SAPETE AUTOCONTROLLARVI?

Sapete tenere a freno gli impulsi come fame, sesso?

di Enzo

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Chi io? Che domande? Lo sai bene…che non lo sono…ah ho capito…si tratta di introdurre il pezzo. Ok, sono pronto.

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Oh, fratè, sei sordo? Non sono a dieta!

Enzo: Immagina per ipotesi: ti do’ del “voi”, Ok?

Ducky: Che mi dai?

Enzo: Oh Gesù, ti parlo col “VOI”, è per cominciare il “pezzo” per supposizione…immaginiamo, Duc… ma ci sei con la testa?

Ducky: Eh non t’infiammare per una sola supposizione…fossero due, ti darei ragione.

Enzo: Chiamo OB, se continui…ma non a mani nude…con la padella e il mestolo, ti farà un “colpo doble” sulla capoccia.

Ducky: Incosciente, era solo per capire. Parti con la disgqis…parti e basta.

Enzo: Parto con il “voi”. Siete a dieta, ma passate davanti a una pasticceria con la vetrina stracolma di torte e pasticcini. Siete – sempre per ipotesi – felicemente fidanzati, ma una collega dal fisico mozzafiato vi fa una corte spietata. Cosa fate?

Ducky: Non te lo dico. Già mi prendono per uno “sciupafemmine”…fossimatto.
Mica sono come te, poeta che intenerisce, “‘o poeta che sogna”, tu così muori… con i sogni.

Enzo: Eppure, rifletti…io rappresento i sogni tuoi.
Ora smettiamola e andiamo avanti. La domanda è la mozzafiato vi corteggia. Cosa fate? Riuscite a resistere, sempre per ipotesi?

Ducky: La scienza cosa dice?

Enzo: La scienza ha scoperto che l’auto controllo, cioè la capacità di tenere a freno impulsi come fame, sesso e aggressività, è importante per godere di buona salute e vivere in serenità i rapporti sociali. Chi esercità la forza di volontà ottiene di più. Diversi fattori influenzano l’auto controllo, spiega ad “Airone” lo psicologo sociale americano Roy Baumeister, autore con John Tierney di La forza di volontà. Come sviluppare i muscoli del successo (Tea) Le nostre ricerche suggeriscono che la forza di volontà è limitata; se la usiamo per un obbiettivo ne abbiamo meno per un altro. Certo possiamo allenarla. Chi ha un buon autocontrollo non ha necessariamente più forza di volontà, ma sa usarlo meglio. Gli studiosi hanno appurato che più si è intelligenti e meno siamo impulsivi, cioè riusciamo più facilmente a controllarci.

Ducky: Secondo te, quanto sono intelligente?

Enzo: E’ meglio che non te lo dico.

Ducky: Insisto, lo voglio sapere!

Enzo: Non mi assuno responsabilità, Duc.

Ducky: Dimmelooo!

Enzo: Sei psicolabile, sei sottodotato!

Ducky: Allora ho preso da te. Scombinato, siamo seri.

Enzo: A prescindere dalla personalità di ciascuno , è comunque vero che in alcune situazioni tutti siamo più esposti a cadere in tentazioni. Anche solo uno stress moderato può influire sulla capacità di autocontrollo di fronte a una scelta conflituale, ad esempio , tra un cibo salutare e uno più gustoso.

Ducky: Come si fa a resistere alle tentazioni?

Enzo: Immagina per un momento…siamo di fronte a una gustosa torta, ma siamo a dieta; mente e corpo lottano per non farci cadere in tentazione. Che cosa succede dentro di noi?

Ducky: A OB verrebbero i tic nervosi e una tachicardia forsennata.

Enzo: Non farti sentire…per carità, lei avverte gli ultrasuoni anche dinnanzi a un piatto di linguine…

Ducky: ….come un cane carcatore di tartufi?

Enzo: Una specie! Comunque, le aree del cervello che regolano l’autocontrollo sono quelle dei lobi frontali, soprattutto il destro; se si dovessero ledere queste aree si diventa incapaci di controllare le emozioni e si perdono i freni inibitori.

Ducky: Troppo autocontrollo non è che faccia male, Enzo?

Enzo: Aspetta, lascia che te lo spiego bene, in modo semplice e chiaro. Bloccare le nostre emozioni è dannoso: chi reprime sentimenti forti come paura e rabbia soffre più facilmente di ipertensione, malattie cardiovascolari, malattie renali e perfino di cancro, ma non lo dico io. A sostenerlo sono ricercatori dell’Università di Jena (Germania) che hanno condotto uno studio i cui risultati sono stat pubblicati nel 2012. Tuttavia, il discorso non vale quando l’autocontrollo è uno strumento per non cadere in tentazioni dannose. Ma conta come lo usiamo.

Ducky: Chiarisci il meccanismo perché non l’ho capito.

Enzo: “Non abbiamo riscontrato effetti negativi dell’auto controllo” ha spiegato Roy Baumeister. “L’autocontrollo è uno strumento e come tutti gli strumenti piò essere usato in modo positivo o negativo, bene o male.”

Ducky: In che senso?

Enzo: Immagina di possedere un ombrello…lo puoi usare male dandolo in testa a qualcuno o aprendolo – usandolo bene – per ripararti dalla pioggia o dal sole; altro esempio: un criminale senza autocontrollo farà più danni di un criminale con autocontrollo.

Ducky: Ben detto e spiegato anche bene, ma se qualche imbecille, maschietto o femminuccia mi manca di rispetto e ci gioca un brutto tiro, che si fa? Io l’autocontrollo glielo scasso in testa. E tu?

Enzo: A me quando mi vengono i 5 miuti, due autocontrolli non basteranno. Ora, caro, Duc, con un solo autocontrollo ci faremo due spaghettini con sugo “scarpariello”. Così faremo onore alla primavera.

O.B Detto fatto ecco serviti gli spaghettini…

Fonte: Airone

Annamaria…a dopo

VI SIETE MAI SENTITI IN COLPA?

 

Le donne lo provano più degli uomini

di Enzo

Ducky:       Enzo, ti sei sentito mai sentito in colpa per aver fatto del male a te stesso o a qualcuno?

Enzo:           Si, purtroppo, chi più chi meno, questo sentimento lo proviamo tutti, io più di una volta. Gli studiosi dicono che è un sentimento non eliminabile.

Ducky:         Accade quando si fa del male a qualcuno.

Enzo:           E qualcosa ci fa sentire male “dentro”; dal punto di vista teologico si parla di peccato. Commettiamo un peccato e  ne avvertiamo  il  peso.

Ducky:         A volte i peccati, come tu dici, sono molto pesanti e possono durare tutta una vita.

Enzo:           Direi prorio di sì…ma adesso e’ il caso di parlarne seriamente.

Ducky:         Sono pronto, Prof!

 

 Risultati immagini per sentirsi colpevoli

Enzo:           Non lasciare avanzi sul piatto, pensa ai bambini che muoiono di fame, ci dicevano da piccoli per convincerci a finire la cena facendo leva sul nostro senso di colpa. Forse inutilmente, visto che i bambini difficilmente conoscono questo sentimento.

Ducky:         Vero! Quante mamme dicevano così.

Enzo:           Da adulti è diverso: a una scappatella extraconiugale spesso fa seguito il rimorso che si attanaglia…

Ducky:         …con le tenaglie? Che c’entrano, forse ho capito male?

Enzo:           Hai capito bene, solo che cominci a fare lo stupido…ripeto…a una scappatella fa seguito il rimorso che si attanaglia, una volta che ritorniamo a casa dal nostro LUI o dalla nostra LEI. Il senso di colpa è un sentimento umano; già nel 2007 uno studio condotto dallo psicologo della New York University (Usa) Daid M. Amodio illustrava, sulla base di esperimenti di laboratorio, che ha un ruolo sociale, ci trattiene dal commettere azioni riprorevoli migliorando la tenuta psicologica della comunità.

E’ un bene che il senso di colpa esista, altrimenti nessuno si sentirebbe più in dovere di rispettare regole e divieti e la società cadrebbe nell’anarchia totale, dice Luca Saita, psicologo e autore di  Liberarsi dai sensi di colpa .  Ma il senso di colpa, di per se stesso molto angoscioso, puo’ trasformarsi in sentimenti positivi come la consapevolezza di colpa e il senso di responsabilità, come afferma Nicola Ghezzani, psicoterapeuta.

A volte il senso di colpa e’ troppo “pesante e ci rende la vita troppo difficile e può farci cadere in  depressione.

Dalle pagine del Fatto Quotidiano. La psicologa Patrizia Mattioli ha spiegato che i sensi di colpa non si possono eliminare, tuttavia si possono capire e articolare. Non c’è solo la psicologia a sottolineare come il senso di colpa eccessivo sia distruttivo per la psiche. La depressione va distinta dalla semplice tristezza  proprio per la componente del senso di colpa che la caratterizza.

A volte il senso di colpa può nascere in famiglia e fare molto male.

Ducky:         E come?

Enzo:           Il dottor Ghezzani fa un esempio: Pensiamo a una ragazza bella e intelligente che si sente in colpa per essere più ammirata e stimata rispetto alla madre depressa e alcolista o alla sorella che è stata abbandonata dal marito. Il senso di colpa verso queste persone amate, ma meno fortunate, può spingerla a nascondersi agli occhi degli altri e a sminuire la propria intelligenza, rinunciando quindi alla vita affettiva,  a una laurea o alla compagnia degli amici.

