IL PAESE RITROVATO – VILLAGGIO ALZHEIMER MONZA

Aperto da poco ma la lista d’attesa è già lunghissima

Nasce a Monza il villaggio dell’ Alzheimer. Si chiama “Il paese ritrovato” ed è il primo villaggio in Italia studiato per la cura di persone affette da sindrome di Alzheimer e demenza senile.

Il villaggio sorge su un’area di 14 mila metri quadri, sul viale che conduce alla Villa Reale di Monza. Un progetto che porta l’approvazione della Regione Lombardia, che ha finanziato parte del progetto.Insieme alla Regione Lombardia alcune famiglie di industriali monzesi, alla Fondazione Cariplo e Fondazione della Comunità di Monza e Brianza.

 

L’idea nasce dal presidente della cooperativa «La Meridiana», Roberto Mauri, che da 40 anni si occupa di anziani. Mauri ha già inaugurato una delle prime strutture in Italia dedicate ai malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica e stati vegetativi.

«I dati sulla demenza senile sono impressionanti e le stime dicono che raddoppieranno nei prossimi vent’anni – spiega Mauri – è per loro che occorre ripensare a un modello che possa offrire autonomia e indipendenza al paziente, ma sotto l’occhio attento di personale medico e infermieristico appositamente addestrato».

Sarà la prima struttura in Italia a ospitare esclusivamente persone malate di Alzheimer, pensato sul modello già sperimentato a Weesp, in Olanda.

Le analisi del modello olandese hanno confermato che lo stress dei pazienti è sensibilmente diminuito. Anche l’uso dei farmaci è stato notevolmente ridotto, mentre è accresciuto il benessere dei familiari e della comunità.

«Il paese ritrovato» ospiterà una piazza con il bar, il teatro, un luogo di culto, un negozio di parrucchiere, un minimarket, una banca e l’ufficio postale dove gli anziani malati di Alzheimer potranno avere una vita «normale» e attiva.

Nel villaggio sorgeranno due palazzine che ospiteranno gli appartamenti per 64 pazienti e i loro accompagnatori. Ogni appartamento avrà stanze ampie e luminose, dotate di bagno, cucina e spazi comuni.

Come un piccolo paese dall’atmosfera raccolta, dove sarà più semplice non perdere l’orientamento, mantenendo le proprie abitudini e la propria autonomia senza rischi. Le persone affette da Alzheimer potranno uscire di casa, andare dal parrucchiere, entrare in chiesa, passare al supermercato.

Tutto vero, se non per un dettaglio: la parrucchiera, il barista, la cassiera del supermercato e l’addetto alle poste saranno tutti personale socio-assistenziale, appositamente formato per rapportarsi con i pazienti, con una supervisione attenta e mai invadente.

“Introdurremo il sostegno a questo progetto innovativo e ad altri, sempre dedicati a pazienti affetti da demenze – ha spiegato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera – all’interno della delibera delle Regole di Sistema. Pensiamo, infatti, che questa piccola cittadella possa costituire un modello cui ispirarsi per trovare nuove strade che consentano ai malati di mantenere il più a lungo possibile la propria autonomia, in una situazione protetta”.

 

“Il paese ritrovato sarà il primo centro in Italia per la cura dei malati di Alzheimer – ha commentato il vice presidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala – un progetto assolutamente innovativo e lungimirante promosso dalla Cooperativa La Meridiana di Monza. Si tratta di un esempio di efficienza che Regione Lombardia vuole sostenere e valorizzare con un accordo cui stiamo lavorando. Questo centro racchiude anche la grande attenzione dei privati e delle associazioni nel supportare iniziative legate al sociale e ai bisogni della comunità, un segno che rappresenta a pieno lo spirito di generosità della Brianza”.

By Lineaoceano

Annamaria… a dopo

LA “RETORICA”!

 …si fa conoscere con tanti nomi,

ma ci vuole impegno per apprezzarla

Enzo e Ducky

Enzo: La retorica…la retorica merita il rispetto culturale, le virgolette e il punto esclamativo.  E’ come una “signora di grandissima classe” in fatto di stile e cultura.

