesimi per la benzina e 74,81 centesimi per il gasolio.

 

E come diceva totò…

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Annamaria… a dopo

 

CROCETTA, IL SIRENETTO “DI CASTEL DI TUSA”

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«La Sicilia è l’isola più bella del mondo», questa la replica del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, al professore e cantautore, Roberto Vecchioni, che durante un intervento ad un convegno a Palermo l’aveva definita «un’isola di m..da». Se più che indignarsi per le parole di Vecchioni si fosse indignato per l’inchino della statua di Gesù Cristo al boss mafioso locale, non starebbe nuotando nelle acque di Castel Di Tusa. L’unico bagno dovrebbe essere quello della vergogna per quanto accaduto ai danni dell’immagine della Regione che rappresenta.

In costume da bagno sulla spiaggia di Castel Tusa, quotidiano tra le mani e sullo sfondo il mare, in quella che sembrerebbe una vera e propria giornata d’estate. «La Sicilia è un’isola bellissima – si legge sul suo profilo Fb – la più bella del mondo e il suo popolo è straordinario. Abbiamo dei problemi, molti dei quali arrivano dal passato ma non voglio fare polemica con nessuno».

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 Uno dei tanti commenti sfavorevoli preso sul suo profilo FB  e non sono pochi:  “Il problema della Sicilia sono le persone che ci governano e che se ne fottono proprio come te! Anche a questo alludeva Vecchioni e non ha avuto torto! Il problema siamo anche noi siciliani che anziché pagarti lo sbiancamento dovremmo darti calci in culo cosicché ti diventa rosso/nero!

La frase di Vecchioni, che era stato invitato a parlare di cultura alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, è diventata un tormentone sui social netwerk, dividendo fan e politici. Il cantautore ha cercato di porre fine allo scontro con delle semiscuse.

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«A volte le parole sono incontrollabili – ha spiegato il cantautore – mi scuso di questo ma per il resto confermo tutto. Confermo il fastidio per il degrado, l’inciviltà, l’abbandono, l’abusivismo, l’immagine deturpata dell’isola con la cultura più grande del mondo che non si può accettare così com’è, sciupata, sporca, cadente. Io non posso amare questa Sicilia che butta via la sua intelligenza e la sua storia».

«Stiamo superando tutto , ha concluso Crocetta nel suo post ,il Pil comincia a crescere e ci sono già alcuni piccoli segni di ripresa. La cosa importante è che ci sia un popolo unito, che si batte contro il malaffare e la corruzione per una Sicilia libera. Buon ponte dell’Immacolata a tutti»…..

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…ecco la spiegazione di Crocetta alle parole dure di Vecchioni. Come mai non si è fatto fotografare sotto le antenne del muos? Oppure nelle spiagge dove l’abuso edilizio regna sovrano? Isola meravigliosa, ma i fatti dicono altro. Purtroppo, per noi,  non è solo la Sicilia ma tutta l’ Italia che per colpa di certi politicanti e partiti mafiosi siamo ridotti all’osso e nel ridicolo. Per i siciliani il messaggio di Crocetta è chiaro: “avete il mare e il sole di che vi lamentate se rubiamo?”…..A mio parere Vecchioni non ha offeso la Sicilia né tantomeno i siciliani ma ha tuonato contro quella gente incivile che la mortifica.

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Fonte- VF-

Annamaria… a dopo

 

PARIGI-NEW YORK, DAL TAXI UN MESSAGGIO DI SPERANZA

Ho scritto su google “chi ha creato l’isis” e ho premuto invio.
Provate a farlo anche voi e scoprirete chi è il vero nemico…

 

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In rete è virale la storia del dialogo fra un cliente, il primo nella sera di venerdì 13, e un tassista musulmano a N.Y

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«Grazie». Entrando in un taxi a New York all 11 di venerdì sera Alex Malloy non si aspettava questa parola che invece è stata la prima dell’uomo alla guida. Da qui in poi per il 23enne c’è stato quello che ha definito uno dei momenti più toccanti della sua intera vita. Un momento che è diventato virale quando Malloy ha postato in rete tutto il dialogo con il tassista.

