LUCE/GAS “LIBERO MERCATO OBBLIGATORIO”- Paderno Dugnano, falsi contratti e volture sospette

In seguito a quanto vi ho già esposto in questo articolo, ci sono stati degli sviluppi. Grazie al quotidiano “Il Giorno” ho avuto modo di  raccontare la mia esperienza e di tanti altri miei concittadini, tutti truffati da Eni.

Riporto qui l’articolo ma anche il link del gruppo “dei truffati”

https://www.facebook.com/groups/715261632151818/

Paderno Dugnano, falsi contratti e volture sospette

La truffa dell’energia elettrica: almeno 50 cittadini hanno cambiato gestore senza però saperlo

di MARGHERITA ABIS

Pubblicato il 

Annamaria Merluzzi, vittima della truffa

Annamaria Merluzzi, vittima della truffa

Paderno Dugnano (Milano), 19 agosto 2018 – Sarebbero oltre cinquanta i padernesi che hanno subìto una truffa sulla fornitura di energia elettrica. Nelle ultime settimane, tantissimi cittadini hanno denunciato il fatto. Decine di persone, senza averne fatto richiesta, avrebbero ricevuto la disdetta da parte del loro precedente gestore e la voltura con un nuovo fornitore, Eni. La prima ad aver lanciato l’allarme è stata Annamaria Merluzzi. «Avevo un contratto con Enel Servizio Elettrico Nazionale – racconta –ma ho ricevuto da parte loro un’ultima fattura con la dicitura “chiusura contratto”. Mi sono allarmata e ho contattato Enel per chiedere spiegazioni. Mi hanno risposto che risultava fossi passata ad altro gestore».

La donna ha iniziato a documentarsi e ha scoperto di non essere la sola in quella situazione. «Ho scritto su un gruppo Facebook di Paderno e ho ricevuto oltre 300 commenti al mio post, tantissimi raccontavano esperienze praticamente identiche alla mia. Saranno tra i 50 e i 70 i padernesi truffati». Così come le altre persone coinvolte, Annamaria ha scoperto di essere finita sotto la gestione di Eni. «Ho chiamato Eni e il mio nominativo risultava tra quelli dei loro clienti. Mi hanno anche inviato il contratto che avrei sottoscritto. C’è il mio nome, ma i dati sono tutti sbagliati, ed è apposta una firma falsa. Io sono sicurissima di non aver mai richiesto nessuna voltura».

La signora ha deciso quindi di prendere in mano la situazione e di creare il gruppo Facebook «Truffa contratti energia elettrica», che in pochi giorni ha raggiunto più di 100 membri. Tutti sono residenti a Paderno, tutti raccontano la stessa storia, dandosi supporto reciproco, e tutti stanno pensando di procedere per vie legali. I contratti fasulli risultano stipulati tra marzo e aprile. «Ho sporto denuncia ai Carabinieri – spiega Annamaria – e loro ci hanno suggerito di intraprendere una class action». Uno dei sospetti, che aleggia tra le persone truffate, è che un agente esterno ai fornitori energetici possa aver passato i nominativi per ottenere provvigioni.

Da Eni si dichiarano totalmente estranei ai fatti. «Abbiamo avviato tutte le verifiche necessarie e riporteremo al vecchio fornitore i clienti che non hanno deliberatamente sottoscritto un contratto con Eni Gas e Luce, come nel caso della signora Merluzzi. Abbiamo intensificato le attività di controllo sui contratti e attivato il nostro servizio clienti per gestire questi disconoscimenti nel modo più rapido possibile e le azioni sugli agenti. Ricordiamo inoltre che è attivo il nostro call center per ottenere tutte le informazioni a supporto dei clienti e invitiamo tutte le persone coinvolte a contattare il nostro contact center via Facebook, chat o telefono per controllare lo stato del contratto e avviare le pratiche per il ritorno al fornitore di provenienza», riferisce un portavoce Eni Gas e Luce. «Non sappiamo cosa sia successo, ma ciò che è certo è che vogliamo andare in fondo a questa storia», conclude la padernese.

di MARGHERITA ABIS

LUCE/GAS “LIBERO MERCATO OBBLIGATORIO” articolo pubblicato il 12-08-2018

Certo che ci  voleva un vero genio per inventare un tale ossimoro.

Recentemente ho scritto un post su facebook, in un gruppo della mia città, segnalando quanto mi sta succedendo con la bolletta della luce di luglio Enel- Servizio elettrico nazionale.

Giusto per sapere se oltre me ci fossero altre persone vittime di questa che io chiamo “truffa tutelata”, a tutti gli effetti.
Con mia grande sorpresa scopro che siamo davvero in tanti e ogni giorno, purtroppo, il numero aumenta.
In breve ho raccontato che nell’ ultima bolletta di Enel, oltre a leggere una cifra bassissima da pagare, noto anche la scritta “chiusura contratto “.

Telefono tempestivamente all’ Enel per avere spiegazioni e con mia grande sorpresa mi sento dire che ho cambiato gestore.

Resto basita perché non ho mai fatto nessun passaggio, non ho risposto a nessun operatore al telefono, non ho aperto la porta a nessuno e tanto meno firmato nessuna carta . Dunque non ho nessun contratto in mano e non ho mai firmato una beata m….

Inoltre, come suggerito sempre dall’ operatore, mi rivolgo allo “sportello del consumatore di energia e ambiente” e scopro che il mio attuale fornitore è Eni che disconosco, ovviamente.

Telefono a Eni e un operatore, dopo avermi chiesto il codice fiscale, mi conferma che son passata con loro. Come, quando e perchè non si sa…

Ho notato anche un certo imbarazzo da parte dell’operatore nel comunicarmi il mio domicilio che infatti era errato.

Mi rimane decidere se fare il rientro in Enel oppure rivolgermi ad un gestore di fiducia. Opto per la seconda soluzione perchè non trovo corretto passarmi ad altro fornitore a mia insaputa, anche se dicono che non sono tenuti a verificare.Nel frattempo è notizia di qualche giorno fa   che c’è stato un prolungamento al 2020 e non piu’ 2019 per l’obbligo verso il mercato libero.

A mio parere questi contratti fasulli ( a quanto pare in maggioranza Eni ) dove l’unico dato certo che hanno per fare un contratto  è nome e cognome del malcapitato “consumatore” , io in primis, sono azioni aggressive per farci anticipare il passaggio al mercato libero, nonostante o per colpa dei vari prolungamenti che sono susseguiti alla scadenza. Mi sorge il sospetto che tutti questi passaggi di gestione (a nostra insaputa) siano stati fatti subito dopo le elezioni politiche di marzo, come confermano anche alcune testate online.

Perchè?… Perchè una delle battaglie di m5s era mantenere il mercato tutelato e infatti il prolungamento al 2020 lo conferma….? A pensar male si fa peccato ma alle volte ci si indovina.
Ad ogni modo le liberalizzazioni ,se ben gestite, portano benefici. Rispettando e tutelando il cittadino che non è solo un “consumatore!”

Maggiori info per contratti non richiesti cliccare qui https://www.guidafisco.it/contratti-luce-gas-falsi-recesso-reclamo-1432

Annamaria…a dopo

L’ULTIMA ORA

 

La libertà vale un milione di volte di più della liberazione. L’uomo libero, anche in schiavitù, rimane maestro di se stesso. Dal momento del concepimento viviamo un tempo preso in prestito. Vivendo in questo mondo devi sentire la morte ogni secondo, quindi sistema tutti i tuoi affari della vita, anche nella tua ultima ora. Ma come può qualcuno sapere esattamente quand’è la sua ultima ora? Per sicurezza, crea le tue cose con la natura e con te stesso ad ogni ora che ti è stata data, solo allora non sarai mai incontrato impreparato. Chiediti chi sarà in difficoltà se muori come un cane. Al momento della morte devi essere totalmente consapevole di te stesso e sentire di aver fatto tutto il possibile per usare tutto delle tue capacità in questa vita che ti è stata data.  Un vero uomo è colui che può prendere dalla vita tutto ciò che ha valore e dire: “E ora posso morire”. Dobbiamo cercare di vivere le nostre vite in modo da poter dire ogni giorno: “Oggi posso morire e non essere dispiaciuto per niente”.

