QUANDO BERE ACQUA?

In questi giorni le temperature sono altissime ovunque. “Lucifero”, preceduto da “caronte” mi stanno davvero facendo odiare l’estate 2017.

Ed è a causa di questo caldo eccessivo che in questo periodo beviamo molto e mangiamo meno, perchè la sensazione di sete aumenta rispetto alla fame.

Pero’ non è cosi per tutti : anziani e bambini la sete la sentono meno e sono molte le persone che durante l’anno non bevono a sufficienza e che quindi, anche in estate, non si preoccupano di bere acqua per idratarsi.

Un errore, perché basta che la colonnina di mercurio salga di pochi gradi (da 24 a 31°C) per far raddoppiare la quantità d’acqua che perdiamo con il sudore e la traspirazione.

Ogni giorno dovremmo bere acqua in abbondanza e in estate ancora di più perché l’acqua è un elemento essenziale per il nostro organismo. Idratarsi è fondamentale per la salute e per il benessere. Ecco qualche consiglio quando bere acqua.

Quando bere acqua?
per esempio ci sono persone che non vogliono bere prima di andare a letto per non essere costretti ad alzarsi la notte per andare in bagno.

Non lo sapevo. Interessante…..

Ho chiesto al cardiologo perche ‘la gente deve fare pipi’ di notte.
La sua risposta è:
Quando siete in piedi o seduti, la forza di gravità trattiene l’acqua nella parte inferiore del vostro corpo.
Ecco perche ‘ le gambe possono gonfiare.
Quando sei a letto, la parte inferiore del tuo corpo sta cercando un equilibrio con i reni.
Quindi i reni eliminano l’acqua insieme con i rifiuti, perche ‘ in quel momento e ‘ piu ‘ facile.
L’ acqua è essenziale per eliminare i rifiuti dal vostro corpo.

Ho chiesto al cardiologo quale momento migliore per bere acqua.
Mi ha risposto: bere acqua in momenti ben definiti aumenta l’efficienza del nostro organismo.
2 bicchieri d’acqua subito dopo la sveglia attiva gli organi interni.
1 bicchiere d’acqua 30 minuti prima di ogni pasto migliora la digestione.
1 bicchiere d’acqua prima di fare il bagno (o doccia) diminuisce la pressione sanguigna.
1 bicchiere d’acqua prima di andare a letto, evita un ictus o un infarto.
Bere acqua prima di andare a letto, evita di avere i crampi alle gambe durante la notte.
I vostri muscoli delle gambe, quando ci sono i crampi, sono soprattutto in cerca di acqua e umidità .

Annamaria &Maria… a dopo

UN RIMEDIO CONTRO LE ZANZARE: LE GALLINE!

Leggendo questo articolo dovremmo correre a prenderci subito una gallina …


Secondo una ricerca scientifica, condotta da un’università svedese, uno dei metodi più efficaci per tenere le zanzare a debita distanza sarebbe l’odore di gallina. E se oggi i fastidiosi insetti dimostrano di aver sviluppato capacità di resistenza a medicinali e repellenti di ogni genere, pare che l’odore di gallina sia ancora piuttosto efficace contro di loro.

Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio, il motivo per cui le zanzare detesterebbero l’odore di gallina e fuggirebbero al suo cospetto sarebbe legato alle sostanze contenute nell’odore stesso, vere e propri repellenti per questo tipo di insetti. Nessun altro odore sarebbe stato in grado di far ottenere un risultato simile a quello delle galline, almeno in base ai test effettuati fino a questo momento.

Sempre secondo gli esperimenti condotti dai ricercatori, pare che i soggetti che aveva addosso abiti saturi degli odori delle galline o che si trovavano in ambienti ricchi di quegli odori non siano stati punti dalle zanzare. Risultati simili si sarebbero ottenuti anche mettendo una gallina all’interno di un’abitazione: l’odore sarebbe stato in grado di tenere le zanzare a debita distanza. Grazie a questo metodo sarebbe dunque possibile limitare del tutto – se non addirittura eliminare – il fastidioso problema delle punture che possono scatenare gonfiori e prurito.

Se l’ipotesi dovesse essere ulteriormente confermata, una ricerca del genere potrebbe aiutare a scongiurare il rischio di malaria nei Paesi in cui tale malattia ha ancora un’incidenza molto alta, qualora possa avere applicazioni pratiche. Il che non sarebbe male visto che in altri Paesi è ancora presente l’allarme per il virus Zika, altra patologia veicolata dalle zanzare.

Annamaria… a dopo

RIFLESSIONE…

Lascia che le cose vadano come devono andare
non rincorrere chi se ne vuole andare,
non è giusto,
chi resta deve restare con convinzione.
Non avere paura di perdere quel che non riesci a trattenere
perché quello che trattieni non è mai tuo veramente
e non devi stare dietro a persone che vogliono andare avanti senza te
e non avere paura che la vita non ti darà quello che vuoi
perché ciò che vuoi non è sempre quello che ti serve
anzi, quasi mai
perché quello che vuoi non è sempre il tuo destino
ma tu non correre dietro a niente
smetti di aspettare la svolta
smetti di dannarti perché non ottieni quello che chiedi
smetti di chiedere
smetti di disperarti
smetti di aspettarti sempre quello che daresti
smetti di vedere solo quello che non va trascurando tutto il buono
smetti di avere paura:
vivi.

