GREEN CHRISTMAS IN FONDERIA NAPOLEONICA EUGENIA .16 E 17 DICEMBRE 2017

Ritorna l’“eco-mercatino” per grandi e piccini sotto la Madonnina.

Il Natale più “green” di Milano è sempre alla Fonderia Napoleonica Eugenia.

NovitàGreen Christmas 2017 “raddoppia” con un nuovo spazio

dedicato al regalo etnico. E per non perdere lo spirito natalizio una lotteria

 sostiene il lavoro delle donne africane

Per il sesto anno torna Green Christmas,  il mercatino più “eco” di Milano, che si ispira a uno stile di “vita naturale” a 360 gradi. Due giorni per curiosare tra capi d’abbigliamento eco-fashion, oggetti di design bio-ecologico e prodotti bio-cosmetici per fare conoscere alla gente una filosofia di vita “a impatto zero”.

Il periodo pre-natalizio è certamente l’occasione giusta per visitare il  mercatino “green” che sbarcherà a Milano nei giorni 16 e 17 dicembre, presso il suggestivo sito di archeologia industriale della Fonderia Napoleonica Eugenia, nel cuore del vecchio quartiere Isola.

Una location perfetta per un evento interamente “sostenibile” col richiamo alla bellezza e ai gesti antichi della sua storia centenaria di fusioni artistiche, un luogo dove sono state plasmate campane come quella di San Marco a Venezia o i portoni del Duomo milanese.

A passeggio tra gli stand nella fabbrica settecentesca sarà difficile non farsi conquistare dalle diverse proposte eco-fashion adatte a tutte le tasche: abiti e accessori selezionati col criterio della sostenibilità e per gli standard di qualità, stile, creatività e attenzione alla filiera produttiva, con riutilizzo di materiali di recupero o valorizzazione di tecniche artigianali.

Fibre organiche, tinture vegetali, creazioni che esplorano l’anima green della moda per una scelta più consapevole e più rispettosa nei confronti della natura.

Visitando Green Christmas scoprirete che anche la cura del proprio corpo passa per il rispetto dell’ambiente grazie alle linee cosmetiche bio, composte da selezionati ingredienti naturali: così capelli, viso e corpo sono più belli e anche la natura ringrazia. Un ritorno all’autenticità, un invito a prendersi cura di sé in modo semplice, senza artificialità, mirando all’essenza della bellezza.

E per chi non tralascia il tema dello sviluppo sostenibile e del ritorno al naturale nemmeno quando si rifugia nel suo microcosmo domestico, non mancheranno oggetti e piccoli complementi d’arredo a zero impatto ambientale.

Due sono le grandi novità che Green Christmas propone per il Natale 2017: la prima è dedicata all’Africa. Quest’anno i visitatori potranno sostenere attivamente un’iniziativa sociale legata al Senegal: all’ingresso del mercatino sarà possibile comprare al prezzo simbolico di 1 euro un biglietto della lotteria “afro-green” che devolverà il suo intero ricavato all’Associazione “Hair Kitchen 4 Women”, un progetto nato per aiutare le donne senegalesi facendole lavorare la terra coltivando erbe e spezie. Prodotti utilizzati nella cosmesi naturale e nella tintura delle stoffe che le stesse donne poi realizzeranno.

La seconda novità è che Green Christmas… raddoppia! Una “cellula tematica” del mercatino green sarà allestita in una seconda location di archeologia industriale del quartiere Isola, una vecchia officina in via della Pergola 15, a pochi minuti di cammino dalla Fonderia Napoleonica.

Si tratta di uno spazio industriale già adibito ad accademia di capoeira di Angola che si trasformerà nell’esposizione etnica di Green Christmas: artigiani stranieri e italiani appassionati di luoghi esotici allestiranno i propri stand esponendo turbanti, ceste colorate, stoffe variopinte batik, oggetti intagliati nel legno o nell’argilla, gioielli fatti a mano. Un tuffo nel mondo caldo e ammaliante del Sud del mondo: Africa, Perù, ma anche Bolivia e Brasile. Lo battezziamo Green Ethnic Christmas.

Come ogni anno tutti i visitatori di Green Christmas avranno la possibilità (su prenotazione) di visitare lo spazio museale realizzato negli antichi ambienti di lavoro della Fonderia, dove sono conservati documenti, fotografie, strumenti e attrezzature legati alla sua secolare attività fusoria. Per chi poi volesse far giornata tra gli stand sono a disposizione postazioni di street food e bevande calde.

Save the date !!!  Vi aspettiamo !!

Sabato 16 dicembre 2017 h 10:00 – 20:00

Domenica 17 dicembre 2017 h 10:00 – 19:00

Fonderia Napoleonica Eugenia

Via Thaon di Revel 21, 20159 Milano

www.fonderianapoleonica.it

Per info e prenotazioni

cell. 393 0552272

[email protected]

Ufficio stampa

Valeria Zanoni
cell. 393 0552272

[email protected]as.it

Annamaria…a dopo

PERDONARE?…E’ UNA PAROLA!

 di Vincenzo Liberale

Si può davvero perdonare? Si dice che sia l’unico modo di superare i torti subiti  per trovare la pace. Ma neppure Dio, secondo la religione cristiana, condona qualsiasi peccato, se manca un vero pentimento. Da che parte sta la ragione?

Enzo e Ducky

Ducky  :           Enzo, se una persona ti fa del male, tu come reagisci? Ti vendichi o lo perdoni?

Enzo:               Secondo me, tu ed io facciamo parte del 99 per cento di individui che non perdonano.

Ducky: Perché non il 100 per cento?

Enzo:               Perchè credo che qualche “anima eletta”  riesce a perdonare     ; avrà qualche sentimento o virtù speciale in corpo.

Ducky: Vogliamo parlarne più a fondo?

Enzo:               Lo avevo già capito! Bene! Sentiamo sorprendentemente domandare ai familiari delle vittime di gravi fatti di cronaca o a innocenti reduci da anni di galera. Lei perdona?  Oggi più che mai  il perdono è sulla bocca di tutti sull’onda della New Age (la Nuova Era) , una corrente di pensiero affermatasi nel Terzo millenio sulle ceneri dei valori religiosi crollati un po’ in tutto l’Occidente. La New Age si identifica con la nuova Era di pace dell’Acquario e collocandosi fra esoterismo e psicologia, propone nuove pratiche per giungere all’armonia interiore.

Ducky: Ho sentito parlare anche io di  corsi  in Scuole  di perdono…o Cercles du pardon!

Enzo:               A me sembrano delle assurdità;  si arriva perfino al paradosso;  Circoli del perdono, fondati dallo scrittore  e conferenziere elvetico Olivier Clerc , attivo in Svizzera, Francia e Belgio, dove  a chiedere perdono sono le vittime di soprusi e violenze gravi che si rendono conto di non riuscire a perdonare.

Ducky: Sai che ti dico? A me pare tutto …na strun…

Enzo:               Frena,  gemello. Sembra pure a me…ma non bisogna esprimersi con toni poco urbani. Comunque, queste scuole di pensiero pretenderebbero un colpo di spugna su qualsiasi sopruso, violenza o ingiustizia senza neppure vagliarne la gravità, quasi forzando le vittime al perdono. Ma il solo fatto che queste spesso e volentieri si sottopongano a psicoterapia lascia immaginare la gravità dei traumi che hanno subito (lutti, aggressioni, violenze, lesioni, traumi emozionali).

Ducky: Posso solo immaginare.

Enzo:               Una delle conseguenze più negative è che gli “offesi” non riescono più a vivere nel presente e restano ancorati al passato con i ricordi traumatici. E pensano che un evento drammatico o tragico possa verificarsi di nuovo innescando una “paura nella paura”. Quanto basta per affermare che il perdono non basta certo a risolvere. Quindi no al colpo di spugna. Altri studiosi rigettono  le scuole del perdono affermando che il perdono non placa il rancore latente né verso gli altri né verso se stessi. La parola magica per ritrovare la serenità non è “perdonare”, bensì elaborare e integrare nella nostra mente i traumi subiti.

Ducky: La Chiesa cosa dice?

Enzo:               Per il cristiano, perdonare significa aprire il cuore a chi ci ha fatto del male, lasciando andare i sentimenti di rancore.  Il perdono di Dio per i peccati commessi si ottiene accostandosi con cuore pentito al sacramento della confessione.

Ducky: E che fine fanno i peccati non confessati; insomma se uno non li confessa i peccati, che succede?

Enzo:               Se non confessati, infatti, i peccati più gravi portano l’anima alla dannazione eterna, il che fa capire quanto sia assurdo pretendere che l’uomo perdoni ciò che neppure Dio, nella sua misericordia, è disposto a perdonare senza un pentimento sincero. Duc, pensa un po’,  nel Vangelo,  anche Cristo perde più volte la pazienza. Per esempio, quando trova i mercanti nel tempio. Inoltre, Gesù è severissimo con chi viola l’innocenza dei bambini. Gesù ha detto anche: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare.

Ducky: Forse la domanda che ti voglio fare è ovvia.

Enzo:               Dimmi!

Ducky: In ogni caso, bisogna denunciare sempre o solo in certi casi?