Quando ero giovane ho imparato a preparare i profumi. Ho imparato ad estrarre dalla vita la sua essenza, le sue qualità più sottili. Cerca in ogni cosa ciò che c’è di più prezioso, impara a separare il sottile dal grossolano. Colui che ha imparato come estrarre l’essenza, la cosa più importante in ogni momento della vita, è in grado di fare con il mondo qualcosa che non può essere fatta da nessuno.  Potrebbe essere che negli ultimi momenti della tua vita non avrai la possibilità di scegliere dove e con chi essere, ma avrai la possibilità di decidere quanto pienamente li vivrai. La capacità di prendere dalla vita ciò che è prezioso, equivale a prendere dal cibo, dall’aria e dalle impressioni, le sostanze necessarie per costruire i corpi superiori. Se vuoi prendere dalla tua vita ciò che è più prezioso per te stesso, deve essere per un bene più alto. Lavorare su te stesso per il bene degli altri è un modo intelligente per ricevere il meglio dalla vita. Se non sarai soddisfatto nell’ultima ora della tua vita, non potrai essere felice durante il corso della tua vita. Morire significa attraversare qualcosa che è impossibile ripetere ancora.

Georges Ivanovič Gurdjieff -filosofo, mistico, danzatore, scrittore e maestro di danza greco-armeno-

 

Annamaria… a dopo

QUANDO L’AMORE FA MALE



I campanelli d ‘allarme da non sottovalutare

Enzo e Ducky

Ducky: Chi dice donna…

Enzo: Eh, cosa?

Ducky: Ho detto “chi dice donna”…

Enzo: …dice danno. E con questo, cosa vuoi dire?

Ducky: …che quella là si poteva fare i ca…i cavoli suoi nell’Eden.

Enzo: Ah Eva…Le donne sono fatte così: hanno un loro modo di pensare, un loro modo di agire, di affrontare la vita; ragionano a modo loro…

Ducky: …rompono i cosìdetti a modo loro e quando “non amano” sono guai grossi.

Enzo: Il discorso si fa serio e anche complicato. Caro, Ducky la donna non vive più lo stesso ruolo di una volta; lavora, ha più contatti sociali che spesso causano forti contrasti a livello familiare. Tu, gemello caro, non sai esattamente come stanno le cose.

Ducky: Allora dimmele tu che fai tanto il saputello.

Enzo: Tu guardi solo la TV; io invece utilizzo quotidiani, settimanali, libri…insomma consulto siti di cultura…

Ducky: Secondo me ti consulti pure davanti allo specchio dell’armadio o prima di andare a dormire. Ho la sensazione che ti consulti pure se devi andare alla toilette.

Enzo: Spiritoso e …meglio che mi sto zitto. Su, facciamo, anzi trattiamo l’argomento con serietà perché la realtà è fin troppo drammatica.

Ducky: Hai ragione, scusa!

Enzo: Ti do due numeri: 11 e 59.

Ducky: Non credo che me li dai per giocarmeli al lotto…vero?

Enzo: Certo! 11 è il numero di donne vittime di femminicidio nel primo mese del 2018. Lo scorso anno le vittime sono state 72 .

Ducky: …e 59?
Enzo: 59 i casi di femminicidio in cui la donna è stata ammazzata dal proprio partner. Duc, l’amore in una coppia è indispensabile e fa vivere bene. Invece, a volte, l’amore si trasforma in un rapporto faticoso se non deleterio e produce relazioni “malate”. Può capitare in una coppia, in una famiglia e anhe in amicizie consolidate.

1522 E’ IL NUMERO TELEFONICO DI PUBBLICA UTILITA’ GESTITO DA TELEFONO ROSA CHE OFFRE UN SERVIZIO TELEFONICO MULTILINGUE SEMPRE ATTIVO RIVOLTO ALLE VITTIME DI OGNI FORMA DI VIOLENZA

Ducky: Gelosie, litigi, incomprensioni accadono, sono normali cioè il contrasto si appiana. Giusto?

Enzo: Giusto! Ma quando superano certi livelli, vuol dire che siamo di fronte a una patologia.
Viene fuori una situazione malsana di due soggetti:

– un dominato-dipendente
. e un dominante.

La dipendenza in amore e’ anche sinonimo di libertà personale. Il soggetto dipendente (quasi sempre una donna) non si sente libero di esprimere se stesso perché teme conseguenze irreparabili nelle relazione e, pur di conservarla, accetta qualunque compromesso:
un partner che gli/le controlla il cellulare, che lo/la pedina e che pretende una totale adesione alle sue esigenze. Secondo il dott. Nicola Ghezzani, psicoterapeuta, si ha il seguente schema:

DOMINATO
Il soggetto dominato soffre di bassa autostima, cioè non ha una percezione – positiva di se stesso
– cerca un partner che lo o la sottometta
– è attanagliato/a dalla paura del rifiuto da parte del partner prescelto
– il soggetto esige di essere amato indipendentemente dai sentimenti che l’altro prova
– il soggetto si comporta come un camaleonte pur di accondiscendere all’altro.

DOMINANTE
– e’ un abile seduttore
– non nutre alcuna stima dell’altro
– il soggetto si compiace di creare una dipendenza
– si compiace di esercitare un controllo ossessivo sul partner.

Ducky: Che si fa?

Enzo: Stare attenti ai seguenti segnali .

O1 – Ipocrisia: i soggetti “patologici” fingono fedeltà, rispetto e adorazione, ma in verità non provano nulla,

02 – Mentono: raccontano perennemente frottole, mischiano bugie e verità;

03 – Sono arroganti: ignorano i propri errori ma parlano di quelli altrui;

04 – Disprezzano: in modo beffardo; danno frecciate e battute, sminuiscono e ironizzano;

05 – Pretenziosità: pretendono estrema attenzione, ma non la concedono a nessuno;

06 – Instabilità: prima osannano e dopo sparlano sugli altri:

07 – Insofferenti: tendono ad annoiarsi in fretta e desiderano essere elogiati altrimenti si offendono;

08 – Esclusività: tendono a voler essere il fulcro della vita degli altri, emarginando chiunque altro; così fanno piazza pulita di amici, parenti e altri attorno alla loro “vittima”;

09 – Falsità: all’inizio si mostrano umili, poi sfoderano aggressività e intolleranza;

10- Pettegolezzo: sono velenosi e pettegoli e sparlano di chiunque capiti a tiro. Nessuno viene considerato degno di rispetto e di stima.

(da “Questo amore fa male. Come salvarsi dalle relazioni distruttive e tornare a vivere” di Jackson Mackkenzie)

Ducky: L’amore può sparire e far male anche nei rapporti tra genitori e figli? Ma come si capisce che una situazione “familiare” e’ diventata patologica?

Enzo: Ecco quattro casi di situazioni patologiche, secondo la consulenza dello psicoterapeuta e scrittore Nicola Ghezzani.

01 – Genitore che idealizza: in questa situazione il figlio diventa la protesi delle ambizioni del genitore; il figlio deve essere sempre all’altezza delle aspettative. Il figlio diventa così il ricettacolo delle frustazioni personali del genitore e delle sue aspettative andate in fumo.

02 – Genitore narcisista: è il tipo di padre che gioca a calcio con il figlio per dimostrare a se stesso e, naturalmente al figlio e al resto del mondo, quanto è bravo, o di una madre impegnata a vincere il confronto estetico con la figlia. I figli diventano così terribilmente fragili o al contrario arroganti e arrabbiati.

