FUNGHIAMO …INSIEME?!??

   

MARIA
MARIA

                                

Quello che noi raccogliamo e chiamiamo fungo è il frutto di una pianta di cui difficilmente rileviamo la presenza perché immersa nel terreno o nel legno o in altri tipi di substrato. Questa strana pianta, che non ha bisogno di luce, che non ha foglie, che non produce fiori, che non contiene clorofilla, è costituita da un intreccio di filamenti che si presentano come una ragnatela che è quello che noi chiamiamo fungo.

 

                                 

                                 

Tra mito e realtà . . .

I funghi sembrano spuntare dal nulla sul terreno o sui tronchi delle piante; per questo,  per la velenosità e pericolosità di alcune specie e per gli effetti allucinogeni di altre, sin dai tempi antichi hanno generato un alone di magia e di mistero.                                                                                                                                          

Secondo alcune leggende i funghi che crescono in cerchio sono il risultato di danze notturne di streghe o di gnomi . . . il famoso cerchio delle streghe . . . La figura che si trova in alcune specie ad anello, nei prati, è opera delle fate che danzano sull’erba e il fascino della loro musica attrae e fa prigioniero l’uomo nel cerchio.

 

CERCHIO DELLE STREGHE

 

CERCHIO DELLE STREGHE

Una leggenda nordica narra che il dio Odino è inseguito dai diavoli e le gocce di bava che cadono dal suo cavallo a 8 zampe si trasformano magicamente nei funghi con cappello rosso punteggiato di bianco.

Anche nell’antica Grecia il fungo era considerato simbolo di vita e pertanto divino; secondo la mitologia Perseo, dopo un lungo viaggio, stanco e assetato, bevve l’acqua raccolta all’interno del cappello di un fungo e fondò in quel posto una città che chiamò Micene, derivata da mykes = fungo.                                                                                                                               Nella Roma antica il fungo, molto apprezzato per le sue qualità gastronomiche, diventò anche simbolo di morte: si narra che l’imperatore Claudio era così ghiotto di questi vegetali che la moglie Agrippina, conoscendo questa sua debolezza culinaria, lo avrebbe fatto avvelenare proprio con dei funghi velenosi, allo scopo di far subentrare sul trono il figlio Nerone.                                                                                                                                              

Nella Cina antica il fungo ku o chih era considerato simbolo di lunga vita, magico, divino, legato in qualche modo alla immortalità.                                                                                            

Gli Aztechi e i Maya consideravano alcuni funghi “carne divina”, per le loro proprietà allucinogene.                                                                                                                                                                        

 In Siberia, gli sciamani usavano e usano il fungo Amanita muscaria come un sacramento religioso: essi entrano attraverso un’apertura del tetto e portano questi funghi allucinogeni in grandi sacchi. Sono vestiti di rosso e bianco, i colori dell’Amanita, che in Siberia cresce nei boschi di conifere. 

 

AMANITA MUSCARIA


                             

I funghi : un anello importantissimo dell’ ecosistema. 

I funghi sono gli alimenti più completi e  ricchi di sostanze nutritive ovvero di ciò che è la base della nostra vita, per cui possono migliorare la nostra performance fisica e mentale.

Nel momento particolare che stiamo vivendo, parlando di alimentazione biologica, di integratori talvolta indispensabili, di ecologia, il fungo rappresenta e diventa il nutriente per eccellenza in relazione con l’ambiente.

Riciclano i residui della materia organica morta e in alcuni casi persino di sostanze prodotte dall’uomo, come alcuni tipi di plastica : in seguito alla degradazione dei composti contenenti carbonio i funghi rendono nuovamente disponibili questo ed altri elementi per altri organismi.

In un prossimo futuro i funghi potrebbero essere impiegati anche nella degradazione di determinate sostanze tossiche che inquinano l’ambiente, compito sempre più necessario perché la specie umana produce da tempo in abbondanza tali sostanze tossiche.


Quando i funghi aiutano a stare bene . . .                                                                                                                                                      

Oltre al ruolo essenziale nell’equilibrio naturale, da sempre i funghi hanno avuto un ruolo importante nell’alimentazione e già migliaia di anni fa nella medicina popolare e nella medicina tradizionale cinese i funghi venivano utilizzati per mantenere lo stato di benessere, per la resistenza alle malattie, per depurare, per aumentare l’energia vitale e per il trattamento di malattie degenerative. 

La società contemporanea ha sviluppato patologie come l’anoressia e la bulimia, patologie di chi vive male il rapporto con il cibo : funghi sembrano adattarsi alla richiesta nutrizionale del nostro tempo e alle malattie del nostro tempo.                                                                                        

Il consumo regolare dei funghi contribuisce a mantenere l’equilibrio dell’organismo a stimolare la risposta immunitaria quindi la resistenza o la regressione di patologie.

Facciamo molta attenzione al nostro Sistema Immunitario: migliorandolo, miglioriamo la salute, dal momento che esso potenzia la capacità dell’organismo di combattere le malattie e influenza gli stati d’animo, le emozioni, i livelli di energia e persino il peso.

E’ noto che la buona salute è collegata all’assunzione di alimenti che offrono tutti gli elementi nutrizionali indispensabili ai bisogni dell’organismo, anche per contrastare la tossicità degli agenti esterni. 

La maggior parte dei funghi svolge un’azione regolatrice sul profilo lipidico e sui livelli di glucosio nel sangue, alcuni contengono sostanze utili per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. 

Nei funghi si trovano delle molecole complesse presenti anche in verdure, frutta, cereali, legumi, alghe, che hanno una importante azione antiossidante e dunque antitumorale e detossificante.

Questa capacità di sintetizzare tante molecole naturali come antimicrobici e altro, consente la produzione, nel campo farmaceutico, di antibiotici, vitamine e antitumorali o per abbassare il colesterolo.

52822. . . quando i certi funghi diventano “strumenti“ di piacere !

Si tratta di funghi microscopici che da sempre sono stati utilizzati per produrre degli alimenti di cui non possiamo davvero fare più a meno!                                                                                                            lievito di birra

Il lievito di Birra o Saccharomyces cerevisiae, un fungo unicellulare, è usato per fare il pane e altri prodotti a base di grano, come pizza o altre paste lievitate; alcuni lieviti dello stesso genere sono utilizzati per produrre bevande alcoliche attraverso la fermentazione.                                                                                                       L’Aspergillus oryzae, noto come kōji-kin è un ingrediente essenziale nella produzione di salsa shoyu, salsa di soia, e la preparazione di miso, mentre specie di Rhizopus sono usate per fare il tempeh, due diversi condimenti ottenuti dalla soia gialla.                                                        

Molti di questi funghi sono specie selezionate in base alla loro capacità di fermentare gli alimenti senza produrre tossine dannose.                                                                                                              

Il Quorn, un sostituto della carne , è ottenuto da Fusarium venenatum.

               

 QUORN

                                                                                               

Alcuni tipi di formaggi richiedono l’inoculazione, nella cagliata di latte, di specie fungine che conferiscono un sapore unico e la consistenza particolare del formaggio.                                                    

Alcuni esempi sono il blu di formaggi come Stilton e Roquefort , che sono fatti per inoculazione con Penicillium roqueforti.

FORMAGGIO Stilton

FORMAGGIO Roquefort


                                    

Con l’utilizzo  del  Penicillium candidum, si ottiene un altro rinomato formaggio francese, il Camembert. 

FORMAGGIO CAMEMBERT


                               

Il Penicillium glaucum è invece l’organismo responsabile della produzione di una specialità tutta italiana, il Gorgonzola. 

                               

FORMAGGIO Gorgonzola


. . . quando i funghi devono farci temere . . .

Per gli amanti del fai da te, a cui piace addentrarsi nei boschi e raccogliere personalmente i funghi, si consiglia caldamente di rivolgersi sempre a esperti conoscitori o ai centri di controllo degli enti sanitari competenti per stabilire la commestibilità di ogni fungo raccolto.

Errori nella classificazione del prodotto raccolto potrebbero provocare intossicazioni o avvelenamenti addirittura mortali.                                                                                                        

Non azzardate il consumo di funghi, se non siete certi della loro commestibilità, potreste mettere a repentaglio la salute e persino la vita vostra e dei vostri commensali!

Molte specie di funghi provocano da lievi problemi digestivi o allergici fino a più gravi come le allucinazioni, con danni a organi, spesso al fegato, e la morte.

Generi di funghi contenenti tossine letali includono Conocybe , Galerina , Lepiota , e la più pericolosa, Amanita, che comprende anche specie commestibili, ma che con il tipo A. Phalloides , è la causa più comune di avvelenamenti mortali da funghi.                                  

Poiché è difficile individuare con precisione un fungo sicuro, senza un’adeguata formazione e conoscenza, si consiglia spesso di pensare che un fungo selvatico sia velenoso ed evitare di consumarlo.

I Funghi vanno comunque consumati saltuariamente ed in modiche quantità in quanto spesso contengono carboidrati complessi, poco comuni negli altri alimenti, come la chitina, che appesantiscono il lavoro dell’apparato digerente.

Inoltre il fungo tende ad assorbire, durante la crescita, il contenuto del terreno nel quale vive, per cui a volte presentano piccole quantità di nichel o cadmio o di altre sostanze inquinanti nocive all’organismo.

La risposta dell’organismo, escludendo i casi di allergia ed intolleranza alimentare, è estremamente variabile e personale.

In caso di avvelenamento da funghi è buona norma rivolgersi immediatamente a un centro antiveleni, evidenziando come avete preparato i funghi, in quanti si sentono male e se possibile conservando qualche fungo sospetto in modo da indirizzare correttamente i soccorsi verso l’antidoto più adatto.


. . . e quando invece possono far godere . . . il palato !

I funghi commestibili, in senso comune, sono in parte coltivati, ma altre specie devono essere raccolte in natura.                                                                                                              

Agaricus bisporus, venduto come fungo champignon, è una specie comunemente mangiata, usato in insalate, minestre, e molti altri piatti. 

 

Agaricus bisporus – Champignon  

                                                                                                                                           Molti funghi asiatici son coltivati su scala commerciale divenendo popolari in Occidente, dove li troviamo freschi in negozi e supermercati : 

funghi di muschio (Volvariella volvacea),

Volvariella volvacea)

 

 funghi ostrica Pleurotus ostreatus

       

 

 la lentinula edodes  

         

Le specie raccolte dal loro ambiente naturale sono prataioli, spugnole, finferli, tartufi, trombette, galletti e funghi porcini ( Boletus edulis ).  