Ducky:        Madonna santa,  fratello caro,  qui ti ci vuole un caffè doppio. Gli argomenti sono il tuo pane quotidiano…se proprio fissato.

Enzo: Ma questo argomento, credimi, merita tutto il rispetto per i contenuti.

Ducky:        Sentiamo, intanto a che serve?

Enzo: – Serve per farsi ascoltare;

– Serve per colpire l’immaginazione di chi ci sente parlare o di chi ci legge;

        

– Come rendere convincente un argomento che non lo è;

– Totò, il grande principe della risata, ha detto “Signori si nasce”, e noi diciamo “Poeti si nasce”, ma “oratori”  si diventa;

 

 

– la retorica è tutto quello che viene dopo la grammatica: i segreti dello stile, dell’arguzia, della gestualità, del tono, dell’ironia, della drammaticità, dell’emozione nel parlare  a uno o più interlocutori o a un intero pubblico.

 Insomma ci insegna a COME PARLARE PER FARCI ASCOLTARE e aggiungo anche PER FARCI CONOSCERE CULTURALMENTE.

Ducky:        Perché dicevi che la RETORICA ha tanti nomi?

Enzo: Come media,  ha 7 nomi detti sinonimi:  ampolloso, enfatico, formale, magniloquente, pomposo, ridondante, stilistico.

I contrari sono 10, sempre in media: breve, agile, severo, incisivo, stringato, essenziale, asciutto, lapidario, sintetico, conciso.

Detto in sintesi, la retorica è l’arte dello scrivere e del parlare con eleganza, secondo precise regole codificate:  nell’antichità classica il retore era un oratore forbito e maestro nell’arte del dire. In senso spregiativo retorico si riferisce a un discorso, altisonante e al tempo stesso vuoto di significato. Da queste sintetiche spiegazioni  emerge in primo piano la sua connessione con la comunicazione e il linguaggio. All’epoca in cui prevaleva una cultura e una tradizione orale l’oratoria, l’eloquenza, la capacità di parlare in pubblico, di convincere, di trascinare le folle, erano molto importanti. 

Ogni parola che abitualmente usiamo ha una storia e un significato che è mutato nel corso di secoli o di decenni.

Facciamo un esempio per capire.

Trovandovi con un amico su un filobus, se invece di dire “avviciniamoci all’uscita”  usate l’espressione “appropinquiamoci all’uscita”, il senso non cambia.  Semplicemente usate un’espressione antica e forse obsoleta che può essere ancora divertente o spiritosa. Se però dite “facciamoci largo verso l’uscita” il senso cambia, perché “farsi largo” presuppone una certa difficoltà nel raggiungere l’uscita.  E ancora: se dite “fiondiamoci verso l’uscita” quasi esprimete il timore  di non riuscire a fare in tempo a raggiungere l’uscita.

Non è chiara la differenza? Chiariamo subito!

Abbiamo adottato 4 (quattro) modi diversi, ossia avviciniamoci, appropinquiamoci, facciamoci largo, fiondiamoci  per esprimere un concetto analogo. Ciascuno di essi ha una storia e un significato proprio.  Questo semplicissimo esempio potrebbe essere analizzato in base a un criterio retoricomolto importante.

Brevemente, la retorica è:

– il modo con cui parliamo e come esprimiamo le nostre idee;

– la scelta delle parole, delle immagini, dei modi di dire,  della

  della struttura della frase con cui comunichiamo ad altri;

– il calcolo dell’efficacia delle nostre parole sull’ascoltatore;

– la modalità scelta nella relazione con una o più persone ossia lo stile, il tono, la serietà ecc.

L’oggetto della retorica quindi non è che cosa dire ma  “COME DIRE “ un pensiero, un’idea, un sentimento AFFNCHE’ LE NOSTRE PAROLE OTTENGANO IL MASSIMO RISULTATO:  convincere, persuadere, commuovere, sorprendere, suscitare ammirazione, avvincere, affascinare, sedurre e via dicendo.

La prima scuola di retorica fondava i criteri base dell’insegnamento sulla ricerca sistematica delle prove e sullo studio delle tecniche atte a dimostrare la vero simiglianza di una tesi. La retorica dunque nasce in un ambito giuridico; è una tecnica che permette di rendere più convincenti le argomentazioni di chi parla.

