IL PRETE SICILIANO

Un prete siciliano viene trasferito a Milano.
La prima domenica in cui celebra una messa, rivolgendosi ai fedeli, dice:
– Fratelli, oggi vi parlerò di Adamo ed Eva. Adamo, bravo picciotto, lavuraturi, servu di Dio, SICILIANU iera. Eva, bottana, tentatrice, MILANESE iera!
I fedeli si lamentano, per cui il Vescovo chiama il prete e gli raccomanda vivamente di non dare mai più interpretazioni della Bibbia di quel genere, se non vuole essere trasferito.
Il prete promette che non ripeterà più un errore del genere.
La domenica successiva però dice:
– Allora cari confratelli, oggi vi parlerò di Abele e Caino. Abele, ca ci facia i sacrifizi a Dio, onesto, picciottu ammodo, degnu figghiu ri so patri, SICILIANU iera. Caino, traditore, figghiu i so matri, fratricida e medda, MILANESE iera!
Si ripetono le scene della domenica precedente e stavolta il vescovo si presenta anche lui al prete e gli dice di avere intenzione di cacciarlo dalla città.
Il prete garantisce e promette, finché il vescovo non si convince e gli consente l’ultima prova, a patto che non pronunci mai più la parole Siciliano o Milanese.
La domenica successiva il prete dice:
– Fratelli, oggi vi parlero’ dell’ultima cena!
…e Cristo disse:
– Picciutteddi beddi, vagghiu a diri ca in verità unu ri voi mi tradirà!
Scende lo sconcerto fra gli apostoli.
San Pietro:
– Signuruzzu beddu, ca piccasu sugnu iu?
– No, no,’n si tu. Tu si nu bravu picciottu devoto.
San Giovanni:
– Che sugnu iu, allora, Signuruzzu miu?
– No, no, nun si mancu tu, nun ta’ prioccupare’
Al che, Giuda dice:
– Whela’ , saro’ minga mi?

Annamaria… a dopo

SALUTE E BENESSERE -LEGGI E MEDITA

Anche se datata… ti scappa sempre un sorriso!

Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio.
Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di the verde senza zucchero per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua, anche se poi per espellerli richiede il doppio del tempo che hai perso per berli.
Tutti i giorni bisogna bere un Actimel o mangiare uno yogurt per avere gli indispensabili bacilli
L. Casei Defensis, che nessuno sa bene che cosa cavolo siano, però sembra che, se non ne ingoi per lo meno un milione e mezzo tutti i giorni, finisci per vedere sfocato.

Ogni giorno un’aspirina per prevenire l’ictus, e un bicchiere di vino rosso contro l’infarto, più un bicchiere di bianco per il sistema nervoso, ed uno di birra che già non mi ricordo per che cosa era.
Se li bevi tutti insieme, ti può provocare un’emorragia cerebrale, ma non ti preoccupare, perché non te ne renderai neppure conto.

Tutti i giorni bisogna mangiare fibra.
Molta, moltissima fibra, finchè riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e i 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone.
Facendo i calcoli, solo per mangiare se ne vanno 5 ore.

Ah, dimenticavo, dopo ogni pasto bisogna lavarsi i denti.
Ossia, dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti, e così via, finchè ti rimangono 3 denti in bocca.
Senza dimenticarti di usare il filo interdentale, di massaggiare le gengive e di fare il risciacquo con Listerine.

Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 per mangiare fa 21.
Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno.
Già, non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz’ora, facendo attenzione a tornare indietro dopo 15 minuti, se no la mezz’ora diventa una.

Bisogna mantenere le amicizie, perché sono come le piante, da annaffiarsi tutti i giorni.
E bisogna pure tenersi informati, leggendo almeno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah, importante, si deve fare l’amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine.
Bisogna essere moderni, creativi e rinnovare la seduzione.

Bisogna anche avere il tempo per spazzare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o magari dei figli.
Insomma, per farla breve, i conti danno 29 ore al giorno.

L’unica possibilità che mi viene in testa è fare varie cose contemporaneamente.
Per esempio ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta, così almeno ti bevi i due litri d’acqua.
Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) col compagno/compagna che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.