Annamaria… a dopo

 

COME SI SENTE UN MALATO DI ALZHEIMER?

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Riduttivo… Troppo riduttivo … Fosse solo questo sarebbe anche fin troppo facile , non so chi sei tu… Ma quando poi non so chi sono io? O dove mi trovo?

E non so chi chiamare perché non so dov’è casa mia e chi devo chiamare ?

E se un giorno trovo in casa una persona che dice di essere mia moglie ma io non l’ho dimenticata…, o meglio non rispondo dicendo ” ah sì sei mia moglie ? Ok!” No….io sono convinto che lei mi abbia imbrogliato e disperatamente cerco il certificato di matrimonio per dimostrare che non sono pazzo… Lei non è mia moglie , o forse sì?


Quando ad un certo punto mi torna la lucidità e realizzo che sono malato di quella malattia che si è portata via i miei antenati e decido che è meglio se mi butto in mezzo alla strada …e i miei cari me lo impediscono
… I miei cari? No ….chi sono questi? Boh …
Quando il mio corpo non risponde più e non parlo non mi muovo e non dico una parola da mesi ormai… Do solo baci , a chi li do? Boh…

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Quest’uomo mi ha fatto davvero conoscere la sensazione che si prova sapendo di essere il centro dell’universo di qualcuno , ed è una sensazione meravigliosa . È pensando a te che mi ricordo quanto valgo e quanto io sia importante . Io sono stata davvero fortunata ad averti nonno❤️  Mi Piace immaginarvi così adesso, con Laika …. ❤️

 


Quando guardo una persona ,dopo una tac che mostra un grande vuoto nella mia testa ,ma io la guardo e dico ” Viviana “….. E poi di nuovo il nulla .


Ma che ne sappiamo noi di cosa provano? Non è questo quello che provano , questo lo proviamo noi quando non ci ricordiamo chi cavolo è tizio o caio.
E capita a tutti.


Quello che sentono i malati di questa malattia di “merda” lo sanno solo loro…. Ed è molto molto peggio di questo.

 

Viviana

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Viviana & Annamaria

KO IL MAL DI PRIMAVERA

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Siamo nella settimana di Pasqua che ci condurrà alla “Domenica di Resurrezione”, che quest’anno coincide con il ritorno dell’ora legale. Se già iniziate ad avvertire i primi sintomi del “male di primavera” proviamo , insieme alla mia amica Annamaria2, a darvi dei consigli utili per affrontare al meglio la nuova stagione.

 

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SONNOLENZA: ECCO COME VINCERLA

Avvertite una certa sonnolenza, vi sentite deboli e più stanchi del solito? Non allarmatevi, siete affetti dalla tipica sindrome primaverile! Per vincere l’astenia che vi procura, bisogna rispettare una certa alimentazione che aiuti a recuperare le forze più in fretta, ripristinando l’equilibrio minerale, poi praticare un po’ di moto ogni giorno in modo da accelerare il metabolismo, incrementare il livello di energia e produrre endorfine.


Con il cambio di stagione l’astenia (dal greco “stenos” ovvero mancanza di forze) colpisce molte persone. Ma perché?

La luce rappresenta l’elemento meteorologico che maggiormente influenza la nostra vita, agendo direttamente sull’organismo, il nostro orologio biologico è infatti influenzato dalla luce solare attraverso un ormone, la melatonina, che regola il ciclo sonno-veglia, indicando al nostro corpo la fase del riposo. La luce, inibendo la produzione di melatonina, induce ad un miglioramento dell’attività funzionale di tutto l’organismo e ciò comporta un maggior consumo di energia, che si traduce in un calo di forze. Inoltre, uscendo da una fase di “letargo”, che è quella invernale, questo stimolo improvviso può trovare il nostro corpo impreparato. Se durante la stagione invernale si tende a considerare conclusa una giornata intorno alle 18-19, con l’arrivo della prmnavera e dell’ora legale si posticipano le attività anche di un paio d’ore. Il problema è che in questo modo duriamo di meno, e durante il giorno avvertiamo quella irresistibile sonnolenza, che spesso non possiamo assecondare.

Tutte le vitamine hanno un ruolo importante per la salute nel nostro organismo, ma alcune in particolare non devono mancare.

Le vitamine del gruppo B non solo migliorano l’assimilazione di carboidrati e proteine, ma partecipano attivamente ai processi metabolici. Gli alimenti che le contengono sono legumi, ortaggi, lievito, latte ed albume d’uovo, carne di manzo, maiale, ecc. Poi c’è la vitamina C che da un lato contribuisce un corretto funzionamento del sistema immunitario e, dall’altro, a depurare l’organismo grazie al suo potere antiossidante. Gli alimenti che la contengono sono kiwi, agrumi, verdure a foglie verdi, peperoni e pomodori. Infine la vitamina A che è un atnossidante e la sua funzione principale è legata alla vista, ma contrasta efficacemente anche i processi d’invecchiamento.


Mangiate abbondante quantità di verdure, consumate il pesce almeno quattro volte la settimana e la frutta tutti i giorni, meglio se lontano dai pasti.