 

LA SOFISTICA: dalla Sicilia ad Atene V secolo a. C. si sviluppa la scuola filosofica dei sofisti. I sofisti erano considerati giocolieri della parola.  Il loro esercizio retorico seguiva la tecnica del contraddire usando, nell’argomentazione, l’inganno, la finzione, l’illusione, il falso ragionamento.

I sofisti ebbero sicuramente il merito di dare avvio, nel pensiero occidentale, a una profonda riflessione  sul linguaggio, sulla relazione tra le parole e le cose, sui segni (i vocaboli) con i quali descriviamo la realtà.

LE BUGIE IN POLITICA

 

Judith Shklar, filosofa lettone, importante teorica della politica del Novecento, ha scritto che svelare l’ipocrisia di un politico è più facile che fronteggiare la sua crudeltà. E’ come se il peso dato alle avventure sessuali di Berlusconi fosse di gran lunga più rilevante  rispetto alla catastrofe della scuola, alla devastazione della camorra, all’ incapacità di un minimo sviluppo economico, e  soprattutto alla crudeltà, al cinismo e alla barbarie con cui si trattano migliaia di persone provenienti da altri Paesi. Quindi siamo nel tema: di bugie, ma soprattutto di un peccato (vizio!) molto in voga.

  

Proseguiamo coi fatti!

L’Italia non è gli Stati Uniti o la Germania. Le bugie di Clinton e di Nixon , tanto per fare dei nomi di rilievo, hanno causato la fine dei loro mandati, un ministro tedesco si è dimesso per aver copiato la tesi di dottorato; e Renzi, vistosi sconfitto  e lapidato alle recenti elezioni ha dichiarato che si dimette allorquando il Parlamento si sarà costituito: che affezione alla poltrona, l’avrà fissata con l’ATTAK : pero’ che sentimento da capetto e che figura…la defenestrazione;  il Governo giapponese ha duramente criticato la Società Elettrica  per le menzogne sul nucleare. In altre parole, le bugie dei politici sono diventate un  connotato essenziale delle regole del gioco fra la politica e la società.

 

Orbene, il 72,3% degli Italiani giudica come categoria privilegiata di    BUGIARDI  proprio i politici, seguono a lunga distanza i commercianti e i pubblicitari. Solo al quarto posto come bugiardi risultano i criminali.

E le bugie si pagano a caro prezzo: vedi risultato elezioni politiche del 4 marzo anno corrente.

PERCHE’ LE PERSONE CHE AMIAMO CI MENTONO?

Domanda assassina!

Abbiate pazienza, ne parliamo subito, ma lasciateci gustare un maestoso caffè.

Per Enzo passare dalla politica all’ammore è un attimo…

Caffè preso.

Vi vogliamo sorprendere, con un “sapevate che…”

“A volte la sincerità fa più danni di una bugia”. Eh, scommetto che non lo sapete. Discutiamone!

Una donna che vede un amico, che lo sente al telefono e con cui ha un rapporto di affetto, può non dire nulla al marito geloso, che vede in ogni uomo un potenziale nemico. Incapace di superare queste gelosie ossessive, volenterosi di mantenere la relazione d’amore, ma al contempo desiderosi di preservare i propri affetti – innocui rispetto alla relazione di coppia – gli amanti possono mentirsi a riguardo senza che la menzogna sia di per sé un segnale di tradimento.

 

ESPRESSIONI BUGIARDE OVVERO LE BUGIE IN AMORE

Le forme della bugia sono infinite, tante quante le forme della sincerità.   Secondo Peterson (1996)  ci sono 6 tipi di bugie.

  1. Le bugie sfacciate: negare, negare, negare. A volte il partner ci protegge. Sa che ammettere quell’atteggiamento che si voleva superare, è segno di debolezza e fragilità, di disagio e imbarazzo. Può evitare di fare domande a cui la persona risponderebbe negando in modo sfacciato.