Sono questi sensi di colpa che rendono la vita difficile, afferma la dottoressa Saita. I primi legami in cui può nascere il senso di colpa sono proprio quelli di sangue. Discorso difficile da afferrare.

Ducky:         Impegnativo direi. Comunque, è utile imparare cose nuove. Enzo,vai avanti col  rimorso.

Enzo:           In modi diversi quindi,la famiglia e l’ambito lavorativo possono causare questi problemi. E tu non immagini come.

Ducky:         Ah sì? E che cosa non immagino?

Enzo:           A volte i sensi di colpa possono anche essere indotti…da regali…

Ducky:         Da regali? Dai, non ci credo!

Enzo:           Sì, da regali…e anche da gesti di affetto e di disponibilità che fanno sentire l’altro a disagio se non ricambia. Così è facile arrivare al ricatto morale; il copione e’ questo…quando una persona vuole indurre un’altra a un certo comportamento, prima di tutto designa se stessa in ruolo di vittima (“guarda cosa mi stai facendo”),  poi fa percepire all’altro che quel suo comportamento ha provocato un danno (soffro per quello che hai fatto), dopodiché si chiude in un silenzio di condanna (“disapprovo quello che hai fatto”).

Ducky:         Allora che si fa?  Se qualcuno vuol farci sentire in colpa, cosa dobbiamo fare?

Enzo:           Liberarci dal senso di colpa significa saper capire o intuire il gioco che gli altri stanno proponendoci per farci sentire in colpa. Il dottor Saita spiega: “Bisogna piuttosto saper riconoscere ciò che l’altro ci sta offrendo. Quando il dono dell’altro è genuino, è sano e giusto ricambiare.

Ducky:         Chi soffre di più il senso di colpa gli uomini o le donne?

Enzo:           Lo ha chiarito uno studio del 2009 di Itziar Etxebarria dell’Università  dei Paesi Baschi. Secondo questo studio sono più le donne a soffrirne. Questa differenza è rilevante nella fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Secondo gli esperti il maggior senso di colpa provato dalle donne sarebbe legato alla paura di fare del male agli altri, meno presente nei maschi. Potrebbe dipendere dall’educazione che ancora oggi pone più aspettative sulle donne. Le persone sensibili sono più attente a prendere in considerazione i sentimenti degli altri, e quindi a prendere per buoni i sentimenti dell’altro anche quando sono simulati. Chiaro, Duc?

Ducky:         Vabbè,  tra noi e loro ci sono differenze: prerogative nostre e prerogative loro.

Enzo:           Allora un “Evviva” alle differenze…

Ducky:         Io adoro certe differenze.

Enzo:           E io “No”

Fonte Airone

ENZO ( Vincenzo Liberale)

LE MAMME NON SONO SEMPRE ANGELI PER I LORO FIGLI…

 

 

Alcune diventano egoiste, cattive, crudeli, perfino assassine

Generare figli non significa essere capaci di amarli e di accudirli.

 

Mitologia, Storia e attualità:

– Medea fu la prima: uccise i figli per far sofrire il padre;

– Annamaria franzoni uccide il figlio di 3 anni;

– Veronica Panarello uccide il figlio di 8 anni,

– Rose Fitzgerald ebbe 9 bambini: non ne amò nessuno;

– La Contessa di Castiglone (Virginia Oldoini). Il  marito disse:  Ha poco amore per il figlio di cui si occupa solo nelle giornate d’ozio, quasi fosse un giocattolo,. lasciandolo sempre in mani mercenarie.

– La mamma di Irèna Némirovsky sbatté la porta in faccia alle nipoti sopravvissute ad Auschwitz;

– La mamma di Giacomo Leopardi invidiava chi perdeva i propri bambini;

– Nel novembre del 1978, Christina Crawford, figlia adottiva della diva Joan Crawford, pubblicò un libro autobiografico in cui svelava le nevrosi della madre.

Joan Collins-Sacha Newly

– Sacha Newley, unico figlio maschio dell’attrice inglese Joan collins, nella sua biografia scrive che la madre era una donna narcisista, interessata solo alla carriera. Disse: Volevo solo che mi amasse.

– La principessa Sissi: era egocentrica e anaffettiva,

 

 (Enzo-Ducky)

 

Ducky:            “Ogni scarafone è belle ‘a mamma soia:”  Il che significa che l’amore di una madre è immenso anche se il figlio nasce brutto o con qualche difetto particolre.

 

Enzo:              Che stai facendo?

Ducky:                        Leggo, non vedi?

Enzo:              Cosa?

Ducky:            “La filosofia di un popolo  ovvero Proverbi Napoletani”.  Ho letto il proverbio dello scarafone.  Tanta gente sorride nel pronunciarlo, invece, a mio avviso,  avvalora il sentimento materno.

Enzo:              Verissimo, ma si deve trattare di una mamma “VERA”.

Ducky:            Che vuoi dire?

Enzo:              …che a volte la Natura fa degli scherzi scellerati, malvagi.

Ducky:            Continua!

Enzo:              “Sono tutte belle le mamme del mondo” recitava la canzone con cui Gino Latilla , in coppia  con Giorgio Consolini, vinse il  festival di San Remo nel 1954. Ma sono tutte belle e buone davvero?  Le cattive madri prosperano nelle fiabe, nei miti e nella letteratura,  nei film, nelle fiction odierne. Presto uscirà il film americao dal titolo “Bad Moms” con sottotiltolo “Mamme molto cattive”.

O.B e’ già uscito da mesi.

 

Ducky:            Ho capito a cosa fai riferimento…continua.

Enzo:              E nella realtà?  Nella realtà…esistono. Sì. Sono le  madri fredde,  egocentriche e anaffettive cioè prive di affetto,  che ignorano i figli o non rispondono ai loro bisogni, causando ferite psicologiche profonde.  Fragili e a volte anche violente, non sanno amare perché a loro volta non sono state amate. Alcune sono capaci di compiere sui propri figli azioni delittuose, dai maltrattamenti all’omicidio. Oggi sta scomparendo la mistica della maternità…

 

Ducky:            Lo sapevo…me l’aspettavo. Mi dicevo…quando  mi fa l’”onore” della parola difficile …e tu subito….

Enzo:              Non farla tanto lunga: spiego…dicevo che sta scomparendo “la mistica della  maternità” che esaltava  la madre pronta a immolarsi per il bene di marito e figli: il mestiere di mamma è diventato dannatamente difficile e si sbaglia spesso.

 

Ducky:           ….erano mistiche? Una volta le chiamavamo “eroine del focolare domestico” …mantenevano ‘a casa.

 

Enzo:              Comunque, nessuna è perfetta, tantomeno santa e non è sempre necessario sacrificare se stesse per essere buone madri,  tanto più che non è affatto detto che una madre sacrificale e devota abbia un buon figlio…

Ducky:            Buona madre, cattivo figlio!

Klara Polzl

Enzo:              Esatto. Pensa che…Klara, la madre di quello sciagurato di Hitler era una donna dolce e affettuosa che viveva solo per i figli.. Non sempre una madre impara ad amare i propri figli.  La Storia ci narra di madri distratte, gelide, egoiste o decisamente cattive.

 

Ducky:            Che cosa brutta, disumana!

Enzo:              “Mamme non si nasce:  si diventa”, dice Gianni Ferrucci, psicologo e psicoterapeuta, si tende a credere, ma non è così. Saper procreare non significa che si è un buon genitore; procreare e accudire sono due cose ben distinte.  Esistono pero’ tante mamme:  donne che delegano ad altre la cura dei figli e che non hanno tempo o energie per ascoltarli e comprenderne i bisogni. Oggi, questa forma di assenza è socialmente accettata,  ma può creare adolescenti fragili e adulti con difficoltà a trovare un partner.  I bambini hanno bisogno di sentire che la loro madre è presente psicologicamente e fisicamente, e una   “buona” mamma è la donna che cura non solo la qualità ma anche la quantità dell’accudimento materno.

 

Ducky:            Una “buona” mamma è quella che c’è.  La tua com’era?

Enzo:              Spiritosa e …a volte anche…

Ducky:            Che hai, Enzo? …un moscerino, vero?

Anche a me: sai, Enzo,  ho sentito un’improvvisa sensazione di calore.

Enzo:              Io pure! Forse non eravamo soli.

 Vincenzo Liberale

(Fonte Airone)

 

 

SIAMO TUTTI UN PO’ IMBROGLIONI……….

 

……….ingannatori,  impostori,, truffatori, bidonisti…ecc.

Imbrogliare è sbagliato, eppure continuiamo a farlo.

Perché?

Enzo-Ducky

Ducky:            Senti, Enzo…

Enzo:              Eccolo! Che c’è?

Ducky:            Quanti imbrogli hai fatto…insomma…imbrogliato qualcuno,  carte false,  ingannato, amici, donne.

Enzo:              Eh…aspetta, ti vado a prendere il termometro e poi ti misuro anche la pressione. Ti vedo pallido.

Ducky:            …a tombola…con i fagioli coprendo il numero “sbagliato”.

Enzo:              Pero’ una risposta te la dò. Non ho mai ingannato né donne né  amici. Semmai,  ho subito io l’inganno. Sono cose che nella vita accadono e bisogna  assorbire e superare. E tu sai bene che sono “resiliente”.  Comunque sia., l’argomento è serio…anzi…interessante.

