UNA RICETTA AL VOLO – TORTA ALLO YOGURT

 

E’ arrivato il caldo, finalmente! E vi propongo un gustoso dessert: una torta allo yogurt dal gusto fresco, leggero e delicato, arricchito con succosi frutti di bosco. Semplice da preparare, non si deve essere esperti in cucina. Questa delizia si realizza in un lampo e non necessita di forno e fornelli. Perfetta, quindi, per la stagione estiva. La torta fredda allo yogurt si presta ai più golosi abbinamenti di sapore variando il gusto dello yogurt nella crema e guarnendo la torta con frutta fresca a piacere .

Torta di yogurt al cioccolato
Ingredienti per la base ( per uno stampo da 20 cm)
Biscotti Digestive 280 g Zucchero di canna 30 g Burro 170 g

PER LA CREMA DI YOGURT
Yogurt bianco naturale cremoso 700 g Gelatina in fogli 12 g Latte intero 60 g Panna fresca liquida 300 ml Zucchero a velo 50 g

PER GUARNIRE
Frutti di bosco q.b.

Preparazione:
per realizzare la torta fredda allo yogurt per prima cosa imburrate uno stampo a cerniera del diametro di 20 cm, foderate con carta forno la base e il bordo dello stampo  Sciogliete il burro al microonde oppure in un pentolino e fatelo intiepidire, tenendolo da parte. Intanto versate nel mixer i biscotti secchi frullateli per ridurli in polvere.Trasferite i biscotti sminuzzati in una ciotola, aggiungete lo zucchero di canna  e il burro fuso intiepidito.

Mescolate con una spatola per ottenere un composto pastoso e trasferitelo in una teglia; pressatelo bene sul fondo con il dorso di un cucchiaio per realizzare la base . Ponete la base in frigorifero e lasciatela rassodare almeno 30 minuti.

Ora ponete i fogli di gelatina in una ciotola ampia colma di acqua fredda e lasciateli ammorbidire per circa 10 minuti . Intanto scaldate il latte in un pentolino (dovrà solo sfiorare il bollore) e una volta che la gelatina sarà ammorbidita, strizzatela e versatela nel latte caldo a fuoco spento. Mescolate con una frusta per sciogliere accuratamente la gelatina. Tenete da parte per un momento e lasciate che il composto si intiepidisca.


Ora versate la panna fresca liquida nella ciotola della planetaria dotata di fruste, unite lo zucchero a velo e montatela fino a quando sarà spumosa. Se non disponete di una planetaria potete usare anche le fruste elettriche per montare la panna. Versate lo yogurt in una ciotola, aggiungete il latte nel quale avete sciolto la gelatina e che nel frattempo si sarà raffreddato.

Mescolate con una spatola per amalgamare il composto  e per finire aggiungete anche la panna che avete precedentemente montato, iniziate con un cucchiaio di panna per stemperare il composto mescolando con vigore, poi unite la restante panna mescolando delicatamente dal basso verso l’alto per non smontarla.


Versate la crema ottenuta nello stampo con la base che nel frattempo si sarà rassodata, livellate la superficie con una spatola e riponete nuovamente in frigorifero a rassodare per almeno 5 ore. Una volta che la torta fredda allo yogurt sarà pronta, guarnitela a piacere con i frutti di bosco e servitela .

Conservazione
Conservate la torta fredda allo yogurt per un paio di giorni in frigorifero oppure potete congelarla, dividendola in porzioni per poi scongelarla all’occorrenza in frigo.

Consiglio
In alternativa allo yogurt bianco naturale potete utilizzare altro yogurt alla frutta o di altro gusto: in questo caso eliminate la dose di zucchero nella panna in quanto lo yogurt risulterà già dolce.
Per guarnire la torta fredda potete usare frutta fresca di stagione a piacere oppure potete realizzare una coulis da stendere sulla superficie.

By- giallo zafferano-

Annamaria a dopo

HO CONTATO I MIEI ANNI

IL TEMPO PREZIOSO PER IL POETA MARIO DE ANDRADE


Una famosa poesia, una lode all’uomo autentico che sa pesare il valore delle cose.
De Andrade non solo poeta ma anche critico letterario, narratore brasiliano, musicologo, ritenuto uno dei fondatori del modernismo brasiliano.
Fu un grande amico di Ungaretti e con lui ha condiviso l’amore per l’essenziale. la poesia che vi propongo lo rende davvero amico ad ognuno di noi. Leggetela, rileggetela e fatela vostra come io l’ho fatta mia.

– HO CONTATO I MIEI ANNI – 

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora…

Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.

Non ho tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.

Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.

Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.

Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati.

Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.


Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.

Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.

Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui títoli…

Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.

Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta…

E con così poche caramelle nel sacchetto…

Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.

Gente che sappia amare e burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.

Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.

Gente che non si consideri eletta anzitempo.

Gente che non sfugga alle sue responsabilità.


Gente molto sincera che difenda la dignità umana. Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale é ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …

Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.

Sí… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.

Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.

Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.


Il mio obiettivo, alla fine, é andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…

MARIO DE ANDRADE

Annamaria… a dopo

POESIA CATARTICA

Oggi mentre ero al bar ,uscendo dalla palestra, in compagnia del mio caro “piccioncino, Romeo” ho scritto 4 righe pensando alle mie amiche ( solo in parte nella foto) che ringrazio per essermi state molto vicine ,nell’ultimo anno, per problemi personali.

Dicono che il colore degli occhi è unico per ogni individuo, che nessuno ha lo stesso colore di un’altra persona ma in questa foto fatta oggi con Rita, entrambe, ci siamo stupite notando che messe a confronto abbiamo lo stesso colore.
Enzo, sicuramente stai leggendo…ho una rivale , un’altra O.B!

 

Il mio piccioncino, Romeo, se ne va sconsolato. Oggi niente brioscia.

POESIA CATARTICA

Titolo : UN GIORNO NUOVO 

Stamane al mio risveglio vedevo le cose in modo diverso.

Intorno a me colori e contorni indefiniti.

E tutto sembrava evanescente, limpido, pulito.

Un nuovo giorno ,questo, dopo essere stata rapita da un matrimonio Reale inglese, da favola.

Il pane sembra un legno , le arance palle da bowling , il mio cane di peluche un morbido gomitolo di lana ….

…se non trovo quei maledetti occhiali oggi sono rovinata!

Trovati. ..corro in palestra!

Annamaria… a dopo

LE OSTILITA’ NASCOSTE

Se anche voi fate fatica a relazionarvi con persone che un giorno sono amichevoli ma il giorno dopo diventano musoni e ostili troverete interessante leggere questo articolo tradotto da “psicologo-milano”.  Non da la soluzione di come mantenere un buon rapporto ma avvertirne i segnali.

https://www.psychologytoday.com/intl/blog/passive-aggressive-diaries/201011/10-things-passive-aggressive-people-say

Alle volte ci rivolgono complimenti che percepiamo come ambigui e poi ci riservano battute pungenti e sarcastiche facendosi scudo con la tipica frase “sto scherzando” che diventa davvero poco credibile.

