PERSONAGGI FAMOSI E … CIBO- MARIA LUIGIA D’ASBURGO

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Maria Luigia (Luisa) d’Austria la duchessa golosa Maria Luigia d’Asburgo-Lorena (1791-1847)

Un vero mito ancora oggi, ricordo indelebile nel cuore dei parmigiani: il ducato felice di Maria Luigia,seconda moglie di Napoleone Buonaparte, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1816 al 1847, la sovrana austriaca che seppe conquistare l’amore e la fiducia dei suoi sudditi governando per un lungo periodo in pace e prosperità. Figlia dell’imperatore d’Austria Francesco I°, per ragioni di stato sposò nel 1810 Napoleone I a cui dette un figlio. Investita della reggenza durante la campagna di Russia, non s’interessò attivamente degli affari di governo. Dopo l’abdicazione di Napoleone, nel 1816 dal congresso di Vienna ricevette il ducato di Parma e Piacenza modificando il nome in Maria Luigia d’Asburgo-Lorena. Indifferente alle lettere del marito scritte da Sant’Elena, fu sostenuta dai consigli del Conte Neipperg (che sposerà dopo la morte di Napoleone e dal quale avrà tre figli), e governò con lungimiranza e moderazione. La sua scomparsa fu pianta da tutto il popolo di Parma e Piacenza che ancor oggi la ricorda con affetto e riconoscenza. Parlava l’italiano ed il francese quasi meglio della sua lingua madre. Conosceva l’arte culinaria, il ricamo, la musica, suonava il pianoforte e dalla madre aveva ereditato il dono di una bella voce ed il talento di ballerina. Amava i fiori, la pratica del giardinaggio, la buona tavola, e i piaceri sessuali che le aumentarono con il crescere dell’età e col diminuire del fascino.La violetta dorosa, il fiore diletto di cui si circondava, è diventato da allora il simbolo della città, quasi oggetto di culto.

Ancor prima del suo arrivo in Italia, nel 1815 scriveva dal castello di Schonbrunn, presso Vienna, alla sua dama d’onore a Parigi: “Vi prego di farmi tenere qualche pianta di Violetta di Parma con la istruzione scritta per piantarle e farle fiorire; io spero che esse germoglieranno bene, poichè io divengo una studiosa di botanica, e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore…”

E non appena arrivata a Parma ella si occuperà personalmente della loro coltivazione, sia nell’Orto Botanico da Lei voluto, sia nel giardino della residenza estiva di Colorno (PR). Maria Luigia amò la viola anche come simbolo e come colore: in alcune lettere una viola dipinta sostituisce la sua firma, e viola volle che fossero le divise dei suoi valletti, gli abiti dei cortigiani, i propri mantelli.

Una passione tutt’altro che intima, di cui vuole anzi far partecipe il popolo, tanto da elargire denaro a chi le dona mazzetti di violette durante le sue passeggiate.

A Maria Luigia ed al suo amore per questo fiore si deve l’esistenza del profumo “Violetta di Parma”: fu lei ad incoraggiare e a sostenere le ricerche dei frati del Convento dell’Annunciata,che, dopo un lungo e paziente lavoro, riuscirono ad ottenere dalla violetta e dalle sue foglie un’essenza del tutto uguale a quella del fiore.

I primi flaconi di Violetta di Parma, prodotti grazie alla abilità alchemica dei frati erano unicamente destinati all’uso personale della Duchessa Maria Luigia.

Fu da questi stessi frati che verso il 1870, decenni dopo la scomparsa della Duchessa, Ludovico Borsari, figlio di un falegname e proprietario in città di una barberia, ebbe la formula segreta, sempre gelosamente custodita, per la preparazione di quel profumo ed ebbe per primo la coraggiosa idea di farne una produzione da offrire ad un pubblico più vasto.

Inizia così la carriera il futuro cavaliere Ludovico Borsari, che trasformerà la sua iniziativa nella prima grande industria italiana di profumi, nota in tutto il mondo. Abili creatori realizzarono scatole e confezioni preziose e soprattutto bellissimi vetri lavorati, che caratterizzeranno la produzione Borsari 1870 per oltre un secolo.

 

Sulle preferenze gastronomiche dell’imperatrice di Francia troviamo informazioni nei testi di Vincenzo Agnoletti , al servizio di Maria Luigia presso la corte parmense per un decennio. Assunto in contrasto con i suggerimenti dell’imperatore Francesco I, che aveva sconsigliato cuochi e maggiordomi italiani, Agnoletti così scrive:

“L’aver io avuto la sorte di servire in una delle più splendide corti d’Italia, dove ho avuto l’occasione di trattare sovrani ed illustri personaggi, oltre un continuo esercizio per le frequenti feste …. mi sono procacciato un onorevole nome non solo con le variazioni de’ miei lavori, ma molto più per tant’invenzioni e novi ritrovati, e specialmente sorbetti”. Una curiosità: sembra che Maria Luigia fosse particolarmente golosa di dolci, al punto da farsi inviare da Parigi i suoi cioccolatini preferiti. Maria Luigia durante i suoi soggiorni nelle varie località del ducato, e più precisamente in quel di Gossolengo (PC), era solita approvvigionarsi nelle fattorie d’uova, latte, farina e altri alimenti, al fine di farsi preparare la torta passata alla storia con il suo nome.

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RICETTA SEMPLIFICATA

Per la pasta: impastate 200 gr di farina, 2 tuorli d’uovo, 2 cucchiai di zucchero, un bicchierino di liquore alla mandorla. Lasciate riposare per 30 minuti; tirate una sfoglia molto sottile e foderate uno stampo basso; spalmate leggermente con marmellata di amarene.

Per il ripieno:

sbattete 2 tuorli con 3 etti di zucchero; unite 2 etti di burro ammorbidito, 2 etti di amaretti sbriciolati finemente (meglio se bagnati nel liquore!) e gli albumi montati a neve; mescolate gli ingredienti, versate il tutto sulla sfoglia. Cuocete per 30 minuti a 150°C.

Ma se volete ottenere la vera, sontuosa Torta della Duchessa… un po’ più di impegno !

Ingredienti per 10 porzioni

Per i dischi di pasta di nocciole:

farina di nocciole 100 gr

burro 100 gr

zucchero 100 gr

farina 00 100 grammi

buccia grattugiata di limone

1 uovo se la pasta è troppo dura

Per la crema ganache al cioccolato:

cioccolato 275 gr

panna 250 gr

Per la crema pasticcera:

latte ml. 200

panna gr. 50

zucchero gr. 100

tuorli gr. 50 (circa 2/3 uova, dipende dalla loro grandezza)

farina gr. 20

bacca di vaniglia

Per lo zabaione:

marsala 100 gr

zibibbo 50 gr (o altro vino passito)

zucchero 120 gr.

farina 30 gr.

tuorli d’uovo 90 gr. (circa 5/6, anche qui dipende dalla grandezza delle uova)

Per la decorazione:

ciliegie candite passate nello zucchero semolato

zucchero a velo

Dischi di pasta:

Mescolate tutti gli ingredienti insieme, formate una pasta molto consistente (se la pasta fosse troppo dura unite 1 uovo per ammorbidirla), raffreddatela in frigo e poi tiratela sottile con il mattarello.

Con una forma (potete usare una tortiera capovolta, di 22 cm di diametro) fate 3 dischi identici.

Mettete sulla carta forno e infornate 30 minuti a 160°/170°, poi lasciate raffreddare completamente i dischi.

Crema pasticcera:

Scaldate il latte con la panna e la bacca, a parte montate i tuorli con lo zucchero e la farina fino a quando saranno spumosi.

Quando il latte bolle unitelo alla crema e mescolate: in 1 minuto è pronto.

Ganache al cioccolato:

Portate a bollore la panna, spegnete e scioglietevi il cioccolato.

A questo punto unite 200 grammi della crema pasticcera che avete fatto per ottenere la crema per la farcitura.

Zabaione:

Bollite il marsala con lo zibibbo.

A parte montate i tuorli con lo zucchero e la farina sino ad ottenere una crema spumosa e morbida.

Buttate la crema nel marsala, e appena riprende il bollore spegnete e lasciate intiepidire.

Composizione della torta:

Prendete un disco di pasta di nocciole, mettetela in un piatto piano e spalmate uno strato di crema (circa 1/3).