Ducky:            Interessante?  Tutti i “pezzi” tuoi sono interessanti.

 

Enzo:              Grazie, troppo buono! Ma questo suscita un interesse particolare perché è un vizio “troppo” comune.

Ducky:            Non ci resta che aprire le danze.

 

Enzo:              I principi – si fa per dire – di ingannare sono  3;

INTENZIONE COSCIENTE:  consapevolmente, cioè un individuo inganna un altro sapendo di volerlo ingannare. In questa categoria rientrano 2 tipologie di inganno: far credere il falso, cioè far vedere ciò che non c’è, e non far sapere il vero, cioè non far vedere ciò che c’è.

 

SCOPO INCONSCIO:  involontaria reticenza, come quando per dimenticanza si omette di dire una cosa perché inconsciamente la si vuole nascondere.

FUNZIONE BIOLOGICA:  è “un imbroglio  utile alla sopravvivenza” che appartiene al regno animale, una funzione adattiva del comportamento: per esempio,  il comportamento del camaleonte che cambia colore per catturare la preda.

 

Ora, gentili Lettori, seguite, con  il mio Alter ego Ducky, il ragionamento e rispondete onestamente (anche se il titolo parla di imbrogli) :  siete chiamati a svolgere dei quiz e per ogni risposta esatta otterrete 10 euro.

Una volta concluso il quiz (scritto), vi verrà chiesto di stracciare il foglio e di dire all’esaminatore quante risposte giuste avete dato. Inventereste un numero, per trarre maggior profitto dalla sfida, ammettereste il vero risultato, anche se questo  significa avere meno soldi in tasca.?

Poniamo ora che invece dei soldi, otterrete  per ogni risposta esatta una scatola di cioccolatini. Mentireste? In ultimo, venite a sapere che la maggior parte dei partecipanti  prima di voi ha certamente imbrogliato: sareste onesti?  Secondo la scienza, tutto dipende dal “fattore di truffa individuale”.

 

Ducky:            Che roba è?

Facciamocelo spiegare da Dan Ariely, professore di Psicologia  ed Economia comportamentale alla Duke University (Stati Uniti) che ha condotto  gli esperimenti.

In pratica, sappiamo che è sbagliato, ne siamo convinti, eppure continuiamo a farlo, Perché?

Non è tanto il bagaglio etico personale che ci portiamo dentro, ma il timore di essere giudicati che ci fa scegliere un comportamento rispetto a un altro. “La prima cosa che ci si chiede è:  qual è la possibilità di essere scoperto? L’importante è poterci guardare allo specchio senza temere di essere scoperti e giudicati.  Le persone sono più inclini a imbrogliare quando il premio non è di alto valore. Il concetto è: imbrogliare è sbagliato, ma posso farlo almeno un pochino. Ecco cos’è il Fattore Truffa Individuale.

Ducky:            Mi fai capire,  con un esempio, per favore?

Enzo:              Certo! Se soggiorniamo in un hotel di lusso, non ci pensiamo due volte a trafugare la penna in camera, mentre se alloggiamo in un piccolo b&b tendiamo a lasciare tutto come sta.

Ducky:            Caspita,  è vero!

Enzo:              Quelli più inclini a barare, come si potrebbe pensare, non sono i più sfortunati, ma i più fortunati, quelli che sono abituati a vincere nella vita. Secondo gli studiosi, chi vince nelle competizioni è più portato a imbrogliare nelle sfide successive perché pensa di meritarsi la vittoria.

L’approvazione del gruppo:

Vi è la tendenza a giudicare corretta e a considerare adeguata un’azione quando la fanno anche gli altri- anche se è errata – e crediamo errata la propria.

 

Ducky:            Insomma, mi vuoi dire perché imbrogliamo? inganniamo?

Enzo:             Semplice, Duc,  perché imbrogliare ci fa vincere e vincere significa “benessere mentale”e ognuno di noi si crea un suo grado di benessere, e più si vince e più siamo portati a perpetuare il vizio…

 

Ducky:            E’ un circolo vizioso!

Enzo:              Tieni presente che gli imbroglioni seriali…

Ducky:            …quelli che imbrogliano di sera?

 

Enzo:              No, al tramonto quando cala il sole e…la nostra OB  comincia a sbuffare brontolando  “mi manca il risveglio della primavera.”  

Ducky:            No, fratè, le manca l’estate… o forse tutte e quattro le stagioni.

O:B                  Avete ordinato la pizza?

Enzo:              Sssst…non farti sentire, se no che figura ci facciamo.   Concludiamo!

Ducky:            Concludiamo, è sera ormai.

Enzo:              Mentire affatica il cervello. Dire una bugia ed elaborarla a livello cognitivo è più difficile rispetto a dire la verità: si attiva la corteccia cingolata…

Ducky.            Eh no, basta…per carità …non voglio più sapere di imbrogli, inganni, menzogne…ci mancavano solo le cortecce cerebrali e cingolate, quelle te le puoi tenere.

O.B                 Passate al forno o con il burrro , queste sono le migliori bugie     che gradisco (poche ma dolci)……..gradite???

Fonte:

Airone – Annamaria… a dopo

LE PAROLACCE E GLI INSULTI DI SOLIDARIETA’

Enzo e Ducky?

Enzo:              Duc, ti piacerebbe ricevere una parolaccia o un insulto di solidarietà?

Ducky:            Che domanda cretina, a te piace?

Enzo:              No, ma credo che non piaccia a nessuno.

Ducky:            Insomma, come ti è venuto in mente di farmi questa domanda?

Enzo:              Per cultura,  è utile  appropriarsi di certi meccanismi, informarsi, come ti ho detto più di una volta. Non mi rinnegare la cultura, Duc, altrimenti  ti gratifico con un paio di parolacce.

Ducky:            Ancora…parolacce, sei fissato, fratè.  Lo fai apposta…vuoi sfottermi?

Enzo:              Calmati, secondo te ti voglio sfottere?

Ducky:            Ne sono convinto, e sai perché? Perché  hai uno sguardo un po’ da fessacchiotto e un po’ furbacchione e se non lo cambi “ti mando a fare in c… ok?

Enzo:              Duc,  è proprio l’argomento di oggi.

Ducky:            Ma no!  Le brutte parole?  Le parolacce? Le volgarità?

Enzo:              Sì. Detto in altre parole si chiamano “insulti di solidarietà”.

 

Ducky:            Non voglio offenderti, vuol dire che sei in questo momento ti dico: Sei uno stronzo,  vuol dire che sono solidale con te?

 

Enzo:              Hai fatto la battuta comica  e la risposta te la do  al momento opportuno.  Ma tu non approfittare dell’argomento se no ti mando un insulto di solidarietà.

Ducky:            Sono tutt’orecchi. Permettimi di dire una cosa. La disquisizione contenuta in questo “pezzo” vuole essere un rispettoso monito viste le volgari diatribe che si susseguono  nelle chat, Eldy compresa.

 

Enzo:              Si dice “Lo stile è l’uomo .” Io dico che lo stile è intelligenza anche senza o meno cultura, da essa scaturisce il rispetto e la dignità del prossimo.

Condivido il monito, comunque. E’ora di passare alla cultura.

Ducky:            Era ora!

Enzo:              La civiltà è nata con la prima parolaccia…

Ducky:            Davvero?…la parolaccia? Sei sicuro?

 

Enzo:              Sicuro, e non è una mia convinzione.

Lo ha sostenuto Sigmund Freud: “La civiltà ha avuto inizio quando la prima persona in preda alla rabbia ha lanciato un’ingiuria anziché una pietra.”  Invece di scagliarsi pietre o frecce, a un certo punto della preistoria ha cominciato ad aggredirsi a parolacce, a insultarsi e a gridarsi le più indecenti volgarità.  “Le parolacce”,  ha scritto l’antropologo inglese Ashley  Montagu, “,  sono parole sparate, parole cariche di esplosivi, parole violente, scurrili, rudi, squalificanti, sporche. Sono proiettili verbali.”

 

Ducky Parole vere!

Enzo:              Possono dunque ferire o fare molto male, ciò nonostante la loro invenzione ha segnato un innegabile progresso per l’umanità. Le parolacce, infatti, hanno ritualizzato l’aggressività e dato agli uomini la possibilità di “distruggersi” senza spargimenti di sangue. Il combattimento fisico  è brutale ed è orribile  in tutte le sue forme.

Ducky:            Il mondo sarebbe un po’ migliore se al posto di tutte le guerre, i popoli si assalissero a pernacchie e a male parole.

Enzo:              Ce ne sarebbe di musica, Checché ne dica la nostra OB, mi sei piaciuto.

Se due pernacchie sono fatte in modo artistico e superbo sono considerate foneticamente distruttive.

Proseguiamo, Duc!

O.B                 Prima questa prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr…per Enzo.

Ducky:            Proseguiamo!

 O.B                 Proseguite!

Enzo:              Le parolacce alleviano il dolore. Lo sapevi?

Ducky:            No!

Enzo:              Affettando un salame, il coltello vi sfugge e vi tagliate un dito. Oppure, martellando, colpite il vostro pollice; trascinando una cassetta di gerani, vi si blocca la schiena.  Questa è la prima funzione delle parolacce: alleviano il dolore.