 

Boletus edulis – Porcino

I funghi costituiscono una vera leccornia gastronomica e grazie ad essi numerosissime ricette troneggiano sulle nostre tavole.


E’ il momento di fare “rifornimento” . . . 

Pur avendo a disposizione una notevole varietà, vi presento due qualità di funghi tra i più popolari : i “fratelli” chiodini e “mister” porcino.

I chiodini, tra i funghi più gustosi a tavola, crescono sui ceppi delle piante ad alto fusto, nei boschi; hanno una forma slanciata e la tipica testa a forma di “chiodo”, da cui il nome. Poiché il gambo è molto fibroso e duro, il chiodino viene definito anche  l’asparago dei funghi, per cui se ne consuma soprattutto la cappella e la parte superiore più tenere del gambo. I chiodini vanno consumati esclusivamente cotti e, prima di usarli in qualunque ricetta o congelarli, è opportuno farli bollire per almeno 15 minuti.                                              

Questo perché contengono una sostanza tossica che si inattiva solo con la cottura : durante l’eventuale congelamento da crudi, la sostanza si stabilizza e non si riesce a neutralizzarla più neanche con la cottura.                                                                        All’acquisto i chiodini vanno scelti molto giovani per limitare lo scarto nel pulirli, visto che da quelli più vecchi dobbiamo eliminare i gambi troppo coriacei e fibrosi.  Il porcino, nell’antica Roma “suillus”  per la sua inconfondibile forma tondeggiante e robusta,  si distingue dagli altri appartenenti alla stessa famiglia : a volte arriva a superare i 2 kg ! E’ diffuso praticamente in tutta Italia, dai boschi di querce e di castagno della pianura, alle faggete e abetaie di alta montagna; essendo un fungo gregario, trovatone uno è facile scoprire un’intera colonia di porcini, cosa che spesso viene gelosamente nascosta agli altri cercatori !                                                                                                                      

Tra le 8 classi di funghi commestibili ufficialmente catalogate, i Boleti, di cui fa parte il porcino, occupano il posto più pregiato, per sapore ed aroma. 

Chiodini e porcini possono essere preparati in ricette profumate e gustose. Sono fonte di pochissime calorie: 15 kcalorie per 100 grammi di chiodini e 27 kcalorie per 100 grammi di porcini; apportano soprattutto acqua e fibre per cui sono stati definiti talvolta “semplicemente un sapore”.


Consigli

Per i meno esperti, è opportuno ricordare che i funghi sono più deperibili del pesce e quindi ne va acquistata la giusta quantità.                                                                                                                          

Talvolta sono messi in vendita funghi ad uno stato di maturazione troppo avanzato e invasi da vermi (soprattutto i porcini) o con gambi coriacei e legnosi (capita con i chiodini) oppure troppo imbevuti di acqua.                                                                                                                        

E’ bene non acquistare funghi già puliti e tagliati in pezzi, poiché spesso si va incontro a contraffazioni : portiamo a casa funghi patata al prezzo dei porcini !                                                                                  

Per i funghi secchi è bene affidarsi a negozianti di fiducia, mentre per quelli coltivati l’importante è che siano freschi !!

Nonostante sia buono, buonissimo, il fungo ha il suo lato debole : non si può certo dire che sia bello: ha bisogno di una “toilette” accuratissima e precoce, poiché bastano poche ore dalla raccolta perché compaiano le prime “rughe” che preludono ad uno struggente “addio”.                                                                                                                                                          

E’ bene armarsi di coltellino, spazzolino e telo umido, per eliminare la terra e la parte vischiosa che in alcuni casi copre il cappello.                                                                                 

La questione “acqua si, acqua no” si risolve con lavaggi lievi e velocissimi che di sicuro non provocano danni significativi.                                                                                                    

 Le parti infestate eventualmente da piccole larve devono essere tagliate via senza pietà !                                                    

. . . e finalmente, funghiamo, pardon andiamo in cucina !

C’è solo l’imbarazzo della scelta : con i funghi possiamo preparare conserve, antipasti fantasiosi, primi piatti esaltanti, appetitosi contorni che esaltano il gusto dei secondi, piatti alternativi di sicuro effetto gustativo. Eccovi alcune proposte . . .

 

Funghi al pomodoro

 

Ingredienti 


1 kg di funghi – passato di pomodoro – olio extravergine di oliva – sale – aglio – basilico


Preparazione

Stufate per 20 minuti 1 kg di funghi nel passato di pomodoro leggermente salato : la proporzione tra funghi e passato può variare in base ai vostri gusti. Mettete il sugo nei vasi sterilizzati e aggiungete aglio e qualche foglia di basilico. Sterilizzate i vasi facendoli bollire per almeno mezz’ora e conservateli in luogo fresco e buio. Questo sugo si può conservare in frigo se si colmano però i vasi, prima di chiuderli, con olio extravergine di oliva.

Funghi misti sott’aceto

 

Ingredienti

600g di funghi misti – 1 litro di aceto bianco – sale grosso – zucchero – semi di senape – rametti di dragoncello


Preparazione

Pulite i funghi e tagliateli in pezzi possibilmente uguali. Portate ad ebollizione l’aceto bianco con un cucchiaio di sale grosso e 2 cucchiai di zucchero, scottatevi i funghi per 2-3 minuti. Spegnete, aggiungete 2 cucchiai di semi di senape e i rametti di dragoncello e lasciate riposare per circa mezz’ora. Distribuite i funghi e gli aromi nei vasi sterilizzati e colmate con l’aceto. Fate riposare in luogo fresco e buio per 2 mesi prima di consumarli.

 

Liquore di finferli 

 

Ingredienti

1 kg di finferli – 200 g di zucchero – 1 litro di alcol a 95° – mezzo litro d’acqua.


Preparazione 

Mettete in un vaso a chiusura ermetica, già sterilizzato, i profumati finferli ben puliti; unite lo zucchero, l’alcol e l’acqua. Mescolate bene il tutto, chiudete ermeticamente e conservate in luogo fresco e buio per non meno di 10 giorni. Riprendetelo, filtrate il liquore, travasatelo in bottiglie e servitelo fresco.

 

Porcini alle erbe

 

Ingredienti

1 kg di porcini – 1 litro di aceto bianco – mezzo litro di acqua – 1 mazzetto aromatico (timo, alloro, prezzemolo, finocchio selvatico, menta) – sale – aglio – olio


Preparazione

Portate a bollore l’aceto con l’acqua, un cucchiaio di sale e il mazzetto aromatico. Immergetevi i porcini e scottateli per 10 minuti. Scolateli, fateli asciugare bene e distribuiteli nei vasi sterilizzati, alternati con fettine di aglio ed un trito di erbe aromatiche fresche. Colmate con olio e lasciate riposare in luogo fresco e buio per un mese circa.

 

Cappelli farciti con la zucca

 

Ingredienti

600 g di cappelli di funghi grandi e ben sodi – 500 g di polpa di zucca – 1 uovo – 1 tuorlo – 2 cucchiai di rosmarino tritato – 2 cucchiai di pangrattato – 15 g di burro – sale e pepe q.b.


Preparazione

Tagliate a pezzi la zucca, mettetela nel forno preriscaldato a 200°C per circa mezz’ora, poi passatela al passaverdura. Raccogliete il purè in una ciotola, incorporatevi l’uovo, il tuorlo, il trito di rosmarino e, se il composto fosse troppo morbido, il pangrattato; salate e pepate.

Disponete i cappelli sulla placca del forno ricoperte di carta da forno e, con l’aiuto di una tasca da pasticciere a bocchetta liscia, riempitele con il composto preparato.  Distribuite in superficie il burro a fiocchetti, cuocendo in forno già caldo a 180°C per circa 30 minuti. 

N.B. questo piatto sfrutta l’azione antinfiammatoria della zucca nei confronti dei reni. 

 

Bruschetta porcini e melagrane

 

Ingredienti : 

4 fette pane casereccio – 2 melagrane – 200 g di porcini – olio d’oliva – sale


Preparazione : 

aprite e sgranate le melagrane. Pulite i porcini con un panno umido e tagliateli a fette sottilissime. Condite con olio e sale e ponete il tutto sulle fette di pane abbrustolito.

 

Linguine tonno e funghi



Ingredienti per 4 persone : 

400 g di pasta tipo linguine – 50 g di ventresca di tonno fresco – 2 cucchiai di funghi secchi – una manciata di pinoli – 2 cucchiai di passato di pomodoro – 1 carota – aglio – una spolverata di prezzemolo – sedano – burro – olio d’oliva – sale


Preparazione : 

fate un trito con cipolla, sedano, carota, aglio e fatelo soffriggere in olio e burro. Unite i funghi ammollati e strizzati ed il tonno a pezzetti. Fate insaporire poi aggiungete il passato e i pinoli tritati grossolanamente, salate e aggiungete ancora un filo d’olio. Fate sobbollire per 20 minuti. Lessate le linguine e conditele con il sugo di tonno spolverizzando col prezzemolo tritato.

 

Gnocchi al sugo di porcini e speck 

 

Ingredienti:

500 g di porcini – 100 g di speck a dadini – uno spicchio d’aglio – un decilitro di vino bianco – 2 cucchiai di pinoli tostati – 300 g di pane di segale raffermo – latte – 2 uova – 2 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato – farina di segale – brodo – un rametto di basilico – 4 cucchiai d’olio – sale – pepe


Preparazione:

pulite i funghi, tagliateli a pezzetti e rosolateli con l’olio e l’aglio tritato; bagnateli con il vino, salate, pepate e cuocete per 15 minuti circa. A parte fate rosolare lo speck e unitelo ai funghi con i pinoli e il basilico sminuzzato. Preparate gli gnocchi: ammorbidite nel latte il pane e lasciatelo inzuppare per 15 minuti, poi strizzatelo bene e lavoratelo in una ciotola con 2 uova sbattute, il Parmigiano Reggiano, 5 o 6 cucchiai di farina di segale (la quantità esatte la determinerete a seconda della consistenza del composto), sale e pepe. Col composto formate degli gnocchi, cuoceteli nel brodo bollente per 8/10 minuti, prelevateli con una schiumarola e conditeli con il ragù preparato.

