COME SOPRAVVIVERE ALL’INNAMORAMENTO E…FORSE, IMPARARE AD AMARE!

 

 

Enzo:             LEI lo ha scritto e  NOI lo divulghiamo

 

Ducky:           Lei chi?

Enzo:             Emma Rosenberg Colorni

Enzo:             Senti, Duc!  Ti andrebbe di parlare ancora…

Ducky:           …d’amore?! Ne abbiamo dette tante, I lettori si stufano; pensa per un attimo alla faccia stralunata di OB: una smorfia; lei non ne vuole più sapere.

Enzo:             Fratello caro, se sapessi la moltitudine di donne e anche di maschietti, che non ne vogliono più sapere…ma, poi ne parlano, sentenziano, si lamentano,, litigano, odiano, ridono…

Ducky:           Insomma cosa vuoi dire?

Enzo:             …che dell’innamoramento e dell’amore se ne può scrivere in tanti modi…e noi due ne diremo tante, divulgando i chiarimenti dell’Autrice ed esprimendo le nostre convinzioni…

Ducky:           cioè come la “pensiamo” noi in modo giulivo, malizioso e serio.

Enzo:             Ricordiamo ai gentili lettori che tutto quando diremo sarà rivolto sia alle Donne che agli Uomini  e a qualsiasi tipo di coppia perché chiunque quando è innamorato è malato.

Si parte, Duck,  ti voglio pimpante e baldanzoso.

Tanto per cominciare,  “ti hanno mai detto che innamorarsi è bello e tu ci hai creduto?”

 

Ducky:           Il 99 per cento da giovane ci  crede e anche da adulto: fu per me una emozionante tempesta, uragano…tsunami, chiamalo come vuoi. E tu?

Enzo:             La nostra autrice  Colorni dichiara: C’è chi parla di batticuore, chi di fiato sospeso, chi di stretta allo stomaco, chi di testa che gira. C’è anche chi parla di agitazione, di fissazione del pensiero, di sovraeccitazione, di testa fra le nuvole e di irresponsabile disponibilità ad assumersi dei rischi. E c’è chi riconosce la crisi di astinenza.

Ducky:           Non sempre è così, poi tutto si placa, almeno in parte?

Enzo:             Certo, ogni tanto queste sensazioni  sembrano placarsi, il che sarebbe ottimo se non fosse che tu, uomo,  come un tossico vai a cercarti quello che in fondo detesti, senza accorgetene.

Gli amanti che si fanno promesse Ti capisco: con qualche secolo di romanticismo alle spalle ormai non è facile sfuggire alle credenze e ai presupposti con cui siamo stati addestrati. Coltivi il terrore di stare solo. E scambiamo il dolore per amore. In un matrimonio fra innamorati gli sposi nutrono illusioni uno  nell’altro. Si fanno film mentali su come andranno le cose fra loro, fiduciosi che andranno come si immaginano.

Sanno che la maggior parte dei matrimoni finisce con un divorzio doloroso, la rovina economica e una crisi di identità. Ma loro no, credono che il loro matrimonio sia quello felice. Rpeto, gli amanti che si fanno promesse d’amore sono sinceri ma si autoingannano. Non mentono, in questo senso sono sinceri, ma “ti amero’ per sembre” è molto provvisoriamente vero.

Ci sono due regole per vivere bene insieme. La prima è mantenere una promessa anche se ti costa tantissimo, la secondo è non fare promesse.

Ducky:           Confucio ha detto:”L’amore eterno dura tre mesi.”

Enzo:             Cominci bene,  Duc.  Sembra una battuta di un film di Gianni e Pinotto.

Ducky:           L’ha detta proprio lui. La frase…ti amerò a tempo indeterminato…che ti suggerice?

Enzo:             Sembra una frase di linguaggio aziendale o sindacale. Mi  piace invece quello che disse Roberto Gervaso…non si è mai felicemente sposati, o si è felice o si è sposati. Poi ci sono le “credenze” tanto utili.

Ducky:           …per la cucina…ma scusa…cosa c’entrano le credenze con l’innamoramento?

Enzo:   Fai solo confusione….le credenze sono tipi o modi di comportamento;  e non mobili da cucina. Agiscono in noi anche quando le impieghiamo senza accorgercene.; sono molte le credenze che coltiviamo  per poter sopportare i sintomi dell’innamoramento e le difficoltà della vita di coppia.

 

Ducky:           Fammi un po’ di esempi.

Enzo: Eccone alcune in ordine sparso:

– posso stare bene solo con lui, ho bisogno di lui

– bisogna avere un rapporto di coppia

– devo fare l’amore solo con lui altrimenti significa che non lo amo

– stare insieme per sempre è un obbiettivo , separarsi è un fallimento (come se stare insieme fosse un merito)

– se non sto con lui non so chi sono

– non sentirsi innamorati è un problema

– se provo attrazione per lui, allora sono innamorata, o devo innamorarmi.

Ma  una delle credenze più pericolose è la presunzione di conoscere il partner.

Ducky:           Tu dici?

Enzo:             Sì, io dico. Se intendi “conoscere” come  “so chi è, so come è, posso definirlo,  descriverlo, giudicarlo” ti rapporti con lui come con un oggetto, di fatto lo neghi come soggetto. L ’altro è giudicato bene perché con lui a fianco possiamo giudicarci bene, oppure è giudicato male perché ci possiamo giudicare  male nel confronto in oggetto.

Vedendo lui, non smettiamo di vedere noi stessi, ogni sguardo è un autoritratto, discendente dalla nostra storia e dalla cultura che partecipiamo e pervaso di considerazioni morali.

Se invece intendi “conoscere” come  processo, come qualcosa che non giunge e non vuole giungere al conosciuto, bè allora conoscere è fare l’amore. Conoscere allora non porta al controllo ma all’intesa. Se la persona non la conosciamo, allora possiamo evitare di innamorarci, di trasformare lui e noi stessi in oggetti, e magari possiamo finalmente disporci a rendere davvero gradevole il tempo da passare insieme vera. Insomma, non puoi capire per intero ma puoi fare esperienze per intero per sperimentare l’unità.

Ducky:           L’amore è la vita che ci ipnotizza, e noi ci lasciamo ipnotizzare ogni giorno.

Enzo:        Filosofo e scrittore, Silvano Agosti, così si esprime in merito al rapporto fra tenerezza, sessualità e amore:

 

La  TENEREZZA  senza sessualità e amore crea ipocrisia

La SESSUALITA’  senza tenerezza e amore crea pornografia

L’AMORE senza sessualità e tenerezza misticismo

 

Prova a rifletterci, Duck!, e anche voi Lettori, sono i tre assiomi del sentimento massimo. L’Amore emerge da una danza in cui tenerezza, sessualità si riconoscono a vicenda. Fare l’Amore può precipitarti nella tua tenerezza perché è un gesto totale, in questo senso significa conoscere. Quando  facciamo l’amore con la “persona amata”,, facciamo l’amore con l’esistenza stessa, l’intera esistenza diviene l’altro. Nel fare l’amore si è in due davvero. Si fa l’amore solo con chi rimane assolutamente altro rispetto a noi, non dato per scontato e conosciuto. Fare l’amore esalta  l’alterità, non la riduce, non la fa scomparire. Altrimenti è masturbazione. (che è un’altra cosa bella, ma tanto diversa.

Il gesto tenero dice: “Chiedimi qualunque cosa che possa sopire il tuo corpo, ti desidero un po’, senza volerti possere”.

Gli atteggiamenti che hai verso il sesso sono un riflesso degli atteggiamenti che hai verso la vita.

Ducky:           Mamma mia, ma tu non ti stanchi mai. Sono le 7. e mezzo. Quando parli d’amore, ti autoipnotizzi.  Siccome mi sei piaciuto…tanto, la cena la preparo io…considerala un omaggio alla fratellanza.

Enzo:             Hai ragione, è tardi. Allora spicciati, le disquisizioni d’amore mi ha fatto venire fame.

(Vincenzo Liberale)

Fonte: “Come sopravvivere all’innamoramento…e, forse,imparare ad amare.”

di  Emma Rosenberg Colorni

Ed. del Baldo

 

 

RIUSCITE A FARVI CAPIRE?


Per vive felici occorre che gli altri ci amino. Saper comunicare con quelli intorno a noi in modo chiaro, concreto e senza artifici, può aprire molte porte, fino ad annullare ogni incomprensione in famiglia, con colleghi, con amici, e…con la persona amata. In poche parole, se non riuscite a dire esattamente quello che vorreste al vostro Lui o alla vostra Lei,, il rischio di rimanere isolati è molto forte.

Enzo-Ducky

Enzo:               Duc, so che te la cavi bene con gli altri, parli in un certo modo. Insomma ti fai capire molto bene.

Ducky: Avevi qualche dubbio? E’ noto che sei brillante nella parlantina…hai la lingua molto sciolta. A proposito di eloquenza…sai che cosa mi ha detto la nostra Annamaria?

Enzo:               …che le piacerebbe allacciarsi in un tango con te?

Annamaria        Il tango rilassa, riduce il livello di stress e aumentano le capacità cognitive…lo sapevate? Dunque, perchè no? Famose sto tango Enzo!

