ONU: Vogliamo che le carceri siriane siano poste sotto la tutela delle Nazioni Unite.

Firmo con la speranza che noi ‘umani’ possiamo impegnarci e stoppare questi orrori!
Purtroppo quanto avviene In Siria è sotto l’indifferenza Europea.


Vuoi vedere l’Italia starsene ferma al Consiglio di Sicurezza ONU mentre degli inermi sono torturati ed uccisi impunemente ogni giorno nelle prigioni siriane ?
Il Rapporto Amnesty attesta l’esecuzione in carcere di oltre 13 mila detenuti in Siria, a pochi chilometri da Damasco ed in territorio governativo. Le esecuzioni sono praticate dopo tortura e dopo processi-farsa della durata di pochi istanti, fatti al solo scopo di evitare future responsabilità in caso di sempre più eventuali indagini internazionali.
Rivolgiamo un appello al Governo Italiano, quale nuovo membro temporaneo del Consiglio di Sicurezza ONU, per indire con urgenza una riunione del Consiglio di Sicurezza e farsi carico di una mozione d’intervento umanitario in Siria.
Chiediamo un controllo internazionale sulle carceri Siriane, in primis quella di Saydnaya oggetto dei barbari massacri. Chiediamo che le carceri siriane siano immediatamente poste sotto la tutela dei CASCHI BLU delle Nazioni Unite.
L’ONU ha diritto d’esistere soltanto se mantiene fede alla propria Carta dei valori, primo tra tutti salvaguardare i diritti universali degli individui, ovunque essi siano.
Non rendere l’Italia partecipe di questa ignominia.
Se sei d’accordo con noi, FIRMA IL NOSTRO APPELLO PERCHÉ L’ITALIA SI FACCIA PROMOTRICE DI UN IMMEDIATA TUTELA UMANITARIA DEI CASCHI BLU ONU NELLE CARCERI SIRIANE!
Questa petizione sarà consegnata a:
Presidente del Consiglio dei Ministri
Paolo Gentiloni
ONU
Governo Italiano

Fabrizio Cugia  Italy

firma la petizione

 

 

Annamaria… a dopo

CHIEDIAMO UN’AGGRAVANTE PER IL REATO DI FEMMINICIDIO

Firmo per tutte le donne vittime. Firmo perchè anche io sono stata vittima di aggressione fisica e verbale. Firmo perchè bisogna scappare  al primo schiaffo. . Non c’è amore che cambia un uomo violento, ma l’amore per noi stesse ci salva la vita.

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Dopo la drammatica morte di Sara Di Pietrantonio, uccisa e bruciata dall’ex, Davide chiede che venga introdotta l’aggravante per i femminicidi.

Chiediamo un’aggravante per il reato di femminicidio

Firma la petizione

Come per il reato di omicidio stradale, che è un’aggravante dell’omicidio colposo o come le aggravanti per l’omicidio a sfondo razziale, che è un omicidio di genere, chiediamo un’aggravante per il reato di Femminicidio, che è sempre un omicidio di genere e che ha numeri di una vera e propria strage, rientrando nei casi di allarme sociale.
L’aggravante per l’omicidio a sfondo razziale è un’aggravante per un delitto verso una persona, per via della sua appartenenza di razza. Allo stesso modo chiediamo un’aggravante per un omicidio causato ai danni di una persona, a causa della sua appartenenza di genere. In questo caso l’essere donna. Naturalmente non chiediamo l’aggravante per i casi in cui le donne vengano coinvolte incidentalmente, come appunto le vittime di incidenti stradali, le vittime di proiettili vaganti o simili, ma solo nei casi di chi uccide le donne in quanto tali, per gelosia, disprezzo oppure per entrambi.
La Nuovi Orizzonti sta lavorando alla stesura di un disegno di legge, da far presentare in parlamento e vogliamo raccogliere delle firme a supporto di questa nostra iniziativa, quindi vi chiediamo di firmare e condividere questa petizione. Grazie.