Enzo:               A livello sociale, il perdono non può prescindere dal denunciare alla Giustizia chi commette un reato. Perdonando ci estraniamo dalla realtà e si crea “dentro” una valenza morale, psicologica. Ma se abbiamo subito un grave torto, abbiamo la responsabilità civile e sociale di tenerne conto e di dare a questo torto una corretta valutazione, confidando che i colpevoli di reati gravi siano assicurati alla Giustizia.  Eviteremo che possano nuocere ancora a noi e ad altre persone. Ho risposto alla domanda, Duc?

Ducky:  In modo molto esauriente. E se uno subisce violenze e perdona sempre?

Enzo:               Domanda straordinaria e pertinente. Qui devo essere molto chiaro ed esaustivo. Nel caso di un coniuge – marito o moglie – infedele o di un violento incallito perdonare sempre è rischioso, e il rischio è che si diventi vittime predestinate perdendo il controllo su se stessi e sugli altri.

James Mc Niuly, psicologo dell’Università della F, che si occupa della vita di coppia, sostiene che davanti a un marito infedele è più sano mostrare apertamente la propria collera che non perdonare sempre. Il continuo perdono incoraggia il traditore a perseverare.  Per concludere:  solo un effettivo e costante cambiamento di comportamento è alla base di un perdono che può integrarsi in un sano processo evolutivo delle relazione- afferma la dottoressa.

Valutando correttamente i fatti accaduti saremo utili sia a chi ha perpetrato l’ingiustizia nei nostri confronti sia a noi stessi, non avremo sensi di colpa e non saremo più vittime in futuro.

Ducky: Enzo, mi permetti di fare un proclama a tutte le “ciucciottine”?

Enzo:               Sentiamo!

Ducky  :           Donne, non cadete nella trappola del…   LUI E’ VIOLENTO, MA MI                                  VUOLE BENE!

Enzo:               Bravo lo scombinato, meriti una lavata di piatti.

Ducky: Che significa?

Enzo:               Significa che i piatti – stoviglie comprese – sono tutti da lavare.

Ducky: Se mi dai una foto di OB,  lavo tutto subito…eh?

Enzo:               Affare fatto!

O.B              Cari gemelli, io difficilmente perdono chi non si è pentito (sinceramente) del male fatto. Duc, fatti comprare la lavastoviglie!

Fonte Airone

Annamaria… a dopo

NOSTALGIA

NOSTALGIA, desiderio struggente e intenso di una persona o di una cosa.

Enzo Ducky

Ducky:            Enzo, hai ricordi del passato  buoni, piacevoli, ricordi di persone o di una persona in particolare: familiari,  qualche amico in particolare…o un rapporto con una giovincella…di cui hai un tenero e dolce ricordo?

Enzo:              Duc, come la fai lunga: attacchi di nostalgia, parli di ricordi  splendidi!

 

Ducky:            Esattamente!

Enzo:              Me ne ricordo alcuni, specialmente quando ero studente: furono innamoramenti sublimi, intensi  e struggenti. Cominciati bene e…terminati male.

Ducky:            In me se ricordo certi incontri o episodi la tenerezza mi invade ma poi mi prende un senso di amarezza  per l’esito finale.

Enzo:              Quasi come te, ora che ci penso.  Però l’argomento non mi dispiace.

Ducky:            Andiamo nel profondo come piace anche a te?

Enzo:              Niente malinconie.

Ducky:            Ho preparato il fazzoletto… se mi dovesse scendere qualche lacrima.

Enzo:              Ssst, alziamo il sipario e…serietà assoluta.

Ducky:            Eh, non esagerare,  e che dobbiamo recitare Shakespeare.

Enzo:              Duc, basta.  E’ capitato a tutti…

Ducky:            Sicuramente anche a me…!

Enzo:              Duc,  cominci a rompere… sembra strano ma mi vengono in mente le immagini di padelle. Riprendo!  E’ capitato a tutti almeno una volta nella vita: state ascoltando una canzone che era nelle hit l’estate dei nostri 15  anni e che non avete più ascoltato da allora, sentite le note del ritornello e vi prende un tuffo al cuore.  In un attimo tornano alla mente le corse sulla spiaggia e i primi amori. Più ascoltate quella musica, più vi prende un’emozione dolce e amara insieme e al ricordo piacevole di quegli anni passati si mischia una incredibile nostalgia.

Ducky:            Come dici bene le cose…mi  è venuto un nodo alla go…

Enzo:              Insomma, Duc,  la vuoi smettere?

Ducky:            La smetto, scusa!

Enzo:              Il fenomeno è quello della memoria episodica e sono speso alcuni stimoli sensoriali, come quelli uditivi, a evocarla:  “Un brano musicale riporta alla mente ricordi specifici e connessi con determinate emozioni            “.  scrive Laura Casetta, psicologa e psicoterapeuta.

“I ricordi evocati dalla musica sono legati soprattutto alle relazioni sociali e coinvolgono più comunemente eventi della giovinezza.  Di conseguenza la nostalgia è il tipo di risposta emotiva più comune”.

Del resto la stessa parola “nostalgia” deriva dal greco nostos, che indica il ritorno a casa, e  algos  “dolore”:  in pratica indica  “il dolore del ritorno”, cioè della rievocazione della memoria.

Quindi se da una parte viene fuori una sensazione piacevole, contemporaneamente riaffiora il retrogusto  dell’amaro che quel tempo é ormai concluso.   La nostalgia è, quindi,  un’emozione complessa che unisce gioia e dolore…

Ducky:           Come e’ accaduto a te.

Enzo:             Come è capitato anche a te, cioè a noi nel passato e nel presente. Così la nostalgia che proviamo di fronte a un ricordo del passato ci aiuta ad annodare i fili della nostra vita mostrandoci che, anche se siamo persone adulte, possiamo sempre riconoscerci nel bambino che siamo stati e che in qualche misura saremo per sempre.

Ducky:           Ma il presente non deve  condizionarci  e diventare un rimpianto, dico bene?

Enzo:             Bravo! Il punto è fare in modo che la nostalgia non sia un rimpianto malinconico ma si trasformi in opportunità per migliorare il presente e guardare al futuro con fiducia. Un concetto sottolineato anche da Costantine Sedikides dell’Università di Southampton (Regno Unito):  “Le persone nostalgiche sono più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato  e fare della vita un percorso compatto. Ricordare, e magari anche rimpiangere,  attiverebbe un meccanismo di liberazione che permette di superare traumi e ricordi spiacevoli.  Altro studio condotto da Tim  Wildscht e da colleghi della stessa Università mostrano la medesima conclusione e cioè che la nostalgia ci spinge a vedere il futuro in modo più positivo e ottimista, riportandoci in un momento in cui ci è capitato qualcosa di buono.

 

Ducky:          Il che significa, dimmi se dico bene,  che siamo stati capaci di creare cose positive e di esserne meritevoli.  Eh, che  belle parole, dimmi la verità…non arrivo al tuo stile però ci vado vicino.

 

Enzo:            Lasciamo giudicare ai posteri.

Ducky:           Chi sono questi “posteri” ?

Enzo:             Quelli che verranno dopo…!

Ducky:           E chi sarebbero questi che verranno dopo?

Enzo:             Non sono impiegati delle Poste, vabbè.!?

 

Ducky:           Giuro che  m’informerò.  E prima o poi lo verrò a sapere.

Enzo:             Alterego, smettila, devo continuare. Crogiolarsi nel ricordo  di un passato idealizzato non fa bene: è il lato oscuro e dannoso della nostalgia. Il confine tra nostalgia buona e nostalgia cattiva è nell’intensità, frequenza e durata dell’esperienza nostalgica, afferma Aquilar. Esiste un dosaggio adeguato anche di questo sentimento: un poco di nostalgia ci aiuta, tanta rischia di bloccarci.  Evitiamo quindi  di fissarci su ciò che di bello è finito, traendo  da ciò solo anticipazioni negative sul futuro:  E’ quello che accade alle persone depresse, convinte che quanto di bello è capitato nel passato non possa più ripetersi, aggiunge Manfredi.  Così  dalla nostalgia alla rassegnazione il passo è breve. Stiamo attenti a non idealizzare troppo i ricordi, ma traiamone gli aspetti piacevoli. E’ un processo simile all’esperienza del lutto: quando la persona non c’è più tendiamo a ricordarne solo i lati belli allontanando dalla coscienza gli aspetti che ci hanno fatto soffrire. Così ci autocondanniamo a una vita di tristezza e di rassegnazione.

Ducky:           Averti come Alterego, per me e’ una rassegnazione.

Enzo:             In tutta la Campania specialmente a Napoli, si dice  “Aggie passato ‘ nu guaie…

 

Ducky:           Con chi?

Enzo:             “Cu té”

Airone

           

 

 

UNA LEI: RIPETITIVA? RIPETITRICE? O RIPETENTE?

 

Enzo, per il suo ritorno al blog, ha scelto questa “poesia” di Ronald Laing , psichiatra scozzese anticonvenzionale. Piu’ che una poesia, direi uno spezzone di questioni relazionali ,sempre attuali, con una sua personale “analisi” finale.

 

LEI:     Mi ami?

LUI:     Sì, ti amo

LEI:     Più di tutto?

LUI:     Sì, più di tutto

LEI:     Più di tutto al mondo?