03 – Il genitore ansioso: è il genitore terrorizzato dall’idea che il figlio possa farsi male in senso fisico o psicologico: il padre cercherà di evitargli gli ostacoli per rendergli la vita piana e facilmente percorribile. Un figlio così crescerà con difficoltà.

04 – Genitore “abbandonico”:

Ducky: Paghi e offri tu stasera?!

Enzo: Cosa?

Ducky: Offrirai delle pizze “abbandoniche”, così forse impari a fare a meno delle parole difficili.

Enzo: Mi pento, mi scuso…e mi disobbligo e chiarisco l’aggettivo. Questo padre, nacisista ed egocentrico, è totalmente assente psicologicamente dal figlio, cioè lo abbandona e non se ne cura. Questo genitore instilla sfiducia e insicurezza nei figli, che non si sentirano mai amati e né stimati.

Ducky: Che coppia noi due: noi siamo una coppia “abbandonica” in senso gustativo, nel senso che ci abbandoniamo davanti a una “4 stagioni” con birra o coca-cola. E…prof!

Enzo: Sìii?

Ducky: Abbandonati alla cassa…e facci caso…rassomiglia tanto a OB…che scollatura…guarda… ma non guardare. Anzi, facciamo una cosa, guardiamo tutti e due.!

Enzo: No no prima io!

Ducky: Eh no, io so guardare meglio! Facciamo un’altra cosa: mentre tu paghi… io dò una sbirciatina…”.

Fonte: Airone

O.B Una sbirciatina per te, Enzo e una per il tuo gemello….

 


Vincenzo Liberale

-Annamaria… a dopo

IL REATO DI INGIURIA NON ESISTE PIU’

 

Il Reato di ingiuria non esiste più, ma le sanzioni civili permangono più care

Il reato di ingiuria non esiste più; hanno ancora effetto, però, le sanzioni civili a esso collegate. Questo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 25062/2016 del 16 giugno, che ha annullato la pena inflitta a un imputato per abrogazione del reato ma ha confermato le sanzioni economiche da rideterminarsi in sede civile.

Dunque, offendere qualcuno può costare fino  8 mila euro anche se l’ingiuria  è stata depenalizzata. La Cassazione, con la sentenza n° 25062, annulla la condanna inflitta al ricorrente  che aveva dato dell’infame alla sua ex moglie accusata di brigare per ottenere l’affidamento esclusivo della figlia.

La Suprema Corte ricorda che l’ingiuria per effetto della depenalizzazione (Dlgs 7/2016) è stata  trasformata in illecito civile. Un beneficio applicato anche alle controversie precedenti all’ entrata in vigore della norma purché non ci sia stata sentenza di condanna o un decreto irrevocabile.

Detto questo, riteniamo utile esporre un certo numero di “espressioni” valutate di recente.

FATE ATTENZIONE CHE SE LEGGETE SENTENZE  CON REATO PENALE, LEGGETE E CONSIDERATE  “ILLECITO CIVILE”.

 01– “ROMPISCATOLE” (non offensiva)

Non è offensiva la frase “siete venuti a rompere le scatole” rivolta da una professoressa a una collega, durante l’orario di lezione, davanti agli alunni. L’assoluzione in base al principio per cui “l’espressione , ormai di uso comune, è sprovvista di radici etimologiche e, banalizzata, è impoverita di significati lesivi della dignità morale o sociale degli individui (sentenza 39454/05).

02“VAFFA” (non offensiva)

Assolto un consigliere comunale che ha mandato a quel paese il vicesindaco:  “talune parole, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensive”. Nella stessa occasione la Corte ha però affermato che tali espressioni sono tollerate qualora vengano scambiate tra pari, confermando quanto detto nel 2003 quando per la stessa parola fu condannato un uomo di 62 anni (sentenza 27966/07 e1768/03)

03- “MI FAI SCHIFO” (offensiva)

Ribaltati i primi gradi di giudizio che avevano escluso il reato perché l’uomo che aveva rivolto la frase a una donna, utilizzando la particella pronominale “mi”,  avrebbe manifestato un’opinione soggettiva e non un’offesa. Secondo i giudici questa considerazione è un’”incongruenza” anche perché sarebbe sufficiente anteporre a qualsiasi espressione ingiuriosa la particella pronominale per evitare la condanna (sentenza 31451/07)

04- FASCISTA (offensiva)

Dare del  “fascista” al comune cittadino è offensivo, mentre se destinatario è un politico allora ci si trova di fronte a un semplice esercizio di critica ideologica. La Cassazione ha annullato la condanna di un consigliere comunale che aveva usato nei confronti del sindaco l’espressione  “fascista nel senso più deteriore della parola”: con tale termine non si fa altro “che richiamare un’ideologia e una prassi politica che è stata in passato propria di molti italiani”. Tuttavia nel caso di un comune cittadino sentirsi dare del  fascista nei termini di cui sopra è certamente offensivo perché “mira a dipingere lo stesso come arrogante e prevaricatore  (sentenza 29433/07

05- FOTT… (offensiva)

Pronunciata nei confronti di una professoressa, la parola “fottiti” è costata la condanna al preside di una  scuola che aveva così reagito nel corso di un consiglio dei docenti. “Se tollerabili in ambienti familiari o amicale – spiega la Corte – certe espressioni assumono chiaro significato dispregiativo ove adoperate in ambito lavorativo ufficiale” (sentenza 24345/05

06- FACCIA DI CAVALLO  (offensiva)

E’ reato dire “faccia di cavallo” alla dirimpettaia durante un litigio. La Cassazione ha spiegato che correttamente “il giudice di pace ha ritenuto sussistenti gli estremi del reato dato che la frase, rivolta per di più a una signora, con enfatizzazione caricaturale delle caratteristiche del volto, ha contenuto di offesa e di dileggio” (sentenza 38079/05)

07- RACCOMANDATO (offensiva)

E’ stato condannato per ingiuria il negoziante che aveva apostrofato con le parole “raccomandato, raccomandato, tu la legge non la conosci, te la insegno io, vai via, vai a scuola” il vigile urbano che lo stava rimproverando per essersi rifiutato di cambiare a un cliente una banconota da  20 euro  per un acquisto minimo (sentenza 37455/05)

08- SCEMO  (offensiva)

Vietato dire “sei scemo”  a un’altra persona. Il rischio, oltre la condanna penale per ingiuria, è che il giudice riconosca anche un danno morale da risarcire. Gli “Ermellini” (giudici) hanno infatti dichiarato inammissibile il reclamo confermando l’offensività della frase e hanno, invece, accolto  il ricorso della parte lesa  che aveva chiesto i danni morali (sentenza 24893/05)

09- NON CAPISCI UN C… (offensiva)

“Pur se di uso comune in ambienti di scarsa educazione sociale e quindi espressione di maleducazione diffusa, ha indubbiamente una capacità offensiva del prestigio e della dignità”. Con questa  motivazione la Suprema corte ha condannato un ufficiale dell’aeronautica che aveva insultato un sottoposto (sentenza 19686/01)

10- FATTI I C… TUOI  (non offensiva)

Assolta una donna che aveva “invitato” , per iscritto peraltro, l’ex marito, che aveva maldigerito la separazione, a lasciarla in pace. Non solo. La Cassazione, viceversa, ha condannato l’uomo per i toni ingiuriosi delle cartoline – peraltro listate a lutto – di risposta inviate dalla villeggiatura (sentenza 2695/06)

11- PSICOPATICO  (offensiva)

Condanna definitiva per l’uomo  che nel corso di una lite di condominio per un parcheggio ha apostrofato la vicina con la frase  “sei una psicopatica”. Per non aver tenuto a freno la lingua, l’uomo è stato inoltre condannato a risarcire la vicina ingiuriata con 1.500 euro (sentenza 39006/04) – Con l’attuale normativa la sanzione è molto più “pesante”.