Appoggiate il 2° disco e con la tasca da pasticcere fate un cerchio nella circonferenza del disco (di circa un paio di centimetri di larghezza): deve in pratica fungere da bordo di contenimento dello zabaione, nel caso fosse poco denso.

Riempite il centro con lo zabaione.

Coprite con il 3° disco, poi spalmate la crema al cioccolato sui bordi dei 3 dischi riempiendo le fessure (tenetene un po’ per la decorazione finale), e passate la granella di nocciole sul bordo della torta.

Fate dei ciuffetti di crema sopra al disco.

Coprite con lo zucchero a velo.

Mettete su ogni ciuffetto una ciliegia candita passata nello zucchero semolato.

Tenete in frigo e tiratela fuori almeno 1 ora prima di gustarla.

Questa torta va preparata con almeno un giorno di anticipo, in modo che si ammorbidiscano insieme alle creme.

E come sempre…

Buon Gusto a tutti ! 

MARIA

UNA RICETTA AL VOLO

Il mio dolce di Capodanno – Tiramisù di panettone-

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Sono moltissime le ricette con il panettone (anche avanzato) La ricetta che vi propongo è un golosissimo “tiramisù di panettone” che abbiamo gustato come dolce di Capodanno in attesa del conto alla rovescia per brindare al nuovo anno.
La ricetta è molto simile a quella del tiramisù classico arricchita ,pero’, dal gusto del panettone inconfondibile, con canditi .

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Ecco come l’ho preparato :

Ho preparato la crema al mascarpone classica, aggiungendo un pò di panna e unendo un pizzico di cannella. L’ho riposta in frigorifero fino al momento della composizione del tiramisù di panettone. Dopo aver tagliato a fette il panettone ho messo un velo di crema al mascarpone nel piatto di portata disponendo la fetta di panettone intinta leggermente nel caffè, ho ricoperto con abbondante crema al mascarpone , ripetendo l’operazione per gli altri strati.
Ho concluso con uno strato di crema. L’aspetto finale non è da masterchef ma posso garantire che …sluurrppppp…. ha avuto molto successo!!

Se le calorie non vi sembrano già abbastanza e volete esagerare, potrete aggiungere alla crema qualche goccia di cioccolato nei vari strati. Oppure, in alternativa, aggiungete al caffè un bicchiere di rum per ottenere il dolce leggermente alcolico.

 Annamaria… a dopo

 

 

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FUNGHIAMO …INSIEME?!??

   

MARIA
MARIA

                                

Quello che noi raccogliamo e chiamiamo fungo è il frutto di una pianta di cui difficilmente rileviamo la presenza perché immersa nel terreno o nel legno o in altri tipi di substrato. Questa strana pianta, che non ha bisogno di luce, che non ha foglie, che non produce fiori, che non contiene clorofilla, è costituita da un intreccio di filamenti che si presentano come una ragnatela che è quello che noi chiamiamo fungo.

 

                                 

                                 

Tra mito e realtà . . .

I funghi sembrano spuntare dal nulla sul terreno o sui tronchi delle piante; per questo,  per la velenosità e pericolosità di alcune specie e per gli effetti allucinogeni di altre, sin dai tempi antichi hanno generato un alone di magia e di mistero.                                                                                                                                          

Secondo alcune leggende i funghi che crescono in cerchio sono il risultato di danze notturne di streghe o di gnomi . . . il famoso cerchio delle streghe . . . La figura che si trova in alcune specie ad anello, nei prati, è opera delle fate che danzano sull’erba e il fascino della loro musica attrae e fa prigioniero l’uomo nel cerchio.

 

CERCHIO DELLE STREGHE

 

CERCHIO DELLE STREGHE

Una leggenda nordica narra che il dio Odino è inseguito dai diavoli e le gocce di bava che cadono dal suo cavallo a 8 zampe si trasformano magicamente nei funghi con cappello rosso punteggiato di bianco.

Anche nell’antica Grecia il fungo era considerato simbolo di vita e pertanto divino; secondo la mitologia Perseo, dopo un lungo viaggio, stanco e assetato, bevve l’acqua raccolta all’interno del cappello di un fungo e fondò in quel posto una città che chiamò Micene, derivata da mykes = fungo.                                                                                                                               Nella Roma antica il fungo, molto apprezzato per le sue qualità gastronomiche, diventò anche simbolo di morte: si narra che l’imperatore Claudio era così ghiotto di questi vegetali che la moglie Agrippina, conoscendo questa sua debolezza culinaria, lo avrebbe fatto avvelenare proprio con dei funghi velenosi, allo scopo di far subentrare sul trono il figlio Nerone.                                                                                                                                              

Nella Cina antica il fungo ku o chih era considerato simbolo di lunga vita, magico, divino, legato in qualche modo alla immortalità.                                                                                            

Gli Aztechi e i Maya consideravano alcuni funghi “carne divina”, per le loro proprietà allucinogene.                                                                                                                                                                        

 In Siberia, gli sciamani usavano e usano il fungo Amanita muscaria come un sacramento religioso: essi entrano attraverso un’apertura del tetto e portano questi funghi allucinogeni in grandi sacchi. Sono vestiti di rosso e bianco, i colori dell’Amanita, che in Siberia cresce nei boschi di conifere. 

 

AMANITA MUSCARIA


                             

I funghi : un anello importantissimo dell’ ecosistema. 

I funghi sono gli alimenti più completi e  ricchi di sostanze nutritive ovvero di ciò che è la base della nostra vita, per cui possono migliorare la nostra performance fisica e mentale.

Nel momento particolare che stiamo vivendo, parlando di alimentazione biologica, di integratori talvolta indispensabili, di ecologia, il fungo rappresenta e diventa il nutriente per eccellenza in relazione con l’ambiente.

Riciclano i residui della materia organica morta e in alcuni casi persino di sostanze prodotte dall’uomo, come alcuni tipi di plastica : in seguito alla degradazione dei composti contenenti carbonio i funghi rendono nuovamente disponibili questo ed altri elementi per altri organismi.

In un prossimo futuro i funghi potrebbero essere impiegati anche nella degradazione di determinate sostanze tossiche che inquinano l’ambiente, compito sempre più necessario perché la specie umana produce da tempo in abbondanza tali sostanze tossiche.


Quando i funghi aiutano a stare bene . . .                                                                                                                                                      

Oltre al ruolo essenziale nell’equilibrio naturale, da sempre i funghi hanno avuto un ruolo importante nell’alimentazione e già migliaia di anni fa nella medicina popolare e nella medicina tradizionale cinese i funghi venivano utilizzati per mantenere lo stato di benessere, per la resistenza alle malattie, per depurare, per aumentare l’energia vitale e per il trattamento di malattie degenerative. 

La società contemporanea ha sviluppato patologie come l’anoressia e la bulimia, patologie di chi vive male il rapporto con il cibo : funghi sembrano adattarsi alla richiesta nutrizionale del nostro tempo e alle malattie del nostro tempo.                                                                                        

Il consumo regolare dei funghi contribuisce a mantenere l’equilibrio dell’organismo a stimolare la risposta immunitaria quindi la resistenza o la regressione di patologie.

Facciamo molta attenzione al nostro Sistema Immunitario: migliorandolo, miglioriamo la salute, dal momento che esso potenzia la capacità dell’organismo di combattere le malattie e influenza gli stati d’animo, le emozioni, i livelli di energia e persino il peso.

E’ noto che la buona salute è collegata all’assunzione di alimenti che offrono tutti gli elementi nutrizionali indispensabili ai bisogni dell’organismo, anche per contrastare la tossicità degli agenti esterni. 

La maggior parte dei funghi svolge un’azione regolatrice sul profilo lipidico e sui livelli di glucosio nel sangue, alcuni contengono sostanze utili per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. 

Nei funghi si trovano delle molecole complesse presenti anche in verdure, frutta, cereali, legumi, alghe, che hanno una importante azione antiossidante e dunque antitumorale e detossificante.

Questa capacità di sintetizzare tante molecole naturali come antimicrobici e altro, consente la produzione, nel campo farmaceutico, di antibiotici, vitamine e antitumorali o per abbassare il colesterolo.

52822. . . quando i certi funghi diventano “strumenti“ di piacere !