 

Anche nella antica si dicevano parolacce. Le più comuni sono.

– irrumator =  bastardo

– es mundus excrementi = sei un grosso pezzo di merda

– faciem durum cacantis habes-  hai la faccia di uno stronzo cacato a fatica

– futue te ipsum = vai a farti fottere, invece era il vaffa antico

– potes meos suaviari clunes = baciami il culo.

 

Torniamo all’italiamo.

Per l’antropologo Ashley le imprecazioni sono le prime parolacce della storia; solo in seguito quando l’umanità ha iniziato a sviluppare una concezione magico-religiosa delle forze della natura, si sono sviluppate anche le parolacce-maledizioni. Quelle primitive oggi rivivono negli “auguri” che ci scappano quando siamo imbufaliti:  Ma va’ morì, ammazzato. Te possino cecatte, Accidenti a te! Ma va all’inferno! E tutta la famiglia dei “Vaffa”. Scrive  Vito Tartamella nel suo celebre volumetto sulle parolacce: “Queste parolacce sono formule derivate da riti magici delle popolazioni primitive in cui si attribuiva il potere di influenzare la realtà Poi man mano che le popolazioni si sono evoluti sono  approdati gli insulti; come le maledizioni. Uno dei più utilizzati insulti è “bastardo”, adoperato sin dall’antichità.

 

Ducky:            Gli utenti di chat ammesso che leggano, si faranno una cultura, in merito.

Enzo:              Non basta essere colto, dipende dall’uso che se ne fa di una cultura simile.

Ducky:            Giusto e concordo.   Andiamo avanti, dobbiamo essere esaurienti.

 

Enzo:              Una buona fetta di insulti sono comuni a tantissime lingue (puttana e faccia di merda, sono pressoché universali) mentre altri sono culturalmente determinati:  se in Italia  diciamo faccia di culo, in Giappone funziona meglio testa di peto e in Costa d’Avorio diarrea di facocero.  Se ci limitiamo a considerare solo il nostro paese, possiamo notare differenze sia generazionali sia socio-culturali:  quello che tra gli adulti è una testa di cazzo,  tra gli adolescenti è un bimbo minkia.

In tutti i casi, lo scopo resta sempre lo steso: far del male senza spargere sangue

 

Ducky:            Non dico nulla. Sei esaustivo ….e anche sorprendente. Mi stupisci sempre per la varietà degli argomenti.

Enzo:              Ma non è affatto finita. Duc, le parolacce hanno anche altre funzioni sociali, sono il “sale” della comicità, fanno sorridere e anche ridere.  Basti pensare agli scrittori latini come Catullo, Marziale, Plauto o Giovenale, al poeta cinquecentesco AntonFranceco Grazzini, autore del sonetto In lode dei Coglion,

al seicentesco letterato Tommaso Stigliani, autore di una Merdeide per arrivare ai poeti dialettalidell’Ottocento come Carlo Porta e il romano Gioachino Belli e infine Dario Fo. Le parolacce creano complicità soprattutto tra i maschi. Tant’è che il linguista francese Lagorgette, per questa funzione, le ha battezzate “Insulti di solidarietà” mentre gli studiosi di lingua anglosassone parlano del social  swearing per dire parolacce in un contesto amichevole.

 

E veniamo all’Eros.

Le parolacce infine, eccitano. Lo aveva già notato Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi,: il turpiloquio veicola anche la pulsione sessuale e può essere sapientemente usato per aumentare il piacere.

Attenzione: ai lettori che per la numerosa nomenclatura hanno la puzza sotto il naso, diciamo che  l’argomento era proprio  il turpiloqio altrimenti detto “insulti di solidarietà. Pertanto, le parole che si riferiscono al sesso sono parolacce pressocché universali, perché tutte le culture, stando a quel che sappiamo,  compreso lo scrivente, condividono  il tabù del sesso. A conti fatti, chi ha l’impressione che nessuna società sia mai stata volgare come la nostra deve ricredersi. E consolarsi.

O.B E come diceva Oscar (Wilde) le lodi mi rendono umile ma quando mi insultano so di aver toccato le stelle…Enzo ricordi cosa scrisse degli eldyani la tua amica “rossa” nel nostro blog? Mamma mia che viperetta…

http://ilmioblog-annamaria.blogspot.it/2013/07/lettera-aperta-alleldyana-franci-o.html

Tratto dal blog “Commento( di pessimo gusto) della “signora” F…., postato nella chat eldyana e ancora una volta infamando Eldyna e gli amici del blog.”

fr… : Lxxxxxo, quelle persone (…chiamarle persone è un eufemismo, direi piuttosto quegli “esseri immondi”) hanno solo l’essenza carica di malvagità, odio, livore, invidia, gelosia, cattiveria da non riuscire più a vivere se non fanno del male a qualcuno. E quel qualcuno siamo noi, noi tutti di Eldy, perlomeno tutti quelli che qui chiacchierano, scrivono, commentano e hanno un buon rapporto tra di loro. Quegli “esseri immondi” sono soli, abbandonati da tutti, supportati solo da altri esseri immondi simili a loro che, ANONIMAMENTE, escono dalle loro luride tane e strisciando come vermi, colpiscono a tradimento.

Mamma mia, che impressione!

 

Ducky:            Nulla da aggiungere. Tutto chiaro. Non abbiamo litigato e non ho detto stupidaggini.

 O.B.               Un vaffa… a… qualcuno si…dai…altrimenti che gusto c’è?…

Fonte: Airone

ENZO (Vincenzo Liberale)

ENZO (Vincenzo Liberale)

 

 

 

PIGRIZIA, INVIDIA, GELOSIA, IRA

 

 

Sono spesso sentimenti negativi ma, spesso
si rivelano utili.

(Enzo-Ducky)

Ducky: Argomento della settimana?

Enzo: Sentiamo, che sia interessante però!

Ducky: Io propongo tre argomenti: scegli tu fra le 3 virtù teologali, le 4 virtu’ cardinali e… i 7 vizi capitali.

Enzo: Scelgo i vizi capitali, perché molteplici e considerati negativi. I sentimenti negativi, come ira, gelosia o invidia, non sono stati giudicati sempre allo stesso modo nel corso della storia e, soprattutto al giorno d’oggi, chi li prova vorrebbe liberarsene al più presto, non è detto che vengano ogni volta per nuocere. Ne tratteremo solo quattro:

– accidia (alias pigrizia)
– invidia
– gelosia
. ira

Sprofondato nel divano davanti alla tv accesa, una lattina di birra in una mano e il telecomando nell’altra, rigorosamente in mutande. Homer Simpson è forse la figura che meglio rappresenta uno stato d’animo molto diffuso. L’accidia- pigrizia:

cioè quella generale e ostinata avversione ad agire, spesso unita a indifferenza e cinismo, che sembra essere una caratteristica dei nostri tempi. Ma è davvero cosi? In realtà quello incarnato da Home è un sentimento molto più antico. E’ un termine che viene dalla parola greca akédia, che significa noncuranza, ma in sé non aveva una valenza negativa. Per i latini altro non era che la negazione del’otium. Cioè del tempo libero da impegni e impicci materiali, da dedicare alle occupazioni dell’intelletto.

Ducky: Tutto cambia.

Enzo: Nel Medio Evo, l’accidia diventa una colpa, una negligenza, l’omissione di praticare il bene. Si potrebbe definirlo come torpore spirituale, accompagnato da noia e tristezza, dalla pigrizia più comune cioè la soddisfazione nel dolce far niente, ma l’accidia può favorire il lato artistico, insomma la creatività Ma se è eccessiva ,si va nel patologico e si può finire nella depressione.

Ducky: Passiamo a un altro vizio!

Enzo: La Rochefoucauld definiva l’nvidia un sentimento così universale da riguardare anche le divinità, lo scrittore e filosofo francese definiva l’invidia un sentimento universale: basti pensare al mito greco di Marsia, scorticato vivo dal dio Apollo, per averlo battuto a una gara di flauto.

Ducky: Che brutta fine. Pero’ quel satiro se l’è cercata, non doveva sfidare il dio Apollo. Gli invidiosi non mi piacciono

Enzo: Nemmeno a me Comunque, andiamo avanti. l’invidia
è un sentimento di mancanza e di inferiorità: si è in felici perché qualcuno possiede qualcosa che si vorrebbe avere per sé e ci si sente inferiori per questa mancanza. Ma quasi nessuno lo ammette perché bisogna ammettere la superiorità dell’altro, ma non basta. L’invidioso nutre malanimo verso chi non lo merita (l’invidiato): per questo è oggetto di riprovazione sociale. Chi del resto, ascolterebbe qualcuno che “parla solo per invidia?”.

Ducky: Insomma, per quanto provare invidia sia sgradevole, puo’ avere degli effetti positivi anche oggi, quando il malanimo e il rancore verso l’invidiato cedono al desiderio di migliorare per colmare il divario che ci separa da lui. Però ce ne sono di sentimenti…negativi eh prof.

Enzo: Specialmente di quelli che fanno danni molto gravi, come la gelosia.

Ducky: Azz e azzarola, questo non è un sentimento, e né un vizio capitale, secondo me è un flagello sociale. Dimmi, Alter.!