12- BAMBINO  (offensiva)

E’ reato dare del “bambino” al priprio capo, specialmente se le parole sono rivolte da un maresciallo dei carabinieri a un sottotenente. La frase “ho 35 anni di servizio e devo essere comandato da un bambio”  è offensiva perché, riferita in un contesto polemico e di insofferenza dell’altrui posizione, lede la personalità morale del destinatario  (sentenza 25084)

13- STR…   (offensiva)

“Dì a tuo marito che quelli che vanno a piangee dalla mamma sono stronzi”. La Corte di cassazione ha escluso l’ingiuria, ma non la diffamazione, per l’ufficiale che, in presenza di più persone, si era rivolto alla moglie di un subordinato, al momento assente, con la frase riportata (sentenza (9549/00)

14- SPORCO NEGRO  (offensiva)

Indica un atteggiamento finalizzato alla discriminazione dell’odio etnico o razziale e per questo perseguibile. La Cassazione ha confermato la condanna a un uomo di 60 anni che ha detto  “via di qua, sporca negra” a una bambina di 6 anni in un luogo pubblico.  “Il riferimento gratuito al pigmento delloffeso assumr significato intrinsecamente discriminatorio”. Tale espressione, aggiunge la Cassazione, “non ha equivalenti: non risulta infatti adottata in Occidente l’espressione “porco Giallo”, né in Africa o in Cina “sporco Bianco”  (sentenza 9381/06)

Gentili lettori, vi ricordo di nuovo che l’INGIURIA  non è più penalmente perseguibile ma e’ sanzionabile civilmente in modo molto  “molto più pesanti”.

Nella speranza di aver chiarito delle note utili, vi lascio alle vostre riflessioni.

Vincenzo Liberale

Fonte:

Il sole 24 ore

Annamaria

IL SENSO DEL PUDORE…DI TANTO TEMPO FA?

 

 

Sentimento di vergogna, di disagio per tutto ciò che appare moralmente sconveniente, specie per tutto ciò che concerne il sesso e la sessualità

(Enzo e Ducky)

Ducky:        La farfallina, Enzo!

Enzo: Duc,  calma,  andiamo a disquisire…

Ducky:        Fermo, prof,  il lupo perde il pelo e tu non ti  togli il vizio di usare parole inconsuete.

Enzo: …per il “disquisire? Eh come la fai lunga…lo sanno tutti  il significato.

Ducky:        Qua se c’è qualcuno che la fa lunga sei tu. Non ti allargare troppo con quelle parole  altolocate – tipo rottorico  ratterica –  o come cavolo si chiama…

Enzo: Si dice “retorica”.  Ok, scusa,  non faccio storie, però se mi capita dò la spiegazione. Ora che ci siamo chiariti…partiamo sì ma su che cosa  esponiamo?

Ducky:        …del sentimento del “pudore”. Che ne dici?

Enzo: Che ne dico? Argomento frizzante, interessante e delicato; c’è tanto da dire. Tu ed io e tante persone assistono a scene spudorate.

Ducky:        Ti riferisci a scene di sbaciucchiamenti, toccate, carezze e anche spudoratezze moralmente inaccettabili.

Enzo: Ne ho viste tante e se ne vedono ancora. Ora ti racconto l’ennesimo episodio avvenuto a Londra. A bordo di un autobus,una coppia, in pieno giorno,  non si tratta di normali carezze, toccamenti di media routine,  sta facendo sesso su un sedile in mezzo ai passeggeri allibiti.

 

O.B            Sono andata a cercare la notizia e visto la viralità con cui si condividono queste notizie (filmate) mi pare un bombardamento disinibito pubblico dell’io di chi non prova timore e vergogna ad esporsi. Da perfetta “pudorata” dico che viviamo un’epoca, cari Enzo e Ducky , in cui siamo sotto l’effetto dei reality inchiodati allo schema dell’effetto “grande fratello.Tutti lì a vedere cosa accade . Non discorsi filosofici e culturali interessanti, ma…culi e tette sotto la doccia , pettorali, baci e sesso, magari nell’armadio. E cosi finiscono tutti per volere la vetrina , essere protagonisti mandando bellamente a quel paese il pudore..

 

Ducky:        Uh, quando è troppo è troppo.

Enzo: Questa scena di ordinaria follia è stata immortalata da un video, divenuto virale a gennaio.  Non sappiamo se i protagonisti fossero ubriachi   o sotto l’effetto di stupefacenti, ma certamente una situazione di questo genere fa scalpore persino in una società senza quasi più tabù come la nostra.  Il pudore verso ciò che è normalmente privato e intimo, infatti, resiste ancora:  la maggior parte di noi non farebbe mai sesso nel bel mezzo di un autobus per il semplice senso di imbarazzo e vergogna, prima ancora che per non infrangere la legge. Il pudore è una sorta di protezione psicologica volta a difendere se stessi, spiega ad Airone  Francesca Fiore, psicoterapeuta e docente presso la Sigmund Freud University di Milano.

Ducky:        Eh!

Enzo: Che vuoi significare con questo “eh”?

Ducky:        Vuol dire “Sì”…va bene, ho capito!

Enzo: A me sembra più un belato di pecora. Duc, lasciamo perdere e proseguiamo. Vado avanti!

Ducky:        E io ti vengo dietro…”buona questa, me la devo scrivere”.

 

Enzo: Veramente “buona”,  speriamo che OB non se la prenda, a volte sembra pudorata.

O.B Enzo, c’è un proverbio che dice : “Quanto è bello il pudore! Vale molto e non costa nulla.”

Ducky:        Tu dici…troppo pudore? Attenzione,  Gemè, quella è capace di comparire qui con la padella in mano. Ssst, continua con la disqui…insomma hai capito.

O.B               Giusto Duckyno, pronta! Stavolta con il calderone di bronzo…senza pudore.

Enzo: Questa emozione che protegge la nostra intimità non riguarda solo la sessualità:  anche la sola esposizione della nostra nudità, che generalmente concediamo solo a chi ci è più intimo, è oggetto di pudore.

Ducky:        Il motivo quale sarebbe?

Enzo: Ha comunque in qualche modo a che fare con l’erotismo, spiegano gli studiosi. L’antropologo inglese Desmond Morris -autore del trattato La Scimmia Nuda, spiega: “Negli altri animali i genitali sono in genere nascosti, poco visibili. E così  era anche nell’uomo, fino a quando non adottò la posizione eretta. Da allora i suoi genitali divennero visibili.  Così fu impossibile avvicinare un altro individuo senza fare una “dichiarazione” di identità sessuale”.

 

Ducky:        Chiaro, camminando a 4 zampe non si vede niente, a 2 zampe, cioè in posizione eretta, i tesori di famiglia si vedono.

Enzo: Detto nel linguaggio tuo è così. Insomma, per mitigare la forza di questi segnali i maschietti cominciarono a coprirsi con un perizoma. Duc, ora ti dico una cosa importante.  L’uomo iniziò a vestirsi per ridurre l’intensità dell’esibizione sessuale, ma così facendo gettò le basi per creare qualcosa di nuovo:  da un lato il pudore, dall’altro l’erotismo. Coprendosi, infatti,la carica erotica cresceva quando il perizoma veniva tolto.

Ducky:        Ti riferisci all’antichità, e ora quanto appare il senso del pudore?