Ducky: Spiritosi…te lo voglio dire…ha detto che sono un faro…

Enzo:               Un faro!?  Come quello che fanno luce per le navi?

Ducky: Esattamente!

Enzo:               Tu subito t’illudi. Duc, tu  puoi illuminare una pila….al massimo un lampione di un vicolo.

Ducky: Oh, prof  mi fai finire?  Lei ha detto queste precise parole…”qui sei un faro per tutti noi”, voleva dire nell’ambiente Eldy-Chat. Chiaro?!

Annamaria:       Confermo! Alle volte spento pero’….

 

Enzo:               Ma come, è mai possibile che non mi conosci. Scherzo.

Ducky: Però, un tango lo farei…

Annamaria: stiamo già ballando…vedi sopra

Enzo:               …per sentire i suoi “fari” sul mio petto.

Annamaria       Ocio che arriva la famosa padellata in testa!

Ducky: Oh, ma tu di chi stai parlando?

Enzo:               Di Annamaria scombinato!

Annamaria:      Lascialo perdere , mi sta pestando i piedi !

Ducky: Io mi riferivo a OB (Annamaria), anch’io scherzo, sai.  E questa me la chiami “comunicazione”. Chissà cosa pensa, lei.

Annamaria:        Sono troppo impegnata con il tango per pensare.

Enzo:                Caro prof, a Napoli  c’è il detto!  “Quanno ‘o ciuccio nun vo vevere, hai voglia di sgridarlo”, che significa…Quando l’asino non vuole bere è inutile sgridarlo. Fratello, passiamo alle regole della comunicazione con il prossimo.

Ducky: Sono parecchie le regole?

Enzo:               Sono 9. Ognuno di noi ha UN MODO particolare di  comunicare: il tono, le parole, i gesti, le frasi ricorrenti…Un modo che però può anche esprimere disagi e conflitti.

LA FORMA TRADIZIONALE: siete vincolati alle regole della vita sociale: tutto deve soddisfare gli standard del buon gusto. Sapete come gestire una serie di argomenti che sembrano  “neutri” in una discussione che sta diventando scomoda. Non vi sfogate o inceppate.

LA ROUTINE:  vi muovete sul sentiero delle buone maniere, cioè del “politicamente corretto”. Ma con una scintilla che salta fuori di tanto in tanto che vi fa dire anche parole ineleganti, come a voler dimostrare e sottolineare qualcosa.

LA FORMA RAZIONALE: comunicare vi sembra il modo ideale per esercitare l’arte della persuasione. I vostri discorsi sono spesso lunghi, monologhi complessi: volete essere sicuri di aver spiegato bene. Ciò riflette il dominio della ragione: è tutto nella mente. Quello che conta davvero è di andare sempre a fondo nelle questioni.

LA FORMA ANSIOSA:  il vostro stile di comunicare è caratterizzato dal timore di non farvi sufficientemente capire, apprezzare, approvare. E’ un susseguirsi di domande, scuse, correzioni. Un modo di esprimervi che rivela tutta la vostra insicurezza. Spesso dire: Per favore, scusatemi se vi ho disturbato. Quando iniziate a mangiarvi le parole, fermatevi immediatamente.

LA FORMA DEPRESSA:  parlate poco, con voce bassa mista a paura. Non trovate mai un buon argomento di conversazione che vi interessi per più di cinque minuti…a volte vi contenete per non esplodere o scatenate un’aggressività repressa e colpevole.

LA FORMA REPRESSA: ciò che conta per voi è il controllo. Mai  una parola di troppo, mai un gesto sbagliato. Bloccate l’espressività per fermare la carica emotiva che sta in voi. Spesso dite: Mi dispiace se mi sono intromesso troppo.

LA FORMA SOSPETTOSA: parlate spesso servendovi di metafore e proverbi che appartenevano alla vostra famiglia d’origine e fate attenzione a ogni gesto, a qualsiasi sguardo ed espressione, per portare avanti le vostre ragioni, le vostre conclusioni. In questo modo la comunicazione con gli atri viene compromessa dai vostri pregiudizi.

LA FORMA EGOCENTRICA:  tendete a mettervi al centro di ogni tipo di comuniczione. Spesso parlate in prima persona e vi piace raccontare aneddoti e cose che vi sno successe. In questo modo correte il rischio di togliere spazio agli altri: in pratica non avviene un vero dialogo.. Dite molto spesso : Io ritengo che…evitate di dire sempre…io faccio, io dico, io penso, io sono…

 

LA FORMA SPONTANEA MIGLIORE: è un modo di comunicare liberamente, in modo naturale. I vostri pensieri arrivano direttamente al vostro interlocutore, senza filtri di nessun genere. Lo sguardo, i gesti, sono risorse, sono risorse che vi danno fiducia. E’ la strada migliore per una comunicazione efficace.

La vostra frase preferita: “Ti ascolto, mi interessa molto quello che dici.”

Suggerimento: “Continuate così, esprimendovi in piena libertà, ma con sufficiente sensibilità.

LE PAROLE? Forse non avete idea del loro potere!

La parola può essere un’arma letale, come può essere una dolce carezza per  un uomo o per  una donna innamorata. Grazie alla parola date forma ai vostri pensieri, ai vostri progetti, alle vostre credenze. Con essa imparate a nominare le cose che avete attorno e le fate vostre. La parola non solo vi tocca emotivamente, ma arriva anche al vostro fisico.

Un riferimento che  vale ai LUI e alle LEI. Pensate al potere di certe parole che avete pronunciato quando eravate piccoli/e. Vi avranno accusato di essere dei “ribelli”, dei “maschiacci”, perché si aspettavano da voi un diverso comportamento.

 

Ducky: Prof,  questa lezione mi è piaciuta assai, specialmente la forma spontanea, la migliore, come hai asserito tu.

Enzo:               Meno male, ogni tanto rinsavisci.  E mi sorprendi.

Ducky: Fratè, non cominciamo, e’ meglio che la concludiamo in armonia.

ENZO E DUCKY………TANGO!

Annamaria       Tangando!? …Aspettavo di ballare il tango con voi. Pero’ ho capito tutto Prof!!!

 

ENZO (Vincenzo Liberale) & Annamaria

Fonte: Psicologia

“Tu, ti fai capire?

 

 

 

LA COERENZA

Diamo due definizioni, ma esistono anche altri significati :

  1. (Senso figurato) è un comportamento conforme alle proprie idee

  2. E’ stabilità in valori e/o ideali.

3.. A volte può significare rigidità, testardaggine.

 

Enzo-Ducky

Enzo:              Duc, sai cos’è la coerenza?

 

Ducky:            E’ quando uno dice delle sciocchezze….

Enzo:              No!

Ducky:            Se io dico una cosa e ne faccio un’altra, sono incoerente?

 

Enzo:              Più o meno,  ti avvicini.

Ducky:            Aspetta, vado e torno….vado a prendere un dizionario. Ti dò una definizione  precisa come un orologio svizzero.

Enzo:              Lascia stare gli orologi svizzeri e le battute fesse. L’argomento è piuttosto serio. Segui me nella  dissertazione e cerchiamo di fare onore alla cultura, come assento spesso.

Ducky:            Hai ragione. Ti seguo.

Enzo:              Domanda! Quante volte nel corso della vita abbiamo cambiato nettamente opinione su qualcosa come la politica. L’idea che avevamo di una persona,  la preferenza per un certo genere musicale?  Non sarà capitato tantissime volte. Perché, diciamocelo, noi esseri  umani  siamo tendenzialmente  coerenti  con le nostre stesse idee: non ci piace ammettere di aver maturato un’opinione completamente diversa.  Certo, a volte succede. Tuttavia, prima che questo accada, entrano in gioco tali resistenze psicologiche da rendere spesso vani persino gli sforzi di chi ci vuole persuadere.

Ducky:            Eh sì, non ci piace ammettere che abbiamo cambiato opinione.

Enzo:              Ogni opinione è composta da un equilibrio delicato di diversi dati, esperienze, emozioni:  pertanto finiamo spesso con l’ignorare o alterare ogni informazione che rischia di incrinarla.

Ducky:            Belle parole, ma io capisco meglio con gli esempi:  almeno uno.

Enzo:              Ti accontento.  Immaginiamo di essere convinti che gli episodi di criminalità siano in maggioranza opera di stranieri. Nel momento in cui il telegiornale parlasse di nuove statistiche che indicano inequivocabilmente che la maggiore quota di atti criminali in Italia è opera di italiani, ci troveremmo a dover fare una scelta:  o ammettiamo di esserci sbagliati, e quindi cambiamo idea, oppure cerchiamo di essere coerenti con la nostra opinione iniziale modificando la realtà. Come? Ad esempio, persuadendoci che i dati in questione siano stati alterati oppure che siano relativi a un periodo di tempo troppo breve per essere attendibili.  E’ il fenomeno della  dissonanza cognitiva teorizzato alla fine degli anni Cinquanta dallo psicologo americano Leon Festinger..

Woman legs in different shoes

Ducky:            Che dice questa teoria?

Enzo:              Secondo lo studioso, proviamo un senso di disagio quando le nostre convinzioni vengono smentite dalla realtà  e questo ci spinge ad adattarci in qualche modo pur di rimanere coerenti con se stessi.