 

Braciolone silano con rositi 

 

Ingredienti per 6 persone 

1 fetta di vitellone 600 g – 2 uova – pecorino grattugiato 50 g – 1 cucchiaio di prezzemolo – funghi rositi 50 g – caciocavallo silano 150 g – salsiccia fresca con finocchietto 100 g – pomodori pelati 500 g – olio d’oliva 3 cucchiai – ½ cipolla – qualche foglia di basilico – sale e aglio q.b.


Preparazione

Battete la carne senza rompere le fibre e preparate una frittata con uova, pecorino, prezzemolo, 4-5 rositi passati crudi al tritaverdure e un pizzico di sale. Mettete la frittata sulla fetta di carne, aggiungetevi i rositi soffritti precedentemente in padella con l’aglio, fettine sottili di caciocavallo, pezzetti di salsiccia e avvolgete strettamente il braci olone legandolo con lo spago da cucina. Mettetelo a cuocere, dopo averlo rosolato, in una salsa di pomodoro preparata con il soffritto di cipolla e qualche foglia di basilico. Servitelo affettato cosparso del sughetto ristretto.



E per finire, per ora, se oggi non sapete proprio come rispondervi alla domanda: “Che cosa preparo per pranzo/cena ?”, ecco un’idea che si farà apprezzare per la sua ricchezza ed il suo gusto. 

Si tratta di una ricetta che combina il sapore intenso dello speck a quello più delicato del porro e dei funghi chiodini e che può, tranquillamente, essere servita come piatto unico. E’ perfetta per l’autunno e l’inverno, due stagioni in cui torna la voglia di pietanze un po’ più sostanziose.



Sfogliata di chiodini,speck e porro   

Ingredienti

Per la pasta: 200 g di farina 00 – 40 g di burro – 1 tuorlo – 1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva  – un pizzico di sale – 100 ml di acqua fredda

Per il ripieno: 400 g di funghi chiodini – 100 g di speck a fette sottili – 1 porro – 4 uova

 – 3 cucchiai di panna – 50 g di grana o parmigiano grattugiato – 30 g di burro  – sale e pepe.

Preparazione :  

lavorate velocemente la farina con il burro morbido a pezzetti, l’olio, il sale, il tuorlo e l’acqua fredda fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo  Formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigorifero per 30 minuti : potete impastare a mano o con un mixer, ma anche usare la pasta sfoglia già pronta.

Nel frattempo preparate il ripieno della sfogliata. Mondate e tagliate a fettine il porro, fatelo dorare  con il burro e unitevi i funghi precedentemente mondati e puliti.

Salate, pepate e cuocete a fuoco moderato per 10 minuti, spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.

In una terrina sbattere le uova, salate, pepate, unite la panna e le fettine di speck tagliate a striscioline. Aggiungere i funghi ormai tiepidi e infine unite il formaggio grattugiato, mescolando  bene per amalgamare tutti gli ingredienti.

Con il matterello stendere la pasta in una sfoglia sottile e adagiatela in una tortiera imburrata o su un foglio di carta da forno che poi rovescerete nella tortiera.              Livellate i bordi e versate il composto di uova.  Cuocete la sfogliata a 200°C per 40 minuti circa.


Buon gusto a tutti da . . . Maria !

8 COCKTAIL…SOFISTICATI

Agrodolce

Agrodolce

Anche i cocktail seguono la moda…che una donna di classe dovrebbe conoscere . Dimenticate spritz e gin tonic. E’ giunto il momento di ordinare qualcosa di piu’ sofisticato. Se volete bere bene, apprezzando i sapori e non sfigurare con il barista, dimenticate long island e seguite i consigli suggeriti in VF dalla best-bartender-in-town ,Valeria.

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COSMOPOLITAN

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Grande classico, il più amato da Carrie Bradshaw, che nelle sue note serate mondane non mancava di ordinarlo insieme alle amiche. Elegante, fashion e frivolo quel tanto che basta. Servito nella coppetta Martini, non è solo buono, ma anche bello: quel suo rosa dato dal cranberry con il succo di lime lo rende il cocktail d’eccellenza per le serate tra ragazze. (Foto: Ralph and Jenny)

TOMMY’S MARGARITA

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Non il classico Margarita con il sale sul bordo del bicchiere, ma il cugino, quello che al posto del Cointreau ha lo sciroppo d’agave e viene shakerato con lime e Tequila. Un equilibrio pressochè perfetto di dolcezza, asprezza, consistenza. Ottimo per le serate estive, rinfrescante. (foto: Rick)

PAPA DOBLE

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Il cocktail preferito da Hemingway durante i suoi soggiorni a Cuba è la versione risoluta del più classico e dolce Daiquiri. I cambiamenti che il grande intellettuale apportò furono essenzialmente due: l’eliminazione dello zucchero (che non amava particolarmente nei cocktail) e l’aggiunta di pompelmo e Maraschino. Un tocco di eleganza che in pochi – ma buoni – capiranno. (Foto: Ray Sawhill)

FRENCH 75

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Potremmo chiamarlo il “classico della raffinatezza”. Per le amanti delle bollicine un mix di Gin, succo di limone, zucchero, il tutto shakerato e versato in una flûte ricolma poi di Champagne. (Foto: Annieseats)

HUGO

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Il fratello elegante dello Spritz per l’estate, quando il clima si fa caldo e l’arsura prende la gola. Poco alcoolico, quindi adatto proprio a tutte. Sciroppo di sambuco, Prosecco e soda per finire. Il tocco fresco arriva però dalla menta e dallo spicchio di lime spremuto all’interno. (Foto: Coralandmauve)

MAJOR BAILEY

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Per assecondare la voglia di mare e di esotico a cui alcune di noi proprio non riescono a rinunciare. Rum bianco, Triple sec, succo d’ananas filtrato, succo di limone e sciroppo di zucchero, guarnito con ananas e ciliegina: un sorso e sei subito alle Hawaii. (Foto: Ruth and Dave)

MAI TAI

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A base di Rum, Curaçao liquore e succo di lime, granatina e orzata, come in Polinesia. Ma al posto dell’orzata, se volete aggiungere un tocco di classe, chiedete del Di Saronno. Rimarranno tutti a bocca aperta, anche voi! (Foto: Sam Howzi)

WHISKY SOUR

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Per chi se lo stesse domandando: il Whisky non è solo per uomini, ma anche per donne di carattere! Questo è uno di quei cocktail per quando non si sa cosa bere (e l’unica certezza è “qualcosa di forte”). Base Bourbon, assolutamente. La versione di Valeria è “on the rocks”, con una spruzzata di soda e un goccio di Angostura. Provatelo e saprete di cosa stiamo parlando. (Foto: Edsel L)

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UNA RICETTA AL VOLO…

 AstroSamantha: «Appena rientrata? Doccia e insalata»

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Una ricetta fresca, gustosa, ipocalorica e… veloce nella preparazione.

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Antipasto millegusti

Ingredienti per 4 persone:
4 mozzarelle, 8 pomodori piccoli, 4 carote, 4 cetriolini, 4 cucchiai di olive nere denocciolate, 1 peperone rosso sott’olio, 1 vasetto di melanzane sott’olio a filetti, 12 grissini al sesamo, 2 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaio di capperi, pepe, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva.

Preparazione:
Sgocciolare le mozzarelle, tagliarle a cubetti e adagiarle nelle singole coppette o piattini. Contornarle con i pomodori tagliati a spicchi e le carote a rondelle.
Tagliare le olive in quarti e metterle intorno al formaggio. Unire i filetti di melanzane sgocciolate e i cetriolini tagliati a rondelle.
Decorare con i capperi e i peperoni tagliati a listarelle.
Preparare il condimento mescolando l’olio con la salsa di soia e una piccola presa di pepe, e quindi mescolare bene.
All’ultimo momento aggiungere i grissini e versare la salsa sulle verdure.

 

Annamaria... a dopo
Annamaria… a dopo

PERSONAGGI FAMOSI E CIBO…OSCAR WILDE –

Oscar Wilde: UN BUON CUOCO FA MIRACOLI 

 

Il famoso poeta, drammaturgo e scrittore inglese fu anche esperto conoscitore di cibi e di vini. Abituato a pranzare nei migliori ristoranti alla moda, Oscar Wilde, autore dell’immortale “Ritratto di Dorian Gray”, fu divulgatore di detti memorabili: “Quando sono veramente nei guai, come può dire chiunque mi conosca, rifiuto tutto tranne che di mangiare e bere”.

Il timbro caldo e profondo della sua voce, la pulizia e la cesellatura delle frasi, la freschezza delle analogie e delle invenzioni poetiche, mediante le quali egli esprimeva anche il più banale dei concetti, stupivano sempre i suoi ascoltatori, sia in patria che all’estero.

Riguardo ai “piaceri “ della tavola, Wilde diceva: « Chi conquista Londra, conquista il mondo, e Londra si conquista intorno a una tavola da pranzo… dopo un buon pranzo, si può perdonare tutto, persino i propri parenti ».

Era solito ripetere: « Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo. Tutti gli uomini sono dei mostri; non c’è altro da fare che cibarli bene: un buon cuoco fa miracoli ».

La sua ironia, l’avversione per le convenzioni, le stravaganze nel comportamento, lo portarono in alta considerazione nella società dell’epoca.

Le battute, le frasi, i giudizi di Wilde, diventarono più celebri delle sue opere, tanto da precederlo al suo arrivo negli Stati Uniti, dove ascoltò le sue parole sulla bocca di tutti.

Queste alcune delle frasi che amava ripetere: ;Tutto ciò che bisogna sapere nella vita moderna è dove siano le Duchesse: tutto il resto è abbastanza deprimente ;Oh, vi è una sola vera tragedia nella vita di una donna: il fatto che il passato sia sempre l’amante e il futuro invariabilmente il marito ;Bisognerebbe essere sempre innamorati. Questa è la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi

;L’unico modo per liberarsi da una tentazione è concedersi ad essa

;Quando cerchi sinceramente l’amore, lo trovi che ti sta aspettando

;Se si ama veramente una donna, tutte le altre appaiono insignificanti

;Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e soddisfarlo. ;Posso resistere a tutto, eccetto che alle tentazioni >Per entrare nella migliore società, oggi, bisogna servire buone colazioni alla gente, divertirla o scioccarla: nient’altro!