Enzo: Quando nasce? Molto dipende da come siamo cresciuti. Il pudore si sviluppa nel momento in cui  cominciano i confronti sociali, attorno ai 4 o 5 anni e si intensifica con la pubertà.  Il pudore emerge quando il bimbo studia l’atteggiamento dei grandi nella loro sfera di intimità e , quindi imitandoli adotta le stesse strategie.  Crescendo infatti alcuni ragazzi mostrano un eccesso di pudore che sfocia nella vergogna per il proprio corpo. Come hanno scritto Loredana Cirillo e  Matteo Lancini. Secondo altri studiosi statunitensi (Michigan -Usa)  i ragazzi con minore autostima tendono infatti  a reagire in modo più aggressivo quando provano vergogna. Le situazioni fonte di vergogna costituiscono una minaccia all’io dei soggetti narcisisti immaturi e l’aggressività tende a essere una forma di difesa.

Ducky:        E allora cosa si consiglia ai genitori?

Enzo: I genitori devono fare più attenzione a non instillare nei giovanissimi un eccessivo senso del pudore  o della vergogna connessi al corpo:  potrebbe essere causa di disagio nella vita adulta e di coppia.

Ducky:        Sono d’accordo. Il troppo storpia..quanto è troppo è troppo.

Enzo: Certo, mostrare la vergogna può essere imbarazzante, ma poco possiamo fare per controllare questi segnali fisici.  La migliore soluzione è quindi accettarli come un segnale della nostra sensibilità. Del resto uno studio dell’Università della California (Usa) ha dimostrato che chi arrossisce facilmente è più incline alla generosità.

Ducky:        E sai perché, questo lo dico io, chi mostra i propri sentimenti è più empatico.

Enzo:          Io invece sono empatico e anche simpatico.

Ducky:        A dire la verità, tu sei solo simpatico.

Enzo; Però, gemè, diciamoci la verità, siamo una coppia “liberale”.

Ducky:        Ma io sono più “liberale” di te.

Enzo: Ricominciamo?  Qui rischiamo il ricovero!

Fonte: Airone

Vincenzo Liberale

Annamaria… a dopo

PERCHE’ CI DIAMO TANTE ARIE?


Chi ha un’opinione troppo alta di se stesso risulta arrogante e sgradevole.

[Enzo e Ducky]

Enzo: Non ti offendere, Duc…

Ducky: Perché mi dovrei offendere?

Enzo: Dai, ammettilo, t’infiammi subito.

Ducky: Io?

Enzo: Sì, tu!

Ducky: Devo ridere o incazzarmi?

Enzo: Ecco, vedi, la parolaccia…?

Ducky: Mi è scappata….mi dici perché fai tanto il prof. Io e te non siamo tanto uguali. Ma poi che c’entra la parolaccia? Non è che con tutto questo discorssetto vuoi riferirti a qualche altra cosa eh, prof. Ormai sei un libro aperto per me. Avanti, cosa c’è?

Enzo: Anch’io ti conosco, anzi ci conosciamo “benissimo”, ma tu non ti accorgi subito che mi diverto a stuzzicarti e tu ci caschi sempre.

Ducky: A volte siamo agli antipodi, , cioè tanto diversi, altre volte, mettiamo in azione il nostr bagaglio di virtù e difetti. Ora basta, che ti frulla nella capoccia?

Enzo: Parliamo dell’altezzosità…

Ducky: …delle persone alte, ne ho conosciute tante anche in alcune chat.

Enzo: Altezzose, Duc, presuntuose, arroganti, che hanno della boria…e non quelle solo alte.

Ducky: Ho capito…quella che soffia a Trieste?!

Enzo: Non fare il comico…sto parlando della “boria” e non della bora…che è un vento impetuoso e gelido. Siamo seri, trattiamo dei tipi altezzosi, arroganti, spocchiosi “che si danno tante arie”, tipi che si atteggiano, e ce ne sono, come se avessero inghiottito un manico di scopa e si considerano alteri, tracotanti e…

Ducky: Basta, prof…mi fischiano le orecchie: ho capito. I lettori ti piglieranno per chiacchierone. Cominciamo, piuttosto,. e facciamoci capire soprattutto.

Enzo: Bene! Non ci crederai ma sono tanti. Molti di più di quanto credi. A volte si riconoscono immediatamente perché sono così pieni di sé da non poter passare inosservati, altri invece, si camuffano e, solo dopo una conoscenza più approfondita, mostrano la loro vera identità. Sono coloro che “soffrono di eccesso di autostima”: quelli che ne sanno sempre più degli altri, qualunque sia l’argomento in questione, che non sbagliano mai e che giudicano dall’ alto, da un pulpito che li erge al di sopra dei comuni mortali.

Ducky: Straordinaria l’esposizione, ti darei un calcio nel sedere, vorrei tanto esprimermi così. Sai che c’è? Ti invidio!

Enzo: Non sfottere, Duc. Ascolta piuttosto! Ho parlato di “eccesso di sé”.

Ducky: Chiarisci, se no…

Enzo: Premesso che l’autostima è l’insieme dei giudizi relativi a noi stessi, chi soffre di eccesso di autostima…

Ducky: Prima hai detto eccesso di sé…ora dici eccesso di autostima…sono due cose diverse?

Enzo: Sono sinonimi, e’ la stessa cosa, sei gemello ma capatosta.
Chi soffre di autostima ha la convinzione di non fallire mai, qualunque sia l’ambito in cui si misura, come spiega Giuseppe Riva, professore ordinario di psicologia all’Università Cattolica e responsabile delle ricerche sulle applicazioni cliniche della Cybertherapy dell’Istituto auxologico di Milano.

Ducky: Nientemeno?

Enzo: Eh sì. Il giudizio di se stesso è insomma così elevato da non prendere neppure lontanamente in considerazione l’ipotesi di un fallimento. E se qualcosa dovesse andare storto, la risposta di questo soggetto si darebbe, sarebbe semplice e immediata …E’ colpa degli altri.
L’eccesso di autostima è spesso legato a caratteristiche intrinseche al soggetto, aggiunge Claudio Mencacci, psichiatra e direttore del Dipartimento di neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano. Questi individui sono estroversi, molto attive ma non particolarmente significative per l’ intolleranza, la litigiosità e la superficialità nella conduzione degli impegni. Occorre precisare anche che quando l’autostima diventa eccessiva, viene meno un realistico contatto con il mondo reale e le relazioni con gli altri diventano faticose. In buona sostanza, e spesso, le cause sono da ricercare nell’ambito dei genitori.

Ducky: Vediamo se ho capito bene. Un padre e una madre che umiliano i figli e che si mostrano, al contrario eccessivamente ansiosi, protettivi e intrusivi, intromettendosi troppo nell’educazione dei figli, possono creare in loro dei problemi di autostima, cioè dei “palloni gonfiati”.

Enzo: Esattamente, cioè tipi tronfi.

Ducky: Come ha detto? Mi ripeti la parola?

Enzo: Persona tronfia, te l’ho già detto…arrogante. Questi individui sono talmente pieni di sé, tronfi appunto, da risultare insopportabili; si sentono unici e speciali ed esigono essere ammirati da tutti. Sai che io e te frequentiamo Facebook?

 

Ducky: Cosa c’entra Facebook?

Enzo: C’entra c’entra! Quale miglior palcoscenico della rete e dei social network, per dare sfogo a questi individui. Rete e social rappresentano un “luogo” straordinario per mostrarsi in tutta la propria magnificenza e ottenere il consenso altrui. La rete è un “bar sport” di dimensioni colossali in cui le distanze culturali e sociali scompaiono e in cui ci si può esprimere con estrema disinibizione. E’ quindi un modo economico e semplice per mettersi in evidenza e dare sfogo al proprio disagio.

Ducky: E se ci capita un tipo che si crede uno spocchioso, un “pallone gonfiato”, come dovremmo comportarci?

Enzo: Sei consigli a te e ai Lettori
-NON SOTTOMETTERSI
Non adottate atteggiamenti servili che non porterebbero a nulla, se non se sentirvi succubi rispetto al soggetto. Se avete con Lui o con Lei un rapporto professionale, mantenetelo formale e affrontatelo sempre in compagnia di altre persona.

