OMOSESSUALI CELEBRI

(Annamaria intervista Ducky)

Annamaria : Ducky, hai preso il caffè, ti sei rilassato…allora, cominciamo?

DUCKY: Vuoi dire, “ci siamo” rilassati e rinfrancati con il caffè…sono
alla tua mercè. Però, birbantella, hai scelto un argomento piuttosto
“pepato”.

Annamaria: Eh, sì…perché recentemente ho letto su un giornale il caso di un
omosessuale ucciso dal figlio del suo amante, che giudicava
questa relazione immorale e vergognosa.

DUCKY: Ancora siamo a questo punto, e ci vorranno dei secoli prima che
gli eterosessuali, cioè noi normali accettiamo l’inversione
sessuale. Molti omosessuali non sono capiti dalla famiglia e non
solo dalla famiglia. E’ mille volte preferibile un invertito sessuale
dichiarato che uno che si trincera dietro tante ipocrisie e falsi
moralismi, perché quest’ultimo odia le persone normali, maschi e
femmine, e potendo, farà loro del male, a seconda del posto
sociale che occupa.

Annamaria: Ma nei secoli passati e in certi paesi era considerato diversamente
l’omosessuale…non è così?

DUCKY: Negli antichi codici ittiti, caldei, babilonesi ed ebraici non
venivano condannati i rapporti omosessuali.

Annamaria: Ecco, vedi…!

DUCKY Pensa un po’ che nell’epoca di Gilgamesh, insomma andiamo
indietro nel tempo di 30 secoli fa – cioè 3000 a.C. – chi era
dichiarato omosessuale non destava alcuno scandalo o
preoccupazione.

Annamaria: Poi le cose cambiano, come disse quel poeta latino, Orazio…”carpe diem”

DUCKY: Le cose cambiano e furono cavoli amarissimi per gli omosessuali.
La condanna di ogni rapporto omosex ebbe origine nella storia ebraica…

Annamaria: Ma guarda questi Ebrei dell’antichità…ma Ducky potevano farsi i …fatti loro…

DUCKY: Non scherzare, … siamo ancora a tanti secoli fa …si tratta di sette secoli a. C. Ma fino a quel secolo, i rapporti orogenitali …

Annamaria: …e qui l’oro non centra un bel niente…!

DUCKY: Lo credo anch’io… e le attività omosessuali erano associati a cerimonie religiose in tutta le zone medio orientali. I “maschietti
“ omosessuali si “prestavano” prostituendosi in un tempio, chiamato Kadesh, e spesso facevano parte del gruppo religioso ebraico. I codici sessuali ebraici, questo modo di comportarsi, furono adottati dai seguaci del cristianesimo, tra i quali San Paolo, il quale era cresciuto nella tradizione ebraica, Sicché il codice morale cristiano è una copia quasi identica del più antico ebraico.
E per completezza di argomento devo dire anche che il codice ittita però proibiva l’omosessualità maschile, mentre non si interessava dei rapporti lesbici. Nella Bibbia è soltanto l’omosessualità maschile a essere duramente condannata, mentre quella femminile non viene considerata. Le pene prevedevano la morte dell’omosessuale.

Annamaria: Oh, poverini…però Ducky so che alcuni personaggi famosi erano omosessuali… Sofocle, Oscar Wilde, Benvenuto Cellini…

Caricatura O. Wilde

DUCKY: Molti, molti, tantissimi…omosessuali celebri ce ne sono stati , ma ciò non significa che l’omosessualità apra le menti delle persone, o che essi siano sempre, come dice Dante, letterati e degni di massimo rispetto. Vuoi che te ne faccio una sfilza di quelli che hanno fatto la storia, le arti, le scienze, la cultura: Eccoli:
Socrate, che tu hai citato, Platone, Sofocle, Kiekegaard, Virgilio, Pindaro, Alessandro Magno, Cesare Augusto, Byron, Shakespeare Andersen, Verlaine, Rimbaud, Oscar Wilde, Gide, Condé, Lorrain, Proust, Lorca…

Annamaria: Garcia Lorca? Uhm!

DUCKY: Sì, proprio lui…poi, il grande Leonardo da Vinci, Benvenuto Cellini, già citato da te, Chaikowski, Brahms, Il grande Giulio Cesare, Marco Aurelio, …e sssst…papa Giulio II, Fidia, Epaminonda, Minosse, Goethe, Molière, Vittorio Alfieri, e ah, mannaggia…casanova, Enrico III, Eduardo II, Guglielmo II, Guglielmo III, Federico il Grande e suo fratello Enrico, i…mannaggia, papi Paolo II. Sisto IV e tanti altri…Marò, mi manca il fiato, Annamaria, lasciami prendere fiato…mi fischiano le orecchie, credimi.
Certamente, alcuni lettori, si saranno scandalizzati nel leggere questi nomi, e qui sta il dramma dell’omosessualità: ancora ci scandalizziamo…e passeranno molti secoli prima che si resti indifferenti dinanzi a un omosessuale.

Enzo

 

LA PAZIENZA

Siete pazienti  verso gli altri…o pazienti per cure sanitarie?

Non sorridete, convinti di saperlo. Definiamola!

La Pazienza è la capacità di sopportare disagi, dolori, attese, tradimenti, eccetera.

“Ma soprattutto  è un’arte che s’impara”

(DI VINCENZO LIBERALE)

Enzo-Ducky

Enzo:     Duc, oggi esamineremo un grande pregio, una virtù di grande valore umano ed esistenziale.

Ducky:    Hai già consumato due aggettivi…umano ed esistenziale. Non ti allargare troppo. Fa già troppo caldo.  Comunque, sentiamo!

Enzo:      Smettila, l’argomento è molto interessante.

Ducky:    Dici sempre che sono molto importanti,,,interessanti.

Enzo:    Perché lo sono, lo sono vabbè.

Ducky:    Eh, non t’infiammare, dicevo così ,,,sai bene come sono…è per sfotterti un po’. Non fare l’offeso…che trattiamo stasera?

Enzo:      La pazienza…

Ducky:    Vuoi sfottere me adesso?

Enzo:     La p a z i e n z a!

Ducky:    Ah sì, io pensavo all’ira…come t’incavoli tu….

Enzo:     Basta mò, non farmela perdere.

Ducky     Prego, prof. Serio sono!

Enzo:     Mi raccomando, Duc, rispetto per i Lettori.  Alzi la mano chi non è mai andato in crisi non ricevendo una risposta immediata a un messaggio importante su una chat o su WhatsApp dalla persona che ama: o semplicemente chi non si è mai sentito impaziente   in coda al casello o al supermercato. La pazienza sembra una virtù dimenticata nella nostra società.  Come te, Duc.

Ducky:    Come te, tu sei nato scordarello.

Enzo:     Cristiana Milla, psicologa, conferma ad Airone:  “la gratificazione immediata è una delle icone più popolari della nostra modernità. Non vogliamo più aspettare e diventiamo facilmente impazienti e aggressivi. Abbiamo disimparato l’arte di attendere, di rimandare.

Ducky:    E’ vero, abbiamo fretta e non ci va di aspettare.

Enzo:     Eppure secondo gli psicologi sembra una qualità impopolare e un po’ noiosa. Lo conferma anche Marina Manciocchi, psicanalista presso il centro di psicologia analitica di Milano e autrice di  Penelope e il senso dell’attesa. La nostra cultura ha fretta di arrivare agli obbiettivi, eppure avere pazienza significa accettare di non essere onnipotenti e di non avere sempre successo subito.

Ducky:    Riconosciamo …che lo siamo.

Enzo:     Purtroppo l’impazienza spesso ci può creare problemi sulle relazioni con gli altri. Inoltre spazientirci di fronte a un problema complesso  ci mette in uno stato di agitazione che peggiora la situazione. Certo l’impazienza è spesso legata all’età della vita in cuici troviamo. I giovani fino ai 35 anni, tendenzialmente vivono con fretta, poi crescendo si tende a diventare più attenti e pazienti.  La famiglia riveste un ruolo importante. Certamente l’ansia di arrivare agli obbiettivi, molto forte tra i giovani, è motivata dall’educazione che si riceve in famiglia. Il modo in cui si cresce ha un peso notevole, così come dalla società. Imparare la pazienza, insomma, significa abbandonare il narcisismo tipico dei bambini che non sanno aspettare. Orbene, quanto costa l’educazione?

Ducky:    Lo chiedi a me? Devi spiegare tu.

Enzo:     Più si è pazienti e più chance si ha di avere successo nei propri progetti e nei rapporti con gli altri. Tuttavia, non sempre i genitori sono disposti a insegnare queste qualità e ad allenare la virtù della pazienza.  E’ sempre più comune osservare genitori che vivono nella fretta, nei tempi stretti, nell’appagamento istantanei dei bisogni, nel tutto e subito. Questo perché a volte è più facile rispondere sempre “sì” accontentando i desideri più diversi dei propri figli piuttosto che gestire situazioni frustranti e disagevoli che nascono da un “no”.