Ti è rimasta una mano libera? Chiama qualche amico! O i genitori!
Bevi il vino, perché, dopo aver chiamato i tuoi, ne avrai bisogno.
Il Bio Puritas con la mela te lo può dare il tuo partner o la tua partner, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio.
Mi è venuta la confusione mentale

Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo. So che devo andare urgentemente in bagno.
E ne approfitto per lavarmi i denti…

(By Anonimo- umorista e geniale)

Annamaria… a dopo

I GATTI ROMANI

A proposito di gatti…

Due romani si incontrano:
– Come stai ? –
– Ma sta bbono va’, c’ho certi cazzi per il culo! La gatta m’ha fatto quindici cuccioli: che cazzo ce faccio ? –
– E buttali, no ? –
– Ahò, ma sei n’animale ! Pòre bestie !
– Ma pe’ butta’ volevo di’ de lascialli lontano da casa, che se troveno da magna’ e da vive. Per esempio: tu abbiti a S. Giovanni, li porti ar fosso de la Marana, vicino ar Tennis Club, e hai risòrto ! –
– Pò èsse ‘na bòna idea ! Te faccio sape’ !
Passa un giorno e lo richiama:
– Ahò ! Ma ce credi ? So’ tornati tutti e 15 a casa stamattina! Come cazzo hanno fatto ! –
– E’ n’istinto ! Nun te preoccupa’: portali piu’ lontani, al Quarto Miglio, Via di Tor Carbone, davanti ar centro sportivo !


Passa un giorno e ritelefona all’amico:
– Ahò ! Porca mignotta lurida ‘nfame ! So’ ritornati a casa, a piedi, da sooooliiiii! –
– A mali estremi …. Stamme a senti’: prendi la Via dei Laghi, imbocca Via Spinabella; appena hai passato l’Helio Cabala, prendi il quarto sterrato a destra, fai du’ chilometri e mezzo e becchi le grotte ‘ndo’ se rifugiavano li nonni durante la guerra, precisamente la settima sul primo dislivello a sinistra, entri, fai 400 metri fino a che mòre drento n’anfratto e li lasci li’ e te li levi dar cazzo ! ! Chiaro ? –
– Chiarissimo ! Grazie, sei proprio n’amico, sei !
Passano due giorni e mezzo e lo richiama:
– Allora, com’e’ annàta ?
– Ma l’anima de li mejo mortacci tua ! ! !
Si nun era pe’ li gatti, cor cazzo che tornavo a casa !

Annamaria… a dopo

 

 

DIARIO DI UN CANE, DI UN GATTO E DI UN PESCE ROSSO

 

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Sono tante le persone che hanno un diario segreto ,giovani e meno giovani. Nessuno conosce il contenuto , solo il proprietario. Se a scriverlo fossero tre simpatici animali: un cane un gatto e un pesce rosso cosa scriverebbero? Focus Junior l’ha scoperto…

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Dal diario di un cane
08:00 – Cibo ! La mia cosa preferita!
09:30 – Un giro in macchina ! La mia cosa preferita!
09:40 – A spasso nel parco ! La mia cosa preferita!
10:30 – Coccole ! La mia cosa preferita!
12:00 – Pranzo ! La mia cosa preferita!
13:00 – Giochi in giardino! La mia cosa preferita!
15:00 – Scodinzolo! La mia cosa preferita!
17:00 – Merenda ! La mia cosa preferita!
19:00 – Si gioca a palla ! La mia cosa preferita!
20:00 – Wow! Guardo la tv con mamma e papà! La mia cosa preferita!
23:00 – A nanna nella cuccia! La mia cosa preferita !