Nel 1895, all’apice della carriera, l’Inghilterra vittoriana lo collocò al centro di uno scandalo senza pari. Imputato di sodomia, fu processato e condannato a due anni di lavori forzati, uscendone finanziariamente rovinato e psicologicamente provato.

La leggenda di Oscar Wilde fu in seguito prima parlata e poi scritta, fu argomento di conversazione in ogni salotto e riecheggiò di teatro in teatro.

Ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, la commedia di Oscar Wilde ambientata alla fine del ‘800 dove si prende in giro la “seriosità” del periodo tardo vittoriano, erano i “cucumber sandwich” (sandwich al cetriolo) di cui la temibile Lady Bracknell lamentava la mancanza.

Questa è la ricetta di uno dei più famosi sandwiches inglesi.

 

Cucumber sandwich per Oscar Wilde

Togliete il bordo a 2 fette di pane in cassetta, spalmatele con del burro salato e sulla prima mettete delle fettine di cetriolo, tagliate sottili, ed un po’ di pepe macinato.

Chiudete il vostro sandwich con la seconda fetta di pane e lasciatelo in frigo, fino al momento di mangiarlo, ricoperto con della pellicola trasparente.

Visto che in questo periodo si cominciano a fare le prime uscite all’aria aperta, ispirata da “Oscar”, vi propongo qualche idea da portare con voi o da preparare per uno spuntino in giardino

Club sandwich

Ingredienti fettine di petto di pollo – pancetta – pane tostato – lattuga

Procedimento Il club sandwich perfetto inizia con una croccante fetta di pane, tostata di fresco e imburrata.

Su questa va una foglia di lattuga e un po’ di maionese, fettine di petto di pollo (bollito/alla piastra/arrosto), fette di pomodoro spellato, un pizzico di sale, fette di pancetta croccante, altra maionese, e una seconda fetta di pane tostato.”

 

Sandwich Oscar

Ingredienti – 2 fette di pane in cassetta integrale – 4 fette di salame ungherese – 1 fettina di gorgonzola dolce – 3 carciofini sott’olio – burro q.b.

Procedimento Spalmate una fetta di pane il pane con un po’ di burro, mettetevi il salame, il gorgonzola, i carciofini e coprite con l’altra fetta di pane.

 

Sandwich originale Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 4 fette di prosciutto di Praga – 1/2 caprino – paté di olive

Procedimento Deponete sulla fetta di pane 2 fette di prosciutto, 1/2 caprino, le altre due fette di prosciutto e chiudete questo sandwich con l’altra fetta di pane spalmata con un po’di paté di olive.

Sandwich “O’ sole mio”

Ingredienti 3 fette di pane in cassetta bianco – 4 fettine di mozzarella – 2 acciughe – 4 fette di pomodoro – 4 foglie di basilico – olio di oliva q.b.

Procedimento Tostate il pane in cassetta e sulla prima fetta mettete 2 fette di pomodoro, 1 acciuga, 2 fettine di mozzarella, 2 foglie di basilico e un goccio di olio di oliva. Continuate allo stesso modo con un secondo strato e infine coprite con la terza fetta di pane.

 

Sandwich alla francese

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 50 g di paté – 50 g di formaggio brie – 1 cetriolo – 6 chicchi di uva senza semi – 5 noci sgusciate – burro q.b.

Procedimento Spalmate su una fetta un po’ di burro, poi il paté e coprite con il cetriolo tagliato a fette. Sull’altra metà spalmate il brie, mettetevi sopra i chicchi di uva tagliati a metà e i gherigli di noce. Ricomponete il sandwich e buon appetito!

Sandwich NordSud

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta – 3 fette di prosciutto cotto – 4 fettine di mozzarella – 2 fette di melanzana sott’olio

Procedimento Farcite le vostre fette di con il prosciutto, la mozzarella, la melanzana e buon appetito!

Sandwich Mister Magnifique

Ingredienti 1 baguette lunga 50-60 cm – 100 g di salame – 100 g di sottilette di groviera – 100 g di prosciutto cotto – 3 pomodori tagliati sottili – 3 cetrioli tagliati sottili – 1 lattuga – burro e senape q.b.

Procedimento Tagliate la baguette per il lato lungo. Imburrate la base e copritela con il salame, le sottilette, il pomodoro, il prosciutto cotto, il cetriolo e le foglie di lattuga. Chiudete questo super panino con l’altra metà della baguette che sarà stata abbondantemente spalmata di senape. Tagliate la baguette in 6 parti uguali.

Sandwich di pere e stracchino

Ingredienti 2 fette di pane in cassetta integrale – 50 g di Stracchino – 1 Pera Williams a cubetti – 2 noci tritate

Procedimento Amalgamate lo stracchino con la pera a cubetti e le noci tritate. Farcite con questo ripieno questo squisito panino.

 

Ed ora una curiosità . . .

“Insonnia, bye bye”

E’ la ricetta del dott. John Stanley, prof. di biochimica al Trinity College di Oxford. Egli sostiene che mangiandolo prima di andare a letto ci addormenteremo senza problemi. Infatti grazie al triptofano contenuto nella carne del tacchino il nostro cervello produrrà serotonina, l’ormone del benessere. Il formaggio invece contiene calcio e vitamina B12 entrambi essenziali nella produzione di neurotrasmettitori che controllano il sonno

Ingredienti 2 fette pane in cassetta ai 5 cereali – 2 fette di tacchino affumicato – formaggio spalmabile tipo Philadelphia

Procedimento Sulle fette di pane deponete a strati alternati il tacchino ed il formaggio. Ricomponete il panino, mangiatelo prima di andare a dormire e… insonnia, bye bye!

 

Per finire , potete rilassarvi ascoltando Elvis magari assaporando il suo sandwich preferito, se condividete anche i suoi gusti…

Sandwich di Elvis Presley

2 fette di pane tostato con burro di arachidi , fette di banana  e bacon fritto, miele  a piacere.  Il sandwich è spesso cotto in padella o sulla griglia.

 

 

 

And please . . . good taste for all by Mary !

PERSONAGGI FAMOSI E CIBO…GEORGES BIZET

Georges Bizet e il menù di Carmen

 

Questa settimana la mia proposta non riguarda un artista che si è cimentato nell’arte culinaria. Devo dire però che ho avuto la fortuna di assistere alla rappresentazione di una sua opera che da sempre ha scatenato dentro di me “venti di passione”. Poiché ho sempre trovato notevoli collegamenti tra le emozioni ed il senso del gusto, sono andata a ricercare un eventuale legame del personaggio che vi presento con la cucina , scoprendo comunque qualcosa di particolare.

Sto parlando del francese Georges Bizet che occupa un Georges Bizet (1posto particolare tra i musicisti dell’Ottocento e che sin dall’infanzia rivelò spiccate tendenze musicali. Il padre, insegnante di canto, fu il suo primo maestro. Il caso di Bizet è veramente bizzarro, o meglio paradossale. Dal 1852 lavorò come trascrittore, presso un editore, quasi tutta la vita per potersi mantenere. Purtroppo l’artista non conobbe mai il successo che poi arrise alla sua “Carmen”. Il lavoro era troppo carico d’intensità drammatica per piacere al pubblico dell’epoca; l’intreccio della storia venne giudicato immorale, con zingari, contrabbandieri e fuorilegge.
I superstiziosi leggono un legame fra il fatale destino del suo compositore e la Carmen. Era stata creata il 3° giorno del 3° mese dell’anno; 3 mesi dopo la prima rappresentazione, il 3 giugno, in tragiche coincidenze Bizet morì per un attacco di cuore, mentre la cantante che interpretava la sua Carmen all’Opera, modulando per la 33ma volta il lugubre “Trio delle carte”, scopriva il simbolo della morte. Fu solonell’autunno 1875, a Vienna, che l’opera sarebbe divenuta un successo mondiale.

Per quell’edizione infatti Ernest Giraud, da sempre amico di Bizet, compose la musica per i recitativi che nella versione originale erano parlati: Carmen divenne così un grand-opéra, e come tale viene applaudita oggi.

Bizet se ne andò ignorando che la Carmen sarebbe riuscita ad impressionare Wagner, entusiasmare Brahms e a far affermare al filosofo Nietzsche: ”Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro”. Ciaikovskij, qualche tempo dopo scrivendo ad un’amica dichiarava: ”In verità non conosco musica che abbia maggiori diritti di essere designata come un modello di ciò che io chiamo grazioso”.
Di Bizet, non si hanno notizie certe legate alle sue preferenze gastronomiche, ma a causa della sua scarsa disponibilità di denaro, è presumibile che raramente cadesse in peccati di gola. Però, il famoso chef Auguste Escoffier fu così emozionato dalle melodie della “Carmen”, tanto da dedicargli alcune immortali ricette nel suo “Grande Libro della cucina francese”

 

che vanno proprio sotto il nome di

Menù Carmen di Bizet

Impanare delle costolette d’agnello ed indorarle nel burro fino a completa cottura. Lessare del riso al quale andranno aggiunti piselli e dadini di peperoncini dolci di Spagna. Disporre a corona le costolette Carmen con al centro il riso, accompagnandole con salsa di pomodoro a parte.

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Lessare dei petti di pollo, lasciarli raffreddare e farne dei tocchetti.
Arrostire dei peperoni rossi, privarli della pelle e tagliarli a listarelle. Lessare del riso e a parte dei piselli. Quando tutti gli ingredienti saranno ben freddi, amalgamarli in una ciotola capiente, e condirli con olio, aceto, sale, pepe, senape e dragoncello tritato.

Come avete potuto osservare , si tratta di due ricette molto semplici e facilmente ripetibili. Non sarà sfuggita la presenza dei peperoni, non necessariamente piccanti.

Il loro colore rosso , unito all’intensità cromatica della salsa di pomodoro che accompagna le costolette di agnello, ben esprimono l’ intensa passionalità della sigaraia Carmen, la gitana capace di grandi seduzioni…

E voi, non siete d’accordo che un gustoso manicaretto può contribuire ad accendere una bella fiamma, che non sia solo quella dei fornelli…? ♥ ♫ ♥

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SIETE A DIETA? MANGIATE CIOCCOLATO (FONDENTE)

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Proprio cosi , mangiare cioccolato durante la dieta accelera la perdita di peso

Se abbinato ogni giorno a un regime dietetico povero di carboidrati, il cioccolato fondente aumenta del 10 per cento gli effetti dimagranti della dieta. E li mantiene nel tempo.

