LA “RETORICA”!

 …si fa conoscere con tanti nomi,

ma ci vuole impegno per apprezzarla

Enzo e Ducky

Enzo: La retorica…la retorica merita il rispetto culturale, le virgolette e il punto esclamativo.  E’ come una “signora di grandissima classe” in fatto di stile e cultura.

Ducky:        Madonna santa,  fratello caro,  qui ti ci vuole un caffè doppio. Gli argomenti sono il tuo pane quotidiano…se proprio fissato.

Enzo: Ma questo argomento, credimi, merita tutto il rispetto per i contenuti.

Ducky:        Sentiamo, intanto a che serve?

Enzo: – Serve per farsi ascoltare;

– Serve per colpire l’immaginazione di chi ci sente parlare o di chi ci legge;

        

– Come rendere convincente un argomento che non lo è;

– Totò, il grande principe della risata, ha detto “Signori si nasce”, e noi diciamo “Poeti si nasce”, ma “oratori”  si diventa;

 

 

– la retorica è tutto quello che viene dopo la grammatica: i segreti dello stile, dell’arguzia, della gestualità, del tono, dell’ironia, della drammaticità, dell’emozione nel parlare  a uno o più interlocutori o a un intero pubblico.

 Insomma ci insegna a COME PARLARE PER FARCI ASCOLTARE e aggiungo anche PER FARCI CONOSCERE CULTURALMENTE.

Ducky:        Perché dicevi che la RETORICA ha tanti nomi?

Enzo: Come media,  ha 7 nomi detti sinonimi:  ampolloso, enfatico, formale, magniloquente, pomposo, ridondante, stilistico.

I contrari sono 10, sempre in media: breve, agile, severo, incisivo, stringato, essenziale, asciutto, lapidario, sintetico, conciso.

Detto in sintesi, la retorica è l’arte dello scrivere e del parlare con eleganza, secondo precise regole codificate:  nell’antichità classica il retore era un oratore forbito e maestro nell’arte del dire. In senso spregiativo retorico si riferisce a un discorso, altisonante e al tempo stesso vuoto di significato. Da queste sintetiche spiegazioni  emerge in primo piano la sua connessione con la comunicazione e il linguaggio. All’epoca in cui prevaleva una cultura e una tradizione orale l’oratoria, l’eloquenza, la capacità di parlare in pubblico, di convincere, di trascinare le folle, erano molto importanti. 

Ogni parola che abitualmente usiamo ha una storia e un significato che è mutato nel corso di secoli o di decenni.

Facciamo un esempio per capire.

Trovandovi con un amico su un filobus, se invece di dire “avviciniamoci all’uscita”  usate l’espressione “appropinquiamoci all’uscita”, il senso non cambia.  Semplicemente usate un’espressione antica e forse obsoleta che può essere ancora divertente o spiritosa. Se però dite “facciamoci largo verso l’uscita” il senso cambia, perché “farsi largo” presuppone una certa difficoltà nel raggiungere l’uscita.  E ancora: se dite “fiondiamoci verso l’uscita” quasi esprimete il timore  di non riuscire a fare in tempo a raggiungere l’uscita.

Non è chiara la differenza? Chiariamo subito!

Abbiamo adottato 4 (quattro) modi diversi, ossia avviciniamoci, appropinquiamoci, facciamoci largo, fiondiamoci  per esprimere un concetto analogo. Ciascuno di essi ha una storia e un significato proprio.  Questo semplicissimo esempio potrebbe essere analizzato in base a un criterio retoricomolto importante.

Brevemente, la retorica è:

– il modo con cui parliamo e come esprimiamo le nostre idee;

– la scelta delle parole, delle immagini, dei modi di dire,  della

  della struttura della frase con cui comunichiamo ad altri;

– il calcolo dell’efficacia delle nostre parole sull’ascoltatore;

– la modalità scelta nella relazione con una o più persone ossia lo stile, il tono, la serietà ecc.

L’oggetto della retorica quindi non è che cosa dire ma  “COME DIRE “ un pensiero, un’idea, un sentimento AFFNCHE’ LE NOSTRE PAROLE OTTENGANO IL MASSIMO RISULTATO:  convincere, persuadere, commuovere, sorprendere, suscitare ammirazione, avvincere, affascinare, sedurre e via dicendo.

La prima scuola di retorica fondava i criteri base dell’insegnamento sulla ricerca sistematica delle prove e sullo studio delle tecniche atte a dimostrare la vero simiglianza di una tesi. La retorica dunque nasce in un ambito giuridico; è una tecnica che permette di rendere più convincenti le argomentazioni di chi parla.

 

LA SOFISTICA: dalla Sicilia ad Atene V secolo a. C. si sviluppa la scuola filosofica dei sofisti. I sofisti erano considerati giocolieri della parola.  Il loro esercizio retorico seguiva la tecnica del contraddire usando, nell’argomentazione, l’inganno, la finzione, l’illusione, il falso ragionamento.

I sofisti ebbero sicuramente il merito di dare avvio, nel pensiero occidentale, a una profonda riflessione  sul linguaggio, sulla relazione tra le parole e le cose, sui segni (i vocaboli) con i quali descriviamo la realtà.

LE BUGIE IN POLITICA

 

Judith Shklar, filosofa lettone, importante teorica della politica del Novecento, ha scritto che svelare l’ipocrisia di un politico è più facile che fronteggiare la sua crudeltà. E’ come se il peso dato alle avventure sessuali di Berlusconi fosse di gran lunga più rilevante  rispetto alla catastrofe della scuola, alla devastazione della camorra, all’ incapacità di un minimo sviluppo economico, e  soprattutto alla crudeltà, al cinismo e alla barbarie con cui si trattano migliaia di persone provenienti da altri Paesi. Quindi siamo nel tema: di bugie, ma soprattutto di un peccato (vizio!) molto in voga.

  

Proseguiamo coi fatti!

L’Italia non è gli Stati Uniti o la Germania. Le bugie di Clinton e di Nixon , tanto per fare dei nomi di rilievo, hanno causato la fine dei loro mandati, un ministro tedesco si è dimesso per aver copiato la tesi di dottorato; e Renzi, vistosi sconfitto  e lapidato alle recenti elezioni ha dichiarato che si dimette allorquando il Parlamento si sarà costituito: che affezione alla poltrona, l’avrà fissata con l’ATTAK : pero’ che sentimento da capetto e che figura…la defenestrazione;  il Governo giapponese ha duramente criticato la Società Elettrica  per le menzogne sul nucleare. In altre parole, le bugie dei politici sono diventate un  connotato essenziale delle regole del gioco fra la politica e la società.

 

Orbene, il 72,3% degli Italiani giudica come categoria privilegiata di    BUGIARDI  proprio i politici, seguono a lunga distanza i commercianti e i pubblicitari. Solo al quarto posto come bugiardi risultano i criminali.

E le bugie si pagano a caro prezzo: vedi risultato elezioni politiche del 4 marzo anno corrente.

PERCHE’ LE PERSONE CHE AMIAMO CI MENTONO?

Domanda assassina!

Abbiate pazienza, ne parliamo subito, ma lasciateci gustare un maestoso caffè.

Per Enzo passare dalla politica all’ammore è un attimo…

Caffè preso.

Vi vogliamo sorprendere, con un “sapevate che…”

“A volte la sincerità fa più danni di una bugia”. Eh, scommetto che non lo sapete. Discutiamone!

Una donna che vede un amico, che lo sente al telefono e con cui ha un rapporto di affetto, può non dire nulla al marito geloso, che vede in ogni uomo un potenziale nemico. Incapace di superare queste gelosie ossessive, volenterosi di mantenere la relazione d’amore, ma al contempo desiderosi di preservare i propri affetti – innocui rispetto alla relazione di coppia – gli amanti possono mentirsi a riguardo senza che la menzogna sia di per sé un segnale di tradimento.