Se un nostro amico o familiare ,anche se dice di volerci bene, oppure noi stessi, ci ritroviamo nelle modalita’ sotto descritte vuol dire che  mettono o mettiamo in atto, un comportamento passivo-aggressivo.

Nel libro “Il sorriso rabbioso” che si trova solo in lingua originale (inglese) ed è costosissimo, viene descritta  la psicologia dei comportamenti passivo-aggressivi nelle famiglie, nella scuola e nei luoghi di lavoro”. L’aggressività passiva è definita come una modalità deliberata e mascherata di esprimere sentimenti sommersi di rabbia . Essa coinvolge un ampio range di comportamenti designati a farla pagare ad una persona senza che questa si accorga della rabbia sottostante.

Ed ecco 10 frasi che le persone passivo-aggressive pronunciano frequentemente. Conoscerle potrà aiutarvi a individuare l’ostilità nascosta.

 

1. “Non sono arrabbiato”

Negare sentimenti di rabbia è il più classico comportamento passivo-aggressivo. Piuttosto che essere trasparente e diretto quando interrogato rispetto alle proprie emozioni, il soggetto con tratti passivo-aggressivi insiste dicendo “non sono arrabbiato!”, anche quando dentro ribolle.

2. “Bene. Ok.”

Mettere il muso e ritirarsi da argomenti scottanti sono strategie primarie delle persone passivo-aggressive. Dato che l’aggressività passiva è motivata dalla credenza che esprimere la propria rabbia direttamente porti soltanto a peggiorare il proprio benessere (Long, Long & Whitson, 2008), la persona passivo-aggressiva utilizza frasi come “Bene”, “Ok” per tagliare velocemente la comunicazione emotiva esprimendo la rabbia indirettamente.

3. “Tra poco.…”

Le persone passivo-aggressive verbalmente sono sempre pronte ad attenersi alle richieste che gli vengono poste, salvo poi, con il comportamento, ritardare il compimento dell’azione. Prendiamo ad esempio un figlio che, davanti alla richiesta dei genitori di pulire la sua stanza, sorridendo risponde immediatamente “Ok mamma, tra poco”, ma dopo un bel po’ di tempo la camera e’ ancora in completo disordine. Probabilmente sta praticando una tecnica passivo-aggressiva di apparente complicità temporanea.

4. “Non avevo capito che intendevi ora…”

Una caratteristica peculiare delle persone passivo-aggressive è la procrastinazione, ossia l’attitudine a rimandare. Mentre la maggior parte di noi preferisce portare a termine compiti spiacevoli o noiosi, le persone con tratti di personalità passivo-aggressivi sfruttano la procrastinazione come modalità per frustrare gli altri o per uscire da certe faccende scomode senza doversi rifiutare apertamente.

 

5. “Vuoi sempre che tutto sia perfetto!”

Quando la procrastinazione non è possibile, un’altra strategia passivo-aggressiva sofisticata è quella di terminare il compito richiesto nei tempi, ma in modo superficiale e inaccurato. E’ il caso di un impiegato che consegna un lavoro inaccurato o di un marito che prepara alla moglie una bistecca al sangue, nonostante sia perfettamente consapevole che lei preferisce la carne ben cotta. In queste situazioni, la persona passivo-aggressiva porta a termine la richiesta, ma in un modo intenzionalmente inefficace. Quando confrontata rispetto al modo in cui l’ha fatto, difende il suo lavoro accusando gli altri di avere standard troppo rigidi e di perfezionismo.

6. “Pensavo lo sapessi…”

Qualche volta il perfetto crimine passivo-aggressivo ha a che fare con l’omissione. Le persone passivo-aggressive possono infatti esprimere la loro rabbia in maniera nascosta scegliendo di non condividere informazioni conosciute quando queste potrebbero prevenire determinati problemi. Facendosi scudo con l’ignoranza del “pensavo lo sapessi…”, la persona difende la sua “non azione” traendo piacere dalla difficoltà e dalle sofferenze del suo “nemico”.

7. “Certamente! Sarò felicissimo di esserti di aiuto!”

Qualche volta una certa dose di ostilità può nascondersi anche dietro un atteggiamento eccessivamente gentile e disponibile….. Vi è mai capitato di chiamare un servizio clienti e di trovare, dall’altra parte della cornetta, un centralino super gentile ed eccessivamente interessato che vi rassicura che il vostro problema sarà risolto immediatamente? In apparenza l’impiegato è cooperativo, ma sotto quel sorriso nasconde la sua rabbia. Dietro a tutte queste carinerie, in realtà sta gettando la vostra richiesta di aiuto nel cestino e sta stampando il modulo con il vostro nome con la scritta NEGATO.

8. “Hai risposto molto bene… per il tuo livello socio-culturale!”

Il complimento ambiguo è quel tipo di complimento che cela una punta velenosa. Essendo una modalità socialmente accettata, è spesso utilizzato dalle persone passivo-aggressive per insultarvi. Se qualcuno vi ha mai detto “Non ti preoccupare, puoi ancora diventare un pezzo grosso della società… nonostante la tua età” oppure “Ci sono molti uomini a cui piacciono le donne rotonde e in carne”, forse avete ben presente quanta gioia possa trasmettere un complimento passivo-aggressivo…

9. “Stavo solo scherzando..”

Come i complimenti ambigui, il sarcasmo è uno strumento molto usato dalle persone passivo-aggressive. Tale modalità permette loro di esprimere aggressività ad alta voce, ma in maniera socialmente accettabile e in forma indiretta. Se vi mostrate offesi per qualche sottolineatura pungente e rancorosa di qualche vostra caratteristica, l’ostile “burlone” assume il ruolo della vittima affermando: “Ma con te non si può proprio scherzare!”.

10. “Perchè sei sempre così nervoso?”

La persona passivo-aggressiva è molto abile a mantenere la calma e a fingere stupore quando gli altri esplodono di rabbia perchè aizzati dalla sua continua ostilità indiretta. I soggetti con questi tratti di personalità sperimentano infatti gratificazione quando riescono a farvi perdere il controllo, per poi assumere un’espressione del volto di perplessità e chiedervi spiegazioni per questa reazione di collera così esagerata…

Cosa si intende per “comportamento passivo-aggressivo”?

L’aggressività passiva fa riferimento ad una modalità di esprimere rabbia e ostilità indirettamente, cioè ferendo gli altri senza apparentemente fare nulla.