Perché questo avviene? Avviene perché la coerenza è un percorso noioso ma sicuro, spiega ad Airone Umberto Longoni, psicologo. Abbiamo tutti i nostri schemi mentali nelle nostre situazioni di vita. Cambiare opinione richiede invece energie e tempo e ci costringe a rimettere in discussione noi stessi. Inoltre siamo stati educati a seguire un ideale di coerenza. Se non lo facciamo ci sentiamo in colpa.

Ducky:            Mi serve un altro esempio per capire ancora meglio. Grazie!, Prof!

Enzo:              Io circa 30 anni fa avevo il brutto vizio di fumare. Poi ho smesso. E ne sono rimasto felice. L’esempio che faccio riguarda proprio i fumatori  – compresa un’amica della chat Eldy- . L’esempio mette a dura prova la coerenza di molti: ebbene i fumatori  sanno che le sigarette fanno male, eppure non smettomo.

Eppure in casi come questi possiamo cambiare comportamento, cioè abbandonare il vizio, oppure cambiare le nostre convinzioni sul fumo.  Ad esempio convincendoci che nel nostro specifico caso il fumo non fa così male perché abbiamo uno stile di vita sano oppure perché fumiamo poche sigarette.

Ducky:            E’ un modo per ingannarci…di farci fessi. Uno dice “ma fumo poche sigarette…e continuo a fumare senza modificare il proprio comportamento…incoerente.

Enzo:              Un’altra strategia? Nel caso del fumo, cercheremo di non frequentare chi ci ricorda che il tabacco fa male, evitando così di rendere evidente la nostra incoerenza.

Certo, a volte siamo costretti cambiare idea. Ad esempio essere bombardati per lungo tempo da informazioni  che mettono in crisi le nostre convinzioni oppure vivere un’esperienza choc che ci coinvolge profondamene può farci ripensare alle nostre certezze.

Nonostante la coerenza sia utile alla vita sociale, resta in fatto che a volte può essere una trappola. La troppa coerenza”, spiega Longoni, “è simile a un difetto e può nuocere alla salute quando diventa rigidità di scelte e di comportamenti    e può degenerare sofferenza, dolore e delusione; quindi è sbagliato pensare che non cambiare idea sia una virtù:  noi stessi siamo in progressivo cambiamento, anche fisicamente. Dunque,  abbiamo bisogno  non tanto di coerenza quanto di  ELASTICITA’ MENTALE E GRANDE DISPONIBILITA’  AL CAMBIAMENTO.

 

Ducky Aspetta, se ho capito bene, bisogna essere coerenti ma non a tutti i  costi, bisogna essere disponibili  a cambiare idea, opinione,  punto di vista. Esatto?

Enzo:              Esatto! Non immaginavo che ce l’avresti fatta!

Ducky:            Certe volte ti supero in intelligenza e logica creativa.

Enzo:              Non ti “allargare” troppo.  Tu raramente capisci tutto.  Ora continua a seguirmi.  Cercherò di fare una sintesi così capirai meglio tu.

Ducky:            Ancora, cominci a rompere…gli zebedei…

 

Enzo:              …cosa sono gli zebedei?

Ducky:            Gli “attributi”, caro fratello.

Enzo:              Quelli della grammatica italiana?

Ducky:            I grossi cogli…quelli che tu rompi. Capito ora?

 

Enzo:              Eh calmati, lo sai che scherzo. Dai su, si chiude con la schematizzazione.

Ci sono due tipi di COERENTI e due di INCOERENTI.

 

Coerenti Funzionali:

Sono soggetti con sicurezze interiori e valori  ben chiari,  procedono su binari che possono variare e cambiare direzione, ma seguono comunque una linea di comportamento che procura loro un senso di libertà, di autostima e di interna consapevolezza di trovarsi nel giusto.

Coerenti Disfunzionali:

 

Sono soggetti che vivono la loro coerenza come un obbligo.  Così questa diventa  una gabbia  di schemi, routine, atteggiamenti e scelte stereotipate immutabili che li opprimono e li limitano.  Queste persone possono sviluppare perfino sintomi psicofisici di vario genere.

Incoerenti Funzionari

 

Sono persone con un’ampia visione della vita e che amano i cambiamenti.  Sono elastiche e si innamorano spesso di situazioni, progetti e traguardi diversi. Sempre,però, con una positiva spinta alla realizzazione di sé   e delle proprie potenzialità. Mutevoli, intraprendono  percorsi che li arricchiscono interiormente.

Incoerenti Disfunzionali

 

Sono individui poco affidabili, anche nei confronti di se stessi:  spesso si tradiscono e smentiscono i loro stesi propositi. Vivono di entusiasmi repentini che subito si spengono o ricominciano mille cose che non portano a termine. Anziché sperimentare soddisfazione e piacere, spesso sono poco – o per niente – motivati e confusi.

Enzo:\             Duc,  ricorda…coerente sì ma disponibile ai cambiamenti.

O.B                 E non a caso si dice che solo gli imbecilli non cambiano idea.                                       Dunque resto dell’idea che posso sempre cambiarla.

Fonte: Airone

 

Annamaria… a dopo

 

SAPETE AUTOCONTROLLARVI?

Sapete tenere a freno gli impulsi come fame, sesso?

di Enzo

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Chi io? Che domande? Lo sai bene…che non lo sono…ah ho capito…si tratta di introdurre il pezzo. Ok, sono pronto.

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Oh, fratè, sei sordo? Non sono a dieta!

Enzo: Immagina per ipotesi: ti do’ del “voi”, Ok?

Ducky: Che mi dai?

Enzo: Oh Gesù, ti parlo col “VOI”, è per cominciare il “pezzo” per supposizione…immaginiamo, Duc… ma ci sei con la testa?

Ducky: Eh non t’infiammare per una sola supposizione…fossero due, ti darei ragione.

Enzo: Chiamo OB, se continui…ma non a mani nude…con la padella e il mestolo, ti farà un “colpo doble” sulla capoccia.

Ducky: Incosciente, era solo per capire. Parti con la disgqis…parti e basta.

Enzo: Parto con il “voi”. Siete a dieta, ma passate davanti a una pasticceria con la vetrina stracolma di torte e pasticcini. Siete – sempre per ipotesi – felicemente fidanzati, ma una collega dal fisico mozzafiato vi fa una corte spietata. Cosa fate?

Ducky: Non te lo dico. Già mi prendono per uno “sciupafemmine”…fossimatto.
Mica sono come te, poeta che intenerisce, “‘o poeta che sogna”, tu così muori… con i sogni.

Enzo: Eppure, rifletti…io rappresento i sogni tuoi.
Ora smettiamola e andiamo avanti. La domanda è la mozzafiato vi corteggia. Cosa fate? Riuscite a resistere, sempre per ipotesi?

Ducky: La scienza cosa dice?

Enzo: La scienza ha scoperto che l’auto controllo, cioè la capacità di tenere a freno impulsi come fame, sesso e aggressività, è importante per godere di buona salute e vivere in serenità i rapporti sociali. Chi esercità la forza di volontà ottiene di più. Diversi fattori influenzano l’auto controllo, spiega ad “Airone” lo psicologo sociale americano Roy Baumeister, autore con John Tierney di La forza di volontà. Come sviluppare i muscoli del successo (Tea) Le nostre ricerche suggeriscono che la forza di volontà è limitata; se la usiamo per un obbiettivo ne abbiamo meno per un altro. Certo possiamo allenarla. Chi ha un buon autocontrollo non ha necessariamente più forza di volontà, ma sa usarlo meglio. Gli studiosi hanno appurato che più si è intelligenti e meno siamo impulsivi, cioè riusciamo più facilmente a controllarci.

Ducky: Secondo te, quanto sono intelligente?

Enzo: E’ meglio che non te lo dico.

Ducky: Insisto, lo voglio sapere!

Enzo: Non mi assuno responsabilità, Duc.

Ducky: Dimmelooo!

Enzo: Sei psicolabile, sei sottodotato!

Ducky: Allora ho preso da te. Scombinato, siamo seri.

Enzo: A prescindere dalla personalità di ciascuno , è comunque vero che in alcune situazioni tutti siamo più esposti a cadere in tentazioni. Anche solo uno stress moderato può influire sulla capacità di autocontrollo di fronte a una scelta conflituale, ad esempio , tra un cibo salutare e uno più gustoso.

Ducky: Come si fa a resistere alle tentazioni?

Enzo: Immagina per un momento…siamo di fronte a una gustosa torta, ma siamo a dieta; mente e corpo lottano per non farci cadere in tentazione. Che cosa succede dentro di noi?

Ducky: A OB verrebbero i tic nervosi e una tachicardia forsennata.

Enzo: Non farti sentire…per carità, lei avverte gli ultrasuoni anche dinnanzi a un piatto di linguine…

Ducky: ….come un cane carcatore di tartufi?

Enzo: Una specie! Comunque, le aree del cervello che regolano l’autocontrollo sono quelle dei lobi frontali, soprattutto il destro; se si dovessero ledere queste aree si diventa incapaci di controllare le emozioni e si perdono i freni inibitori.

Ducky: Troppo autocontrollo non è che faccia male, Enzo?