 

ESPRESSIONI BUGIARDE OVVERO LE BUGIE IN AMORE

Le forme della bugia sono infinite, tante quante le forme della sincerità.   Secondo Peterson (1996)  ci sono 6 tipi di bugie.

  1. Le bugie sfacciate: negare, negare, negare. A volte il partner ci protegge. Sa che ammettere quell’atteggiamento che si voleva superare, è segno di debolezza e fragilità, di disagio e imbarazzo. Può evitare di fare domande a cui la persona risponderebbe negando in modo sfacciato.

  1. Le verità distorte: sono bugie tattiche che nascondono. Consistono nell’esagerare o minimizzare alcuni aspetti della storia. “Quante birre hai bevuto ieri?”, “Solo due”. Senza pero’ dire che si sono aggiunti tre whisky. Le distorsioni non producono sensi di colpa. L’argomentazione è che la domanda era sbagliata e non la risposta (un domani si può sempre dire: “Tu non me lo hai chiesto”).

  1. Le bugie che diventano realtà: sono bugie fallite perché si trasformano in verità. Le scuse accampate diventano motivi reali. Motivi inesistenti per non fare una cosa ( essere febbricitanti per declinare un invito) diventano fatti reali per uno strano gioco della realtà (la sera si ha 39° di febbre). Non sembrano essere nocive ai rapporti.

 

  1. Le bugie per omissioni: quando narriamo una verità ma ci fermiamo a un certo punto, oppure quando diciamo la verità al 50%. Ci stoppiamo prima di autoincriminarci sperando che il partner non vada oltre sentendosi soddisfatto. E’ una delle bugie più frequenti e anche difficile da individuare, perché NON pensiamo alla bugia come omissione ma più come una cosa sfacciata. A volte sono preferibili alla verità ma generano comunque grandi sensi di colpa.

 

  1. Le bugie altruistiche: sono le bugie più comuni e subentrano quando vogliamo proteggere qualcuno per non far dispiacere gli altri: es. Lei chiede: Tesoro, ti piace questo reggiseno? (a lui non piace) e lui  mentendo,  le risponde: “Prima eri sexy, ora sei anche originale”.

 

  1. Chi è più bravo a scoprire bugie? Gli studiosi affermano che le donne dimostrano una maggiore competenza a scoprire le menzogne, perché sono più sensibili e attente agli aspetti non verbali della comunicazione e ai segnali emotivi.

 Enzo

Fonte-Newton Compton Editori-Luca Stanchieri

 

Annamaria… a dopo

 

QUANDO I BRUTTI PENSIERI CI ASSILLANO

di  Enzo e Ducky

Enzo:               I  pensieri…Duc, i pensieri…

Ducky:      Che hai prof?  Io non riesco a prendere sonno  da un po’ di tempo. Ma tu stanotte sbuffavi…soffiavi.

Enzo :       Con una folla di persone assalivamo una banca… io picchiavo con un randello il direttore.  Improvvisamente è arrivata la polizia; mi hanno ammanettato e spinto sul cellulare; un poliziotto mi ripeteva  “ti farai 30 anni di galera”…poi mi sono svegliato e ho sentito una specie di crampo alla gamba destra.

Ducky:      Era il  calcetto che ti ho data.

Enzo:       La sensazione di paura…che pensieri! Non farlo più però.

Ducky:      Eh…timori…pensieri, te ne potevi fregare!

Enzo:       I pensieri quando vengono vengono. Sono come chiodi ficcati in testa. Ti vengono i pensieri di ogni specie, specialmente quelli brutti.  Ne vogliamo disquisire, Duc?

Ducky:      Caspita, hai scelto proprio un bell’argomento. Comunque, ok. Lo faccio perché  sono il tuo Alter-Ego.

Enzo:       “Non sono come dovrei essere”,  “Gli altri sono meglio di me”, “Faccio solo errori”,  quante volte immaginiamo e la mente sembra bloccata su pensieri negativi.

Ducky:      Diciamo spesso così.

Enzo:       Ciò però non ci aiuta a migliorare, anzi.

Ducky:      Gli psicologi cosa dicono?

Enzo:       Ci mettono in guardia: dicono che questi pensieri, che loro chiamano “disfunzionali”, sono velenosi per la nostra mente. A volte diciamo “tanto non c’è soluzione” , “ è’ inutile andare avanti”. Queste frasi sono pericolose e autolesionistiche.

Ducky:      E allora?

Enzo:       Non bisogna dirle, perché generiamo pensieri rigidi, alcuni dei quali sono pericolosamente “tossici” per la nostra stabilità mentale. Secondo la dott.ssa Sabrina Cattaneo, psicoterapeuta comportamentale ecco i 10  pensieri TOSSICI:

01- Paragoni continui

    “Il mio vicino di casa ha un auto lussuosa e fa vacanze da sogno mentre io no”.  Paragonarci agli altri, sentendoci inferiori, invidiosi o perdenti, fa male e non serve a nulla. Con il tempo questi paragoni possono influenzare portandoci alla depressione.

02- Catastrofizzare

        Consiste nel pensare che un evento avrà conseguenze ben più gravi di quelli reali.  Vostro figlio  incespica e si sbuccia un ginocchio e voi vi  angosciate: Oh Dio,  esce del sangue, ci puo’ essere l’infezione…si può anche morire. Esagerare eventi negativi porta tristezza, ansia e disperazione.

03- Personalizzare

     E’ la tendenza a pensare che da noi dipende ogni insuccesso. O che siamo sempre al centro dell’attenzione. Esempio: Stamattina Stefano non mi ha salutato. Sicuramente ce l’ha con me.  Significa che tendiamo a prenderci la responsabilità di tutto, stando male inutilmente prendendoci il senso di colpa.

04-Tendenza a giudicarci troppo rigidamente

Significa che recriminiamo su troppi errori o mancanze. A volte poi ci poniamo regole troppo ferree, ad esempio: “Devo comportarmi bene ed essere sempre approvato dagli altri altrimenti sono un incapace”.

05- Generalizzare

    Avviene quando  arriviamo a conclusioni generali in modo arbitrario.  Ce l’hanno tutti con me; le donne sono tutte uguali. Evitiamo di generalizzare^.

 

06- Denigriamo sempre

     Parliamo male  avendo scarsa autostima di noi stessi o di altre persone dicendo “I miei collaboratori sono tutti incompetenti.” Per alcuni  (Alfred-Eldy)  è impossibile vivere senza criticare gli altri: questo pero’ è un segno di malessere visto che la critica implica insoddisfazione.

Annamaria: Alfred??  Alfred ,per me, ha un comportamento passivo-aggressivo come conseguenza di bisogni frustrati. Alle spalle avrà un vissuto di frustrazione dei propri bisogni emotivi. In eldy ha trovato una valvola di sfogo per tutta la sua rabbia repressa. 

07- Non considerare i nostri pregi

     E’ un errore  non vedere i nostri pregi o sminuirli.  E’ sbagliato dire: “Sì, abbiamo vinto ma gli avversari erano delle schiappe.

08 – Ragionamento emotivo

        Crediamo che qualcosa sia vero solo perché “sentiamo una emozione”, ignorando le evidenze cioè il fatto positivo.

09 – Pensiamo in negativo su un avvenimento certo

     Alla conferenza mi impappinerò e non riuscirò a parlare. Ad un incontro di tennis mi lamento dicendo: “Sicuramente perderò l’incontro, assumendo un atteggiamento insicuro in partenza. Certamente però gli intelligenti hanno più strumenti psichici e questo è un punto a loro favore: ricordate questo suggerimento:  quando si comprende meglio il problema, la soluzione è più facile.