Enzo: Ne convengo. Duc, Se l’invia ha una sua utilità, lo stesso si può dire della gelosia. Lo psicanalista Valerio Albisetti,, che all’argomento ha dedicato un libro, la definisce “residuo della struttura infantile dell’io”…

Ducky: Stavo in pensiero…e mi stavo chiedendo quando lo scombinato prof non mi propina la frase galeotta…e mi fornisce la spiegazione?

Enzo: Lo faccio subito: dopo la nascita , sorge in ognuno di noi il desiderio di tornare nel caldo grembo materno e lo controbilancia con la gelosia. Ma con la vita extrauterina le cose si dovrebbero superare. Ma, non sempre così succede “La gelosia comprende gli stessi elementi dell’invidia tranne l’emulazione”, fa notare Cattarinussi. In altre parole, la persona gelosa tende a fare il vuoto attorno all’amato o all’amata: la presenza di possibili rivali innesca il timore di risultare perdenti nel confronto. Del resto, c’è affinità tra invidia e gelosia, la prima è desiderio di possedere, la seconda è timore di perdere la persona amata (o anche l’oggetto). Sempre che non si superino certi limiti, come la cronaca anche recente, purtroppo, fa registrare.

E’ il caso della gelosia delirante conosciuta come “sindrome di Otello” un vero e proprio disturbo mentale a cui spesso si associano comportamenti violenti, dallo stalking fino all’omicidio. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Pisa, gli attacchi ossessivi sarebbero scatenati all’interno della corteccia cerebrale. Le ricerche in questo campo continuano, con la speranza, dicono gli scienziati, che una migliore conoscenza dei circuiti cerebrali possa portare, un giorno, all’individuazione precoce dei soggetti a rischio, cioè dei gelosi deliranti.

Ducky: Sono convinto che lo speriamo tutti. Dei quattro sentimenti resta l’ira

Enzo: È uno dei sette vizi capitali: un’emozione violenza, suscitata da ostacoli, reali o immaginari, che frustrano o impediscono attività o desideri. E’ prevalentemente spiacevole in quanto si accompagna a tensione; può accompagnarsi con il risveglio di attività aggressive, in genere di tipo impulsivo, di notevole gravità conducendo a ferimenti o anche ad uccisioni.. Lo scatto d’ira assume carattere patologico, quando si ripete con troppa frequenza.
Non sempre del resto “incavolarsi” è stato giudicato negativamente: presso i Greci arrabbiarsi per una causa giusta era un’azione che si addiceva ai nobili, ai grandi, ai potenti.

Ducky: Così accadde per l’ira più famosa di tutte: quella di Achille, nell’Iliade di Omero

Enzo: Bravo, non sei poi tanto ignorante, qualcosina la sai.

Ducky: Ti ho sorpreso, vero? Chissà quante volte ancora ti potrei sorprendere. Prosegui.

Enzo: Non ti conviene, Duc. Non puoi scagliare nessuna pietra. Stop e andiamo avanti.

Ducky: Andiamo avanti…e calmati!

Enzo: Calmati tu,invece! …Nell’antichità, insomma, la collera era un sentimento provato da chi dimostra di avere un animo coraggioso e generoso. Oggi invece, qualunque sia il motivo che la scatena, l’ira ci fa paura perché dà sfogo a un’energia che ci travolge, travalica qualsiasi volontà, offusca la nostra capacità di giudizio. Ma, per quanto i suoi effetti possono essere distruttivi, anche la rabbia ha dei lati positivi: Almeno in certe occasioni, insomma, la rabbia può essere il motore che fa muovere le cose.

Ducky: Ma ogni tanto un’incaz…pardon…un’arrabbiatura ci vuole.

Enzo: Fatta come si deve.

Ducky: Mo’ prendiamo il metro. Ognuno si arrabbia a modo suo, e’ una questione di interpretazione.

Enzo: Ma che dici, Prof, non dobbiamo mica fare una recita.

Ducky: ….potrebbe essere quasi una interpretazione…a soggetto…senza copione.

Enzo: Non so come devo interpretare te …se devo incavolarmi o devo ridere.

Ducky: …ridi, fratè….quando ti vedo ridere …mi viene da ridere e quando ridi “si comico”.

Fonte – Focus
Extra

O.B Amici ridiamoci sui nostri difetti con il film “Arrivano i dollari”.Film datato ma sempre attuale, che racchiude diversi, se non tutti, i vizi capitali. Con i protagonisti che devono rinunciare alla propria visione…

 Annamaria… a dopo

SIAMO TUTTI UN PO’ STUPIDI O LO DIVENTEREMO?

 

Secondo uno scienziato americano, più ci civilizziamo e più diventeremo stupidi.

Enzo-Ducky

Enzo::            Duc, se io ti dicessi , sei un baggiano!  Tu cosa mi faresti?

Ducky:           La parola “baggiano” non la conosco,  ma molto probabilmente vuoi fare lo stupido.

Enzo:             Indovinato, ma non per sfotterti, e’ per disquisire sulla stupidità

Ducky:           …sulla “stupidità? ,   ti sei misurato la temperatura?  Secondo me hai qualche linea di febbre.

Enzo:             Non sto scherzando, baggiano significa stupido. Ho fatto la battuta perché secondo uno scienziato americano  lo diventeremo sempre di più.  Vogliamo ridere… in tandem.?

Ducky:           Devo ridere  subito?

Enzo:             Come e quando ti fa comodo…ma a tempo.

Ducky:           Sono pronto!

,

Enzo:             Che cos’è la stupidità, come si manifesta?  Basta  che dici solo due parole… e uno si accorge subito che  sei stupido…

Ducky:           Invece, anche se non dici due parole, diranno  “quello è stupido originale.  E’ meglio che fai il prof  serio.

Enzo:             Sul piano evolutivo è il nostro inevitabile destino. A sostenere questa tesi è un genetista della Stanford University,  Gerald Crabtree, che ha condotto uno studio sulle modifiche avvenute, in centinaia di migliaia di anni, al patrimonio genetico e alle    capacità intellettive del genere umane.  Il risultato non è entusiasmante:  i nostri giorni migliori sono già andati, eravamo più vispi e attenti quando vivevamo di caccia nel Paleolitico e la natura ci esigeva sempre all’erta.

E in effetti,  a guardarsi intorno, non si fa fatica a credergli. Siamo circondati da stupidi? National Geographic Channel  ha dedicato loro persino un programma:  “Stupidi al quadrato”. una collezione di video amatoriali che riprendono individui alle prese con idiozie, spesso pericolosissime, come farsi trascinare da un auto seduti su un tagliaerba.

 

Ducky:           Vere e proprie idiozie!

Enzo:             Il punto più alto dell’intelligenza umana non si sarebbe pero’ raggiunto nel Paleolitico.  Secondo Crabtree, che ha ricostruito le possibili mutazioni del nostro corredo genetici attraverso varie epoche. l’impoverimento delle capacità  sarebbe iniziato 3 mila anni fa.

 Ecco le tre trappole che ci rendono stupidi:

01- sopravvalutare noi stessi,

02- non saper controllare gli istinti,

03- prestare attenzione a ciò che si fa

 

Non si tratta infatti di una questione storico o culturale. Per Crabtree il progressivo rimbambimento che, a conti fatti, ci accompagnerebbe da ben 120 generazioni, riguarda tutta la specie umana: basta dire che la selezione naturale diventi meno severa, che la qualità del nostro cervello peggiora. E non solo. La nostra “fragilità” mentale dipenderebbe anche dal fatto che, rispetto a 3 mila anni fa, il nostro cervello deve immagazzinare molte più conoscenze: :  oggi come minimo dobbiamo saper leggere, scrivere, usare il computer, guidare una macchina, destreggiarci tra i mezzi pubblici di una città. I neuroni quindi devono lavorare di più.

Ducky:           Questo studioso afferma che più faticano i nostri  neuroni e più rischiamo l’indebolimento del nostro intelletto. E’ così?

Enzo:             E’ così. Ma tu non ti devi preoccupare: i tuoi neuroni  – molto probabilmente si sono già esauriti.

Ducky:           Spiritoso! A te i neuroni restano sempre “scombinati”.

Enzo:             Ma ci dobbiamo preoccupare?  No, perché parecchi studiosi non  condividono questa teoria.

Ducky:           Ah, meno male,  posso rilassarmi!

Enzo:             Secondo un altro studio-esperimento  un gruppo di psicologi ha concluso su cosa spinge a prendere decisioni sconsiderate,  cioe’ a “fare sciocchezze”  anche gravi.

Il primo tipo di sciocchezze è quello della

 “FIDUCIOSA IGNORANZA.”: Tutti ci sopravvalutiamo, un esempio classico  è quando ci mettiamo al volante dopo un bicchiere di troppo, sicuri che gli incidenti capitino solo agli  altri.

Ducky:           Io sono quasi  astemio , quindi…

Enzo:           Il secondo è legato alla

 “MANCANZA DI CONTROLLO” : caso classico, arriviamo in ritardo a un appuntamento importante per giocare all’ultimo videogame o per vedere la fine di un thriller..

Il terzo tipo di stupidità viene definito “ASSENZA MENTALE” veniale, ma letale in certe circostanze, ed è quando non prestiamo attenzione a ciò che siamo facendo. Per esempio, quando attraversiamo la strada leggendo un messaggio sul cellulare o lo usiamo mentre stiamo guidando l’auto. Qui potremmo definirci tu ed io “assenti-mentali.

Ducky:           Perché io e non tu?