LUI:     Sì, più di tutto al mondo

LEI:     Ti piaccio?

LUI:     Si, mi piaci

LEI:     Ti piace stare vicino a me?

LUI:     Sì, mi piace stare vicino  a te

LEI:     Ti piace guardarmi?

LUI:     Sì, mi piace guardarti

LEI:     Pensi che io sia stupida?

LUI:     No, non penso che tu si stupida

LEI:     Pensi che io sia carina?

LUI:     Sì, penso che tu sia carina

LEI:     Ti annoio?

LUI:     No, non mi annoi

LEI:     Ti piacciono le mie sopracciglia?

LUI:     Sì, mi piacciono le tue sopracciglia

LEI:     Molto?

LUI:     Molto

LEI:     Quale ti piace di più?

LUI:     Se dico quale, l’altra sarà gelosa

LEI:     Lo devi dire

LUI:     Sono tutt’e due squisite

LEI:     Davvero?

LUI:     Davvero

LEI:     Ho delle belle ciglia?

LUI:     Sì, delle ciglia bellissime

LEI:     Ti piace annusarmi?

LUI:     Sì, mi piace annusarti

LEI:     Ti piace il mio profumo?

LUI:     Sì, mi piace il tuo profumo

LEI:     Pensi che io abbia buon gusto?

LUI:     Sì, penso che tu abbia buon gusto

LEI:     Pensi che io abbia del talento?

LUI:     Sì, penso che tu abbia del talento

LEI:     Non pensi che io sia pigra?

LUI:     No, non penso che tu sia pigra

LEI:     Ti piace toccarmi?

LUI:     Sì, mi piace toccarti

LEI:     Pensi che io sia buffa?

LUI:     Solo  in un modo simpatico

LEI:     Stai ridendo di me?

LUI:     No, non sto ridendo di te

LEI:     Mi ami davvero?

LUI:     Sì, ti amo davvero

LEI:     Dì, “TI AMO”

LUI:     “TI AMO”

LEI:     Hai voglia di abbracciarmi?

LUI:     Sì, ho voglia di abbracciarti,

            e stringerti, e coccolarti  e

            amoreggiare con te

LEI:     Va tutto bene?

LUI:     Sì,va tutto bene

LEI:     Giura che non mi lascerai mai?

LUI:     Giuro che non ti lascerò mai, mi faccio una croce sul cuore

            e che possa morire se non dico la verità

(pausa)

continua ? finisce?…continua!

 

 

LEI:     Mi ami davvero?

LUI:     Fermati!  Ora le domande le faccio io.

            Ti ritieni donna?

LEI:     Sì, mi ritengo donna

LUI:     Ti ritieni amabile?

LEI:     Sì, mi ritengo amabile

LUI:     Ti ritieni amorevole?

LEI:     Sì, mi ritengo amorevole

LUI:     Allora, bastava che io  scrivessi solo le prime tre parole

            e tu otterresti i tre titoli “ripetitiva – ripetitrice  e ripetente”.

LEI:     Ho bisogno di un “pensiero stupendo”

LUI:     L’innamoramento è una droga, dà assuefazione e dipendenza. Se vuoi disintossicarti, ama decentemente.

Enzo

 

 

RESPONSABILITA’ DI AMARE DECENTEMENTE

 

Serve un esame, un corso, uno stage per amare ed esere amati “decentemente”? Siamo in crisi noi o l’amore?

 

da Emma Rosenberg Colorni

autrice del libretto “Come sopravvivere all’Innamoramento e…forse, imparare ad amare.

Enzo e Ducky

Enzo:              Duc!

Ducky:            Sì!?

Enzo:              Mi è venuta un’idea.  OB potrà sempre intervenire. Ci facciamo tre soavi pizze  che bagneremo con…

Ducky:            …incigneremo la bottiglietta di cognac…quella che ti regalai quando vincesti il premio  speciale  di poesia “Poeta dell’Anno” – Regione Veneto.  Insomma, che ti passa per il cervelletto?

Enzo:              Una seratina un po’…allegrotta…un drink party…senza esagerare.

Ducky:            ….ho capito: un drink per non prendere troppo seriamente  il pezzo? Ci sto.  Speriamo che OB vorrà onorarci  apprezzando  la tavola con il binomio  pizza-cognac in chiusura.

O.B                   Stavolta le pizze le ho  preparate io per omaggiare Enzo. In chiusura darò anche la ricetta delle gustose pizze fritte napoletane. Prego, maestro dell’ammmore, continua pure.

Enzo:              Mhhhh buonissime. Grazie O.B .  Comincio dicendo che faremo il commento al libretto che abbiamo letto e che ci è soprattutto piaciuto…quello di Emma Rosenberg Colorni.  Ognuno di noi tre ha piena libertà di …parola  nel senso serio ma anche di dire, come diceva Totò. pinzellacchere per prenderci un po’ in giro e sorridere.

O.B.                 Sorry, non posso intervenire. Sono presa con l’impasto!

La cena si evolve a base di pizzette e cognacchini.

 

Enzo:              Fatemi dire…tocca a me.  Tu Duck, sei innamorato e sogni una saggezza che ti farebbe accettare  l’altro così com’è. Esente da ogni aggettivo? Sogni di amare l’altro non per le sue qualità contabilizzate, ma per la sua esistenza perché in questo modo ti sembra di poterlo desiderare di meno e di goderne di più?

Ducky:            Parli come Paul,  non si capisce nulla.

O.B                  Eh no, eh?! Qui prendo parola…non toccatemi l’amico Paul.

Enzo:              Non fatemi ridere, Duc,  ascolta:  amare non è un’emozione  ma un modo di agire, un modo di rispettare la presenza dell’altro  fuori da presunzioni di potere e di possesso.

Ducky:            Ci riconosciamo quando ci incontriamo su un piano umano  basilare per entrambi, per esempio in caso di terremoto aiuteresti anche un fascista…sigh oh scusate il singhiozzo…

 

Enzo:              Il cognac comincia a fare effetto. Ci vuole rispetto…senza rispetto non può esserci coincidenza di desideri né convivenza e né libertà. Il piano di incontro degli amanti ha a che vedere con il contatto dei corpi e l’attenzione a stare bene insieme per il tempo che si condivide…bella questa frase, me la devo scrivere. OB, l’amore si riconosce solo guardandosi indietro. Non puoi controllare l’amore senza negarlo: mi ama?

Cosa fare per farmi amar? Mi amerà sempre?

OB:                 Ma puoi stare attento a stare bene nel tempo passato insieme. Poi guardandoti indietro, se sarai stato bene attento a stare bene insieme, probabilmente potrai descrivere il passato come amorevole.

Ducky:            Come si fa a stare attenti a stare bene insieme? Si riconoscono i propri bisogni  e si esplorano quelli altrui.  A quest’ora, vi prego non parliamo di bisogni,  ….scusate… comincio a sentire troppo caldo. Parliamo d’amore?

Enzo:              OB,  OB tu che sei corposa…bona va…ubertosa….abbottonati….sei troppo scoperta…tu che non sei brilla come noi…dì qualcosa di  sciccoso o serio. Io e Duc ti guarderemo e ti ascolteremo adoranti. Ma prima gradisci  l’omaggio di una nostra poesia per l’onore che ci mostri della tua amicizia:

 

Il cuore sogna i momenti di grazia

 

Sogna di essere tenuta per mano

da me

sogna un viale alberato

fiorito da una tardiva primavera

sogna che io ti deponga

ai piedi di un albero di pesco

contornato da tulipani “Queen of Night”

e cominci a dormire e sognare

e così assopita ti prenda fra le braccia

raggiunga una grossa nuvola in cielo…ti svegli

e aprendo gli occhi

ti ritrovi su una assolata, calda e silenziosa isola

accanto a me…

il tuo viso sul mio petto

la tua carezza mi sveglia

le tue pupille mi soggiogono

il tuo sorriso si unisce al mio

nei nostri cuori

avidi di sogni

irrompono momenti di grazia

potrei così morire anche per te

e tu vivere in eterno

 

 O.B                Grazie Enzo! Sei un po’ “rompino” ma resterai sempre un grande amico!!

Ducky:            Siccome,  caro Gemello, hai citato la primavera,  non voglio essere da meno e offro un pensiero stupendo di Neruda “Vorrei fare con te / quello che la primavera / fa con i ciliegi.”  E tu, OB, che sei la più lucida  dicci le tue cnvinzioni.

O.B                  Duc, tu come me sei negato per la poesia. Ma apprezzo molto la tua dedica. I propri sentimenti si possono esprimere anche cosi. Le mie convinzioni, oggi, sono le pizzelle napoletane…

Enzo:   OB, non dire che dell’innamoramento e dell’amore sai già tutto. Sarebbe una bugia. Per me è Amore  se mi dico “Non vedo l’ora che mi manchi”.

OB:                 Io ragiono al contrario. Se una donna dice a un uomo “Sei colpevole di non essere come pensavo che tu fossi. Sei colpevole di non essere come mi hai fatto credere di essere,  non si tratta di un amore per una persona.  Se,  invece è la donna  la vittima del colpo di fulmine, troverà mille  argomenti razionali a sostegno della sua sensatezza.