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Se pensi che il tuo gatto sia il più bello del mondo devi ricrederti. Il World Cat Show ha incoronato il re di tutti i gatti. Lui si chiama Negus, ha gli occhi verdi e uno sguardo magnetico. Negus ha quattro anni e vive a Bastad, in Svezia. Ha vinto il primo premio nella categoria maschi castrati a pelo corto. Eccolo nella sua casa con la sua famiglia!
Dal diario di un gatto
Giorno di prigionia numero 983 I miei guardiani continuano a prendermi in giro con dei piccoli oggetti ciondolanti. L’unica cosa che mi aiuta ad andare avanti è il mio sogno di scappare . Nel tentativo di disgustarli, vomito ancora sul tappeto. Oggi ho decapitato un topo e ho gettato il corpo senza testa ai loro piedi. Speravo che ciò li terrorizzasse, perché è la prova di cosa son capace di fare. Comunque, hanno fatto un piccolo commento su che ” bravo piccolo cacciatore ” io sia. Stupidi. Oggi son quasi riuscito a eliminare uno dei miei tormentatori passandogli in mezzo ai piedi mentre camminava . Devo riprovarci domani, però da in cima alle scale. Sono convinto che gli altri prigionieri siano lecchini e spie. Il cane ha sempre dei privilegi speciali. Viene regolarmente rilasciato, e sembra pure che voglia tornare. Ovviamente è un ritardato. L’uccellino dev’essere un informatore. Lo osservo mentre comunica con le guardie regolarmente. Son sicuro che riferisce ogni mia singola mossa. I miei guardiani l’hanno messo in custodia protettiva in una cella in alto, così è al sicuro, per ora… Vi terrò aggiornati.
Dal diario di un pesce rosso

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8:00 che alga stupenda!
8:10 che alga stupenda!
8:20 che alga stupenda!
8:30 che alga stupenda!
8:40 che alga stupenda!
8:50 che alga stupenda!
9:00 che alga stupenda!
9:10 che alga stupenda!
9:20 che alga stupenda!
9:30 che alga stupenda!
9:40 che alga stupenda!
9:50 che alga stupenda!
10:00 che alga stupenda!
10:10 che alga stupenda!
10:20 che alga stupenda!
10:30 che alga stupenda!

Annamaria… a dopo

 

IN CERCA DI LAVORO…

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Un giovane disoccupato, diplomato in ragioneria, ha trascorso gli ultimi due anni a cercare un posto di lavoro. Ormai è disperato e si attacca a tutto, nemmeno al Pony Express hanno un posto per lui. Un giorno capita davanti ad un circo e nota un cartello che annuncia l’offerta di un posto di lavoro. Entusiasta si presenta di corsa dal direttore col cartello in mano:
– Buongiorno, io sarei qui per quel posto…
Il direttore gli spiega la situazione:
– Ecco, veda, si tratta del numero dell’orso acrobatico. E’ sempre stato un numero di gran successo che attirava molto pubblico. Ma siccome ci è morto da poco l’orso ed è molto difficile addestrare un nuovo orso per quel numero, abbiamo pensato di farlo fare ad un finto orso.
– Che vuol dire finto orso?
– Che se accetta dovrà indossare una pelle d’orso e pedalare su una bicicletta su un filo a venti metri di altezza…
Il ragazzo, pur di avere un posto di lavoro accetta:
– Va bene, direttore! Quando comincio?
– Allora cominci da lunedì, ora vieni con me che facciamo le prove!

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Vanno in pista, il ragioniere indossa la pelle d’orso, sale sulla pedana da cui parte il filo ed inforca la bicicletta. Sta per incominciare la “traversata” quando, guardando di sotto, vede una gabbia con dieci leoni. A quel punto urla verso il direttore:
– Direttore, veramente di leoni non si era parlato! Io ho paura!
Da sotto si sente uno dei leoni:
– Non si preoccupi ragioniere… qui sotto siamo tutti geometri!

Annamaria… a dopo

BARZELLETTE!

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Uguali e diverse fanno ridere e fanno bene  alla salute!

Ducky:        Enzo, tu fai ridere!

Enzo:          E tu fai pena!

Ducky:        Dico “seriamente” Alter-Ego.

Enzo:          Anch’io dico “seriamente”. Diciamo la verità, facciamo

 ridere tutti e due.

Ducky:         Meglio far ridere che piangere.

Enzo:           Pienamente d’accordo! Insomma, che vuoi, non vuoi mica disquisire  sul modo di ridere o sulle barzellette”.

Ducky:         E perché no!  Dai, Prof,  non possiamo mica trattare sempre argomenti di psicologia individuale o sociale, politica., o d’amore, (o di sesso… nota di O.B) anche perché  parecchie lady hanno  rinunciato a sospirare , o altri importanti argomenti. Rilassiamoci un po’, ne abbiamo bisogno.  Ti sembra normale che “in certe chat  litigare, offendere un utente e’ diventato quasi una costante violazione del doveroso galateo; certe manifestazioni di mitomania  sono assolutamente da evitare.