 

Ducky:    Anche in amore ci vuole un certo modo di affrontare  la pazienza, che credo sia sinonimo di resilienza. Cioe’  riuscire a sopportare e a superare eventi e situazioni negativi. Ma vi è un limite da non sconfinare,  La pazienza e la resilienza sono due virtù che hanno molto in comune. Dico bene?

Enzo:     Ritornando al limite invalicabile,  dobbiamo fare ogni attenzione, relativamente alla persona che a contatti con la persona   che può sfociare nell’impazienza con tutte le conseguenze  spiacevoli nei rapporti  affettivi e sociali. Non a caso la maggior parte   degli  individui,  umani e animali non può sopportare attese più lunghe di pochi secondi. Alcuni ricercatori hanno appurato che oltre al livello di sviluppo cognitivo, la capacità di provare pazienza dipende anche dall’oggetto di attesa.

Ducky:    …specialmente con le donne!

Enzo:     Duc, ma quella non è pazienza…è la loro natura. La pazienza è quindi un sentimento importante, ma non solo. Gabriella Caramore, scrittrice e autrice nel 2014 del saggio  Pazienza  (Ed Il Mulino)  spiega in un’intervista che  “il bambino che cresce ha bisogno di tempo e dunque di pazienza. Ne hanno bisogno gli amanti per custodire il loro sentimento.

Ducky:    Ma non tutte lo sanno custodire, Alter Ego caro.  Non solo, esercitare la pazienza non significa essere passivi nei rapporti  di coppia e familiari: al contrario, ci permette di gestire al meglio le situazioni di amori e amicizia. Specialmente con  alcune nostre  “consorelle”  che hanno messo in serio dubbio il valore dell’amicizia come praticanti.

Enzo:     Calma, fratellino…c’è un aforisma che dice…

Ducky :    Lo conosco…il coltello ferisce da vicino, la lingua a qualsiasi distanza.

Enzo:     Mi fai finire?

Ducky:    Certo, ti vedo in gran forma. Prego!

Enzo:     La pazienza è una virtù dinamica, energetica. Sarebbe un grave errore confonderla con la pura e semplice rassegnazione, l’essere passivi o succubi delle situazioni esterne e dei propri stati interiori, come per esempio la rabbia o la disperazione. La pazienza è attesa attiva, mentre l’impazienza, al contrario, una forma di fuga. Essere paziente significa quando prendere una decisione, e quando no, cogliere il momento giusto per proporre un progetto o attendere che si creino le condizioni idonee per lanciare un’iniziativa. Insomma, il pensiero paziente guarda avanti.

Ducky:    Caspita: stile, culture e ritmo…non ti manca nulla.  Come tuo ammiratore offro io la pizza e tutto il resto.

Enzo:     Sbruffone, tocca proprio a te, stasera.

O.B (Annamaria):          A me niente pizza? Con tutta la pazienza che ho con voi…mah…vabbè…me la offro da sola e…bella fresca!!

Fonte/ Airone

LA SCIENZA DELL’ ALDILA’

Parte 2 – Rassegna

Riprendiamo, stavo per  digitare la parola “argomento”; ma questo non è affatto un argomento ma il risultato di ricerche e studi eseguiti da molteplici scienziati  di varie parti del mondo con le loro interpretazioni. Le esperienze lasciano sconcerto e perplessità; voi gentili lettori,  siete liberi di interpretare i casi e di fare le vostre “considerazioni.

Enzo/Ducky

Ducky:           Veniamo ai casi!

Enzo:             La letteratura cita 3 casi di malati che hanno raccontato interventi subìti quando erano incoscienti.

Ducky,           Sono tutto orecchi.

Enzo;             Il primo caso riguarda una dentiera…

Ducky;           Eh, cosa?

Enzo:             Hai capito bene, una dentiera.

Ducky:           Davvero? Lasciamo sorridere.

Enzo:             Sorridi pure…ma ascolta prima quello che è accaduto…e ti assicuro che smetterai di sorridere.

Ducky:           Ti ascolto!

Enzo:             Il caso – della dentiera appunto – è stato raccontato da Van Lommel  sulla prestigiosa rivista  The Lancet nel 2001.

Un uomo di 44 anni, dopo essere uscito dal coma, ha incontrato una delle infermiere che l’aveva rianimato, dicendole “Ecco chissà dov’è la mia dentiera!”. L’infermiera, che lo vedeva sveglio per la prima volta, è rimasta scioccata. L’uomo le ha raccontato di averla vista, prima di intubarlo,  togliergli il ponte dentale e metterlo in uno dei cassetti su un carrello pieno di bottiglie. Ma in quei momenti lui era in arresto cardiaco e privo di conoscenza.”

Ducky:           Eh la miseria!

Enzo.             Senti il secondo caso di Pam Reynolds, una cantante di 35 anni operata in un ospedale di Phoenix. Al risveglio da un’operazione in cui il suo corpo era stato portato a 16 C e in arresto cardiaco, ha descritto la sega pneumatica che il chirurgo aveva usato per la craniotomia (somiglia a uno spazzolino da denti).  E l’ha sentito lamentarsi che i vasi sanguigni del suo inguine fossero troppo piccoli per collegarli alla macchina cuore-polmone. L’episodio è stato raccontato dal cardiologo Michael Sabom nel libro  Ligt and Dead (1998)

L’episodio più recente è stato descritto nel 2014 da Sam Parnia, anestesista dello Stony Brook Medical Center di New York sulla rivista Resuscitatio.

Un paziente di 52 anni che ha riferito le manovre di rianimazione che gli erano state praticate dopo 3 minuti dal suo arresto cardiaco.

Domanda: SONO SOLO COINCIDENZE?

“Questi episodi non sono  irreali”, risponde Facco. “Vanno oltre la corrente interpretazione, secondo cui la coscienza è solo il prodotto dell’attività del cervello. Questi casi mostrano la possibilità di mantenere la coscienza anche durante l’arresto cardiaco, sfidando quanto fino a oggi sappiamo di fisiologia cerebrale: perciò dobbiamo ancora comprenderla fino in fondo. In 40 anni di ricerche, nessuno è riuscito a dimostrare che le esperienze di premorte siano la manifestazione di qualche disfunzione.

Ducky:           E’come se anche in coso di arresto cardiaco in noi vivesse sempre un quid che gli scienziati chiamano COSCIENZA.

Enzo.             Potrebbe essere …l’Anima…vediamo cosa affermano gli scienziati. Come dobbiamo intenderla?  La scienza non è riuscita a darne una definizione convincente, negli ultimi 4 secoli. La medicina si è concentrata sul corpo-macchina, osservabile e quantificabile, lasciando la psiche alla religione, alla psicologia e alla filosofia. Ma, ora cacciata dalla porta, l’Anima potrebbe rientrare dalla finestra, seppure visitata dalla fisica: potrebbe essere un quanto (o quant)  di energia e informazione.  Duc, stai concentrato. Qui si parla difficile.

Ducky:           Me ne sono accorto. Tu vai avanti.

Enzo:             “Se si ha coscienza anche in un cervello spento, è possibile che la Coscienza non si limiti al cervello: può essere un campo di informazioni che il cervello e’ in grado di captare,   ipotizza Van Lommel.  “Il cervello potrebbe essere un trasduttore…

Ducky:           Alt…spiega cos’è un…la parola che hai detto…

Enzo:             …un trasduttore – non un traduttore –  è un dispositivo capace di tradurre l’energia :  da una forma all’altra: come una TV, che grazie a una antenna capta onde elettromagnetiche e le trasforma in segnale elettrico, traducendolo in suoni e immagini. Quando la TV si rompe, infatti, i canali non cessano di esistere.”

Un’ipotesi azzardata?

“La scienza è piena di ipotesi che sfidano il senso comune”, dice il dottor Facco. “Un secolo fa, Albert Einstein immagino’ le onde gravitazionali. L’ipotesi fu accettata, ma queste onde sono state rilevate  solo l’anno scorso.  Se la coscienza fosse un pacchetto di energia e informazioni, sarebbe possibile la sua separazione dal corpo con la morte, senza pensare a cose ultraterrene. Insomma le ipotesi sono tante e le interpretazioni  pure. 

TABLET.  Insomma, si può verificare questa ipotesi con un esperimento inoppugnabile?