Annamaria        Se lo dice O.B…

Enzo:              Allora il deluso dirà “Mi hai deluso tu o mi sono deluso io?

Ducky:            La Vanoni cantava “L’appuntamento”. Amore fai presto, io non resisto… se tu non arrivi non esisto, non esisto, noon esistooo…Tutti noi, dico tutti:  esiste un freddo speciale dell’innamorato o della innamorata…

Enzo:              …ehi  Duc,  ti sei acculturato, sembri un illustre sconosciuto….continua!

Ducky:            Dicevo che esiste un “freddo speciale”  dell’innamorato, la freddolosità del cucciolo che ha bisogno del calore materno.

Enzo:              E la gelosia…dove la mettiamo?

Ducky:            La misuriamo col “gelosimetro”?

Enzo.              Non scherzare,  la gelosia è un sentimento serio o quasi. Parla, Gemè, ti sento in forma.

Ducky:            C’è chi crede, ma dico solo poche parole, che se non soffri di gelosia, non ami. Secondo loro se soffri tanto, vuol dire che ami tanto. Se soffri tantissimo, vuol dire che ami tantissimo. Se soffri tantissimissimo, vuol dire che ami tantissimissimo. Sciocchezze!  Secono il “gelosimetro” i livelli di questa nevrosi sono quattro:

1- Ami tantissimissimo

2- Ami tantissimo

3- Ami tanto

4- Non ami o Ami male

Io la vedo così. Enzo, ma la vedi, OB, s’addormmenta sempre.  Si vede che non le interessano né l’innamoramento e né l’amore.

 

Enzo:              Forse ama dormendo, che ne pensi?

Ducky:            …o il contrario?

Enzo:              In che senso?

Ducky:            …che mentre ama o amoreggia…le calano le palpebre e si addormenta.

Enzo:              Che figura farebbe…che figura!

Ducky:            Non esageriamo…scombinato. Secondo me non ha retto il cognac!

O.B                  Vero! Mi cala la palpebra…pizzelle,cognac, innamoramento, amore             ,bah..

Fonte Ed. del Baldo-Testo Emma Rosenberg Codorni-Come sopravvivere all’’innamoramento e…forse, imparare ad amare

 

 

 

O.B.                 Vi ho ascoltato attentamente. Un consiglio per sopravvivere              all’innamoramento e all’amore? Amare in primis noi stessi, senza dipendenze.                               Ora na’ tazzuliella di caffè e via con  la ricetta 

PIZZETTE, PIZZELLE, AMMORE E FANTASIA…

Per le pizzelle o pizzette
1kg farina
500ml acqua
2 cubetti di lievito
1cucchiaino zucchero
olio d’oliva per frittura q.b
40gr sale

Per il sugo di pomodoro
2spicchi aglio
1 cipolladi medie dimensioni (o due piccole)
q.b. olio d’olivaextra vergine
2cucchiai origano o foglioline di basilico
750gr polpa di pomodoro(o passata di pomodoro)
q.b. sale

 

Sciolgo 250 ml di acqua insieme allo zucchero aspettando che in superficie si formi la classica schiumetta.
Metto la farina in una ciotola capiente e ci unisco l’acqua con il lievito sciolto.
Nei restanti 250 ml d’acqua, faccio sciogliere il sale incorporando anche questa soluzione alla farina.
Impasto e quando la pasta sarà liscia e omogea metto il tutto in un sacchetto di plastica (per accelerare la lievitazione)
Quando avrà raddoppiato il suo volume tolgo l’impasto dal sacchetto ricavandone un tot di palline del peso circa di 50 grammi ciascuna.
Schiaccio con le dita e comincio a friggerle in abbondante olio caldo in una padella larga e antiaderente con bordi alti.Li faccio dorare per 3 minuti rigirandoli
Una volta cotte le scolo facendole sgocciolare su un foglio di carta da cucina.
Poi condisco con il sugo preparato in precedenza (aromatizzato a piacere, non dimenticando pero’ di aggiungere l’origano) una spolverata di formaggio grattugiato o con pezzetti di mozzarella e……….voilà le pizzette son servite

                             

Buone con pomodoro

Buone anche senza pomodoro

 Buon Amore a tutti!

Enzo & Annamaria ( O.B.)

 

 

CREDETE ALLE COINCIDENZE?

Eppure esistono!

Enzo-Ducky-O.B

Enzo:             Ciao, Duc!

Ducky:           Buongiorno!

Enzo:             C’hai fatto caso? Ci siamo svegliati  contemporaneamente.

Ducky:           E’ vero. E’ stato un caso…non farci caso.

Enzo:             Ecco….lo spirito di patata.  Se ci capita TRE volte?

Ducky:           Sarebbero  TRE casi: semplice!

Enzo:             Alle coincidenze non ci credi? Non potrebbero avere uno strano significato?

Ducky:           Esiste il caso. Comunque, non ci trovo nulla di strano…nessun segno o messaggio particolare. Io la vedo così.

Enzo:             Io non sarei così  dicotomico.

 

Ducky:           Eeeh…dicoche…ricominci? Vuoi un applauso per la parola.

Enzo:             Dicotomico vuol dire  che è un concetto rigido che non ammette giudizi intermedi. Come dire: una cosa o è bianca o è nera, avaro o spendaccione,  taciturno o logorroico, colto o ignorante…

O.B                 A proposito di Bianco e Nero,una parentesi … sarà stato un caso, una coincidenza che dopo avermi inibita (vietato in maniera autorevole e con maleducazione di frequentare eldy e anche eldyani)  Bianco-Nero, da li a poco hanno perso eldy e anche eldyani?…Boh. Coincidenza ! Sorry continua pure , Duchino.

Ducky:           Sassolino nella scarpa, OB. Eh? Enzo torniamo a noi .Se io fossi  dicotomico, tu saresti  dicocomico.

 

Enzo:           Bene, finiamola e vediamo come stanno le cose….cioé le coincidenze  o i casi  Veniamo ai fatti.

Il 2 giugno del 1981, a Roma,  Rino Gaetano, il celebre cantante di  “Gianna”, uscì di strada con la sua auto attorno alle 4 del mattino scontrandosi con un camion.  L’impatto fu violento e il musicista fu soccorso da un’ambulanza che lo portò in un Pronto Soccorso della città dove venne rifiutato perché non attrezzato a prestargli soccorso.  Furono quindi contattati, senza successo altri ospedali dove però Gaetano venne nuovamente rifiutato per mancanza di posti.  Morì dopo alcune ore di agonia verso le sei del mattino.

Ducky:           Pace all’anima sua…ma non ci trovo nulla di strano al fatto seppure tragico.

Enzo:             Aspetta…dieci anni prima del tragico evento, Gaetano aveva scritto una canzone. La ballata di Renzo, in cui descriveva la morte di un

giovane in seguito a un incidente stradale, dopo essere stato rifiutato da tre ospedali romani. Quali?  Gli stessi tre che avevano rifiutato lui.

Questa casualità così incredibile e inquietante ha fatto sorgere molte ipotesi, anche complottistiche:  alcuni hanno chiamato in causa addiritura la massoneria.

Ducky:           Addirittura, mi sembra un po’ fantastica la cosa.

Enzo:             Sogni premonitori? Di coincidenze ce ne capìtano spesso, quante volte pensiamo a una persona che non vediamo da tempo e la incontriamo per caso proprio il giorno stesso?  Tuttvia è la scienza a mostrarci che non si tratta di un fenomento strano – come dici tu – o soprannaturale.

Nel 1980 Persi Diaconis  e Frederick Mosteller dell’Università di Harvard (Usa) lo idagarono in uno studio pubblicato dal  Journal of the American statistical Association nel quale definivano coincidenza “una sorprendente concorrenza di eventi, percepiti come collegati in modo significativo, senza apparente connessione causale”.

La loro spiegazione era che, considerando quanto è grande il mondo e quante cose accadono ogni giorno, anche le coincidenze apparentemente più improbabili hanno buone possibilità di verificarsi. L’esempio classico è quello dei sogni premonitori,  spiega Lorezo Montale,  profesore associato di psicologia sociale all’Università di Milano Bicocca e vicepresidente del Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze.  “Sognare qualcosa che si verifica il giorno dopo non è così improbabile; se consideriamo il numero di sogni fatti da tutti gli esseri del genere umano la possibilità che avvenga realmente un evento sognato non è per nulla così ridotta.

Ducky:           Questi fatti  però mi incuriosiscono. Io pensavo che volessi argomentare delle coincidenze ferroviarie…i treni insomma.

Enzo:             OB, che dici? Lo prendiamo a padellate in contemporanea o lo vuoi perdonare?

O.B:               Duchino si fa sempre perdonare, Enzo!

Ducky: Fratè, rassegnati al destino:  O.B ha un debole per me.

Riprendiamo la rassegna.  Su questo tema Michael Shermer, storico della scienza americano, fa un esempio nel suo  Homo credens. Perché il cervello ci fa coltivare e difondere idee improbabili.  Poi ci sono delle emozioni.

Ducky:           Non capisco più niente: figurati se  cominci la tiritera delle emozioni. O.B grazie! Sai farmi sempre emozionare. Enzo… tiè!