  1. Le verità distorte: sono bugie tattiche che nascondono. Consistono nell’esagerare o minimizzare alcuni aspetti della storia. “Quante birre hai bevuto ieri?”, “Solo due”. Senza pero’ dire che si sono aggiunti tre whisky. Le distorsioni non producono sensi di colpa. L’argomentazione è che la domanda era sbagliata e non la risposta (un domani si può sempre dire: “Tu non me lo hai chiesto”).

  1. Le bugie che diventano realtà: sono bugie fallite perché si trasformano in verità. Le scuse accampate diventano motivi reali. Motivi inesistenti per non fare una cosa ( essere febbricitanti per declinare un invito) diventano fatti reali per uno strano gioco della realtà (la sera si ha 39° di febbre). Non sembrano essere nocive ai rapporti.

 

  1. Le bugie per omissioni: quando narriamo una verità ma ci fermiamo a un certo punto, oppure quando diciamo la verità al 50%. Ci stoppiamo prima di autoincriminarci sperando che il partner non vada oltre sentendosi soddisfatto. E’ una delle bugie più frequenti e anche difficile da individuare, perché NON pensiamo alla bugia come omissione ma più come una cosa sfacciata. A volte sono preferibili alla verità ma generano comunque grandi sensi di colpa.

 

  1. Le bugie altruistiche: sono le bugie più comuni e subentrano quando vogliamo proteggere qualcuno per non far dispiacere gli altri: es. Lei chiede: Tesoro, ti piace questo reggiseno? (a lui non piace) e lui  mentendo,  le risponde: “Prima eri sexy, ora sei anche originale”.

 

  1. Chi è più bravo a scoprire bugie? Gli studiosi affermano che le donne dimostrano una maggiore competenza a scoprire le menzogne, perché sono più sensibili e attente agli aspetti non verbali della comunicazione e ai segnali emotivi.

 Enzo

Fonte-Newton Compton Editori-Luca Stanchieri

 

Annamaria… a dopo

 

LUI TI VUOLE. TU CEDI. LUI NON TI VUOLE PIU’. FA MALE. TROVI LA FORZA PER ANDARE VIA.. LUI TI RIVUOLE…

 Verso l’otto Marzo

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato. (Elie Wiesel)

 

Per molte donne ( ma anche uomini) la dipendenza emotiva è una trappola …non cadere nella trappola affettiva.

Una tesi da 110 e lode.

Il tuo lui “tossico” non ti vuole però , poi, quando finalmente ne hai abbastanza, ti trova irresistibile. Per uscire per sempre da una relazione abusante devi sapere come proteggere te stessa.

Lui ti vuole. Tu cedi. Lui non ti vuole più. Fa male. Trovi la forza per andare via. Lui ti rivuole. Cedi ancora.

Poi lui non ti vuole più, di nuovo. Cancella e ripeti.

By Shannon Colleary- HuffPostUsa

Se siete com’ero io un tempo, e attirate uomini allergici all’impegno serio, nocivi, forse avete vissuto quell’esperienza contraddittoria: trovate finalmente la forza per stare lontane da lui per sempre, solo per vederlo tornare strisciando, giurandovi che vi ama davvero e che è cambiato sul serio… stavolta.

Se gli credete, il ciclo “inseguimento/panico” riparte da zero. Perché fa così?

Nel loro libro fondamentale, Men Who Can’t Love, Julia Sokol e Steven Carter scrivono “Spesso, l’uomo che ha paura d’impegnarsi ha bisogno solo di distanza, per alleviare la sua ansia. La relazione è finita, lui non è più terrorizzato. Così, i sentimenti che prova per te possono venire a galla liberamente in questo ambiente non-minaccioso. Liberatosi dal terrore della trappola, sente la tua mancanza. E ti chiama”.

“Quando succede, in genere il copione si ripete. L’unica differenza: questa volta accade più velocemente”.

Ho avuto due relazioni tossiche. Rimarreste sbalorditi di fronte alla profondità delle lettere d’amore dei miei due uomini impegno-fobici, quando finalmente trovai la forza per andare via.

Ecco un piccolo assaggio di quello che scrisse uno dei due, nel mio diario personale:

“Shannon, devo dirti così tante cose. Sono grato perché conosco una donna così bella, talentuosa, profonda, intelligente.