-RESTATE “NEUTRI”
Conservate la calma anche di fronte a comportamenti aggressivi, facendovi coinvolgere il meno possibile.

-NON CONFIDARSI
Non rivelate i vostri progetti e ambizioni né tantomeno i vostri momenti di crisi e difficoltà. Lui/Lei gioirebbe.

– VERIFICARE SEMPRE
Aspettatevi che dica bugie e che tenda a esagerare.

– NON DATE CONSIGLI
Non dategli mai consigli. Non servirebbero a nulla perché chi soffre di eccesso di autostima é impermeabile a qualunque suggerimento e ritiene di non averne bisogno.

-NON ADDOSSATEVI LE SUE RESPONSABILITA’
Il tipo che ripone eccessiva stima in se stesso è estremamente abile nel dare la colpa agli altri dei suoi insuccessi e nel cercare un capo espiatorio. Non cadete nel suo tranello.

Capito tutto, Duc?

Ducky: Ti assicuro che per me è facile. Io e te abbiamo una sensibilità particolare nell’intercettare un “superman gonfiato” o
una “superlady piena di sé”.

Fonte: Airone

Annamaria…a dopo

LA “RETORICA”!

 …si fa conoscere con tanti nomi,

ma ci vuole impegno per apprezzarla

Enzo e Ducky

Enzo: La retorica…la retorica merita il rispetto culturale, le virgolette e il punto esclamativo.  E’ come una “signora di grandissima classe” in fatto di stile e cultura.

Ducky:        Madonna santa,  fratello caro,  qui ti ci vuole un caffè doppio. Gli argomenti sono il tuo pane quotidiano…se proprio fissato.

Enzo: Ma questo argomento, credimi, merita tutto il rispetto per i contenuti.

Ducky:        Sentiamo, intanto a che serve?

Enzo: – Serve per farsi ascoltare;

– Serve per colpire l’immaginazione di chi ci sente parlare o di chi ci legge;

        

– Come rendere convincente un argomento che non lo è;

– Totò, il grande principe della risata, ha detto “Signori si nasce”, e noi diciamo “Poeti si nasce”, ma “oratori”  si diventa;

 

 

– la retorica è tutto quello che viene dopo la grammatica: i segreti dello stile, dell’arguzia, della gestualità, del tono, dell’ironia, della drammaticità, dell’emozione nel parlare  a uno o più interlocutori o a un intero pubblico.

 Insomma ci insegna a COME PARLARE PER FARCI ASCOLTARE e aggiungo anche PER FARCI CONOSCERE CULTURALMENTE.

Ducky:        Perché dicevi che la RETORICA ha tanti nomi?

Enzo: Come media,  ha 7 nomi detti sinonimi:  ampolloso, enfatico, formale, magniloquente, pomposo, ridondante, stilistico.

I contrari sono 10, sempre in media: breve, agile, severo, incisivo, stringato, essenziale, asciutto, lapidario, sintetico, conciso.

Detto in sintesi, la retorica è l’arte dello scrivere e del parlare con eleganza, secondo precise regole codificate:  nell’antichità classica il retore era un oratore forbito e maestro nell’arte del dire. In senso spregiativo retorico si riferisce a un discorso, altisonante e al tempo stesso vuoto di significato. Da queste sintetiche spiegazioni  emerge in primo piano la sua connessione con la comunicazione e il linguaggio. All’epoca in cui prevaleva una cultura e una tradizione orale l’oratoria, l’eloquenza, la capacità di parlare in pubblico, di convincere, di trascinare le folle, erano molto importanti. 

Ogni parola che abitualmente usiamo ha una storia e un significato che è mutato nel corso di secoli o di decenni.

Facciamo un esempio per capire.

Trovandovi con un amico su un filobus, se invece di dire “avviciniamoci all’uscita”  usate l’espressione “appropinquiamoci all’uscita”, il senso non cambia.  Semplicemente usate un’espressione antica e forse obsoleta che può essere ancora divertente o spiritosa. Se però dite “facciamoci largo verso l’uscita” il senso cambia, perché “farsi largo” presuppone una certa difficoltà nel raggiungere l’uscita.  E ancora: se dite “fiondiamoci verso l’uscita” quasi esprimete il timore  di non riuscire a fare in tempo a raggiungere l’uscita.

Non è chiara la differenza? Chiariamo subito!

Abbiamo adottato 4 (quattro) modi diversi, ossia avviciniamoci, appropinquiamoci, facciamoci largo, fiondiamoci  per esprimere un concetto analogo. Ciascuno di essi ha una storia e un significato proprio.  Questo semplicissimo esempio potrebbe essere analizzato in base a un criterio retoricomolto importante.

Brevemente, la retorica è:

– il modo con cui parliamo e come esprimiamo le nostre idee;

– la scelta delle parole, delle immagini, dei modi di dire,  della

  della struttura della frase con cui comunichiamo ad altri;

– il calcolo dell’efficacia delle nostre parole sull’ascoltatore;

– la modalità scelta nella relazione con una o più persone ossia lo stile, il tono, la serietà ecc.

L’oggetto della retorica quindi non è che cosa dire ma  “COME DIRE “ un pensiero, un’idea, un sentimento AFFNCHE’ LE NOSTRE PAROLE OTTENGANO IL MASSIMO RISULTATO:  convincere, persuadere, commuovere, sorprendere, suscitare ammirazione, avvincere, affascinare, sedurre e via dicendo.

La prima scuola di retorica fondava i criteri base dell’insegnamento sulla ricerca sistematica delle prove e sullo studio delle tecniche atte a dimostrare la vero simiglianza di una tesi. La retorica dunque nasce in un ambito giuridico; è una tecnica che permette di rendere più convincenti le argomentazioni di chi parla.

 

LA SOFISTICA: dalla Sicilia ad Atene V secolo a. C. si sviluppa la scuola filosofica dei sofisti. I sofisti erano considerati giocolieri della parola.  Il loro esercizio retorico seguiva la tecnica del contraddire usando, nell’argomentazione, l’inganno, la finzione, l’illusione, il falso ragionamento.

I sofisti ebbero sicuramente il merito di dare avvio, nel pensiero occidentale, a una profonda riflessione  sul linguaggio, sulla relazione tra le parole e le cose, sui segni (i vocaboli) con i quali descriviamo la realtà.

LE BUGIE IN POLITICA

 

Judith Shklar, filosofa lettone, importante teorica della politica del Novecento, ha scritto che svelare l’ipocrisia di un politico è più facile che fronteggiare la sua crudeltà. E’ come se il peso dato alle avventure sessuali di Berlusconi fosse di gran lunga più rilevante  rispetto alla catastrofe della scuola, alla devastazione della camorra, all’ incapacità di un minimo sviluppo economico, e  soprattutto alla crudeltà, al cinismo e alla barbarie con cui si trattano migliaia di persone provenienti da altri Paesi. Quindi siamo nel tema: di bugie, ma soprattutto di un peccato (vizio!) molto in voga.

  

Proseguiamo coi fatti!

L’Italia non è gli Stati Uniti o la Germania. Le bugie di Clinton e di Nixon , tanto per fare dei nomi di rilievo, hanno causato la fine dei loro mandati, un ministro tedesco si è dimesso per aver copiato la tesi di dottorato; e Renzi, vistosi sconfitto  e lapidato alle recenti elezioni ha dichiarato che si dimette allorquando il Parlamento si sarà costituito: che affezione alla poltrona, l’avrà fissata con l’ATTAK : pero’ che sentimento da capetto e che figura…la defenestrazione;  il Governo giapponese ha duramente criticato la Società Elettrica  per le menzogne sul nucleare. In altre parole, le bugie dei politici sono diventate un  connotato essenziale delle regole del gioco fra la politica e la società.

