LA MORTE CI “TERMINA” O SI PROSEGUE PER L’ALDILA’?

La scienza fa il punto della situazione con le ultime ricerche

Enzo-Ducky

Enzo:              Ducky, quanto pensi di campare ancora?

Ducky:            Dici sul serio?

Enzo:              Scherzo, stupido…ma se io ti facessi la domanda sul serio?

Ducky:            Dai su, tutti ci pensiamo all’ultima ora. Ho capito, sei di una curiosità estrema;  dobbiamo rassegnarci. Sputa fuori il rospo. Non credo che vuoi conversare gustando la pizza, il limoncello e il resto…insomma della dipartita”.

Enzo:              No, figurati! Non ti viene in mente di qualcosa di cui  se ne parla tanto? Qualcosa di strabiliante….di luce…?

Ducky:            …delle strade buie…pericolose senza luce…

Enzo:              La parola “tunnel” non ti dice nulla?

Ducky:            Mi ricorda il tunnel sotto la Manica. Ho sbagliato?

Enzo:              Scombinato, smettila…mi riferisco alle persone che hanno vissuto certe esperienze di premorte…o dichiarate tali e che poi si sveglia e non ha più paura di morire.

Ducky:            Ah, ho capito; me lo potevi dire. Si, certo. Ho letto tre libri in proposito, di scrittori-medici sia italiani che stranieri. Uno butta il sangue cioè “scapizza”,  precipita per le scale,  fa uno sconto frontale; lo portano all’ospedale…morto o mezzo morto …” e lì succede ‘o 48…il miracolo che tu chiami esperienza di premorte. Esce nuovo con un’altra “capa”:  Tutti o quasi tutti dicono che non hanno più paura della morte.

Enzo:              Frena, Duc, Più o meno è così. La letteratura di questi fenomeni  mi ha lasciato sempre un groviglio di emozioni che non saprei definire… credimi: emozioni…che sanno di speranza.

Ducky:            Ci sono nuove “considerazioni” tra gli scienziati? Cosa dicono?

Enzo:              Siamo nel 2017 e gli scienziati hanno fatto il punto.

Ducky:            Sentiamo!

Enzo:              Senti questa testimonianza di una donna.

“Lavoravo in un negozio di articoli per animali. Un sabato – era il 14 dicembre del 2013 – sono uscita a fumare con la moglie del titolare. Le ho sentito dire due volte il mio nome, poi ho perso conoscenza. Ricordo perfettamente di essere entrata in un tunnel scuro, volavo gioiosa, ridevo come non mai. Intorno sembrava che navigasse, l’aria era fresca e sentivo delle risate felici…Mi sono risvegliata dopo un’ora e mezza in Pronto Soccorso. Avevo avuto una crisi epilettica con convulsioni per 14 minuti: le mie labbra erano diventate  nere, non avevo più battito cardiaco.  Se il marito della vicina di negozio non mi avesse fatto il massaggio cardiaco, sarei morta.  Da allora penso spesso a questa esperienza. E’ stata stupenda. E non ho più paura della morte.”

Ducky:            Non dico nulla, ma ascolto molto attentamente.

Enzo:              Serena è una donna italiana. Ha scritto questa testimonianza sul sito della Fondazione per la ricerca delle esperienze di premorte (nderf.org)  fondata dall’oncologo statunitense Jeffrey Long. Il suo non è un caso isolato: Long ne ha raccolte oltre 4 mila , da tutto il mondo, raccontandoli nel best seller “Esiste un posto bellissimo (Mondadori).

Ducky:            Dovremmo credere a questi racconti? Sono allucinazioni o svelano qualcosa sul misterioso territorio fra la vita e la morte?

Enzo:              Difficile rispondere. Ma se sono deliri, come si spiega che tante persone riferiscono le stesse visioni?  Il primo a scoprirlo fu uno psichiatra statunitense, Raymond  Moody, nel 1975; dopo aver studiato 150 casi simili, li denominò “esperienze di premorte” . Ma non è un fenomeno moderno. Già nel quarto secolo a.C.  il filosofo Platone raccontò le visioni di Er, un soldato rimasto in coma per 12 giorni. Vide “una luce dritta come una colonna, simile all’arcobaleno, ma più intensa e più pura.”  Questi casi, in realtà,  non sono rari : accadono al 12% di quanti sopravvivono a un arresto cardiaco. E molti pazienti non li raccontano temendo di passare per pazzi.