Enzo:             Ora calmatevi e seguitemi bene, voi due: pensate ai compleanni. Ci stupiamo quando in un piccolo gruppo di persone due compiono gli anni lo stesso giorno. Eppure, non è strano: gli stessi Diaconis e Mosteller hnno dimostrato infatti che bastano 23 persone per avere  il 50 per cento di probabilità che ci sia un compleanno in comune. Tipicamente una coincidenza, dichiara Montali, ha una rilevanza per il soggetto.  In altre parole , l’incontro casuale con l’amico a cui abbiamo recentemente pensato non ha nulla di improbabile, se spiegato con la statistica.  Tuttavia ci appare come un evento incredibile se per noi quell’ incontro è un evento emotivamente importante o simbolico e dunque ci colpisce maggiormente rispetto a qualsiasi altro evento fortuito. Gli studiosi dicono che  “Gli esseri umani hanno la tendenza a ricercare significati e correlazioni. Montali spiega: “In particolare cerchiamo sempre rapporti di causa-effetti quando capitano due eventi correlati; ma tendiamo a dimenticare le occasioni in cui non si sono verificate.

Ducky:  Prendo atto delle convinzioni degli esperti. Ma il mio pensiero te lo dirò  quando avremo concluso.  Vai avanti.

Enzo:             Le coincidenze  possono essere occasioni per conoscersi meglio. Ti voglio raccontare due eventi:

Jim Caviezel, interprete di Gesù nel film  La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), è stato colpito da un fulmine durante le riprese.  Il fatto è stato considerato un segno divino dallo stesso attore. In effetti nel Vangelo si fa riferimento all’oscuramento del cielo avvenuto dopo la morte di Cristo.

Secondo evento.  Bernard D. Beiman, psichiatra e docente all’Università della Virginia (Usa)  racconta un aneddoto:  una madre scrive una lettera a sua figlia e a un tratto la mano destra comincia a bruciare intensamente. Meno di un’ora dopo riceve una telefonata in cui le comunicano che la mano destra di sua figlia è stata ustionata gravemente in un incidente di laboratorio. “La madre avrebbe potuto utilizzare la coincidenza per rafforzare il legame con la figlia””, scrive lo studioso. “Forse potrebbero avere avuto dei problemi nel loro rapporto ora risolvibili grazie a questo nuovo senso di connessione. In altre parole interpretare le coincidenze può o potrebbe essere utile per riflettere su noi stessi e su cosa quei fatti fortuiti rappresentano: occorre essere disposti a metterle in discussione e a interpretarle.

Ducky:           Eppure le coincidenze accadono.

Enzo:             A notare le coincidenze sono specifiche tipologie di persone. Secondo alcune ricerche,  le persone che notano coincidenze sono:

– religiosi

-spirituali

– intuitivi

– e anche persone che hanno la tendenza a ricercare il senso della vita e i nessi  significativi straordinari tra i fatti della vita.

  Altri studi mostrano come sia più probabile  notare coincidenze quando siamo arrabbiati, ansiosi o tristi.

Ducky:           Il mio pensiero? Eccolo: viviamo  “fatti”  di cui siamo certi , ne conosciamo  la realtà,  la materialità, le cause e gli effetti e altri  come  le “coincidenze” ,  come i fenomeni metapsichci,  che si manifestano in modi strani e inspiegabili,  e che spesso ci sforziamo di comprendere e interpretare. E che non sempre  ci riusciamo.

O.B Il mio pensiero? Eccolo: Di storie come queste da te raccontate, Enzo, ce ne sono a migliaia. Per me capire se si tratta di destino o pura coincidenza resta davvero un mistero.Non mi pongo troppe domande. Di certo faccio in modo di non farmi condizionare troppo la vita dalle coincidenze . Di mio ci metto sempre un pizzico di positività , che non guasta.

Enzo:            Brava O.B! Duc, mi hai letteralmente letto  nella mente. Ma come hai fatto?

E pensare che hai subito uno sviluppo tardivo.

Ducky:           E tu che fino a 2  anni non riuscivi a balbettare…e ti divertivi a spogliare e a rivestire le bamboline!?

O.B Duc… e tu? le pettinavi?

Enzo:             Ssst..non ci facciamo conoscere!

Ducky:           Un momento, Enzo. Secondo te, OB ci ha conosciuti  veramente? Io ho i miei dubbi. E tu?

Enzo:             E io tengo i miei!

O.B Vi conosco mascherine!…gradite “per caso” una pizzz…sono scappati! Avranno una coincidenza creativa e non vogliono perderla…

Fonte: Airone

ENZO& ANNAMARIA…  a dopo

 

PINSANNO, PINSANNU E DISIANNU-PENSANDO PENSANDO E DESIDERANDO

TOTO’ MIGLIORE

 (inno alla donna amata)
Nun è difficili
Taliannu gh’occhiuzzi ammiccanti
Pinsari e disiari sulu… a tinirizza di l’amuri.
Nun è difficili
Vasannu dda vuccuzza duci
Pinsari e disiari sulu … u sapuri forti di l’amuri.
Nun è difficili
‘Nsunnannumi di notti abbrazzatu ccù Tia
Tra li stiddi … ntò silenziu di l’universu,
Pinsari e disiari sulu … e ntà ddu ‘nfinitu silenziu ,
A passioni e u desideriu di Tia.
Nun è difficili
Passiari di iornu manu ccù manu ccù Tia
Ntà na spiaggia… Ccù lu rumuri di lu mari
Pinsari e disiari sulu… e ntà ddù solitariu rumuri ,
A passioni e u desideriu di Tia.
No …
Nun è difficili … “Vuliriti Beni”.

Traduzione

PENSANDO, PENSANDO E DESIDERANDO
Non è difficile
Guardando quegli occhietti ammiccanti
Pensare e desiderare solo … la tenerezza dell’amore.
Non è difficile
Baciando quella boccuccia dolce
Pensare e desiderare solo … Il sapore forte dell’amore.
Non è difficile
Sognandomi di notte abbracciato con Te
Tra le stelle … nel silenzio dell’universo,
Pensare e desiderare solo … e in quell’infinito silenzio,
La passione e il desiderio di Te.
Non è difficile
Passeggiando di giorno mano con mano con Te
In una spiaggia … con il rumore del mare,
pensare e desiderare solo… e in quel solitario rumore,
la passione e il desiderio di Te.
No …
Non è difficile … “Volerti Bene”.

Annamaria… a dopo

AMORE  O AMICIZIA

 

Per il sesso qual è  il confine?

Gli psicologi affermano che sono quattro

i segnali che tolgono ogni dubbio.

 

 

Enzo-Ducky

 Enzo:              Ciao. Duc!

Ducky:            Ciao, Prof!

 Enzo:              Ti è piaciuto il pezzo sui gioielli di famiglia?

 Ducky:            Non male. Potevi fare di più, secondo me.

 Enzo:              Spiritoso. Se mancava qualcosa, è colpa tua. Insomma non sei                      mai contento. Eppoi, sei o non sei la controparte!?

 Ducky:            Certo!

 Enzo:              E allora a chi vuoi sfottere?

 Ducky:            Tu subito t’ingrifi…è per me sfotterti è un piacere. Comunque, Stai buono e calmati. Il pezzo e’ un vero special  e mi auguro che sia il primo di una rassegna tutta speciale. Ora dimmi qual è il secondo.

 

Enzo:              Il confine tra AMORE e AMICIZIA. A volte non si capisce bene dove comincia l’Amicizia e dove cominia l’Amore.

 

Ducky:            Non ho capito: spiega meglio, per favore.

 

Enzo:            Lo sapevo. A volte il legame tra due persone non è chiaro se ci lega l’amicizia o l’amore.  Chiaro?

 

Ducky:            Limpido! Pero’ , sei bravo a scegliere gli argomenti. Sono pronto, prof, dacci dentro.

 

Enzo:              Bene, …una volta diventati amici non si torna più indietro, è il concetto, oggi in voga tra i giovani di friendzone  (zona amici) , cioè quella situazione in cui il rapporto è diventato troppo amichevole perché tra due persone possa nascere qualcosa di romantico. Eppure non è sempre così:  in molti casi  nascono  “splendide relazioni “  da rapporti di lunga amicizia. 

 

Ducky: Verissino!

 

Enzo:               Alcuni anni fa la psicologa Lucy Hunt dell’Università del Texas (USA) aveva studiato il fenomeno. Analizzando 167 coppie, alcune formatesi  da una precedente amicizia e altre no, la Hunt  aveva dimostrato che più si conosce prima di diventare una coppia,  meno conta l’attrazione fisica:  “ Per esempio”,  aveva spiegato, “una relazione tra una donna poco attraente e un uomo  molto attraente è più probabile se i partner si conoscono da lungo tempo prima di mettersi insieme.”

Ducky: Continua, prof!

Enzo:               Sì, ma non ti distrarre. Il punto è che l’attrazione fisica inevitabilmente  cala nel tempo in ogni coppia e questo spiegherebbe per quale ragione una relazione nata da una precedente amicizia non solo sia possibile, , ma anzi sia potenzialmente più duratura nel tempo.

Ducky: E come si spiega questo meccanismo…questo fatto, insomma?