Enzo:             Perché quando  vedi una donna, i tuoi occhi “non ci vedono più”, la segui come se avessi  una video-camera in spalla.

Ducky.           Non dire sciocchezze; io guardo solo le magre.

Enzo:             Io preferisco le ubertose… vabbè…cioè le bone

Ducky:           …ma che lingua parli…ti dispiace parlare come ci fece nostra madre? Piuttosto vogliamo riprendere la….cosa..dilla tu. Questa parola la odio…

Enzo:             La di-squi si zio ne. Torniamo alle teorie. Quella più inquietante è quella di alcunivirologi della John Hopkins School of Medecine  (Baltimora) che hanno isolato un virus, il   Chlorovirus, che danneggerebbe alcune funzioni intellettive.  Il virus arriverebbe dalle alghe verdi  che si trovano in alcuni fiumi e non è ancora chiaro come avvenga il contagio. Infine, una  domanda:  e  se la stupidità dipendesse anche dal genere?

Ducky:           Dal genero?  che c’entrano gli affini e i parenti?

Enzo:             Uno di questi giorni ti disconosco,  ma devo riconoscere che alcune battute mi sorreggono: hai il senso dello humor.  Ricomponiamoci. Secondo uno studio dell’Università di New Castle (GB) , gli uomini sarebbero la metà del cielo più intellettualmente fragile. La conclusione nasce da una consultazione dell’archivio del Premio Darwin, il sarcastico riconoscimento attribuito a chi, morendo per una azione cretina, ha contribuito all’evoluzione dell’umanità nel senso che ha evitato di

trasmettere il proprio patrimonio genetico.

E per avviarci alla conclusione, si è appurato che  dal 1995 al 2014, su 318 premi “,assegnati” – per cretinate gravi – ben 282 sono stati attribuiti a…uomini.  Sarà un caso?

Ducky:           E che ne so? E tù?

Enzo:             Non ho idea. Credo che sia gli uomini che le donne commettono ogni tipo di stupidaggini lievi o gravi. Comunque sia, lo storico ed economista Carlo Copilla, che ha studiato il fenomeno,  ha stabilito Le cinque leggi delle stupidità, che sono le seguenti:

01 – Ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione.

02 – La probabilità che una persona sia stupida è indipendente da quasiasi        altra sua caratteristica  (età, istruzione…).

03 –  Lo stupido è colui che causa un danno a un’altra o più persone senza          ricavarne  alcun vantaggio o addirittura subendo una perdita.

04 – Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo    degli stupidi.

05 – Lo stupido è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Enzo:             Duc,  dai su…lo sei… confessa!

Duc:               Mò ti metti a dire parolacce…non è da te.

Enzo:             Io? …ho detto  una parola  volgare?

Duc:               Eh sì, ho sentito con queste orecchie. Hai detto…con fessa!

Enzo:\            Maledetta ignoranza…o lo fai apposta o sei  stupido. Ho detto …

confessa” come verbo e non….come hai interpretato tu.  A proposito, sempre  per stare in tema,  In due anni chi ha bruciato ben sei, dico  sei caffettiere?

Ducky:           Io!

Enzo:\            Come volevasi dimostrare.  E chi è lo stupido?

Ducky:           NOI.

Enzo:             Eh già,  ma non alzare la voce, nessuno lo deve sapere…se no che figura ci facciamo!

ENZO (Vincenzo Liberale)

Fonte.

Focus Extra

GLI EXTRATERRESTRI? (Non sono poi così diversi da noi.)

Seconda Parte

(Enzo-Ducky)

Ducky:           Enzo, sai che mi incuriosisce parecchio  parlare di  alieni?

Enzo:             Lo credo,  ma tu non ti sei interessato a questo argomento. Io si da quando avevo 15 anni,

Ducky:           Leggevi di tutto: Capitan Miki, Pecos Bill, Il Grande Bleck, Superbone, Romanzi di avventure,  libri di filosofia, scienze psi, Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson e tanti altri…

Enzo:             …e la letteratura poetica…l’incantevole linguaggio dell’anima e dell’Amore…

Ducky:           …degli extraterrestri.

Enzo:             Porca miseria, me n’ero quasi dimenticato.  Eccoci e cominciamo con  la seconda parte. Charles Fort.

Ducky:           Chi è? Mai sentito.

Enzo:             Il primo a essere convinto che gli alieni avessero visitato la Terra fin dai tempi più antichi è stato questo tizio Charles Fort  (1874-1932), uno stravagante americano che consacrò la sua vita alla raccolta di una infinità di articoli di giornali che riportavano fatti strani, ritrovamenti di oggetti impossibili e scoperte incredibili. Questo Fort giunse alla convinzione che tutta la storia della Terra  fosse diretta da un misterioso “potere” alieno. Suo seguace più appassionato e’ stato lo scrittore Peter Kolosimo  (1922-1984).

Ducky:           Non era quello che leggevi tu sulla Rivista CRONACA che trattava degli alieni?

Enzo:            Esattamente, era proprio lui, scrittore e giornalista italiano,  Pier Domenico Colosimo, in arte Peter Kolosimo, è uno degli scrittori di archeologia misteriosa più letti in Italia e nel mondo. Da buon giornalista passò la vita a studiare ogni stravaganza del passato,  desideroso di arguire una spiegazione razionale ai misteri che lo intrigavano. Tanti i sulibri:  Il pianeta sconosciuto (1957),  Non è terrestre (1968), Astronavi sulla preistoria (1972), Viaggiatori del tempo  (1981).  In un suo libro del 1968, basandosi su testi e opere architettoniche del passato, indaga  sulle varie ipotesi che la Terra sia stata visitata in tempi remoti da esseri provenienti dallo spazio.

E’ l’atto di nascita della cosiddetta “archeologia spaziale”. secondo la quale: molte raffigurazioni sparse nel mondo sarebbero veri e propri ritratti di visitatori extraterrestri. È il caso delle pitture rupestri degli aborigeni australiani, delle statuette giapponesi Jomon con occhi da insetto e mani a pinza forgiate 5.000 anni fa e delle celebri pitture rupestri dei Tassili, la Cappella Sistina del Paleolitico….vuoi dirmi qualcosa?

Ducky:           Che devo dire? Non sono in grado di dire nulla. Posso solo stupirmi.  Sono tante  le cose ritrovate e gli studiosi fanno bene a  studiarle. Conoscere il Passato è importante.

Enzo:             Non è tutto. Fra i 15.000 disegni dipinti tra i 12.000 e i 5.000 anni fa sui monti Tassili, In Algeria, spiccano le figure di misteriosi esseri antropomorfi che sembrano indossare strani  dispositivi simili a caschi, antenne o armi tecnologiche. Fra queste spicca il  “grande dio di Sefar”: alto più di tre metri, dipinto in modo bidimensionale, ha una testa bitorzoluta, quasi crestata. Dal torso, sproporzionato, rispetto al resto del corpo, si protendono le due braccia aperte, con una strana protuberanza nell’incavo dei gomiti.  Sotto “il grande dio” s’intravedono, come in processione, figure di antilopi e di esseri umani. Ci sono poi “le teste tonde”, umanoidi con il capo coperto da una specie di globo somigliante a quello dei palombari considerate da alcuni come rafigurazioni di alieni. Lo stesso scopritore dei dipinti, l’archeologo francese Henry Lhote, chiamò la più grande di queste teste tonde, alta ben 6 metri, “l’astronauta”.

            Anche se altri  “personaggi” dei Tassili sembrano fluttuare nel vuoto quasi a confermare la favola extraterrestre gli studiosi di cultura sciamanica tendono ad attribuire l’assenza di gravità agli effetti di sostanze  allucinogene assunte in cerimonie sacre.

Ducky:           Però il dubbio resta!

Enzo:             “Che cosa potremmo scorgere”,  si chiedeva  Kolosimo,  nel disegno di “divinità” che con la loro enorme statura sovrastano  gli individui circostanti, colti in atto di adorazione? Forse veri e propri titani?”.

Ducky:           Questa non l’ho capita. A volte sei tu che ti esprimi come un alieno.

Enzo:             Hai ragione. Allora stai bene attento a quello che ora ti  affermo.

Ducky:           Ah, tu affermi?

Enzo:             Sì, affermo perché sono cose vere, reali. La presenza di extraterrestri di proporzioni gigantesche è spesso servita a giustificare come siano state realizzate alcune delle opere più grandiose della storia, di cui spesso neppure gli archeologi riescono a dare una spiegazione plausibile. Ecco quindi farsi strada l’idea che  si debba loro e ai loro straordinari poteri la capacità di costruire le mura ciclopiche delle città inca o di trasportare per decine o centinaia di chilometri i monoliti di Stonehenge. Questi sono solo una parte dei fatti. Abbiamo parlato di Storia. Ma i misteri si mischiano spesso alla realtà, Abbiamo ignorato “il mistero “ dell’AREA 51.  Se ai gentili Lettori  interessa  potremmo  fornire  debito spazio all’argomento. E’ tutto.

Ducky:           Io preparo la cena, il caffè lo farai tu.

Enzo:             Affare fatto.

 

VINCENZO LIBERALE & ....DUCKY

VINCENZO LIBERALE & ….DUCKY

Annamaria…a dopo

 

A CACCIA DI ALIENI

galileo-galilei
Gli UFO: fantasia o realtà

Di Enzo-Ducky

Ducky: Enzo, ci credi agli extraterrestri, agli UFO? Insomma, che idea ti sei fatto?