Un modo c’è: piazzare in cima ad armadi (o scaffali) , invisibili dal basso, alcuni oggetti. Se una persona in coma galleggiasse davvero sul proprio corpo, li descriverebbe al suo risveglio. E’ il “test di identificazione di un bersaglio”,  un esperimento tentato per decenni.: medici di tutto il mondo hanno installato sugli scaffali ospedalieri foto, disegni, titoli di giornali, perfino un display scorrevole con la scritta “I ghiaccioli sono in fiore”. Ma nessuno ha visto la pistola fumante: : nello studio “Aware” (2014), 15 ospedali fra Usa, Regno Unito e Austria hanno sistemato migliaia di  disegni sulle mensole delle terapie intensive. Ma solo il 20% dei pazienti ha avuto un arresto cardiaco nelle aree coi disegni-bersaglio. E nessuno di loro li ha visti. Insomma: se c’è, l’anima gioca a nascondino.

“Questo non dimostra la falsità delle esperienze extracorporee”, replica lo scienziato. “Chi si trova a fluttuare sul proprio corpo è troppo sorpreso da questo per badare a cosa ci sia su uno scafate”.

Ducky:           Mi sembra logico!

Enzo.             Gli scienziati, comunque, non si arrendono. A maggio è iniziato nel Regno Unito  un esperimento,  “Aware2”; in caso di arresto cardiaco, un operatore metterà sopra il paziente, rivolto verso il soffitto, un tablet con una foto.  Se al risveglio lui la descriverà, dovremo rivedere le teorie sulla Coscienza. Ma se non succederà, un fatto è certo: la coscienza è ricca di territori ancora tutti da scoprire.

Ducky:           Credo che la realtà abbia tante facce, Enzo.

Enzo:             Lo credo anch’io; credo anche che è meglio uscire, andare nella solita pizzeria gustarci una “Mediterranea” , con coca, limoncello e due caffè  forti.

Ducky:           …che meritano una sola interpretazione. Pero’., Enzo caro, facciamo attenzione al limoncello se no rischiamo noi di…levitare nel vuoto.

Annamaria     (O.B) Io ricordo un simpatico mistificatore cinematografico , il mago di Segrate, interpretato da D. Abbatantuono che liiiievitava in aria dal balcone… provateci gemè…cuncentramendoooo , pebbacco, svulazzate!

Fonte – Focus

 

LA MORTE CI “TERMINA” O SI PROSEGUE PER L’ALDILA’?

La scienza fa il punto della situazione con le ultime ricerche

Enzo-Ducky

Enzo:              Ducky, quanto pensi di campare ancora?

Ducky:            Dici sul serio?

Enzo:              Scherzo, stupido…ma se io ti facessi la domanda sul serio?

Ducky:            Dai su, tutti ci pensiamo all’ultima ora. Ho capito, sei di una curiosità estrema;  dobbiamo rassegnarci. Sputa fuori il rospo. Non credo che vuoi conversare gustando la pizza, il limoncello e il resto…insomma della dipartita”.

Enzo:              No, figurati! Non ti viene in mente di qualcosa di cui  se ne parla tanto? Qualcosa di strabiliante….di luce…?

Ducky:            …delle strade buie…pericolose senza luce…

Enzo:              La parola “tunnel” non ti dice nulla?

Ducky:            Mi ricorda il tunnel sotto la Manica. Ho sbagliato?

Enzo:              Scombinato, smettila…mi riferisco alle persone che hanno vissuto certe esperienze di premorte…o dichiarate tali e che poi si sveglia e non ha più paura di morire.

Ducky:            Ah, ho capito; me lo potevi dire. Si, certo. Ho letto tre libri in proposito, di scrittori-medici sia italiani che stranieri. Uno butta il sangue cioè “scapizza”,  precipita per le scale,  fa uno sconto frontale; lo portano all’ospedale…morto o mezzo morto …” e lì succede ‘o 48…il miracolo che tu chiami esperienza di premorte. Esce nuovo con un’altra “capa”:  Tutti o quasi tutti dicono che non hanno più paura della morte.

Enzo:              Frena, Duc, Più o meno è così. La letteratura di questi fenomeni  mi ha lasciato sempre un groviglio di emozioni che non saprei definire… credimi: emozioni…che sanno di speranza.

Ducky:            Ci sono nuove “considerazioni” tra gli scienziati? Cosa dicono?

Enzo:              Siamo nel 2017 e gli scienziati hanno fatto il punto.

Ducky:            Sentiamo!

Enzo:              Senti questa testimonianza di una donna.

“Lavoravo in un negozio di articoli per animali. Un sabato – era il 14 dicembre del 2013 – sono uscita a fumare con la moglie del titolare. Le ho sentito dire due volte il mio nome, poi ho perso conoscenza. Ricordo perfettamente di essere entrata in un tunnel scuro, volavo gioiosa, ridevo come non mai. Intorno sembrava che navigasse, l’aria era fresca e sentivo delle risate felici…Mi sono risvegliata dopo un’ora e mezza in Pronto Soccorso. Avevo avuto una crisi epilettica con convulsioni per 14 minuti: le mie labbra erano diventate  nere, non avevo più battito cardiaco.  Se il marito della vicina di negozio non mi avesse fatto il massaggio cardiaco, sarei morta.  Da allora penso spesso a questa esperienza. E’ stata stupenda. E non ho più paura della morte.”

Ducky:            Non dico nulla, ma ascolto molto attentamente.

Enzo:              Serena è una donna italiana. Ha scritto questa testimonianza sul sito della Fondazione per la ricerca delle esperienze di premorte (nderf.org)  fondata dall’oncologo statunitense Jeffrey Long. Il suo non è un caso isolato: Long ne ha raccolte oltre 4 mila , da tutto il mondo, raccontandoli nel best seller “Esiste un posto bellissimo (Mondadori).

Ducky:            Dovremmo credere a questi racconti? Sono allucinazioni o svelano qualcosa sul misterioso territorio fra la vita e la morte?

Enzo:              Difficile rispondere. Ma se sono deliri, come si spiega che tante persone riferiscono le stesse visioni?  Il primo a scoprirlo fu uno psichiatra statunitense, Raymond  Moody, nel 1975; dopo aver studiato 150 casi simili, li denominò “esperienze di premorte” . Ma non è un fenomeno moderno. Già nel quarto secolo a.C.  il filosofo Platone raccontò le visioni di Er, un soldato rimasto in coma per 12 giorni. Vide “una luce dritta come una colonna, simile all’arcobaleno, ma più intensa e più pura.”  Questi casi, in realtà,  non sono rari : accadono al 12% di quanti sopravvivono a un arresto cardiaco. E molti pazienti non li raccontano temendo di passare per pazzi.

Ducky:            Immagino le enormi difficoltà negli studi.

Enzo:              In merito gli studi scientifici che se ne occupano sono solo 150. Le ricerche in questo campo sono iniziate 50 anni fa.  La scienza ha appurato che la morte non è un evento istantaneo-rapido, MA UN PROCESSO GRADUALE, come il passaggio dal giorno alla notte. E’ una zona grigia, da cui, in certi casi, SI PUO’ TORNARE INDIETRO,  dice Francesco De Ceglia, autore di  Storia della definizione di morte (Ed. Angeli).  La morte definitiva coincide…

Ducky:            Ecco, stavo per chiedertelo!

Enzo:              Stai calmo e te lo spiego.  La morte coincide con lo spegnimento  del cervello (tronchi encefalici e midollo spinale): se non funziona, si interrompono 2  (due) cose, la respirazione e la circolazione sanguigna. Dunque, il cervello è la centrale operativa della vita. Il cervello si spegne se subisce un trauma, se il cuore non batte più (arresto cardiaco) o i polmoni smettono di respirare. Quando il cuore smette di battere, entro circa 20 secondi, l’elettoencefalogramma diventa piatto.Se non si fa la rianimazione cardio-polmonare, nel giro di 5-10 minuti le cellule cerebrali subiscono danni irreversibili.

Ducky:            Ma come si spiegano allora queste visioni in un cervello che non può avere pensieri complessi o non può pensare,  perché funziona al minimo, solo per tenere in vita il corpo? E perché le persone vivono esperienze simili?

Enzo:              Nelle Nde – Esperienze di Premorte alcuni cristiani raccontano di incontrare i santi, e gli indiani Visnu: gli occidentali si ritrovano in un giardino e gli hawaiani fra i vulcani. Ma, tolte queste differenze gli elementi principali sono uguali per tutti:

  • il tunnel

  • la sensazione di pace

un paesaggio di luce

  • l’incontro con i parenti o amici defunti

  • e il riassunto della propria vita, vista sfilare come un film accelerato.

Tanto che Bruce Greyson, psichiatra all’Università della Virginia, nel 1983 creò una scala per valutare l’intensità delle esperienze che accadevono e che ancora accadono.

Ducky:            Ma queste esperienze non succedono a tutti. Che dice la Scienza?