 

Orbene, il 72,3% degli Italiani giudica come categoria privilegiata di    BUGIARDI  proprio i politici, seguono a lunga distanza i commercianti e i pubblicitari. Solo al quarto posto come bugiardi risultano i criminali.

E le bugie si pagano a caro prezzo: vedi risultato elezioni politiche del 4 marzo anno corrente.

PERCHE’ LE PERSONE CHE AMIAMO CI MENTONO?

Domanda assassina!

Abbiate pazienza, ne parliamo subito, ma lasciateci gustare un maestoso caffè.

Per Enzo passare dalla politica all’ammore è un attimo…

Caffè preso.

Vi vogliamo sorprendere, con un “sapevate che…”

“A volte la sincerità fa più danni di una bugia”. Eh, scommetto che non lo sapete. Discutiamone!

Una donna che vede un amico, che lo sente al telefono e con cui ha un rapporto di affetto, può non dire nulla al marito geloso, che vede in ogni uomo un potenziale nemico. Incapace di superare queste gelosie ossessive, volenterosi di mantenere la relazione d’amore, ma al contempo desiderosi di preservare i propri affetti – innocui rispetto alla relazione di coppia – gli amanti possono mentirsi a riguardo senza che la menzogna sia di per sé un segnale di tradimento.

 

ESPRESSIONI BUGIARDE OVVERO LE BUGIE IN AMORE

Le forme della bugia sono infinite, tante quante le forme della sincerità.   Secondo Peterson (1996)  ci sono 6 tipi di bugie.

  1. Le bugie sfacciate: negare, negare, negare. A volte il partner ci protegge. Sa che ammettere quell’atteggiamento che si voleva superare, è segno di debolezza e fragilità, di disagio e imbarazzo. Può evitare di fare domande a cui la persona risponderebbe negando in modo sfacciato.

  1. Le verità distorte: sono bugie tattiche che nascondono. Consistono nell’esagerare o minimizzare alcuni aspetti della storia. “Quante birre hai bevuto ieri?”, “Solo due”. Senza pero’ dire che si sono aggiunti tre whisky. Le distorsioni non producono sensi di colpa. L’argomentazione è che la domanda era sbagliata e non la risposta (un domani si può sempre dire: “Tu non me lo hai chiesto”).

  1. Le bugie che diventano realtà: sono bugie fallite perché si trasformano in verità. Le scuse accampate diventano motivi reali. Motivi inesistenti per non fare una cosa ( essere febbricitanti per declinare un invito) diventano fatti reali per uno strano gioco della realtà (la sera si ha 39° di febbre). Non sembrano essere nocive ai rapporti.

 

  1. Le bugie per omissioni: quando narriamo una verità ma ci fermiamo a un certo punto, oppure quando diciamo la verità al 50%. Ci stoppiamo prima di autoincriminarci sperando che il partner non vada oltre sentendosi soddisfatto. E’ una delle bugie più frequenti e anche difficile da individuare, perché NON pensiamo alla bugia come omissione ma più come una cosa sfacciata. A volte sono preferibili alla verità ma generano comunque grandi sensi di colpa.

 

  1. Le bugie altruistiche: sono le bugie più comuni e subentrano quando vogliamo proteggere qualcuno per non far dispiacere gli altri: es. Lei chiede: Tesoro, ti piace questo reggiseno? (a lui non piace) e lui  mentendo,  le risponde: “Prima eri sexy, ora sei anche originale”.

 

  1. Chi è più bravo a scoprire bugie? Gli studiosi affermano che le donne dimostrano una maggiore competenza a scoprire le menzogne, perché sono più sensibili e attente agli aspetti non verbali della comunicazione e ai segnali emotivi.

 Enzo

Fonte-Newton Compton Editori-Luca Stanchieri

 

Annamaria… a dopo

 

QUANDO I BRUTTI PENSIERI CI ASSILLANO

di  Enzo e Ducky

Enzo:               I  pensieri…Duc, i pensieri…

Ducky:      Che hai prof?  Io non riesco a prendere sonno  da un po’ di tempo. Ma tu stanotte sbuffavi…soffiavi.

Enzo :       Con una folla di persone assalivamo una banca… io picchiavo con un randello il direttore.  Improvvisamente è arrivata la polizia; mi hanno ammanettato e spinto sul cellulare; un poliziotto mi ripeteva  “ti farai 30 anni di galera”…poi mi sono svegliato e ho sentito una specie di crampo alla gamba destra.

Ducky:      Era il  calcetto che ti ho data.

Enzo:       La sensazione di paura…che pensieri! Non farlo più però.

Ducky:      Eh…timori…pensieri, te ne potevi fregare!

Enzo:       I pensieri quando vengono vengono. Sono come chiodi ficcati in testa. Ti vengono i pensieri di ogni specie, specialmente quelli brutti.  Ne vogliamo disquisire, Duc?

Ducky:      Caspita, hai scelto proprio un bell’argomento. Comunque, ok. Lo faccio perché  sono il tuo Alter-Ego.

Enzo:       “Non sono come dovrei essere”,  “Gli altri sono meglio di me”, “Faccio solo errori”,  quante volte immaginiamo e la mente sembra bloccata su pensieri negativi.

Ducky:      Diciamo spesso così.

Enzo:       Ciò però non ci aiuta a migliorare, anzi.

Ducky:      Gli psicologi cosa dicono?

Enzo:       Ci mettono in guardia: dicono che questi pensieri, che loro chiamano “disfunzionali”, sono velenosi per la nostra mente. A volte diciamo “tanto non c’è soluzione” , “ è’ inutile andare avanti”. Queste frasi sono pericolose e autolesionistiche.

Ducky:      E allora?

Enzo:       Non bisogna dirle, perché generiamo pensieri rigidi, alcuni dei quali sono pericolosamente “tossici” per la nostra stabilità mentale. Secondo la dott.ssa Sabrina Cattaneo, psicoterapeuta comportamentale ecco i 10  pensieri TOSSICI:

01- Paragoni continui

    “Il mio vicino di casa ha un auto lussuosa e fa vacanze da sogno mentre io no”.  Paragonarci agli altri, sentendoci inferiori, invidiosi o perdenti, fa male e non serve a nulla. Con il tempo questi paragoni possono influenzare portandoci alla depressione.

02- Catastrofizzare

        Consiste nel pensare che un evento avrà conseguenze ben più gravi di quelli reali.  Vostro figlio  incespica e si sbuccia un ginocchio e voi vi  angosciate: Oh Dio,  esce del sangue, ci puo’ essere l’infezione…si può anche morire. Esagerare eventi negativi porta tristezza, ansia e disperazione.

03- Personalizzare

     E’ la tendenza a pensare che da noi dipende ogni insuccesso. O che siamo sempre al centro dell’attenzione. Esempio: Stamattina Stefano non mi ha salutato. Sicuramente ce l’ha con me.  Significa che tendiamo a prenderci la responsabilità di tutto, stando male inutilmente prendendoci il senso di colpa.

04-Tendenza a giudicarci troppo rigidamente

Significa che recriminiamo su troppi errori o mancanze. A volte poi ci poniamo regole troppo ferree, ad esempio: “Devo comportarmi bene ed essere sempre approvato dagli altri altrimenti sono un incapace”.

05- Generalizzare

    Avviene quando  arriviamo a conclusioni generali in modo arbitrario.  Ce l’hanno tutti con me; le donne sono tutte uguali. Evitiamo di generalizzare^.

 

06- Denigriamo sempre

     Parliamo male  avendo scarsa autostima di noi stessi o di altre persone dicendo “I miei collaboratori sono tutti incompetenti.” Per alcuni  (Alfred-Eldy)  è impossibile vivere senza criticare gli altri: questo pero’ è un segno di malessere visto che la critica implica insoddisfazione.