Enzo : Calma, la domanda è di una complessità immensa. Parliamone come fatti e studi provenienti dagli studiosi di tutto i Paesi del Mondo.

Ducky: Andiamo al sodo.

Enzo: Ok. Ma tu non farmi battute cretine: mi raccomando la serietà; l’argomento è molto serio…. L’archeologia spaziale…

Ducky: Cominciamo bene…alla faccia della semplicità.

Enzo: L’archeologia spaziale o xenoarcheologia è una discplina che studia da anni la presenza degli alieni nel passato.
Qualcuno sostiene che le piramidi egizie o sumere, così come le vestigia inca e maya sono troppo perfette per poter essere state concepite e costruite da uomini migliaia di anni fa. Dunque ci deve essere stato un intervento di civiltà superiori, arrivate dallo spazio, che poi sono misteriosamente scomparse, ma che potrebbero rifarsi vive, se fossimo in grado di metterci in contatto con loro. E’ una teoria che spopolava negli anni 70 grazie allo scrittore italianissimo Peter Kolosimo, al secolo Domenico Colosimo, che si era americanizzato il nome per fare più colpo, ma che ha trovato nuovo impulso in questi ultimo tempi. L’ha rispolverata dagli scaffali della letteratura un uomo di governo iracheno, qualcuno dice per fare pubblicità al suo Paese. Egli sostiene che cinquemila anni prima di Cristo c’erano già gli astronauti che dal cuore della Mesapotamia decollavano verso altri mondi. Ma questa tesi non era supportata dalla scienza ufficiale. Chiaro, Duc?

Ducky: Chiaro e affascinante. Continua!

Enzo: Ben 5000 anni prima dell’era cristiana c’erano già astronauti che dal cuore della Mesopotamia decollavano verso altri mondi. Erano le navi spaziali dei Sumeri, fra i primi popoli a sviluppare agricoltura, allevamento e metallurgia. E’ questa la sorprendente dichiarazione, fatta lo scorso settembre, dal ministro dei trasporti iracheno Kazem Fijia. Presentando il nuovo aeroporto del distretto di Dhi Qar, nel Sud del Paese, l’uomo politico ha spiegato che la zona, grazie a condizioni meteorologiche favorevoli, è il luogo più sicuro per l’atterraggio e il decollo di aerei, come ben sapevano gli antichi abitanti che lo usavano per le loro missioni interplanetarie.

Le affermazioni del Ministro si basano sulle tesi pseudoscientifiche avanzate dallo scrittore azero Zecharia Sitchin(1920-2010, convinto che la storia dell’Umanità sia molto diversa da quella comunemente accettata. Appassionato cultore delle lingue semitiche, nel 1976 Sitchin aveva pubblicato il libro Il Pianeta degli Dei dove sosteneva di aver scoperto, nelle tavolette di argilla mesopotamiche, la prova che la straordinaria cultura sumerica sia da attribuire all’apporto di una razza aliena chiamata Anunnaki, proveniente d un misterioso pianeta X di nome, Nibiru. E non è tutto. Secondo lo scrittore, il “salto” evolutivo tra la specie di Homo Erectus e quella di Homo sapiens sarebbe dovuto a un innesto genetico operato dagli Anunnaki: gli “dei” venuti dal cielo di cui parlano tutte le antiche religioni del mondo, pur dando loro di volta in volta nomi diversi.
Duck,, hai mai sentito parlare della visione di Ezechiele?

ezekiel

Ducky: Mai sentita! Non fare il prof…mi diventi antipatico.

Enzo: E’ una descrizione biblica; senti cosa dice il profeta Ezechiele: “Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco con al centro quattro esseri animati, Ed ecco comparire sul terreno una ruota al fianco di ciascuno di essi. Le ruote avevano tutte la stessa forma e potevano andare in quattro direzioni. La loro circonferenza era assai grande.”

 

Per lo scrittore svizzero Erich Von Danichen questa descrizione biblica di una visione del Signore avuta dal profeta Ezechiele sarebbe la prova che quella macchina volante portava sulla Terra esseri provenienti da altri pianeti. Lo scrive in un saggio del 1968 intitolato Gli extraterrestri torneranno, per dimostrare che esploratori alieni visitarono la Terra migliaia di anni fa e furono considerati degli dei dalle popolazioni primitive: ai loro occhi le realizzazioni technologiche avanzate sembravano soprannaturali.

Ducky: Però, caro Gemello, ce n’è di materia da riflettere.

coincidenze

Enzo: Eh già. A credere che la storia dell’uomo nasconda molti segreti sono anche i seguaci del celebre occultista americano Edgar Cayce (1877-1945), il quale in seguito a una seduta medianica, avvenuta il 29 ottobre 1935, riferì di aver esplorato le epoche precedenti all’Antico Egitto con i suoi poteri di sensitivo. A costruire la Sfinge e la Grande Piramide, sostenne Cayce, era stata una razza diversa da quella locale: quella degli Atlantidei, emigrati in quella regione 10.500 anni prima di Cristo. Del resto, una strana leggenda egizia racconta che svariati millenni or sono erano giunti in Egitto alcuni stranieri che avevano dichiarato di provenire da una terra lontana chiamata Farsan. Furono loro a fondare, sulle rive del Nilo, una grande nazione e a trasmettere alle genti locali una conoscenza e una tecnologia avanzatissime. I re che si avvicendarono al comando del regno e che si distinsero per le loro memorabili iimprese, furono chiamati Faraoni, un nome derivato da Far e da Haon, il cui significato è “figlio”. Ma quei “figli” di Farsa” erano davvero i superstiti di Atlatide, un popolo che secondo alcuni non era di questo mondo e invece proveniva da un altro pianeta? Forse la favolosa città dove abitavano era in realtà una enorme astronave la cui partenza in un nube di fuoco avrebbe generato il mito del cataclisma che ne avrebbe accompagnato l’improvvisa scomparsa. Inutile dire che nessun archeologo “ufficiale” è disposto a sottoscrivere questa suggestiva ipotesi da fantascienza….Duc, non ti addormentare! Hai mai sentito parlare delle piste nel deserto peruviano?

Ducky: Si, in tv nella seree di Giacobbo. Parlane!

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Enzo: Pensa e immagina. Una linea perfettamente diritta lunga 23 km e intorno, nella vastità del deserto peruviano di Nazca, altre linee e centinaia di disegni raffiguranti condor, colibrì, scimmie, ragni, pesci e un’infinità di altre figure misteriose: questo lo spettacolo che si presentò per la prima volta nel 1927 agli occhi stupefatti di Toribio MiJa, un pilota dell’aviazione locale, che stava compiendo uno dei primi voli di linea della zona. Troppo grandi per essere distinguibili da terra nel loro insieme,, quegli enigmatici disegni rappresentano ancora oggi una sfida per il mondo dell’archeologia.
Chi ha sfruttato l’enorme lavagna del deserto per tracciarli? E soprattutto, perché?

Ducky: E’ quello che mi chiedo anch’io, Perché?

Enzo: Secondo gli appassionati di ufologia la risposta è semplice: si tratta di piste create da esseri provenienti dallo spazio per il decollo e l’atterraggio delle loro astronavi. A che cosa sarebbero servite, infatti, quelle lunghe linee rette, una delle quali si estende per ben 65 km? Secondo costoro, infatti, è impossibile che una civiltà come quella degli antichi peruviani potesse realizzare un’opera simile, non disponendo di alcun tipo di velivolo.
A cercare di risolvere in modo serio il mistero più dibattuto delle civiltà precolombiane si sono comunque cimentati in molti. Linee e disegni. Come ha dimostrato l’archeologa tedesca Maria Reiche, erano stati realizzati con un sistema ingegnoso, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto e lasciando esposto il fondo più chiaro. Gli enormi geroglifici potrebbero essere stati “trasferiti” in grande sul terreno, a partire da disegni più piccoli grazie a rudimentali pantografi fatti di lunghe corde annodate. Alcuni ritengono che i Nazca li abbiano usati per almeno un millennio, dal 500 avanti Cristo al 500 della nostra era, come calendari solari e osservatori per i cicli astronomici.

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Ducky: C’è da perdere la testa, Enzo.

Enzo: E non è affatto finita. L’archeologo Tomasz Gorka dell’Università di Monaco pensa invece che si trattasse di “sentieri sacri” da percorrere in particolari cerimonie religiose: il bestiario rifletterebbe infatti l’antica credenza nella divinità della natura espressa attraverso le sue creature. Resta però da capire come i Nazca siano riusciti a tracciare piste perfettamente diritte per km con piccolissimi angoli di deviazioni. E che cosa volessero rappresentare con la misteriosa figura nota come “l’astronauta”.
Quasi ogni religione narra di divinità che scendono dal cielo dotate di poteri spettacolari. Negli antichi scritti sanscriti indiani, per esempio, sono descritti i Vimani, macchine volanti in uso agli dei, capaci di produrre un fascio di luce che, puntato su un bersaglio, lo consumava, con la sua potenza. Per Von Daniken quegli oggetti volanti erano navette spaziali di origine aliene dotate di laser. Carri volanti o di fuoco compaiono anche nelle leggende germaniche che descrivono il rombante veicolo di Thor, il dio del tuono. E che dire delle testimonianze secondo le quali il 7 agosto 1566 a Basilea (Svizzera) il cielo fu invaso da misteriose sfere nere che diventarono rosso fuoco prima di dirigersi verso il Sole e scomparire? O di tanti curiosi oggetti raffigurati dal Medioevo al Rinascimento?