Davide Insinna – Change.org
Torino

 

Annamaria… a dopo

Fermare le telefonate promozionali anche per chi non è iscritto negli elenchi telefonici

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Quante volte anche tu hai ricevuto telefonate promozionali da numeri o società sconosciuti? Io tutti i santi giorni!
Anche se da parte mia c’è la consapevolezza che queste persone stanno lavorando e sicuramente anche sottopagate,ritengo che non sia accettabile essere disturbati al telefono a qualunque ora del giorno e a volte anche di sera.

Esiste un “registro delle opposizioni” che blocca le telefonate commerciali da chi attinge ai pubblici elenchi telefonici.
Ma i call center utilizzano anche altri elenchi, inoltre siamo di fronte al paradosso che, per proteggermi dalle telefonate moleste devo prima inserire il mio nominativo negli elenchi pubblici!
In pratica il “registro delle Opposizioni” è una bufala.
E’ ora di intervenire e consentire a tutti di bloccare ogni tipo di telefonata da elenchi di qualsiasi genere, comunque formati. Basta nascondersi dietro il dito di scuse burocratiche!
Se anche tu non ne puoi più per il continuo disturbo delle chiamate, spesso truffaldine, per offrire servizi non richiesti, firma questa petizione!

 

Firma la petizione

Annamaria…a dopo

CHIUDERE “PORTA A PORTA” DOPO AVER INVITATO IL FIGLIO DEL BOSS RIINA

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Con tentativi estremi Vespa tenta di contrastare il viale del tramonto. E noi siamo costretti a subire ( anche se cambiamo canale dobbiamo pagare il canone) interviste con esponenti mafiosi nell’ambito di una tv che si autodefinisce “servizio pubblico”  ma non lo è affatto. Non è servizio pubblico l’intervista a parenti di mafiosi, lo sarebbe con magistrati e poliziotti.

 

È inaccettabile che la Rai mandi in onda la puntata di “Porta a Porta” sulla presentazione del libro del figlio del Boss mafioso Totò Riina, Salvo.

Rosy Bindi, commissione Antimafia, ha detto: “si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia”.

Mentre il presidente del Senato Pietro Grasso twitta: “Non mi interessa se le mani di Riina accarezzavano i figli, sono le stesse macchiate di sangue innocente”.

Pier Luigi Bersani invece ha deciso di rinunciare ad essere ospite di ‘Porta a Porta’.

La Rai è pubblica, pagata con i nostri soldi! Non possiamo più sopportare questo tipo di trasmissioni, questa finta informazione giornalistica. Non è la prima volta (Vedi Casamonica).

Speriamo che qualcosa cambi, ma sul serio!

Salvatore Lo Presti- Grotte- Sicilia

Firma la petizione

 Annamaria… a dopo

 

GIUBILEO APERTO AI DISABILI !

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Anche quando l’anno non è santo esistono i disabili. Il Giubileo non è un evento esclusivo solo per chi sa camminare , TUTTI  hanno diritto di parteciparvi e di partecipare a qualsiasi evento e manifestazione.

Hanno tolto la supertassa ai proprietari degli yacht di lusso ma non si pensa ai disabili…
Stiamo diventando disumani?

Io ho firmato, firma anche tu!

Firma la petizione

LETTERA A
Commissario Straordinario Roma Capitale Francesco Paolo Tronca
Direzione dei Servizi tecnici del Vaticano

Lo scorso 8 dicembre si è aperto a San Pietro il Giubileo della Misericordia. Nei prossimi mesi milioni di pellegrini arriveranno a Roma, attraverseranno le sue strade e passeggeranno tra le sue piazze. E vorranno, soprattutto, visitare le sue chiese, patrimonio incredibile di questa città. Un piacere che però tante persone si vedranno negato. Parlo di chi ha una disabilità. Sì, perché gran parte dei cammini giubilari è quasi del tutto inaccessibile. E delle otto chiese che ne fanno parte, come ha denunciato l’Associazione Luca Coscioni, solo tre sono prive di barriere.