Si tratta di funghi microscopici che da sempre sono stati utilizzati per produrre degli alimenti di cui non possiamo davvero fare più a meno!                                                                                                            lievito di birra

Il lievito di Birra o Saccharomyces cerevisiae, un fungo unicellulare, è usato per fare il pane e altri prodotti a base di grano, come pizza o altre paste lievitate; alcuni lieviti dello stesso genere sono utilizzati per produrre bevande alcoliche attraverso la fermentazione.                                                                                                       L’Aspergillus oryzae, noto come kōji-kin è un ingrediente essenziale nella produzione di salsa shoyu, salsa di soia, e la preparazione di miso, mentre specie di Rhizopus sono usate per fare il tempeh, due diversi condimenti ottenuti dalla soia gialla.                                                        

Molti di questi funghi sono specie selezionate in base alla loro capacità di fermentare gli alimenti senza produrre tossine dannose.                                                                                                              

Il Quorn, un sostituto della carne , è ottenuto da Fusarium venenatum.

               

 QUORN

                                                                                               

Alcuni tipi di formaggi richiedono l’inoculazione, nella cagliata di latte, di specie fungine che conferiscono un sapore unico e la consistenza particolare del formaggio.                                                    

Alcuni esempi sono il blu di formaggi come Stilton e Roquefort , che sono fatti per inoculazione con Penicillium roqueforti.

FORMAGGIO Stilton

FORMAGGIO Roquefort


                                    

Con l’utilizzo  del  Penicillium candidum, si ottiene un altro rinomato formaggio francese, il Camembert. 

FORMAGGIO CAMEMBERT


                               

Il Penicillium glaucum è invece l’organismo responsabile della produzione di una specialità tutta italiana, il Gorgonzola. 

                               

FORMAGGIO Gorgonzola


. . . quando i funghi devono farci temere . . .

Per gli amanti del fai da te, a cui piace addentrarsi nei boschi e raccogliere personalmente i funghi, si consiglia caldamente di rivolgersi sempre a esperti conoscitori o ai centri di controllo degli enti sanitari competenti per stabilire la commestibilità di ogni fungo raccolto.

Errori nella classificazione del prodotto raccolto potrebbero provocare intossicazioni o avvelenamenti addirittura mortali.                                                                                                        

Non azzardate il consumo di funghi, se non siete certi della loro commestibilità, potreste mettere a repentaglio la salute e persino la vita vostra e dei vostri commensali!

Molte specie di funghi provocano da lievi problemi digestivi o allergici fino a più gravi come le allucinazioni, con danni a organi, spesso al fegato, e la morte.

Generi di funghi contenenti tossine letali includono Conocybe , Galerina , Lepiota , e la più pericolosa, Amanita, che comprende anche specie commestibili, ma che con il tipo A. Phalloides , è la causa più comune di avvelenamenti mortali da funghi.                                  

Poiché è difficile individuare con precisione un fungo sicuro, senza un’adeguata formazione e conoscenza, si consiglia spesso di pensare che un fungo selvatico sia velenoso ed evitare di consumarlo.

I Funghi vanno comunque consumati saltuariamente ed in modiche quantità in quanto spesso contengono carboidrati complessi, poco comuni negli altri alimenti, come la chitina, che appesantiscono il lavoro dell’apparato digerente.

Inoltre il fungo tende ad assorbire, durante la crescita, il contenuto del terreno nel quale vive, per cui a volte presentano piccole quantità di nichel o cadmio o di altre sostanze inquinanti nocive all’organismo.

La risposta dell’organismo, escludendo i casi di allergia ed intolleranza alimentare, è estremamente variabile e personale.

In caso di avvelenamento da funghi è buona norma rivolgersi immediatamente a un centro antiveleni, evidenziando come avete preparato i funghi, in quanti si sentono male e se possibile conservando qualche fungo sospetto in modo da indirizzare correttamente i soccorsi verso l’antidoto più adatto.


. . . e quando invece possono far godere . . . il palato !

I funghi commestibili, in senso comune, sono in parte coltivati, ma altre specie devono essere raccolte in natura.                                                                                                              

Agaricus bisporus, venduto come fungo champignon, è una specie comunemente mangiata, usato in insalate, minestre, e molti altri piatti. 

 

Agaricus bisporus – Champignon  

                                                                                                                                           Molti funghi asiatici son coltivati su scala commerciale divenendo popolari in Occidente, dove li troviamo freschi in negozi e supermercati : 

funghi di muschio (Volvariella volvacea),

Volvariella volvacea)

 

 funghi ostrica Pleurotus ostreatus

       

 

 la lentinula edodes  

         

Le specie raccolte dal loro ambiente naturale sono prataioli, spugnole, finferli, tartufi, trombette, galletti e funghi porcini ( Boletus edulis ).  

 

Boletus edulis – Porcino

I funghi costituiscono una vera leccornia gastronomica e grazie ad essi numerosissime ricette troneggiano sulle nostre tavole.


E’ il momento di fare “rifornimento” . . . 

Pur avendo a disposizione una notevole varietà, vi presento due qualità di funghi tra i più popolari : i “fratelli” chiodini e “mister” porcino.

I chiodini, tra i funghi più gustosi a tavola, crescono sui ceppi delle piante ad alto fusto, nei boschi; hanno una forma slanciata e la tipica testa a forma di “chiodo”, da cui il nome. Poiché il gambo è molto fibroso e duro, il chiodino viene definito anche  l’asparago dei funghi, per cui se ne consuma soprattutto la cappella e la parte superiore più tenere del gambo. I chiodini vanno consumati esclusivamente cotti e, prima di usarli in qualunque ricetta o congelarli, è opportuno farli bollire per almeno 15 minuti.                                              

Questo perché contengono una sostanza tossica che si inattiva solo con la cottura : durante l’eventuale congelamento da crudi, la sostanza si stabilizza e non si riesce a neutralizzarla più neanche con la cottura.                                                                        All’acquisto i chiodini vanno scelti molto giovani per limitare lo scarto nel pulirli, visto che da quelli più vecchi dobbiamo eliminare i gambi troppo coriacei e fibrosi.  Il porcino, nell’antica Roma “suillus”  per la sua inconfondibile forma tondeggiante e robusta,  si distingue dagli altri appartenenti alla stessa famiglia : a volte arriva a superare i 2 kg ! E’ diffuso praticamente in tutta Italia, dai boschi di querce e di castagno della pianura, alle faggete e abetaie di alta montagna; essendo un fungo gregario, trovatone uno è facile scoprire un’intera colonia di porcini, cosa che spesso viene gelosamente nascosta agli altri cercatori !                                                                                                                      

Tra le 8 classi di funghi commestibili ufficialmente catalogate, i Boleti, di cui fa parte il porcino, occupano il posto più pregiato, per sapore ed aroma. 

Chiodini e porcini possono essere preparati in ricette profumate e gustose. Sono fonte di pochissime calorie: 15 kcalorie per 100 grammi di chiodini e 27 kcalorie per 100 grammi di porcini; apportano soprattutto acqua e fibre per cui sono stati definiti talvolta “semplicemente un sapore”.


Consigli

Per i meno esperti, è opportuno ricordare che i funghi sono più deperibili del pesce e quindi ne va acquistata la giusta quantità.                                                                                                                          

Talvolta sono messi in vendita funghi ad uno stato di maturazione troppo avanzato e invasi da vermi (soprattutto i porcini) o con gambi coriacei e legnosi (capita con i chiodini) oppure troppo imbevuti di acqua.                                                                                                                        

E’ bene non acquistare funghi già puliti e tagliati in pezzi, poiché spesso si va incontro a contraffazioni : portiamo a casa funghi patata al prezzo dei porcini !                                                                                  

Per i funghi secchi è bene affidarsi a negozianti di fiducia, mentre per quelli coltivati l’importante è che siano freschi !!

Nonostante sia buono, buonissimo, il fungo ha il suo lato debole : non si può certo dire che sia bello: ha bisogno di una “toilette” accuratissima e precoce, poiché bastano poche ore dalla raccolta perché compaiano le prime “rughe” che preludono ad uno struggente “addio”.                                                                                                                                                          

E’ bene armarsi di coltellino, spazzolino e telo umido, per eliminare la terra e la parte vischiosa che in alcuni casi copre il cappello.                                                                                 

La questione “acqua si, acqua no” si risolve con lavaggi lievi e velocissimi che di sicuro non provocano danni significativi.                                                                                                    

 Le parti infestate eventualmente da piccole larve devono essere tagliate via senza pietà !                                                    

. . . e finalmente, funghiamo, pardon andiamo in cucina !

