FESTA INTERNAZIONALE DELLA DONNA 2017

 

L’origine del mondo (Courbet) – L’origine della guerra (Orlan)


Diciamo la verità : le donne non sono tutte martiri votate alla santità, maternità e devozione, ci sono anche le donne stronze e le madri che abbandonano e uccidono i figli, le donne che ricattano e umiliano i propri uomini, le donne che una volta al potere ne abusano e sono peggio dei maschi, le amiche che ti sparlano alle spalle, che ti tradiscono, che ti fregano il marito ,il fidanzato, le bullette che picchiano etc…a tutte queste femmine non auguro niente. Gli auguri vanno alle donne vere, che lottano ogni giorno, che amano, libere ed indipendenti.


Ma poi penso anche che se esiste la festa della donna, se è vero che c’è o ci dovrebbe essere la parità tra i sessi perchè non c’è anche la festa dell’uomo? Quanti operai sono morti in passato tragicamente sul posto di lavoro?


Dunque la tanta parità che si mira ad ostentare, esiste? La donna, come l’uomo, vanno valutati in maniera indistinta ed in base esclusivamente a competenze e meriti. 

Annamaria

E SE DIO FOSSE UNA DONNA?

E se Dio fosse una donna?
si chiede Juan senza immutarsi,
guarda, guarda, se Dio fosse donna
e’ possibile che gnostici ed atei
ci diremmo no con la testa 
e diremmo si con le viscere.
Forse ci avvicineremmo alla sua divina nudita’
per baciare i suoi piedi non di bronzo,
il suo pube non di pietra,
le sue tette non di marmo,
le sue labbra non di gesso.
Se Dio fosse donna l’abbracceremmo
per strapparla dalla sua lontananza
e non ci sarebbe da giurare
fino a che la morte ci separi
giacche’ sarebbe immortale per antonomasia
e invece di trasmetterci Aids o panico
ci contagerebbe la sua immortalita’.
Se Dio fosse donna non si installerebbe
lontana nel regno dei cieli,
ma ci aspetterebbe nel vestibolo dell’inferno,
con le sue braccia non chiuse,
la sua rosa non di plastico
e il suo amore non di angeli.
Ah, mio Dio, mio Dio
se per sempre e da sempre
fossi una donna
che bello scandalo sarebbe,
che felice, splendida, impossibile,
prodigiosa bestemmia.
Mario Benedetti

 



Penso già all’8 marzo che si avvicina e a tutti i discorsi che sentiremo , come ogni anno, per celebrare questa giornata.
Da parte mia desidero celebrarlo , attraverso il blog, con un messaggio preso dal web che, io donna, dedico a voi uomini. 


Un uomo era stanco ed arrabbiato di lavorare tutto il giorno, mentre sua moglie stava beatamente a casa. Così un giorno si mise a pregare: “Caro signore, io mi sacrifico tutto il giorno a lavorare, mentre mia moglie sta tranquilla in casa. Voglio che sappia quello che passo ogni giorno, ti chiedo di scambiare il mio corpo con il suo”.
Dio, in tutta la sua saggezza, gli concesse il desiderio. La mattina successiva, il desiderio era stato esaudito. Così entrambi iniziarono la loro giornata, ma con ruoli invertiti.
La moglie uscì la mattina presto per andare a lavoro, mentre l’uomo iniziò le faccende di casa:
• Preparare la colazione il compagno e per “lei”.
• Svegliare i bambini, lavarli e prepararli.
• Preparare la colazione per i bambini.
• Accompagnare i bambini a scuola.
• Far partire la lavatrice.
• Passare alle poste per sbrigare alcune cose.
• Fare la spesa.
• Sistemare la spesa.
• Sistemare i letti.
Sta per arrivare ora di pranzo quindi bisogna affrettarsi a fare le ultime faccende:
• Fare il bucato.
• Passare l’aspirapolvere e lo straccio.
• Correre a scuola a prendere i bambini.
• Preparare il pranzo.
• Aiutare i bambini con i compiti.
• Preparare la merdenda.
• Stirare il bucato.
Il pomeriggio è già finito e sta arrivando la cena:
• Pelare le patate ed impanare il pollo.
• Dopo cena si devono lavare i piatti e le padelle.
• Fare il bagno ai bambini e farli coricare.
Dopo tutto questo sono già le 22 e l’uomo, nel corpo della donna, è stanchissimo. Ma prima di dormire c’è l’ultimo dovere coniugale da esaudire nei confronti del partner: Fare L’Amore.
Il mattino seguente l’uomo ancora esausto, prega nuovamente:
“Oh mio signore, non so cosa ho pensato! Mi sono totalmente sbagliato, non dovevo invidiare mia moglie che sta a casa. Fa comunque tantissime cose, non è vero che non fa niente. Ti prego, fammi rientrare nel mio corpo! Amen.”
Dio, nella sua infinita saggezza, risponde prontamente all’uomo:
“Figlio mio, quindi hai imparato la lezione! Certo che ti farò tornare nel tuo corpo, ma devi aspettare 9 mesi… Ieri sera sei rimasto INCINTA!”

Aggiungo anche un pensiero della grande ORIANA FALLACI che puo’ piacere o meno ma nessuna come lei ha saputo sondare il mondo.


Da “Lettera a un bambino mai nato”: Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno che Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disobbedienza. 
Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro al tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede di essere ascoltata.



Concludo con un pensiero di Miguel de Cervantes “La donna è di vetro, e quindi non si deve far la prova se si possa rompere o no, perché tutto può essere. Ma è più facile che si rompa, e quindi sarebbe una pazzia esporre al rischio di rompersi ciò che, dopo, non si può più accomodare. 


Dedico questo post a tutte le donne vittime del femminicidio. Ultima , uccisa alla rambo dal marito,  Federica Madau di 32 anni ,mamma di tre figlie.

Federica Marau
 

Annamaria… a dopo

LE INFLUENZE DELL’OCCHIO MALVAGIO

 

Qualche anno fa rimasi colpita e stupita nel ricevere, da una donna, un lungo sguardo malevolo , quasi feroce, dove chiaramente si leggeva invidia, gelosia e cattiveria.

Di sicuro era ansiosa di conoscermi. Di constatare la mia fisicità , la mia personalità.

Forse quella donna mi vedeva già come potenziale rivale? Sta di fatto che ho un bruttissimo ricordo .

In seguito ho saputo che ha rovinato diverse persone e famiglie .

Avevo incontrato una iettatrice e non lo sapevo?

Ricordo anche che mormorava spesso tra sè e l’aspetto (al femminile) è come descritto in quest’articolo.

In paese ma anche qualcuno della sua parentela, la considera una iettatrice evitandola come la peste. E non avevano torto.

Dedico proprio a questa persona l’articolo… forse ,chissà, riusciro’ a liberarmi del ricordo di quello sguardo maligno.