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Malloy era il primo cliente dell’uomo alla guida del taxi dell’intera serata. E il tassista circa della stessa età del cliente pensava che fosse perché è musulmano e c’erano appena stati gli attacchi a Parigi. Alex ha parlato con il tassista per i 25 minuti della corsa fra Columbus Circle e Washington Heights. Era talmente emozionato che ha dimenticato di chiedergli il nome, ma ha messo su Twitter e Facebook l’intero dialogo.

«Il mio rientro a casa in taxi è stato il momento più triste che io abbia mai provato come essere umano. Vi prego gente, smettete di generalizzare». Questo il messaggio introduttivo, poi il racconto del viaggio. «Questo tassista musulmano mi ha detto che ero il primo cliente in due ore dopo gli attacchi di Parigi. La gente era spaventata dopo l’aumento dell’allerta a New York». «Per 25 minuti ho dovuto dire a questa persona, questo essere umano come me e voi, che non era colpevole per quello che era successo e che mi dispiaceva che la gente lo guardasse con odio o paura».

«Ha pianto per tutto il viaggio e mi ha fatto piangere. Continuava a dire che Allah, il suo dio, non credeva in questo e che lui non poteva nemmeno fare il suo lavoro perché la gente non si sentiva sicura con lui».

«Era un ragazzo dolce che non poteva avere molti anni più di me e che voleva fare soltanto il proprio lavoro. È terribilmente triste il fatto che questo ragazzo diventi una vittima per colpa degli estremisti. Per tutto il viaggio gli ho detto che io come molti altri non lo vedevo così e che eravamo contenti che fosse nel nostro paese. So però che ci sono persone che non la pensano come me e questo è terribile. È terribile che un uomo paghi per colpa di persone che si dicono religiose e sono soltanto estremisti. Vi prego siate gentili con queste persone che in momenti non sono soltanto vittime di pregiudizio, ma anche di vero e proprio odio. Non generalizzate. Non sono nemici, sono nostri vicini e amici. Smettete di vederli come nemici, siamo tutti fratelli e sorelle».

Annamaria… a dopo

 

17enne uccide la madre in Calabria. Eclatanti dichiarazioni di Marziale ai microfoni Rai: “La ragazza aveva chiesto aiuto a mezzo mondo”

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“Ha chiesto aiuto a mezzo mondo, il suo grido di dolore è stato segnalato ad adulti di riferimento e finanche alle istituzioni preposte, pertanto chiedo di conoscere da parte degli interlocutori la verità, perché a questo punto le cose cambiano e alla sventurata ragazza almeno venga disconosciuto il ruolo di mostro”: è quanto ha dichiarato il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, a Buongiorno Regione di Rai 3 Calabria, in relazione alla minorenne di Melito Porto Salvo arrestata per l’omicidio della mamma, avvenuto lo scorso maggio.

Marziale ha aggiunto: “Sono stato raggiunto da autorevoli segnalazioni che mi portano a chiedere alle istituzioni, in primo luogo, di conoscere se fossero al corrente delle vicissitudini della ragazza, se sono in possesso di qualche segnalazione e in caso affermativo sapere come si sono mosse e agli adulti di riferimento educativo chiedo di disvelare se la sventurata avesse rivolto loro tramite richieste di aiuto”.

Risuonano dure le parole del presidente dell’Osservatorio, che così ha concluso: “È sacrosanto che paghi per l’omicidio, ma è altresì sacrosanto conoscere il volto di questa società, che fa presto a mettere sul banco degli imputati chi disperatamente aveva lanciato chiari segnali di bisogno. Se ci sono omissioni, i responsabili devono altresì pagare. Basta con il pilatismo di maniera, basta lavarsi le mani e soprattutto basta omertà. Troppo facile scaricare la responsabilità su un computer o su un telefonino”.