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Dagli esperti dell’Osservatorio FederSalus arrivano anche dieci regole per superare indenni gli attacchi del mal di primavera.

1) Dedicare più tempo e attenzioni a se stessi, fondamentale per il benessere psicofisico.
2) Fare almeno 30 minuti di leggera attività fisica al giorno, senza fretta di tornare in forma: esagerare è altrettanto negativo quanto non fare nulla.
3) Attenzione ai segnali che arrivano dal proprio corpo sotto forma di malesseri che si ripresentano, stanchezza ingiustificata, continuo cattivo umore, disturbi alimentari.
4) Attenzione anche a non sottovalutare l’esigenza di sonno e riposo dell’organismo. È fondamentale dedicare il giusto spazio alle ore di sonno (senza però esagerare).
5) Utili gli integratori alimentari per integrare eventuali carenze dovute a un’alimentazione poco ricca o squilibrata. Indicati vitamine e sali minerali, anche per reidratare in caso di sbalzi di temperatura. Ginseng e pappa reale come energizzanti. Ginkgo biloba per la circolazione e per favorire la concentrazione.
6) Alternare il lavoro o lo studio a momenti di pausa e relax.
7) L’organizzazione della giornata deve includere i pasti principali e il riposo.
8) Prediligere la mattina per le attività che richiedono maggiore concentrazione, perché si è più ricettivi.
9) No alle “follie” alimentari: guai a saltare i pasti, ma nemmeno via libera a grandi abbuffate.
Meglio alternare pasti leggeri, ma frequenti e ricchi di proteine e vitamine.
10) Attenzione gli sbalzi di temperatura e alla scelta dei vestiti. L’arrivo della bella stagione non deve ingannare, colpi di freddo e malesseri invernali sono ancora in agguato e trovano terreno fertile negli organismi debilitati.

Fonte: Staibene.it

Annamaria2 & Annamaria

 

SI PUO’ CAMBIARE IL PROPRIO CARATTERE?

Cambiare si può. Parola di coach professionista e formatore Mario Alberto Catarozzo

Imparare-a-scegliere
Dice un detto popolare siciliano: Chi nasce tunnu nun po’ murì quadro.
Si sa che i detti popolari sono fonte di saggezza e difficilmente sbagliano.
Ma, in questo caso, qualche dubbio ci può stare.

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Siamo proprio sicuri che siamo destinati ad essere come siamo… dalla nascita?
Sicuramente ciascuno di noi ha una sua indole e un suo carattere, ma è altrettanto vero che, se siamo determinati, possiamo introdurre nella nostra vita qualunque tipo di cambiamento.
Come sempre, si tratta di volontà, costanza e strategia.

Indole, carattere, cultura
Ciascuno di noi, come abbiamo detto, nasce con alcuni tratti somatici, anche caratteriali, questo è indubbio. Ma non siamo predestinati.
Immaginiamo di vivere parallelamente due vite dalla nascita: la nostra attuale e un’altra ipotetica in cui, per esempio, siamo cresciuti in India e poi sIamo stati adottati.
Pensateci: ci sarebbero due persone molto diverse, anche se geneticamente uguali.

Sarebbe bello fare un esperimento, come nel famoso film Sliding doors con Gwyneth Paltrow (un po’ vecchio, lo ammetto, ma non ti stanchi mai di rivederlo), per vedere dove gli eventi ci potrebbero condurre.

Che cosa, allora potrebbe fare la differenza? La cultura, questa è la chiave di chi diventiamo. Per cultura intendiamo quella familiare, sociale, ambientale, del periodo storico in cui viviamo.
Allora chi siamo?
Siamo la somma (e un po’ di più) di tutti i modelli, l’educazione, le abitudini che abbiamo acquisito nel tempo.

Una bella notizia c’è tuttavia all’orizzonte per ciascuno di noi: così come abbiamo imparato ad essere quello che siamo, possiamo decidere di diventare quello che desideriamo essere. Noi siamo come ci hanno insegnato ad essere. Sin da piccoli abbiamo avuto qualcuno che ci ha definito: tu sei sensibile, tu sei irruento, tu sei irragionevole, tu non sei portato per la matematica, tu non sei bravo negli sport etc. Queste cose sono pian piano entrate a far parte dei nostri «file di sistema», spesso perché provenivano da persone che aveva su di noi molto ascendente: genitori e insegnanti in primis.

Dopo un po’ abbiamo cominciato a crederci, siamo diventati quello che ci hanno definito. Passato il periodo dell’adolescenza poi, le convinzioni di chi siamo, di come siamo fatti sono diventate granitiche. E non toccheremmo queste convinzioni, a meno che non intervenga una sana crisi esistenziale che ci costringe a rimettere mano ai file di sistema.

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Su cosa lavoriamo?
Partendo da queste convinzioni la maggior parte di noi non si pone neppure più la domanda di chi sia e di chi potrebbe essere; così, invece di cercare di lavorare su di sé per migliorarsi, per divenire chi vorrebbe essere e come vorrebbe essere, lavora solo sull’esterno. Quindi sceglie amicizie, lavori, stili di vita che si adattano al chi pensa di essere. L’importante è cercare di «far tornare i conti» con se stessi, sopravvivere al meglio.