Crederci non crederci?..Boh ! Intanto so che la iettatrice piu’ famosa è lei, la Signora in giallo………….

 

 

Lo jettatore è un essere moralmente perduto; dal suo sguardo emanerebbero le influenze perniciose, di invidia e cattiveria, che determinano quelle alterazioni che colpiscono, nell’anima e nel corpo, la povera vittima. Un individuo così pericoloso come lo jettatore, che, con il solo sguardo, causa tante disgrazie, è sicuramente da evitare. Plinio riferisce che erano molto temuti coloro che avevano la capacità di colpire con influssi perniciosi i loro simili, gli animali o i raccolti. Per evitare tali pericoli pubblici occorre, però, saperli riconoscere.

L’IDENTIKIT DELLO JETTATORE

La tradizione popolare ci insegna come riconoscere lo jettatore. Esso è: arcigno, cattivo, solitario, taciturno, spesso magro, pallido o di colorito giallognolo, leggermente curvo e con gli occhi leggermente sporgenti, con sopracciglia folte e unite. Il medico Piero Piperni descrive lo jettatore come un individuo con orbite alquanto profonde e gli occhi in esse sono squallidi e sordidi, lucidi e tremendi.

Alessandro Dumas nel suo libro “Le surnaturel et les dieux d’après les maladies mentales” ce ne dà un approfondito ritratto:

“E’ di solito magro e pallido, ha il naso ricurvo, e occhi grandi che ricordano quelli del rospo e che egli tende a coprire con un paio di occhiali: com’è noto, il rospo ha il dono della jettatura, tanto che uccide un usignolo con il solo sguardo. Quando incontrate… una persona come quella che ho descritto, guardatevene: quasi sicuramente si tratta di uno jettatore. Se costui vi ha scorto per primo, il male è fatto e non c’è rimedio: chinate il capo e aspettate. In caso contrario, se non avete ancora incontrato lo sguardo, presentategli il dito medio teso e le altre dita piegate: il malefìcio sarà scongiurato. Non occorre dire che se portate addosso corni di giada o di corallo non avete bisogno di tutte queste precauzioni”.

Giuseppe Cosco

 

Annamaria

UN LIBRO DA NON PERDERE, IL METODO STI CAZZI

 

 

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Se siete Depressi o in preda all’ansia . Stanchi del lavoro, dei colleghi, delle colleghe, di vostro padre (o della madre), del marito, del findazato etc  e siete alla ricerca di un libro da regalarvi  che possibilmente non parli dell’ennesimo tormentone di una storia d’amore con un ricchissimo e fighissimo “principe azzurro”, questo che vi propongo potrebbe fare per voi.

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Nel libro diverse sezioni vi illustrano i passi base per diventare “sticazzisti”, le situazioni tipiche da cui il metodo vi tirerà fuori e come identificare i nemici intorno a voi; vi proporrà anche un botta e risposta tra lettori in crisi e un test.

Non potendo investire la nonnina tirando dritto e pensando sticazzi , nel libro troverete anche un capitolo dedicato alle situazioni in cui non si può applicare assolutamente il metodo.

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Il metodo sticazzi è una versione meno addolcita di quel “prendere la vita con filosofia” che ha salvato l’umore e la giornata a molte persone. Sostanzialmente vi suggerisce di semplificare il vostro caos esistenziale. Cercate di capire quali sono i vostri veri amici, le persone cui tenete di più, e quali siano le cose/attività veramente importanti della vostra vita. Il resto, come il paradiso, può attendere.

Una donna che applicava alla grande il metodo “sti cazzi” era Rossella O’Hara.

Volubile e capricciosa, opportunista e sfrontata, arrogante e vanesia, la protagonista di uno dei più bei film del Novecento compie innumerevoli scelleratezze e mai, ma proprio mai,  pretende da se stessa di assumersene la responsabilità. Di fronte a ogni tragedia e sfiga che incombe sulla sua vita di donna caduta in disgrazia, la mitica risponde con la frase: “Ma non ci voglio pensare adesso, ci penserò domani. Domani è un altro giorno”. una grande verità: rimandando una riflessione drammatica, spesso si riesce ad aggirarla in pieno, salvandosi da inutili piagnistei, dei quali per lo più si può tranquillamente dire sticazzi.

Autore: Carla Ferguson Barberini
Titolo: Il metodo sticazzi
Editore: Aliberti
Pagine: 105
Prezzo € 9,0051xwlfrs2ol

 

 

Carla Ferguson Barberini ( un collettivo esperto di comunicazione) ci aiuta anche con un manualetto facile da usare per affrontare, sempre con il sorriso sulle labbra e con immenso piacere, tutte ma proprio tutte le festività natalizie e arrivare indenni all’ epifania.
Oggi è Natale. Ma domani è un altro giorno.

 

Eccovi un anticipo.

Quando Rossella O’Hara incontra il Metodo sticazzi è un Buon Natale!
Avete paura della Vigilia? Vi terrorizza il Cenone? Ecco 7 imperdibili consigli per sopravvivere, anzi per godersele. 

1. Sticazzi del Natale? Meglio di no!
“E’ evidente che dire sticazzi del Natale non si può, e non si deve, il nostro compito è piuttosto quello di restituire alle festività la loro originaria purezza, detergendole da quanto le ha finora insozzate: lo stress, l’angoscia, il nervosismo e la fatica”;

2. Il troppo cibo? Un’ occasione!
L’atteggiamento vincente è quello dell’homo natalitius sticazzicus che si destreggia tra prove dure e appuntamenti immancabili. Come sopravvivere al cibo? Cambiando punto di vista: il pranzo della vigilia diventa occasione, grazie al fosforo, per migliorare la vista. Il pranzo del 25 dona energia per il poker serale, il 31 è fondamentale il rito dell’accoppiamento;

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3. Buon anno? Con un rutto!
Iniziare l’anno con il passo giusto: “l’homo natalitius sticazzicus si adesta affamato e compie un rito propiziatorio per festeggiare il nuovo anno enunciando la parola sticazzi in un unico rutto”;

4. Il saggio? L’importante è che vieni!
Per non morire di noia per il saggio del nipotino, appuntamento immancabile, meglio arrivare a sentirsi dire “l’importante è che vieni”. Chi vi invita paleserà così la vostra scarsa utilità, potrete arrivare in ritardo perchè, si sa, una riunione proprio quel giorno vi terrà lontani;

5. Il segreto dell’addobbo? L’anticipo!
Se gli addobbi vi assillano e l’idea di sconvolgere la vostra casa vi terrorizza: no problem.
Il segreto è “anticipate tutti, ne guadagnerete in stima e senso di fiducia. Non pensate che faticherete il triplo agendo soli: è vero il contrario.” Il “gusto sticazzi” all’iniziativa è facile: “rapidità e superficialità”;

6. La tempistica del regalo? Lo sticazzi!
Quando acquistare i regali di Natale? No panic: “non acquistateli in vacanza, godetevi le vostre ferie”. Diluire nel tempo aiuta, ma il vero tocco di genio è chiedersi se davvero le persone si meritino un regalo, al ritornello di “sticazzi”;

7. Cena da noia? Sadismo necessario!
Per evitare lo “smaronamento cena”, all’insoppartabile supplizio dei ricordi (“che sono sempre gli stessi”) concentratevi sull’arte di passare la palla: ricordate un episodio di cui qualcun altro deve vergognarsi, sarà una goduria!