 

Il padre (poliziotto)  ha dichiarato, in un intervista a La Repubblica, che la figlia “non è un assassina” e si dice non convinto della ricostruzione fatta dagli inquirenti  e ha aggiunto“Un frammento di impronta non è una prova. E’ possibile che mia figlia abbia toccato la mia pistola, l’abbia presa in mano”.

Capisco la protezione amorevole di un padre che perdona (ricordo il caso di Novi Ligure) ma se è vero quanto dichiara Marziale: “mezzo mondo sapeva del disagio della ragazza”. Mi domando dove stava il padre, nell’altro mezzo mondo?

Annamaria… a dopo 

16 OTTOBRE 1943 : IL RASTRELLAMENTO NEL GHETTO DI ROMA

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Il 16 ottobre del 1943 avvenne il rastrellamento del ghetto di Roma  consistito in una retata di 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine quasi tutti appartenenti alla comunità ebraica, effettuato dalle truppe tedesche della Gestapo tra le ore 5.30 e le ore 14.00 di sabato 16 ottobre 1943, principalmente in Via del Portico d’Ottavia e nelle strade adiacenti ma anche in altre differenti zone della città di Roma. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 deportati furono avviati ad Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero allo sterminio (15 uomini e una donna).(Wikipedia)

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Il fascismo e gli ebrei in Italia e a Roma
Brano tratto e adattato dal volume “La resistenza silenziosa. Leggi razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma” 

Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l’ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti. Il 1938 è un anno cruciale. La vita cambia in tutti i suoi aspetti, pubblici e privati. È una svolta che coinvolge tutti gli ebrei, dai bambini agli anziani, da chi nasce a chi muore. Dal 1938, infatti, “ufficialmente” gli ebrei non muoiono più in Italia: è vietata anche la pubblicazione dei necrologi sui giornali. Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”. Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana.

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Si è discusso a lungo, in sede storica, su quest’atto discriminatorio di Mussolini: un’imitazione cedevole del sistema hitleriano o una scelta dettata dalla logica del regime? Le leggi razziali, con il loro risvolto antisemita, hanno avuto in Italia un “carattere blando” dovuto essenzialmente a un tipo di razzismo “perbene” rispetto a quello nazista? Gli italiani sono stati davvero antisemiti o piuttosto spettatori passivi della politica mussoliniana? Le domande si sono affollate in sede storiografica attorno a uno degli episodi più drammatici del Novecento italiano. Si è sostenuta una distinzione tra il periodo della “persecuzione dei diritti”, relativamente agli anni tra il 1938 e il 1943, e il periodo della “persecuzione delle vite”, tra il 1943 e il 1945.

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Sta di fatto che i due periodi si saldarono tra loro, proprio in quel tragico ottobre 1943. La deportazione degli ebrei fu possibile in maniera così radicale e rapida perché questi italiani “invisibili” erano già stati isolati e ben identificati con le leggi razziali. L’assenza dello sterminio come obiettivo della politica razziale fascista non produce un antisemitismo innocuo, come si vede proprio nella tragica saldatura del 16 ottobre 1943.

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In molte storie degli ebrei romani e italiani risuona l’interrogativo: perché le leggi razziali discriminavano senza motivo alcuno una parte degli italiani? Si legge nel diario inedito di un ufficiale delle Regie Forze Armate: «Perché anche da noi si è ripresa la persecuzione contro gli israeliti? E si sono emanate quelle leggi sulla difesa della razza che sono il disonore della moderna civiltà?». Migliaia di «perché» hanno risuonato nell’esistenza di quegli ebrei italiani che furono prima costretti ad adattarsi a una nuova e dura situazione, poi a lottare contro la morte.

Fu un tragico caso? A distanza di più di mezzo secolo, la maggior parte degli storici concorda nel ritenere che le leggi del 1938 non furono un caso, ma rappresentarono la prevalenza di alcuni elementi della storia italiana e del regime fascista.