C’è solo l’imbarazzo della scelta : con i funghi possiamo preparare conserve, antipasti fantasiosi, primi piatti esaltanti, appetitosi contorni che esaltano il gusto dei secondi, piatti alternativi di sicuro effetto gustativo. Eccovi alcune proposte . . .

 

Funghi al pomodoro

 

Ingredienti 


1 kg di funghi – passato di pomodoro – olio extravergine di oliva – sale – aglio – basilico


Preparazione

Stufate per 20 minuti 1 kg di funghi nel passato di pomodoro leggermente salato : la proporzione tra funghi e passato può variare in base ai vostri gusti. Mettete il sugo nei vasi sterilizzati e aggiungete aglio e qualche foglia di basilico. Sterilizzate i vasi facendoli bollire per almeno mezz’ora e conservateli in luogo fresco e buio. Questo sugo si può conservare in frigo se si colmano però i vasi, prima di chiuderli, con olio extravergine di oliva.

Funghi misti sott’aceto

 

Ingredienti

600g di funghi misti – 1 litro di aceto bianco – sale grosso – zucchero – semi di senape – rametti di dragoncello


Preparazione

Pulite i funghi e tagliateli in pezzi possibilmente uguali. Portate ad ebollizione l’aceto bianco con un cucchiaio di sale grosso e 2 cucchiai di zucchero, scottatevi i funghi per 2-3 minuti. Spegnete, aggiungete 2 cucchiai di semi di senape e i rametti di dragoncello e lasciate riposare per circa mezz’ora. Distribuite i funghi e gli aromi nei vasi sterilizzati e colmate con l’aceto. Fate riposare in luogo fresco e buio per 2 mesi prima di consumarli.

 

Liquore di finferli 

 

Ingredienti

1 kg di finferli – 200 g di zucchero – 1 litro di alcol a 95° – mezzo litro d’acqua.


Preparazione 

Mettete in un vaso a chiusura ermetica, già sterilizzato, i profumati finferli ben puliti; unite lo zucchero, l’alcol e l’acqua. Mescolate bene il tutto, chiudete ermeticamente e conservate in luogo fresco e buio per non meno di 10 giorni. Riprendetelo, filtrate il liquore, travasatelo in bottiglie e servitelo fresco.

 

Porcini alle erbe

 

Ingredienti

1 kg di porcini – 1 litro di aceto bianco – mezzo litro di acqua – 1 mazzetto aromatico (timo, alloro, prezzemolo, finocchio selvatico, menta) – sale – aglio – olio


Preparazione

Portate a bollore l’aceto con l’acqua, un cucchiaio di sale e il mazzetto aromatico. Immergetevi i porcini e scottateli per 10 minuti. Scolateli, fateli asciugare bene e distribuiteli nei vasi sterilizzati, alternati con fettine di aglio ed un trito di erbe aromatiche fresche. Colmate con olio e lasciate riposare in luogo fresco e buio per un mese circa.

 

Cappelli farciti con la zucca

 

Ingredienti

600 g di cappelli di funghi grandi e ben sodi – 500 g di polpa di zucca – 1 uovo – 1 tuorlo – 2 cucchiai di rosmarino tritato – 2 cucchiai di pangrattato – 15 g di burro – sale e pepe q.b.


Preparazione

Tagliate a pezzi la zucca, mettetela nel forno preriscaldato a 200°C per circa mezz’ora, poi passatela al passaverdura. Raccogliete il purè in una ciotola, incorporatevi l’uovo, il tuorlo, il trito di rosmarino e, se il composto fosse troppo morbido, il pangrattato; salate e pepate.

Disponete i cappelli sulla placca del forno ricoperte di carta da forno e, con l’aiuto di una tasca da pasticciere a bocchetta liscia, riempitele con il composto preparato.  Distribuite in superficie il burro a fiocchetti, cuocendo in forno già caldo a 180°C per circa 30 minuti. 

N.B. questo piatto sfrutta l’azione antinfiammatoria della zucca nei confronti dei reni. 

 

Bruschetta porcini e melagrane

 

Ingredienti : 

4 fette pane casereccio – 2 melagrane – 200 g di porcini – olio d’oliva – sale


Preparazione : 

aprite e sgranate le melagrane. Pulite i porcini con un panno umido e tagliateli a fette sottilissime. Condite con olio e sale e ponete il tutto sulle fette di pane abbrustolito.

 

Linguine tonno e funghi



Ingredienti per 4 persone : 

400 g di pasta tipo linguine – 50 g di ventresca di tonno fresco – 2 cucchiai di funghi secchi – una manciata di pinoli – 2 cucchiai di passato di pomodoro – 1 carota – aglio – una spolverata di prezzemolo – sedano – burro – olio d’oliva – sale


Preparazione : 

fate un trito con cipolla, sedano, carota, aglio e fatelo soffriggere in olio e burro. Unite i funghi ammollati e strizzati ed il tonno a pezzetti. Fate insaporire poi aggiungete il passato e i pinoli tritati grossolanamente, salate e aggiungete ancora un filo d’olio. Fate sobbollire per 20 minuti. Lessate le linguine e conditele con il sugo di tonno spolverizzando col prezzemolo tritato.

 

Gnocchi al sugo di porcini e speck 

 

Ingredienti:

500 g di porcini – 100 g di speck a dadini – uno spicchio d’aglio – un decilitro di vino bianco – 2 cucchiai di pinoli tostati – 300 g di pane di segale raffermo – latte – 2 uova – 2 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato – farina di segale – brodo – un rametto di basilico – 4 cucchiai d’olio – sale – pepe


Preparazione:

pulite i funghi, tagliateli a pezzetti e rosolateli con l’olio e l’aglio tritato; bagnateli con il vino, salate, pepate e cuocete per 15 minuti circa. A parte fate rosolare lo speck e unitelo ai funghi con i pinoli e il basilico sminuzzato. Preparate gli gnocchi: ammorbidite nel latte il pane e lasciatelo inzuppare per 15 minuti, poi strizzatelo bene e lavoratelo in una ciotola con 2 uova sbattute, il Parmigiano Reggiano, 5 o 6 cucchiai di farina di segale (la quantità esatte la determinerete a seconda della consistenza del composto), sale e pepe. Col composto formate degli gnocchi, cuoceteli nel brodo bollente per 8/10 minuti, prelevateli con una schiumarola e conditeli con il ragù preparato.

 

Braciolone silano con rositi 

 

Ingredienti per 6 persone 

1 fetta di vitellone 600 g – 2 uova – pecorino grattugiato 50 g – 1 cucchiaio di prezzemolo – funghi rositi 50 g – caciocavallo silano 150 g – salsiccia fresca con finocchietto 100 g – pomodori pelati 500 g – olio d’oliva 3 cucchiai – ½ cipolla – qualche foglia di basilico – sale e aglio q.b.


Preparazione

Battete la carne senza rompere le fibre e preparate una frittata con uova, pecorino, prezzemolo, 4-5 rositi passati crudi al tritaverdure e un pizzico di sale. Mettete la frittata sulla fetta di carne, aggiungetevi i rositi soffritti precedentemente in padella con l’aglio, fettine sottili di caciocavallo, pezzetti di salsiccia e avvolgete strettamente il braci olone legandolo con lo spago da cucina. Mettetelo a cuocere, dopo averlo rosolato, in una salsa di pomodoro preparata con il soffritto di cipolla e qualche foglia di basilico. Servitelo affettato cosparso del sughetto ristretto.



E per finire, per ora, se oggi non sapete proprio come rispondervi alla domanda: “Che cosa preparo per pranzo/cena ?”, ecco un’idea che si farà apprezzare per la sua ricchezza ed il suo gusto. 

Si tratta di una ricetta che combina il sapore intenso dello speck a quello più delicato del porro e dei funghi chiodini e che può, tranquillamente, essere servita come piatto unico. E’ perfetta per l’autunno e l’inverno, due stagioni in cui torna la voglia di pietanze un po’ più sostanziose.



Sfogliata di chiodini,speck e porro   

Ingredienti

Per la pasta: 200 g di farina 00 – 40 g di burro – 1 tuorlo – 1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva  – un pizzico di sale – 100 ml di acqua fredda

Per il ripieno: 400 g di funghi chiodini – 100 g di speck a fette sottili – 1 porro – 4 uova

 – 3 cucchiai di panna – 50 g di grana o parmigiano grattugiato – 30 g di burro  – sale e pepe.