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Enzo:           …sarebbero? Sono da evitare.. Rilassiamoci e veniamo a noi …anzi cerchiamo di calmarci e sorridere.

Ducky:         Mi raccomando, trattiamo l’argomento come siamo soliti fare.

Enzo:           Ora tappati la bocca e ascolta. (tanto per essere gentili…nota di O.B) E non fare caso se vengo fuori con parole inusuali o difficili. “ E’ presumibile che Adamo ed Eva si raccontassero delle barzellette “ ha scritto Achille campanile. Non aveva tutti i torti: le barzellette sono nate nella notte dei tempi per essere recitate o raccontate, con gesti espressivi e mimica facciale. Solo dopo secoli o forse millenni sono state raccolte e tradotte in forma scritta.

Ducky:         Introduzione e battuta finale!

Enzo:           Calma,  a suo tempo. Studiando le barzellette dell’antichità la storica inglese Mary Beard ha fatto un scoperta sorprendente:…

Ducky:         Però…sempre profondo vai nelle ricerche.

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Enzo:           Sai bene che ci sono abituato. Bisogna ben documentarsi, saper scrivere in modo corretto e secondo il proprio stile.

Ducky:         Enzuccio,  non esagerare e non ti gonfiare troppo.  Qui i detrattori ti fanno fischiare le orecchie…continua piuttosto a  “dizqui” maro’ sta cavolo di parole  non mi viene bene …è come se mi volesse sfottere.

Enzo:           …ripeto, ha fatto una scoperta sorprendente: le barzellette di duemila anni fa mostrano lo stesso meccanismo linguistico e comico che sta alla base delle nostre.

Ducky:         E cioè?

Enzo:           Ogni barzelletta riuscita, infatti, evidenzia una struttura peculiare: una cornice narrativa introduttiva e una punchline…

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Ducky:         …una che?

Enzo:           Una battuta finale!. Il meccanismo comico, quello che scatena la risata, è quasi sempre dato dal rovesciamento di una situazione normale, che viene realizzato proprio alla fine della barzelletta, nell’ ultima battuta.

                   “Secondo la maggior parte dei teorici, costitutiva di una barzelletta è una forma di contrasto tra schemi o significati; la risata è provocata da differenti attese  della cornice narrativa.

Ducky:         Fratello caro,  pensi di stare in qualche cattedra universitaria per parlare in punta di forchetta? Che brutto vizio!

Enzo:           Pardon!  Hai ragione.  Meglio fare un esempio. Ogni barzelletta,, come ogni   storia, inizia delineando una cornice narrativa, un fatterello insomma : anche inaspettata,

Ducky:         Continuo a non capire.

Enzo:           Ascolta.  Un bambino entra nella camera dei genitori e vede la mamma seduta sul papà; incuriosito chiede alla madre: “Mamma, ma cosa stai faccendo?

             La mamma,imbarazzata, risponde: “Sto saltellando sulla pancia del papà per fare uscire l’aria.”

             Il bimbo, con aria di sufficienza, guarda la mamma e le dice: “Guarda che non serve a niente, tanto ieri ho visto che, quando non ci sei, la cameriera la risoffia centro!!!

Ducky:         Ah ah, stupenda e olimpionica, ecco perché ti dai tante…arie..

Enzo:           Contegno Duc, non ci facciamo conoscere.

 

Ducky:         Continua!

Enzo:           Tutte le storielle del Philogelos, il più antico libro di barzellette, scritto in greco attorno al IV-V secolo d.C., rispettano  questa struttura universale. Non lo sapevi eh!

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Ducky:         Non sei tu il mio consulente letterario? Io ti faccio da consulente  erotico, in cambio.  Intanto, non ti fermare.