Da dove partire per cambiare?
Vediamo invece cosa possiamo fare in concreto per introdurre cambiamenti salutari nella nostra vita. Innanzitutto partiamo da un’altra convinzione potenziante, questa volta: il cambiamento è pienamente nella nostra portata, basta volerlo, volerlo davvero. Molte persone in realtà non vogliono davvero cambiare, vogliono lamentarsi e trovare alibi e scuse per non cambiare, perché cambiare spesso è fatica, è paura, è incertezza del nuovo.
Per introdurre un cambiamento, bisogna partire dall’avere chiarezza sul cosa ci piace, come vogliamo diventare. Avere un obiettivo, dunque, è il punto di partenza e di arrivo del nostro percorso di cambiamento.

Comportiamoci come se domani fosse oggi
Cominciamo dunque a comportarci sin da subito come se fossimo già come vogliamo essere. Un errore è procrastinare pensando che “quando sarò…”, “quando avrò…”, “quando saprò…”. Ad esempio, se il nostro obiettivo è diventare più calmo e riflessivo nell’affrontare le situazioni, cosa dovremmo fare? Innanzitutto, devo cercare di specificare nel modo più dettagliato e vivido possibile questa visione: come sarò, come sarà la mia espressione del viso, come sarà il mio respiro, cosa penserò, come mi relazionerò. Dedicato il giusto tempo a creare questa visione, a dettagliarla e a viverla emotivamente ora, come se fosse presente, ecco che posso cominciare a comportarmi come se il futuro fosse già presente.
Fallo e basta, senza scuse e tentennamenti!

Come mi comporto dipende da come penso
Teniamo sempre presente che come mi comporto dipende da come penso, quindi va allenato prima di tutto il pensiero, perché nuovi schemi neuronali si formino e si rinforzino. Ricordiamoci che la ripetizione è la mamma di tutte le abilità. Non basta fare una volta, bisogna continuare a fare fatica? Un po’, ma ne vale la pena, c’è di mezzo la nostra vita.

Con calma e con costanza
Costanza e pazienza sono due doti necessarie nel cambiamento. Il cambiamento è sempre in discesa quanto a difficoltà; il momento più difficile è cominciare, rompere schemi consolidati; una volta fatto si tratta di continuare finché quella diventa la nuova abitudine di pensiero e di comportamento che sostituirà a precedente. È così che un’abitudine funzionale sostituisce cattive abitudini disfunzionali.

Un passo alla volta
Molti di noi peccano del «tutto e subito». Vorrebbero cambiare tante cose e tutte insieme. Mettono un sacco di carne al fuoco e così facendo si disperdono in mille rivoli. Alla fine si demotivano e lasciano tutto com’è. La frustrazione è dietro l’angolo. La ragione non è che cambiare sia così difficile (in alcuni casi lo sarà pure), ma è difficile (o addirittura impossibile) senza una strategia, un metodo e una meta. I cinesi dicono che “ciascuno parte da dov’è”. Ecco, questa è una buona perla di saggezza: prendiamo atto del nostro punto di partenza e con calma, decisione, costanza e come stella polare il nostro obiettivo, procediamo.

Annamaria… a dopo

LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA




Aforismi terapeutici


 CHE MI VENGA CONCESSA LA SERENITA’ DI ACCETTARE LE COSE CHE NON POSSO CAMBIARE, IL CORAGGIO DI CAMBIARE QUELLE CHE POSSO CAMBIARE,
E LA SAGGEZZA DI DISTINGUERE TRA LE DUE.



L’autostima si costruisce non si eredita

 L’assertività è una caratteristica del comportamento umano che permette alle persone di esprimersi liberamente senza offendere ne aggredire gli altri, rispettando la propria e altrui modalità di pensiero e comunicazione. Chi la usa si ispira alla volontà di essere trattato con rispetto, di esprimere sé stesso e di essere libero di credere nei propri valori. Ognuno infatti gode di uno spazio personale che gli altri devono rispettare anche attraverso uno stile comunicativo che rappresenti una via di mezzo tra uno stile passivo e uno aggressivo.





Caratteristiche del tipo passivo



Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri che non se stesso, è facilmente influenzabile e subisce le situazioni senza opporsi. È un soggetto che ha un’elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo obiettivo è ottenere il consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Nel breve termine questo tipo di atteggiamento è utile per ridurre l’ansia, ma finisce col limitare notevolmente la capacità dì azione della persona. Alla base di questo atteggiamento vi sono spesso sensi di colpa associati ad una forte componente ansiosa.

 

Caratteristiche del tipo aggressivo


Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri, è concentrato sui propri desideri senza badare a coloro che gli sono intorno. Per fare questo utilizza qualsiasi mezzo a propria disposizione, anche distruttivo e violento. La tendenza è quella di dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono ancora delle componenti d’ansia accompagnate però da rabbia e ostilità. C’è anche un disprezzo degli altri e un mancato riconoscimento della dignità altrui.