Oltre all’insufficienza di strutture alberghiere idonee e ai disagi di un trasporto pubblico spesso poco attrezzato, un pellegrino disabile a Roma è costretto a rinunciare alla visita di basiliche come San Giovanni in Laterano o di chiese come San Salvatore in Lauro.

Soltanto San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni Battista dei Fiorentini sono totalmente accessibili. Tutte le altre – Santo Spirito in Sassia, San Giovanni Battista dei Fiorentini, San Salvatore in Lauro, Santa Maria in Vallicella, San Giovanni e Santissima Trinità dei Pellegrini – hanno barriere architettoniche che impediscono l’accesso a chi è in carrozzella. Possibile organizzare un Giubileo dedicato alla misericordia, tagliando fuori così tanti cittadini?

Mi piacerebbe che questa fosse davvero una città per tutti. E che un evento come il Giubileo, prima di altri, non accettasse barriere o discriminazioni.

Per questo lancio un appello, una sfida: rendiamo queste chiese accessibili a tutti. E facciamolo entro la fine del Giubileo. Cominciamo da qui.

Petizione di Cesare Bocci- change.org-

Annamaria… a dopo

 

LA FIBRA CHE UCCIDE

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L’Italia è primo consumatore di amianto in Europa, secondo produttore dopo l’URSS. Chiedi trasparenza su dati, processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento per i 30 milioni di tonnellate di amianto.

Quel lavoro in banca Angelo Manzoni lo aveva desiderato per tanto tempo. Non lontano da casa, in uno dei luoghi più belli d’Italia, affacciato sul lungolago di Lecco.

Eppure è proprio lì che Angelo, tenore dilettante, ha respirato la polvere che lo ha fatto ammalare di mesotelioma, il tumore maligno che colpisce chi inala le micidiali fibre d’amianto. Senza saperlo è stato esposto per anni, nel suo quotidiano giro di ronda da custode tra la soffitta e i sotterranei della centralissima Banca Popolare di Lecco. A provarlo un’ispezione dell’Asl, intervenuta solo dieci anni dopo la chiusura della banca per la denuncia dei familiari: ha rivelato come l’amianto in matrice friabile fosse onnipresente in quei locali. Angelo non potrà leggerla perché è scomparso il 20 gennaio, ma questa petizione è dedicata a lui e alle decine di migliaia di italiani che, a loro insaputa, sono esposti alla fibra killer e pagano carissimo questa forzata ignoranza.

Secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ogni anno almeno 3000 italiani muoiono di mesotelioma pleurico e malattie asbesto-correlate, e più di mezzo milione di lavoratori dichiara di essere stato a contatto con la fibra.

L’amianto è ancora diffusissimo in tutto il territorio e il danno ambientale permane. Fino alla fine degli anni ’80 l’Italia è stata il secondo maggiore produttore europeo di amianto, il primo per l’amianto crisotilo, una delle forme più pericolose, nonché uno dei maggiori utilizzatori.

Il Ministero dell’ambiente, in collaborazione con Inail e Regioni, ha censito 38mila siti contaminati, di cui 35.521 ancora da bonificare. Mancano del tutto i dati della Calabria e quasi del tutto quelli siciliani, perché le due regioni si sono date un piano regionale amianto che ha permesso di avviare il censimento solo l’anno scorso.

C’è bisogno di trasparenza sui dati e sui processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento degli oltre 30 milioni di tonnellate di amianto nelle sue varie forme.

Firma la petizione Addio Amianto (#addioamianto) per sollecitare il premier Matteo Renzi e il Ministro Galletti ad adottare subito cinque misure concrete per migliorare la trasparenza sull’amianto entro la fine del 2015.

( Change.org)

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