Annamaria: Alfred??  Alfred ,per me, ha un comportamento passivo-aggressivo come conseguenza di bisogni frustrati. Alle spalle avrà un vissuto di frustrazione dei propri bisogni emotivi. In eldy ha trovato una valvola di sfogo per tutta la sua rabbia repressa. 

07- Non considerare i nostri pregi

     E’ un errore  non vedere i nostri pregi o sminuirli.  E’ sbagliato dire: “Sì, abbiamo vinto ma gli avversari erano delle schiappe.

08 – Ragionamento emotivo

        Crediamo che qualcosa sia vero solo perché “sentiamo una emozione”, ignorando le evidenze cioè il fatto positivo.

09 – Pensiamo in negativo su un avvenimento certo

     Alla conferenza mi impappinerò e non riuscirò a parlare. Ad un incontro di tennis mi lamento dicendo: “Sicuramente perderò l’incontro, assumendo un atteggiamento insicuro in partenza. Certamente però gli intelligenti hanno più strumenti psichici e questo è un punto a loro favore: ricordate questo suggerimento:  quando si comprende meglio il problema, la soluzione è più facile.

 

Ducky: Madonna santa, Prof Enzo, ma non bisogna estremizzare; se uno ha tutti questi pensieri “TOSSICI” deve fissare un appuntamento con uno psicologo…ha bisogno di cure…ti sembra?

Enzo:       Sembra anche a me. Forse in qualche social di tua conoscenza è presente qualche “tipo” o “tipa” bisognoso di qualche terapia. L’interrogarsi, il voler capire, l’approfondire possono portare a non chiudere mai il ragionamento. Secondo lo psicologo americano Daniel Coleman, che suggerisce di concentrarci sulle emozioni, evitando la rigidità dei pensieri analitici e razionali che ci impediscono di guardare ai problemi da punti di vista alternativi.

Quando infatti pensiamo in modo troppo razionale apriamo la strada alle ossessioni.

Ducky: Siamo ricchi di problemi che ci intossicano l’esistenza. Ma non  tutti riescono a fronteggiarli.  Quando qualcuno già attanagliato da problemi sociali viene trafitto da un lutto di una persona di ineffabile valore e sentimento umano è costretto ad un lungo tempo di penosità di lacrime. E la parola consolatrice sembra perdere consistenza. Purtroppo con la angoscia nel cuore bisogna “CONTINUARE A VIVERE” e a Te carissima Annamaria dico “porta sempre con te le gioie, le tristezze, le lacrime, le carezze e i più teneri e dolci ricordi di Tua Madre che ora ti vuol bene da Lassù.

Come io porto i miei di Mia Madre.

Font: Airone

Annamaria: grazie di cuore Enzo, amico sensibile. Ci vuole forza e tempo per elaborare la perdita di una mamma. Sto cercando giorno dopo giorno di continuare a vivere. Sono certa che lei da lassù mi manda dei segnali del suo grande amore. Anche se sono adulta mi sento come una bambina abbandonata. Mi sento “persa”. Ho perso parte della mia storia ,di me stessa e delle mie radici. Nonostante abbia la mia famiglia. Mi manca la confidente,l’amica,la consigliera …tutto. Aggiungo al tuo articolo, caro Enzo, anche un video del Dott. Morelli dove ci spiega che i cattivi pensieri oltre ad assillarci, non ci fanno dimagrire.

 

Annamaria… a dopo

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC

secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

I vecchi che posseggono il senso dell’umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull’età. Luciano de Crescenzo

Un pizzico di vita, opere e l’arte del… copiare

Mi ha sempre appassionato la filosofia con le discipline psicologiche. Sono fatto così ; e le dissertazioni serie e anche scherzose o semiserie mi stuzzicano,mi fanno un certo effetto specialmente se attingo ai pensieri  nientepopodimeno di due eminenti filosofi: E’tienne Bonnot de Condillac e Luciano De Crescenzo.

La parola al secondo sul primo.

Nel  raccontare i filosofi dell’epoca moderna, immaginateli su una panchina , in un pomeriggio di primavera, su una panchina dei giardini pubblici. Ripeto, nel raccontare i filosofi moderni, ho notato che molti erano preti., che la maggior parte erano baroni, che avevano alle spalle  una nobildonna che li proteggeva e che quasi tutti finirono i loro giorni in un castello.

Ebbene, anche Etienne Bonnot de Condillac non fece eccezione alla regola: nacque a Grenoble nel 1714, discendente da un barone, diventò abate, ebbe come protettrice la marchesa Madame de Tencin, e alla fine morì nel 1780 in un castello di sua proprietà.

In quanto a studi, frequentò, come sempre, prima i gesuiti, poi i preti del Saint-Sulpice e infine la Sorbona, la prestigiosa università fondata cinque secoli prima da Robert de Sorbon. A 26 anni si fece prete. Nel medesimo tempo, però, si allontanò dalla teologia per dedicarsi un po’ alla filosofia. Si lesse tutto quello che c’era da leggere su Locke, Newton, Bacone e La Mettrie, e conobbe di persona gli enciclopedisti.

Ha scritto parecchie opere. Iniziò con una Dissertazione sull’esistenza di Dio, per poi proseguire con un  Saggio sull’origine delle conoscenze umane (1746).  Scrisse quindi un  Trattato dei sistemi  (1749) e un Trattato delle sensazioni (1754).

Il suo pensiero? Eccolo.

Fu principalmente un “sensista”, cioè credeva  più ai sensi che alla ragione.  Mi spiego: nel primo saggio comincia dicendo che le idee non nascono dalla sensazione e dalla rifllessione messe insieme (come detto da Locke), ma solo dalla sensazione, poi grazie a un concatenamento di riflessioni successive (tipo la curiosità, il giudizio, l’approfondimento e la passione), le sunnominate sensazioni finiscono con l’arrivare alla conoscenza.

Famoso l’esempio della statua. Gentili lettori vi prego di seguire la curiosità della logica. Condillac dice:  supponiamo di essere una statua priva di sensi e che Dio a un certo punto della nostra vita ci abbia regalato l’olfatto. Dopodiché, sempre Dio, avvicina al nostro naso una rosa. Noi ne avvertiamo il profumo e proviamo un piacere. Un attimo dopo, però, ci fa sentire un odore sgradevole, la puzza di un cadavere ad esempio. Scopriamo così che esistono il piacere e il dolore

La medesima cosa accadrà all’udito, alla vista, al gusto e per ultimo al tatto, il più importante dei cinque sensi. Domanda: perché il più importante? Perché  è l’unico che ci consente un contatto con noi stessi:  quello, cioè, di toccare e di essere toccati.

Piccola parentesi, OB

Tempo fa ti esprimesti sul fatto di copiare, ricordi? Ebbene, chiariamo: una cosa e’ copiare solo o scopiazzare; un’altra cosa è copiare a un fine utile e/o divulgativo.  Chiariti i due concetti, prego di continuare la lettura “che ha un preciso senso”.

Torniamo alla statua!

Sempre per colpa della statua, Condillac fu accusato  di plagio (copiatura di altri scritti) da due letterati, Buffon e Diderot. Dissero che non era stato lui il primo a usare il paragone della rosa e che perfino la statua che acquista i sensi uno alla volta, non era farina del suo sacco.

Peccato!  La filosofia – come si esprime De Crescenzo – dovrebbe essere superiore a queste piccole cose:  non è come lo spettacolo dove ogni battuta viene registrata dalla SIAE e guai a chi la inserisce in un altro copione.  A partire da Socrate, infatti, tutti hanno copiato da tutti e chissà che anche Socrate non abbia copiato da qualcuno

 

Mi è mancato Ducky. Spero di non aver annoiato i lettori per l’assenza.

O.B Faremo un copia e incolla per Ducky . Bravissimo come sempre, Enzo. 

E ancora carissimi auguri per il tuo compleanno!!!

 

Fonte:Storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo. Mondadori

Enzo (Vincenzo Liberale)