Enzo:           Tra le antiche barzellette spicca un sottogruppo di storielle che il sociologo britannico Christie Davies, ex presidente dell’International Society for Humor Studies ha chiamato  ethic jokes e che gli studiosi francesi chiamano blagues avec bouc émissaire,  barzellette con un capro espiatorio: storielle costruite giocando sulla presunta balordaggine di un sottogruppo, definito  in termini geografici (gli abitanti di una certa regione o città) economico-professionali, culturali o etnici. Pensa,Duc.

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Duemila anni fa gli Ateniesi prendevano in giro sia gli intellettuali pedanti sia gli abitanti di Cuma, Abdera e della Beozia  (il termine spregiativo “beota” è in uso ancora oggi) mentre i Romani si facevano beffe dei venditori di schiavi (considerati furbi e  imbroglioni) o dei tontoloni che provenivano dai margini dell’impero.    Oggi noi italiani ci raccontiamo storielle sulla presunta tirchieria dei genovesi…

POI+DICIAN+CHE+SEMMU+TIRCHI

Entra un genovese in un autobus e chiede al conducente:
– Scusi, si deve pagare il biglietto per un fiore?
– Certamente no.
– Dai Rosa, entra.


Un figlio genovese dice al padre:
– Papà, sulla porta c’è un signore che chiede un’offerta per la piscina comunale.
– Dagli un bicchiere d’acqua.


Una coppia genovese innamorata passeggia tenendosi per mano. Passano davanti ad una pasticceria e lei dice:
– Hm, che bel profumo.
– Vuoi che passiamo davanti un’altra volta?


– Come si fanno la doccia i genovesi?
– Incendiano un bosco e aspettano che arrivi un Canader.


– Perché i genovesi guardano i film porno al contrario?
– Perché gli piace il lieto fine, quando la prostituta restituisce i soldi al cliente.


Padre e figlio genovesi vanno in America.
– Papà, quando arriviamo?
– Stai zitto e nuota!


– Di che origine sono gli scozzesi?
– Sono dei genovesi cacciati via dalle loro terre perché spendevano troppo.

 

Ducky:         …e anche degli scozzesi!

Enzo:           La goffaggine dei burini (gli abitanti di Roma chiamano così chi proviene dalla campagne laziali) o la supposta balordaggine dei carabinieri.

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2313747_217851 I francesi si fanno beffe  del belgi, gli inglesi  prendono in giro la tirchieria degli scozzesi e la passione per l’alcol degli irlandesi, i messicani ridono della  goffaggine degli Yucatecos (le persone  nate nel rurale Yucatan).I finlandesi sfottono gli abitanti della Carelia e i sudafricani degli afrikaners   (i bianchi di origine olandese).  Negli Stati Uniti si ride degli immigrati polacchi, dei portoghesi e, ahimé, anche di noi italiani. A giudizio del sociologo Christie Davies, quasi tutte le comunità umane, ad eccezione di Cina e Giappone, hanno raccontato e continuano a raccontarsi barzellette “etniche” o con un “capro espiatorio”, sbeffeggiando la presunta stupidità di un gruppo sociale che vive al proprio interno. Nonostante le apparenze non sono il prodotto di tensioni sociali. Scrive Davies: “I sottogruppi target delle barzellette sono costituiti non da stranieri o estranei né di “nemici”, ma da persone  integrate nella comunità da pacifici vicini Insomma, ridiamo soprattutto di noi stessi e delle nostre debolezze.

Ducky:         Fra…ti capisco ma…faccio una fatica!  Te ne vieni con etnie, sottogruppi, target….non ti sembra di esagerare?”

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Enzo:           No, certe cose bisogna  impararle: la cultura è cultura e…non è mai troppo tardi, si dice. Torniamo alle barzelette. Alcune fanno male. Certo non tutte le barzellette ….

Ducky:         …asp facci caso…

Enzo:           A cosa?

Ducky:         …sono tutte femmine le barzellette….non esistono i”barzelletti”,  tutt’al più posso esistere dei bar… i “BAR ZELLETTI” con personale tutte donne…le BARZELLETTE in mini come le conigliette.  Che ne dici eh?

Enzo:           Duc, chiamo l’ambulanza per il “pronto soccorso”.  Non   proferire sillaba. Non tutte le barzellette sono innoque. Quelle etniche, ad esempio, tendono a fruttare certi stereotipi   e possono traformarsi in barzellette razziste, fanatiche, pericolose o antisemite.