 

Chi è assertivo è flessibile, ha una buona competenza sociale e autostima, si concentra su di se piuttosto che sugli altri; è capace di assumersi le proprie responsabilità, chiedere scusa, ammettere i propri errori riuscendo ad essere autocritico, autoironico e si concede di cambiare opinione se lo ritiene opportuno. Riesce ad esplicitare il suo punto di vista e accetta quello altrui senza giudicare. So che può sembrare una situazione tanto ideale quanto irreale perché difficile da raggiungere, però per imparare ad essere assertivi si può iniziare a seguire delle indicazioni molto efficaci quando si comunica.


E’ importante usare parole che esprimono fiducia in se stessi e negli altri, evitare di imporsi e di giudicare, ricercare il contatto visivo con l’interlocutore, prestare attenzione alle espressioni del volto, al tono, al volume, all’inflessione della voce, ai gesti e al linguaggio del corpo dell’altro e del proprio. Ad esempio, è utile orientare la postura del corpo verso la persona a cui ci rivolgiamo dicendo NO senza sentirsi in colpa.


Come già detto, non tutte le persone sono assertive, ma con una buona preparazione possono diventarlo o quanto meno avvicinarsi ad esserlo, migliorando la propria qualità di vita e riducendo le frustrazioni. 


Ma vediamo quali sono questi diritti assertivi. Innanzitutto il più importante:


DIRE NO ALLE RICHIESTE ALTRUI SENZA SENTIRSI IN COLPA


Di seguito


– il diritto di fare qualsiasi cosa, purchè non danneggi nessun altro.

 -il diritto di mantenere la propria dignità agendo in modo assertivo, anche se ciò urta qualcun altro, a condizione che il movente sia assertivo e non aggressivo.

– il diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro l’identico diritto di rifiutare.

 -il diritto ridiscutere il problema con la persona interessata, e di giungere a un chiarimento.

– il diritto ad attuare i propri diritti ed al rispetto altrui dei propri diritti.

-il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri.

-il diritto a che le proprie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre persone.

-il diritto ad avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone.

-il diritto a provare determinati stati d’animo ed a manifestarli in modo assertivo se si decide di farlo.

-il diritto di commettere degli errori, in buona fede.

il diritto di decidere di sollevare una determinata questione o, viceversa, di non sollevarla.

-il diritto di essere realmente se stessi, anche se questo significa a volte contravvenire a delle aspettative esterne.

-il diritto di chiedere aiuto.


Essere assertivi non è facile, costa sacrificio ed esercizio costante al fine di ottenere risultati soddisfacenti. Importante è, comunque, iniziare a praticarli, se non tutti insieme, anche uno alla volta. Come si è riusciti superarne uno, passare a quello successivo. Come recita un aforisma zen “un cammino è fatto di mille passi”. Incominciamo, un passo alla volta, a fare il cammino verso l’assertività.

 



Fonte- Il tuo Psicologo


Se volete approfondire l’argomento ,suggerisco questo link 


http://media.xenia.it/pdf_incipit/xenia/manuale-di-comunicazione-assertiva-409.pdf

Annamaria… a dopo

METEREOPATIA PER 1 ITALIANO SU 4 , MA L’80% E’ DONNA

L’arrivo della primavera  che secondo gli esperti sarà caratterizzata da repentine variazioni atmosferiche, è responsabile non solo di raffreddori e malanni vari ma anche del “mal di meteo” che affligge circa 1 italiano su 4 (20-25%), con ripercussioni su umore, sonno e rendimento lavorativo. Un malessere che, sembra, abbia avuto precedenti tra personaggi illustri come Mozart e Napoleone.

Metereopatia

I capricci del clima dunque, avvertono gli esperti, si ripercuotono anche sull’organismo ed è un fenomeno che non va sottovalutato. Tecnicamente si definisce “disturbo affettivo stagionale” o “meteoropatia” ed indica un insieme di disturbi fisici e psichici di tipo neurovegetativo che si verificano in alcune persone al mutare degli agenti atmosferici e delle condizioni meteo .

“Secondo varie statistiche – afferma lo psichiatra Antonio Picano dell’Ospedale S.Camillo di Roma – soffre di meteoropatia circa il 25% degli italiani e di questi circa un quarto, ovvero il 5-6%, presenta disturbi più gravi: dall’alterazione del ritmo del sonno, alla variazione del peso e dell’umore, al calo del rendimento lavorativo”.

I più colpiti, spiega l’esperto, “sono innanzitutto bambini e giovani, nella fascia di età 10-30 anni, e nell’80% dei casi tale disturbo riguarda le donne”. Le variazioni meteo e la stagione fredda, inoltre, sono anche collegati ad un aumento del fenomeno della depressione: “C’è un andamento stagionale tipico della depressione – rileva Picano – ed i mesi di gennaio-febbraio sono quelli che fanno registrare il picco di episodi depressivi e suicidi”.

Ma quali sono le cause del mal di meteo?“Molto dipende dalla ridotta esposizione alla luce solare e da un conseguente ‘sfasamento’ a livello ormonale”, spiega lo psichiatra. In realtà, dunque, dietro alle emozioni fortemente mutevoli e influenzate dal clima del meteoropatico si nasconde un processo ben più complesso.

L’imputato numero uno della ipersensibilitàverso le condizioni del tempo pare che sia l’Acth, un ormone prodotto dall’ipofisi, una ghiandola localizzata alla base del cranio, responsabile di aumentare ansia e nervosismo; una condizione, questa, che si verifica soprattutto con condizioni meteo avverse.