Enzo:              Il cardiologo olandese Pim Van Lommel, che ha esaminato centinaia di casi, non ne è venuto a capo e dichiara:

“Tutti i pazienti che abbiamo studiato erano clinicamente morti. Non abbiamo trovato alcuna spiegazione scientifica sul perché solo alcuni abbiano vissuto queste esperienze. La durata dell’arresto cardiaco o dello stato di incoscienza, e la gravità della mancanza di ossigeno nel cervello sono irrilevanti. E non contano le credenze religiose: queste esperienze le vivono anche gli atei.”

Per molti scienziati, comunque, non c’è nulla di soprannaturale: “Sono allucinazioni realistiche, un misto di ricordi e fantasie che si attivano quando il cervello è sotto stress…”scrive Keith Augustne nel saggio “Il mito dell’aldilà”.

“Queste ipotesi chiariscono alcuni possibili elementi scatenanti, ma non le esperienze, il loro contenuto e il loro significato” obietts Enrico Facco, anestesista del dipartimento di neuroscienze all’Università di Padova e autore di Esperienze di premorte (Ed. Altravista).  “La possibilità di avere esperienze coscienti  e strutturate a Eeg –elettrocardiogramma piatto non è spiegabile con le attuali conoscenze sul cervello. Il delirio in terapia intensiva ha manifestazioni del tutto diverse, mentre le esperienze di premorte hanno un significato profondo e trasformano la vita delle persone che non hanno più paura della morte.”

Si susseguono altre obiezioni di altro scienziato che fornisce dichiarazione contraria.

Domanda da milioni di euro: “Come si spiegano, allora,  le esperienze extracorporee, ovvero la sensazione di uscire dal proprio corpo e percepirlo dall’alto?  Anche queste sono classificate come allucinazioni?  La letteratura scientifica, però, ha documentato alcuni casi di pazienti che, a elettrocardiogramma piatto e occhi chiusi, hanno percepito quanto avveniva intorno a loro: al risveglio l’hanno raccontato e le loro descrizioni sono state confermate dallo staff medico.

ENZO (Vincenzo Liberale)

RASSEGNA – Prima parte

Fonte FOCUS

Annamaria… a dopo

COME SOPRAVVIVERE ALL’INNAMORAMENTO E…FORSE, IMPARARE AD AMARE!

 

 

Enzo:             LEI lo ha scritto e  NOI lo divulghiamo

 

Ducky:           Lei chi?

Enzo:             Emma Rosenberg Colorni

Enzo:             Senti, Duc!  Ti andrebbe di parlare ancora…

Ducky:           …d’amore?! Ne abbiamo dette tante, I lettori si stufano; pensa per un attimo alla faccia stralunata di OB: una smorfia; lei non ne vuole più sapere.

Enzo:             Fratello caro, se sapessi la moltitudine di donne e anche di maschietti, che non ne vogliono più sapere…ma, poi ne parlano, sentenziano, si lamentano,, litigano, odiano, ridono…

Ducky:           Insomma cosa vuoi dire?

Enzo:             …che dell’innamoramento e dell’amore se ne può scrivere in tanti modi…e noi due ne diremo tante, divulgando i chiarimenti dell’Autrice ed esprimendo le nostre convinzioni…

Ducky:           cioè come la “pensiamo” noi in modo giulivo, malizioso e serio.

Enzo:             Ricordiamo ai gentili lettori che tutto quando diremo sarà rivolto sia alle Donne che agli Uomini  e a qualsiasi tipo di coppia perché chiunque quando è innamorato è malato.

Si parte, Duck,  ti voglio pimpante e baldanzoso.

Tanto per cominciare,  “ti hanno mai detto che innamorarsi è bello e tu ci hai creduto?”

 

Ducky:           Il 99 per cento da giovane ci  crede e anche da adulto: fu per me una emozionante tempesta, uragano…tsunami, chiamalo come vuoi. E tu?

Enzo:             La nostra autrice  Colorni dichiara: C’è chi parla di batticuore, chi di fiato sospeso, chi di stretta allo stomaco, chi di testa che gira. C’è anche chi parla di agitazione, di fissazione del pensiero, di sovraeccitazione, di testa fra le nuvole e di irresponsabile disponibilità ad assumersi dei rischi. E c’è chi riconosce la crisi di astinenza.

Ducky:           Non sempre è così, poi tutto si placa, almeno in parte?

Enzo:             Certo, ogni tanto queste sensazioni  sembrano placarsi, il che sarebbe ottimo se non fosse che tu, uomo,  come un tossico vai a cercarti quello che in fondo detesti, senza accorgetene.

Gli amanti che si fanno promesse Ti capisco: con qualche secolo di romanticismo alle spalle ormai non è facile sfuggire alle credenze e ai presupposti con cui siamo stati addestrati. Coltivi il terrore di stare solo. E scambiamo il dolore per amore. In un matrimonio fra innamorati gli sposi nutrono illusioni uno  nell’altro. Si fanno film mentali su come andranno le cose fra loro, fiduciosi che andranno come si immaginano.

Sanno che la maggior parte dei matrimoni finisce con un divorzio doloroso, la rovina economica e una crisi di identità. Ma loro no, credono che il loro matrimonio sia quello felice. Rpeto, gli amanti che si fanno promesse d’amore sono sinceri ma si autoingannano. Non mentono, in questo senso sono sinceri, ma “ti amero’ per sembre” è molto provvisoriamente vero.

Ci sono due regole per vivere bene insieme. La prima è mantenere una promessa anche se ti costa tantissimo, la secondo è non fare promesse.

Ducky:           Confucio ha detto:”L’amore eterno dura tre mesi.”

Enzo:             Cominci bene,  Duc.  Sembra una battuta di un film di Gianni e Pinotto.

Ducky:           L’ha detta proprio lui. La frase…ti amerò a tempo indeterminato…che ti suggerice?

Enzo:             Sembra una frase di linguaggio aziendale o sindacale. Mi  piace invece quello che disse Roberto Gervaso…non si è mai felicemente sposati, o si è felice o si è sposati. Poi ci sono le “credenze” tanto utili.

Ducky:           …per la cucina…ma scusa…cosa c’entrano le credenze con l’innamoramento?

Enzo:   Fai solo confusione….le credenze sono tipi o modi di comportamento;  e non mobili da cucina. Agiscono in noi anche quando le impieghiamo senza accorgercene.; sono molte le credenze che coltiviamo  per poter sopportare i sintomi dell’innamoramento e le difficoltà della vita di coppia.

 

Ducky:           Fammi un po’ di esempi.

Enzo: Eccone alcune in ordine sparso:

– posso stare bene solo con lui, ho bisogno di lui

– bisogna avere un rapporto di coppia

– devo fare l’amore solo con lui altrimenti significa che non lo amo

– stare insieme per sempre è un obbiettivo , separarsi è un fallimento (come se stare insieme fosse un merito)

– se non sto con lui non so chi sono

– non sentirsi innamorati è un problema

– se provo attrazione per lui, allora sono innamorata, o devo innamorarmi.

Ma  una delle credenze più pericolose è la presunzione di conoscere il partner.

Ducky:           Tu dici?

Enzo:             Sì, io dico. Se intendi “conoscere” come  “so chi è, so come è, posso definirlo,  descriverlo, giudicarlo” ti rapporti con lui come con un oggetto, di fatto lo neghi come soggetto. L ’altro è giudicato bene perché con lui a fianco possiamo giudicarci bene, oppure è giudicato male perché ci possiamo giudicare  male nel confronto in oggetto.

Vedendo lui, non smettiamo di vedere noi stessi, ogni sguardo è un autoritratto, discendente dalla nostra storia e dalla cultura che partecipiamo e pervaso di considerazioni morali.

Se invece intendi “conoscere” come  processo, come qualcosa che non giunge e non vuole giungere al conosciuto, bè allora conoscere è fare l’amore. Conoscere allora non porta al controllo ma all’intesa. Se la persona non la conosciamo, allora possiamo evitare di innamorarci, di trasformare lui e noi stessi in oggetti, e magari possiamo finalmente disporci a rendere davvero gradevole il tempo da passare insieme vera. Insomma, non puoi capire per intero ma puoi fare esperienze per intero per sperimentare l’unità.

Ducky:           L’amore è la vita che ci ipnotizza, e noi ci lasciamo ipnotizzare ogni giorno.