Enzo:               Il motivo è semplice: conoscersi bene prima di innamorarsi aiuterebbe a far emergere qualità umane e di personalità che l’attrazione fisica e romantica potrebbe invece  nascondere.

Ducky: Credo che sia logica questa affermazione, anzi  molto logica.

Enzo:               Duc, è logica e basta: non ha senso dire LOGICO e MOLTO LOGICO.  In questo caso la molta logica non ci “azzecca” come diceva un magistrato di Mani Pulite…ora politico.

Ducky: Mi spieghi la differenza tra l’Amore e l’Amicizia?

Enzo:               Si,  ma stai calmo,  non stiamo disquisendo una causa personale.    Stiamo analizzando in senso lato. Amicizia e Amore sono entrambi sentimenti complessi e …pervasivi…

Ducky: Io e i lettori si aspettano una spiegazione.

Enzo: …che tendono a diffondersi e a toccare in modo penetrante  vari aspetti.della vita, precisa Gabriela Gandino, docente di psicologia clinica della vita sessuale e di coppia all’Università di Torino. Ma le differenze non mancano. Prima fra tutte è l’impegno assunto dai soggetti nei due tipi di relazione. L’amicizia si costituisce gradualmente attraverso la comunanza di valori, stima, presenza e affinità personali ed è basata sulla fiducia, aggiunge Edoardo Giusti, psicologo.

L’Amore, invece, implica l’assunzione del rischio di non essere corrisposti o non con la stessa intensità.  Benché potenzialmente profonda, quindi, l’amicizia è meno impegnativa.

Ducky: E’ verissimo e accade spesso.

Enzo:               Ma non solo: , in  amicizia  uno più uno fa DUE… in amore fa…TRE.

Ducky: Però, che strana riflessione…e anche vera purtroppo.

Enzo:               In altre parole, in amicizia i due individui restano ciascuno se stesso, in amore, pur mantenendo la propria autonomia, concorrono a formare un terzo soggetto, che è la coppia.  In amicizia ci possono essere caratteristiche dell’altro che non si apprezzano, ma ciò non mina il rapporto a patto che ci si stimi globalmente e non manchino rispetto e generosità.

Ducky: In amore è diverso. L’avevo intuito, Prof..

Enzo:               In amore no, perché alla base di questo rapporto ci deve essere una progettualità comune e il difetto dell’altro può non essere irrilevante. Se l’amico è una brava persona ma è pigro, questo difetto influenzerà poco o niente il legame. Ma se il compagno o la compagna è pigra e non si prende responsabilità, ciò alla lunga potrà creare problemi nella vita di coppia.

Ducky: Pienamente d’accordo.  Un po’ di allegria, scherzare, prendersi un po’ in giro?

Enzo:               Cose comuni, soprattutto…necessarie, utili….non mancano tra amore e amicizia. Per esempio, è sano che in una coppia siano presenti comportamenti improntati al cameratismo e all’amicizia.  Prendersi in giro per gioco, scherzare come tra vecchi amici è normale, anzi è utile nella dinamica amorosa; ridere fa bene nella realtà…amorosa.

In particolare nel corteggiamento.  Più si ride e più e’ probabile il successo all’esito del corteggiamento.  Ridere va bene, ma non  in modo esagerato o sguaiato …come fai tu, Duc.

Ducky: E tu che sghignazzi stile Lino Banfi? Che facciamo, Prof, sorridiamo o ridiamo  …come Cita la scimmia di Tarzan.

Enzo:   Torniamo seri…il motivo e’ …utile e anche serio. L’umorismo è una strategia che mette in luce la gradevolezza della propria personalità, caratteristica socialmente apprezzata. Una cosa è certa: amore e amicizia rivestono un ruolo importante nel corso della vita,  ma in modi diversi. Nella fase iniziale della “cotta” e dell’innamoramento i partner sono intensamente e reciprocamente presi e non hanno bisogno di altri legami. E’ soprattutto nei periodi di cambiamento che l’amicizia riveste invece un ruolo più importante.

Da adulti, quando invece la relazione di coppia è generalmente avviata che si fanno ricerche serie per l’innamoramento.

Ovviamente non mancano nemmeno i periodi della vita in cui non sentiamo il bisogno né di amici e né di un partner:  sono fasi esplorative di solitudine.

 

Ducky: Secondo te      è possibile l’amicizia tra uomo e donna?

Enzo:               Si può verificare quando c’è autenticità e non è mai presente in nessuno dei due il desiderio di trasformare il rapporto in una relazione di coppia. Ovvio che si tratta di un equilibrio delicato. Credo che sia difficile o impossibile. Possibile solo se entrambi i partner hanno conquistato una loro autonomia si può pensare a un nuovo legame.  Ma se quello che si è concluso è stato il grande amore è meglio dimenticare e andare oltre.

Ducky: Ne sono convinto anch’io!  Prof, mi permetti una domanda?

Enzo:               Certo!

Ducky: Si fa sesso ma non si è una vera coppia.  Che ne dici?

Enzo:               Ti riferisci all’amicizia sessuata. Gli psicologi così la chiamano. Più volgarmente è il fenomeno del  “trombamico”, in altre parole si fa sesso, ma non ci si sente…coppia.  E non si è gelosi dell’altro. E’ un fenomeno che indica l’immaturità dei  giovani di oggi  incapaci di assumersi la responsabilità di un rapporto di coppia che implica impegno. Così, soprattutto oggi, la “trombamicizia” appare come una via di mezzo che però, spesso, lascia a mani vuote.

O.B Prof, Infatti è un rapporto molto libero , una pillola di felicità  da utilizzare in caso di bisogno con un’unica ma importante controindicazione : NON INNAMORARSI.  Duchino hai ancora altre domande per il Prof?

 

Ducky: Ancora una domanda, credo l’ultima.  Spesso ci si chiede sulla natura del legame che sta nascendo con una persona. Ma come si fa a capire  se siamo di fronte a una “forte amicizia”  o se c’è qualcosa di più?

Enzo:               Per gli psicologi, però, quattro segnali tolgono ogni dubbio.

Ducky: Ne sei proprio sicuro, Prof?

Enzo:               Nessuno è perfetto. Non è un solo psicologo  che  si esprime, ma è convinzione comune sui 4 segnali  da considerare, riflettere e comprendere la natura della relazione.

1 – C’E’ GELOSIA.  Se siete gelosi delle relazioni e della vita dell’altro, insospettitevi. Certo, si può essere gelosi anche di un amico, ma in modo diverso.

2 – RICERCATE IL CONTATTO FISICO.  Due amici possono certamente abbracciarsi o anche dormire insieme, tuttavia quando il contatto non è casuale ma ricercato frequentemente ed è fonte di piacere o di forte desiderio di accudimento, allora è probabile che il rapporto si sta trasformando.

3 – CI SI CERCA MOLTE VOLTE AL GIORNO.  Anche gli amici lo fanno, con chiamate e messaggini.  Se tuttavia avete il desiderio di sapere che cosa sta facendo l’altro in quel preciso istante, allora state aprendo la strada ad un rapporto di altro tipo.

4 – GUARDATEVI DENTRO E CAPIRETE.  Datevi tempo per riflettere:

“Guardiamoci dentro e impariamo ad aspettare”, dice Gabriella Gandino. “Oggi vorremmo tutto e subito e non sappiamo tollerare il tempo necessario perché i rapporti si definiscono.”  Un’eventuale relazione amorosa non si costruisce sul nulla, altrimenti è destinata a crollare. Dunque, impariamo a sopportare l’incertezza senza dover immediatamente definire il tipo di rapporto che stiamo vivendo.

Ducky: Mi sembrano delle indicazioni molto utili. E tu?

Enzo:               Anche a me,  ma l’amore e l’amizia  appaiono e si presentano in modo tanto incomprensibile:  specialmente il primo.

Ducky: Caro Alter Ego, forse siamo noi che non  sappiamo interpretare né l’uno né l’altra

Enzo:               Noi uomini?

Ducky: Non solo…anche le donne.  A proposito di donne, hai mai sbagliato nel capire la vera natura  del sentimento di una  di esse se era Amore o Amicizia?.

Enzo:               Si,  più di una volta. Caro, Duc, io, e credo anche tu,  abbiamo tifato sempre per l’Amore e continueremo a farlo, pur sapendo che esso è il sentimento di difficile coniugazione.  Ho concluso la disquisizione.

Ducky: E io ho terminato l’ascolto…pizza con coka-cola e limoncello!?

 Enzo:               …io opto per il Marsala siculo.

O.B Carissimi gemè in un mondo che piace sempre meno piu’ amore e ancor piu’ amicizia, ci vorrebbero proprio!
…ah, dimenticavo…e tanta musica!!!

 Fonte: Airone

Annamaria… a dopo

 

IL GUSTO DI NUTRIRSI…IN SARDEGNA

I mesi estivi per antonomasia dedicati alle vacanze sono scivolati via con un vero e proprio “fiume” di sudore, viste le giornate incandescenti. Bisogna rientrare con convinzione nella routine giornaliera, ricaricati dalla pausa dal consueto lavoro. Molti
come me hanno approfittato per dedicare il tempo a se stessi , alle proprie attività preferite, ai viaggi . . . al mare ! Quest’anno ho completato il puzzle dell’Italia . . . mi mancava la Sardegna e ho preso al volo la proposta fatta da amici già organizzati per la “spedizione” nelle incomparabili (ora posso esserne certa) acque sarde.