Le vicende degli ebrei romani rivelano, infatti, la dolorosa e progressiva presa di coscienza della persecuzione, non come un’imposizione dello straniero, ma come un dramma italiano, quello di italiani contro italiani. Quando la razzia degli ebrei romani è compiuta dai tedeschi, compaiono sempre alcuni italiani come collaboratori, delatori, complici e, talvolta, veri persecutori.

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In Italia furono eseguiti 1898 arresti di ebrei da parte di italiani, 2489 da parte di tedeschi, 312 vennero compiuti in collaborazione tra italiani e tedeschi, mentre non si conosce la responsabilità dei rimanenti 2314.

Certo non tutti gli italiani condividevano la persecuzione nei confronti degli ebrei: probabilmente la maggioranza era contraria. Non solo una diffusa contrarietà ma pure con significativi episodi di solidarietà verso i perseguitati. Lo Stato dichiaratamente antisemita era spesso contraddetto, a livello pratico, alla gente che non lo seguiva. Il vissuto degli ebrei mette anche in luce come niente fosse ideologicamente prestabilito nel comportamento dei romani.

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Gli ebrei di Roma sono e si sentono romani e italiani. Sono cittadini a tutti gli effetti. Vivono con i non ebrei, con loro frequentano le scuole pubbliche, lavorano insieme, trascorrono insieme la villeggiatura. Non esistevano differenze, né volute, né provocate. Gli ebrei erano uomini e donne con cui si viveva, si studiava, si lavorava, si frequentavano le stesse scuole, gli stessi uffici, spesso senza quasi percepire la loro identità religiosa o culturale.

 

Esiste un pregiudizio, anzi diversi pregiudizi, ma puntualmente si infrangono e si sciolgono nel contatto con gli ebrei. I quali per origine, dialetto, tradizioni culturali e familiari, abitudini culinarie, e anche certo disincanto dinanzi a papi, imperatori e autorità, appaiono romani, capitolini, forse più di tanti abitanti della città. Inoltre godono di un variegato ventaglio di posizioni sociali, politiche, professionali, culturali, tanto simile a quello dei loro concittadini. Non sono, gli ebrei romani, un gruppo a parte, organizzato in lobby.

Molti, tra Ottocento e Novecento, prima della persecuzione, avevano già abbandonato il ghetto, luogo di oppressione secolare eppure caro al cuore e alla memoria. Si erano stabiliti in quartieri e appartamenti dovunque nella città. Nel ghetto restavano soprattutto i non benestanti. Molti avevano tentato, fuori dal ghetto, la via dell’ascesa sociale borghese. Un folto numero era rimasto in condizioni disagiate. I piccoli mestieri artigianali, o la vendita ambulante, erano rimasti prerogativa di una parte della comunità ebraica romana. I “robivecchi”, raccoglitori e venditori di qualsiasi oggetto, erano frequenti tra gli ebrei del ghetto.

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La delusione per le leggi razziali del 1938 è accresciuta dal sentimento di avere contribuito alla formazione e allo sviluppo dell’Italia, magari con il sangue dei familiari caduti nella prima guerra mondiale. Come tanti ebrei tedeschi che si sentivano patrioti prima dell’avvento di Hitler, anche gli ebrei italiani avevano la loro patria. Solo il dieci per cento dei circa cinquantamila ebrei italiani emigra tra il 1938 e il 1945. Di questi, pochissimi, sono gli ebrei romani che concepiscono l’idea di lasciare Roma, considerata la città loro e dei loro da tempo immemorabile. Lo stare a Roma era un motivo di orgoglio, e ancora di più il fatto di abitarvi da un centinaio di generazioni, già nell’epoca di Giuda Maccabeo, ossia nel II secolo a.C.

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Per richiamare le parole del rabbino Toaff: «Vi fu antisemitismo di Stato e non di popolo». Diversamente che in Europa orientale e centrale, in Italia e a Roma non c’era odio verso gli ebrei. Questo può spiegare la più favorevole percentuale di sopravvissuti.

 

Annamaria… a dopo