Essa può esprimersi in vari modi: complimenti ambigui, sarcasmo, eccessive dimostrazioni di interesse e gentilezza non autentici, procrastinazioni, finti fraintendimenti, omissioni, agire inefficacemente in modo intenzionale e, ovviamente, negazione dei propri sentimenti di rabbia quando qualcuno li coglie.

Per essere classificate come manifestazioni passivo-aggressive, tali comportamenti devono essere accomunati un’intenzione ostile celata dietro un atteggiamento apparentemente disponibile e cordiale.

 

Annamaria… a dopo

QUANDO L’AMORE FA MALE



I campanelli d ‘allarme da non sottovalutare

Enzo e Ducky

Ducky: Chi dice donna…

Enzo: Eh, cosa?

Ducky: Ho detto “chi dice donna”…

Enzo: …dice danno. E con questo, cosa vuoi dire?

Ducky: …che quella là si poteva fare i ca…i cavoli suoi nell’Eden.

Enzo: Ah Eva…Le donne sono fatte così: hanno un loro modo di pensare, un loro modo di agire, di affrontare la vita; ragionano a modo loro…

Ducky: …rompono i cosìdetti a modo loro e quando “non amano” sono guai grossi.

Enzo: Il discorso si fa serio e anche complicato. Caro, Ducky la donna non vive più lo stesso ruolo di una volta; lavora, ha più contatti sociali che spesso causano forti contrasti a livello familiare. Tu, gemello caro, non sai esattamente come stanno le cose.

Ducky: Allora dimmele tu che fai tanto il saputello.

Enzo: Tu guardi solo la TV; io invece utilizzo quotidiani, settimanali, libri…insomma consulto siti di cultura…

Ducky: Secondo me ti consulti pure davanti allo specchio dell’armadio o prima di andare a dormire. Ho la sensazione che ti consulti pure se devi andare alla toilette.

Enzo: Spiritoso e …meglio che mi sto zitto. Su, facciamo, anzi trattiamo l’argomento con serietà perché la realtà è fin troppo drammatica.

Ducky: Hai ragione, scusa!

Enzo: Ti do due numeri: 11 e 59.

Ducky: Non credo che me li dai per giocarmeli al lotto…vero?

Enzo: Certo! 11 è il numero di donne vittime di femminicidio nel primo mese del 2018. Lo scorso anno le vittime sono state 72 .

Ducky: …e 59?
Enzo: 59 i casi di femminicidio in cui la donna è stata ammazzata dal proprio partner. Duc, l’amore in una coppia è indispensabile e fa vivere bene. Invece, a volte, l’amore si trasforma in un rapporto faticoso se non deleterio e produce relazioni “malate”. Può capitare in una coppia, in una famiglia e anhe in amicizie consolidate.

1522 E’ IL NUMERO TELEFONICO DI PUBBLICA UTILITA’ GESTITO DA TELEFONO ROSA CHE OFFRE UN SERVIZIO TELEFONICO MULTILINGUE SEMPRE ATTIVO RIVOLTO ALLE VITTIME DI OGNI FORMA DI VIOLENZA

Ducky: Gelosie, litigi, incomprensioni accadono, sono normali cioè il contrasto si appiana. Giusto?

Enzo: Giusto! Ma quando superano certi livelli, vuol dire che siamo di fronte a una patologia.
Viene fuori una situazione malsana di due soggetti:

– un dominato-dipendente
. e un dominante.

La dipendenza in amore e’ anche sinonimo di libertà personale. Il soggetto dipendente (quasi sempre una donna) non si sente libero di esprimere se stesso perché teme conseguenze irreparabili nelle relazione e, pur di conservarla, accetta qualunque compromesso:
un partner che gli/le controlla il cellulare, che lo/la pedina e che pretende una totale adesione alle sue esigenze. Secondo il dott. Nicola Ghezzani, psicoterapeuta, si ha il seguente schema:

DOMINATO
Il soggetto dominato soffre di bassa autostima, cioè non ha una percezione – positiva di se stesso
– cerca un partner che lo o la sottometta
– è attanagliato/a dalla paura del rifiuto da parte del partner prescelto
– il soggetto esige di essere amato indipendentemente dai sentimenti che l’altro prova
– il soggetto si comporta come un camaleonte pur di accondiscendere all’altro.

DOMINANTE
– e’ un abile seduttore
– non nutre alcuna stima dell’altro
– il soggetto si compiace di creare una dipendenza
– si compiace di esercitare un controllo ossessivo sul partner.

Ducky: Che si fa?

Enzo: Stare attenti ai seguenti segnali .

O1 – Ipocrisia: i soggetti “patologici” fingono fedeltà, rispetto e adorazione, ma in verità non provano nulla,

02 – Mentono: raccontano perennemente frottole, mischiano bugie e verità;

03 – Sono arroganti: ignorano i propri errori ma parlano di quelli altrui;

04 – Disprezzano: in modo beffardo; danno frecciate e battute, sminuiscono e ironizzano;

05 – Pretenziosità: pretendono estrema attenzione, ma non la concedono a nessuno;

06 – Instabilità: prima osannano e dopo sparlano sugli altri:

07 – Insofferenti: tendono ad annoiarsi in fretta e desiderano essere elogiati altrimenti si offendono;

08 – Esclusività: tendono a voler essere il fulcro della vita degli altri, emarginando chiunque altro; così fanno piazza pulita di amici, parenti e altri attorno alla loro “vittima”;

09 – Falsità: all’inizio si mostrano umili, poi sfoderano aggressività e intolleranza;

10- Pettegolezzo: sono velenosi e pettegoli e sparlano di chiunque capiti a tiro. Nessuno viene considerato degno di rispetto e di stima.

(da “Questo amore fa male. Come salvarsi dalle relazioni distruttive e tornare a vivere” di Jackson Mackkenzie)

Ducky: L’amore può sparire e far male anche nei rapporti tra genitori e figli? Ma come si capisce che una situazione “familiare” e’ diventata patologica?

Enzo: Ecco quattro casi di situazioni patologiche, secondo la consulenza dello psicoterapeuta e scrittore Nicola Ghezzani.

01 – Genitore che idealizza: in questa situazione il figlio diventa la protesi delle ambizioni del genitore; il figlio deve essere sempre all’altezza delle aspettative. Il figlio diventa così il ricettacolo delle frustazioni personali del genitore e delle sue aspettative andate in fumo.

02 – Genitore narcisista: è il tipo di padre che gioca a calcio con il figlio per dimostrare a se stesso e, naturalmente al figlio e al resto del mondo, quanto è bravo, o di una madre impegnata a vincere il confronto estetico con la figlia. I figli diventano così terribilmente fragili o al contrario arroganti e arrabbiati.

03 – Il genitore ansioso: è il genitore terrorizzato dall’idea che il figlio possa farsi male in senso fisico o psicologico: il padre cercherà di evitargli gli ostacoli per rendergli la vita piana e facilmente percorribile. Un figlio così crescerà con difficoltà.