Riuscire a coniugare golosità e perdita di peso è possibile. E’ questa l’inaspettata conclusione a cui è arrivato uno studio tedesco dell’Istituto di dietetica e saluta di Mainz, pubblicato sulla rivista International Archives of Medicine. Dalla ricerca è infatti emerso che aggiungendo alla dieta quotidiana 42 grammi di cioccolato nero all’81 per cento di cacao si registra una perdita di peso superiore del 10 per cento rispetto alla classica dieta che bandisce il cioccolato.

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I ricercatori tedeschi hanno coinvolto volontari compresi tra i 19 e i 67 anni in tre gruppi di persone: il primo ha seguito una dieta povera di carboidrati, il secondo la stessa dieta abbinata però a 42 grammi di cioccolato fondente al giorno; il terzo gruppo (gruppo di controllo) non ha seguito alcuna dieta. Dopo aver monitorato le variazioni di peso e misurato una serie di parametri metabolici nei partecipanti, gli esperti hanno verificato che, rispetto al gruppo di controllo che non aveva seguito alcuna dieta, gli altri gruppi avevano entrambi perso peso. Quello che aveva mangiato anche il cioccolato fondente, però, era riuscito a perdere il 10 per cento di peso in più rispetto al gruppo di volontari, a dieta, che non lo aveva mangiato. L’assunzione di cioccolato, inoltre, aveva anche abbassato il livello di colesterolo nel sangue e migliorato la qualità del sonno dei partecipanti. Agli occhi dei ricercatori, infine, il cioccolato si è dimostrato in grado di mantenere nel tempo la perdita di peso raggiunta nonostante l’interruzione della dieta, cosa che non si è verificata nel gruppo che non lo aveva mangiato.

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“Quello che è importante è la specifica combinazione di alimenti nella vostra dieta”, ha dichiarato Johannes Bohannon, direttore di ricerca dell’Istituto di dieta e salute e autore dello studio. “Abbassare unicamente la percentuale di carboidrati non è un intervento affidabile di perdita di peso, perché si ha un effetto fisiologico diverso a seconda dei composti bioattivi inseriti nella vostra dieta.” Il cioccolato è fonte privilegiata di composti bioattivi e di antiossidanti, in particolare di flavonoidi, sostanze che hanno effetti positivi sulla salute e che probabilmente giocano un ruolo importante nel processo di dimagrimento.

“Con nostra sorpresa, l’effetto del cioccolato è reale”, ha aggiunto Bohannon. “Non è sufficiente solo consumare cioccolato, importante è la combinazione con l’esercizio fisico e la riduzione di carboidrati. I nostri dati indicano che il cioccolato può essere un acceleratore di perdita di peso. La parte migliore di questa scoperta è la consapevolezza che si possa acquistare cioccolato ovunque, a buon mercato e senza dover credere ai guru delle diete o acquistare prodotti dimagranti costosi su Internet”, ha concluso Bohannon.

L’Istituto di dieta e salute di Mainz è una commissione medica no-profit che studia con particolare attenzione l’epidemia di obesità nel mondo.

Fonte-Lifegate

Annamaria… a dopo

ASPETTANDO PASQUA…

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Annamaria

Annamaria

Tra gennaio e febbraio ,di ogni anno, ci chiediamo : quando è Pasqua? Ma soprattutto: perchè ogni anno cambia la data della Pasqua? In questo articolo troverete risposta a queste due domande e in più un regalo speciale: le date di Pasqua dei prossimi 10 anni!

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La regola per calcolare la Pasqua  proviene dalle decisioni prese durante il Concilio di Nicea del 325: l’idea fu di far coincidere la Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena post equinozio di primavera. Quindi potremmo affermare che la Pasqua è un po’ lunatica…
Calcoli alla mano si può affermare che Pasqua cadrà sempre in un arco temporale compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile.

Quando è Pasqua? Eccovi il calendario delle prossime Pasque:

Pasqua 2015 – 5 aprile
Pasqua 2016 – 27 marzo
Pasqua 2017 – 16 aprile
Pasqua 2018 – 1 aprile
Pasqua 2019 – 21 aprile
Pasqua 2020 – 12 aprile

Pasqua 2021 – 4 aprile
Pasqua 2022 – 17 aprile
Pasqua 2023 – 9 aprile
Pasqua 2024 – 31 marzo
Pasqua 2025 – 20 aprile
Pasqua 2026 – 5 aprile
Pasqua 2027 – 28 marzo
Pasqua 2028 – 16 aprile
Pasqua 2029 – 1 aprile
Pasqua 2030 – 21 aprile

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Maria

Maria

Dunque mancano due settimane alla Santa  Pasqua 2015 ed è irrinunciabile un pensiero (e non solo il pensiero…) ad uno dei dolci più tradizionali, soprattutto in Campania . . . la

 

PASTIERA NAPOLETANA

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Antichissimo dolce pasquale partenopeo, è una torta di pasta frolla ripiena di un impasto formato da ricotta, grano bollito, uova, spezie e canditi. La frolla della pastiera è croccante, mentre il suo ripieno è morbido di un colore giallo oro molto intenso mentre il suo sapore e il profumo varia a seconda degli aromi utilizzati, cannella e acqua di fiori d’arancio. E non vi sembra che questa elaborata e deliziosa miscela ricordi quella che è la natura femminile? . . . una parte esterna talvolta ruvida ed un po’ “brusca”, che racchiude un cuore tenero e conturbante. Anche se non strettamente legata ad un personaggio, la pastiera ha incontrato sulla sua “strada” addirittura una Regina!

 

STORIA DELLA PASTIERA

Si racconta che Maria Teresa D’Austria, soprannominata dai soldati “la Regina che non sorride mai”, cedendo alle insistenze del marito re Ferdinando II° di Borbone, famoso per la sua golosità, assaggiò una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, con evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

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STORIA DELLA PASTIERA IN RIMA

A Napule regnava Ferdinando

Ca passava e’ jurnate zompettiando;

Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,

Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa

O’ musso luongo, nun redeva maje,

Comm’avess passate tanta guaje.

Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera

Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.

Piace e’ femmene, all’uommene e e’creature:

Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,

‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina

A può purtà nnanz o’Rre: e pur’ a Rigina”.

Maria Teresa facett a’ faccia brutta:

Mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”

E le scappava pure o’ pizz’a riso.

Allora o’ Rre dicette: “E che marina!

Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?

Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!

Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio

Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,

Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.

Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;

pe te fà ridere adda passà n’at’ anno!”

 

Traduzione

A Napoli regnava Ferdinando

Che passava le giornate divertendosi

Mentre invece la moglie, Donna Teresa

Stava sempre arrabbiata, il viso triste

Il muso lungo, non rideva mai

Come se avesse passato tanti guai

Un bel giorno, Amelia, la cameriera

Le disse – Maestà, questa è la pastiera

Piace a donne, uomini e bambini

Uova, ricotta, grano e acqua di fiori

Impastati insieme a zucchero e farina

La puoi portare davanti al Re e pure alla Regina

Maria Teresa fece prima la faccia brutta

Ma masticando diceva – E’ il Paradiso –

E le scappava pure un sorriso

Allora il Re lanciò una esclamazione

-Per farti ridere ci vuole la pastiera?

Moglie mia, vieni qua, abbracciami

Questo dolce ti piace? E ora che lo so

Ordino al cuoco che da questo momento

Questa pastiera la faccia un po’ più spesso

Non solo a Pasqua, che altrimenti è un danno,

Per farti ridere deve passare un altro anno!-

ORIGINI DELLA PASTIERA

     La pastiera, forse accompagnava le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbero derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “. Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali diffuse all’epoca di Costantino il Grande, quando i catecumeni ricevevano latte e miele nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.

Il nome Pastiera sembrerebbe derivare dall’abitudine, consolidata per un certo periodo di tempo, che vedeva utilizzare al posto del grano cotto la pasta cotta; tutt’oggi ci sono ancora massaie che preparano la pastiera utilizzando paste del tipo spaghetti o capellini.

     Nell’attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero napoletano. Un’ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell’arancio del giardino conventuale. Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l’acqua di mille fiori odorosa come la primavera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall’Asia.

      È certo che le suore dell’antichissimo convento di San Gregorio Armeno erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.

      Ogni brava massaia napoletana si ritiene detentrice dell’autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono, diciamo, due scuole: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida, innovazione dovuta al dolciere-lattaio Starace con bottega in un angolo della Piazza Municipio non più esistente.

La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.  

 

 

LA LEGGENDA DELLA PASTIERA

Ancora più leggendaria e mitologica la storia della sirena Partenope che  incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.

Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero.

Sette fra le più belle fanciulle consegnarono i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, come omaggio dei profumi della terra; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere la dolcezza dell canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l’universo. La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

 

E adesso, al lavoro . . .

 

 

Ingredienti per la pasta frolla (per circa 550 g di pasta)

Burro 125 g – farina 250 g – 1 uovo intero + 1 tuorlo – zucchero 100 g – 1 bustina di vanillina

 

Ingredienti per il ripieno

Acqua di fiori d’arancio 25 g – arance candite 50 g – cedro candito 50 g – burro 30 g – cannella 1 cucchiaino – grano cotto 250 g – latte 1500 g – scorza grattugiata di 1 limone – ricotta di pecora e di mucca, totale 350 g – 3 uova intere + 2 tuorli – 1 bustina di vanillina – zucchero 350 g

 

 Preparazione

Per prima cosa preparate la pasta frolla: farlo è molto semplice, ma bisogna avere delle piccole attenzioni per la sua buona riuscita.

Per preparare la pasta mettete la farina, un pizzico di sale  ed il burro appena tolto dal frigo, quindi ancora freddo, nel mixer e frullate il tutto fino ad ottenere un composto dall’aspetto sabbioso e farinoso.

Quindi, formate con il composto ottenuto la classica fontana nel cui centro verserete i tuorli, lo zucchero al velo, la vanillina o la scorza di limone grattugiata: amalgamate velocemente il tutto fino ad ottenere un impasto compatto ed abbastanza elastico.

Formate con l’impasto ottenuto una palla, avvolgetela con della pellicola trasparente e mettete il tutto a riposare il frigo per almeno mezz’ora. Una volta pronta mettete la pasta frolla a rassodare in frigorifero per circa 40 minuti, avvolta nella pellicola.