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Annamaria… a dopo

Avete trovato l’articolo inutile e non avete minimamente intenzione di interessarvi alla questione né tanto meno di comprare il libro?
….che dirvi? STICAZZI!
Io sono contenta di avervene parlato.

DICEMBRE

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MESE DI DICEMBRE 2016

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Inizia oggi l’ultimo mese dell’anno e con esso anche l’inverno meteorologico che si differenzia da quello astronomico che invece inizierà solo il 21 dicembre con il solstizio d’inverno. E’ il dodicesimo mese del calendario civile e conta 31 giorni. Nel Calendario Arcaico Romano e nel Calendario della Repubblica Romana DECEMBRIS era il decimo mese del calendario e contava 29 giorni. Nel Calendario Giuliano DECEMBRIS era il dodicesimo mese del calendario e contava 30 giorni. Nel Calendario Augusteo DECEMBRIS era l’undicesimo mese del calendario e contava 31 giorni.

Il mondo romano consacrava questo mese a Saturno, dio della semina e, successivamente, dio della terra dei morti. Il trionfo del Sole sulle tenebre veniva anticamente festeggiato da tutti i popoli: presso i romani si celebravano i Saturnalia, in onore di Saturno, che andavano dal 17 al 23 ed erano giorni di festa e di allegria perfino per gli schiavi.

Per gli ebrei Kislèv (parola di origine incerta, forse si riferisce a K’sil, il nome biblico per Orione, l’arciere, dato che il segno zodiacale legato a questo mese è il sagittario), terzo mese, era formato da 29 o 30 giorni.

 

In questo mese cade la festa di Chanukkà, la festa delle luci, così come molte popolazioni che si rifanno al Calendario Gregoriano, nello stesso periodo festeggiano Santa Lucia, portatrice di luce.

Per i musulmani Shavval, decimo mese, conta 29 giorni e va da novembre a dicembre, mentre Thol Qi’deh, undicesimo mese dell’anno, è il periodo che va da dicembre a gennaio.

Per i persiani Azar, nono mese, contava 30 giorni e andava da dicembre a gennaio. Come altri popoli anche i persiani festeggiavano il dio dell’oscurità che per questo popolo era Mitrah;

Per i celti con Dumannios (tempo dell’oscurità più profonda), secondo mese del calendario, cominciava il periodo invernale, questo mese contava 29 giorni e andava da novembre a dicembre, mentre Riuros (tempo freddo) era il terzo mese del calendario, durava 30 giorni e andava da dicembre a gennaio. Durante il Dumannios i Celti celebravano il loro Natale.

Anche i pellerossa d’America adottarono il sistema importato dai pionieri, ma i loro mesi erano legati alla vita della luna e, naturalmente, ogni popolo aveva nomi propri per i mesi dell’anno: secondo la testimonianza di Alce Nero, del popolo Lakota, era Luna morta che si attarda; per gli indiani Chippewa e Ojibwa era Luna del Piccolo Spirito.

Durante la Rivoluzione francese, il mese che andava dal 21 novembre al 20 dicembre prese il nome di Frimaire (Frimaio), mentre il periodo che andava dal 21 dicembre al 19 gennaio prendeva il nome Nivôse (Nevoso).

Nel Medioevo, il mese di dicembre era raffigurato come un contadino che uccide un maiale.

Con il solstizio d’inverno dicembre dà il “bentornato” alla luce: infatti in questo mese le giornate cominciano ad allungarsi, a discapito delle nottate. Molti popoli in questo periodo festeggiano, o festeggiavano, una divinità: gli Aztechi celebravano il dio Tlaloques, il sole, con veglie e offerte agli dei della casa, gli Egizi, il dio Osiride, dio del mondo dei morti, ma anche della rinascita, i Greci festeggiavano il dio Kronos, il dio del tempo.

Diamo ora uno sguardo allecelebrazioni di dicembre :

4 dicembre : Santa Barbara, patrona dei vigili del fuoco e di tutti coloro che lavorano con gli esplosivi.

6 dicembre : San Nicola di Bari, in effetti nato in Asia minore, è il protettore di bambini, soprattutto fanciulli in pericolo, ragazze da marito, scolari, avvocati, navigatori, prigionieri, oppressi.

 

 

Essendo riconosciuto come protettore dei bambini, in Olanda, Sanctus Nicolaus divenne il familiare Santa Claus, che porta loro i regali. Questa figura fu esportata dagli olandesi negli U.S.A., dove gli venne assegnato l’abito rosso e la slitta trainata da renne, consacrandolo definitivamente come Babbo Natale.

 

 

7 dicembre : a Milano è festa del patrono Sant’Ambrogio, Dottore della Chiesa. Ci sono mercatini e chioschi di dolciumi per la felicità dei bambini . . . e non solo. Quello più famoso è La Fiera degli Obei Obei: il suo nome pare si possa spiegare così: in milanese “oh, belli! ” si dice “ oh, bei ! “; probabilmente in passato andando al mercato si esclamava “ obei, oh bei “ . . . (oh belli, oh belli) : ecco il perché dello strano nome!

8 dicembre : è la festa religiosa dell’ Immacolata Concezione, che celebra il concepimento della Madonna, priva del peccato originale. Tale festività fu introdotta per la prima volta nel Calendario Romano nel 1476 . A Roma, nelle prime ore del mattino, in piazza di Spagna i pompieri adornano con una ghirlanda la statua della Madonna posta sulla colonna. Tradizionalmente, dopo l’8 dicembre, si prepara l’albero ed il Presepe; anche se l’albero è il preferito da molti per la sua praticità e il senso di allegria che trasmette, con i suoi colori brillanti, da alcuni anni il Presepe ha riconquistato l’affetto degli italiani. Riguardo l’albero, ultimamente la scelta privilegia quelli veri: l’invito è di non buttarlo via, esaurite le festività. In fondo si tratta di una pianta viva e gettarla via è una crudeltà ! Lasciatelo nel vaso e mettetelo in un angolo del giardino, del terrazzo o del balcone; in alternativa, regalatelo a qualcuno che possa occuparsene o alle associazioni che si sono organizzate per il loro recupero.