04 – Genitore “abbandonico”:

Ducky: Paghi e offri tu stasera?!

Enzo: Cosa?

Ducky: Offrirai delle pizze “abbandoniche”, così forse impari a fare a meno delle parole difficili.

Enzo: Mi pento, mi scuso…e mi disobbligo e chiarisco l’aggettivo. Questo padre, nacisista ed egocentrico, è totalmente assente psicologicamente dal figlio, cioè lo abbandona e non se ne cura. Questo genitore instilla sfiducia e insicurezza nei figli, che non si sentirano mai amati e né stimati.

Ducky: Che coppia noi due: noi siamo una coppia “abbandonica” in senso gustativo, nel senso che ci abbandoniamo davanti a una “4 stagioni” con birra o coca-cola. E…prof!

Enzo: Sìii?

Ducky: Abbandonati alla cassa…e facci caso…rassomiglia tanto a OB…che scollatura…guarda… ma non guardare. Anzi, facciamo una cosa, guardiamo tutti e due.!

Enzo: No no prima io!

Ducky: Eh no, io so guardare meglio! Facciamo un’altra cosa: mentre tu paghi… io dò una sbirciatina…”.

Fonte: Airone

O.B Una sbirciatina per te, Enzo e una per il tuo gemello….

 


Vincenzo Liberale

-Annamaria… a dopo

BERLUSCONI, IL PADRONE SONO ME!

 

Nel film “Loro”, (la seconda parte in uscita domani 10 maggio) il regista Paolo Sorrentino racconta l’entourage che ruota attorno al protagonista, Berlusconi.

In una scena  Berlusconi spiega al nipote, scettico, una sua teoria:
” Non è importante dire la verità ma convincere gli altri delle proprie menzogne.” Il suo scopo è sedurre, condurre a sé, e poco importa chi sia una persona sconosciuta o di fama nondiale.

Tutti, credendo di conquistarlo, non fanno che finire nella sua rete. Tutti tranne la moglie Veronica Lario, l’unica a conoscerlo per quello che è. Veronica è infatti immune al suo carisma, ne è anzi infastidita, ed è la sola a lottare per la propria dignità.

L’analisi di Pierangelo Sapegno, giornalista e scrittore, del signor B che da comandante è passato a soldato semplice nelle sua lenta agonia. 

Il Berlusconi che fa il secondo di qualcuno non è mai esistito. In fondo, il voto in Molise ha finito per dimostrarlo ancora una volta, contro gli ammonimenti filiali, quasi derisori, della Meloni, che lo invitava a ritirarsi per avere rispetto della sua storia e della sua età, e contro ogni previsione, battendosi come un leone per tenere solo quel punticino in più che gli permetteva di stare temporaneamente davanti alla Lega. Ma in Friuli Salvini ha addirittura triplicato i suoi consensi. Le volte che è stato costretto a farlo, il secondo, s’è comportato sempre da padrone
[L’analisi] Da comandante a soldato semplice. La lenta agonia di Berlusconi

Ma Silvio riuscirà a stare fuori dal governo? Senza neppure un Alfano o qualcun’altro come lui che lo difenda? E con i segnali poco lusinghieri arrivati dal Friuli che fine rischierebbe di fare con le elezioni anticipate? Dicono che in Berlusconi convivano due persone: l’imprenditore e il politico. Sarà anche vero. Ma tutt’e due hanno una caratteristica irrinunciabile in comune: il comando. Berlusconi farà di tutto per salvare le sue aziende, e ha già cominciato a farlo. Quello che non potrà mai fare è il soldato che ubbidisce.

La promessa di D’Alema
Prima delle elezioni del 1996, quasi un’era geologica fa, quando i sondaggi lo davano già in svantaggio su Prodi, Massimo D’Alema si premurò di fare una visita a Mediaset apposta per garantirgli che il governo di centrosinistra non gli avrebbe toccato le aziende. I suoi uomini, da Confalonieri a tutti gli altri, si sentirono rassicurati. Lui andò in depressione. Non è la stessa cosa accontentarsi di comandare l’opposizione. Come ricordò Luciano Violante in un famoso discordo alla Camera nel 2003 quel patto fu mantenuto, e nessuno toccò le sue televisioni.

Adesso la situazione è diversa
Ma adesso la situazione è completamente diversa: non c’è più D’Alema, socio di bicamerale e di qualche accordo sottobanco, a proteggergli la schiena, e l’alleato Renzi ha preso una batosta ancora più forte. Lui al comando non riesce a rinunciare lo stesso, pure se non ce l’ha più, come ha inesorabilmente dimostrato nella meravigliosa scenetta da teatro d’avanspettacolo con Salvini e la Meloni, quando sembrava il maestro che ascolta l’allievo al quale ha appena spiegato la lezioncina per vedere se se l’è ficcata in testa ‘sto crapone, uno, due, tre, quattro e cinque, e bene!, adesso vai in là, fatti da parte che devo dire una cosina alla classe: ragazzi, fate i bravi, eh!

Berlusconi vice di qualcuno? Impossibile
Il Berlusconi che fa il secondo di qualcuno non è mai esistito. In fondo, il voto in Molise ha finito per dimostrarlo ancora una volta, contro gli ammonimenti filiali, quasi derisori, della Meloni, che lo invitava a ritirarsi per avere rispetto della sua storia e della sua età, e contro ogni previsione, battendosi come un leone per tenere solo quel punticino in più che gli permetteva di stare temporaneamente davanti alla Lega. Ma in Friuli Salvini ha addirittura triplicato i suoi consensi.

Si comporta come un padrone
Le volte che è stato costretto a farlo, il secondo, s’è comportato sempre da padrone. Con D’Alema che gli aveva servito la bicamerale sul piatto d’argento per consolarlo, ha fatto saltare il banco appena ha potuto. Con Renzi non ha nemmeno cominciato. Al primo appuntamento, per l’elezione del Presidente della Repubblica, anche se non rientrava nel patto del Nazareno, ha chiamato quello che definiva «un mio pupillo», spiegandogli che aveva già deciso lui, che s’era messo d’accordo con D’Alema e che votavano Giuliano Amato. Siccome il premier si offese e rifiutò, il cavaliere mandò all’aria tutto. Ma come si permette?