 

Ducky: Madonna santa, Prof Enzo, ma non bisogna estremizzare; se uno ha tutti questi pensieri “TOSSICI” deve fissare un appuntamento con uno psicologo…ha bisogno di cure…ti sembra?

Enzo:       Sembra anche a me. Forse in qualche social di tua conoscenza è presente qualche “tipo” o “tipa” bisognoso di qualche terapia. L’interrogarsi, il voler capire, l’approfondire possono portare a non chiudere mai il ragionamento. Secondo lo psicologo americano Daniel Coleman, che suggerisce di concentrarci sulle emozioni, evitando la rigidità dei pensieri analitici e razionali che ci impediscono di guardare ai problemi da punti di vista alternativi.

Quando infatti pensiamo in modo troppo razionale apriamo la strada alle ossessioni.

Ducky: Siamo ricchi di problemi che ci intossicano l’esistenza. Ma non  tutti riescono a fronteggiarli.  Quando qualcuno già attanagliato da problemi sociali viene trafitto da un lutto di una persona di ineffabile valore e sentimento umano è costretto ad un lungo tempo di penosità di lacrime. E la parola consolatrice sembra perdere consistenza. Purtroppo con la angoscia nel cuore bisogna “CONTINUARE A VIVERE” e a Te carissima Annamaria dico “porta sempre con te le gioie, le tristezze, le lacrime, le carezze e i più teneri e dolci ricordi di Tua Madre che ora ti vuol bene da Lassù.

Come io porto i miei di Mia Madre.

Font: Airone

Annamaria: grazie di cuore Enzo, amico sensibile. Ci vuole forza e tempo per elaborare la perdita di una mamma. Sto cercando giorno dopo giorno di continuare a vivere. Sono certa che lei da lassù mi manda dei segnali del suo grande amore. Anche se sono adulta mi sento come una bambina abbandonata. Mi sento “persa”. Ho perso parte della mia storia ,di me stessa e delle mie radici. Nonostante abbia la mia famiglia. Mi manca la confidente,l’amica,la consigliera …tutto. Aggiungo al tuo articolo, caro Enzo, anche un video del Dott. Morelli dove ci spiega che i cattivi pensieri oltre ad assillarci, non ci fanno dimagrire.

 

Annamaria… a dopo

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC

secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

I vecchi che posseggono il senso dell’umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull’età. Luciano de Crescenzo

Un pizzico di vita, opere e l’arte del… copiare

Mi ha sempre appassionato la filosofia con le discipline psicologiche. Sono fatto così ; e le dissertazioni serie e anche scherzose o semiserie mi stuzzicano,mi fanno un certo effetto specialmente se attingo ai pensieri  nientepopodimeno di due eminenti filosofi: E’tienne Bonnot de Condillac e Luciano De Crescenzo.

La parola al secondo sul primo.

Nel  raccontare i filosofi dell’epoca moderna, immaginateli su una panchina , in un pomeriggio di primavera, su una panchina dei giardini pubblici. Ripeto, nel raccontare i filosofi moderni, ho notato che molti erano preti., che la maggior parte erano baroni, che avevano alle spalle  una nobildonna che li proteggeva e che quasi tutti finirono i loro giorni in un castello.

Ebbene, anche Etienne Bonnot de Condillac non fece eccezione alla regola: nacque a Grenoble nel 1714, discendente da un barone, diventò abate, ebbe come protettrice la marchesa Madame de Tencin, e alla fine morì nel 1780 in un castello di sua proprietà.

In quanto a studi, frequentò, come sempre, prima i gesuiti, poi i preti del Saint-Sulpice e infine la Sorbona, la prestigiosa università fondata cinque secoli prima da Robert de Sorbon. A 26 anni si fece prete. Nel medesimo tempo, però, si allontanò dalla teologia per dedicarsi un po’ alla filosofia. Si lesse tutto quello che c’era da leggere su Locke, Newton, Bacone e La Mettrie, e conobbe di persona gli enciclopedisti.

Ha scritto parecchie opere. Iniziò con una Dissertazione sull’esistenza di Dio, per poi proseguire con un  Saggio sull’origine delle conoscenze umane (1746).  Scrisse quindi un  Trattato dei sistemi  (1749) e un Trattato delle sensazioni (1754).

Il suo pensiero? Eccolo.

Fu principalmente un “sensista”, cioè credeva  più ai sensi che alla ragione.  Mi spiego: nel primo saggio comincia dicendo che le idee non nascono dalla sensazione e dalla rifllessione messe insieme (come detto da Locke), ma solo dalla sensazione, poi grazie a un concatenamento di riflessioni successive (tipo la curiosità, il giudizio, l’approfondimento e la passione), le sunnominate sensazioni finiscono con l’arrivare alla conoscenza.

Famoso l’esempio della statua. Gentili lettori vi prego di seguire la curiosità della logica. Condillac dice:  supponiamo di essere una statua priva di sensi e che Dio a un certo punto della nostra vita ci abbia regalato l’olfatto. Dopodiché, sempre Dio, avvicina al nostro naso una rosa. Noi ne avvertiamo il profumo e proviamo un piacere. Un attimo dopo, però, ci fa sentire un odore sgradevole, la puzza di un cadavere ad esempio. Scopriamo così che esistono il piacere e il dolore

La medesima cosa accadrà all’udito, alla vista, al gusto e per ultimo al tatto, il più importante dei cinque sensi. Domanda: perché il più importante? Perché  è l’unico che ci consente un contatto con noi stessi:  quello, cioè, di toccare e di essere toccati.

Piccola parentesi, OB

Tempo fa ti esprimesti sul fatto di copiare, ricordi? Ebbene, chiariamo: una cosa e’ copiare solo o scopiazzare; un’altra cosa è copiare a un fine utile e/o divulgativo.  Chiariti i due concetti, prego di continuare la lettura “che ha un preciso senso”.

Torniamo alla statua!

Sempre per colpa della statua, Condillac fu accusato  di plagio (copiatura di altri scritti) da due letterati, Buffon e Diderot. Dissero che non era stato lui il primo a usare il paragone della rosa e che perfino la statua che acquista i sensi uno alla volta, non era farina del suo sacco.

Peccato!  La filosofia – come si esprime De Crescenzo – dovrebbe essere superiore a queste piccole cose:  non è come lo spettacolo dove ogni battuta viene registrata dalla SIAE e guai a chi la inserisce in un altro copione.  A partire da Socrate, infatti, tutti hanno copiato da tutti e chissà che anche Socrate non abbia copiato da qualcuno

 

Mi è mancato Ducky. Spero di non aver annoiato i lettori per l’assenza.

O.B Faremo un copia e incolla per Ducky . Bravissimo come sempre, Enzo. 

E ancora carissimi auguri per il tuo compleanno!!!

 

Fonte:Storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo. Mondadori

Enzo (Vincenzo Liberale)

AVVILINATA

L’autru iornu mentri ti taliava ‘ntà nà fotografia
Stava pinsannu, a me vita passata senza di Tia.

Quannu passiavu sutta u tò barcuni
Spirannu ca Tu mi taliassi sutta ddù lampiuni.

Quannu a notti mi ‘nsunnava sulu a Tia
E a matina quasi sempri poi ciancìa.

Quannu o travagghiù propriu nun ci pinsava
E da matina a sira, ntà strata granni, sempri passiava.

Quannu cuntava tutti li mattonelli di la chiazza
Spirannu di ‘ncuntrari a Tia, almenu, ppi nà carizza.

Quannu mentri chiuvia e lampiava
La sirinata, sutta l’acqua, dintra lu me cori, ti cantava.