 

13 dicembre : Santa Lucia di Siracusa, protettrice di ciechi, oculisti, elettricisti . Anche se non è un giorno festivo, in molti paesi si festeggia la Santa della Luce, e le comunità svedesi in Italia, allietano le città con le loro manifestazioni: durante la festa dei fanciulli cantano in coro, illuminando le tenebre con corone di candele accese.

 

 

Tra il 24 ed il 25 si festeggia il Natale, la festa più popolare del nostro Paese. Il 24 è quasi un giorno festivo, ma non per tutti, e prepara alla celebrazione della Natività. La tradizione divide gli italiani in due “fazioni” : una festeggia il Natale con la cena del 24 ed in tal caso i regali vengono aperti allo scoccare della mezzanotte, dopo lo scambio degli auguri. Molti preferiscono festeggiare con il pranzo del 25, dopo aver aperto i regali messi sotto l’albero o accanto al Presepe.

 

 

Sta tornando ad essere apprezzata anche la tradizione della Messa di mezzanotte, un’occasione per raccogliersi, meditare, ma anche riunirsi nella avvolgente atmosfera del Natale. A Laveno (VA) il giorno 24, viene allestito un presepe sommerso e illuminato che rimarrà sul fondo del lago fino all’Epifania. A Greccio (RI), si rievoca il primo Presepe di San Francesco, in costumi del ‘300.

26 dicembre : Santo Stefano, è un giorno festivo, ancora dedicato a festeggiamenti, viaggi o semplicemente al riposo.

26 e 27 dicembre, a POSITANO (SA) in costiera amalfitana, si festeggia con una “zeppolata” sulla spiaggia.

31 dicembre : anche se non è una giornata festiva, ci si prepara a dare il benvenuto all’anno nuovo, salutando, con gioia o a malincuore, l’anno che se ne va.

 

 

Tra le tantissime manifestazioni che si svolgono nell’ultimo giorno dell’anno, ecco quella che si svolge a Poggiomarino (NA). Da oltre 100 anni, il pomeriggio del 31 dicembre, per le strade del paese gira un gruppo di persone, vestite con abiti campestri, che cantano una canzone beneaugurante per l’anno nuovo che sta per iniziare, accompagnati da strumenti della tradizione popolare (‘a caccavella, ‘o tricche ballacche, ‘o putipù, ‘a fisarmonica, ‘e nnacchere, ed altri). Il gruppo è preceduto da un paio di persone o da un apposito automezzo, che portano un grosso ramo di alloro (‘a frasca), ornato di luci, campanelli, nastri e, alla base, la grotta della Natività coi pastorelli che simboleggiano il Bambinello, la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asinello e gli zampognari. Anticamente i commercianti che incontravano sul percorso donavano i prodotti del loro negozio (salsicce, salami, provoloni, pane, verdure, vino,fichi secchi ed altro) e alla fine della giornata i componenti del gruppo, con le loro famiglie, si raccoglievano presso l’abitazione di uno di essi, sotto un ampio portone, per consumare tutti insieme quei doni ricevuti, aspettando la mezzanotte. Oggi, invece, al termine del giro si esibiscono nella piazza principale del paese, su un apposito palco, e tutta la popolazione brinda al nuovo anno, scambiandosi gli auguri.

 

 

Curiosando tra proverbi e detti popolari . . .

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Chi fa il ceppo al sole, fa la Pasqua al fuoco.

Dicembre vezzoso, anno capriccioso.
Dicembre nevoso, anno fruttuoso!
Gli uomini sono aprile quando fanno all’amore, dicembre quando hanno sposato.
Dicembre piglia e non rende.
Dicembre variante, freddo costante.
Seminare dicembrino, vale meno d’un quattrino.

Se avanti Natale fa la brina, riempi la madia di farina.

Dicembre imbacuccato grano assicurato.

Dicembre gelato, non va disprezzato.

Se piove per Santa Bibiana (2 dicembre) dura quaranta dì e una settimana.

La neve di dicembre per tre mesi non se ne va.

Per Santa Bibiana (2 dicembre), scarponi e calza di lana.

A San Nicola di Bari (6 dicembre), la rondine passa i mari.

Per San Nicolò di Bari (6 dicembre), festa o non festa, a scuola non si resta.

Chi si rinnova per Maria (8 dicembre), scampa la malattia.

Se San Damaso (11 dicembre) venerate, sarete in pace con chi amate.

Da Santa Lucia (13 dicembre) il freddo si mette in via.

Da Santa Lucia a Natale il dì s’allunga quanto un passo di cane.

A San Graziano (18 dicembre), lo scaldino in mano.

Natale (25 dicembre) in pantanella, Pasqua in polverella.

Santa Lucia, il più corto giorno che ci sia. Per Santa Lucia e per Natale, il contadino ammazza il maiale.

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Chi per Natale non ammazza il porco, tutto l’anno resta col muso storto.

A Natale, freddo cordiale.

Da Natale in là, il freddo se ne va.

Natale (25 dicembre) al balcone, Pasqua al tizzone.

Per i Santi Innocentini (28 dicembre) son finite le feste ed in quattrini.

A San Silvestro (31 dicembre) la neve alla finestra.

Per San Silvestro, ogni oliva nel canestro.

 

E non finisce qui. . . il mese di DICEMBRE è ricco di meraviglie, e noi le scopriremo insieme. . .

 

Alla prossima !

 

http://img15.dreamies.de/img/518/b/3dg5hfigfsr.gifAnnamaria… a dopo

UOMINI VIOLENTI, CAMBIARE SI PUO’

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E dopo una giornata di tam tam dove l’uomo (la bestia crudele) è stato costretto ,almeno per un giorno, a riflettere in occasione della giornata contro la violenza sulle donne concludo con una nota positiva in favore degli uomini.

Voglio fermamente credere che non tutti gli uomini sono delle bestie criminali che usano violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne, mogli,compagne,sorelle.

Ci sono uomini che sanno davvero amare e rispettare le donne.
Questo bel post di Fabio Volo ,dedicato alla moglie, è un esempio che non tutti gli uomini sono uguali.

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“volofabioDicono che uno dei regali più belli che un padre possa fare ai propri figli sia quello di amare la loro madre. Questo è il regalo che ho scelto anche se in fondo non ho scelto proprio nulla. Semplicemente mi sembra impossibile non farlo. È tutto così naturale. Thank you @johannamaggy”

( Come spesso ripeto, anche se non ci si ama piu’ deve comunque rimanere il rispetto reciproco! )

 

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Questa invlettere-di-scuse-di-uomini-violentiece è la storia di un uomo pentito e rinato dopo un percorso di rieducazione: “Dovevo cambiare o avrei perso le persone che amo di più”

FIRENZE. “Ricordo ancora quella sera: avevo il coltello in mano e gridavo a mia moglie “ora ti ammazzo”. La bambina era lì che ci guardava. Eravamo in cucina, e il terrore nei suoi occhi e in quelli di suo fratello non posso dimenticarlo. Poi la loro paura, quando venivano a dormire da me, dopo la separazione, perché la mia violenza poteva esplodere in ogni momento, ed erano botte, urla, piatti rotti”.