Perché non ha dato il benservito a Salvini
E’ molto evidente che in questi giorni se fosse dipeso da lui avrebbe già dato il benservito, e qualcosa di più, anche, a Matteo Salvini. E’ che non dipende più da lui. Il voto del 4 marzo l’ha relegato addirittura in quarta fascia. E i sondaggi erano pure peggio, fino all’altro ieri. Tra Friuli e Molise, sono state altre scoppole. In Molise ha tenuto grazie ai centristi e grazie al pd che ormai è un serbatoio di voti in uscita libera un po’ per tutti, pure per lui. In Friuli manco quello. E nuove elezioni, che forse sono la vera tentazione più o meno nascosta di Salvini e Di Maio, sarebbero un disastro, e lo sa. E’ costretto ad abbozzare, un mezzo passo avanti e due indietro, la solita pantomima delle dichiarazioni smentite, dire una cosa e farne un’altra, sperando alla fine di sfiancare amici e nemici e tirare fuori un governo Salvini appoggiato da fuoriusciti del Pd e dei Cinquestelle o qualche governo istituzionale, tutti dentro e la sfanghiamo anche a questo giro. Già dopo le elezioni del 2018 il suo incubo era che si mettessero d’accordo pd e Cinque Stelle. Allora come oggi è solo una paura lontana. Ma l’alleanza dei grillini con la Lega non è così impossibile. E’ quella la vera minaccia.

Il nuovo problema
Il problema non è più lui, e l’abitudine al comando. Il problema sono le sue aziende. Mediaset sotto attacco del vecchio alleato Vincent Bolloré (occhio alle storie che si ripetono: chissà perché alla fine sono sempre gli ex alleati i suoi peggiori nemici) è in una situazione di stallo. Le autorità che vigilano sul mercato e sulle telecomunicazioni si sono mosse per stendere una cortina di filo spinato attorno allo scalatore francese. Intanto gli uomini di Bolloré cercano di conquistare Telecom. Il recente accordo di Mediaset con Sky forse delinea sullo sfondo la vendita a Murdoch, ma PierSilvio non sembra molto di questa idea. La situazione è ingarbugliata. E Berlusconi non può stare fuori dai giochi. Anche perché le aziende, a parte un 2017 in controtendenza, non regalano più gli utili dei tempi d’oro.

Il reddito di Berlusconi cresce quando è vicino al potere
Ai tempi in cui era al governo crescevano come una montagna assieme al suo reddito personale, che passò dai 14 milioni, dichiarati nel 2008, quando tornò a Palazzo Chigi per la terza volta, ai 48 del 2011, quando dovette cedere la mano. Come si allontana da lì cominciano i guai. La settimana del passaggio di consegne a Mario Monti perse 160 milioni in Borsa. Nel 2016 Mediaset fece il peggior bilancio della sua storia, riparato poi solo con la vendita del Milan, «un pezzo del mio cuore», come diceva lui. L’unica soluzione, si convinsero tutti allora, era la politica. Guido Crosetto, che era stato un suo fedele in Forza Italia, quando passò a Fratelli d’Italia, ne lasciò un ritratto amaro: «Il suo tempo è finito. La differenza fra un grande leader e un leader è che il grande leader sa quando passare il testimone… Silvio ha rinunciato all’impegno politico. Vuole solo tutelare le sue aziende. Il proprietario di Mediaset deve stare con chi governa come una volta i proprietari della Fiat. Con la differenza che Agnelli non aveva un suo partito».

La linea sul M5S
Per questo, Berlusconi aveva fatto persino un bagno di umiltà, aveva recitato una bella autocritica, e lanciato messaggi di stima a Di Maio. «Ho sbagliato campagna elettorale», aveva detto. Poi s’era messo davanti alla televisione e aveva fatto i complimenti al leader dei Cinque Stella: «E’ proprio bravo». Che lo sentissero tutti e lo scrivessero. Non è servito a niente. Anzi, sì. Di Battista ha rincarato la dose: «Berlusconi è il male assoluto». Lui abbozza ancora, in privato si sfoga, ma in pubblico al massimo fa solo appunti di merito sulla democrazia. E’arrivato a persino a fingere di dire di sì a Salvini per l’appoggio esterno. E quelli ancora a ripetere che con lui non vogliono parlare. Ma poi, il padrone sono me!, boia di un mond leder!! E alla fine è sbottato: «I cinque stelle è gente che non ha mai fatto nulla nella vita. Nelle mie aziende li prenderei solo per pulire i cessi!». Perché quando ci vuole ci vuole, ha fatto il padrone tutta una vita e adesso dovrebbe mettersi lì a fare il cameriere? L’è dura. E’ che quando si perde, va così. Solo che con lui bisogna stare attenti a darlo per vinto. Da oggi si ricomincia a tessere le fila. Con un occhio di riguardo per il suo pupillo, Renzi. E’ vero che i suoi pupilli hanno fatto tutti una brutta fine. Ma lui no. E allora?

Pierangelo Sapegno

Annamaria… a dopo

IL REATO DI INGIURIA NON ESISTE PIU’

 

Il Reato di ingiuria non esiste più, ma le sanzioni civili permangono più care

Il reato di ingiuria non esiste più; hanno ancora effetto, però, le sanzioni civili a esso collegate. Questo ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 25062/2016 del 16 giugno, che ha annullato la pena inflitta a un imputato per abrogazione del reato ma ha confermato le sanzioni economiche da rideterminarsi in sede civile.

Dunque, offendere qualcuno può costare fino  8 mila euro anche se l’ingiuria  è stata depenalizzata. La Cassazione, con la sentenza n° 25062, annulla la condanna inflitta al ricorrente  che aveva dato dell’infame alla sua ex moglie accusata di brigare per ottenere l’affidamento esclusivo della figlia.

La Suprema Corte ricorda che l’ingiuria per effetto della depenalizzazione (Dlgs 7/2016) è stata  trasformata in illecito civile. Un beneficio applicato anche alle controversie precedenti all’ entrata in vigore della norma purché non ci sia stata sentenza di condanna o un decreto irrevocabile.

Detto questo, riteniamo utile esporre un certo numero di “espressioni” valutate di recente.

FATE ATTENZIONE CHE SE LEGGETE SENTENZE  CON REATO PENALE, LEGGETE E CONSIDERATE  “ILLECITO CIVILE”.

 01– “ROMPISCATOLE” (non offensiva)

Non è offensiva la frase “siete venuti a rompere le scatole” rivolta da una professoressa a una collega, durante l’orario di lezione, davanti agli alunni. L’assoluzione in base al principio per cui “l’espressione , ormai di uso comune, è sprovvista di radici etimologiche e, banalizzata, è impoverita di significati lesivi della dignità morale o sociale degli individui (sentenza 39454/05).