Ducky:            Immagino le enormi difficoltà negli studi.

Enzo:              In merito gli studi scientifici che se ne occupano sono solo 150. Le ricerche in questo campo sono iniziate 50 anni fa.  La scienza ha appurato che la morte non è un evento istantaneo-rapido, MA UN PROCESSO GRADUALE, come il passaggio dal giorno alla notte. E’ una zona grigia, da cui, in certi casi, SI PUO’ TORNARE INDIETRO,  dice Francesco De Ceglia, autore di  Storia della definizione di morte (Ed. Angeli).  La morte definitiva coincide…

Ducky:            Ecco, stavo per chiedertelo!

Enzo:              Stai calmo e te lo spiego.  La morte coincide con lo spegnimento  del cervello (tronchi encefalici e midollo spinale): se non funziona, si interrompono 2  (due) cose, la respirazione e la circolazione sanguigna. Dunque, il cervello è la centrale operativa della vita. Il cervello si spegne se subisce un trauma, se il cuore non batte più (arresto cardiaco) o i polmoni smettono di respirare. Quando il cuore smette di battere, entro circa 20 secondi, l’elettoencefalogramma diventa piatto.Se non si fa la rianimazione cardio-polmonare, nel giro di 5-10 minuti le cellule cerebrali subiscono danni irreversibili.

Ducky:            Ma come si spiegano allora queste visioni in un cervello che non può avere pensieri complessi o non può pensare,  perché funziona al minimo, solo per tenere in vita il corpo? E perché le persone vivono esperienze simili?

Enzo:              Nelle Nde – Esperienze di Premorte alcuni cristiani raccontano di incontrare i santi, e gli indiani Visnu: gli occidentali si ritrovano in un giardino e gli hawaiani fra i vulcani. Ma, tolte queste differenze gli elementi principali sono uguali per tutti:

  • il tunnel

  • la sensazione di pace

un paesaggio di luce

  • l’incontro con i parenti o amici defunti

  • e il riassunto della propria vita, vista sfilare come un film accelerato.

Tanto che Bruce Greyson, psichiatra all’Università della Virginia, nel 1983 creò una scala per valutare l’intensità delle esperienze che accadevono e che ancora accadono.

Ducky:            Ma queste esperienze non succedono a tutti. Che dice la Scienza?

Enzo:              Il cardiologo olandese Pim Van Lommel, che ha esaminato centinaia di casi, non ne è venuto a capo e dichiara:

“Tutti i pazienti che abbiamo studiato erano clinicamente morti. Non abbiamo trovato alcuna spiegazione scientifica sul perché solo alcuni abbiano vissuto queste esperienze. La durata dell’arresto cardiaco o dello stato di incoscienza, e la gravità della mancanza di ossigeno nel cervello sono irrilevanti. E non contano le credenze religiose: queste esperienze le vivono anche gli atei.”

Per molti scienziati, comunque, non c’è nulla di soprannaturale: “Sono allucinazioni realistiche, un misto di ricordi e fantasie che si attivano quando il cervello è sotto stress…”scrive Keith Augustne nel saggio “Il mito dell’aldilà”.

“Queste ipotesi chiariscono alcuni possibili elementi scatenanti, ma non le esperienze, il loro contenuto e il loro significato” obietts Enrico Facco, anestesista del dipartimento di neuroscienze all’Università di Padova e autore di Esperienze di premorte (Ed. Altravista).  “La possibilità di avere esperienze coscienti  e strutturate a Eeg –elettrocardiogramma piatto non è spiegabile con le attuali conoscenze sul cervello. Il delirio in terapia intensiva ha manifestazioni del tutto diverse, mentre le esperienze di premorte hanno un significato profondo e trasformano la vita delle persone che non hanno più paura della morte.”

Si susseguono altre obiezioni di altro scienziato che fornisce dichiarazione contraria.

Domanda da milioni di euro: “Come si spiegano, allora,  le esperienze extracorporee, ovvero la sensazione di uscire dal proprio corpo e percepirlo dall’alto?  Anche queste sono classificate come allucinazioni?  La letteratura scientifica, però, ha documentato alcuni casi di pazienti che, a elettrocardiogramma piatto e occhi chiusi, hanno percepito quanto avveniva intorno a loro: al risveglio l’hanno raccontato e le loro descrizioni sono state confermate dallo staff medico.

ENZO (Vincenzo Liberale)

RASSEGNA – Prima parte

Fonte FOCUS

Annamaria… a dopo