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                   La verità e’ che a volte le barzellette possono far male e non a caso nel corso della storia sono state inventate e raccontate per screditare le autorità civili e religiose, colpire i potenti, sbeffeggiare i dittatori. Sono state insomma il parente ”popolare”  della satira politica.  Nell’antica Roma, circolavano battute e barzellette su Giulio Cesare, nella Roma papalina del Rinascimento si raccontavano storielle su cardinali o alti prelati, nella Francia dell’Ancien Regime, poco prima della rivoluzione, erano diffuse filastrocche sconce su tre Luigi XVI e sulla regina Maria Antonietta.

Ducky:         Si rise anche sotto il fascismo.

Enzo:           E h sì. In Italia durante il Ventennio fascista, l’opposizione e il dissenso  politico, furono repressi, la critica e la satira imbavagliate; il reato di offesa  all’onore del Duce fu punito con la reclusione fino a 5 anni e quasi 5 mila persone fra il 1926 e il 1943 vennero denunciate. Ciò nonostante gli Italiani non smisero di farsi beffe di Mussolini e dei suoi gerarchi.  Ecco un storiella dell’epoca: “Mussolini visita un manicomio. Dopo il suo saluto, tutti i presenti esultano e battono le mani tranne uno. Un gerarca irritato gli si avvicina: “E voi,  perché non esultate?”. Ed ecco la risposta:  “Oh, ma io non sono mica un matto.Sono un infermiere.”

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                   Rileva lo storico italiano Francesco Perfetti: “Alcune di queste barzellette erano solo divertenti, altre espressioni di un malessere politico reale.  Lo studioso Alberto Vacca ha dedicato al tema un libro intero. Duce truce, Insulti, barzellette caricature; l’opposizione popolare al fascismo nei rapporti segreti dei prefetti, dove  scrive che a volte le barzellette non si limitino a essere semplici pernacchie  (vedasi la sonorissima e indimenticabile  pernacchia del grande Totò nel film I Due Marescialli)  al potere ma divengano espressioni di disubbidienza civile e affermazioni di libertà.

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Guidonia, 1939: Mussolini scende dall’aereo che ha pilotato facendo un goffo saluto romano. E’ una delle foto censurate dal regime, e raccolte da Mimmo Franzinelli nel libro “Il Duce proibito”.

Ritaglio di giornale con scritte ingiuriose, spedito al Direttorio del P.N.F. con busta datata a Palermo, del 18 ottobre 1940.

Ritaglio di giornale con scritte ingiuriose, spedito al Direttorio del P.N.F. con busta datata a Palermo, del 18 ottobre 1940.

Ducky:         Sonora e potente quella di Totò, disarmante e artistica quella di Eduardo.

Enzo:           Duc, ti cedo la chiusura: Raccontane una delle tue, mi raccomando “che sia “firmata”

Ducky:         Due peni si trovano davanti all’università:

                   “Cosa c’è ti vedo tutto teso, oggi???

                   “Be’ sai, oggi ho un esame orale!

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Enzo & Annamaria… a dopo

1° APRILE E LA LEGGENDA DI SPETTRI…

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Questa è una leggenda di spettri….Leggi la storia prima di andare sul link.

Si dice che i proprietari di una casa in Charleston abbiano visto immagini ed ascoltato strane voci già da molto tempo. Hanno fatto alcune ricerche e hanno scoperto che nella casa viveva una donna il cui marito era partito per la guerra. La leggenda dice che lei si sedeva sempre al tavolo della cucina e guardando il giardino attraverso la finestra, aspettava che suo marito tornasse a casa.

Ma lui non tornò mai….

Da allora dicono che lo spirito della donna stia ancora aspettando.
I proprietari della casa hanno scattato questa foto e registrato i suoni di quello che loro affermano essere il fantasma.
E’ un po’ strano ed anche inquietante ma se guardi attentamente troverai il fantasma nella foto ed ascolterai strani suoni.
Occorrono circa 30 secondi per vederlo ma poi quando ci riesci, è come una di quelle illusioni ottiche… un ologramma. Per farti risparmiare un po’ di tempo ti consiglio di concentrarti nello spazio tra il tavolo e la finestra, alza il volume il piu’ possibile: sentirai dei mormorii strani che si dice sia il fantasma che prova a parlarti.

