IL…BUON…PAESE

La Pesca di Leonforte . . . IGP Europeo

Cito

“Gialla  la collina che a giugno saluta il grano,
Gialle  le foglie che in autunno cedono a terra,
Giallo  lo zolfo della miniera che canta canzoni dicipressi,
Giallo  il sole che luccica e riscalda le zolle,
Gialli   i girasoli di Van Gogh che lampeggiano negli occhi,
Gialla  la pesca di Leonforte, un giallo unico, incorruttibile”.

Profumo intenso, colore giallo dorato e polpa dal gusto dolce e naturale, questa descrizione calza a pennello per la pesca di Leonforte, prodotto di nicchia siciliano, le cui doti organolettiche speciali sono state conosciute e apprezzate negli ultimi 30 anni da chiunque l’abbia  assaggiata.

La caratteristica che contraddistingue la Pesca di Leonforte dalle sue “concorrenti” è il periodo di maturazione: settembre. Ciò è possibile perché le pesche vengono “insacchettate”. Il procedimento è stato “brevettato” negli Sessanta da un certo Pappalardo di Acireale che cercava di ovviare ai danni prodotti dai parassiti. I primi pescheti nascono infatti a Leonforte negli anni Cinquanta sui terreni argillosi della Contrada Noce, ma dopo appena quattro anni la coltivazione viene abbandonata a causa della mosca mediterranea. Ma non è una resa definitiva : qualche anno dopo si pensa ad un sacchetto di carta pergamenata in cui vengono avvolti i frutti 120-150 giorni prima della completa maturazione.

Questo stratagemma protegge le pesche da parassiti e intemperie ed evita l’uso eccessivo di concimi di origine industriale. La pratica si diffonde rapidamente : a guadagnarne e’ il gusto, il profumo, l’aroma e la consistenza della polpa che rendono questo frutto praticamente ”unico”.

La pesca tardiva di Leonforte, denominata La Settembrina, viene coltivata nei comuni di Leonforte e, sempre in provincia di Enna, a Calascibetta, Nissoria, Assoro ed Agira. L’estensione non eccessiva, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno dei punti di forza della produzione trattandosi, come ho detto, di un prodotto di nicchia.

Le piante vengono costantemente curate durante l’anno: si dà il rame agli alberi e l’olio bianco alle gemme, si potano i rami e si concima. L’irrigazione è giornaliera con degli impianti a goccia,  prevalentemente con acqua di sorgente,  fornisce le qualità minerali adatte a questo tipo di coltivazione.

A giugno, dopo l’ultima potatura, si procede all’insacchettamento, lasciando maturare le pesche durante tutta l’estate e solo a fine settembre avviene la raccolta.

Con una leggera rotazione del picciolo si staccano i frutti uno per uno e poi si tolgono i sacchetti; dopo accurati controlli, i frutti vengono messi in commercio.

La pesca di Leonforte è ormai conosciuta e ricercata in tutta Italia; testimonianze dell’apprezzamento ormai tributatole sono i successi conseguiti in occasione di importanti manifestazioni : il  Salone dei Sapori di Milano, la MediAL di Palermo, il Salone del Gusto di Torino, organizzato da Slow Food.

Per onorare l’importanza che questo prodotto locale riveste per gli abitanti della zona, da una decina d’anni a questa parte si festeggia a Leonforte La Sagra della Pesca, che ricade fra il primo sabato e la prima domenica del mese di ottobre, ovvero nel momento di piena maturazione del frutto.

                         

Alla fine della manifestazione vengono  premiate le pesche più buone e più belle, secondo il giudizio di una commissione d’intenditori.

In attesa che maturino le pesche di Leonforte, gustiamoci  le loro “sorelline” che pure si difendono alla grande sulle nostre tavole !!

    

Bianche, gialle, nettarine (pesche noci), percocche, le troviamo da fine maggio a settembre e oltre, con la loto buccia liscia o vellutata . . . insomma una delizia per i sensi.

Frutti succosi dal sapore zuccherino, sono ideali per macedonie, torte, frullati, gelati, marmellate, conserve sciroppate e dolci.

Le pesche sono ricche di fibra insolubile, per cui hanno un elevato indice di sazietà.

Contengono discrete quantità di vitamina C, beta carotene (vitamina A), potassio; sono poco caloriche, hanno tantissima acqua e niente grassi, per cui sono ideali per le diete estive.