Enzo: Aspetta, lascia che te lo spiego bene, in modo semplice e chiaro. Bloccare le nostre emozioni è dannoso: chi reprime sentimenti forti come paura e rabbia soffre più facilmente di ipertensione, malattie cardiovascolari, malattie renali e perfino di cancro, ma non lo dico io. A sostenerlo sono ricercatori dell’Università di Jena (Germania) che hanno condotto uno studio i cui risultati sono stat pubblicati nel 2012. Tuttavia, il discorso non vale quando l’autocontrollo è uno strumento per non cadere in tentazioni dannose. Ma conta come lo usiamo.

Ducky: Chiarisci il meccanismo perché non l’ho capito.

Enzo: “Non abbiamo riscontrato effetti negativi dell’auto controllo” ha spiegato Roy Baumeister. “L’autocontrollo è uno strumento e come tutti gli strumenti piò essere usato in modo positivo o negativo, bene o male.”

Ducky: In che senso?

Enzo: Immagina di possedere un ombrello…lo puoi usare male dandolo in testa a qualcuno o aprendolo – usandolo bene – per ripararti dalla pioggia o dal sole; altro esempio: un criminale senza autocontrollo farà più danni di un criminale con autocontrollo.

Ducky: Ben detto e spiegato anche bene, ma se qualche imbecille, maschietto o femminuccia mi manca di rispetto e ci gioca un brutto tiro, che si fa? Io l’autocontrollo glielo scasso in testa. E tu?

Enzo: A me quando mi vengono i 5 miuti, due autocontrolli non basteranno. Ora, caro, Duc, con un solo autocontrollo ci faremo due spaghettini con sugo “scarpariello”. Così faremo onore alla primavera.

O.B Detto fatto ecco serviti gli spaghettini…

Fonte: Airone

Annamaria…a dopo

VI SIETE MAI SENTITI IN COLPA?

 

Le donne lo provano più degli uomini

di Enzo

Ducky:       Enzo, ti sei sentito mai sentito in colpa per aver fatto del male a te stesso o a qualcuno?

Enzo:           Si, purtroppo, chi più chi meno, questo sentimento lo proviamo tutti, io più di una volta. Gli studiosi dicono che è un sentimento non eliminabile.

Ducky:         Accade quando si fa del male a qualcuno.

Enzo:           E qualcosa ci fa sentire male “dentro”; dal punto di vista teologico si parla di peccato. Commettiamo un peccato e  ne avvertiamo  il  peso.

Ducky:         A volte i peccati, come tu dici, sono molto pesanti e possono durare tutta una vita.

Enzo:           Direi prorio di sì…ma adesso e’ il caso di parlarne seriamente.

Ducky:         Sono pronto, Prof!

 

 Risultati immagini per sentirsi colpevoli

Enzo:           Non lasciare avanzi sul piatto, pensa ai bambini che muoiono di fame, ci dicevano da piccoli per convincerci a finire la cena facendo leva sul nostro senso di colpa. Forse inutilmente, visto che i bambini difficilmente conoscono questo sentimento.

Ducky:         Vero! Quante mamme dicevano così.

Enzo:           Da adulti è diverso: a una scappatella extraconiugale spesso fa seguito il rimorso che si attanaglia…

Ducky:         …con le tenaglie? Che c’entrano, forse ho capito male?

Enzo:           Hai capito bene, solo che cominci a fare lo stupido…ripeto…a una scappatella fa seguito il rimorso che si attanaglia, una volta che ritorniamo a casa dal nostro LUI o dalla nostra LEI. Il senso di colpa è un sentimento umano; già nel 2007 uno studio condotto dallo psicologo della New York University (Usa) Daid M. Amodio illustrava, sulla base di esperimenti di laboratorio, che ha un ruolo sociale, ci trattiene dal commettere azioni riprorevoli migliorando la tenuta psicologica della comunità.

E’ un bene che il senso di colpa esista, altrimenti nessuno si sentirebbe più in dovere di rispettare regole e divieti e la società cadrebbe nell’anarchia totale, dice Luca Saita, psicologo e autore di  Liberarsi dai sensi di colpa .  Ma il senso di colpa, di per se stesso molto angoscioso, puo’ trasformarsi in sentimenti positivi come la consapevolezza di colpa e il senso di responsabilità, come afferma Nicola Ghezzani, psicoterapeuta.

A volte il senso di colpa e’ troppo “pesante e ci rende la vita troppo difficile e può farci cadere in  depressione.

Dalle pagine del Fatto Quotidiano. La psicologa Patrizia Mattioli ha spiegato che i sensi di colpa non si possono eliminare, tuttavia si possono capire e articolare. Non c’è solo la psicologia a sottolineare come il senso di colpa eccessivo sia distruttivo per la psiche. La depressione va distinta dalla semplice tristezza  proprio per la componente del senso di colpa che la caratterizza.

A volte il senso di colpa può nascere in famiglia e fare molto male.

Ducky:         E come?

Enzo:           Il dottor Ghezzani fa un esempio: Pensiamo a una ragazza bella e intelligente che si sente in colpa per essere più ammirata e stimata rispetto alla madre depressa e alcolista o alla sorella che è stata abbandonata dal marito. Il senso di colpa verso queste persone amate, ma meno fortunate, può spingerla a nascondersi agli occhi degli altri e a sminuire la propria intelligenza, rinunciando quindi alla vita affettiva,  a una laurea o alla compagnia degli amici.

Sono questi sensi di colpa che rendono la vita difficile, afferma la dottoressa Saita. I primi legami in cui può nascere il senso di colpa sono proprio quelli di sangue. Discorso difficile da afferrare.

Ducky:         Impegnativo direi. Comunque, è utile imparare cose nuove. Enzo,vai avanti col  rimorso.

Enzo:           In modi diversi quindi,la famiglia e l’ambito lavorativo possono causare questi problemi. E tu non immagini come.

Ducky:         Ah sì? E che cosa non immagino?

Enzo:           A volte i sensi di colpa possono anche essere indotti…da regali…

Ducky:         Da regali? Dai, non ci credo!

Enzo:           Sì, da regali…e anche da gesti di affetto e di disponibilità che fanno sentire l’altro a disagio se non ricambia. Così è facile arrivare al ricatto morale; il copione e’ questo…quando una persona vuole indurre un’altra a un certo comportamento, prima di tutto designa se stessa in ruolo di vittima (“guarda cosa mi stai facendo”),  poi fa percepire all’altro che quel suo comportamento ha provocato un danno (soffro per quello che hai fatto), dopodiché si chiude in un silenzio di condanna (“disapprovo quello che hai fatto”).

Ducky:         Allora che si fa?  Se qualcuno vuol farci sentire in colpa, cosa dobbiamo fare?

Enzo:           Liberarci dal senso di colpa significa saper capire o intuire il gioco che gli altri stanno proponendoci per farci sentire in colpa. Il dottor Saita spiega: “Bisogna piuttosto saper riconoscere ciò che l’altro ci sta offrendo. Quando il dono dell’altro è genuino, è sano e giusto ricambiare.

Ducky:         Chi soffre di più il senso di colpa gli uomini o le donne?

Enzo:           Lo ha chiarito uno studio del 2009 di Itziar Etxebarria dell’Università  dei Paesi Baschi. Secondo questo studio sono più le donne a soffrirne. Questa differenza è rilevante nella fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Secondo gli esperti il maggior senso di colpa provato dalle donne sarebbe legato alla paura di fare del male agli altri, meno presente nei maschi. Potrebbe dipendere dall’educazione che ancora oggi pone più aspettative sulle donne. Le persone sensibili sono più attente a prendere in considerazione i sentimenti degli altri, e quindi a prendere per buoni i sentimenti dell’altro anche quando sono simulati. Chiaro, Duc?

Ducky:         Vabbè,  tra noi e loro ci sono differenze: prerogative nostre e prerogative loro.

Enzo:           Allora un “Evviva” alle differenze…

Ducky:         Io adoro certe differenze.

Enzo:           E io “No”

Fonte Airone

ENZO ( Vincenzo Liberale)

LE MAMME NON SONO SEMPRE ANGELI PER I LORO FIGLI…

 

 

Alcune diventano egoiste, cattive, crudeli, perfino assassine

Generare figli non significa essere capaci di amarli e di accudirli.

 

Mitologia, Storia e attualità:

– Medea fu la prima: uccise i figli per far sofrire il padre;

– Annamaria franzoni uccide il figlio di 3 anni;

– Veronica Panarello uccide il figlio di 8 anni,

– Rose Fitzgerald ebbe 9 bambini: non ne amò nessuno;

– La Contessa di Castiglone (Virginia Oldoini). Il  marito disse:  Ha poco amore per il figlio di cui si occupa solo nelle giornate d’ozio, quasi fosse un giocattolo,. lasciandolo sempre in mani mercenarie.

– La mamma di Irèna Némirovsky sbatté la porta in faccia alle nipoti sopravvissute ad Auschwitz;

– La mamma di Giacomo Leopardi invidiava chi perdeva i propri bambini;

– Nel novembre del 1978, Christina Crawford, figlia adottiva della diva Joan Crawford, pubblicò un libro autobiografico in cui svelava le nevrosi della madre.