Quannu poi disgraziata ti maritasti
Mancu l’invitu o la partecipazioni mi mannasti.

Quannu ppì la dispirazioni mi vulia ammazzari
Nun truvai u curaggiu e tirai a campari.

Quannu ppì nun moriri giovani campai
Senza desideriu e senza spiranza… ma t’aspittai.

Quannu ti pinsava assicutannu santocchie e prostitute
Fimmini schette e maritate

Quannu pinzava a la me vita disgraziata
Ca senza di Tia scurriu tristi e AVVILINATA.

TRADUZIONE

AVVELENATA

L’altro giorno mentre ti guardavo in una fotografia
Stavo pensando alla mia vita senza di Te.

Quando passeggiavo sotto il tuo balcone
Sperando che Tu mi guardassi sotto quel lampione.

Quando la notte sognavo solo Te
E la mattina quasi sempre poi piangevo.

Quando al lavoro proprio non ci pensavo
A dalla mattina alla sera, sulla strada grande, sempre passeggiavo.

Quando contavo tutte le mattonelle della piazza
Sperando di incontrare Te, almeno, per una carezza

Quando mentre pioveva e lampeggiava
La serenata sotto l’acqua, dentro il mio cuore, ti cantavo.

Quando poi disgraziata ti sposasti
Nemmeno l’invito o la partecipazione mi mandasti.

Quando per la disperazione mi volevo ammazzare
Non trovai il coraggio e tirai a campare.

Quando per non morire giovane ho vissuto
Senza desiderio e senza speranza… ma ti aspettai.

Quando ti pensavo corteggiando sante e prostitute
Donne nubili e sposate.

Quando pensavo alla mia vita disgraziata
Che senza di Te trascorse triste e AVVELENATA.

TOTO’ MIGLIORE

PERDONARE?…E’ UNA PAROLA!

 di Vincenzo Liberale

Si può davvero perdonare? Si dice che sia l’unico modo di superare i torti subiti  per trovare la pace. Ma neppure Dio, secondo la religione cristiana, condona qualsiasi peccato, se manca un vero pentimento. Da che parte sta la ragione?

Enzo e Ducky

Ducky  :           Enzo, se una persona ti fa del male, tu come reagisci? Ti vendichi o lo perdoni?

Enzo:               Secondo me, tu ed io facciamo parte del 99 per cento di individui che non perdonano.

Ducky: Perché non il 100 per cento?

Enzo:               Perchè credo che qualche “anima eletta”  riesce a perdonare     ; avrà qualche sentimento o virtù speciale in corpo.

Ducky: Vogliamo parlarne più a fondo?

Enzo:               Lo avevo già capito! Bene! Sentiamo sorprendentemente domandare ai familiari delle vittime di gravi fatti di cronaca o a innocenti reduci da anni di galera. Lei perdona?  Oggi più che mai  il perdono è sulla bocca di tutti sull’onda della New Age (la Nuova Era) , una corrente di pensiero affermatasi nel Terzo millenio sulle ceneri dei valori religiosi crollati un po’ in tutto l’Occidente. La New Age si identifica con la nuova Era di pace dell’Acquario e collocandosi fra esoterismo e psicologia, propone nuove pratiche per giungere all’armonia interiore.

Ducky: Ho sentito parlare anche io di  corsi  in Scuole  di perdono…o Cercles du pardon!

Enzo:               A me sembrano delle assurdità;  si arriva perfino al paradosso;  Circoli del perdono, fondati dallo scrittore  e conferenziere elvetico Olivier Clerc , attivo in Svizzera, Francia e Belgio, dove  a chiedere perdono sono le vittime di soprusi e violenze gravi che si rendono conto di non riuscire a perdonare.

Ducky: Sai che ti dico? A me pare tutto …na strun…

Enzo:               Frena,  gemello. Sembra pure a me…ma non bisogna esprimersi con toni poco urbani. Comunque, queste scuole di pensiero pretenderebbero un colpo di spugna su qualsiasi sopruso, violenza o ingiustizia senza neppure vagliarne la gravità, quasi forzando le vittime al perdono. Ma il solo fatto che queste spesso e volentieri si sottopongano a psicoterapia lascia immaginare la gravità dei traumi che hanno subito (lutti, aggressioni, violenze, lesioni, traumi emozionali).

Ducky: Posso solo immaginare.

Enzo:               Una delle conseguenze più negative è che gli “offesi” non riescono più a vivere nel presente e restano ancorati al passato con i ricordi traumatici. E pensano che un evento drammatico o tragico possa verificarsi di nuovo innescando una “paura nella paura”. Quanto basta per affermare che il perdono non basta certo a risolvere. Quindi no al colpo di spugna. Altri studiosi rigettono  le scuole del perdono affermando che il perdono non placa il rancore latente né verso gli altri né verso se stessi. La parola magica per ritrovare la serenità non è “perdonare”, bensì elaborare e integrare nella nostra mente i traumi subiti.

Ducky: La Chiesa cosa dice?

Enzo:               Per il cristiano, perdonare significa aprire il cuore a chi ci ha fatto del male, lasciando andare i sentimenti di rancore.  Il perdono di Dio per i peccati commessi si ottiene accostandosi con cuore pentito al sacramento della confessione.

Ducky: E che fine fanno i peccati non confessati; insomma se uno non li confessa i peccati, che succede?

Enzo:               Se non confessati, infatti, i peccati più gravi portano l’anima alla dannazione eterna, il che fa capire quanto sia assurdo pretendere che l’uomo perdoni ciò che neppure Dio, nella sua misericordia, è disposto a perdonare senza un pentimento sincero. Duc, pensa un po’,  nel Vangelo,  anche Cristo perde più volte la pazienza. Per esempio, quando trova i mercanti nel tempio. Inoltre, Gesù è severissimo con chi viola l’innocenza dei bambini. Gesù ha detto anche: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare.

Ducky: Forse la domanda che ti voglio fare è ovvia.

Enzo:               Dimmi!

Ducky: In ogni caso, bisogna denunciare sempre o solo in certi casi?

Enzo:               A livello sociale, il perdono non può prescindere dal denunciare alla Giustizia chi commette un reato. Perdonando ci estraniamo dalla realtà e si crea “dentro” una valenza morale, psicologica. Ma se abbiamo subito un grave torto, abbiamo la responsabilità civile e sociale di tenerne conto e di dare a questo torto una corretta valutazione, confidando che i colpevoli di reati gravi siano assicurati alla Giustizia.  Eviteremo che possano nuocere ancora a noi e ad altre persone. Ho risposto alla domanda, Duc?

Ducky:  In modo molto esauriente. E se uno subisce violenze e perdona sempre?

Enzo:               Domanda straordinaria e pertinente. Qui devo essere molto chiaro ed esaustivo. Nel caso di un coniuge – marito o moglie – infedele o di un violento incallito perdonare sempre è rischioso, e il rischio è che si diventi vittime predestinate perdendo il controllo su se stessi e sugli altri.

James Mc Niuly, psicologo dell’Università della F, che si occupa della vita di coppia, sostiene che davanti a un marito infedele è più sano mostrare apertamente la propria collera che non perdonare sempre. Il continuo perdono incoraggia il traditore a perseverare.  Per concludere:  solo un effettivo e costante cambiamento di comportamento è alla base di un perdono che può integrarsi in un sano processo evolutivo delle relazione- afferma la dottoressa.

Valutando correttamente i fatti accaduti saremo utili sia a chi ha perpetrato l’ingiustizia nei nostri confronti sia a noi stessi, non avremo sensi di colpa e non saremo più vittime in futuro.