Preparazione :  

lavorate velocemente la farina con il burro morbido a pezzetti, l’olio, il sale, il tuorlo e l’acqua fredda fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo  Formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigorifero per 30 minuti : potete impastare a mano o con un mixer, ma anche usare la pasta sfoglia già pronta.

Nel frattempo preparate il ripieno della sfogliata. Mondate e tagliate a fettine il porro, fatelo dorare  con il burro e unitevi i funghi precedentemente mondati e puliti.

Salate, pepate e cuocete a fuoco moderato per 10 minuti, spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.

In una terrina sbattere le uova, salate, pepate, unite la panna e le fettine di speck tagliate a striscioline. Aggiungere i funghi ormai tiepidi e infine unite il formaggio grattugiato, mescolando  bene per amalgamare tutti gli ingredienti.

Con il matterello stendere la pasta in una sfoglia sottile e adagiatela in una tortiera imburrata o su un foglio di carta da forno che poi rovescerete nella tortiera.              Livellate i bordi e versate il composto di uova.  Cuocete la sfogliata a 200°C per 40 minuti circa.


Buon gusto a tutti da . . . Maria !

8 COCKTAIL…SOFISTICATI

Agrodolce

Agrodolce

Anche i cocktail seguono la moda…che una donna di classe dovrebbe conoscere . Dimenticate spritz e gin tonic. E’ giunto il momento di ordinare qualcosa di piu’ sofisticato. Se volete bere bene, apprezzando i sapori e non sfigurare con il barista, dimenticate long island e seguite i consigli suggeriti in VF dalla best-bartender-in-town ,Valeria.

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COSMOPOLITAN

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Grande classico, il più amato da Carrie Bradshaw, che nelle sue note serate mondane non mancava di ordinarlo insieme alle amiche. Elegante, fashion e frivolo quel tanto che basta. Servito nella coppetta Martini, non è solo buono, ma anche bello: quel suo rosa dato dal cranberry con il succo di lime lo rende il cocktail d’eccellenza per le serate tra ragazze. (Foto: Ralph and Jenny)

TOMMY’S MARGARITA

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Non il classico Margarita con il sale sul bordo del bicchiere, ma il cugino, quello che al posto del Cointreau ha lo sciroppo d’agave e viene shakerato con lime e Tequila. Un equilibrio pressochè perfetto di dolcezza, asprezza, consistenza. Ottimo per le serate estive, rinfrescante. (foto: Rick)

PAPA DOBLE

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Il cocktail preferito da Hemingway durante i suoi soggiorni a Cuba è la versione risoluta del più classico e dolce Daiquiri. I cambiamenti che il grande intellettuale apportò furono essenzialmente due: l’eliminazione dello zucchero (che non amava particolarmente nei cocktail) e l’aggiunta di pompelmo e Maraschino. Un tocco di eleganza che in pochi – ma buoni – capiranno. (Foto: Ray Sawhill)

FRENCH 75

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Potremmo chiamarlo il “classico della raffinatezza”. Per le amanti delle bollicine un mix di Gin, succo di limone, zucchero, il tutto shakerato e versato in una flûte ricolma poi di Champagne. (Foto: Annieseats)

HUGO

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Il fratello elegante dello Spritz per l’estate, quando il clima si fa caldo e l’arsura prende la gola. Poco alcoolico, quindi adatto proprio a tutte. Sciroppo di sambuco, Prosecco e soda per finire. Il tocco fresco arriva però dalla menta e dallo spicchio di lime spremuto all’interno. (Foto: Coralandmauve)

MAJOR BAILEY

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Per assecondare la voglia di mare e di esotico a cui alcune di noi proprio non riescono a rinunciare. Rum bianco, Triple sec, succo d’ananas filtrato, succo di limone e sciroppo di zucchero, guarnito con ananas e ciliegina: un sorso e sei subito alle Hawaii. (Foto: Ruth and Dave)

MAI TAI

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A base di Rum, Curaçao liquore e succo di lime, granatina e orzata, come in Polinesia. Ma al posto dell’orzata, se volete aggiungere un tocco di classe, chiedete del Di Saronno. Rimarranno tutti a bocca aperta, anche voi! (Foto: Sam Howzi)

WHISKY SOUR

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Per chi se lo stesse domandando: il Whisky non è solo per uomini, ma anche per donne di carattere! Questo è uno di quei cocktail per quando non si sa cosa bere (e l’unica certezza è “qualcosa di forte”). Base Bourbon, assolutamente. La versione di Valeria è “on the rocks”, con una spruzzata di soda e un goccio di Angostura. Provatelo e saprete di cosa stiamo parlando. (Foto: Edsel L)

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UNA RICETTA AL VOLO…

 AstroSamantha: «Appena rientrata? Doccia e insalata»

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Una ricetta fresca, gustosa, ipocalorica e… veloce nella preparazione.

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Antipasto millegusti

Ingredienti per 4 persone:
4 mozzarelle, 8 pomodori piccoli, 4 carote, 4 cetriolini, 4 cucchiai di olive nere denocciolate, 1 peperone rosso sott’olio, 1 vasetto di melanzane sott’olio a filetti, 12 grissini al sesamo, 2 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaio di capperi, pepe, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva.

Preparazione:
Sgocciolare le mozzarelle, tagliarle a cubetti e adagiarle nelle singole coppette o piattini. Contornarle con i pomodori tagliati a spicchi e le carote a rondelle.
Tagliare le olive in quarti e metterle intorno al formaggio. Unire i filetti di melanzane sgocciolate e i cetriolini tagliati a rondelle.
Decorare con i capperi e i peperoni tagliati a listarelle.
Preparare il condimento mescolando l’olio con la salsa di soia e una piccola presa di pepe, e quindi mescolare bene.
All’ultimo momento aggiungere i grissini e versare la salsa sulle verdure.

 

Annamaria... a dopo
Annamaria… a dopo

PERSONAGGI FAMOSI E CIBO…OSCAR WILDE –

Oscar Wilde: UN BUON CUOCO FA MIRACOLI 

 

Il famoso poeta, drammaturgo e scrittore inglese fu anche esperto conoscitore di cibi e di vini. Abituato a pranzare nei migliori ristoranti alla moda, Oscar Wilde, autore dell’immortale “Ritratto di Dorian Gray”, fu divulgatore di detti memorabili: “Quando sono veramente nei guai, come può dire chiunque mi conosca, rifiuto tutto tranne che di mangiare e bere”.

Il timbro caldo e profondo della sua voce, la pulizia e la cesellatura delle frasi, la freschezza delle analogie e delle invenzioni poetiche, mediante le quali egli esprimeva anche il più banale dei concetti, stupivano sempre i suoi ascoltatori, sia in patria che all’estero.

Riguardo ai “piaceri “ della tavola, Wilde diceva: « Chi conquista Londra, conquista il mondo, e Londra si conquista intorno a una tavola da pranzo… dopo un buon pranzo, si può perdonare tutto, persino i propri parenti ».

Era solito ripetere: « Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo. Tutti gli uomini sono dei mostri; non c’è altro da fare che cibarli bene: un buon cuoco fa miracoli ».

La sua ironia, l’avversione per le convenzioni, le stravaganze nel comportamento, lo portarono in alta considerazione nella società dell’epoca.

Le battute, le frasi, i giudizi di Wilde, diventarono più celebri delle sue opere, tanto da precederlo al suo arrivo negli Stati Uniti, dove ascoltò le sue parole sulla bocca di tutti.

Queste alcune delle frasi che amava ripetere: ;Tutto ciò che bisogna sapere nella vita moderna è dove siano le Duchesse: tutto il resto è abbastanza deprimente ;Oh, vi è una sola vera tragedia nella vita di una donna: il fatto che il passato sia sempre l’amante e il futuro invariabilmente il marito ;Bisognerebbe essere sempre innamorati. Questa è la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi

;L’unico modo per liberarsi da una tentazione è concedersi ad essa

;Quando cerchi sinceramente l’amore, lo trovi che ti sta aspettando

;Se si ama veramente una donna, tutte le altre appaiono insignificanti

;Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e soddisfarlo. ;Posso resistere a tutto, eccetto che alle tentazioni >Per entrare nella migliore società, oggi, bisogna servire buone colazioni alla gente, divertirla o scioccarla: nient’altro!