Alessandro ha 50 anni e non si vergogna di piangere. “Erano così piccoli…”. Seduto in una stanza colorata del “Cam” di Firenze, Centro di ascolto per uomini maltrattanti, mentre stringe tra le mani una lettera della figlia come fosse un oggetto prezioso, Alessandro, alto funzionario in una multinazionale, prova a raccontare cosa c’è nella mente (e nel cuore) di un uomo che terrorizza la moglie, i figli, le persone che più dice di amare. Ma anche il suo lento percorso di rinascita, attraverso gli incontri con gli operatori del “Cam”, il più famoso centro in Italia per il recupero dei maschi violenti.

Alessandro, come ha fatto a capire che aveva bisogno di aiuto?
“Ho sempre pensato di essere nel giusto quando picchiavo e umiliavo tutti. Poi l’anno scorso, quando una sera infuriato ho sbattuto mia figlia contro il portone di casa, ho capito che se non fossi cambiato avrei perso per sempre i miei affetti più cari”.

Ma lei perché si comportava così?
“Rabbioso e iracondo sono stato fin da ragazzo. A casa mia volavano piatti e urla. Sono cresciuto sentendo mio padre gridare a mia madre: “Ora ti mollo un ceffone”. Ma non voglio giustificarmi. Io sono un violento e mio fratello no, eppure abbiamo vissuto le stesse cose. Ho sempre reagito in modo sconsiderato. A 11 anni per una punizione spinsi mia madre contro una poltrona, rompendole una costola. Ma il peggio è arrivato quando mi sono sposato”.

Cosa accadeva?
“Tutto doveva essere fatto come decidevo io. Se mia moglie prendeva un’iniziativa, diventavo brutale. Lanciavo oggetti. Sbattevo i pugni sul tavolo. L’ho presa a schiaffi. La svalutavo in continuazione. Proprio come mio padre aveva fatto con mia madre. In casa tutti avevano paura di me”.

E i suoi figli?
“Il mio rimorso più grande. Nemmeno con loro mi tenevo. Una volta, per strada, strattonai in modo così violento mia figlia di due anni che la gente mi voleva fermare. E a mio figlio, oggi adolescente, ho rotto un oggetto in testa perché non faceva bene i compiti. Per anni non mi hanno parlato. Mia moglie mi ha lasciato quando erano piccoli, ma so che era terrorizzata quando venivano a dormire da me”.

Ma lei non chiedeva perdono, non provava a cambiare?
“Avevo dei rimorsi, ma davo la colpa agli altri. Alla mia ex moglie, ai ragazzi che mi facevano arrabbiare”.

Un padre padrone insomma?
“Forse. Come tanti altri uomini “normali” che ho incontrato qui al centro di ascolto. Convinto, anche in quanto maschio, di avere ragione”.

Ha mai pensato di esser capace di compiere un femminicidio?
“Mi sono fermato in tempo… Purtroppo però ogni volta che ho avuto una nuova relazione ho messo in atto comportamenti violenti. Ho avuto una seconda compagna. Era molto gelosa. Una notte l’ho fatta cadere procurandole una contusione al collo. Naturalmente la storia è finita. Ma io dicevo che era colpa sua…”.

Cosa l’ha spinta a venire al “Cam”? E cioè a curarsi finalmente?
“È stata la mia ex moglie. Mi ha fatto capire che i ragazzi non li avrei più rivisti. Il solo pensiero mi faceva impazzire. Qui però noi non usiamo la parola “curare”. La violenza non è una malattia, è un comportamento. Una scelta. Con i gruppi e i percorsi individuali impariamo a riconoscerla dentro di noi, a controllarla, a modificare le reazioni. Ad esempio smettendo di dare la responsabilità agli altri della nostra aggressività. Ma ci vuole uno sforzo continuo”.

E lei si sente al sicuro?
“Ho sempre paura. Noi ex violenti siamo come gli alcolisti. Sempre a rischio di ricaduta. Io ero un persecutore perché volevo avere ragione a tutti i costi. Oggi ascolto gli altri”.

Lei ha in mano una lettera di sua figlia. Cosa la commuove tanto?
“Piango di gioia e di dolore. Me l’ha scritta dopo l’inizio del mio percorso al “Cam”. Racconta la sofferenza che ho causato a lei e al fratello. Ma dice, anche, che mi vuole bene”.

E suo figlio maschio?
“È chiuso, distante. L’ho picchiato e fatto sentire una nullità. Ma da qualche giorno viene a fare i compiti a casa mia. Una gioia incredibile”.

Se i maschi violenti frequentassero questi centri, si potrebbero evitare alcuni femminicidi?
“Sì, ne sono certo. Ho incontrato diversi uomini, qui dentro, che si sono fermati prima di commettere un omicidio”.

http://www.centrouominimaltrattanti.org/

2.0.1

2.0.1

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte by la Repubblica.it

Annamaria… a dopo

ANDIAMO A SPASSO NELLE TRADIZIONI DEL MESE DI NOVEMBRE

Il mese di Novembre inizia con la festa di Ognissanti.

 

L’usanza di festeggiare i santi nel giorno delle loro morte perché coincide con quello della loro rinascita nel Cielo, era già presente nel II secolo in oriente; a partire dal IV secolo viene stabilito di celebrarli in un’unica giornata. A Roma la tradizione cominciò nell’ anno 610 d.C. quando il papa Bonifacio IV dedicò il Pantheon a Maria e a tutti i martiri, dopo che già esso era stato eretto in onore di tutte le divinità pagane. Il 2 novembre, la tradizione cristiana commemora tutti i defunti; ricordarli come portatori di vita e non solo esclusivamente di morte è presente in molti popoli. In Sicilia i morti che portano vita, donano anche regali ai bambini. Inoltre in molte regioni italiane si confezionano dolci a base di pasta di mandorle per l’occasione.

 

 

In Messico, mescolando tradizioni cristiane ed atzeche, vengono rievocati i cari defunti con gioia, e si festeggiano con dolci e pani a forma di scheletri e teschi.

Sulle tracce di popolazioni antiche, gli Etruschi credevano nella partecipazione dei defunti al banchetto funebre, seduti assieme ai vivi gli uni accanto agli altri, come testimoniato in alcuni affreschi presenti nelle tombe a camera di Tarquinia.

Gli antichi romani, invece, offrivano farina di grano mescolata al sale e pane bagnato nel vino, insieme a corone di fiori e viole sparse tutte intorno al luogo di sepoltura; in alcuni casi versavano latte, miele e vino nel sepolcro per permettere alle persone care sepolte di poter partecipare al banchetto, che però per loro si svolgeva a febbraio.