Nel frattempo preparate la crema di grano. Versate in una pentola il grano precotto, il latte, il burro e la buccia grattugiata del limone. Fate bollire il tutto a fuoco dolce,  mescolando fino a che non avrete ottenuto una crema densa.  Versate il composto in una ciotola capiente e lasciate intiepidire. Intanto, in un mixer, frullate le uova insieme allo zucchero, alla ricotta, all’acqua di fiori d’arancio, alla vanillina e alla cannella.  Dovrete ottenere una crema piuttosto fluida e senza grumi.

Stendete quindi la pasta frolla, avendo l’accortezza di tenerne una piccola quantità da parte per preparare le strisce che serviranno per  la decorazione. Foderate con il disco di pasta frolla una teglia tonda di 28 cm di diametro, precedentemete imburrata. 

Una volta che la crema di grano si sarà intiepidita unite la crema di ricotta e amalgamate per bene; aggiungete poi il cedro e l’arancia candita e ancora una volta mescolate bene. Versate il ripieno nella teglia e pareggiate bene i bordi della pasta frolla (nel caso questi siano più alti del livello raggiunto dalla crema). 

Con la pasta tenuta da parte, ricavate una sfoglia non troppo sottile, con la quale formerete delle strisce di frolla della larghezza di 1,5-2 cm, che  otterrete utilizzando una rotella tagliapasta con lama dentellata. Le strisce vi serviranno per decorare la superficie della pastiera disponendole a griglia ; intersecandole, dovrete ottenere dei rombi. Spennellate delicatamente le striscioline con un uovo sbattuto e infornate la pastiera  a 200° ; dopo un’ora circa, quando la superficie si sarà dorata, estraetela e lasciatela raffreddare nella tortiera stessa.  Una volta fredda, sformate delicatamente la pastiera, mettetela su di un piatto da portata e spolverizzatela  con dello zucchero a velo solo prima di servirla.

 

 

 

■ Consiglio

Per una riuscita ancora migliore della pasta frolla, sarebbe meglio utilizzare della farina povera di glutine che renderà l’ impasto più elastico e meno incline alla rottura e allo sbriciolamento.

Se la frolla impazzisce, cioè durante la lavorazione si sbriciola, basterà aggiungere all’impasto un pò d’acqua fredda o mezzo albume per recuperarla e renderla più elastica.

La pastiera va preparata con qualche giorno di anticipo per far si che il dolce si compatti a dovere; per questo motivo essendo la pastiera un dolce napoletano tipico del periodo pasquale, viene preparato dalle massaie partenopee il giovedì o il venerdi santo per far si che la domenica, giorno di Pasqua la Pastiera dia il meglio di se, consentendo a tutti gli aromi di cui è intrisa di amaIgamarsi bene in un unico e inconfondibile sapore.

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■ Curiosita’

Nella maggior parte delle ricette, sia su siti che su libri di cucina, c’è scritto che la pasta frolla va preparata con il burro tenuto a temperatura ambiente.

Diffidate da questa notizia perchè la miglior pasta frolla si ottiene utilizzando il burro freddo appena tolto dal frigo.

Il grano, senza dubbio, è l’ingrediente principale della pastiera, e proprio sul grano esistono differenti stili di pensiero. C’è chi usa quello in barattolo già cotto, ovviamente più semplice e veloce da utilizzare e chi invece preferisce far da se. Per ottenere un grano per la pastiera “fai da te” il procedimento è piuttosto lungo: si dovrebbe lasciare il grano in ammollo in acqua per tre giorni cambiandola spesso, facendo seguire quindi una cottura di parecchie ore in acqua e poi nel latte.

 

Buon . . . gusto a tutti 

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MINESTRA QUARESIMALE AI CEREALI

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Ingredienti per 4 persone:
1 porro, 1 etto di piselli, 2 patate, 1 etto di riso originario per minestre, 1 etto di avena, 1 mestolo di salsa di pomodoro, 1 carota, 1 ciuffo di prezzemolo, 4 cucchiai di grana grattugiato, 8 foglie di basilico fresco, sale, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva.

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Preparazione:
In un tegame scaldare l’olio a fiamma bassa, rosolare il porro tagliato a rondelle con la carota a dadini e il prezzemolo tritato.
Mescolare e dopo 5 minuti aggiungere i piselli e le patate tagliate a tocchetti.
Lasciare insaporire per 5 minuti, poi ricoprire le verdure con 2 litri di acqua e portare a ebollizione. Abbassare la fiamma e coprire con il coperchio.
Dopo un quarto d’ora versare il riso, l’avena, la salsa di pomodoro e un pizzico di sale. Mescolare e portare a cottura, circa 18 – 20 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Distribuire la minestra nelle fondine, condire con il formaggio, cospargere il basilico tritato e servire.
E’ ottima anche tiepida.

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IL GUSTO DI NUTRIRSI . . . DOPO LE FESTE

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Lontane ormai le festività, i nostri ritmi quotidiani ci costringono ad essere attivi giorno dopo giorno . . . e a volte neanche la notte riusciamo a rilassarci abbastanza per affrontare la giornata successiva.

Talvolta siamo portati ad assumere abitudini alimentari disordinate e poco salutari, che di certo non contribuiscono a mantenerci efficienti.
Il riposo è una fase molto importante della nostra giornata, perché aiuta il nostro fisico a riprendersi dalle fatiche e dallo stress quotidiano.
Ma se non si riesce a riposare bene? Ah, beh! In quel caso lo stress accumulato al lavoro non se ne va e, anzi, si accumula il giorno successivo rendendoci degli esseri umani con la sindrome di Dottor Jekyll & Mister Hyde: diventiamo lunatici, nervosi, altamente irritabili e poco propensi al dialogo, perdendo una qualsiasi connessione con il senso reale delle cose.
Ma allora che fare?

Ad offrirci dei consigli utili su come combattere questo fastidioso disturbo è addirittura la Coldiretti che è scesa in campo per aiutarci a dormire bene, migliorando la nostra alimentazione.

I cibi anti-insonnia sono dunque: pane, riso, pasta, lattuga, radicchio, formaggi freschi, aglio, uova bollite e frutta dolce. E, l’immancabile, tazza di latte caldo.
Assolutamente da evitare curry, spezie in generale e cose troppo salate (anche il brodo da cucina va eliminato); limitare al massimo cioccolato, cacao, the e caffé.

Problemi di cefalea? La soluzione sta in
una dieta ricca di ferro.
Secondo un recente studio, sembrerebbe che i soggetti che soffrono di cefalea cronica, che non abbia origine, per esempio osteoarticolare, possano risolvere il problema facendo una dieta ricca di ferro.
Largo spazio, quindi, ai cibi ricchi di ferro che danno maggiore disponibilità all’assorbimento, come lenticchie, ceci, cacao, anacardi e pistacchi. Non tutti i cibi ricchi di ferro sono uguali nel cedere il ferro all’organismo.
Un consiglio?

Aggiungete alla vostra normale colazione della frutta secca.
Per il pranzo e la cena, invece, provate a sostituire la pasta con delle minestre di ceci e lenticchie.
Piccoli gesti che agevolano le funzionalità del nostro organismo con il minimo sforzo possono davvero cambiare in meglio la nostra vita. Non dimenticate, inoltre, che il ferro è importante anche per il nostro sistema nervoso, epidermico, osseo e circolatorio.
Ed ora, sempre nel segno della leggerezza, qualche ricetta gustosa e facile da realizzare.

 

Pasta alla siciliana

E’ un primo piatto dietetico da portare in tavola se si vuole controllare le calorie. Grazie alla pasta siciliana, nella versione cucina light, si potranno assumere proteine e vitamine come la B3, la D, gli omega 3, il ferro ed il potassio. La presenza delle sarde, può essere nascosta per bene, mescolando il tutto, se presentate il piatto ai vostri bambini, giacché a volte capita che questo tipo di pesce non è gradito.

Ingredienti : 4 acciughe sott’olio – 300 g di bucatini – 400 g di sarde – 1 mazzo di finocchietto – 1 cipolla – 400 g di sarde fresche – peperoncino q.b.-
uva sultanina q.b. – 40 g di pinoli – mollica di pane tostata – 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva – 1 mezzo limone grattugiato

Preparazione : sfogliate il finocchietto e mettetelo a bollire per circa 10 minuti. Tritate la cipolla e fatela appassire in una padella con olio e peperoncino; aggiungete nella stessa padella, il finocchietto bollito e tritato, le acciughe e l’acqua di cottura del finocchietto, in modo da coprire il tutto. Lasciate cuocere per 15 minuti.
Eliminate le lische alle sarde e passatele nella mollica tostata in precedenza;
aggiungete anche della scorza di limone grattugiata e cuocete in forno per 3 minuti a 180°C.
In una pentola di acqua salata, cuocete i bucatini al dente; scolateli e aggiungeteli in padella per terminare la cottura;
Aggiungete l’uvetta messa in ammollo nell’acqua ed i pinoli; servite i bucatini con i filetti dorati al forno.


Flan di carote

A volte, capita di avere degli ospiti a cena per una serata importante di lavoro e, quindi, per fare una buona impressione e per sembrare una grande maestra dei fornelli, si cerca di preparare grandi piatti che, il più delle volte, si confermano esser pesanti e grassi. Per chi, dunque, si è stancato di preparare i soliti antipasti, potrà puntare a piatti dietetici come il flan di carote, un pasto squisito che potrà lasciare estasiati tutti i vostri ospiti.

Ingredienti per 4 persone : 300 g di carote – 8 uova – parmigiano grattugiato – olio extra vergine d’oliva – basilico fresco – sale e pepe q.b.

Preparazione : Raschiate e lavate per bene le carote; tagliatele a pezzi e cuocetele a vapore per circa 15 minuti; utilizzate un mixer per frullare le carote con un cucchiaio di olio. Preriscaldate il forno a 180°C e, nel frattempo, sbattete in una ciotola le uova con il parmigiano. Unite questo composto alla purea di carote e regolare di sale e pepe.
Imburrate una teglia e versate all’interno il composto; livellate per bene la superficie del composto di carote e lasciate cuocere per mezz’ora.
Una volta cotto il flan di carote, lasciatelo intiepidire, tagliatelo a pezzi e servitelo con foglie di basilico o, in alternativa, con erba cipollina : ecco pronto uno tra i piatti più dietetici ed eleganti da sfoggiare per occasioni importanti; peraltro, questo piatto si presenta ideale anche per i vegetariani!