02“VAFFA” (non offensiva)

Assolto un consigliere comunale che ha mandato a quel paese il vicesindaco:  “talune parole, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune e hanno perso il loro carattere offensive”. Nella stessa occasione la Corte ha però affermato che tali espressioni sono tollerate qualora vengano scambiate tra pari, confermando quanto detto nel 2003 quando per la stessa parola fu condannato un uomo di 62 anni (sentenza 27966/07 e1768/03)

03- “MI FAI SCHIFO” (offensiva)

Ribaltati i primi gradi di giudizio che avevano escluso il reato perché l’uomo che aveva rivolto la frase a una donna, utilizzando la particella pronominale “mi”,  avrebbe manifestato un’opinione soggettiva e non un’offesa. Secondo i giudici questa considerazione è un’”incongruenza” anche perché sarebbe sufficiente anteporre a qualsiasi espressione ingiuriosa la particella pronominale per evitare la condanna (sentenza 31451/07)

04- FASCISTA (offensiva)

Dare del  “fascista” al comune cittadino è offensivo, mentre se destinatario è un politico allora ci si trova di fronte a un semplice esercizio di critica ideologica. La Cassazione ha annullato la condanna di un consigliere comunale che aveva usato nei confronti del sindaco l’espressione  “fascista nel senso più deteriore della parola”: con tale termine non si fa altro “che richiamare un’ideologia e una prassi politica che è stata in passato propria di molti italiani”. Tuttavia nel caso di un comune cittadino sentirsi dare del  fascista nei termini di cui sopra è certamente offensivo perché “mira a dipingere lo stesso come arrogante e prevaricatore  (sentenza 29433/07

05- FOTT… (offensiva)

Pronunciata nei confronti di una professoressa, la parola “fottiti” è costata la condanna al preside di una  scuola che aveva così reagito nel corso di un consiglio dei docenti. “Se tollerabili in ambienti familiari o amicale – spiega la Corte – certe espressioni assumono chiaro significato dispregiativo ove adoperate in ambito lavorativo ufficiale” (sentenza 24345/05

06- FACCIA DI CAVALLO  (offensiva)

E’ reato dire “faccia di cavallo” alla dirimpettaia durante un litigio. La Cassazione ha spiegato che correttamente “il giudice di pace ha ritenuto sussistenti gli estremi del reato dato che la frase, rivolta per di più a una signora, con enfatizzazione caricaturale delle caratteristiche del volto, ha contenuto di offesa e di dileggio” (sentenza 38079/05)

07- RACCOMANDATO (offensiva)

E’ stato condannato per ingiuria il negoziante che aveva apostrofato con le parole “raccomandato, raccomandato, tu la legge non la conosci, te la insegno io, vai via, vai a scuola” il vigile urbano che lo stava rimproverando per essersi rifiutato di cambiare a un cliente una banconota da  20 euro  per un acquisto minimo (sentenza 37455/05)

08- SCEMO  (offensiva)

Vietato dire “sei scemo”  a un’altra persona. Il rischio, oltre la condanna penale per ingiuria, è che il giudice riconosca anche un danno morale da risarcire. Gli “Ermellini” (giudici) hanno infatti dichiarato inammissibile il reclamo confermando l’offensività della frase e hanno, invece, accolto  il ricorso della parte lesa  che aveva chiesto i danni morali (sentenza 24893/05)

09- NON CAPISCI UN C… (offensiva)

“Pur se di uso comune in ambienti di scarsa educazione sociale e quindi espressione di maleducazione diffusa, ha indubbiamente una capacità offensiva del prestigio e della dignità”. Con questa  motivazione la Suprema corte ha condannato un ufficiale dell’aeronautica che aveva insultato un sottoposto (sentenza 19686/01)

10- FATTI I C… TUOI  (non offensiva)

Assolta una donna che aveva “invitato” , per iscritto peraltro, l’ex marito, che aveva maldigerito la separazione, a lasciarla in pace. Non solo. La Cassazione, viceversa, ha condannato l’uomo per i toni ingiuriosi delle cartoline – peraltro listate a lutto – di risposta inviate dalla villeggiatura (sentenza 2695/06)

11- PSICOPATICO  (offensiva)

Condanna definitiva per l’uomo  che nel corso di una lite di condominio per un parcheggio ha apostrofato la vicina con la frase  “sei una psicopatica”. Per non aver tenuto a freno la lingua, l’uomo è stato inoltre condannato a risarcire la vicina ingiuriata con 1.500 euro (sentenza 39006/04) – Con l’attuale normativa la sanzione è molto più “pesante”.

12- BAMBINO  (offensiva)

E’ reato dare del “bambino” al priprio capo, specialmente se le parole sono rivolte da un maresciallo dei carabinieri a un sottotenente. La frase “ho 35 anni di servizio e devo essere comandato da un bambio”  è offensiva perché, riferita in un contesto polemico e di insofferenza dell’altrui posizione, lede la personalità morale del destinatario  (sentenza 25084)

13- STR…   (offensiva)

“Dì a tuo marito che quelli che vanno a piangee dalla mamma sono stronzi”. La Corte di cassazione ha escluso l’ingiuria, ma non la diffamazione, per l’ufficiale che, in presenza di più persone, si era rivolto alla moglie di un subordinato, al momento assente, con la frase riportata (sentenza (9549/00)

14- SPORCO NEGRO  (offensiva)

Indica un atteggiamento finalizzato alla discriminazione dell’odio etnico o razziale e per questo perseguibile. La Cassazione ha confermato la condanna a un uomo di 60 anni che ha detto  “via di qua, sporca negra” a una bambina di 6 anni in un luogo pubblico.  “Il riferimento gratuito al pigmento delloffeso assumr significato intrinsecamente discriminatorio”. Tale espressione, aggiunge la Cassazione, “non ha equivalenti: non risulta infatti adottata in Occidente l’espressione “porco Giallo”, né in Africa o in Cina “sporco Bianco”  (sentenza 9381/06)

Gentili lettori, vi ricordo di nuovo che l’INGIURIA  non è più penalmente perseguibile ma e’ sanzionabile civilmente in modo molto  “molto più pesanti”.

Nella speranza di aver chiarito delle note utili, vi lascio alle vostre riflessioni.

Vincenzo Liberale

Fonte:

Il sole 24 ore

Annamaria

ASILO DI ROMA ABOLISCE LA FESTA DELLA MAMMA E DEL PAPA’

In seguito alle pressioni di una coppia omosessuale, un asilo di Roma ha abolito la festa della mamma e del papà sostituite con la festa della famiglia.

Notizia

QUI

Seppur in anticipo, ci penso io a ricordare tutte le mamme del mondo con questa lettera commovente. Vorrei anche aggiungere il mio pensiero riguardo a questa notizia: perchè non lasciamo le due feste storiche e ne aggiungiamo una terza con la festa della famiglia? E poi, diciamo la verità, la festa della Mamma non deve essere solo per un giorno ma tutti i giorni!

Faccio mia una frase di Luana Fruzzetti “Quando ero tristemia madre mi diceva di chiudere gli occhi e di pensare a una cosa bellaOra ho gli occhi chiusi e penso a lei.”

Non so chi l’ha scritta e se sia vera questa storia pero’, sicuramente, deve invitarci a riflettere.