Ducky: Enzo, mi permetti di fare un proclama a tutte le “ciucciottine”?

Enzo:               Sentiamo!

Ducky  :           Donne, non cadete nella trappola del…   LUI E’ VIOLENTO, MA MI                                  VUOLE BENE!

Enzo:               Bravo lo scombinato, meriti una lavata di piatti.

Ducky: Che significa?

Enzo:               Significa che i piatti – stoviglie comprese – sono tutti da lavare.

Ducky: Se mi dai una foto di OB,  lavo tutto subito…eh?

Enzo:               Affare fatto!

O.B              Cari gemelli, io difficilmente perdono chi non si è pentito (sinceramente) del male fatto. Duc, fatti comprare la lavastoviglie!

Fonte Airone

Annamaria… a dopo

NOSTALGIA

NOSTALGIA, desiderio struggente e intenso di una persona o di una cosa.

Enzo Ducky

Ducky:            Enzo, hai ricordi del passato  buoni, piacevoli, ricordi di persone o di una persona in particolare: familiari,  qualche amico in particolare…o un rapporto con una giovincella…di cui hai un tenero e dolce ricordo?

Enzo:              Duc, come la fai lunga: attacchi di nostalgia, parli di ricordi  splendidi!

 

Ducky:            Esattamente!

Enzo:              Me ne ricordo alcuni, specialmente quando ero studente: furono innamoramenti sublimi, intensi  e struggenti. Cominciati bene e…terminati male.

Ducky:            In me se ricordo certi incontri o episodi la tenerezza mi invade ma poi mi prende un senso di amarezza  per l’esito finale.

Enzo:              Quasi come te, ora che ci penso.  Però l’argomento non mi dispiace.

Ducky:            Andiamo nel profondo come piace anche a te?

Enzo:              Niente malinconie.

Ducky:            Ho preparato il fazzoletto… se mi dovesse scendere qualche lacrima.

Enzo:              Ssst, alziamo il sipario e…serietà assoluta.

Ducky:            Eh, non esagerare,  e che dobbiamo recitare Shakespeare.

Enzo:              Duc, basta.  E’ capitato a tutti…

Ducky:            Sicuramente anche a me…!

Enzo:              Duc,  cominci a rompere… sembra strano ma mi vengono in mente le immagini di padelle. Riprendo!  E’ capitato a tutti almeno una volta nella vita: state ascoltando una canzone che era nelle hit l’estate dei nostri 15  anni e che non avete più ascoltato da allora, sentite le note del ritornello e vi prende un tuffo al cuore.  In un attimo tornano alla mente le corse sulla spiaggia e i primi amori. Più ascoltate quella musica, più vi prende un’emozione dolce e amara insieme e al ricordo piacevole di quegli anni passati si mischia una incredibile nostalgia.

Ducky:            Come dici bene le cose…mi  è venuto un nodo alla go…

Enzo:              Insomma, Duc,  la vuoi smettere?

Ducky:            La smetto, scusa!

Enzo:              Il fenomeno è quello della memoria episodica e sono speso alcuni stimoli sensoriali, come quelli uditivi, a evocarla:  “Un brano musicale riporta alla mente ricordi specifici e connessi con determinate emozioni            “.  scrive Laura Casetta, psicologa e psicoterapeuta.

“I ricordi evocati dalla musica sono legati soprattutto alle relazioni sociali e coinvolgono più comunemente eventi della giovinezza.  Di conseguenza la nostalgia è il tipo di risposta emotiva più comune”.

Del resto la stessa parola “nostalgia” deriva dal greco nostos, che indica il ritorno a casa, e  algos  “dolore”:  in pratica indica  “il dolore del ritorno”, cioè della rievocazione della memoria.

Quindi se da una parte viene fuori una sensazione piacevole, contemporaneamente riaffiora il retrogusto  dell’amaro che quel tempo é ormai concluso.   La nostalgia è, quindi,  un’emozione complessa che unisce gioia e dolore…

Ducky:           Come e’ accaduto a te.

Enzo:             Come è capitato anche a te, cioè a noi nel passato e nel presente. Così la nostalgia che proviamo di fronte a un ricordo del passato ci aiuta ad annodare i fili della nostra vita mostrandoci che, anche se siamo persone adulte, possiamo sempre riconoscerci nel bambino che siamo stati e che in qualche misura saremo per sempre.

Ducky:           Ma il presente non deve  condizionarci  e diventare un rimpianto, dico bene?

Enzo:             Bravo! Il punto è fare in modo che la nostalgia non sia un rimpianto malinconico ma si trasformi in opportunità per migliorare il presente e guardare al futuro con fiducia. Un concetto sottolineato anche da Costantine Sedikides dell’Università di Southampton (Regno Unito):  “Le persone nostalgiche sono più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato  e fare della vita un percorso compatto. Ricordare, e magari anche rimpiangere,  attiverebbe un meccanismo di liberazione che permette di superare traumi e ricordi spiacevoli.  Altro studio condotto da Tim  Wildscht e da colleghi della stessa Università mostrano la medesima conclusione e cioè che la nostalgia ci spinge a vedere il futuro in modo più positivo e ottimista, riportandoci in un momento in cui ci è capitato qualcosa di buono.

 

Ducky:          Il che significa, dimmi se dico bene,  che siamo stati capaci di creare cose positive e di esserne meritevoli.  Eh, che  belle parole, dimmi la verità…non arrivo al tuo stile però ci vado vicino.

 

Enzo:            Lasciamo giudicare ai posteri.

Ducky:           Chi sono questi “posteri” ?

Enzo:             Quelli che verranno dopo…!

Ducky:           E chi sarebbero questi che verranno dopo?

Enzo:             Non sono impiegati delle Poste, vabbè.!?

 

Ducky:           Giuro che  m’informerò.  E prima o poi lo verrò a sapere.

Enzo:             Alterego, smettila, devo continuare. Crogiolarsi nel ricordo  di un passato idealizzato non fa bene: è il lato oscuro e dannoso della nostalgia. Il confine tra nostalgia buona e nostalgia cattiva è nell’intensità, frequenza e durata dell’esperienza nostalgica, afferma Aquilar. Esiste un dosaggio adeguato anche di questo sentimento: un poco di nostalgia ci aiuta, tanta rischia di bloccarci.  Evitiamo quindi  di fissarci su ciò che di bello è finito, traendo  da ciò solo anticipazioni negative sul futuro:  E’ quello che accade alle persone depresse, convinte che quanto di bello è capitato nel passato non possa più ripetersi, aggiunge Manfredi.  Così  dalla nostalgia alla rassegnazione il passo è breve. Stiamo attenti a non idealizzare troppo i ricordi, ma traiamone gli aspetti piacevoli. E’ un processo simile all’esperienza del lutto: quando la persona non c’è più tendiamo a ricordarne solo i lati belli allontanando dalla coscienza gli aspetti che ci hanno fatto soffrire. Così ci autocondanniamo a una vita di tristezza e di rassegnazione.

Ducky:           Averti come Alterego, per me e’ una rassegnazione.

Enzo:             In tutta la Campania specialmente a Napoli, si dice  “Aggie passato ‘ nu guaie…

 

Ducky:           Con chi?

Enzo:             “Cu té”

Airone

           

 

 

UNA LEI: RIPETITIVA? RIPETITRICE? O RIPETENTE?

 

Enzo, per il suo ritorno al blog, ha scelto questa “poesia” di Ronald Laing , psichiatra scozzese anticonvenzionale. Piu’ che una poesia, direi uno spezzone di questioni relazionali ,sempre attuali, con una sua personale “analisi” finale.

 

LEI:     Mi ami?

LUI:     Sì, ti amo

LEI:     Più di tutto?