I Celti celebravano la presenza dei morti sulla terra il primo giorno del mese, in occasione del loro capodanno quando i defunti ricomparivano nel mondo dei vivi, mescolandosi ad essi. L’usanza dell’omaggio floreale sulle tombe viene anche dai celti, oltre che dai romani. Nelle regioni abitate dai Celti c’era l’abitudine di realizzare grandi cataste di teschi, poiché per loro il teschio aveva la qualità di irradiare energie benefiche oltre che donare profezie. Sempre per questa ragione i clans irlandesi avevano l’abitudine di riunirsi in un vecchio cimitero e amministrare la giustizia da questo posto: l’ossario quindi assumeva la qualità di elargire energie, aiuto e consiglio sia personale che per il popolo. Durante le veglie i teschi venivano dipinti e si trascorreva la notte suonando, cantando e bevendo. L’abitudine di celebrare i defunti in un’unica giornata fu presa dai cristiani bizantini, ma introdotta dai monasteri benedettini del IX secolo e stabilita come data il 2 novembre con l’intento di cristianizzare le tradizioni celtiche ancora presenti nelle campagne.

A Napoli c’è ancora la tradizione popolare di adottare un teschio sconosciuto come protettore della famiglia, scegliendolo tra quelli presenti nei sotterranei della città, e curandolo con attenzioni e rispetto.

Arrivando all’ 11 Novembre,  si festeggia San Martino. Anticamente in tale data c’era l’abitudine di traslocare, di rinnovare i contratti agrari, di fare elezioni municipali; a dimostrazione che questo periodo fosse considerato un rinnovamento, un principio di qualcosa di diverso. Il giorno della festa di San Martino è comunque un momento di allegria nella tradizione di vari paesi: si mangiano castagne, si beve vino novello, visto la stagione.

 

 

In provincia di Novara vengono distribuiti pani benedetti e l’ultimo giorno di festa i contadini compiono “l’ufficio della secchia”, versando in un barile il vino nuovo che viene offerto al santo. Tutti i presenti bevono ripetutamente secondo una tradizione più pagana che cristiana. Nella Pianura Padana si banchetta con l’oca, che è un animale presente nell’iconografia del santo, probabilmente derivante da una tradizione celtica che identificava nell’oca un messaggero dell’”Altro Mondo”. Inoltre sempre nella religione celtica veniva venerato un dio cavaliere e vincitore del mondo degli inferi, che vestito di una corta mantellina nera, in groppa ad un cavallo dello stesso colore, trionfava sulla morte. La descrizione di questo dio ha delle impressionanti somiglianze con la figura di San Martino e la vicenda del mantello diviso con il mendicante. A Scanno, si preparano tre falò chiamati Glorie, corrispondenti alle contrade del paese, molto alte e a forma piramidale, per permettere che il fuoco si sviluppi simultaneamente in ogni zona. I resti dei legni bruciati vengono donati da giovani col volto nero di fuliggine alle spose più giovani del paese, che a loro volta ricambiano con biscotti, formaggi, frutta e vino. La credenza più curiosa fa di San Martino il patrono dei cornuti, costume diffuso soprattutto nell’Italia centro-settentrionale. Anche in alcune zone del meridione c’è la consuetudine per gli uomini, di regalare dei dolcetti, di solito torroncini, alla propria donna, in segno di fedeltà in amore.

 

 

A Nepi ancora adesso si svolge un beffardo corteo di giovani che si adornano con le corna, passando di casa in casa. Nelle antiche tradizioni contadine, questo periodo era vissuto come uno sfrenato carnevale di 12 notti che si concludeva prima dell’Avvento. Durante questa festa, una simbolica caccia al marito tradito, uomo debole ed incapace di dominare la moglie, finiva con l’incornamento con corna di cervo o di mucca di alcuni individui presi a caso, perché il marito debole era identificato con il cervo, animale dalle grandi corna tipica preda del cacciatori. In Francia S. Martino portava i doni ai bambini buoni e puniva quelli cattivi, lasciando una frusta vicino alla cappa del camino.

Il 22 novembre ricorre invece la festa di Santa Cecilia, martire del III secolo e patrona dei musicisti, unica santa titolare di basilica romana rimasta venerata nella sua data tradizionale di martirio. La sua festa veniva celebrata nella sua basilica in Trastevere, di certo prima del 545 d.C. Cecilia donò alla chiesa un fabbricato di sua proprietà, la casa ancora presente nei sotterranei della basilica, nella cui cripta in seguito fu trasferito il suo corpo, dopo una prima sepoltura nelle catacombe di S. Callisto. La sua vicenda, insieme al martirio ed alla sua passione è forse legata soprattutto a tradizioni orali. La dolce figura della fanciulla sottoposta a crudeli torture, la lenta agonia di tre giorni dopo tre tentativi di decapitazione, ma soprattutto la straordinaria conservazione del suo corpo, riprodotto fedelmente dallo scultore Maderna nell’ aspetto e nella posizione in cui fu trovato all’apertura del sarcofago verso la fine del 1500, sono parte integrante della devozione nei suoi confronti.

 

 

Pochi giorni dopo, il 25 Novembre, è venerata un’altra giovane martire: Caterina d’Alessandria. La sua storia, svoltasi ad Alessandria d’Egitto, è molto poetica, ma poco veritiera. Si tratta infatti di una favola immaginata per colpire la fantasia dei fedeli. Caterina è una bellissima principessa che rimprovera l’imperatore Massenzio di celebrare eccessivi ed inutili sacrifici per divinità false. Sostiene la sua tesi innanzi a cinquanta filosofi che riesce a convertire al cristianesimo. Bellissima ed intelligente, rifiuta la corte serrata dell’Imperatore, che quindi la condanna alla prigione e a supplizi terribili dai quali esce indenne. Una corte di angeli scenderà dal Cielo per trasportare il suo corpo sul monte Sinai, una volta avvenuta la morte per decapitazione.

 

MARIA 

LA PREGHIERA PER I NOSTRI MORTI

Prego anche per te che ieri te ne sei andata salutandomi con un vaffa, pronunciato per telefono 2 anni fa. Da te cercavo solo conforto e comprensione. Preghero’ affinchè tu possa trovare la pace e la serenità che ti è mancata nella vita terrena nei confronti di una tua sorella che ti amava, ti ama e ti amerà per sempre.