Odiava sua mamma perché aveva un occhio solo. Anni dopo scoprì la scioccante verità
Mia mamma aveva solo un occhio. La odiavo, era così imbarazzante! Lei lavorava alla mensa della scuola per mantenere la famiglia.

Un giorno, durante la scuola elementare, lei è entrata in classe per salutarmi. Ero così imbarazzato.
Come ha potuto farmi questo? Le ho gettato uno sguardo odioso e lei corse fuori. Il giorno dopo a scuola uno dei miei compagni di classe mi disse: “EEEE, tua madre ha solo un occhio!”
Volevo seppellirmi. Volevo che mia mamma sparisse dalla faccia della Terra.

Quello stesso giorno sono rientrato a casa e le ho detto urlando: “Sei contenta? Ora sono lo zimbello della scuola! Perché non muori!”
Mia madre non ha risposto… Non mi sono fermato neanche un attimo per pensare a quello che avevo detto, perché ero pieno di rabbia. Non ero consapevole dei suoi sentimenti.

Volevo andare via da quella casa e non avere più nulla a che fare con lei. Così ho studiato sodo e ho avuto la possibilità di andare all’estero a studiare.
Mi sono sposato, ho comprato una casa tutta mia e ho avuto dei figli. Ero così felice della mia vita.

Poi un giorno mia madre è venuta a trovarmi. Lei non mi vedeva da anni e non aveva mai incontrato i suoi nipoti.
Quando si fermò davanti alla porta, i miei figli risero di lei. Io le dissi urlando come si era permessa di venire senza nessun invito. Infine le dissi: “Come osi venire a casa mia e spaventare i miei figli! Fuori di qui! ORA!!!”
Dopo questo, mia madre rispose tranquillamente: “Oh, mi dispiace. Sicuramente ho sbagliato indirizzo.” E scomparve dalla vista.

Un giorno, mi arrivò una lettera con l’invito per una rimpatriata con i vecchi compagni di scuola. Così mentii a mia moglie dicendole che partivo per un viaggio d’affari. Dopo la rimpatriata, andai alla vecchia casa dove sono cresciuto…solo per curiosità.
I miei vicini mi dissero che mia mamma era morta. Non versai una sola lacrima. Mi consegnarono una lettera che mia mamma scrisse per me…che diceva:
Mio carissimo figlio,
Ti penso tutto il tempo. Mi dispiace per essere venuta a casa tua e di aver spaventato i bambini.
Ero così felice quando ho saputo che stavi arrivando per la rimpatriata. Purtroppo non sarò neanche in grado di alzarmi dal letto per vederti. Mi dispiace per essere stata un costante motivo d’imbarazzo durante la tua infanzia.
Vedi… quando eri molto piccolo, hai avuto un grave incidente, dove hai perso un occhio. Come mamma, non potevo sopportare questo..così decisi di donarti il mio. Ero così orgogliosa di mio figlio che ora avrebbe guardato il mondo al mio posto..proprio con quell’occhio.
Con tutto il mio amore….Tua Mamma

Annamaria… a dopo

A MILANO NASCE “PROTOCOLLO ZEUS”,CURARSI PER PREVENIRE ATTI PERSECUTORI, MALTRATTAMENTI E CYBERBULLISMO

Nel 2018 non si puo’ essere perseguitati per aver visto l’ex con l’amante e per aver fatto una testimonianza che è dovere di ogni cittadino. Ben vengano queste iniziative per prevenire gesti più gravi. Un modo per tranquillizzare le vittime per far capire che non si è soli. Un tentativo non punitivo ma di recupero.Tutte le persone ammonite dal Questore saranno quindi esortate a curarsi per evitare che la rabbia e la frustrazione si trasformino in violenza. Un’iniziativa nata a Milano, la prima in Italia. 



Si tratta di un  protocollo inedito, mai sperimentato in Italia. Si chiama Zeus e sancisce la collaborazione tra polizia e i criminologi del Centro italiano per la promozione della mediazione. Per la prima volta si introduce “l’ingiunzione trattamentale”
Il protocollo d’intesa “Zeus” è stato firmato in questura, a Milano, un’intesa tra la polizia e il Centro italiano per la promozione della mediazione, in materia di atti persecutori, maltrattamenti e cyberbullismo. La firma del documento con il questore Marcello Cardona, il presidente del Cipm, Paolo Giulini, e la dirigente della Divisione anticrimine, Alessandra Simone, ideatrice del progetto.



Con la firma di questo accordo, viene introdotto nei decreti di ammonimento “l’Ingiunzione trattamentale”. Questo significa che da oggi tutte le persone colpite da questo provvedimento amministrativo verranno esortate a rivolgersi al Cipm per intraprendere un trattamento per migliorare la gestione delle emozioni. 

“È il primo tentativo in Italia – spiega il Questore – volto ad una più incisiva attività di prevenzione. Enorme importanza avrà la connessione tra istituzioni e servizi che permetterà un continuo monitoraggio dei casi critici attraverso i reciproci feed-back. Il Cipm infatti, segnalerà alla polizia gli ammoniti che non intraprendono il percorso di sostegno suggerito dal questore. Questo permetterà alla polizia di intensificare la sua pressione su situazioni considerate particolarmente rischiose”.
Fonte -la Repubblica


Ulteriori informazioni QUI




Quante volte sono stata derisa da esseri superficiali perché possedevo empatia e sensibilità. E quanto erano bravi a farmi sentire sbagliata! Oggi invece le cose si sono rovesciate. La mia sensibilità è diventata forza e strumento di libertà. E ho allontanato quelle anime aride. Non permettere a nessuno di dirti che la tua sensibilità è sbagliata perché non è così. La verità è solo una: le persone ad alta sensibilità non potranno mai parlare la stessa lingua degli aridi. E se non ci si capisce che ognuno vada per la sua strada perché nessun cuore merita di essere soffocato.

(Dott.ssa Francesca Saccà)

Annamaria… a dopo

IL SENSO DEL PUDORE…DI TANTO TEMPO FA?

 

 

Sentimento di vergogna, di disagio per tutto ciò che appare moralmente sconveniente, specie per tutto ciò che concerne il sesso e la sessualità

(Enzo e Ducky)

Ducky:        La farfallina, Enzo!

Enzo: Duc,  calma,  andiamo a disquisire…

Ducky:        Fermo, prof,  il lupo perde il pelo e tu non ti  togli il vizio di usare parole inconsuete.

Enzo: …per il “disquisire? Eh come la fai lunga…lo sanno tutti  il significato.

Ducky:        Qua se c’è qualcuno che la fa lunga sei tu. Non ti allargare troppo con quelle parole  altolocate – tipo rottorico  ratterica –  o come cavolo si chiama…

Enzo: Si dice “retorica”.  Ok, scusa,  non faccio storie, però se mi capita dò la spiegazione. Ora che ci siamo chiariti…partiamo sì ma su che cosa  esponiamo?