Enzo:        Filosofo e scrittore, Silvano Agosti, così si esprime in merito al rapporto fra tenerezza, sessualità e amore:

 

La  TENEREZZA  senza sessualità e amore crea ipocrisia

La SESSUALITA’  senza tenerezza e amore crea pornografia

L’AMORE senza sessualità e tenerezza misticismo

 

Prova a rifletterci, Duck!, e anche voi Lettori, sono i tre assiomi del sentimento massimo. L’Amore emerge da una danza in cui tenerezza, sessualità si riconoscono a vicenda. Fare l’Amore può precipitarti nella tua tenerezza perché è un gesto totale, in questo senso significa conoscere. Quando  facciamo l’amore con la “persona amata”,, facciamo l’amore con l’esistenza stessa, l’intera esistenza diviene l’altro. Nel fare l’amore si è in due davvero. Si fa l’amore solo con chi rimane assolutamente altro rispetto a noi, non dato per scontato e conosciuto. Fare l’amore esalta  l’alterità, non la riduce, non la fa scomparire. Altrimenti è masturbazione. (che è un’altra cosa bella, ma tanto diversa.

Il gesto tenero dice: “Chiedimi qualunque cosa che possa sopire il tuo corpo, ti desidero un po’, senza volerti possere”.

Gli atteggiamenti che hai verso il sesso sono un riflesso degli atteggiamenti che hai verso la vita.

Ducky:           Mamma mia, ma tu non ti stanchi mai. Sono le 7. e mezzo. Quando parli d’amore, ti autoipnotizzi.  Siccome mi sei piaciuto…tanto, la cena la preparo io…considerala un omaggio alla fratellanza.

Enzo:             Hai ragione, è tardi. Allora spicciati, le disquisizioni d’amore mi ha fatto venire fame.

(Vincenzo Liberale)

Fonte: “Come sopravvivere all’innamoramento…e, forse,imparare ad amare.”

di  Emma Rosenberg Colorni

Ed. del Baldo

 

 

RIUSCITE A FARVI CAPIRE?


Per vive felici occorre che gli altri ci amino. Saper comunicare con quelli intorno a noi in modo chiaro, concreto e senza artifici, può aprire molte porte, fino ad annullare ogni incomprensione in famiglia, con colleghi, con amici, e…con la persona amata. In poche parole, se non riuscite a dire esattamente quello che vorreste al vostro Lui o alla vostra Lei,, il rischio di rimanere isolati è molto forte.

Enzo-Ducky

Enzo:               Duc, so che te la cavi bene con gli altri, parli in un certo modo. Insomma ti fai capire molto bene.

Ducky: Avevi qualche dubbio? E’ noto che sei brillante nella parlantina…hai la lingua molto sciolta. A proposito di eloquenza…sai che cosa mi ha detto la nostra Annamaria?

Enzo:               …che le piacerebbe allacciarsi in un tango con te?

Annamaria        Il tango rilassa, riduce il livello di stress e aumentano le capacità cognitive…lo sapevate? Dunque, perchè no? Famose sto tango Enzo!

Ducky: Spiritosi…te lo voglio dire…ha detto che sono un faro…

Enzo:               Un faro!?  Come quello che fanno luce per le navi?

Ducky: Esattamente!

Enzo:               Tu subito t’illudi. Duc, tu  puoi illuminare una pila….al massimo un lampione di un vicolo.

Ducky: Oh, prof  mi fai finire?  Lei ha detto queste precise parole…”qui sei un faro per tutti noi”, voleva dire nell’ambiente Eldy-Chat. Chiaro?!

Annamaria:       Confermo! Alle volte spento pero’….

 

Enzo:               Ma come, è mai possibile che non mi conosci. Scherzo.

Ducky: Però, un tango lo farei…

Annamaria: stiamo già ballando…vedi sopra

Enzo:               …per sentire i suoi “fari” sul mio petto.

Annamaria       Ocio che arriva la famosa padellata in testa!

Ducky: Oh, ma tu di chi stai parlando?

Enzo:               Di Annamaria scombinato!

Annamaria:      Lascialo perdere , mi sta pestando i piedi !

Ducky: Io mi riferivo a OB (Annamaria), anch’io scherzo, sai.  E questa me la chiami “comunicazione”. Chissà cosa pensa, lei.

Annamaria:        Sono troppo impegnata con il tango per pensare.

Enzo:                Caro prof, a Napoli  c’è il detto!  “Quanno ‘o ciuccio nun vo vevere, hai voglia di sgridarlo”, che significa…Quando l’asino non vuole bere è inutile sgridarlo. Fratello, passiamo alle regole della comunicazione con il prossimo.

Ducky: Sono parecchie le regole?

Enzo:               Sono 9. Ognuno di noi ha UN MODO particolare di  comunicare: il tono, le parole, i gesti, le frasi ricorrenti…Un modo che però può anche esprimere disagi e conflitti.

LA FORMA TRADIZIONALE: siete vincolati alle regole della vita sociale: tutto deve soddisfare gli standard del buon gusto. Sapete come gestire una serie di argomenti che sembrano  “neutri” in una discussione che sta diventando scomoda. Non vi sfogate o inceppate.

LA ROUTINE:  vi muovete sul sentiero delle buone maniere, cioè del “politicamente corretto”. Ma con una scintilla che salta fuori di tanto in tanto che vi fa dire anche parole ineleganti, come a voler dimostrare e sottolineare qualcosa.

LA FORMA RAZIONALE: comunicare vi sembra il modo ideale per esercitare l’arte della persuasione. I vostri discorsi sono spesso lunghi, monologhi complessi: volete essere sicuri di aver spiegato bene. Ciò riflette il dominio della ragione: è tutto nella mente. Quello che conta davvero è di andare sempre a fondo nelle questioni.

LA FORMA ANSIOSA:  il vostro stile di comunicare è caratterizzato dal timore di non farvi sufficientemente capire, apprezzare, approvare. E’ un susseguirsi di domande, scuse, correzioni. Un modo di esprimervi che rivela tutta la vostra insicurezza. Spesso dire: Per favore, scusatemi se vi ho disturbato. Quando iniziate a mangiarvi le parole, fermatevi immediatamente.

LA FORMA DEPRESSA:  parlate poco, con voce bassa mista a paura. Non trovate mai un buon argomento di conversazione che vi interessi per più di cinque minuti…a volte vi contenete per non esplodere o scatenate un’aggressività repressa e colpevole.

LA FORMA REPRESSA: ciò che conta per voi è il controllo. Mai  una parola di troppo, mai un gesto sbagliato. Bloccate l’espressività per fermare la carica emotiva che sta in voi. Spesso dite: Mi dispiace se mi sono intromesso troppo.

LA FORMA SOSPETTOSA: parlate spesso servendovi di metafore e proverbi che appartenevano alla vostra famiglia d’origine e fate attenzione a ogni gesto, a qualsiasi sguardo ed espressione, per portare avanti le vostre ragioni, le vostre conclusioni. In questo modo la comunicazione con gli atri viene compromessa dai vostri pregiudizi.

LA FORMA EGOCENTRICA:  tendete a mettervi al centro di ogni tipo di comuniczione. Spesso parlate in prima persona e vi piace raccontare aneddoti e cose che vi sno successe. In questo modo correte il rischio di togliere spazio agli altri: in pratica non avviene un vero dialogo.. Dite molto spesso : Io ritengo che…evitate di dire sempre…io faccio, io dico, io penso, io sono…

 

LA FORMA SPONTANEA MIGLIORE: è un modo di comunicare liberamente, in modo naturale. I vostri pensieri arrivano direttamente al vostro interlocutore, senza filtri di nessun genere. Lo sguardo, i gesti, sono risorse, sono risorse che vi danno fiducia. E’ la strada migliore per una comunicazione efficace.

La vostra frase preferita: “Ti ascolto, mi interessa molto quello che dici.”

Suggerimento: “Continuate così, esprimendovi in piena libertà, ma con sufficiente sensibilità.

LE PAROLE? Forse non avete idea del loro potere!

La parola può essere un’arma letale, come può essere una dolce carezza per  un uomo o per  una donna innamorata. Grazie alla parola date forma ai vostri pensieri, ai vostri progetti, alle vostre credenze. Con essa imparate a nominare le cose che avete attorno e le fate vostre. La parola non solo vi tocca emotivamente, ma arriva anche al vostro fisico.

Un riferimento che  vale ai LUI e alle LEI. Pensate al potere di certe parole che avete pronunciato quando eravate piccoli/e. Vi avranno accusato di essere dei “ribelli”, dei “maschiacci”, perché si aspettavano da voi un diverso comportamento.

 

Ducky: Prof,  questa lezione mi è piaciuta assai, specialmente la forma spontanea, la migliore, come hai asserito tu.

Enzo:               Meno male, ogni tanto rinsavisci.  E mi sorprendi.

Ducky: Fratè, non cominciamo, e’ meglio che la concludiamo in armonia.

ENZO E DUCKY………TANGO!

Annamaria       Tangando!? …Aspettavo di ballare il tango con voi. Pero’ ho capito tutto Prof!!!