Joan Collins-Sacha Newly

– Sacha Newley, unico figlio maschio dell’attrice inglese Joan collins, nella sua biografia scrive che la madre era una donna narcisista, interessata solo alla carriera. Disse: Volevo solo che mi amasse.

– La principessa Sissi: era egocentrica e anaffettiva,

 

 (Enzo-Ducky)

 

Ducky:            “Ogni scarafone è belle ‘a mamma soia:”  Il che significa che l’amore di una madre è immenso anche se il figlio nasce brutto o con qualche difetto particolre.

 

Enzo:              Che stai facendo?

Ducky:                        Leggo, non vedi?

Enzo:              Cosa?

Ducky:            “La filosofia di un popolo  ovvero Proverbi Napoletani”.  Ho letto il proverbio dello scarafone.  Tanta gente sorride nel pronunciarlo, invece, a mio avviso,  avvalora il sentimento materno.

Enzo:              Verissimo, ma si deve trattare di una mamma “VERA”.

Ducky:            Che vuoi dire?

Enzo:              …che a volte la Natura fa degli scherzi scellerati, malvagi.

Ducky:            Continua!

Enzo:              “Sono tutte belle le mamme del mondo” recitava la canzone con cui Gino Latilla , in coppia  con Giorgio Consolini, vinse il  festival di San Remo nel 1954. Ma sono tutte belle e buone davvero?  Le cattive madri prosperano nelle fiabe, nei miti e nella letteratura,  nei film, nelle fiction odierne. Presto uscirà il film americao dal titolo “Bad Moms” con sottotiltolo “Mamme molto cattive”.

O.B e’ già uscito da mesi.

 

Ducky:            Ho capito a cosa fai riferimento…continua.

Enzo:              E nella realtà?  Nella realtà…esistono. Sì. Sono le  madri fredde,  egocentriche e anaffettive cioè prive di affetto,  che ignorano i figli o non rispondono ai loro bisogni, causando ferite psicologiche profonde.  Fragili e a volte anche violente, non sanno amare perché a loro volta non sono state amate. Alcune sono capaci di compiere sui propri figli azioni delittuose, dai maltrattamenti all’omicidio. Oggi sta scomparendo la mistica della maternità…

 

Ducky:            Lo sapevo…me l’aspettavo. Mi dicevo…quando  mi fa l’”onore” della parola difficile …e tu subito….

Enzo:              Non farla tanto lunga: spiego…dicevo che sta scomparendo “la mistica della  maternità” che esaltava  la madre pronta a immolarsi per il bene di marito e figli: il mestiere di mamma è diventato dannatamente difficile e si sbaglia spesso.

 

Ducky:           ….erano mistiche? Una volta le chiamavamo “eroine del focolare domestico” …mantenevano ‘a casa.

 

Enzo:              Comunque, nessuna è perfetta, tantomeno santa e non è sempre necessario sacrificare se stesse per essere buone madri,  tanto più che non è affatto detto che una madre sacrificale e devota abbia un buon figlio…

Ducky:            Buona madre, cattivo figlio!

Klara Polzl

Enzo:              Esatto. Pensa che…Klara, la madre di quello sciagurato di Hitler era una donna dolce e affettuosa che viveva solo per i figli.. Non sempre una madre impara ad amare i propri figli.  La Storia ci narra di madri distratte, gelide, egoiste o decisamente cattive.

 

Ducky:            Che cosa brutta, disumana!

Enzo:              “Mamme non si nasce:  si diventa”, dice Gianni Ferrucci, psicologo e psicoterapeuta, si tende a credere, ma non è così. Saper procreare non significa che si è un buon genitore; procreare e accudire sono due cose ben distinte.  Esistono pero’ tante mamme:  donne che delegano ad altre la cura dei figli e che non hanno tempo o energie per ascoltarli e comprenderne i bisogni. Oggi, questa forma di assenza è socialmente accettata,  ma può creare adolescenti fragili e adulti con difficoltà a trovare un partner.  I bambini hanno bisogno di sentire che la loro madre è presente psicologicamente e fisicamente, e una   “buona” mamma è la donna che cura non solo la qualità ma anche la quantità dell’accudimento materno.

 

Ducky:            Una “buona” mamma è quella che c’è.  La tua com’era?

Enzo:              Spiritosa e …a volte anche…

Ducky:            Che hai, Enzo? …un moscerino, vero?

Anche a me: sai, Enzo,  ho sentito un’improvvisa sensazione di calore.

Enzo:              Io pure! Forse non eravamo soli.

 Vincenzo Liberale

(Fonte Airone)

 

 

SIAMO TUTTI UN PO’ IMBROGLIONI……….

 

……….ingannatori,  impostori,, truffatori, bidonisti…ecc.

Imbrogliare è sbagliato, eppure continuiamo a farlo.

Perché?

Enzo-Ducky

Ducky:            Senti, Enzo…

Enzo:              Eccolo! Che c’è?

Ducky:            Quanti imbrogli hai fatto…insomma…imbrogliato qualcuno,  carte false,  ingannato, amici, donne.

Enzo:              Eh…aspetta, ti vado a prendere il termometro e poi ti misuro anche la pressione. Ti vedo pallido.

Ducky:            …a tombola…con i fagioli coprendo il numero “sbagliato”.

Enzo:              Pero’ una risposta te la dò. Non ho mai ingannato né donne né  amici. Semmai,  ho subito io l’inganno. Sono cose che nella vita accadono e bisogna  assorbire e superare. E tu sai bene che sono “resiliente”.  Comunque sia., l’argomento è serio…anzi…interessante.

Ducky:            Interessante?  Tutti i “pezzi” tuoi sono interessanti.

 

Enzo:              Grazie, troppo buono! Ma questo suscita un interesse particolare perché è un vizio “troppo” comune.

Ducky:            Non ci resta che aprire le danze.

 

Enzo:              I principi – si fa per dire – di ingannare sono  3;

INTENZIONE COSCIENTE:  consapevolmente, cioè un individuo inganna un altro sapendo di volerlo ingannare. In questa categoria rientrano 2 tipologie di inganno: far credere il falso, cioè far vedere ciò che non c’è, e non far sapere il vero, cioè non far vedere ciò che c’è.

 

SCOPO INCONSCIO:  involontaria reticenza, come quando per dimenticanza si omette di dire una cosa perché inconsciamente la si vuole nascondere.

FUNZIONE BIOLOGICA:  è “un imbroglio  utile alla sopravvivenza” che appartiene al regno animale, una funzione adattiva del comportamento: per esempio,  il comportamento del camaleonte che cambia colore per catturare la preda.

 

Ora, gentili Lettori, seguite, con  il mio Alter ego Ducky, il ragionamento e rispondete onestamente (anche se il titolo parla di imbrogli) :  siete chiamati a svolgere dei quiz e per ogni risposta esatta otterrete 10 euro.

Una volta concluso il quiz (scritto), vi verrà chiesto di stracciare il foglio e di dire all’esaminatore quante risposte giuste avete dato. Inventereste un numero, per trarre maggior profitto dalla sfida, ammettereste il vero risultato, anche se questo  significa avere meno soldi in tasca.?

Poniamo ora che invece dei soldi, otterrete  per ogni risposta esatta una scatola di cioccolatini. Mentireste? In ultimo, venite a sapere che la maggior parte dei partecipanti  prima di voi ha certamente imbrogliato: sareste onesti?  Secondo la scienza, tutto dipende dal “fattore di truffa individuale”.

 

Ducky:            Che roba è?

Facciamocelo spiegare da Dan Ariely, professore di Psicologia  ed Economia comportamentale alla Duke University (Stati Uniti) che ha condotto  gli esperimenti.

In pratica, sappiamo che è sbagliato, ne siamo convinti, eppure continuiamo a farlo, Perché?

Non è tanto il bagaglio etico personale che ci portiamo dentro, ma il timore di essere giudicati che ci fa scegliere un comportamento rispetto a un altro. “La prima cosa che ci si chiede è:  qual è la possibilità di essere scoperto? L’importante è poterci guardare allo specchio senza temere di essere scoperti e giudicati.  Le persone sono più inclini a imbrogliare quando il premio non è di alto valore. Il concetto è: imbrogliare è sbagliato, ma posso farlo almeno un pochino. Ecco cos’è il Fattore Truffa Individuale.

Ducky:            Mi fai capire,  con un esempio, per favore?

Enzo:              Certo! Se soggiorniamo in un hotel di lusso, non ci pensiamo due volte a trafugare la penna in camera, mentre se alloggiamo in un piccolo b&b tendiamo a lasciare tutto come sta.

Ducky:            Caspita,  è vero!

Enzo:              Quelli più inclini a barare, come si potrebbe pensare, non sono i più sfortunati, ma i più fortunati, quelli che sono abituati a vincere nella vita. Secondo gli studiosi, chi vince nelle competizioni è più portato a imbrogliare nelle sfide successive perché pensa di meritarsi la vittoria.

L’approvazione del gruppo:

Vi è la tendenza a giudicare corretta e a considerare adeguata un’azione quando la fanno anche gli altri- anche se è errata – e crediamo errata la propria.

 

Ducky:            Insomma, mi vuoi dire perché imbrogliamo? inganniamo?

