LA FIBRA CHE UCCIDE

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L’Italia è primo consumatore di amianto in Europa, secondo produttore dopo l’URSS. Chiedi trasparenza su dati, processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento per i 30 milioni di tonnellate di amianto.

Quel lavoro in banca Angelo Manzoni lo aveva desiderato per tanto tempo. Non lontano da casa, in uno dei luoghi più belli d’Italia, affacciato sul lungolago di Lecco.

Eppure è proprio lì che Angelo, tenore dilettante, ha respirato la polvere che lo ha fatto ammalare di mesotelioma, il tumore maligno che colpisce chi inala le micidiali fibre d’amianto. Senza saperlo è stato esposto per anni, nel suo quotidiano giro di ronda da custode tra la soffitta e i sotterranei della centralissima Banca Popolare di Lecco. A provarlo un’ispezione dell’Asl, intervenuta solo dieci anni dopo la chiusura della banca per la denuncia dei familiari: ha rivelato come l’amianto in matrice friabile fosse onnipresente in quei locali. Angelo non potrà leggerla perché è scomparso il 20 gennaio, ma questa petizione è dedicata a lui e alle decine di migliaia di italiani che, a loro insaputa, sono esposti alla fibra killer e pagano carissimo questa forzata ignoranza.

Secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ogni anno almeno 3000 italiani muoiono di mesotelioma pleurico e malattie asbesto-correlate, e più di mezzo milione di lavoratori dichiara di essere stato a contatto con la fibra.

L’amianto è ancora diffusissimo in tutto il territorio e il danno ambientale permane. Fino alla fine degli anni ’80 l’Italia è stata il secondo maggiore produttore europeo di amianto, il primo per l’amianto crisotilo, una delle forme più pericolose, nonché uno dei maggiori utilizzatori.

Il Ministero dell’ambiente, in collaborazione con Inail e Regioni, ha censito 38mila siti contaminati, di cui 35.521 ancora da bonificare. Mancano del tutto i dati della Calabria e quasi del tutto quelli siciliani, perché le due regioni si sono date un piano regionale amianto che ha permesso di avviare il censimento solo l’anno scorso.

C’è bisogno di trasparenza sui dati e sui processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento degli oltre 30 milioni di tonnellate di amianto nelle sue varie forme.

Firma la petizione Addio Amianto (#addioamianto) per sollecitare il premier Matteo Renzi e il Ministro Galletti ad adottare subito cinque misure concrete per migliorare la trasparenza sull’amianto entro la fine del 2015.

( Change.org)

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