BAIA SARDINIA RENA BIANCA

Un soggiorno da favola, luoghi splendidi, spiagge e fondali dai colori inimmaginabili anche dai più eccelsi pittori; il costante maestrale ha reso gradevole anche la temperatura certamente non mite.
Ma non voglio raccontarvi di una regione alla quale le mie parole non renderebbero giustizia . . . mi manca il respiro se chiudo gli occhi e mi proietto in certi angoli di quel paradiso naturale.

 

BAIA SARDINIA

Trascuro di soffermarmi oltre, ma devo dire che anche i posti tanto amati dai vip esercitano un certo fascino, trasudando lusso e classe.
Voglio invece spendere più di una parola per presentarvi alcune golosità della gastronomia tipica che chiaramente (avevate qualche dubbio?) ho avuto modo di apprezzare.

 

Il prodotto di cui abbiamo davvero fatto vere e proprie scorpacciate ad ogni pasto è stato il pane: il carasau, carasatu, carasadu o anche pane ‘e fresa, il tipico pane sardo, originario della Barbagia e diffuso in tutta la Sardegna, conosciuto con il nome italiano di carta musica per la sua caratteristica croccantezza, che ne rende rumorosa la masticazione.

 

Il nome deriva dal verbo cariare o hariare, che indica la modalità caratteristica di lavorazione dell’impasto ; secondo una diversa interpretazione etimologica, essendo in dialetto “sa cara”, la faccia, carasau significherebbe “affacciato” dal momento che la sfoglia viene “affacciata” nel forno per pochi istanti fino al momento in cui, dopo che la stessa si è gonfiata,viene rapidamente tolta dal forno per essere divisa col coltello in due parti. Per la sua facile conservazione era molto pratico per i pastori che restavano a lungo distanti da casa impegnati nella cura delle greggi : opportunamente bagnato al momento del pasto, il pane riacquistava la freschezza del pane di giornata.
Anche ai nostri giorni in Palestina viene preparato un pane perfettamente uguale al pane carasau ; dal momento che la barbagia è stata in passato terra soggetta alle scorribande dei saraceni, tanto che il paese di Dorgali o “Turcali” (ovvero paese dei Turchi) è stata popolato da popolazioni berbere che hanno importato la lavorazione della filigrana con disegni ancora oggi del tutto simili se non uguali a quelli che si trovano nelle coste nord-africane : a Dorgali si producono gioielli in filigrana per tutti i costumi di tutti i paesi dell’isola.

 

La preparazione tradizionale domestica di questo pane assume un valore di socializzazione : sino a qualche decade fa era un vero e proprio rito familiare e di vicinato che coinvolgeva almeno tre donne, amiche o parenti che ricevevano in cambio olio e ricotta o che semplicemente si ricambiavano l’aiuto.
Gli ingredienti base sono lievito, sale, acqua e farina di grano duro; le famiglie meno abbienti utilizzavano farina d’orzo o cruschello, di colore scuro.
Le varie fasi della panificazione viene chiamata sa hotta o sa cotta, il nome in lingua sarda con il quale viene indicato l’intero ciclo di preparazione e cottura del pane. Ecco le varie fasi:
S’inthurta : è la prima e avviene prima del sorgere del sole. Il lievito già precedentemente sciolto in acqua tiepida viene mescolato alla farina passata al setaccio (sedattu) e impastata dentro una madia di legno (iscivu, lacu, lachedda) oppure dentro una conca di terracotta (tianu, impastera). La preparazione dell’impasto, la sua lavorazione e la cottura del pane, presentano delle varianti che determinano sfumature di sapore, di leggerezza e dimensione della sfoglia, che seguono antiche tradizioni familiari o paesane.
Cariare o hariare : durante questa seconda fase l’impasto viene lavorato energicamente sul tavolo (sa mesa pro su pane, sa mesitta), anche in ginocchio sulla madia stessa. La pasta fresca viene schiacciata, allargata con la pressione dei pugni e riavvolta su stessa, con l’aggiunta di acqua viene manipolata con forza (ammoddihare) fino ad ottenere un impasto liscio. Da questa fase dipende molto la riuscita del pane e la sua durata : più la pasta è ben lavorata, più il risultato sarà apprezzabile. Questa fase è molto faticosa e spesso le donne sono aiutate dagli uomini.
Pesare : (alzare) è la fase della lievitazione. La pasta ben lavorata viene lasciata riposare in speciali contenitori come conche di terracotta o, come in Barbagia, dentro il malune di sughero, ben ricoperta con teli di lana.
Orire, sestare : una volta avviata la lievitazione, si divide l’impasto in tocchi regolari (sestare, orire) che vengono arrotondati, infarinati e riposti in particolari canestri (sas horves, canistreddas) avvolti tra le pieghe di teli di lana o di lino per farli riposare (pasare) ancora in modo da continuare la lievitazione.

 

– lievitazione nei teli Illadare-

la pasta lievitata si lavora con dei piccoli mattarelli in legno (canneddos, cannones) e mediante i polpastrelli delle mani, appiattendola e allargandola a formare dei dischi (sas tundas) dal diametro variabile. Ottenuto il diametro e lo spessore desiderato, si depositano sulle pieghe di speciali panni di lana chiamati pannos de ispica otiazas, lunghi anche dieci metri e larghi 50 cm. Conservati arrotolati, nel momento del loro utilizzo si srotolano progressivamente prima verso destra per un tratto di 50 cm e, una volta depositata la sfoglia sferica (sa tunda), verso sinistra, a coprirla completamente, permettendo in questo modo di depositarne un’altra sulla parte superiore della piega, e così via in un susseguirsi di piegature fino al completo srotolamento. Vengono poi messi da parte e coperti con delle coperte.
Kokere : eccoci alla cottura. Per il forno si utilizza legno di quercia o di olivastro, sistemato nel centro del forno, che raggiunge una temperatura stabile di 450-500°. La cottura dei pani avviene dopo che le braci sono state spinte da una parte tramite una particolare paletta in ferro (palitta ‘e furru) e la pavimentazione del forno spazzata con una scopa speciale (iscovulos, ishopiles). Durante la prima cottura il forte calore rigonfia la sfoglia in poco tempo formando una palla, l’aria al suo interno inizia ad espandersi, determinando la separazione dei due strati. A seconda delle tradizioni locali la si rivolta o meno, e vi si appoggia delicatamente la pala in legno per uniformare più possibile il rigonfiamento spingendo il vapore verso quelle parti non ancora staccate.

 

– Preparazione tradizionale-

Fresare o calpire : una volta sfornato il disco di pasta, le due facce ormai distaccate vengono separate (carpire, calpire o fresare) con il coltello, velocemente, possibilmente prima che l’aria defluisca da qualche fessura o che si riduca troppo di volume e la sfoglia si afflosci per il raffreddamento. Questa operazione richiede maestria : i dischi (sos duos pizos) hanno una faccia liscia ed una ruvida e viene chiamato pane lentu, pane modde o pane cruhu ; è abbastanza elastico tanto da poter essere piegato o arrotolato a piacimento e può essere consumato anche subito ma non si presta ad una lunga conservazione.
Carasare : sos pizos , uno per uno vengono rimessi dentro il forno per la cottura finale (sa carasadura) che ha una durata diversa in base ai gusti familiari. Man mano che le sfoglie escono dal forno, vengono impilate (piras de pane) in grossi cesti di asfodelo (isportas), spesso alte fino ad un metro, avvolte in speciali panni con un peso sulla sommità, in modo da pressare un po’ le sfoglie.
Il pane carasau è consumato in molti modi : noi lo abbiamo gustato secco, cioè al naturale (a trocheddu) accompagnando una gran varietà di cibi.

 

Uno dei modi più diffusi di consumo prevede una rapida immersione in acqua (pane infustu), per cui la sottile sfoglia riacquista l’umidità e la morbidezza necessaria per essere avvolta intorno a salumi affettati e formaggi o altro companatico.

 

Il pane carasau

assorbe i liquidi con cui entra in contatto, per cui viene usato sotto le pietanze succose, ad esempio carni rosse cotte al sangue, o comunque quei cibi che rilasciano oli o grassi (dalla carne di maiale, alla verdura). Per bagnarlo si deve far scorrere dell’acqua dalla parte interna e ruvida della sfoglia , facendola sgocciolare rapidamente : se il pane risulta troppo bagnato viene considerato da un vero barbaricino come la pasta scotta per un napoletano !
Nulla va perso : le grosse briciole che residuano invariabilmente alla spezzatura delle sfoglie vengono consumate nel caffelatte . . .
Una variante del pane carasau è il pane guttiàu : una sfoglia viene bagnata con poche gocce d’olio e salate, abbrustolite lievemente in forno o sulla griglia.

Una più complessa preparazione tipica è quella Su pane vrattau o frattau , che ha l’aspetto simile ad una lasagna al forno.

La carta musica viene immersa per un tempo brevissimo in acqua salata bollente, poi viene disposta nel piatto alternandola a strati di sugo di pomodoro e pecorino grattugiato , con l’eventuale aggiunta di un uovo in camicia cotto nella stessa acqua.