 

ENZO (Vincenzo Liberale) & Annamaria

Fonte: Psicologia

“Tu, ti fai capire?

 

 

 

LA COERENZA

Diamo due definizioni, ma esistono anche altri significati :

  1. (Senso figurato) è un comportamento conforme alle proprie idee

  2. E’ stabilità in valori e/o ideali.

3.. A volte può significare rigidità, testardaggine.

 

Enzo-Ducky

Enzo:              Duc, sai cos’è la coerenza?

 

Ducky:            E’ quando uno dice delle sciocchezze….

Enzo:              No!

Ducky:            Se io dico una cosa e ne faccio un’altra, sono incoerente?

 

Enzo:              Più o meno,  ti avvicini.

Ducky:            Aspetta, vado e torno….vado a prendere un dizionario. Ti dò una definizione  precisa come un orologio svizzero.

Enzo:              Lascia stare gli orologi svizzeri e le battute fesse. L’argomento è piuttosto serio. Segui me nella  dissertazione e cerchiamo di fare onore alla cultura, come assento spesso.

Ducky:            Hai ragione. Ti seguo.

Enzo:              Domanda! Quante volte nel corso della vita abbiamo cambiato nettamente opinione su qualcosa come la politica. L’idea che avevamo di una persona,  la preferenza per un certo genere musicale?  Non sarà capitato tantissime volte. Perché, diciamocelo, noi esseri  umani  siamo tendenzialmente  coerenti  con le nostre stesse idee: non ci piace ammettere di aver maturato un’opinione completamente diversa.  Certo, a volte succede. Tuttavia, prima che questo accada, entrano in gioco tali resistenze psicologiche da rendere spesso vani persino gli sforzi di chi ci vuole persuadere.

Ducky:            Eh sì, non ci piace ammettere che abbiamo cambiato opinione.

Enzo:              Ogni opinione è composta da un equilibrio delicato di diversi dati, esperienze, emozioni:  pertanto finiamo spesso con l’ignorare o alterare ogni informazione che rischia di incrinarla.

Ducky:            Belle parole, ma io capisco meglio con gli esempi:  almeno uno.

Enzo:              Ti accontento.  Immaginiamo di essere convinti che gli episodi di criminalità siano in maggioranza opera di stranieri. Nel momento in cui il telegiornale parlasse di nuove statistiche che indicano inequivocabilmente che la maggiore quota di atti criminali in Italia è opera di italiani, ci troveremmo a dover fare una scelta:  o ammettiamo di esserci sbagliati, e quindi cambiamo idea, oppure cerchiamo di essere coerenti con la nostra opinione iniziale modificando la realtà. Come? Ad esempio, persuadendoci che i dati in questione siano stati alterati oppure che siano relativi a un periodo di tempo troppo breve per essere attendibili.  E’ il fenomeno della  dissonanza cognitiva teorizzato alla fine degli anni Cinquanta dallo psicologo americano Leon Festinger..

Woman legs in different shoes

Ducky:            Che dice questa teoria?

Enzo:              Secondo lo studioso, proviamo un senso di disagio quando le nostre convinzioni vengono smentite dalla realtà  e questo ci spinge ad adattarci in qualche modo pur di rimanere coerenti con se stessi.

Perché questo avviene? Avviene perché la coerenza è un percorso noioso ma sicuro, spiega ad Airone Umberto Longoni, psicologo. Abbiamo tutti i nostri schemi mentali nelle nostre situazioni di vita. Cambiare opinione richiede invece energie e tempo e ci costringe a rimettere in discussione noi stessi. Inoltre siamo stati educati a seguire un ideale di coerenza. Se non lo facciamo ci sentiamo in colpa.

Ducky:            Mi serve un altro esempio per capire ancora meglio. Grazie!, Prof!

Enzo:              Io circa 30 anni fa avevo il brutto vizio di fumare. Poi ho smesso. E ne sono rimasto felice. L’esempio che faccio riguarda proprio i fumatori  – compresa un’amica della chat Eldy- . L’esempio mette a dura prova la coerenza di molti: ebbene i fumatori  sanno che le sigarette fanno male, eppure non smettomo.

Eppure in casi come questi possiamo cambiare comportamento, cioè abbandonare il vizio, oppure cambiare le nostre convinzioni sul fumo.  Ad esempio convincendoci che nel nostro specifico caso il fumo non fa così male perché abbiamo uno stile di vita sano oppure perché fumiamo poche sigarette.

Ducky:            E’ un modo per ingannarci…di farci fessi. Uno dice “ma fumo poche sigarette…e continuo a fumare senza modificare il proprio comportamento…incoerente.

Enzo:              Un’altra strategia? Nel caso del fumo, cercheremo di non frequentare chi ci ricorda che il tabacco fa male, evitando così di rendere evidente la nostra incoerenza.

Certo, a volte siamo costretti cambiare idea. Ad esempio essere bombardati per lungo tempo da informazioni  che mettono in crisi le nostre convinzioni oppure vivere un’esperienza choc che ci coinvolge profondamene può farci ripensare alle nostre certezze.

Nonostante la coerenza sia utile alla vita sociale, resta in fatto che a volte può essere una trappola. La troppa coerenza”, spiega Longoni, “è simile a un difetto e può nuocere alla salute quando diventa rigidità di scelte e di comportamenti    e può degenerare sofferenza, dolore e delusione; quindi è sbagliato pensare che non cambiare idea sia una virtù:  noi stessi siamo in progressivo cambiamento, anche fisicamente. Dunque,  abbiamo bisogno  non tanto di coerenza quanto di  ELASTICITA’ MENTALE E GRANDE DISPONIBILITA’  AL CAMBIAMENTO.

 

Ducky Aspetta, se ho capito bene, bisogna essere coerenti ma non a tutti i  costi, bisogna essere disponibili  a cambiare idea, opinione,  punto di vista. Esatto?

Enzo:              Esatto! Non immaginavo che ce l’avresti fatta!

Ducky:            Certe volte ti supero in intelligenza e logica creativa.

Enzo:              Non ti “allargare” troppo.  Tu raramente capisci tutto.  Ora continua a seguirmi.  Cercherò di fare una sintesi così capirai meglio tu.

Ducky:            Ancora, cominci a rompere…gli zebedei…

 

Enzo:              …cosa sono gli zebedei?

Ducky:            Gli “attributi”, caro fratello.

Enzo:              Quelli della grammatica italiana?

Ducky:            I grossi cogli…quelli che tu rompi. Capito ora?

 

Enzo:              Eh calmati, lo sai che scherzo. Dai su, si chiude con la schematizzazione.

Ci sono due tipi di COERENTI e due di INCOERENTI.

 

Coerenti Funzionali:

Sono soggetti con sicurezze interiori e valori  ben chiari,  procedono su binari che possono variare e cambiare direzione, ma seguono comunque una linea di comportamento che procura loro un senso di libertà, di autostima e di interna consapevolezza di trovarsi nel giusto.

Coerenti Disfunzionali:

 

Sono soggetti che vivono la loro coerenza come un obbligo.  Così questa diventa  una gabbia  di schemi, routine, atteggiamenti e scelte stereotipate immutabili che li opprimono e li limitano.  Queste persone possono sviluppare perfino sintomi psicofisici di vario genere.

Incoerenti Funzionari

 

Sono persone con un’ampia visione della vita e che amano i cambiamenti.  Sono elastiche e si innamorano spesso di situazioni, progetti e traguardi diversi. Sempre,però, con una positiva spinta alla realizzazione di sé   e delle proprie potenzialità. Mutevoli, intraprendono  percorsi che li arricchiscono interiormente.

Incoerenti Disfunzionali

 

Sono individui poco affidabili, anche nei confronti di se stessi:  spesso si tradiscono e smentiscono i loro stesi propositi. Vivono di entusiasmi repentini che subito si spengono o ricominciano mille cose che non portano a termine. Anziché sperimentare soddisfazione e piacere, spesso sono poco – o per niente – motivati e confusi.

Enzo:\             Duc,  ricorda…coerente sì ma disponibile ai cambiamenti.

O.B                 E non a caso si dice che solo gli imbecilli non cambiano idea.                                       Dunque resto dell’idea che posso sempre cambiarla.

Fonte: Airone

 

Annamaria… a dopo

 

SAPETE AUTOCONTROLLARVI?

Sapete tenere a freno gli impulsi come fame, sesso?

di Enzo

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Chi io? Che domande? Lo sai bene…che non lo sono…ah ho capito…si tratta di introdurre il pezzo. Ok, sono pronto.

Enzo: Sei a dieta…

Ducky: Oh, fratè, sei sordo? Non sono a dieta!