Nel 1895, all’apice della carriera, l’Inghilterra vittoriana lo collocò al centro di uno scandalo senza pari. Imputato di sodomia, fu processato e condannato a due anni di lavori forzati, uscendone finanziariamente rovinato e psicologicamente provato.

La leggenda di Oscar Wilde fu in seguito prima parlata e poi scritta, fu argomento di conversazione in ogni salotto e riecheggiò di teatro in teatro.

Ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, la commedia di Oscar Wilde ambientata alla fine del ‘800 dove si prende in giro la “seriosità” del periodo tardo vittoriano, erano i “cucumber sandwich” (sandwich al cetriolo) di cui la temibile Lady Bracknell lamentava la mancanza.

Questa è la ricetta di uno dei più famosi sandwiches inglesi.

 

Cucumber sandwich per Oscar Wilde

Togliete il bordo a 2 fette di pane in cassetta, spalmatele con del burro salato e sulla prima mettete delle fettine di cetriolo, tagliate sottili, ed un po’ di pepe macinato.

Chiudete il vostro sandwich con la seconda fetta di pane e lasciatelo in frigo, fino al momento di mangiarlo, ricoperto con della pellicola trasparente.

Visto che in questo periodo si cominciano a fare le prime uscite all’aria aperta, ispirata da “Oscar”, vi propongo qualche idea da portare con voi o da preparare per uno spuntino in giardino

Club sandwich

Ingredienti fettine di petto di pollo – pancetta – pane tostato – lattuga

Procedimento Il club sandwich perfetto inizia con una croccante fetta di pane, tostata di fresco e imburrata.

Su questa va una foglia di lattuga e un po’ di maionese, fettine di petto di pollo (bollito/alla piastra/arrosto), fette di pomodoro spellato, un pizzico di sale, fette di pancetta croccante, altra maionese, e una seconda fetta di pane tostato.”

 

Sandwich Oscar

Ingredienti – 2 fette di pane in cassetta integrale – 4 fette di salame ungherese – 1 fettina di gorgonzola dolce – 3 carciofini sott’olio – burro q.b.

Procedimento Spalmate una fetta di pane il pane con un po’ di burro, mettetevi il salame, il gorgonzola, i carciofini e coprite con l’altra fetta di pane.

 

Sandwich originale Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 4 fette di prosciutto di Praga – 1/2 caprino – paté di olive

Procedimento Deponete sulla fetta di pane 2 fette di prosciutto, 1/2 caprino, le altre due fette di prosciutto e chiudete questo sandwich con l’altra fetta di pane spalmata con un po’di paté di olive.

Sandwich “O’ sole mio”

Ingredienti 3 fette di pane in cassetta bianco – 4 fettine di mozzarella – 2 acciughe – 4 fette di pomodoro – 4 foglie di basilico – olio di oliva q.b.

Procedimento Tostate il pane in cassetta e sulla prima fetta mettete 2 fette di pomodoro, 1 acciuga, 2 fettine di mozzarella, 2 foglie di basilico e un goccio di olio di oliva. Continuate allo stesso modo con un secondo strato e infine coprite con la terza fetta di pane.

 

Sandwich alla francese

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 50 g di paté – 50 g di formaggio brie – 1 cetriolo – 6 chicchi di uva senza semi – 5 noci sgusciate – burro q.b.

Procedimento Spalmate su una fetta un po’ di burro, poi il paté e coprite con il cetriolo tagliato a fette. Sull’altra metà spalmate il brie, mettetevi sopra i chicchi di uva tagliati a metà e i gherigli di noce. Ricomponete il sandwich e buon appetito!

Sandwich NordSud

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 3 fette di prosciutto cotto – 4 fettine di mozzarella – 2 fette di melanzana sott’olio

Procedimento Farcite le vostre fette di con il prosciutto, la mozzarella, la melanzana e buon appetito!

Sandwich Mister Magnifique

Ingredienti 1 baguette lunga 50-60 cm – 100 g di salame – 100 g di sottilette di groviera – 100 g di prosciutto cotto – 3 pomodori tagliati sottili – 3 cetrioli tagliati sottili – 1 lattuga – burro e senape q.b.

Procedimento Tagliate la baguette per il lato lungo. Imburrate la base e copritela con il salame, le sottilette, il pomodoro, il prosciutto cotto, il cetriolo e le foglie di lattuga. Chiudete questo super panino con l’altra metà della baguette che sarà stata abbondantemente spalmata di senape. Tagliate la baguette in 6 parti uguali.

Sandwich di pere e stracchino

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta integrale – 50 g di Stracchino – 1 Pera Williams a cubetti – 2 noci tritate

Procedimento Amalgamate lo stracchino con la pera a cubetti e le noci tritate. Farcite con questo ripieno questo squisito panino.

 

Ed ora una curiosità . . .

“Insonnia, bye bye”

E’ la ricetta del dott. John Stanley, prof. di biochimica al Trinity College di Oxford. Egli sostiene che mangiandolo prima di andare a letto ci addormenteremo senza problemi. Infatti grazie al triptofano contenuto nella carne del tacchino il nostro cervello produrrà serotonina, l’ormone del benessere. Il formaggio invece contiene calcio e vitamina B12 entrambi essenziali nella produzione di neurotrasmettitori che controllano il sonno

Ingredienti 2 fette pane in cassetta ai 5 cereali – 2 fette di tacchino affumicato – formaggio spalmabile tipo Philadelphia

Procedimento Sulle fette di pane deponete a strati alternati il tacchino ed il formaggio. Ricomponete il panino, mangiatelo prima di andare a dormire e… insonnia, bye bye!

 

Per finire , potete rilassarvi ascoltando Elvis magari assaporando il suo sandwich preferito, se condividete anche i suoi gusti…

Sandwich di Elvis Presley

2 fette di pane tostato con burro di arachidi , fette di banana  e bacon fritto, miele  a piacere.  Il sandwich è spesso cotto in padella o sulla griglia.

 

 

 

And please . . . good taste for all by Mary !

PERSONAGGI FAMOSI E CIBO…GEORGES BIZET

Georges Bizet e il menù di Carmen

 

Questa settimana la mia proposta non riguarda un artista che si è cimentato nell’arte culinaria. Devo dire però che ho avuto la fortuna di assistere alla rappresentazione di una sua opera che da sempre ha scatenato dentro di me “venti di passione”. Poiché ho sempre trovato notevoli collegamenti tra le emozioni ed il senso del gusto, sono andata a ricercare un eventuale legame del personaggio che vi presento con la cucina , scoprendo comunque qualcosa di particolare.

Sto parlando del francese Georges Bizet che occupa un Georges Bizet (1posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento e che sin dall’infanzia rivelò spiccate tendenze musicali. Il padre, insegnante di canto, fu il suo primo maestro. Il caso di Bizet è veramente bizzarro, o meglio paradossale. Dal 1852 lavorò come trascrittore, presso un editore, quasi tutta la vita per potersi mantenere. Purtroppo l’artista non conobbe mai il successo che poi arrise alla sua “Carmen”. Il lavoro era troppo carico d’intensità drammatica per piacere al pubblico dell’epoca; l’intreccio della storia venne giudicato immorale, con zingari, contrabbandieri e fuorilegge.
I superstiziosi leggono un legame fra il fatale destino del suo compositore e la Carmen. Era stata creata il 3° giorno del 3° mese dell’anno; 3 mesi dopo la prima rappresentazione, il 3 giugno, in tragiche coincidenze Bizet morì per un attacco di cuore, mentre la cantante che interpretava la sua Carmen all’Opera, modulando per la 33ma volta il lugubre “Trio delle carte”, scopriva il simbolo della morte. Fu solonell’autunno 1875, a Vienna, che l’opera sarebbe divenuta un successo mondiale.

Per quell’edizione infatti Ernest Giraud, da sempre amico di Bizet, compose la musica per i recitativi che nella versione originale erano parlati: Carmen divenne così un grand-opéra, e come tale viene applaudita oggi.