LUI:     Sì, più di tutto

LEI:     Più di tutto al mondo?

LUI:     Sì, più di tutto al mondo

LEI:     Ti piaccio?

LUI:     Si, mi piaci

LEI:     Ti piace stare vicino a me?

LUI:     Sì, mi piace stare vicino  a te

LEI:     Ti piace guardarmi?

LUI:     Sì, mi piace guardarti

LEI:     Pensi che io sia stupida?

LUI:     No, non penso che tu si stupida

LEI:     Pensi che io sia carina?

LUI:     Sì, penso che tu sia carina

LEI:     Ti annoio?

LUI:     No, non mi annoi

LEI:     Ti piacciono le mie sopracciglia?

LUI:     Sì, mi piacciono le tue sopracciglia

LEI:     Molto?

LUI:     Molto

LEI:     Quale ti piace di più?

LUI:     Se dico quale, l’altra sarà gelosa

LEI:     Lo devi dire

LUI:     Sono tutt’e due squisite

LEI:     Davvero?

LUI:     Davvero

LEI:     Ho delle belle ciglia?

LUI:     Sì, delle ciglia bellissime

LEI:     Ti piace annusarmi?

LUI:     Sì, mi piace annusarti

LEI:     Ti piace il mio profumo?

LUI:     Sì, mi piace il tuo profumo

LEI:     Pensi che io abbia buon gusto?

LUI:     Sì, penso che tu abbia buon gusto

LEI:     Pensi che io abbia del talento?

LUI:     Sì, penso che tu abbia del talento

LEI:     Non pensi che io sia pigra?

LUI:     No, non penso che tu sia pigra

LEI:     Ti piace toccarmi?

LUI:     Sì, mi piace toccarti

LEI:     Pensi che io sia buffa?

LUI:     Solo  in un modo simpatico

LEI:     Stai ridendo di me?

LUI:     No, non sto ridendo di te

LEI:     Mi ami davvero?

LUI:     Sì, ti amo davvero

LEI:     Dì, “TI AMO”

LUI:     “TI AMO”

LEI:     Hai voglia di abbracciarmi?

LUI:     Sì, ho voglia di abbracciarti,

            e stringerti, e coccolarti  e

            amoreggiare con te

LEI:     Va tutto bene?

LUI:     Sì,va tutto bene

LEI:     Giura che non mi lascerai mai?

LUI:     Giuro che non ti lascerò mai, mi faccio una croce sul cuore

            e che possa morire se non dico la verità

(pausa)

continua ? finisce?…continua!

 

 

LEI:     Mi ami davvero?

LUI:     Fermati!  Ora le domande le faccio io.

            Ti ritieni donna?

LEI:     Sì, mi ritengo donna

LUI:     Ti ritieni amabile?

LEI:     Sì, mi ritengo amabile

LUI:     Ti ritieni amorevole?

LEI:     Sì, mi ritengo amorevole

LUI:     Allora, bastava che io  scrivessi solo le prime tre parole

            e tu otterresti i tre titoli “ripetitiva – ripetitrice  e ripetente”.

LEI:     Ho bisogno di un “pensiero stupendo”

LUI:     L’innamoramento è una droga, dà assuefazione e dipendenza. Se vuoi disintossicarti, ama decentemente.

Enzo

 

 

RESPONSABILITA’ DI AMARE DECENTEMENTE

 

Serve un esame, un corso, uno stage per amare ed esere amati “decentemente”? Siamo in crisi noi o l’amore?

 

da Emma Rosenberg Colorni

autrice del libretto “Come sopravvivere all’Innamoramento e…forse, imparare ad amare.

Enzo e Ducky

Enzo:              Duc!

Ducky:            Sì!?

Enzo:              Mi è venuta un’idea.  OB potrà sempre intervenire. Ci facciamo tre soavi pizze  che bagneremo con…

Ducky:            …incigneremo la bottiglietta di cognac…quella che ti regalai quando vincesti il premio  speciale  di poesia “Poeta dell’Anno” – Regione Veneto.  Insomma, che ti passa per il cervelletto?

Enzo:              Una seratina un po’…allegrotta…un drink party…senza esagerare.

Ducky:            ….ho capito: un drink per non prendere troppo seriamente  il pezzo? Ci sto.  Speriamo che OB vorrà onorarci  apprezzando  la tavola con il binomio  pizza-cognac in chiusura.

O.B                   Stavolta le pizze le ho  preparate io per omaggiare Enzo. In chiusura darò anche la ricetta delle gustose pizze fritte napoletane. Prego, maestro dell’ammmore, continua pure.

Enzo:              Mhhhh buonissime. Grazie O.B .  Comincio dicendo che faremo il commento al libretto che abbiamo letto e che ci è soprattutto piaciuto…quello di Emma Rosenberg Colorni.  Ognuno di noi tre ha piena libertà di …parola  nel senso serio ma anche di dire, come diceva Totò. pinzellacchere per prenderci un po’ in giro e sorridere.

O.B.                 Sorry, non posso intervenire. Sono presa con l’impasto!

La cena si evolve a base di pizzette e cognacchini.

 

Enzo:              Fatemi dire…tocca a me.  Tu Duck, sei innamorato e sogni una saggezza che ti farebbe accettare  l’altro così com’è. Esente da ogni aggettivo? Sogni di amare l’altro non per le sue qualità contabilizzate, ma per la sua esistenza perché in questo modo ti sembra di poterlo desiderare di meno e di goderne di più?

Ducky:            Parli come Paul,  non si capisce nulla.

O.B                  Eh no, eh?! Qui prendo parola…non toccatemi l’amico Paul.

Enzo:              Non fatemi ridere, Duc,  ascolta:  amare non è un’emozione  ma un modo di agire, un modo di rispettare la presenza dell’altro  fuori da presunzioni di potere e di possesso.

Ducky:            Ci riconosciamo quando ci incontriamo su un piano umano  basilare per entrambi, per esempio in caso di terremoto aiuteresti anche un fascista…sigh oh scusate il singhiozzo…

 

Enzo:              Il cognac comincia a fare effetto. Ci vuole rispetto…senza rispetto non può esserci coincidenza di desideri né convivenza e né libertà. Il piano di incontro degli amanti ha a che vedere con il contatto dei corpi e l’attenzione a stare bene insieme per il tempo che si condivide…bella questa frase, me la devo scrivere. OB, l’amore si riconosce solo guardandosi indietro. Non puoi controllare l’amore senza negarlo: mi ama?

Cosa fare per farmi amar? Mi amerà sempre?

OB:                 Ma puoi stare attento a stare bene nel tempo passato insieme. Poi guardandoti indietro, se sarai stato bene attento a stare bene insieme, probabilmente potrai descrivere il passato come amorevole.

Ducky:            Come si fa a stare attenti a stare bene insieme? Si riconoscono i propri bisogni  e si esplorano quelli altrui.  A quest’ora, vi prego non parliamo di bisogni,  ….scusate… comincio a sentire troppo caldo. Parliamo d’amore?

Enzo:              OB,  OB tu che sei corposa…bona va…ubertosa….abbottonati….sei troppo scoperta…tu che non sei brilla come noi…dì qualcosa di  sciccoso o serio. Io e Duc ti guarderemo e ti ascolteremo adoranti. Ma prima gradisci  l’omaggio di una nostra poesia per l’onore che ci mostri della tua amicizia:

 

Il cuore sogna i momenti di grazia

 

Sogna di essere tenuta per mano

da me

sogna un viale alberato

fiorito da una tardiva primavera

sogna che io ti deponga

ai piedi di un albero di pesco

contornato da tulipani “Queen of Night”

e cominci a dormire e sognare

e così assopita ti prenda fra le braccia

raggiunga una grossa nuvola in cielo…ti svegli

e aprendo gli occhi

ti ritrovi su una assolata, calda e silenziosa isola

accanto a me…

il tuo viso sul mio petto

la tua carezza mi sveglia

le tue pupille mi soggiogono

il tuo sorriso si unisce al mio

nei nostri cuori

avidi di sogni

irrompono momenti di grazia

potrei così morire anche per te

e tu vivere in eterno

 

 O.B                Grazie Enzo! Sei un po’ “rompino” ma resterai sempre un grande amico!!