Ma l’apatia causata dal brutto tempo si deve anche ad un altro fattore: in queste condizioni l’organismo produce infatti anche un minor numero di endorfine (sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di proprietà analgesiche) con un notevole abbassamento della soglia del dolore, e tutte le conseguenze che questo comporta (malumore, nervosismo, facile irritabilità, tristezza).

E che dire poi del detto “se oggi ho male alle ossa domani pioverà”? In realtà, l’aumento dell’umidità atmosferica, secondo i ricercatori, determina un cambiamento della viscosità del liquido sinoviale, ovvero il lubrificante delle giunture ossee. Così le articolazioni si gonfiano e si avverte dolore.

Ma come rimediare alla meteoropatia? Fra le soluzioni, secondo gli esperti, c’è quello della “ginnastica vascolare idrica”, in pratica bagni caldi e freddi a ripetizione, da fare in piscina, con l’idromassaggio, ma anche sotto la doccia, capaci di agire sulle alterazioni della temperatura corporea. Ma il consiglio, avverte Picano, è anche di cercare di stabilizzare il ritmo del sonno con uno stile di vita regolare e facendo limitatissimo uso di alcol e sostanze eccitanti. E pure l’attività fisica aiuta, essendo un potente antidepressivo. Quanto ai rimedi farmacologici, “ricorrervi solo su consiglio del medico”, avverte lo psichiatra.

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In passato  ho sofferto anche io  di questo disturbo associato “all’agorafobia”, di cui vi parlerò in seguito e posso garantirvi che ne sono venuta fuori completamente, grazie all’aiuto di qualche farmaco e alla mia forza di volontà.

ANNAMARIA… a dopo

ALLERGIE STAGIONALI

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La primavera è arrivata , anche se l’inverno ruggisce ancora . Ricordiamoci comunque ,in tempo, dei consigli e suggerimenti degli esperti a proposito di allergie primaverili. Un problema fastidioso che, purtroppo,  si presenta ogni anno con l’arrivo della bella stagione.

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Allergie da polline:
7 consigli per difendersi

Pollini, muffe, polveri, peli di animali, ma anche alimenti, medicinali, prodotti chimici e cosmetici. A un soggetto allergico basta toccare, inghiottire o inalare la sostanza a cui è allergico, definita con il termine di “allergene“, per cominciare astarnutire, lacrimare e respirare affannosamente. Ma se le sostanze in grado di provocare reazioni allergiche raggiungono diverse centinaia, le cure per combatterle sembrano ancora scarse e perfettibili. Dal Long Island College Hospital arrivano sette consigli pratici per attenuare la gravità delle manifestazioni allergiche dovute al polline (per maggiori informazioni www.ilpolline.it, sito dell`Associazione Italiana di Aerobiologia).  Pier Paolo Dall’Aglio, Direttore dell`Unità operativa “Clinica e Immunologia medica” dell`Università di Parma., ci da alcuni consigli

1. Polline. “I pollini sono gli elementi maschili della fecondazione vegetale che ogni specie emette nell’aria secondo un proprio bioritmo in alcuni mesi dell`anno, in maggiore concentrazione nel periodo primaverile estivo”, spiega l`esperto. Se si è allergici al polline, “il consiglio è di evitare di uscire all’aperto per passeggiate o jogging nelle ore centrali, e più calde, della giornata, durante le quali laconcentrazione dei granelli pollinici è moltoelevata“. È importante inoltre sapere che i pollini raggiungono concentrazioni atmosferiche maggiori nelle giornate calde e ventose: si può quindi decidere per una passeggiata con maggiore tranquillità nei giorni estivi e primaverili più freddi, perché in quelle giornate la concentrazione del polline è più bassa. Attenzione però ai temporali: quando piove, infatti, la concentrazione delle molecole allergeniche può improvvisamente – anche se, in apparenza, paradossalmente – aumentare.

2. Vacanze. Nei periodi di picco massimo delle allergie stagionali è consigliabile prendersi una vacanza e “cambiare aria“. Per evitare congiuntiviti, asma e starnuti, sono consigliate le zone di mare, “data la ridotta concentrazione dei pollini di graminacee in quelle aree”, continua l`esperto.

3. Dieta. Il pesce e gli altri alimenti ad alto contenuto di antiossidanti e omega 3 possono aiutare, secondo alcuni esperti, ad alleviare i disturbi respiratori provocati dagli allergeni.

4. Igiene. Doccia e shampoo ogni sera prima di andare a letto possono essere utili per allontanare i pollini dall`organismo e contribuire a ridurre i sintomi allergici nel corso della notte. “Particolarmente importante è il lavaggio delle cavità nasali, che funzionano da filtro e trattengono i pollini, con appositi spray o docce micronizzate”.

5. Occhi. Detergere palpebre, ciglia e sopracciglia può essere di aiuto per eliminare allergeni e sostanze inquinanti che si accumulano nelle zone oculari e perioculari nel corso della giornata.