Annamaria

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(Commemorazione di tutti i fedeli defunti – 2 Novembre)

La commemorazione dei fedeli defunti appare già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera per tutti i defunti. Amalario, nel secolo IX, poneva già la memoria successivamente a quelli dei santi che erano già in cielo. E’ solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre fu dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio. La fede è luce : per essa noi sappiamo quello che Dio ci ha fatto conoscere, quello che la nostra sola intelligenza o non avrebbe potuto scoprire o non avrebbe mai posseduto con una certezza così completa. L’uomo senza fede, di fronte alla morte, vede un cadavere senza vita, delle cerimonie e dei gesti, …

… degli oggetti funebri, simboli più o meno espressivi del dolore e dell’inquietudine umana davanti al mistero della morte. Il credente, da tutti questi atteggiamenti esteriori e dalla sofferenza delle ferite del cuore, pensa prima di tutto all’anima del defunto.
Questo pensiero conduce lo spirito alla più esatta realtà.
Che cos’è dunque la morte ?
Una separazione dell’anima e del corpo.
L’anima, liberata dai suoi legami carnali, custodisce la sua natura spirituale, la sua vita immortale. Intelligente e libera, ella aveva uno stato morale di responsabilità, delle virtù e delle colpe, delle nobiltà e delle miserie. In questa realtà di valore della sua santità e del suo peccato, ella compare davanti a Dio e vede fissare la sua sorte di beatitudine o di dannazione, d’immediata ricompensa o di purificazione temporanea.
Ecco il senso della commemorazione dei fedeli defunti, in questo giorno del 2 Novembre, dopo la festa di Ognissanti, in cui sono state esaltate le anime glorificate dal Signore. Quante tra esse hanno avuto bisogno di purificazione, dopo la loro morte ! Così questi defunti, verso i quali la Chiesa offre le nostre preghiere, in virtù del dogma della Comunione dei Santi, sono chiamati ad una salvezza oramai certa per le loro anime, ma di fronte alla quale si tratta di soddisfare la giustizia di Dio per le colpe perdonate e non totalmente espiate.
Realtà di fede ! Senso realistico dell’anima credente ! Per l’incredulo, quale vuoto davanti alla morte crudele, enigma della vita ! La parola di Dio si è fatta sentire : l’uomo, per conoscere la verità, non dovrebbe ignorare o negligere le strade che si aprono davanti a lui per raggiungere questa verità.
Lo stato delle anime dopo la loro morte, il bisogno dei suffragi dei viventi, il sollievo delle anime del purgatorio, l’unione intima tra i nostri morti e noi, la resurrezione gloriosa dell’ultimo giorno “per i buoni”, la risurrezione nella dannazione per “i cattivi”, ecco dei pensieri abituali, costanti per il vero fedele cristiano. Se queste preoccupazioni scomparissero od anche si attenuassero nel popolo fedele, costituirebbero la nota d’un affievolimento della fede.
Se il pensiero dei morti, dei nostri cari morti non custodisse tutto il suo posto nella nostra vita interiore, nelle nostre preghiere, nella predicazione, nelle nostre meditazioni, ci mancherebbe uno degli aspetti più ricchi di spiritualità data all’animo umano dal pensiero della presenza di Dio nell’universo ed in noi stessi.
Dalla morte imprevista, liberaci Signore.
Nella preparazione d’una pia e santa morte, aiutaci Signore.
Nella felicità eterna, ponici Signore, insieme a tutti i tuoi santi ed angeli.

(don Marcello Stanzione)

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Anna Maria, grazie della preghiera sui defunti che ci hai fatto conoscere.
La morte rappresenta uno dei più grandi misteri della vita, l’altra faccia. Siamo e non siamo. Esistiamo e non più esistiamo.
Ma il vero quesito è Dove andiamo? Il cristiano è confortato dalla Grande Speranza della resurrezione, che rappresenta l’eterna ricompensa per la vità che siamo stati capaci di compiere in terra ma soprattutto il segno tangibile della Misericordia di Dio.
Dio ci ama, ci chiede una vita santa e ci risarcisce con un dono senza paragoni, quello di stargli accanto per sempre.
Con questa speranza ricordiamo i defunti per quello che ci hanno dato in terra e attendiamo di rivederli alla fine
dei tempi. (Lorenzo)

PS…TORNA L’ORA SOLARE

 

 

Alle 3 di notte un appuntamento particolarmente atteso da tutti noi:

torna l’ora solare

 

 

 

Addio ora legale, che  ci abbandonerà per tornare il 27 marzo 2017.

 

 

Godremo cosi’ di un’ora in piu’ di sonno, pagando lo scotto di vivere giornate con un’ora in meno di sole.

Termina cosi’ ,dopo mesi ,l’ora legale, la variazione convenzionale dell’orario astronomico, solitamente in anticipazione rispetto a esso.

Le ragioni di questa convenzione sono due: da un lato questa misura consente risparmi energetici, poiche’ concentrando una parte rilevante delle attivita’ durante le ore di luce solare, si riduce il ricorso all’ illuminazione artificiale; dall’altro i cittadini possono beneficiare di un maggior numero di ore di luce solare.

In termini di economia, l’Italia ha risparmiato parecchi milioni di euro . . . chissà come vengono reinvestiti !!!

 

 

 

. . . e ora un po’ di SORRISI SOLARI !!!

 

1. Notizia giornalistica: Scatta l’ora legale. Panico tra i socialisti. (da “Cuore”). [Al ripristino dell’ora solare: Finisce l’ora legale, sollievo tra i socialisti] 

2. Una volta ho fatto all’amore per un’ora e dieci filati. E’ successo quando c’e’ stato il cambio dell’ora legale! (Paolo Limiti)  

 

3. Per i contadini l’ora legale e’ un problema, perche’ non riescono a 

mettere avanti il gallo. (Beppe Grillo) 

 

4. Tutti i gay ne hanno uno… di orologio. Attendono con ansia che tolgano l’ora legale, per farselo mettere un’ora indietro dall’ orologiaio. 

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5. Conosco un ciclista di Rovigo cosi’ sfortunato che quando stava per battere il record dell’ora di Moser e’ scattata l’ora legale. (Gene Gnocchi) 

6. Non comprate orologi di contrabbando… non segnano l’ora legale! 

7. Commento di due infermieri al pronto soccorso: “Questo uomo ha i minuti contati!”. “Se gli togli l’ora legale e’ gia’ morto!”. (Stefano Vigilante) 

8. Che idea fantastica mettere gli orologi indietro: non fosse altro, ci si guadagna un’ora d’insonnia. (Walther Matthau a proposito dell’ora legale in “Un marito per Tillie”)

  

9. Non in tutti gli stati si passa dall’ora legale all’ora solare. Nella Città del Vaticano, ad esempio, si passa dall’ora legale all’ora pro nobis. (Mauroemme)

  

10. Per adeguarsi ai tempi, stanotte finisce l’ora legale e ricomincia quella illegale. (Mauroemme) 

11. Finisce l’ora legale. Sospiri di sollievo in Parlamento. 

(Mauroemme) 

12. Stanotte si passa all’ora solare. Mi tocca andare a dormire con gli occhiali da sole. (Mauroemme)  

 

13. Da oggi bisogna portare l’orologio avanti. E se io voglio continuare a portarlo nel polso??? Ma non è tanto il doverlo portare avanti che mi preoccupa: ma bensì quando lo si dovrà portare indietro. 