Enzo:             Semplice, Duc,  perché imbrogliare ci fa vincere e vincere significa “benessere mentale”e ognuno di noi si crea un suo grado di benessere, e più si vince e più siamo portati a perpetuare il vizio…

 

Ducky:            E’ un circolo vizioso!

Enzo:              Tieni presente che gli imbroglioni seriali…

Ducky:            …quelli che imbrogliano di sera?

 

Enzo:              No, al tramonto quando cala il sole e…la nostra OB  comincia a sbuffare brontolando  “mi manca il risveglio della primavera.”  

Ducky:            No, fratè, le manca l’estate… o forse tutte e quattro le stagioni.

O:B                  Avete ordinato la pizza?

Enzo:              Sssst…non farti sentire, se no che figura ci facciamo.   Concludiamo!

Ducky:            Concludiamo, è sera ormai.

Enzo:              Mentire affatica il cervello. Dire una bugia ed elaborarla a livello cognitivo è più difficile rispetto a dire la verità: si attiva la corteccia cingolata…

Ducky.            Eh no, basta…per carità …non voglio più sapere di imbrogli, inganni, menzogne…ci mancavano solo le cortecce cerebrali e cingolate, quelle te le puoi tenere.

O.B                 Passate al forno o con il burrro , queste sono le migliori bugie     che gradisco (poche ma dolci)……..gradite???

Fonte:

Airone – Annamaria… a dopo

LE PAROLACCE E GLI INSULTI DI SOLIDARIETA’

Enzo e Ducky?

Enzo:              Duc, ti piacerebbe ricevere una parolaccia o un insulto di solidarietà?

Ducky:            Che domanda cretina, a te piace?

Enzo:              No, ma credo che non piaccia a nessuno.

Ducky:            Insomma, come ti è venuto in mente di farmi questa domanda?

Enzo:              Per cultura,  è utile  appropriarsi di certi meccanismi, informarsi, come ti ho detto più di una volta. Non mi rinnegare la cultura, Duc, altrimenti  ti gratifico con un paio di parolacce.

Ducky:            Ancora…parolacce, sei fissato, fratè.  Lo fai apposta…vuoi sfottermi?

Enzo:              Calmati, secondo te ti voglio sfottere?

Ducky:            Ne sono convinto, e sai perché? Perché  hai uno sguardo un po’ da fessacchiotto e un po’ furbacchione e se non lo cambi “ti mando a fare in c… ok?

Enzo:              Duc,  è proprio l’argomento di oggi.

Ducky:            Ma no!  Le brutte parole?  Le parolacce? Le volgarità?

Enzo:              Sì. Detto in altre parole si chiamano “insulti di solidarietà”.

 

Ducky:            Non voglio offenderti, vuol dire che sei in questo momento ti dico: Sei uno stronzo,  vuol dire che sono solidale con te?

 

Enzo:              Hai fatto la battuta comica  e la risposta te la do  al momento opportuno.  Ma tu non approfittare dell’argomento se no ti mando un insulto di solidarietà.

Ducky:            Sono tutt’orecchi. Permettimi di dire una cosa. La disquisizione contenuta in questo “pezzo” vuole essere un rispettoso monito viste le volgari diatribe che si susseguono  nelle chat, Eldy compresa.

 

Enzo:              Si dice “Lo stile è l’uomo .” Io dico che lo stile è intelligenza anche senza o meno cultura, da essa scaturisce il rispetto e la dignità del prossimo.

Condivido il monito, comunque. E’ora di passare alla cultura.

Ducky:            Era ora!

Enzo:              La civiltà è nata con la prima parolaccia…

Ducky:            Davvero?…la parolaccia? Sei sicuro?

 

Enzo:              Sicuro, e non è una mia convinzione.

Lo ha sostenuto Sigmund Freud: “La civiltà ha avuto inizio quando la prima persona in preda alla rabbia ha lanciato un’ingiuria anziché una pietra.”  Invece di scagliarsi pietre o frecce, a un certo punto della preistoria ha cominciato ad aggredirsi a parolacce, a insultarsi e a gridarsi le più indecenti volgarità.  “Le parolacce”,  ha scritto l’antropologo inglese Ashley  Montagu, “,  sono parole sparate, parole cariche di esplosivi, parole violente, scurrili, rudi, squalificanti, sporche. Sono proiettili verbali.”

 

Ducky Parole vere!

Enzo:              Possono dunque ferire o fare molto male, ciò nonostante la loro invenzione ha segnato un innegabile progresso per l’umanità. Le parolacce, infatti, hanno ritualizzato l’aggressività e dato agli uomini la possibilità di “distruggersi” senza spargimenti di sangue. Il combattimento fisico  è brutale ed è orribile  in tutte le sue forme.

Ducky:            Il mondo sarebbe un po’ migliore se al posto di tutte le guerre, i popoli si assalissero a pernacchie e a male parole.

Enzo:              Ce ne sarebbe di musica, Checché ne dica la nostra OB, mi sei piaciuto.

Se due pernacchie sono fatte in modo artistico e superbo sono considerate foneticamente distruttive.

Proseguiamo, Duc!

O.B                 Prima questa prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr…per Enzo.

Ducky:            Proseguiamo!

 O.B                 Proseguite!

Enzo:              Le parolacce alleviano il dolore. Lo sapevi?

Ducky:            No!

Enzo:              Affettando un salame, il coltello vi sfugge e vi tagliate un dito. Oppure, martellando, colpite il vostro pollice; trascinando una cassetta di gerani, vi si blocca la schiena.  Questa è la prima funzione delle parolacce: alleviano il dolore.

 

Anche nella antica si dicevano parolacce. Le più comuni sono.

– irrumator =  bastardo

– es mundus excrementi = sei un grosso pezzo di merda

– faciem durum cacantis habes-  hai la faccia di uno stronzo cacato a fatica

– futue te ipsum = vai a farti fottere, invece era il vaffa antico

– potes meos suaviari clunes = baciami il culo.

 

Torniamo all’italiamo.

Per l’antropologo Ashley le imprecazioni sono le prime parolacce della storia; solo in seguito quando l’umanità ha iniziato a sviluppare una concezione magico-religiosa delle forze della natura, si sono sviluppate anche le parolacce-maledizioni. Quelle primitive oggi rivivono negli “auguri” che ci scappano quando siamo imbufaliti:  Ma va’ morì, ammazzato. Te possino cecatte, Accidenti a te! Ma va all’inferno! E tutta la famiglia dei “Vaffa”. Scrive  Vito Tartamella nel suo celebre volumetto sulle parolacce: “Queste parolacce sono formule derivate da riti magici delle popolazioni primitive in cui si attribuiva il potere di influenzare la realtà Poi man mano che le popolazioni si sono evoluti sono  approdati gli insulti; come le maledizioni. Uno dei più utilizzati insulti è “bastardo”, adoperato sin dall’antichità.

 

Ducky:            Gli utenti di chat ammesso che leggano, si faranno una cultura, in merito.

Enzo:              Non basta essere colto, dipende dall’uso che se ne fa di una cultura simile.

Ducky:            Giusto e concordo.   Andiamo avanti, dobbiamo essere esaurienti.

 

Enzo:              Una buona fetta di insulti sono comuni a tantissime lingue (puttana e faccia di merda, sono pressoché universali) mentre altri sono culturalmente determinati:  se in Italia  diciamo faccia di culo, in Giappone funziona meglio testa di peto e in Costa d’Avorio diarrea di facocero.  Se ci limitiamo a considerare solo il nostro paese, possiamo notare differenze sia generazionali sia socio-culturali:  quello che tra gli adulti è una testa di cazzo,  tra gli adolescenti è un bimbo minkia.

In tutti i casi, lo scopo resta sempre lo steso: far del male senza spargere sangue

 

Ducky:            Non dico nulla. Sei esaustivo ….e anche sorprendente. Mi stupisci sempre per la varietà degli argomenti.

Enzo:              Ma non è affatto finita. Duc, le parolacce hanno anche altre funzioni sociali, sono il “sale” della comicità, fanno sorridere e anche ridere.  Basti pensare agli scrittori latini come Catullo, Marziale, Plauto o Giovenale, al poeta cinquecentesco AntonFranceco Grazzini, autore del sonetto In lode dei Coglion,

al seicentesco letterato Tommaso Stigliani, autore di una Merdeide per arrivare ai poeti dialettalidell’Ottocento come Carlo Porta e il romano Gioachino Belli e infine Dario Fo. Le parolacce creano complicità soprattutto tra i maschi. Tant’è che il linguista francese Lagorgette, per questa funzione, le ha battezzate “Insulti di solidarietà” mentre gli studiosi di lingua anglosassone parlano del social  swearing per dire parolacce in un contesto amichevole.

 

E veniamo all’Eros.

Le parolacce infine, eccitano. Lo aveva già notato Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi,: il turpiloquio veicola anche la pulsione sessuale e può essere sapientemente usato per aumentare il piacere.