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Col suo cane  sullo sfondo per esempio, che cos’è quell’ oggetto aereo, grigio, piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di una “torretta” osservato da un uomo col suo cane sullo sfondo del quadro Madonna con Bambino e San Giovanni del pittore fiorentino Sebastiano Mainardi (1460-1513)? Una parte della Stella della Natività o non un UFO?

L’elenco potrebbe continuare, ma per tutti i casi non c’è antropologo o storico che non sia in grado di offrire una lucida interpretazione scientifica. L’uomo tuttavia ama nutrirsi di sogni e preferisce credere alla favola di un passato ricco di meraviglie.

Fine della prima parte

(Vincenzo Liberale)

LA PERSONALITA’

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La personalità si forma con i geni e le nostre relazioni umane quali:

genitori, parenti, insegnanti, amici, ecc.

 

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di ENZO

di ENZO

Enzo: Duc, ti sei mai chiesto perché sei così?

Ducky: Vuoi fare lo spiritoso?

Enzo: No, dico seriamente. Io, tu e ognuno di noi ci comportiamo in un certo modo per tanti motivi.

Ducky: Non afferro, se ti spieghi meglio…è meglio.

Enzo: Il discorso merita attenzione.

Ducky: Si, caro, ma le spiegazioni devono essere chiare e semplici.

Enzo: Faccio del mio meglio. Ok?

Ducky: Ok!

Enzo: Se siamo ciò che siamo…

Ducky Cos’è un gioco di parole?

Enzo: Mi fai continuare, per favore?

Ducky: Oh scusa… prego!

Enzo: Se siamo ciò che siamo non è solo “merito” nostro o dei nostri geni, molti aspetti della personalità dipendono da coloro che ci circondano.
Fratelli e genitori, , innanzitutto, ma dall’adolescenza in poi a contare sono soprattutto gli amici.
Solo da poco gli scienziati stanno studiando gli effetti dell’amicizia .

L’antropologo Robin Dunbar, osservando il cervello dei primati, ha scoperto qual è il numero massimo di relazioni che possiamo gestire: circa 150. naturalmente, non abbiamo lo stesso grado di confidenza con tutte queste persone. Secondo le osservazioni di molti antropologi sulla struttura delle società umane, si possono delineare cerchie successive di amicizie, distinte tra loro in base alla vicinanza emotiva…

Ducky: Finora tutto chiaro.

Enzo: La struttura centrale è costituita da 3 – 5 amici intimi con i quali confortarsi nei momenti difficili.
La cerchia appena più esterna è formata da circa una decina di persone con le quali ci si incontra spesso.
Più all’esterno si trovano i ”conoscenti”.

Ducky: Domanda: ma perché stringiamo tutte queste relazioni?

Enzo: Ci sono necessarie. L’isolamento sociale fa altrettanti danni pari al fumo, agli alcolici, all’obesità e all’inattività fisica.
Secondo accuratissimi studi (148) condotti dalla psicologa Julianne Holt-Lunstad della Brigham Young Univrsity (Usa).
E’ stato rilevato che, se una persona ha un amico intimo sul posto di lavoro, è più produttiva.

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Inoltre se prima di una prova (o sforzo o esame stressante) si parla con una persona amica, si attenua l’ansia e si abbassa il cortisone nel sangue.

Ducky: Come li dovremmo scegliere gli amici, mica è facile.

Enzo: Una cosa è certa: stringiamo amicizia con le persone che ci sono simili. Il fattore più importante per scegliere un amico è la

-vicinanza spaziale.

-vicini di casa

– compagni di scuola

– colleghi

che fanno amicizia tra loro più facilmente. Inoltre è necessario avere qualcosa in comune:

la provenienza geografica, l’età, gli interessi.

Gli elementi che più rendono simili tra loro gli amici sono in genere:

– il modo di vedere il mondo dal punto di vista politico,, morale e religioso,

– il senso dell’umorismo

– la professione, l’identità locale

– e l’educazione

Ducky: Ok, ma come cominciamo a fare amicizia?

Enzo: E’ probabile che il legame si crei grazie alle esperienze vissute insieme e in particolare ai momenti divertenti. Gli psicologi dell’Università di Kent (Gran Bretagna) hanno dimostrato con un esperimento che se alcune persone, ridono insieme sono più propense a diventare generose anche nei confronti degli sconosciuti.

Ducky: Insomma, una risata trasforma un estraneo in amico.

Enzo: Esatto. Ma non sempre gli amici fanno bene: mantenere un legame con una persona con la quale c’è rivalità può danneggiare la salute.
Lo hanno dimostrato gli studi sulle relazioni ambivalenti della psicologa Usa Julianne Holt Lundstad e questo succede spesso con membri delle famiglia, e amici; Interagire con loro è stressante, perché questi rapporti sono in parte conditi da invidia e orgoglio.

La studiosa ha fatto indossare misuratori di pressione a 107 volontari e poi ha rilevato un significativo aumento della pressione sanguigna quando avevano a che fare con amici ambivalenti cioè falsi o cattivi o ipocriti o anche sgraditi.

Ducky:: Chiaro, non tanto conciso, ma perfetto. Permettimi, una domanda interessante. “è possibile l’amicizia tra un uomo e una donna ?

Enzo: La risposta è sì. Ma questo non significa che i due non siano attratti l’uno dall’altra. Uno studio condotto dallo psicologo Walid Afifi ha dimostrato che molte amicizie tra i due sessi avevano avuto un risvolto sessuale: sui 300 studenti intervistati , circa la metà aveva fatto l’amore almeno una volta con il proprio/a. Ma anche se ad attrarre uno o entrambi i partner in una amicizia tra due sessi è la scintilla del desiderio le amicizie, poi, di solito continuano.

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Ducky: Concordo con i risultati, in ogni caso il contenuto sessuale… è contenuto.

Enzo: Mamma mia anzi…mamma nostra, io ti farei ripetere la quinta. Duc, ma come ti esprimi?…il contenuto sessuale…è contenuto

Stasera, prepari tu la cena e mi devi anche servire!

Ducky: eee…ma che sarà…ho fatto una battuta… vabbè preparerò io la cena e ti dimostrerò che …in cucina cucino meglio io. Prof, continua invece di fare tante chiacchiere.

Enzo: Le ricerche dimostrano, comunque, che uomini e donne nell’amicizia, sono diversi. Non è un luogo comune, le donne tengono di più ad avere un’amica del cuore, mentre gli uomini si sentono meglio se legati a un gruppo. Le donne tendono a dare più valore ai benefici emotivi delle relazioni strette. Gli uomini considerano più importanti quanto tempo viene speso con gli amici e da quanti anni si conoscono. E queste tendenze :non cambiano con l’età. Anche col passare degli anni, le donne continuano a preferire i rapporti uno-a-uno e gli uomini ad amare gli scherzi con gli amici in gruppi.

Ducky: Sei perfetto. La cultura ti affascina sempre. Ma non ti esaltare troppo. Tu spieghi molto bene, sei un didatta straordinario, ma i contenuti e i risultati appartengono agli studiosi, ai ricercatori, eccetera.

Enzo: Ovvio, malaggiustato!

Ducky: E tu, scombinato! Continua.

Enzo: Altra cosa interessante.

Ducky: Quale?

Enzo: Esistono persone che sanno circondarsi di amici stretti e altre che hanno si e no, un “vero “ amico o due. La ragione potrebbe essere biologica. Una ricerca, condotta all’Università di Oxford, ha mostrato che in alcuni casi c’è relazione tra la grandezza della rete sociale e l’estensione della corteccia cerebrale (e in particolare di quella orbitale).

Ducky: Non ho capito niente. Caro, Alter Ego, traduci!

Enzo: In parole semplici, chi ha tanti amici, ha anche le aree cerebrali adatte a gestirli. Inoltre, è sempre preferibile coltivare le relazioni faccia a faccia. In uno studio condotto all’Universita’ di Oxford, 41 adulti autovalutavano giornalmente le qualità delle loro relazioni con i loro 5 amici più intimi, attraverso 6 diverse modalità di comunicazione:

1- faccia a faccia

2- al telefono

3- tramite Skype

4- con messaggerie tipo WhatsApp, sui social e per mail/sms))

per un periodo di 2 settimane.

RISULTATO: le persone valutavano molto più soddisfacenti le relazioni dal vivo.

 In conclusione, il segreto di un’amicizia duratura è vedersi spesso                      faccia a faccia per fare qualcosa di divertente insieme.
 E condividere le emozioni.

Enzo: Al Lettore che avrà avuto il buon senso di terminare la lettura, Io e Ducky auguriamo un prosperoso e sereno ANNO NUOVO.

O.B  Io, anzichè affermare “il buon senso” direi la bontà di leggere fino in fondo           un articolo gradevole e interessante.

       Carissimi amici scombinati auguri di e col cuore anche a voi . Ducky sarà          già volato in qualche località turistica, al caldo, travestito da babbo natale          in attesa di festeggiare il nuovo anno….al caldo….con chi?……………… ci              racconterà al suo rientro.

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