Vai al link.
La leggenda della vecchia casa

 

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Il giudice: “Qual’è   la vostra età ?”
La donna: “Ho 86 anni.”
Il giudice: “Ditemi con le vostre parole, cosa è  successo l’anno scorso all’inizio d’aprile.”
La donna: “Ero seduta su una panchina dei giardinetti. Era ormai sera, e pensavo di tornarmene a casa, quando il giovane teppista si  è seduto proprio accanto a me.”
Il giudice: “Come avete capito che era un teppista?”
La donna: “Era sporco e malvestito, e pareva drogato o ubriaco.”
Il giudice: “Che cosa  è avvenuto in seguito?”
La donna: “Mi sono convinta che fosse un vero mascalzone, perchè  mi ha infilato le sue manacce sudice sotto la sottana.”
Il giudice: “Allora vi siete ribellata a quella violenza?”
La donna: “No, non subito”.
Il giudice: “Perchè ? ”
La donna: “In fondo era piacevole.   Nessuno mi aveva accarezzato così  intimamente da quando mio marito è  morto, 30 anni fa.”
Il giudice: “Poi cosa è  successo?”
La donna: “Poichè  non gli ho detto nulla, quel disgraziato si è  fatto ancora più  audace e mi ha sfilato le mutandine.”
Il giudice: “Allora vi siete ribellata?”
La donna: “No, perchè  intanto mi aveva messo l’altra mano sul petto, e denudatomi i seni ha cominciato a leccarmeli.”
Il giudice: “E voi cosa avete fatto?”
La donna: “Niente vostro onore, vedete quella bestia mi ha fatto sentire viva. Non mi ero sentito così  eccitata e piena di desiderio da anni!”
Il giudice: ” Che cosa è  avvenuto in seguito?
La donna: “Ebbene signor giudice, ero sola e indifesa, in un giardinetto al calar dalla notte, dinanzi ad un giovane delinquente avido d’amore. Cosa potevo fare? Gli ho chiesto di violentarmi.”
Il giudice: “E allora lui vi ha violentata?”
La donna: “No signore, quel disgraziato invece si è  messo ad urlare: “Pesce D’Aprile! Pesce D’Aprile! Pesce D’Aprile!”. E’ stato allora che l’ho ucciso a colpi di bastone!”.
Bilbo Baggins      

      Annamaria… a dopo

AMORE E DIFFERENZA DI ETA’

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E’  una coppia malese a battere il record della differenza di età tra coppie : nel 2006, infatti, si sono sposati un uomo di 105 anni e una donna… di 22 anni! Secondo quanto riportato dal giornale The Straits Times i coniugi Sudar Marto ed Ely Maryulianti Rahmat avrebbero ben 83 anni di differenza. In pratica quando aveva raggiunto da un pezzo l’età della pensione, la sua futura moglie doveva ancora nascere. L’uomo non era un vedovo in cerca di compagnia ,negli ultimi anni della sua vita, in quanto già sposato con una donna di 69 anni, che comunque ha accolto favorevolmente l’ultima arrivata secondo gli usi e costumi locali.

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Anche in Italia troviamo  casi simili, non così clamorosi ma ugualmente significativi, specie se consideriamo che spesso si tratta di matrimoni tra anziani pensionati italiani e giovani badanti straniere dell’est: a Macerata ,ad esempio, un pensionato di 83 anni ha sposato in comune la giovane Monica Garbowoska, di 37 anni. Un piccolo record i 46 anni tra lui e lei. In confronto alcuni matrimoni con differenze ventennali appaiono un qualcosa di normale. Tra le coppie illustri, con significativa differenza di età tra coniugi, troviamo l’attore/regista Michele Placido, sposato con Federica Vincenti (38 anni di differenza). Poi l’attore Bruce Willis, che nel 2009 si è sposato con Emma Heming, modella di 23 anni più giovane. Da queste unioni sono nati dei figli, da quelle con differenze abissali… no.