Attenzione: ai lettori che per la numerosa nomenclatura hanno la puzza sotto il naso, diciamo che  l’argomento era proprio  il turpiloqio altrimenti detto “insulti di solidarietà. Pertanto, le parole che si riferiscono al sesso sono parolacce pressocché universali, perché tutte le culture, stando a quel che sappiamo,  compreso lo scrivente, condividono  il tabù del sesso. A conti fatti, chi ha l’impressione che nessuna società sia mai stata volgare come la nostra deve ricredersi. E consolarsi.

O.B E come diceva Oscar (Wilde) le lodi mi rendono umile ma quando mi insultano so di aver toccato le stelle…Enzo ricordi cosa scrisse degli eldyani la tua amica “rossa” nel nostro blog? Mamma mia che viperetta…

http://ilmioblog-annamaria.blogspot.it/2013/07/lettera-aperta-alleldyana-franci-o.html

Tratto dal blog “Commento( di pessimo gusto) della “signora” F…., postato nella chat eldyana e ancora una volta infamando Eldyna e gli amici del blog.”

fr… : Lxxxxxo, quelle persone (…chiamarle persone è un eufemismo, direi piuttosto quegli “esseri immondi”) hanno solo l’essenza carica di malvagità, odio, livore, invidia, gelosia, cattiveria da non riuscire più a vivere se non fanno del male a qualcuno. E quel qualcuno siamo noi, noi tutti di Eldy, perlomeno tutti quelli che qui chiacchierano, scrivono, commentano e hanno un buon rapporto tra di loro. Quegli “esseri immondi” sono soli, abbandonati da tutti, supportati solo da altri esseri immondi simili a loro che, ANONIMAMENTE, escono dalle loro luride tane e strisciando come vermi, colpiscono a tradimento.

Mamma mia, che impressione!

 

Ducky:            Nulla da aggiungere. Tutto chiaro. Non abbiamo litigato e non ho detto stupidaggini.

 O.B.               Un vaffa… a… qualcuno si…dai…altrimenti che gusto c’è?…

Fonte: Airone

ENZO (Vincenzo Liberale)

ENZO (Vincenzo Liberale)

 

 

 

PIGRIZIA, INVIDIA, GELOSIA, IRA

 

 

Sono spesso sentimenti negativi ma, spesso
si rivelano utili.

(Enzo-Ducky)

Ducky: Argomento della settimana?

Enzo: Sentiamo, che sia interessante però!

Ducky: Io propongo tre argomenti: scegli tu fra le 3 virtù teologali, le 4 virtu’ cardinali e… i 7 vizi capitali.

Enzo: Scelgo i vizi capitali, perché molteplici e considerati negativi. I sentimenti negativi, come ira, gelosia o invidia, non sono stati giudicati sempre allo stesso modo nel corso della storia e, soprattutto al giorno d’oggi, chi li prova vorrebbe liberarsene al più presto, non è detto che vengano ogni volta per nuocere. Ne tratteremo solo quattro:

– accidia (alias pigrizia)
– invidia
– gelosia
. ira

Sprofondato nel divano davanti alla tv accesa, una lattina di birra in una mano e il telecomando nell’altra, rigorosamente in mutande. Homer Simpson è forse la figura che meglio rappresenta uno stato d’animo molto diffuso. L’accidia- pigrizia:

cioè quella generale e ostinata avversione ad agire, spesso unita a indifferenza e cinismo, che sembra essere una caratteristica dei nostri tempi. Ma è davvero cosi? In realtà quello incarnato da Home è un sentimento molto più antico. E’ un termine che viene dalla parola greca akédia, che significa noncuranza, ma in sé non aveva una valenza negativa. Per i latini altro non era che la negazione del’otium. Cioè del tempo libero da impegni e impicci materiali, da dedicare alle occupazioni dell’intelletto.

Ducky: Tutto cambia.

Enzo: Nel Medio Evo, l’accidia diventa una colpa, una negligenza, l’omissione di praticare il bene. Si potrebbe definirlo come torpore spirituale, accompagnato da noia e tristezza, dalla pigrizia più comune cioè la soddisfazione nel dolce far niente, ma l’accidia può favorire il lato artistico, insomma la creatività Ma se è eccessiva ,si va nel patologico e si può finire nella depressione.

Ducky: Passiamo a un altro vizio!

Enzo: La Rochefoucauld definiva l’nvidia un sentimento così universale da riguardare anche le divinità, lo scrittore e filosofo francese definiva l’invidia un sentimento universale: basti pensare al mito greco di Marsia, scorticato vivo dal dio Apollo, per averlo battuto a una gara di flauto.

Ducky: Che brutta fine. Pero’ quel satiro se l’è cercata, non doveva sfidare il dio Apollo. Gli invidiosi non mi piacciono

Enzo: Nemmeno a me Comunque, andiamo avanti. l’invidia
è un sentimento di mancanza e di inferiorità: si è in felici perché qualcuno possiede qualcosa che si vorrebbe avere per sé e ci si sente inferiori per questa mancanza. Ma quasi nessuno lo ammette perché bisogna ammettere la superiorità dell’altro, ma non basta. L’invidioso nutre malanimo verso chi non lo merita (l’invidiato): per questo è oggetto di riprovazione sociale. Chi del resto, ascolterebbe qualcuno che “parla solo per invidia?”.

Ducky: Insomma, per quanto provare invidia sia sgradevole, puo’ avere degli effetti positivi anche oggi, quando il malanimo e il rancore verso l’invidiato cedono al desiderio di migliorare per colmare il divario che ci separa da lui. Però ce ne sono di sentimenti…negativi eh prof.

Enzo: Specialmente di quelli che fanno danni molto gravi, come la gelosia.

Ducky: Azz e azzarola, questo non è un sentimento, e né un vizio capitale, secondo me è un flagello sociale. Dimmi, Alter.!

Enzo: Ne convengo. Duc, Se l’invia ha una sua utilità, lo stesso si può dire della gelosia. Lo psicanalista Valerio Albisetti,, che all’argomento ha dedicato un libro, la definisce “residuo della struttura infantile dell’io”…

Ducky: Stavo in pensiero…e mi stavo chiedendo quando lo scombinato prof non mi propina la frase galeotta…e mi fornisce la spiegazione?

Enzo: Lo faccio subito: dopo la nascita , sorge in ognuno di noi il desiderio di tornare nel caldo grembo materno e lo controbilancia con la gelosia. Ma con la vita extrauterina le cose si dovrebbero superare. Ma, non sempre così succede “La gelosia comprende gli stessi elementi dell’invidia tranne l’emulazione”, fa notare Cattarinussi. In altre parole, la persona gelosa tende a fare il vuoto attorno all’amato o all’amata: la presenza di possibili rivali innesca il timore di risultare perdenti nel confronto. Del resto, c’è affinità tra invidia e gelosia, la prima è desiderio di possedere, la seconda è timore di perdere la persona amata (o anche l’oggetto). Sempre che non si superino certi limiti, come la cronaca anche recente, purtroppo, fa registrare.

E’ il caso della gelosia delirante conosciuta come “sindrome di Otello” un vero e proprio disturbo mentale a cui spesso si associano comportamenti violenti, dallo stalking fino all’omicidio. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Pisa, gli attacchi ossessivi sarebbero scatenati all’interno della corteccia cerebrale. Le ricerche in questo campo continuano, con la speranza, dicono gli scienziati, che una migliore conoscenza dei circuiti cerebrali possa portare, un giorno, all’individuazione precoce dei soggetti a rischio, cioè dei gelosi deliranti.

Ducky: Sono convinto che lo speriamo tutti. Dei quattro sentimenti resta l’ira

Enzo: È uno dei sette vizi capitali: un’emozione violenza, suscitata da ostacoli, reali o immaginari, che frustrano o impediscono attività o desideri. E’ prevalentemente spiacevole in quanto si accompagna a tensione; può accompagnarsi con il risveglio di attività aggressive, in genere di tipo impulsivo, di notevole gravità conducendo a ferimenti o anche ad uccisioni.. Lo scatto d’ira assume carattere patologico, quando si ripete con troppa frequenza.
Non sempre del resto “incavolarsi” è stato giudicato negativamente: presso i Greci arrabbiarsi per una causa giusta era un’azione che si addiceva ai nobili, ai grandi, ai potenti.

Ducky: Così accadde per l’ira più famosa di tutte: quella di Achille, nell’Iliade di Omero

Enzo: Bravo, non sei poi tanto ignorante, qualcosina la sai.

Ducky: Ti ho sorpreso, vero? Chissà quante volte ancora ti potrei sorprendere. Prosegui.

Enzo: Non ti conviene, Duc. Non puoi scagliare nessuna pietra. Stop e andiamo avanti.

Ducky: Andiamo avanti…e calmati!

Enzo: Calmati tu,invece! …Nell’antichità, insomma, la collera era un sentimento provato da chi dimostra di avere un animo coraggioso e generoso. Oggi invece, qualunque sia il motivo che la scatena, l’ira ci fa paura perché dà sfogo a un’energia che ci travolge, travalica qualsiasi volontà, offusca la nostra capacità di giudizio. Ma, per quanto i suoi effetti possono essere distruttivi, anche la rabbia ha dei lati positivi: Almeno in certe occasioni, insomma, la rabbia può essere il motore che fa muovere le cose.

Ducky: Ma ogni tanto un’incaz…pardon…un’arrabbiatura ci vuole.

Enzo: Fatta come si deve.