Enzo: Immagina per ipotesi: ti do’ del “voi”, Ok?

Ducky: Che mi dai?

Enzo: Oh Gesù, ti parlo col “VOI”, è per cominciare il “pezzo” per supposizione…immaginiamo, Duc… ma ci sei con la testa?

Ducky: Eh non t’infiammare per una sola supposizione…fossero due, ti darei ragione.

Enzo: Chiamo OB, se continui…ma non a mani nude…con la padella e il mestolo, ti farà un “colpo doble” sulla capoccia.

Ducky: Incosciente, era solo per capire. Parti con la disgqis…parti e basta.

Enzo: Parto con il “voi”. Siete a dieta, ma passate davanti a una pasticceria con la vetrina stracolma di torte e pasticcini. Siete – sempre per ipotesi – felicemente fidanzati, ma una collega dal fisico mozzafiato vi fa una corte spietata. Cosa fate?

Ducky: Non te lo dico. Già mi prendono per uno “sciupafemmine”…fossimatto.
Mica sono come te, poeta che intenerisce, “‘o poeta che sogna”, tu così muori… con i sogni.

Enzo: Eppure, rifletti…io rappresento i sogni tuoi.
Ora smettiamola e andiamo avanti. La domanda è la mozzafiato vi corteggia. Cosa fate? Riuscite a resistere, sempre per ipotesi?

Ducky: La scienza cosa dice?

Enzo: La scienza ha scoperto che l’auto controllo, cioè la capacità di tenere a freno impulsi come fame, sesso e aggressività, è importante per godere di buona salute e vivere in serenità i rapporti sociali. Chi esercità la forza di volontà ottiene di più. Diversi fattori influenzano l’auto controllo, spiega ad “Airone” lo psicologo sociale americano Roy Baumeister, autore con John Tierney di La forza di volontà. Come sviluppare i muscoli del successo (Tea) Le nostre ricerche suggeriscono che la forza di volontà è limitata; se la usiamo per un obbiettivo ne abbiamo meno per un altro. Certo possiamo allenarla. Chi ha un buon autocontrollo non ha necessariamente più forza di volontà, ma sa usarlo meglio. Gli studiosi hanno appurato che più si è intelligenti e meno siamo impulsivi, cioè riusciamo più facilmente a controllarci.

Ducky: Secondo te, quanto sono intelligente?

Enzo: E’ meglio che non te lo dico.

Ducky: Insisto, lo voglio sapere!

Enzo: Non mi assuno responsabilità, Duc.

Ducky: Dimmelooo!

Enzo: Sei psicolabile, sei sottodotato!

Ducky: Allora ho preso da te. Scombinato, siamo seri.

Enzo: A prescindere dalla personalità di ciascuno , è comunque vero che in alcune situazioni tutti siamo più esposti a cadere in tentazioni. Anche solo uno stress moderato può influire sulla capacità di autocontrollo di fronte a una scelta conflituale, ad esempio , tra un cibo salutare e uno più gustoso.

Ducky: Come si fa a resistere alle tentazioni?

Enzo: Immagina per un momento…siamo di fronte a una gustosa torta, ma siamo a dieta; mente e corpo lottano per non farci cadere in tentazione. Che cosa succede dentro di noi?

Ducky: A OB verrebbero i tic nervosi e una tachicardia forsennata.

Enzo: Non farti sentire…per carità, lei avverte gli ultrasuoni anche dinnanzi a un piatto di linguine…

Ducky: ….come un cane carcatore di tartufi?

Enzo: Una specie! Comunque, le aree del cervello che regolano l’autocontrollo sono quelle dei lobi frontali, soprattutto il destro; se si dovessero ledere queste aree si diventa incapaci di controllare le emozioni e si perdono i freni inibitori.

Ducky: Troppo autocontrollo non è che faccia male, Enzo?

Enzo: Aspetta, lascia che te lo spiego bene, in modo semplice e chiaro. Bloccare le nostre emozioni è dannoso: chi reprime sentimenti forti come paura e rabbia soffre più facilmente di ipertensione, malattie cardiovascolari, malattie renali e perfino di cancro, ma non lo dico io. A sostenerlo sono ricercatori dell’Università di Jena (Germania) che hanno condotto uno studio i cui risultati sono stat pubblicati nel 2012. Tuttavia, il discorso non vale quando l’autocontrollo è uno strumento per non cadere in tentazioni dannose. Ma conta come lo usiamo.

Ducky: Chiarisci il meccanismo perché non l’ho capito.

Enzo: “Non abbiamo riscontrato effetti negativi dell’auto controllo” ha spiegato Roy Baumeister. “L’autocontrollo è uno strumento e come tutti gli strumenti piò essere usato in modo positivo o negativo, bene o male.”

Ducky: In che senso?

Enzo: Immagina di possedere un ombrello…lo puoi usare male dandolo in testa a qualcuno o aprendolo – usandolo bene – per ripararti dalla pioggia o dal sole; altro esempio: un criminale senza autocontrollo farà più danni di un criminale con autocontrollo.

Ducky: Ben detto e spiegato anche bene, ma se qualche imbecille, maschietto o femminuccia mi manca di rispetto e ci gioca un brutto tiro, che si fa? Io l’autocontrollo glielo scasso in testa. E tu?

Enzo: A me quando mi vengono i 5 miuti, due autocontrolli non basteranno. Ora, caro, Duc, con un solo autocontrollo ci faremo due spaghettini con sugo “scarpariello”. Così faremo onore alla primavera.

O.B Detto fatto ecco serviti gli spaghettini…

Fonte: Airone

Annamaria…a dopo

VI SIETE MAI SENTITI IN COLPA?

 

Le donne lo provano più degli uomini

di Enzo

Ducky:       Enzo, ti sei sentito mai sentito in colpa per aver fatto del male a te stesso o a qualcuno?

Enzo:           Si, purtroppo, chi più chi meno, questo sentimento lo proviamo tutti, io più di una volta. Gli studiosi dicono che è un sentimento non eliminabile.

Ducky:         Accade quando si fa del male a qualcuno.

Enzo:           E qualcosa ci fa sentire male “dentro”; dal punto di vista teologico si parla di peccato. Commettiamo un peccato e  ne avvertiamo  il  peso.

Ducky:         A volte i peccati, come tu dici, sono molto pesanti e possono durare tutta una vita.

Enzo:           Direi prorio di sì…ma adesso e’ il caso di parlarne seriamente.

Ducky:         Sono pronto, Prof!

 

 Risultati immagini per sentirsi colpevoli

Enzo:           Non lasciare avanzi sul piatto, pensa ai bambini che muoiono di fame, ci dicevano da piccoli per convincerci a finire la cena facendo leva sul nostro senso di colpa. Forse inutilmente, visto che i bambini difficilmente conoscono questo sentimento.

Ducky:         Vero! Quante mamme dicevano così.

Enzo:           Da adulti è diverso: a una scappatella extraconiugale spesso fa seguito il rimorso che si attanaglia…

Ducky:         …con le tenaglie? Che c’entrano, forse ho capito male?

Enzo:           Hai capito bene, solo che cominci a fare lo stupido…ripeto…a una scappatella fa seguito il rimorso che si attanaglia, una volta che ritorniamo a casa dal nostro LUI o dalla nostra LEI. Il senso di colpa è un sentimento umano; già nel 2007 uno studio condotto dallo psicologo della New York University (Usa) Daid M. Amodio illustrava, sulla base di esperimenti di laboratorio, che ha un ruolo sociale, ci trattiene dal commettere azioni riprorevoli migliorando la tenuta psicologica della comunità.

E’ un bene che il senso di colpa esista, altrimenti nessuno si sentirebbe più in dovere di rispettare regole e divieti e la società cadrebbe nell’anarchia totale, dice Luca Saita, psicologo e autore di  Liberarsi dai sensi di colpa .  Ma il senso di colpa, di per se stesso molto angoscioso, puo’ trasformarsi in sentimenti positivi come la consapevolezza di colpa e il senso di responsabilità, come afferma Nicola Ghezzani, psicoterapeuta.

A volte il senso di colpa e’ troppo “pesante e ci rende la vita troppo difficile e può farci cadere in  depressione.

Dalle pagine del Fatto Quotidiano. La psicologa Patrizia Mattioli ha spiegato che i sensi di colpa non si possono eliminare, tuttavia si possono capire e articolare. Non c’è solo la psicologia a sottolineare come il senso di colpa eccessivo sia distruttivo per la psiche. La depressione va distinta dalla semplice tristezza  proprio per la componente del senso di colpa che la caratterizza.

A volte il senso di colpa può nascere in famiglia e fare molto male.

Ducky:         E come?