(rafrasnaffra)  

 

14. Con l’ora legale io ho avuto grossi problemi a spostare le lancette di un’ora… visto che ho un orologio a cristalli liquidi. 

(rafrasnaffra) 

15. Passaggio all’ora legale: a differenza di ciò che si dice in giro non dovete spostare le lancette di un’ora, ma basta spostare solo la lancetta delle ore, quella dei minuti va bene com’è… (Brancaleone) 

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16. L’orologio e’ una delle piu’ grandi scoperte che l’uomo abbia mai fatto. Non so di preciso chi e’ stato a scoprirlo, ne’ quando e’ avvenuto, ma, certamente, dev’essere stato un grande studioso, forse svizzero… Costui ha prima scoperto che il giorno era formato da 24 ore, poi ha notato che ogni ora era formata precisamente da 60 minuti e ogni minuto (sensazionale coincidenza) da 60 secondi. Quando poi ha scoperto l’orologio, si e’ accorto che le ore erano la meta’, 12, ed e’ rimasto perplesso per qualche anno, finche’ ha capito che, per motivi di spazio, le ore andavano conteggiate due volte. Da quel momento in poi sono cambiate tantissime cose. Si poteva finalmente prendere un appuntamento, i treni e gli aerei ebbero l'”orario ufficiale”, la SEIKO si e’ salvata dal fallimento e tutti gli uomini sposati si sono accorti che, al momento di uscire, la moglie e’ sempre in ritardo. Inoltre, i carcerati ebbero l’ora d’aria e nelle scuole fu istituito l’orario di ricevimento.

Dopo la scoperta dell’orologio alcune ore sono diventate famose: ora x : usata dallo spionaggio e dal controspionaggio, e’ rimasta  sempre segreta. 

 

ora legale : usata specialmente negli studi notarili e nei tribunali

ora dell’amore : i Camaleonti ci hanno fatto una canzone.

ora esatta : diffidare delle imitazioni.

ultim’ora : ne parlano ancora i giornali. 

 

ora et labora : usata dai preti durante le omelie

 

 

 MARIA!

 

 

TEST- LE TUE SERATE SONO DIVERTENTI?

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Ora che le giornate si accorciano e le nostre serate diventano piu’ lunghe e piu’ fredde, dobbiamo inventarci qualcosa per non annoiarci …intanto vi invito a fare questo  test . Ritengo sia sempre divertente e stimolante misurare  simpaticamente il nostro carattere, verificando alcuni aspetti della nostra personalità.

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Il  test che vi propongo è per capire come sono le nostre serate: divertenti o noiose? Sappiamo divertirci o non riusciamo ad integrarci nelle situazioni divertenti?  Usciamo per noia o perchè abbiamo voglia di passare una serata divertente? scopriamolo insieme… 

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Test – le tue serate sono divertenti?

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Cosa fai il venerdì sera?

 

a) generalmente sono stanco, rimango a casa e guardo la tv

b) esco con gli amici

c) rimango a casa a fare sesso con la mia lei/lui

 

 

Una serata film a casa tua con gli amici è:

 

a) Una pessima idea, domani dovrò pulire tutto il macello.

b) Un’ottima occasione per divertirmi, senza preoccuparmi del ritorno a casa

c) Una serata divertente e un occasione per fare due chiacchere

 

 

Quale di questi film ritieni più divertente?

 

a) Vacanze in India 

b) Fantozzi contro tutti

c) I soliti ignoti

 

 

Quando esci la sera come trascorri generalmente la serata?

 

a) trascorriamo la serata in birreria a parlare e a bere

b) andiamo a ballare e rimorchiamo

c) andiamo a veder un concerto in qualche pub o locale

 

 

Quanto bevi o fumi durante la serata?

 

a) non mi pongo dei limiti, mi piace tornare a casa strisciando…

b) dipende dalla situazione, se c’è di meglio da fare ne faccio a meno 

c) non c’è scritto da nessuna parte che devo bere o fumare più del solito per avere una serata divertente.

 

 

Sei in  pub, cosa bevi?

 

a) Coca Cola

b) Rhum e pera

c) Birra

 

 

Sei in pub, cosa mangi?

 

a) niente, non mi piace mangiare fuori

b) un paninone ripieno

c) pistacchi, noccioline ecc

 

 

Sei ad una festa in cui si balla

 

a) sto seduto/a in angolo, non sò ballare

b) mi scateno come un pazzo in mezzo alla sala da ballo

c) non so ballare, ma con tanta gente trovo un altri situazioni divertenti

 

 

Sei ad una festa e nel pieno dei festeggiamenti, una amica ti chiede di andare a fare due passi voi due da soli:

 

a) che andiamo a fare fuori? fa un fraddo cane!….e poi tra un pò devo andare via che domani lavoro

b) …verrei, ma ho appena aperto la bottiglia di whisky e non vorrei che se la bevano tutta gli altri!

c) va bene, una boccata d’aria a questo punto della serata ci vuole.. 

 

Sei a letto a fare sesso con la tua lei/lui, e con un pò di imbarazzo ti chiede “una posizione nuova” e non sai neanche di cosa si tratta..

 

a) rifiuti e proponi “il missionario”

b) accetti immediatamente

c) ti dimostri interessato/a, ma cerchi di capire mglio cosa vuole..

 

Sei a letto a fare sesso con la tua lei/lui, e ti propone di fare una cosa “a tre” con un tuo amico/amica (del tuo stesso sesso)

 

a) prendi le tue cose e te vei sbattendo la porta

b) prendi il telefono e lo/la chiami subito, prima che lei/lui ci ripensi

c) gli dici che la/lo vuoi tutta per te

 

Sei a letto a fare sesso con la tua lei/lui, e ti propone di fare una cosa “a tre” con una sua amica/amico (del suo stesso sesso)

 

a) prendi le tue cose e te vei sbattendo la porta

b) accetti e gli dici di chiamarla subito e che non vedi l’ora

c) accetti ma gli dici che con lei il sesso è già divertente.

 

Quale di questi giochi pensi siano più divertenti?

 

a) gioco dell’oca

b) risiko

c) monopoli 

 

Risultati del test:


Maggioranza di risposte A

La tua vita è noiosa, non sai cogliere i momenti divertenti della vita e non hai spirito di avventura.

Uscire la sera per te è un sacrificio e ogni novità è colta come un a tragedia.

 

Maggioranza di risposte B

Ti piace divertirti: per te la vita è solo divertimento e svago, non concepisci argomenti o situazioni che non siano divertenti.

La tua filosofia di vita è sesso – droga e rock’n’roll.

 

Maggioranza di risposte C

Sai divertirti, ma con gusto. sai cogliere ancora i momenti speciali e godere delle occasioni della vita.

le tue serate sono divertenti e tu sai renderle ancora più divertenti.

 

 

Annamaria…a dopo