6. Aria condizionata. Per evitare che i pollini entrino, attraverso le finestre e le porte, nelle stanze in cui viviamo, “il consiglio è di tenerle il più possibile chiuse durante la giornata, ricambiando l’aria al mattino presto o alla sera tardi, quando la concentrazione pollinica è più bassa”, spiega l`esperto. È buona norma, inoltre, utilizzare climatizzatori con appositi filtri in grado di trattenere e impedire l’ingresso dei pollini. “I filtri – precisa l`esperto – devono essere cambiati frequentemente durante la stagione pollinica, secondo le istruzioni della ditta produttrice”.

7. Reazioni allergiche incrociate. Frutta e vegetali possono contenere gli stessi allergeni presenti nei pollini: “Nella mela e nel polline di betulla, ad esempio, sono presenti molecole analoghe per cui un morso alla mela può causare, negli allergici ai pollini di betulla, una `sindrome orale` con arrossamento e gonfiore di labbra, bocca e gola, e un grave senso di soffocamento“. E se Biancaneve, pallida principessa scandinava, fosse stata allergica alla betulla? Nei periodi dell`anno nei quali i pollini delle diverse specie raggiungono le concentrazioni più elevate è dunque opportuno anche controllare le cross-reattività – cioè le reattività incrociate – esistenti fra pollini e frutta o verdura, “in quanto alcuni alimenti potrebbero causare o potenziare le reazioni allergiche”. Al “pieno” di congiuntivite, starnuti e asma, la reazione incrociata potrebbe quindi aggiungere arrossamento alla bocca, fastidioso prurito alla gola, gonfiore e senso di soffocamento. Meglio evitare. 

Occhio alla frutta

«cugina» del polline

Il segreto per una dieta corretta ed equilibrata? Mangiare tanta frutta e verdura. Ma per chi soffre di allergie stagionali questa potrebbe non rappresentare la soluzione ideale. Le sostanze di cui sono composti alcuni alimenti naturali, infatti, possono dare vita a reazioni allergiche incrociate con i pollini. Un terzo degli allergici stagionali affermano infatti di soffrire anche di sindrome allergica orale, provando fastidiosi pruriti e bruciori alla gola soprattutto dopo aver mangiato frutta e verdura.

Il polline nella frutta? 

– Frutta e ortaggi contengono al loro interno proteine aventi una struttura simile alle sostanze che compongono i piccoli microgranuli che infestano l’aria primaverile. E così come nel corso di un attacco allergico provocato dall’ inalazione dei pollini il nostro sistema immunitario va in sovrapproduzione di istamine, serotonine, chinine e altre sostanze simili, dopo aver mangiato frutta e ortaggi “contagiati” potrebbe addirittura provocare reazioni allergiche pari alle conseguenze di una effettiva assunzione dei pollini per via orale.

Bruciori e gonfiori – E i sintomi di una reazione allergica incrociata possono essere fastidiosi – formicolio e gonfiore delle labbra, prurito della bocca, bruciore della gola – fino ad arrivare alle irritazioni del naso e dei bronchi e, nelle reazioni allergiche più pericolose, si può avere anche la chiusura delle vie respiratorie. Fortunatamente non tutti i soggetti allergici sono sensibili agli alimenti contenenti le proteine simili ai pollini, spiegano gli esperti. Nella maggior parte dei casi, infatti, le persone reagiscono ad appena uno o due alimenti. A differenza delle reazioni allergiche che colpiscono naso e occhi, limitate generalmente ai pollini presenti tra marzo e settembre, spiegano gli esperti, le reazioni agli alimenti possono verificarsi in qualsiasi periodo dell’anno.

Frutti “parenti” del polline – È bene conoscere, quindi, gli alimenti “parenti” del polline cui fare attenzione. Per chi è allergico al polline dell’erba è consigliabile stare alla larga da banane, semi di girasole, zucchine, cetrioli, ma anche pesche, sedano, meloni, pomodori e arance. Gli allergici al polline delle betulle, invece, devono fare attenzione a diversi frutti e ortaggi, come le patate, le noci, le mele, ma anche le pere e le ciliegie.

Magra consolazione – Sbucciare la frutta prima di mangiarla, avvertono gli esperti, non è sufficiente a evitare pruriti e bruciori. Le proteine simili al polline, infatti, non sono concentrate unicamente nella zona in prossimità della buccia. Ma se proprio non si vuole rinunciare al proprio ortaggio o frutto preferito, mangiarlo dopo averlo ben cotto potrebbe essere la soluzione ideale per tenere lontane le reazioni allergiche. La frutta o la verdura cotta, spiegano gli esperti, presenta infatti una struttura molecolare completamente differente da quella iniziale.

By medicina24

Annamaria… a dopo

PAESE CHE VAI…PISELLO CHE TROVI.

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In aumento le richieste di correzione dei genitali 

Non sono piu’ solo le ragazze a essere condizionate dalle maggiorate, ora i ragazzi chiedono al chirurgo di ‘correggere’ i loro genitali.Ma e’ disturbo psichico, da esperti progetto educazione a scuola.


La pornografia su internet provoca un nuovo disturbo psicologico: la dismorfofobia. I giovani reputano i propri genitali inadeguati perche’ si confrontano con modelli oversize.