Ducky: Mo’ prendiamo il metro. Ognuno si arrabbia a modo suo, e’ una questione di interpretazione.

Enzo: Ma che dici, Prof, non dobbiamo mica fare una recita.

Ducky: ….potrebbe essere quasi una interpretazione…a soggetto…senza copione.

Enzo: Non so come devo interpretare te …se devo incavolarmi o devo ridere.

Ducky: …ridi, fratè….quando ti vedo ridere …mi viene da ridere e quando ridi “si comico”.

Fonte – Focus
Extra

O.B Amici ridiamoci sui nostri difetti con il film “Arrivano i dollari”.Film datato ma sempre attuale, che racchiude diversi, se non tutti, i vizi capitali. Con i protagonisti che devono rinunciare alla propria visione…

 Annamaria… a dopo

SIAMO TUTTI UN PO’ STUPIDI O LO DIVENTEREMO?

 

Secondo uno scienziato americano, più ci civilizziamo e più diventeremo stupidi.

Enzo-Ducky

Enzo::            Duc, se io ti dicessi , sei un baggiano!  Tu cosa mi faresti?

Ducky:           La parola “baggiano” non la conosco,  ma molto probabilmente vuoi fare lo stupido.

Enzo:             Indovinato, ma non per sfotterti, e’ per disquisire sulla stupidità

Ducky:           …sulla “stupidità? ,   ti sei misurato la temperatura?  Secondo me hai qualche linea di febbre.

Enzo:             Non sto scherzando, baggiano significa stupido. Ho fatto la battuta perché secondo uno scienziato americano  lo diventeremo sempre di più.  Vogliamo ridere… in tandem.?

Ducky:           Devo ridere  subito?

Enzo:             Come e quando ti fa comodo…ma a tempo.

Ducky:           Sono pronto!

,

Enzo:             Che cos’è la stupidità, come si manifesta?  Basta  che dici solo due parole… e uno si accorge subito che  sei stupido…

Ducky:           Invece, anche se non dici due parole, diranno  “quello è stupido originale.  E’ meglio che fai il prof  serio.

Enzo:             Sul piano evolutivo è il nostro inevitabile destino. A sostenere questa tesi è un genetista della Stanford University,  Gerald Crabtree, che ha condotto uno studio sulle modifiche avvenute, in centinaia di migliaia di anni, al patrimonio genetico e alle    capacità intellettive del genere umane.  Il risultato non è entusiasmante:  i nostri giorni migliori sono già andati, eravamo più vispi e attenti quando vivevamo di caccia nel Paleolitico e la natura ci esigeva sempre all’erta.

E in effetti,  a guardarsi intorno, non si fa fatica a credergli. Siamo circondati da stupidi? National Geographic Channel  ha dedicato loro persino un programma:  “Stupidi al quadrato”. una collezione di video amatoriali che riprendono individui alle prese con idiozie, spesso pericolosissime, come farsi trascinare da un auto seduti su un tagliaerba.

 

Ducky:           Vere e proprie idiozie!

Enzo:             Il punto più alto dell’intelligenza umana non si sarebbe pero’ raggiunto nel Paleolitico.  Secondo Crabtree, che ha ricostruito le possibili mutazioni del nostro corredo genetici attraverso varie epoche. l’impoverimento delle capacità  sarebbe iniziato 3 mila anni fa.

 Ecco le tre trappole che ci rendono stupidi:

01- sopravvalutare noi stessi,

02- non saper controllare gli istinti,

03- prestare attenzione a ciò che si fa

 

Non si tratta infatti di una questione storico o culturale. Per Crabtree il progressivo rimbambimento che, a conti fatti, ci accompagnerebbe da ben 120 generazioni, riguarda tutta la specie umana: basta dire che la selezione naturale diventi meno severa, che la qualità del nostro cervello peggiora. E non solo. La nostra “fragilità” mentale dipenderebbe anche dal fatto che, rispetto a 3 mila anni fa, il nostro cervello deve immagazzinare molte più conoscenze: :  oggi come minimo dobbiamo saper leggere, scrivere, usare il computer, guidare una macchina, destreggiarci tra i mezzi pubblici di una città. I neuroni quindi devono lavorare di più.

Ducky:           Questo studioso afferma che più faticano i nostri  neuroni e più rischiamo l’indebolimento del nostro intelletto. E’ così?

Enzo:             E’ così. Ma tu non ti devi preoccupare: i tuoi neuroni  – molto probabilmente si sono già esauriti.

Ducky:           Spiritoso! A te i neuroni restano sempre “scombinati”.

Enzo:             Ma ci dobbiamo preoccupare?  No, perché parecchi studiosi non  condividono questa teoria.

Ducky:           Ah, meno male,  posso rilassarmi!

Enzo:             Secondo un altro studio-esperimento  un gruppo di psicologi ha concluso su cosa spinge a prendere decisioni sconsiderate,  cioe’ a “fare sciocchezze”  anche gravi.

Il primo tipo di sciocchezze è quello della

 “FIDUCIOSA IGNORANZA.”: Tutti ci sopravvalutiamo, un esempio classico  è quando ci mettiamo al volante dopo un bicchiere di troppo, sicuri che gli incidenti capitino solo agli  altri.

Ducky:           Io sono quasi  astemio , quindi…

Enzo:           Il secondo è legato alla

 “MANCANZA DI CONTROLLO” : caso classico, arriviamo in ritardo a un appuntamento importante per giocare all’ultimo videogame o per vedere la fine di un thriller..

Il terzo tipo di stupidità viene definito “ASSENZA MENTALE” veniale, ma letale in certe circostanze, ed è quando non prestiamo attenzione a ciò che siamo facendo. Per esempio, quando attraversiamo la strada leggendo un messaggio sul cellulare o lo usiamo mentre stiamo guidando l’auto. Qui potremmo definirci tu ed io “assenti-mentali.

Ducky:           Perché io e non tu?

Enzo:             Perché quando  vedi una donna, i tuoi occhi “non ci vedono più”, la segui come se avessi  una video-camera in spalla.

Ducky.           Non dire sciocchezze; io guardo solo le magre.

Enzo:             Io preferisco le ubertose… vabbè…cioè le bone

Ducky:           …ma che lingua parli…ti dispiace parlare come ci fece nostra madre? Piuttosto vogliamo riprendere la….cosa..dilla tu. Questa parola la odio…

Enzo:             La di-squi si zio ne. Torniamo alle teorie. Quella più inquietante è quella di alcunivirologi della John Hopkins School of Medecine  (Baltimora) che hanno isolato un virus, il   Chlorovirus, che danneggerebbe alcune funzioni intellettive.  Il virus arriverebbe dalle alghe verdi  che si trovano in alcuni fiumi e non è ancora chiaro come avvenga il contagio. Infine, una  domanda:  e  se la stupidità dipendesse anche dal genere?

Ducky:           Dal genero?  che c’entrano gli affini e i parenti?

Enzo:             Uno di questi giorni ti disconosco,  ma devo riconoscere che alcune battute mi sorreggono: hai il senso dello humor.  Ricomponiamoci. Secondo uno studio dell’Università di New Castle (GB) , gli uomini sarebbero la metà del cielo più intellettualmente fragile. La conclusione nasce da una consultazione dell’archivio del Premio Darwin, il sarcastico riconoscimento attribuito a chi, morendo per una azione cretina, ha contribuito all’evoluzione dell’umanità nel senso che ha evitato di

trasmettere il proprio patrimonio genetico.

E per avviarci alla conclusione, si è appurato che  dal 1995 al 2014, su 318 premi “,assegnati” – per cretinate gravi – ben 282 sono stati attribuiti a…uomini.  Sarà un caso?

Ducky:           E che ne so? E tù?

Enzo:             Non ho idea. Credo che sia gli uomini che le donne commettono ogni tipo di stupidaggini lievi o gravi. Comunque sia, lo storico ed economista Carlo Copilla, che ha studiato il fenomeno,  ha stabilito Le cinque leggi delle stupidità, che sono le seguenti:

01 – Ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione.

02 – La probabilità che una persona sia stupida è indipendente da quasiasi        altra sua caratteristica  (età, istruzione…).

03 –  Lo stupido è colui che causa un danno a un’altra o più persone senza          ricavarne  alcun vantaggio o addirittura subendo una perdita.

04 – Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo    degli stupidi.

05 – Lo stupido è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Enzo:             Duc,  dai su…lo sei… confessa!

Duc:               Mò ti metti a dire parolacce…non è da te.

Enzo:             Io? …ho detto  una parola  volgare?

Duc:               Eh sì, ho sentito con queste orecchie. Hai detto…con fessa!

Enzo:\            Maledetta ignoranza…o lo fai apposta o sei  stupido. Ho detto …

confessa” come verbo e non….come hai interpretato tu.  A proposito, sempre  per stare in tema,  In due anni chi ha bruciato ben sei, dico  sei caffettiere?

Ducky:           Io!

Enzo:\            Come volevasi dimostrare.  E chi è lo stupido?

Ducky:           NOI.

Enzo:             Eh già,  ma non alzare la voce, nessuno lo deve sapere…se no che figura ci facciamo!

ENZO (Vincenzo Liberale)

Fonte.

Focus Extra