Ma a pensare male si fa peccato, come ci racconta questa divertente storia:
dal titolo ” la differenza di età e i commenti della gente”

 

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Lettera ad un amico…
Caro Amico,
Ho un grosso problema e spero che tu mi possa dare dei buoni consigli!

Negli scorsi giorni, una sera, ho conosciuto Deborah, con l’acca finale. Appena l’ho vista ho capito subito che era troppo giovane per me. Io ho 66 anni e lei solamente 20, 46 anni di differenza! Malgrado ciò quella sera ci siamo avvicinati molto. Mi sentivo molto bene in sua compagnia e la differenza di età non aveva più importanza e lei mi ha assicurato che anche per lei era così.

Tuttavia però già quella stessa sera c’è stato un problema: avevo l’impressione che tutte le persone che incontravamo sulla strada ci fissassero, mentre camminavamo mano nella mano. Molto probabilmente pensavano che io potrei essere suo padre. Lei però quella sera mi disse che ero matto, che mi immaginavo tutto.

Nel frattempo sono passate 2 settimane e siamo sempre ancora insieme. La amo molto e penso che anche lei mi ami. Però in qualsiasi posto siamo, la gente ci fissa sempre. Io sono sicuro che è la differenza d’età la causa di questi sguardi della gente.

Sicuramente capisci che in questo momento non è che mi senta molto a mio agio, e comincio a domandarmi se continuare questa relazione o meno. Gli sguardi degli altri mi fanno arrabbiare e nello stesso tempo mi fanno sentire molto vecchio.
Perchè la gente è così cattiva?
Perchè reagiscono così alla nostra differenza d’età?
Perchè nessuno capisce il nostro amore?

Ti prego, aiutami con dei buoni consigli!

Tanti saluti dal tuo amico che ha tanto bisogno di aiuto.

P.S.: Ti mando una foto di Deborah: non trovi che sia dolcissima?

 

deborah

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Annamaria… a dopo

 

 

SI RIDE, SI PIANGE


NOTE

 

 

 

Telemaco aiutò Ulisse ad eliminare i Proci, mica gli dette l’immunità…

3-luglio-2014

 

giufà

 

I RACCONTI DI GIUFA’

GIUFA’ E IL FERRO

Un giorno Giufà disse al suo vicino commerciante:
– Vado a fare un viaggio, ma ho in casa del ferro e non voglio che durante
la sua assenza vengano i ladri a rubarmelo. Posso chiederti di custodirlo
fino al mio ritorno
– Sì, certamente Giufà, tu sei un uomo generoso, bravo e onesto, lo faccio
volentieri rispose il commerciante.
Giufà, con l’aiuto di alcuni amici, trasportò il ferro a casa, del
commerciante e parti. Tornato dal suo viaggio, Giufà chiese di riavere il
ferro che aveva lasciato in custodia al commerciante.
– O Giufà, che cosa posso dirti? I topi hanno mangiato tutto il ferro e
non è rimasto più niente.
Giufà rimase a bocca aperta:
– Ma che cosa dici?1 topi mangiano il ferro?
– E’ la verità, Giufà, qualche volta succedono cose strane, da non
credere, ma è la verità – rispose il commerciante.
Giufà fece finta di credergli e ritornò a casa.
Trascorso qualche giorno, mentre Giufà tornava dal mercato, vide l’asino
del commerciante fermo lungo la strada. Sulla groppa dell’asino c’era
tanta merce appena comperata. Giufà prese l’asino e lo nascose.
Quando tornò il commerciante e non trovò il suo asino, si mise a cercarlo
dappertutto, incontrò Giufà e gli disse:
– Giufà, ho perso il mio asino carico di tanta merce, non l’hai visto per
caso?
– Poco fa ho sentito dei rumori che venivano dal cielo, allora sono salito
sul tetto di casa mia per vedere che cosa c’era e ho visto un grande
uccello che rapiva un asino – raccontò Giufà tutto serio.
– Ma cosa dici? Tu hai fatto sicuramente un brutto sogno; è impossibile
che un uccello rubi un asino – rispose il commerciante.
Allora Giufà:
– Tutto è possibile, perché in un paese dove i topi mangiano il ferro, è
molto facile che gli uccelli rapiscano gli asini!!

Un sabato da papere

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Annamaria… a dopo