E’ quanto e’ emerso durante la presentazione del Convegno nazionale della Societa’ italiana di urologia. Gli esperti auspicano una corretta educazione, a partire dalla scuola.

Sotto è possibile vedere la tabella con i valori statistici relativi alle normali dimensioni del pene e della sua circonferenza.

Ed ora vi propongo la classifica per paesi stilata da un sito che mette gli italiani…udite udite, pardon,… leggete leggete… al secondo posto per lunghezza del pene, mentre finiscono in fondo alla classifica i brasiliani, cubani, egiziani e sudafricani.


E’ uno di quei giorni in cui qualcuno decide di diffondere una classifica di quelle su cui è divertente perdere tempo, curiose da commentare con gli amici, utili, insomma, per intrattenerci per un po’.
Nello specifico si tratta della classifica su quali popoli possano vantare i peni più lunghi, informazioni che, se ritenute abbastanza credibili, potrebbero per alcuni diventare un criterio di scelta su dove passare il prossimo ponte di festività.
Secondo il sito ManHunt a detenere il record della lunghezza sarebbero i danesi con un pene medio di 19,2 cm. Seguono, appunto, gli italiani con una lunghezza media pari a 19 cm a pari merito con gli svedesi. Poi è il turno degli australiani e degli olandesi, che si attestano entrambi sui 18,8.
Prima di scatenarvi nelle conferme e nelle smentite in base alla vostra esperienza personale, vale la pena di incrociare questi dati con quelli di un’altra classifica stilata sempre da ManHunt, quella dei paesi con maggiore presenza di attivi e passivi. Indovinate un po’? La Danimarca sarebbe, in assoluto, la nazione con più passivi, seguita nell’ordine da Taiwan, Malesia, Russia, Indonesia, Cina e Germania.

Il maggior numero di attivi, invece, sarebbero in Costa Rica e, a seguire, in Venezuela, a Cuba, Panama, Repubblica Dominicana, Colombia e Portogallo. I commenti li lascio a voi, naturalmente, e nel frattempo vediamo come continua la classifica della lunghezza del pene.

Al sesto posto troviamo i belgi, con 18,75 cm seguiti dagli inglesi con qualche millimetro in meno e dagli svizzeri a pari merito con gli statunitensi e greci con 18,71 cm. Bisogna scendere ancora più giù per trovare i popoli che nell’immaginario collettivo sono considerati tra i più dotati: gli spagnoli sono sedicesimi, i cubani diciottesimi, i brasiliani ventesimi, seguiti da egiziani e sudafricani e poi questi. Ultimi in classifica i malesiani con soli 15,4 cm.
Quanto pensate siano credibili questi numeri?

La tabella sottostante raccoglie i dati ritenuti reali e come vedete le differenze sono evidenti.
Si evidenzia una media di 15,2cm di lunghezza per 12,7cm di circonferenza

Misure medie REALI del pene e la sua circonferenza


Ed ora qualche suggerimento ,dagli  esperti, per sviluppare il pene in maniera ottimale . Per farlo è necessario capire ,in primis, il modo in cui viene allargato: le cellule del corpora cavernosa di cui è formato il pene si riempiono di sangue in fase di erezione; il pene raggiunge la massima erezione quando è pieno.

Le teorie circa lo sviluppo del pene sono molteplici e tutte sono d’accordo nel considerare che il pene dell’uomo è molto lontano dal suo massimo grado di espansione. Le cellule da cui è formato il membro vanno allenate in modo da elasticizzarle ed ingrossarle, al fine di aumentarne la capacità di riempimento. Un maggior afflusso di sangue nel pene ne aumenta di conseguenza le dimensioni.

Tre esercizi per sviluppare il pene:
 i movimenti del sangue

Gli esercizi per sviluppare il pene puntano allo sviluppo dei suoi tessuti interni, nonché ad aumentare l’afflusso del sangue che li attraversa così da espandere la loro capacità e il loro volume. Per tale motivo in fase di esercizi e quando si è sul punto di mungere o piegare il pene occorre concentrarsi sul movimento sanguineo. Non bisogna preoccuparsi di espandere e stirare la pelle, a meno che non si abbiano problemi di circoncisione.

Tre esercizi per sviluppare il pene: 
fattori esterni

L’ingrandimento naturale del membro è un processo che consta di diverse tappe, influenzate da una serie di condizionamenti. Alcuni dei fattori più importanti sono l’alimentazione e l’esercizio fisico, al pari del movimento del sangue. Più il corpo è forte, in salute, sano, più la circolazione sanguigna aumenterà con facilità. Molti sono i medicinali che la favoriscono.

Tre esercizi per sviluppare il pene: 
l’atteggiamento mentale


Nel programma di penis – enlargment due sono i fattori fondamentali: la costanza e la pazienza. I risultati non si vedono in un tempo prestabilito. Possono essere notati dopo qualche giorno, oppure dopo qualche mese. L’importante è non demoralizzarsi, restando sereni e positivi. Conta moltissimo, inoltre, la perseveranza: 20 minuti di allenamento al giorno sono obbligatori per farcela.


Dal film “La cosa piu’ dolce”. Questa scena (spiritosa) vista da sola non potrà essere capita , ma in tutto il film ci calza a pennello.

 

 

Annamaria…a dopo

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