Ducky:            Siccome,  caro Gemello, hai citato la primavera,  non voglio essere da meno e offro un pensiero stupendo di Neruda “Vorrei fare con te / quello che la primavera / fa con i ciliegi.”  E tu, OB, che sei la più lucida  dicci le tue cnvinzioni.

O.B                  Duc, tu come me sei negato per la poesia. Ma apprezzo molto la tua dedica. I propri sentimenti si possono esprimere anche cosi. Le mie convinzioni, oggi, sono le pizzelle napoletane…

Enzo:   OB, non dire che dell’innamoramento e dell’amore sai già tutto. Sarebbe una bugia. Per me è Amore  se mi dico “Non vedo l’ora che mi manchi”.

OB:                 Io ragiono al contrario. Se una donna dice a un uomo “Sei colpevole di non essere come pensavo che tu fossi. Sei colpevole di non essere come mi hai fatto credere di essere,  non si tratta di un amore per una persona.  Se,  invece è la donna  la vittima del colpo di fulmine, troverà mille  argomenti razionali a sostegno della sua sensatezza.

Annamaria        Se lo dice O.B…

Enzo:              Allora il deluso dirà “Mi hai deluso tu o mi sono deluso io?

Ducky:            La Vanoni cantava “L’appuntamento”. Amore fai presto, io non resisto… se tu non arrivi non esisto, non esisto, noon esistooo…Tutti noi, dico tutti:  esiste un freddo speciale dell’innamorato o della innamorata…

Enzo:              …ehi  Duc,  ti sei acculturato, sembri un illustre sconosciuto….continua!

Ducky:            Dicevo che esiste un “freddo speciale”  dell’innamorato, la freddolosità del cucciolo che ha bisogno del calore materno.

Enzo:              E la gelosia…dove la mettiamo?

Ducky:            La misuriamo col “gelosimetro”?

Enzo.              Non scherzare,  la gelosia è un sentimento serio o quasi. Parla, Gemè, ti sento in forma.

Ducky:            C’è chi crede, ma dico solo poche parole, che se non soffri di gelosia, non ami. Secondo loro se soffri tanto, vuol dire che ami tanto. Se soffri tantissimo, vuol dire che ami tantissimo. Se soffri tantissimissimo, vuol dire che ami tantissimissimo. Sciocchezze!  Secono il “gelosimetro” i livelli di questa nevrosi sono quattro:

1- Ami tantissimissimo

2- Ami tantissimo

3- Ami tanto

4- Non ami o Ami male

Io la vedo così. Enzo, ma la vedi, OB, s’addormmenta sempre.  Si vede che non le interessano né l’innamoramento e né l’amore.

 

Enzo:              Forse ama dormendo, che ne pensi?

Ducky:            …o il contrario?

Enzo:              In che senso?

Ducky:            …che mentre ama o amoreggia…le calano le palpebre e si addormenta.

Enzo:              Che figura farebbe…che figura!

Ducky:            Non esageriamo…scombinato. Secondo me non ha retto il cognac!

O.B                  Vero! Mi cala la palpebra…pizzelle,cognac, innamoramento, amore             ,bah..

Fonte Ed. del Baldo-Testo Emma Rosenberg Codorni-Come sopravvivere all’’innamoramento e…forse, imparare ad amare

 

 

 

O.B.                 Vi ho ascoltato attentamente. Un consiglio per sopravvivere              all’innamoramento e all’amore? Amare in primis noi stessi, senza dipendenze.                               Ora na’ tazzuliella di caffè e via con  la ricetta 

PIZZETTE, PIZZELLE, AMMORE E FANTASIA…

Per le pizzelle o pizzette
1kg farina
500ml acqua
2 cubetti di lievito
1cucchiaino zucchero
olio d’oliva per frittura q.b
40gr sale

Per il sugo di pomodoro
2spicchi aglio
1 cipolladi medie dimensioni (o due piccole)
q.b. olio d’olivaextra vergine
2cucchiai origano o foglioline di basilico
750gr polpa di pomodoro(o passata di pomodoro)
q.b. sale

 

Sciolgo 250 ml di acqua insieme allo zucchero aspettando che in superficie si formi la classica schiumetta.
Metto la farina in una ciotola capiente e ci unisco l’acqua con il lievito sciolto.
Nei restanti 250 ml d’acqua, faccio sciogliere il sale incorporando anche questa soluzione alla farina.
Impasto e quando la pasta sarà liscia e omogea metto il tutto in un sacchetto di plastica (per accelerare la lievitazione)
Quando avrà raddoppiato il suo volume tolgo l’impasto dal sacchetto ricavandone un tot di palline del peso circa di 50 grammi ciascuna.
Schiaccio con le dita e comincio a friggerle in abbondante olio caldo in una padella larga e antiaderente con bordi alti.Li faccio dorare per 3 minuti rigirandoli
Una volta cotte le scolo facendole sgocciolare su un foglio di carta da cucina.
Poi condisco con il sugo preparato in precedenza (aromatizzato a piacere, non dimenticando pero’ di aggiungere l’origano) una spolverata di formaggio grattugiato o con pezzetti di mozzarella e……….voilà le pizzette son servite

                             

Buone con pomodoro

Buone anche senza pomodoro

 Buon Amore a tutti!

Enzo & Annamaria ( O.B.)

 

 

CREDETE ALLE COINCIDENZE?

Eppure esistono!

Enzo-Ducky-O.B

Enzo:             Ciao, Duc!

Ducky:           Buongiorno!

Enzo:             C’hai fatto caso? Ci siamo svegliati  contemporaneamente.

Ducky:           E’ vero. E’ stato un caso…non farci caso.

Enzo:             Ecco….lo spirito di patata.  Se ci capita TRE volte?

Ducky:           Sarebbero  TRE casi: semplice!

Enzo:             Alle coincidenze non ci credi? Non potrebbero avere uno strano significato?

Ducky:           Esiste il caso. Comunque, non ci trovo nulla di strano…nessun segno o messaggio particolare. Io la vedo così.

Enzo:             Io non sarei così  dicotomico.

 

Ducky:           Eeeh…dicoche…ricominci? Vuoi un applauso per la parola.

Enzo:             Dicotomico vuol dire  che è un concetto rigido che non ammette giudizi intermedi. Come dire: una cosa o è bianca o è nera, avaro o spendaccione,  taciturno o logorroico, colto o ignorante…

O.B                 A proposito di Bianco e Nero,una parentesi … sarà stato un caso, una coincidenza che dopo avermi inibita (vietato in maniera autorevole e con maleducazione di frequentare eldy e anche eldyani)  Bianco-Nero, da li a poco hanno perso eldy e anche eldyani?…Boh. Coincidenza ! Sorry continua pure , Duchino.

Ducky:           Sassolino nella scarpa, OB. Eh? Enzo torniamo a noi .Se io fossi  dicotomico, tu saresti  dicocomico.

 

Enzo:           Bene, finiamola e vediamo come stanno le cose….cioé le coincidenze  o i casi  Veniamo ai fatti.