Tacchintonnè

Il classico vitel tonnè può diventare anche un piatto leggero, senza perdere il ricco sapore dato dal tonno, dai capperi e da qualche acciuga salata. Questa ricetta propone appunto di reinterpretarlo usando la fesa di tacchino, evitando la maionese. È un piatto da servire freddo, adatto per sia come secondo che come antipasto.

Ingredienti per 6/8 persone : mezza fesa (petto) di tacchino in un sol pezzo di circa 1200g – 1/4 litro di un buon vino bianco secco – una cipolla bianca grande – 2 limoni – 250 g di tonno in scatola al naturale sgocciolato – 50 g di capperi sotto sale – 6 acciughe sotto sale (dissalate e disliscate) – pepe bianco in grani – sale q.b.
Preparazione : Legate, o fatevi legare dal pollivendolo, la fesa di tacchino in modo che mantenga la forma durante la cottura. Potete inserire all’interno del sale, del pepe macinato, qualche filetto di acciuga salata e qualche cappero.
Ponete il tacchino in una pentola di misura adatta, unite la cipolla tritata finemente, dei grani di pepe, il vino, il succo dei limoni, e del sale. Coprite a filo con acqua, mettete sul fuoco e fate cuocere circa 3/4 d’ora a partire dalla bollitura.
Togliete il tacchino dalla pentola e lasciatelo raffreddare, e fate condensare il brodo di cottura sul fuoco, e poi fate raffreddare anch’esso.
Preparate la salsa tonnata frullando a bassa velocità il tonno ben sgocciolato dall’acqua di conservazione, i capperi dissalati, le acciughe e del brodo di cottura, fino ad ottenere una salsa omogenea e non troppo liquida.
Affettate sottilmente il tacchino, e servitelo ricoperto dalla salsa.
Potete decorate a piacere con capperi, filetti di acciuga e fettine di limone.


Gratin di patate e pomodori
Si tratta di un piatto equilibrato ricco di fibre e povero di grassi, da servire al posto del primo piatto o aumentando le dosi come secondo, e potete anche personalizzarlo a piacere aggiungendo erbe aromatiche o spezie di vostro gusto.

Ingredienti per 4 persone : 4 patate – 4 pomodori grandi (sostituibili da pelati) 2 cipolle – olio d’oliva extra vergine q.b. – sale q.b. – erbe aromatiche, come aglio, timo, basilico e prezzemolo, e/o spezie, come paprica, peperoncino rosso piccante, curry e cumino, a scelta – pan grattato q.b.

Preparazione : cuocete le patate con la buccia in acqua, a vapore o nel microonde per 10 minuti coperte (ma in questo caso forate la buccia per evitare delle esplosioni). Affettate le cipolle, i pomodori e le patate sbucciate.
Riempite una pirofila facendo degli strati alternando le varie verdure e condendo i vari strati con le erbe, le spezie e poco o niente sale. Distribuite sulla superficie un po’ di pangrattato, e un filo d’olio d’oliva.
Cuocete nel forno caldo a 220°C per 15 minuti. Servite subito ben caldo.


Torta con la farina di mais

Ecco una ricetta semplice per preparare una torta più leggera rispetto ad altre ricette perchè è senza burro. Per le feste dei vostri bambini, per la merenda o la colazione, questa torta di mais farà sicuramente al caso vostro, genuina e golosa piacerà proprio a tutti. Sarà anche perfetta da accompagnare con una buona spremuta di frutta di stagione, ad esempio una spremuta di agrumi, oppure intingerla in una bella tazza di tisana fumante.

Ingredienti per 1 torta da 24 cm di diametro : 1 uovo – 150 g di farina bianca – 150 g di farina gialla tipo fioretto – 120 g di zucchero – 1 bicchiere di latte scremato – 1 pizzico di sale – la scorza di 1 limone – 1 busta lievito per dolci

Preparazione : in una terrina mescolate le due farine, lo zucchero, la scorza di limone ed il latte. Incorporate il rosso dell’uovo, montate a neve ferma il bianco e con l’aiuto di un cucchiaio unitelo al composto con movimenti lenti dal basso verso l’alto.
Aggiungete il lievito setacciato e mescolate ancora una volta.
Versate il composto della torta in una teglia unta con dell’olio di arachidi e infarinata, oppure rivestita con della carta forno.
Fate cuocere a 170°C per circa 45/50 minuti.
Potete spolverare la torta una volta raffreddata con dello zucchero a velo.

Curiosità : con la farina di mais sottile potete preparare anche un pane salato, il cornbread, tipico della cucina americana:

Ingredienti : farina di mais una tazza e mezza – farina 00 1/2 tazza – uovo 1 – latte 1 tazza – burro fuso 1/4 di tazza – zucchero 1 cucchiaio e mezzo – bicarbonato di sodio 1/2 cucchiaino – sale 1 cucchiaino – lievito in polvere 2 cucchiaini
Preparazione : Mescolate tutti gli ingredienti secchi nel contenitore dell’impastatrice (se volete ridurre la fatica) . . . In una ciotola mescolate il burro fuso, l’uovo e il latte.
Unite i liquidi nel contenitore dell’impastatrice, azionatela e impastate per 2/3 minuti fino a quando otterrete un composto morbido ma non appiccicoso. Mettete l’impasto in una teglia rettangolare imburrata e lasciate lievitare per circa un’ora.
Infornate in forno preriscaldato a 220° per 25 minuti circa (la cottura prevede la introduzione di una ciotola di acqua nel forno)…

Come sempre, cari amici . . .

. . . Buon Gusto a tutti !

 MARIA

 

LE MANDORLE

By MARIA

La mandorla è il seme commestibile del mandorlo, una pianta appartenente alla stessa famiglia del pesco, le rosacee: è alta circa dieci metri ed i suoi semi, le mandorle appunto, sono racchiusi in un guscio legnoso a sua volta contenuto in un nocciolo.

La mandorla è originaria dell’Asia Minore, da dove si diffuse fin dall’antichità in tutti i paesi del Mediterraneo.

Esistono due varietà: la mandorla dolce e quella amara : quest’ultima viene utilizzata in piccole dosi in pasticceria e non va consumata cruda poiché contiene una sostanza tossica, l’acido prussico, che viene inattivato con la cottura.

Fino all’inizio del secolo scorso l’Agrigentino rappresentava il primo produttore al mondo di mandorle; purtroppo ad oggi le cose sono cambiate e sono drasticamente diminuite le zone di coltivazione e anche numerose varietà di mandorle sono andate scomparendo.

 

Generalmente le mandorle vengono consumate secche durante tutto l’anno e si trovano fresche solamente in primavera.

Possibilmente andrebbero acquistate in confezioni sigillate. Se sfuse, assicuratevi che il negozio abbia un rapido ricambio, che siano conservate in recipienti chiusi e annusatele per sentire se hanno un odore rancido: gli acidi grassi mono e polinsaturi, infatti, irrancidiscono facilmente se esposti a luce, aria e calore. Il problema è molto limitato se le mandorle sono protette dal loro guscio : se sgusciate, vanno conservate il più possibile al riparo da luce, aria, calore; può essere indicato congelarle se si vogliono conservare per lungo tempo.

 

Proprietà e Benefici

Le mandorle sono un alimento molto ricco di proteine, digeribile e molto energetico; nella sua composizione troviamo vitamine del gruppo B, vitamina E, grassi insaturi, magnesio, ferro, potassio, rame e fosforo, oltre che un elevato contenuto di fibre. Nelle mandorle è presente anche una piccola quantità di laetrile, considerata una sostanza antitumorale.  Il 55% per cento della mandorla è costituito da grassi, il 20% da zuccheri, e il restante 25% da proteine.

Le mandorle sono un’ottima fonte di grassi “buoni”, poiché ben l’83% delle calorie di questo alimento provengono da questo nutriente e di questi, la maggior parte sono monoinsaturi, il che le rende benefiche per l’apparato cardiocircolatorio, anche se non apportano una quantità significativa di grassi essenziali, al contrario di altri tipi di frutta secca come le noci. Un recente studio ha dimostrato che un consumo abituale di mandorle abbassi i livelli di colesterolo e trigliceridi : questo vale per chi non è sovrappeso, essendo questa una condizione molto più sfavorevole nei confronti dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari.

Come tutti gli alimenti ad alto contenuto di grassi, il loro consumo va controllato con attenzione valutando sempre le quantità che ci possiamo permettere.             

Alle mandorle, oltre alle proprietà altamente energetiche, vengono attribuite proprietà lassative; l’olio di mandorle, assunto a digiuno, svolge una funzione equilibrante dell’intestino. Fin dai tempi più antichi il latte di mandorle era considerato un ottimo rimedio rinfrescante dell’intestino e della vescica. Le mandorle sono indicate in caso di denutrizione, essendo un alimento molto equilibrato durante gravidanze, convalescenze, attività sportiva, superlavoro fisico ed intellettuale.

Molto importante il ruolo della vitamina E che svolge un’azione determinante nell’attenuazione del rischio di attacchi cardiaci; insieme ai grassi insaturi contribuisce a ridurre la crescita della placca aterosclerotica nelle arterie (quella costituita dal colesterolo cattivo !).

Le mandorle possono quindi essere considerate un alimento completo, meno grasse delle noci, ma in possesso di maggiori proprietà stimolanti e curative.

Causa l’alto potere energetico e nutritivo, meglio non consumare più di una dozzina di mandorle in un giorno; suggerito il ricorso al latte di mandorle per calmare la tosse e fornire un ottimo alimento ricostituente per anziani e bambini.

Le Mandorle forniscono le sostanze nutritive che aiutano ad aumentare la densità minerale ossea, con benefici per tutto il sistema scheletrico; per questo sono indicate nella dieta degli anziani e di tutti coloro che soffrono di osteoporosi.

Evitare rigorosamente dal consumo di mandorle amare in quantità eccessiva, in quanto estremamente tossiche, dato il contenuto di amigdalina. Questa sostanza, degradata dalle reazioni organiche, produce acido cianidrico, tossico. Ecco perché bisogna evitare o perlomeno limitare anche l’ingestione di semi di uva, mele e pere, come pure non ingerire il nocciolo della pesca e dell’albicocca . 