Rimando ad un prossimo incontro la

presentazione

di altre leccornie sarde; per ora . . .

Buon Gusto a tutti … da Maria !

I  “GIOIELLI DI FAMIGLIA”

 

Che c’è di più prezioso?

 

 

Enzo e Ducky

Enzo:             Ducky , ti piacerebbe essere ricco?

Ducky:           Che domanda! Certo!

Enzo:             Ma tu non immagini perché ti faccio una domanda simile.

Ducky            No, non voglio immaginare. Anzi, vieni al sodo.

Enzo:            Negli scavi di Pompei esiste un famoso quadro che rappresenta una bilancia con due piatti.  In un piatto vi è un groviglio di oggetti preziosi d’oro; nell’altro piatto e’ raffigurato…l’organo virile…

Ducky:           …il pene?!

Enzo:             Esattamente,  con una particolarità!

 

Ducky:           Sarebbe?

Enzo:             …che il piatto che regge l’organo virile “va più giù”…cioè VALE DI PIU’ del valore degli oggetti preziosi. Capito mi hai?

Ducky:           Capito ti ho, caro fratello docente.  E siccome amo la cultura, gradirei saperne di più.

Enzo:             Sai bene che anche io sono appassionato di cultura, ne disquisiremo in modo serio  come abbiamo fatto sempre.

Ducky:           L’esame merita tutto il rispetto.  Comincia pure!

Enzo:             Comincio con una domanda. C’è qualcosa di più prezioso dei propri testicoli per un uomo?  Probabilmente no:  non a caso sono spesso definiti “gioielli di famiglia”.

Ducky.           Definizione onorevole e pregevole.  Enzo, sii preciso, e anche esaustivo, mi raccomando, il pezzo richiede il meglio delle tue possibilità.

Enzo:             Nessun problema, sai bene che do’ sempre il meglio. Orbene, le due ghiandole citate misurano  circa 4-5 centimetri per 2,5 e sono collocate nella borsa scrotale sotto il pene. Duc, devo proprio dire tutto?

Ducky:           Be’, hai dichiarato che vuoi essere esaustivo…quindi!

Enzo:             Nella vita fetale, si formano nell’addome e scendono solo negli ultimi mesi di gravidanza. In alcuni neonati, uno o entrambi possono non scendere alla nascita, ma settimane o mesi dopo. Quando ciò non avviene occorre intervenire chirurgicamente.

I testicoli producono spermatozoi e testosterone, il più importante ormone maschile, responsabile dei caratteri sessuali secondari (peli, barba, forza muscolare, voce profonda, aggressività. La produzione di spermatozoi inizia invece con la pubertà e continua sostanzialmente invariata tutta la vita. Duc, sii serio e non fare battute: ora devi sapere dell’ossessione delle dimensioni.

Ducky:           Orco can,  dimmi dimmi.

Enzo:             Dopo la dimensione del pene, la seconda ossessione  dei maschietti è la grandezza dei testicoli. Giammusso rassicura :Non c’è da temere circa la loro diversa dimensione da uomo a uomo; non c’è nessuna relazione tra la grandezza dei testicoli e la virilità.

Ducky:           Com’è che …uno su e l’altro giù?

Enzo:             Te lo spiego. Niente da preoccuparsi nemmeno se tra i due testicoli c’è una leggera differenza di dimensioni o di posizione;  nei due terzi dei maschietti il sinistro è più grande, e se ci fai caso anche nelle statue il sinistro è scolpito più grande.

Ducky:           E’ vero…ma ora in politica è diverso:  il partito di sinistra è sceso eccome…

Enzo:             Duc, non farmi ridere!  Un’ipotesi è che i Greci lo ritenessero destinato a partorire figlie femmine. Ovviamente non è così…l’altezza diversa e’ dovuta al fatto che i funicoli che tengono in sospensione i testicoli non sono mai identici tra loro.:  secondo Giammusso. In ogni caso questa differenza è relativa perché per esempio col freddo, in momenti di ansia o dopo uno sforzo fisico, i testicoli risalgono verso l’addome:  è il cosiddetto riflesso cremasterico.

Ducky:           Cioè funzionano come uno yo-yo…salgono e scendono….un po’ come le campane…din don

Enzo:             Vabbè…ridiamo insieme!  Torna serio. Lo sai, Duc, che la fertilità è diminuita  a causa di vari fattori: ad esempio l’inquinamento da ftalati contenuti nelle plastiche, come quelle delle bottiglie di acqua mal conservate,, l’obesità, stress e patologie particolari, la temperatura…

Ducky:           …la temperatura? Che c’entra?

Enzo:             C’entra eccome. Qualsiasi abitudine che provochi un surriscaldamento dei  venerandi testicoli, come l’uso prolungato di pantaloni stretti o del motorino con la sella bollente, va evitata perché la formazione degli spermatozoi ne risente.

Ducky:           Prediligono il fresco, però direi che sono troppo delicati. Non trovi, prof?

Enzo:             E’ vero. Come se non bastasse, possono “guastarsi” anche per cause patologiche. Malattie insomma che possono produrre atrofie e sterilità, cisti.  Queste cisti: formazioni che si evidenziano fuori dal testicolo tanto da essere soprannominati  “terzo testicolo”.  Si sa ad esempio che Bartolomeo Colleoni, condottiero del XV secolo, ne aveva una e perciò tre testicoli erano rappresentati sul suo stemma. Secondo alcuni questa ciste si sarebbe formata a cause delle lunghe cavalcate; problema questo che affligge anche i ciclisti.

Ducky:           Prof, da oggi in poi preferisco camminare.

Enzo:             Discorso diverso per il tumore del testicolo e quindi è importante che i maschi imparino a fare l’autoesame in cerca di eventuali anomali. Le cause, comunque, più frequenti sono di tipo neurologico e posturale, dovute cioè a compressioni nervose alla colonna vertebrale che producono un dolore irradiato verso l’inguine. Duc, un caso di dolore molto noto agli uomini è invece legato all’eccitazione sessuale:  quando questa è prolungata e non è seguita da eiaculazione, si verifica una congestione dolorosa dei canali spermatici. 

 

Ducky:           E per farla passare, che si fa?

Enzo:             Dare sfogo…ai propri istinti e accontentare LUI che sta sopra ai testicoli.

Ducky:           Parole sante, prof. Anche LUI ha i suoi meriti e le sue reazioni specialmente se viene toccato. Giusto?

Enzo:             A proposito di toccamenti sai che non c’è ora della giornata in cui ogni uomo, non visto, non allunga le mani per  toccarsi. Secondo i sessuologi nelle civiltà antiche i testicoli erano considerati  sacri: perché assicuravano la discendenza.

 

Ducky:           Niente di meno? Scherzo, lo so.

Enzo:             Ma non sai sui giuramenti. Non a caso i giuramenti solenni si facevano ponendo le mani su di loro.

 

Ducky:           Mai fatto un giuramento così, g i u r o!

 

Enzo:             Questa usanza si trova anche nella Bibbia: nella Genesi Abramo chiede al suo servo di giurare  “ponendo una mano sotto la sua coscia”. Così come nei nomignoli popolari: oltre a gioielli di famiglia si dice “zebedei”, che deriva dall’ebraico e significa “dono di Dio”. Duc, muto, non fare battute.

Ducky:           Non faccio battute ma non mi puoi proibire di…sorridere.

Enzo:             E veniamo ai “comandamenti”  specifici e utili. Il tumore al testicolo, che colpisce soprattutto i giovani tra i 20 e i 40 anni, ha oggi u’ottima percentuale di sopravvivenza. Premesso questo passiamo ai 3 “comandamenti”:

1- Effettuare la palpazione dopo una doccia o un bagno caldo;

2- Far scorrere delicatamente ciascun testicolo tra pollice e indice dall’alto verso il basso: notare qualsiasi anomalia o stranezza;

3- Eseguire l’autopalpazione una volta al mese, dai 15 anni in poi.

5 REGOLE D’ORO PER UNA BUONA MANUTENZIONE.

Ducky:           Io li chiamerei “tagliandi”.

Enzo:             Chiamali come cavolo ti pare. Eccoli:

1-        Manteniamo un buon peso forma. Il sovrappeso nuoce ai testicoli;

2-        Eliminare fumo e droghe:

3-        No a sostanze anabolizzanti e iperproteiche usate ad esemio in palestra;

4-        Massima protezione negli ambienti di lavoro;

5-        Evitiamo eccessi di calore: no a bici e motorini lasciati al sole; il sellino caldo è pericolosissimo perché l’aumento della temperatura danneggia il funzionamento dei “gioielli di famiglia”.

Ducky:           Non avedi detto che sono molto sensibili al dolore?

Enzo:             Certo!  e vanno “trattati” con molta delicatezza, accortezza e modi che si consiglia soprattutto  al “gentil sesso”.

Ducky:           Quanto a questo aspetto, io non ho mai avuto problemi.

Enzo:             Io nemmeno…anzi!

Ducky:           Vuoi concludere, Enzo?

Enzo:             Ultima riflessione:  non dimenticate che il LUI che sta sopra dipende dalla salute di QUEI DUE che stanno sotto.

Vincenzo Liberale

Fonte: Airone