Il 2 giugno del 1981, a Roma,  Rino Gaetano, il celebre cantante di  “Gianna”, uscì di strada con la sua auto attorno alle 4 del mattino scontrandosi con un camion.  L’impatto fu violento e il musicista fu soccorso da un’ambulanza che lo portò in un Pronto Soccorso della città dove venne rifiutato perché non attrezzato a prestargli soccorso.  Furono quindi contattati, senza successo altri ospedali dove però Gaetano venne nuovamente rifiutato per mancanza di posti.  Morì dopo alcune ore di agonia verso le sei del mattino.

Ducky:           Pace all’anima sua…ma non ci trovo nulla di strano al fatto seppure tragico.

Enzo:             Aspetta…dieci anni prima del tragico evento, Gaetano aveva scritto una canzone. La ballata di Renzo, in cui descriveva la morte di un

giovane in seguito a un incidente stradale, dopo essere stato rifiutato da tre ospedali romani. Quali?  Gli stessi tre che avevano rifiutato lui.

Questa casualità così incredibile e inquietante ha fatto sorgere molte ipotesi, anche complottistiche:  alcuni hanno chiamato in causa addiritura la massoneria.

Ducky:           Addirittura, mi sembra un po’ fantastica la cosa.

Enzo:             Sogni premonitori? Di coincidenze ce ne capìtano spesso, quante volte pensiamo a una persona che non vediamo da tempo e la incontriamo per caso proprio il giorno stesso?  Tuttvia è la scienza a mostrarci che non si tratta di un fenomento strano – come dici tu – o soprannaturale.

Nel 1980 Persi Diaconis  e Frederick Mosteller dell’Università di Harvard (Usa) lo idagarono in uno studio pubblicato dal  Journal of the American statistical Association nel quale definivano coincidenza “una sorprendente concorrenza di eventi, percepiti come collegati in modo significativo, senza apparente connessione causale”.

La loro spiegazione era che, considerando quanto è grande il mondo e quante cose accadono ogni giorno, anche le coincidenze apparentemente più improbabili hanno buone possibilità di verificarsi. L’esempio classico è quello dei sogni premonitori,  spiega Lorezo Montale,  profesore associato di psicologia sociale all’Università di Milano Bicocca e vicepresidente del Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze.  “Sognare qualcosa che si verifica il giorno dopo non è così improbabile; se consideriamo il numero di sogni fatti da tutti gli esseri del genere umano la possibilità che avvenga realmente un evento sognato non è per nulla così ridotta.

Ducky:           Questi fatti  però mi incuriosiscono. Io pensavo che volessi argomentare delle coincidenze ferroviarie…i treni insomma.

Enzo:             OB, che dici? Lo prendiamo a padellate in contemporanea o lo vuoi perdonare?

O.B:               Duchino si fa sempre perdonare, Enzo!

Ducky: Fratè, rassegnati al destino:  O.B ha un debole per me.

Riprendiamo la rassegna.  Su questo tema Michael Shermer, storico della scienza americano, fa un esempio nel suo  Homo credens. Perché il cervello ci fa coltivare e difondere idee improbabili.  Poi ci sono delle emozioni.

Ducky:           Non capisco più niente: figurati se  cominci la tiritera delle emozioni. O.B grazie! Sai farmi sempre emozionare. Enzo… tiè!

Enzo:             Ora calmatevi e seguitemi bene, voi due: pensate ai compleanni. Ci stupiamo quando in un piccolo gruppo di persone due compiono gli anni lo stesso giorno. Eppure, non è strano: gli stessi Diaconis e Mosteller hnno dimostrato infatti che bastano 23 persone per avere  il 50 per cento di probabilità che ci sia un compleanno in comune. Tipicamente una coincidenza, dichiara Montali, ha una rilevanza per il soggetto.  In altre parole , l’incontro casuale con l’amico a cui abbiamo recentemente pensato non ha nulla di improbabile, se spiegato con la statistica.  Tuttavia ci appare come un evento incredibile se per noi quell’ incontro è un evento emotivamente importante o simbolico e dunque ci colpisce maggiormente rispetto a qualsiasi altro evento fortuito. Gli studiosi dicono che  “Gli esseri umani hanno la tendenza a ricercare significati e correlazioni. Montali spiega: “In particolare cerchiamo sempre rapporti di causa-effetti quando capitano due eventi correlati; ma tendiamo a dimenticare le occasioni in cui non si sono verificate.

Ducky:  Prendo atto delle convinzioni degli esperti. Ma il mio pensiero te lo dirò  quando avremo concluso.  Vai avanti.

Enzo:             Le coincidenze  possono essere occasioni per conoscersi meglio. Ti voglio raccontare due eventi:

Jim Caviezel, interprete di Gesù nel film  La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), è stato colpito da un fulmine durante le riprese.  Il fatto è stato considerato un segno divino dallo stesso attore. In effetti nel Vangelo si fa riferimento all’oscuramento del cielo avvenuto dopo la morte di Cristo.

Secondo evento.  Bernard D. Beiman, psichiatra e docente all’Università della Virginia (Usa)  racconta un aneddoto:  una madre scrive una lettera a sua figlia e a un tratto la mano destra comincia a bruciare intensamente. Meno di un’ora dopo riceve una telefonata in cui le comunicano che la mano destra di sua figlia è stata ustionata gravemente in un incidente di laboratorio. “La madre avrebbe potuto utilizzare la coincidenza per rafforzare il legame con la figlia””, scrive lo studioso. “Forse potrebbero avere avuto dei problemi nel loro rapporto ora risolvibili grazie a questo nuovo senso di connessione. In altre parole interpretare le coincidenze può o potrebbe essere utile per riflettere su noi stessi e su cosa quei fatti fortuiti rappresentano: occorre essere disposti a metterle in discussione e a interpretarle.

Ducky:           Eppure le coincidenze accadono.

Enzo:             A notare le coincidenze sono specifiche tipologie di persone. Secondo alcune ricerche,  le persone che notano coincidenze sono:

– religiosi

-spirituali

– intuitivi

– e anche persone che hanno la tendenza a ricercare il senso della vita e i nessi  significativi straordinari tra i fatti della vita.

  Altri studi mostrano come sia più probabile  notare coincidenze quando siamo arrabbiati, ansiosi o tristi.

Ducky:           Il mio pensiero? Eccolo: viviamo  “fatti”  di cui siamo certi , ne conosciamo  la realtà,  la materialità, le cause e gli effetti e altri  come  le “coincidenze” ,  come i fenomeni metapsichci,  che si manifestano in modi strani e inspiegabili,  e che spesso ci sforziamo di comprendere e interpretare. E che non sempre  ci riusciamo.

O.B Il mio pensiero? Eccolo: Di storie come queste da te raccontate, Enzo, ce ne sono a migliaia. Per me capire se si tratta di destino o pura coincidenza resta davvero un mistero.Non mi pongo troppe domande. Di certo faccio in modo di non farmi condizionare troppo la vita dalle coincidenze . Di mio ci metto sempre un pizzico di positività , che non guasta.

Enzo:            Brava O.B! Duc, mi hai letteralmente letto  nella mente. Ma come hai fatto?

E pensare che hai subito uno sviluppo tardivo.

Ducky:           E tu che fino a 2  anni non riuscivi a balbettare…e ti divertivi a spogliare e a rivestire le bamboline!?

O.B Duc… e tu? le pettinavi?

Enzo:             Ssst..non ci facciamo conoscere!

Ducky:           Un momento, Enzo. Secondo te, OB ci ha conosciuti  veramente? Io ho i miei dubbi. E tu?

Enzo:             E io tengo i miei!

O.B Vi conosco mascherine!…gradite “per caso” una pizzz…sono scappati! Avranno una coincidenza creativa e non vogliono perderla…

Fonte: Airone

ENZO& ANNAMARIA…  a dopo