Enzo:           Il dottor Ghezzani fa un esempio: Pensiamo a una ragazza bella e intelligente che si sente in colpa per essere più ammirata e stimata rispetto alla madre depressa e alcolista o alla sorella che è stata abbandonata dal marito. Il senso di colpa verso queste persone amate, ma meno fortunate, può spingerla a nascondersi agli occhi degli altri e a sminuire la propria intelligenza, rinunciando quindi alla vita affettiva,  a una laurea o alla compagnia degli amici.

Sono questi sensi di colpa che rendono la vita difficile, afferma la dottoressa Saita. I primi legami in cui può nascere il senso di colpa sono proprio quelli di sangue. Discorso difficile da afferrare.

Ducky:         Impegnativo direi. Comunque, è utile imparare cose nuove. Enzo,vai avanti col  rimorso.

Enzo:           In modi diversi quindi,la famiglia e l’ambito lavorativo possono causare questi problemi. E tu non immagini come.

Ducky:         Ah sì? E che cosa non immagino?

Enzo:           A volte i sensi di colpa possono anche essere indotti…da regali…

Ducky:         Da regali? Dai, non ci credo!

Enzo:           Sì, da regali…e anche da gesti di affetto e di disponibilità che fanno sentire l’altro a disagio se non ricambia. Così è facile arrivare al ricatto morale; il copione e’ questo…quando una persona vuole indurre un’altra a un certo comportamento, prima di tutto designa se stessa in ruolo di vittima (“guarda cosa mi stai facendo”),  poi fa percepire all’altro che quel suo comportamento ha provocato un danno (soffro per quello che hai fatto), dopodiché si chiude in un silenzio di condanna (“disapprovo quello che hai fatto”).

Ducky:         Allora che si fa?  Se qualcuno vuol farci sentire in colpa, cosa dobbiamo fare?

Enzo:           Liberarci dal senso di colpa significa saper capire o intuire il gioco che gli altri stanno proponendoci per farci sentire in colpa. Il dottor Saita spiega: “Bisogna piuttosto saper riconoscere ciò che l’altro ci sta offrendo. Quando il dono dell’altro è genuino, è sano e giusto ricambiare.

Ducky:         Chi soffre di più il senso di colpa gli uomini o le donne?

Enzo:           Lo ha chiarito uno studio del 2009 di Itziar Etxebarria dell’Università  dei Paesi Baschi. Secondo questo studio sono più le donne a soffrirne. Questa differenza è rilevante nella fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Secondo gli esperti il maggior senso di colpa provato dalle donne sarebbe legato alla paura di fare del male agli altri, meno presente nei maschi. Potrebbe dipendere dall’educazione che ancora oggi pone più aspettative sulle donne. Le persone sensibili sono più attente a prendere in considerazione i sentimenti degli altri, e quindi a prendere per buoni i sentimenti dell’altro anche quando sono simulati. Chiaro, Duc?

Ducky:         Vabbè,  tra noi e loro ci sono differenze: prerogative nostre e prerogative loro.

Enzo:           Allora un “Evviva” alle differenze…

Ducky:         Io adoro certe differenze.

Enzo:           E io “No”

Fonte Airone

ENZO ( Vincenzo Liberale)

LE MAMME NON SONO SEMPRE ANGELI PER I LORO FIGLI…

 

 

Alcune diventano egoiste, cattive, crudeli, perfino assassine

Generare figli non significa essere capaci di amarli e di accudirli.

 

Mitologia, Storia e attualità:

– Medea fu la prima: uccise i figli per far sofrire il padre;

– Annamaria franzoni uccide il figlio di 3 anni;

– Veronica Panarello uccide il figlio di 8 anni,

– Rose Fitzgerald ebbe 9 bambini: non ne amò nessuno;

– La Contessa di Castiglone (Virginia Oldoini). Il  marito disse:  Ha poco amore per il figlio di cui si occupa solo nelle giornate d’ozio, quasi fosse un giocattolo,. lasciandolo sempre in mani mercenarie.

– La mamma di Irèna Némirovsky sbatté la porta in faccia alle nipoti sopravvissute ad Auschwitz;

– La mamma di Giacomo Leopardi invidiava chi perdeva i propri bambini;

– Nel novembre del 1978, Christina Crawford, figlia adottiva della diva Joan Crawford, pubblicò un libro autobiografico in cui svelava le nevrosi della madre.

Joan Collins-Sacha Newly

– Sacha Newley, unico figlio maschio dell’attrice inglese Joan collins, nella sua biografia scrive che la madre era una donna narcisista, interessata solo alla carriera. Disse: Volevo solo che mi amasse.

– La principessa Sissi: era egocentrica e anaffettiva,

 

 (Enzo-Ducky)

 

Ducky:            “Ogni scarafone è belle ‘a mamma soia:”  Il che significa che l’amore di una madre è immenso anche se il figlio nasce brutto o con qualche difetto particolre.

 

Enzo:              Che stai facendo?

Ducky:                        Leggo, non vedi?

Enzo:              Cosa?

Ducky:            “La filosofia di un popolo  ovvero Proverbi Napoletani”.  Ho letto il proverbio dello scarafone.  Tanta gente sorride nel pronunciarlo, invece, a mio avviso,  avvalora il sentimento materno.

Enzo:              Verissimo, ma si deve trattare di una mamma “VERA”.

Ducky:            Che vuoi dire?

Enzo:              …che a volte la Natura fa degli scherzi scellerati, malvagi.

Ducky:            Continua!

Enzo:              “Sono tutte belle le mamme del mondo” recitava la canzone con cui Gino Latilla , in coppia  con Giorgio Consolini, vinse il  festival di San Remo nel 1954. Ma sono tutte belle e buone davvero?  Le cattive madri prosperano nelle fiabe, nei miti e nella letteratura,  nei film, nelle fiction odierne. Presto uscirà il film americao dal titolo “Bad Moms” con sottotiltolo “Mamme molto cattive”.

O.B e’ già uscito da mesi.

 

Ducky:            Ho capito a cosa fai riferimento…continua.

Enzo:              E nella realtà?  Nella realtà…esistono. Sì. Sono le  madri fredde,  egocentriche e anaffettive cioè prive di affetto,  che ignorano i figli o non rispondono ai loro bisogni, causando ferite psicologiche profonde.  Fragili e a volte anche violente, non sanno amare perché a loro volta non sono state amate. Alcune sono capaci di compiere sui propri figli azioni delittuose, dai maltrattamenti all’omicidio. Oggi sta scomparendo la mistica della maternità…

 

Ducky:            Lo sapevo…me l’aspettavo. Mi dicevo…quando  mi fa l’”onore” della parola difficile …e tu subito….

Enzo:              Non farla tanto lunga: spiego…dicevo che sta scomparendo “la mistica della  maternità” che esaltava  la madre pronta a immolarsi per il bene di marito e figli: il mestiere di mamma è diventato dannatamente difficile e si sbaglia spesso.

 

Ducky:           ….erano mistiche? Una volta le chiamavamo “eroine del focolare domestico” …mantenevano ‘a casa.

 

Enzo:              Comunque, nessuna è perfetta, tantomeno santa e non è sempre necessario sacrificare se stesse per essere buone madri,  tanto più che non è affatto detto che una madre sacrificale e devota abbia un buon figlio…

Ducky:            Buona madre, cattivo figlio!

Klara Polzl

Enzo:              Esatto. Pensa che…Klara, la madre di quello sciagurato di Hitler era una donna dolce e affettuosa che viveva solo per i figli.. Non sempre una madre impara ad amare i propri figli.  La Storia ci narra di madri distratte, gelide, egoiste o decisamente cattive.

 

Ducky:            Che cosa brutta, disumana!

Enzo:              “Mamme non si nasce:  si diventa”, dice Gianni Ferrucci, psicologo e psicoterapeuta, si tende a credere, ma non è così. Saper procreare non significa che si è un buon genitore; procreare e accudire sono due cose ben distinte.  Esistono pero’ tante mamme:  donne che delegano ad altre la cura dei figli e che non hanno tempo o energie per ascoltarli e comprenderne i bisogni. Oggi, questa forma di assenza è socialmente accettata,  ma può creare adolescenti fragili e adulti con difficoltà a trovare un partner.  I bambini hanno bisogno di sentire che la loro madre è presente psicologicamente e fisicamente, e una   “buona” mamma è la donna che cura non solo la qualità ma anche la quantità dell’accudimento materno.

 

Ducky:            Una “buona” mamma è quella che c’è.  La tua com’era?

Enzo:              Spiritosa e …a volte anche…

Ducky:            Che hai, Enzo? …un moscerino, vero?

Anche a me: sai, Enzo,  ho sentito un’improvvisa sensazione di calore.

Enzo:              Io pure! Forse non eravamo soli.

 Vincenzo Liberale

(Fonte Airone)