Ducky:        …del sentimento del “pudore”. Che ne dici?

Enzo: Che ne dico? Argomento frizzante, interessante e delicato; c’è tanto da dire. Tu ed io e tante persone assistono a scene spudorate.

Ducky:        Ti riferisci a scene di sbaciucchiamenti, toccate, carezze e anche spudoratezze moralmente inaccettabili.

Enzo: Ne ho viste tante e se ne vedono ancora. Ora ti racconto l’ennesimo episodio avvenuto a Londra. A bordo di un autobus,una coppia, in pieno giorno,  non si tratta di normali carezze, toccamenti di media routine,  sta facendo sesso su un sedile in mezzo ai passeggeri allibiti.

 

O.B            Sono andata a cercare la notizia e visto la viralità con cui si condividono queste notizie (filmate) mi pare un bombardamento disinibito pubblico dell’io di chi non prova timore e vergogna ad esporsi. Da perfetta “pudorata” dico che viviamo un’epoca, cari Enzo e Ducky , in cui siamo sotto l’effetto dei reality inchiodati allo schema dell’effetto “grande fratello.Tutti lì a vedere cosa accade . Non discorsi filosofici e culturali interessanti, ma…culi e tette sotto la doccia , pettorali, baci e sesso, magari nell’armadio. E cosi finiscono tutti per volere la vetrina , essere protagonisti mandando bellamente a quel paese il pudore..

 

Ducky:        Uh, quando è troppo è troppo.

Enzo: Questa scena di ordinaria follia è stata immortalata da un video, divenuto virale a gennaio.  Non sappiamo se i protagonisti fossero ubriachi   o sotto l’effetto di stupefacenti, ma certamente una situazione di questo genere fa scalpore persino in una società senza quasi più tabù come la nostra.  Il pudore verso ciò che è normalmente privato e intimo, infatti, resiste ancora:  la maggior parte di noi non farebbe mai sesso nel bel mezzo di un autobus per il semplice senso di imbarazzo e vergogna, prima ancora che per non infrangere la legge. Il pudore è una sorta di protezione psicologica volta a difendere se stessi, spiega ad Airone  Francesca Fiore, psicoterapeuta e docente presso la Sigmund Freud University di Milano.

Ducky:        Eh!

Enzo: Che vuoi significare con questo “eh”?

Ducky:        Vuol dire “Sì”…va bene, ho capito!

Enzo: A me sembra più un belato di pecora. Duc, lasciamo perdere e proseguiamo. Vado avanti!

Ducky:        E io ti vengo dietro…”buona questa, me la devo scrivere”.

 

Enzo: Veramente “buona”,  speriamo che OB non se la prenda, a volte sembra pudorata.

O.B Enzo, c’è un proverbio che dice : “Quanto è bello il pudore! Vale molto e non costa nulla.”

Ducky:        Tu dici…troppo pudore? Attenzione,  Gemè, quella è capace di comparire qui con la padella in mano. Ssst, continua con la disqui…insomma hai capito.

O.B               Giusto Duckyno, pronta! Stavolta con il calderone di bronzo…senza pudore.

Enzo: Questa emozione che protegge la nostra intimità non riguarda solo la sessualità:  anche la sola esposizione della nostra nudità, che generalmente concediamo solo a chi ci è più intimo, è oggetto di pudore.

Ducky:        Il motivo quale sarebbe?

Enzo: Ha comunque in qualche modo a che fare con l’erotismo, spiegano gli studiosi. L’antropologo inglese Desmond Morris -autore del trattato La Scimmia Nuda, spiega: “Negli altri animali i genitali sono in genere nascosti, poco visibili. E così  era anche nell’uomo, fino a quando non adottò la posizione eretta. Da allora i suoi genitali divennero visibili.  Così fu impossibile avvicinare un altro individuo senza fare una “dichiarazione” di identità sessuale”.

 

Ducky:        Chiaro, camminando a 4 zampe non si vede niente, a 2 zampe, cioè in posizione eretta, i tesori di famiglia si vedono.

Enzo: Detto nel linguaggio tuo è così. Insomma, per mitigare la forza di questi segnali i maschietti cominciarono a coprirsi con un perizoma. Duc, ora ti dico una cosa importante.  L’uomo iniziò a vestirsi per ridurre l’intensità dell’esibizione sessuale, ma così facendo gettò le basi per creare qualcosa di nuovo:  da un lato il pudore, dall’altro l’erotismo. Coprendosi, infatti,la carica erotica cresceva quando il perizoma veniva tolto.

Ducky:        Ti riferisci all’antichità, e ora quanto appare il senso del pudore?

Enzo: Quando nasce? Molto dipende da come siamo cresciuti. Il pudore si sviluppa nel momento in cui  cominciano i confronti sociali, attorno ai 4 o 5 anni e si intensifica con la pubertà.  Il pudore emerge quando il bimbo studia l’atteggiamento dei grandi nella loro sfera di intimità e , quindi imitandoli adotta le stesse strategie.  Crescendo infatti alcuni ragazzi mostrano un eccesso di pudore che sfocia nella vergogna per il proprio corpo. Come hanno scritto Loredana Cirillo e  Matteo Lancini. Secondo altri studiosi statunitensi (Michigan -Usa)  i ragazzi con minore autostima tendono infatti  a reagire in modo più aggressivo quando provano vergogna. Le situazioni fonte di vergogna costituiscono una minaccia all’io dei soggetti narcisisti immaturi e l’aggressività tende a essere una forma di difesa.

Ducky:        E allora cosa si consiglia ai genitori?

Enzo: I genitori devono fare più attenzione a non instillare nei giovanissimi un eccessivo senso del pudore  o della vergogna connessi al corpo:  potrebbe essere causa di disagio nella vita adulta e di coppia.

Ducky:        Sono d’accordo. Il troppo storpia..quanto è troppo è troppo.

Enzo: Certo, mostrare la vergogna può essere imbarazzante, ma poco possiamo fare per controllare questi segnali fisici.  La migliore soluzione è quindi accettarli come un segnale della nostra sensibilità. Del resto uno studio dell’Università della California (Usa) ha dimostrato che chi arrossisce facilmente è più incline alla generosità.

Ducky:        E sai perché, questo lo dico io, chi mostra i propri sentimenti è più empatico.

Enzo:          Io invece sono empatico e anche simpatico.

Ducky:        A dire la verità, tu sei solo simpatico.

Enzo; Però, gemè, diciamoci la verità, siamo una coppia “liberale”.

Ducky:        Ma io sono più “liberale” di te.

Enzo: Ricominciamo?  Qui rischiamo il ricovero!

Fonte: Airone

Vincenzo Liberale

Annamaria… a dopo