Posseggono inoltre una importante  azione antiossidante, contro i radicali liberi e dunque contro il precoce invecchiamento cellulare.

Oltre che consumarle crude, ecco qualche proposta per il loro utilizzo . . .

Pesche al forno con gli amaretti  (ricetta tipica piemontese)

Ingredienti  : 4 pesche gialle – 100 g di amaretti – 2 cucchiai di zucchero – 1 uovo – una manciata di mandorle – burro q.b. – vino Moscato q.b.

Preparazione : tagliate a metà le pesche, eliminate il nocciolo e scavate un pochino di polpa; mescolate questa con gli amaretti tritati, poi l’uovo e con il composto ottenuto farcite le pesce.

In una pirofila imburrata, disponete le pesche farcite con la buccia verso il basso, spolverizzate con lo zucchero bene la superficie, mettete alcuni fiocchetti di burro, spruzzate con il vino e infornate a 180°C per 35 minuti in modo che si caramellino perfettamente.

Si tratta di un grande classico da assaporare in tutta la loro fragranza, da abbinare al gelato, alle creme al cioccolato ma anche alla panna cotta.
Di facile realizzazione, ottima merenda o spuntino, sia d’estate che d’inverno.

Ingredienti per 2 vasetti da 500 ml : zucchero 400 g – acqua 1 litro – pesche percoche (o anche “spaccarelle” in cui il nocciolo si separa facilmente dalla polpa) 1 kg.

Preparazione : scegliete delle pesche mature ma dalla polpa ben soda: lavatele e scottatele in acqua bollente per 2 minuti, estraetele dall’acqua e mettetele a sgocciolare in un colapasta.

Se preferite delle pesche più sode, controllate il grado di cottura con una forchetta, spegnendo il fuoco prima.
Ponete le pesche sotto un getto di acqua fredda e togliete loro la buccia che, dopo la scottatura,  dovrebbe venire via agevolmente.
Tagliate le pesche a metà, togliete il nocciolo e mettetele in barattoli di vetro sterilizzati.
Preparate uno sciroppo versando in un tegame un litro di acqua e 400 g di zucchero, che farete sciogliere completamente e bollire per qualche minuto; una volta pronto lo sciroppo, versatelo sulle pesche poste nei barattoli, fino a ricoprirle completamente.

Agitate i vasetti per far fuoriuscire eventuali bolle d’aria e chiudeteli ermeticamente, poi capovolgeteli e lasciateli raffreddare.
Prendete una pentola capiente e alta che possa contenere comodamente i vasetti, sistematevi all’interno un canovaccio pulito e adagiatevi i vasetti, dividendoli uno dall’altro con il canovaccio in modo che durante la bollitura non si rompano urtandosi.
Riempite la pentola di acqua ricoprendo completamente i vasetti; ponete la pentola sul fuoco e fate bollire i vasetti per almeno mezz’ora.

Spento il fuoco, aspettate che i vasetti si raffreddino nella pentola, estraeteli, asciugateli, etichettateli e riponeteli in un luogo buio e fresco.

Consumate le pesche preferibilmente dopo un mese.

Ingredienti : 2 uova – 75 g di burro – 100 g di zucchero – 150 g di farina – 4 pesche – 2 cucchiai di latte – 1 buccia grattugiata di un limone – 1/2 bustina di lievito vanigliato per dolci

Preparazione : mescolate in una ciotola lo zucchero e il burro precedentemente ammorbidito a temperatura ambiente.
Mescolate bene fino ad ottenere una crema liscia e omogenea, poi iniziate ad aggiungere le uova, uno per volta, sempre mescolando bene.
A questo punto aggiungete la scorza grattugiata del limone, la farina setacciata insieme al lievito, continuando a mescolare.
Aggiungete un po’ di latte per ammorbidire il composto, finché non sarà omogeneo.
Imburrate ed infarinate una teglia o in alternativa con un foglio di carta da forno, bagnato e ben strizzato, foderate la teglia.
Versate l’impasto nella teglia e livellatelo per bene; sbucciate le pesche, tagliatele a spicchi e disponete le fettine sulla superficie della  torta
Infornate a 180°C per circa 40 minuti, sformatela ed eventualmente cospargetela di zucchero a velo.

Qualunque scegliate, buone pesche a tutti da . . . Maria !