Bizet se ne andò ignorando che la Carmen sarebbe riuscita ad impressionare Wagner, entusiasmare Brahms e a far affermare al filosofo Nietzsche: ”Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro”. Ciaikovskij, qualche tempo dopo scrivendo ad un’amica dichiarava: ”In verità non conosco musica che abbia maggiori diritti di essere designata come un modello di ciò che io chiamo grazioso”.
Di Bizet, non si hanno notizie certe legate alle sue preferenze gastronomiche, ma a causa della sua scarsa disponibilità di denaro, è presumibile che raramente cadesse in peccati di gola. Però, il famoso chef Auguste Escoffier fu così emozionato dalle melodie della “Carmen”, tanto da dedicargli alcune immortali ricette nel suo “Grande Libro della cucina francese”

 

che vanno proprio sotto il nome di

Menù Carmen di Bizet

Impanare delle costolette d’agnello ed indorarle nel burro fino a completa cottura. Lessare del riso al quale andranno aggiunti piselli e dadini di peperoncini dolci di Spagna. Disporre a corona le costolette Carmen con al centro il riso, accompagnandole con salsa di pomodoro a parte.

Insalata Carmen

Lessare dei petti di pollo, lasciarli raffreddare e farne dei tocchetti.
Arrostire dei peperoni rossi, privarli della pelle e tagliarli a listarelle. Lessare del riso e a parte dei piselli. Quando tutti gli ingredienti saranno ben freddi, amalgamarli in una ciotola capiente, e condirli con olio, aceto, sale, pepe, senape e dragoncello tritato.

Come avete potuto osservare , si tratta di due ricette molto semplici e facilmente ripetibili. Non sarà sfuggita la presenza dei peperoni, non necessariamente piccanti.

Il loro colore rosso , unito all’intensità cromatica della salsa di pomodoro che accompagna le costolette di agnello, ben esprimono l’ intensa passionalità della sigaraia Carmen, la gitana capace di grandi seduzioni…

E voi, non siete d’accordo che un gustoso manicaretto può contribuire ad accendere una bella fiamma, che non sia solo quella dei fornelli…? ♥ ♫ ♥

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SIETE A DIETA? MANGIATE CIOCCOLATO (FONDENTE)

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Proprio cosi , mangiare cioccolato durante la dieta accelera la perdita di peso

Se abbinato ogni giorno a un regime dietetico povero di carboidrati, il cioccolato fondente aumenta del 10 per cento gli effetti dimagranti della dieta. E li mantiene nel tempo.

Riuscire a coniugare golosità e perdita di peso è possibile. E’ questa l’inaspettata conclusione a cui è arrivato uno studio tedesco dell’Istituto di dietetica e saluta di Mainz, pubblicato sulla rivista International Archives of Medicine. Dalla ricerca è infatti emerso che aggiungendo alla dieta quotidiana 42 grammi di cioccolato nero all’81 per cento di cacao si registra una perdita di peso superiore del 10 per cento rispetto alla classica dieta che bandisce il cioccolato.

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I ricercatori tedeschi hanno coinvolto volontari compresi tra i 19 e i 67 anni in tre gruppi di persone: il primo ha seguito una dieta povera di carboidrati, il secondo la stessa dieta abbinata però a 42 grammi di cioccolato fondente al giorno; il terzo gruppo (gruppo di controllo) non ha seguito alcuna dieta. Dopo aver monitorato le variazioni di peso e misurato una serie di parametri metabolici nei partecipanti, gli esperti hanno verificato che, rispetto al gruppo di controllo che non aveva seguito alcuna dieta, gli altri gruppi avevano entrambi perso peso. Quello che aveva mangiato anche il cioccolato fondente, però, era riuscito a perdere il 10 per cento di peso in più rispetto al gruppo di volontari, a dieta, che non lo aveva mangiato. L’assunzione di cioccolato, inoltre, aveva anche abbassato il livello di colesterolo nel sangue e migliorato la qualità del sonno dei partecipanti. Agli occhi dei ricercatori, infine, il cioccolato si è dimostrato in grado di mantenere nel tempo la perdita di peso raggiunta nonostante l’interruzione della dieta, cosa che non si è verificata nel gruppo che non lo aveva mangiato.

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“Quello che è importante è la specifica combinazione di alimenti nella vostra dieta”, ha dichiarato Johannes Bohannon, direttore di ricerca dell’Istituto di dieta e salute e autore dello studio. “Abbassare unicamente la percentuale di carboidrati non è un intervento affidabile di perdita di peso, perché si ha un effetto fisiologico diverso a seconda dei composti bioattivi inseriti nella vostra dieta.” Il cioccolato è fonte privilegiata di composti bioattivi e di antiossidanti, in particolare di flavonoidi, sostanze che hanno effetti positivi sulla salute e che probabilmente giocano un ruolo importante nel processo di dimagrimento.

“Con nostra sorpresa, l’effetto del cioccolato è reale”, ha aggiunto Bohannon. “Non è sufficiente solo consumare cioccolato, importante è la combinazione con l’esercizio fisico e la riduzione di carboidrati. I nostri dati indicano che il cioccolato può essere un acceleratore di perdita di peso. La parte migliore di questa scoperta è la consapevolezza che si possa acquistare cioccolato ovunque, a buon mercato e senza dover credere ai guru delle diete o acquistare prodotti dimagranti costosi su Internet”, ha concluso Bohannon.

L’Istituto di dieta e salute di Mainz è una commissione medica no-profit che studia con particolare attenzione l’epidemia di obesità nel mondo.

Fonte-Lifegate

Annamaria… a dopo

ASPETTANDO PASQUA…

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Annamaria

Annamaria

Tra gennaio e febbraio ,di ogni anno, ci chiediamo : quando è Pasqua? Ma soprattutto: perchè ogni anno cambia la data della Pasqua? In questo articolo troverete risposta a queste due domande e in più un regalo speciale: le date di Pasqua dei prossimi 10 anni!

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La regola per calcolare la Pasqua  proviene dalle decisioni prese durante il Concilio di Nicea del 325: l’idea fu di far coincidere la Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena post equinozio di primavera. Quindi potremmo affermare che la Pasqua è un po’ lunatica…
Calcoli alla mano si può affermare che Pasqua cadrà sempre in un arco temporale compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile.

Quando è Pasqua? Eccovi il calendario delle prossime Pasque:

Pasqua 2015 – 5 aprile
Pasqua 2016 – 27 marzo
Pasqua 2017 – 16 aprile
Pasqua 2018 – 1 aprile
Pasqua 2019 – 21 aprile
Pasqua 2020 – 12 aprile

Pasqua 2021 – 4 aprile
Pasqua 2022 – 17 aprile
Pasqua 2023 – 9 aprile
Pasqua 2024 – 31 marzo
Pasqua 2025 – 20 aprile
Pasqua 2026 – 5 aprile
Pasqua 2027 – 28 marzo
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Maria

Maria

Dunque mancano due settimane alla Santa  Pasqua 2015 ed è irrinunciabile un pensiero (e non solo il pensiero…) ad uno dei dolci più tradizionali, soprattutto in Campania . . . la

 

PASTIERA NAPOLETANA

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Antichissimo dolce pasquale partenopeo, è una torta di pasta frolla ripiena di un impasto formato da ricotta, grano bollito, uova, spezie e canditi. La frolla della pastiera è croccante, mentre il suo ripieno è morbido di un colore giallo oro molto intenso mentre il suo sapore e il profumo varia a seconda degli aromi utilizzati, cannella e acqua di fiori d’arancio. E non vi sembra che questa elaborata e deliziosa miscela ricordi quella che è la natura femminile? . . . una parte esterna talvolta ruvida ed un po’ “brusca”, che racchiude un cuore tenero e conturbante. Anche se non strettamente legata ad un personaggio, la pastiera ha incontrato sulla sua “strada” addirittura una Regina!

 

STORIA DELLA PASTIERA

Si racconta che Maria Teresa D’Austria, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai”, cedendo alle insistenze del marito re Ferdinando II° di Borbone, famoso per la sua golosità, assaggiò una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, con evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

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STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA

A Napule regnava Ferdinando

Ca passava e’ jurnate zompettiando;

Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,

Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa

O’ musso luongo, nun redeva maje,

Comm’avess passate tanta guaje.

Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera

Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.

Piace e’ femmene, all’uommene e e’creature:

Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,

‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina

A può purtà nnanz o’Rre: e pur’ a Rigina”.

Maria Teresa facett a’ faccia brutta:

Mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”

E le scappava pure o’ pizz’a riso.

Allora o’ Rre dicette: “E che marina!

Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?

Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!

Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio

Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,

Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.

Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;

pe te fà ridere adda passà n’at’ anno!”

 

Traduzione

A Napoli regnava Ferdinando

Che passava le giornate divertendosi

Mentre invece la moglie, Donna Teresa

Stava sempre arrabbiata, il viso triste

Il muso lungo, non rideva mai

Come se avesse passato tanti guai

Un bel giorno, Amelia, la cameriera

Le disse – Maestà, questa è la pastiera

Piace a donne, uomini e bambini

Uova, ricotta, grano e acqua di fiori

Impastati insieme a zucchero e farina

La puoi portare davanti al Re e pure alla Regina

Maria Teresa fece prima la faccia brutta

Ma masticando diceva – E’ il Paradiso –

E le scappava pure un sorriso

Allora il Re lanciò una esclamazione

-Per farti ridere ci vuole la pastiera?

Moglie mia, vieni qua, abbracciami

Questo dolce ti piace? E ora che lo so

Ordino al cuoco che da questo momento

Questa pastiera la faccia un po’ più spesso

Non solo a Pasqua, che altrimenti è un danno,

Per farti ridere deve passare un altro anno!-

ORIGINI DELLA PASTIERA

     La pastiera, forse accompagnava le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbero derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “. Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali diffuse all’epoca di Costantino il Grande, quando i catecumeni ricevevano latte e miele nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.

Il nome Pastiera sembrerebbe derivare dall’abitudine, consolidata per un certo periodo di tempo, che vedeva utilizzare al posto del grano cotto la pasta cotta; tutt’oggi ci sono ancora massaie che preparano la pastiera utilizzando paste del tipo spaghetti o capellini.

     Nell’attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero napoletano. Un’ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell’arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l’acqua di mille fiori odorosa come la primavera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall’Asia.

      È certo che le suore dell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.

      Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell’autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono, diciamo, due scuole: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace con bottega in un angolo della Piazza Municipio non più esistente.

La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.  

 

 

LA LEGGENDA DELLA PASTIERA

Ancora più leggendaria e mitologica la storia della sirena Partenope che  incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.

Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero.

Sette fra le più belle fanciulle consegnarono i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, come omaggio dei profumi della terra; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere la dolcezza dell canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l’universo. La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

 

E adesso, al lavoro . . .

 

 

Ingredienti per la pasta frolla (per circa 550 g di pasta)

Burro 125 g – farina 250 g – 1 uovo intero + 1 tuorlo – zucchero 100 g – 1 bustina di vanillina

 

Ingredienti per il ripieno

Acqua di fiori d’arancio 25 g – arance candite 50 g – cedro candito 50 g – burro 30 g – cannella 1 cucchiaino – grano cotto 250 g – latte 1500 g – scorza grattugiata di 1 limone – ricotta di pecora e di mucca, totale 350 g – 3 uova intere + 2 tuorli – 1 bustina di vanillina – zucchero 350 g

 

 Preparazione

Per prima cosa preparate la pasta frolla: farlo è molto semplice, ma bisogna avere delle piccole attenzioni per la sua buona riuscita.

Per preparare la pasta mettete la farina, un pizzico di sale  ed il burro appena tolto dal frigo, quindi ancora freddo, nel mixer e frullate il tutto fino ad ottenere un composto dall’aspetto sabbioso e farinoso.

Quindi, formate con il composto ottenuto la classica fontana nel cui centro verserete i tuorli, lo zucchero al velo, la vanillina o la scorza di limone grattugiata: amalgamate velocemente il tutto fino ad ottenere un impasto compatto ed abbastanza elastico.

Formate con l’impasto ottenuto una palla, avvolgetela con della pellicola trasparente e mettete il tutto a riposare il frigo per almeno mezz’ora. Una volta pronta mettete la pasta frolla a rassodare in frigorifero per circa 40 minuti, avvolta nella pellicola.

Nel frattempo preparate la crema di grano. Versate in una pentola il grano precotto, il latte, il burro e la buccia grattugiata del limone. Fate bollire il tutto a fuoco dolce,  mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema densa.  Versate il composto in una ciotola capiente e lasciate intiepidire. Intanto, in un mixer, frullate le uova insieme allo zucchero, alla ricotta, all’acqua di fiori d’arancio, alla vanillina e alla cannella.  Dovrete ottenere una crema piuttosto fluida e senza grumi.

Stendete quindi la pasta frolla, avendo l’accortezza di tenerne una piccola quantità da parte per preparare le strisce che serviranno per  la decorazione. Foderate con il disco di pasta frolla una teglia tonda di 28 cm di diametro, precedentemete imburrata. 

Una volta che la crema di grano si sarà intiepidita unite la crema di ricotta e amalgamate per bene; aggiungete poi il cedro e l’arancia candita e ancora una volta mescolate bene. Versate il ripieno nella teglia e pareggiate bene i bordi della pasta frolla (nel caso questi siano più alti del livello raggiunto dalla crema). 

Con la pasta tenuta da parte, ricavate una sfoglia non troppo sottile, con la quale formerete delle strisce di frolla della larghezza di 1,5-2 cm, che  otterrete utilizzando una rotella tagliapasta con lama dentellata. Le strisce vi serviranno per decorare la superficie della pastiera disponendole a griglia ; intersecandole, dovrete ottenere dei rombi. Spennellate delicatamente le striscioline con un uovo sbattuto e infornate la pastiera  a 200° ; dopo un’ora circa, quando la superficie si sarà dorata, estraetela e lasciatela raffreddare nella tortiera stessa.  Una volta fredda, sformate delicatamente la pastiera, mettetela su di un piatto da portata e spolverizzatela  con dello zucchero a velo solo prima di servirla.

 

 

 

■ Consiglio

Per una riuscita ancora migliore della pasta frolla, sarebbe meglio utilizzare della farina povera di glutine che renderà l’ impasto più elastico e meno incline alla rottura e allo sbriciolamento.

Se la frolla impazzisce, cioè durante la lavorazione si sbriciola, basterà aggiungere all’impasto un pò d’acqua fredda o mezzo albume per recuperarla e renderla più elastica.

La pastiera va preparata con qualche giorno di anticipo per far si che il dolce si compatti a dovere; per questo motivo essendo la pastiera un dolce napoletano tipico del periodo pasquale, viene preparato dalle massaie partenopee il giovedì o il venerdi santo per far si che la domenica, giorno di Pasqua la Pastiera dia il meglio di se, consentendo a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.

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■ Curiosita’

Nella maggior parte delle ricette, sia su siti che su libri di cucina, c’è scritto che la pasta frolla va preparata con il burro tenuto a temperatura ambiente.

Diffidate da questa notizia perchè la miglior pasta frolla si ottiene utilizzando il burro freddo appena tolto dal frigo.

Il grano, senza dubbio, è l’ingrediente principale della pastiera, e proprio sul grano esistono differenti stili di pensiero. C’è chi usa quello in barattolo già cotto, ovviamente più semplice e veloce da utilizzare e chi invece preferisce far da se. Per ottenere un grano per la pastiera “fai da te” il procedimento è piuttosto lungo: si dovrebbe lasciare il grano in ammollo in acqua per tre giorni cambiandola spesso, facendo seguire quindi una cottura di parecchie ore in acqua e poi nel latte.

 

Buon . . . gusto a tutti 

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MINESTRA QUARESIMALE AI CEREALI

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Ingredienti per 4 persone:
1 porro, 1 etto di piselli, 2 patate, 1 etto di riso originario per minestre, 1 etto di avena, 1 mestolo di salsa di pomodoro, 1 carota, 1 ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di grana grattugiato, 8 foglie di basilico fresco, sale, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva.

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Preparazione:
In un tegame scaldare l’olio a fiamma bassa, rosolare il porro tagliato a rondelle con la carota a dadini e il prezzemolo tritato.
Mescolare e dopo 5 minuti aggiungere i piselli e le patate tagliate a tocchetti.
Lasciare insaporire per 5 minuti, poi ricoprire le verdure con 2 litri di acqua e portare a ebollizione. Abbassare la fiamma e coprire con il coperchio.
Dopo un quarto d’ora versare il riso, l’avena, la salsa di pomodoro e un pizzico di sale. Mescolare e portare a cottura, circa 18 – 20 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Distribuire la minestra nelle fondine, condire con il formaggio, cospargere il basilico tritato e servire.
E’ ottima anche tiepida.

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