 

Olio di mandorle

L’olio di mandorle dolci è ricco di proteine, sali minerali, vitamina A, e altre vitamine del gruppo B; è un ottimo emolliente, nutriente e lenitivo. Adatto ad ogni tipo di pelle, ne combatte l’invecchiamento ed è utilizzato soprattutto in caso di pelle secca; utile in caso di morbillo o varicella, dove, il suo effetto emolliente ne attenua il prurito.

E’ anche utile in caso di smagliature nel periodo della gravidanza o come conseguenza di una dieta ferrea. Oltre a queste caratteristiche, forse non tutti sono a conoscenza del fatto che l’olio di mandorle può essere impiegato per ridare vigore e lucidità a capelli “spenti”; è consigliato un impacco con olio di mandorle, della durata di 20 minuti circa, prima del lavaggio dei capelli.

L’Olio di mandorle è usato anche per il trattamento delle occhiaie e delle “borse” sotto gli occhi poiché aiuta a rivitalizzare le cellule e a migliorare il flusso sanguigno.

Nell’aromaterapia l’olio di mandorle dolci è l’olio di base a cui vengono miscelati gli altri olii essenziali.

 

 

Latte di Mandorle

Bevanda altamente energetica, si prepara con mandorle dolci, qualcuna amara e zucchero. E’ un alimento con un grande apporto calorico, attenzione quindi a non esagerare con le dosi (visto anche il suo gusto piacevole), infatti un bicchiere di latte ha le stesse calorie di mezzo etto di banana. Ha proprietà antidepressive, antinfiammatorie, rinfrescanti e riequilibranti dell’umore.

 

Ah, dimenticavo un curioso particolare . . . pare che le Mandorle, essendo in grado di aumentare il flusso sanguigno verso gli organi vitali, avrebbero addirittura poteri afrodisiaci !!!

Ma ora organizziamoci per preparare qualcosa di gustoso con le care, dolci mandorle!

Preparazione delle mandorle : per esaltarne il gusto si possono tostare in una padella antiaderente a fuoco medio per 5 minuti, finchè non sono dorate e croccanti, oppure in forno a 180°C per qualche minuto.

Per sminuzzarle, si può utilizzare un frullatore, accendendolo e spegnendolo a intermittenza, senza esagerare per non ottenere una poltiglia oleosa : se dovete utilizzarle per fare una torta, potete tritarle assieme ad un cucchiaio di farina da usare in seguito, per evitare la separazione dell’olio.

 

Ecco alcune deliziose proposte . . . Il croccante è un tipico dolce natalizio, di semplice realizzazione e grande effetto: si prepara in moltissime regioni d’Italia, specialmente al centro-sud, e tutte vantano una tradizione al riguardo. 

Ci sono diverse ipotesi circa la sua origine, come anche per il torrone. Si hanno testimonianze scritte di questo dolce su di un testo spagnolo del 1475, il che fa presumere la provenienza iberica, ma altri avanzano l’ipotesi che il croccante sia nato nel meridione d’Italia intorno al ‘200, come derivazione di un tipico dolce arabo, fatto a base di mandorle, miele, zucchero e spezie. In diverse province italiane, si svolgono manifestazioni dove il protagonista è il croccante, con il quale grandi artigiani si sfidano in una gara di fantasia e abilità per formare delle bellissime sculture, come a Sestola (Mo), o a San Marco dei Cavoti (BN).

 

Ingredienti : 2 cucchiai di acqua- 1 cucchiaino di succo di limone – 300g di mandorle – 350 g di zucchero

Preparazione : scottate le mandorle in acqua bollente per un paio di minuti, dopodichè pelatele, tamponatele con della carta assorbente e disponetele su una placca da forno,infornatele a 180°C  per 5 minuti finché si tostino senza  però scurirsi. Intanto versate in una casseruola lo zucchero insieme all’acqua e al succo di limone, e fate sciogliere a fuoco lento, girandolo ogni tanto con un cucchiaio di legno. Lo zucchero dovrà sciogliersi completamente fino a diventare di un bel colore biondo: fate attenzione che non diventi mai scuro. Intanto tritate grossolanamente una parte delle mandorle, lasciando intera invece una metà. Quando lo zucchero sarà pronto, spegnete il fuoco, e versate nella casseruola le mandorle e continuate a girare per amalgamare bene il tutto. Versate immediatamente il composto su un piano di marmo unto d’olio, o su di un foglio di carta oleata (o carta forno) posto in un teglia. Livellate bene il composto per dargli lo spessore desiderato aiutandovi con una spatola unta o con la lama di un coltello. Lasciate raffreddare qualche minuto e prima che si solidifichi del tutto tagliatelo a losanghe o a barrette con un grosso coltello. Una volta indurito,il vostro croccante è pronto!

Consiglio

Solo quando il croccante sarà ben freddo si potrà conservare avvolto nella carta stagnola, riposto in scatole di latta o in vasi di vetro con il coperchio… E poi fate attenzione! Con il caldo lo zucchero caramellato tende a sciogliersi, per cui tenete il croccante in un posto molto fresco e asciutto.

Curiosità

Molti prima di tagliare il croccante ci strofinano sopra un limone o un arancia interi, sia per livellarlo meglio, sia perchè la  buccia degli agrumi rilasci un gradevole aroma sul dolce.

 

Mandorle caramellate

Ingredienti : 1 etto di mandorle – 1 etto di zucchero – un goccio d’acqua – buccia di limone o di arancia

Preparazione : Tostate al forno le mandorle. Passatele con lo zucchero a fuoco lento, in una padella antiaderente, aggiungete la buccia grattugiata di limone o arancia. Si formerà una “farina”, ma ancora lo zucchero non si deve attaccare alle mandorle. Aspettare qualche minuto, lasciate raffreddare un poco. Rimettete il tutto a fuoco lento con un goccio d’acqua.  Dopo poco lo zucchero caramellato si attaccherà alle mandorle: mescolate perchè non si creino grumi. Dopo 5 minuti togliete dal fuoco e mettete gruppetti di mandorle (due o tre) separate su una placca con carta da forno. Lasciate raffreddare e servite.

 

 

 

 

Torta Di Mandorle

Ingredienti per 6 persone : 250 g di zucchero – 115 g di burro – 120 g di mandorle – 60 g di farina – 60 g di fecola di patate – 4 tuorli d’uovo – liquore all’arancia – zucchero a velo

Preparazione In una ciotola lavorate a lungo i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto bianco e spumoso. Incorporatevi la farina, la fecola, 100 g di mandorle tritate e due cucchiai di liquore all’arancia e il burro lavorato a crema. Imburrate uno stampo, rivestitelo di mandorle tritate, versatevi il composto e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 40 minuti circa. Sformate la torta e lasciatela raffreddare. Spolverizzate la superficie con abbondante zucchero a velo.

Potete accompagnare con un Alto Adige Moscato Giallo DOC, un Moscadello Di Montalcino DOC, un Le Passule VdT Di Calabria.

 

 

Biscotti Alle Mandorle (Pasta Di Mandorla Originali Siciliani)

Questi sono gli autentici biscotti di pasta di mandorla siciliani Ingredienti : 1/2 kg di mandorle – ½ kg di zucchero – 4 albumi – essenza di vaniglia qualche goccia di mandorla amara (oppure 3/4 mandorle amare tritate). Preparazione : tritate finemente in un robot le mandorle insieme allo zucchero. Per avere un risultato migliore, versate il tutto nell’impastatrice ed unite piano, piano gli albumi e la vaniglia. Mettete il composto in una sacca a poche con il beccuccio riccio e formare tante ciuffetti e sistemate su di ognuno mezza ciliegia, mandorle, chicco di caffè…

 

 

Una variante è il Fiocco Di Neve  sempre con lo stesso impasto ma diverso procedimento (e senza sacca a poche)

Ingredienti : 1kg di mandorle pelate – 1kg di zucchero – 240 g di albumi – aroma di vaniglia q.b (2-3 gocce) – aroma di mandorla amara q.b (3-4 goccine altrimenti vengono amari) – a piacere potete aggiungere 1 cucchiaio colmo di miele

Preparazione : tritate mandorle e zucchero insieme fino a farli diventare il più fine possibile, usando magari un robot da cucina; aggiungete gli aromi e gli albumi ottenendo un impasto morbido. Formare i biscotti  e mettete sopra mezza ciliegia candita o una mandorla facendo una leggera pressione per farli aderire e lasciate riposare tutta la notte. La mattina infornate a 180°C per 8 minuti circa finchè sono dorati; sfornate e fate raffreddare bene per staccarli facilmente dalla teglia

Se li mangiate lo stesso giorno che vengono cotti risultano più croccanti fuori e vi possono sembrare duri, ma il giorno dopo saranno perfetti !

 

E per finire . . . Pollo alle mandorle . . . un classico secondo piatto di origine cinese, molto comune e apprezzato nei vari ristoranti. La preparazione del pollo alle mandorle è abbastanza veloce e non particolarmente difficile: l’unica particolarità sarà quella di trovare la salsa di soia e lo zenzero.

Ingredienti : 1 cipolla piccola – farina q.b. – 130 g di mandorle pelate – 4 cucchiai di olio di semi – 500 g di petto di pollo – sale q.b. – 4 cucchiai di salsa di soia – 1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato

Procedimento : mettete in una padella antiaderente un cucchiaio di olio di semi e fatevi tostare e dorare le mandorle pelate; in alternativa, potete tostare le mandorle mettendole in forno a 180°C fino a che non saranno croccanti e dorate. Tagliate i petti di pollo in piccoli cubetti e rotolateli nella farina. Tritate (o tagliate) finemente la cipolla e grattugiate lo zenzero precedentemente pelato. Mettete in un wok (padella dal fondo tondeggiante) 4 cucchiai di olio di semi e fateci appassire a fuoco basso per 10-15 minuti la cipolla e lo zenzero. Aggiungete i cubetti di pollo e soffriggeteli a fuoco dolce per circa 20 minuti rigirandoli di tanto in tanto. Cinque di minuti prima della fine della cottura del pollo, unite la salsa di soia, amalgamate bene gli ingredienti, aggiungete un paio di mestoli di acqua calda e mescolate attendendo che si formi la classica salsina color nocciola. A questo punto aggiungete le mandorle tostate, mescolate molto bene in modo da distribuire le mandorle a tutto il pollo e servite immediatamente.

 

 

Ma mandorle . . . o non mandorle . . . un dolcissimo pensiero per tutti da Maria

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