“Con te, sono cresciuto come essere umano, ho pensato e sperato di creare una famiglia con te e che noi potessimo sostenerci a vicenda”.

(Arrivata a questo punto, mi sentivo al settimo cielo per essere riuscita a cambiarlo tanto. Aveva bisogno del mio perfetto amore).

“Non capisco come i sentimenti di una persona possano cambiare così tanto, dopo aver provato tutto quello che abbiamo provato”.

(I miei sentimenti erano cambiati perché non rispondeva alle mie telefonate e spariva per giorni quando io chiedevo una relazione monogama)

“Voglio che tu sappia che non ho mai provato le stesse cose con nessun’altra”.

(Il mio ego era alle stelle. Cavolo, sono meravigliosa)

“Perciò, il disastro che sono stato per le ultime due settimane è coerente con i miei sentimenti”.

(Sono felice che stia soffrendo dopo tutta la sofferenza che ho patito io. Lo lascerò soffrire ancora qualche secondo, poi lo riprenderò con me e avremo una vita perfetta. Perché adesso capisce che sono fantastica, finalmente!)

“Mi rattrista sentirti dire che non vuoi stare con me. I mal di testa, le notti insonni, i momenti “no” mi sembrano così sbagliati. Sono perso. Scusami se non ti ho detto che ti volevo nella mia vita. E il fatto che io ci abbia messo un bel po’ a capire come funziono e perché mi comporto così, non è un motivo valido per lasciare scomparire quello che c’è di speciale tra noi”.

(Questo passaggio mi coinvolse davvero. “Ci aveva messo un po’” a capire come funzionava. Il mio periodo di terapia non mi aveva forse insegnato che non sempre conosciamo il motivo delle nostre azioni? Non potevo essere indulgente con lui?)

“Tutto questo non ha alcun senso”

(Non ti sei fatto sentire per una settimana. Poi sei rispuntato dal nulla, hai preteso del sesso orale e ci sei rimasto male quando hai capito che non lo avrei fatto).

“È molto semplice. Io amo te tu ami me. Siamo fatti l’uno per l’altro”.

(In realtà, non tanto per me)

“Dovremmo stare insieme. Ti prego dammi una possibilità. Ti supplico, non gettare alle ortiche una cosa così bella. Pensaci, tesoro!”

Ci pensai per circa cinque minuti. Poi gli accordai un’altra possibilità. Com’è andata? La mia ricompensa furono altri quattro anni di incoerenza, inaffidabilità, bugie, tradimenti, e tantissime, meravigliose lettere di scuse.

Quindi, cosa fare per non cadere preda della sindrome “inseguimento/panico” di un partner nocivo?

 

Se ti sei ritrovata a chiederti: “Perché non mi lascia andare se non mi vuole?”, ecco sei cose che devi sapere per tirarti fuori da questa tipologia di relazioni.

1. Capisci che andate a due velocità diverse.

Tu desideri connessione, intimità, impegno, longevità del rapporto. Lui desidera queste cose quando tu scappi via. Ma quando ti riavvicini e gliele offri, si sente soffocare, va in panico, scappa o compromette il rapporto criticando, abbattendosi, dimostrandosi inaffidabile e/o infedele. Quello che funziona per te non funziona per lui.

2. Rallenta

Ricorda “La fiducia si conquista, non si regala”. Se decidi di dare al tuo ragazzo una seconda possibilità perché lui giura di essere cambiato e vuole quello che vuoi tu, vacci piano. Sì, il sesso riparatore può essere scoppiettante come i fuochi d’artificio delle Olimpiadi di Pechino, ma non è indicativo di un cambiamento reale.

3. Non credere di vivere in un film.

Richard Gere è tornato in sé dopo aver scaricato Debra Winger. Si precipita nella fabbrica dove lei lavora per portarla via, verso un futuro dove lui sarà amorevole e sexy come un “gatto sul tetto che scotta”. È una fantasia nociva come “La bella addormentata” e “Biancaneve”. Ma la realtà è che forse l’unica cosa che Debra Winger avrebbe ottenuto, nella vita vera, sarebbe stato il cappello di Gere.

4. Credi a quello che fa, non a quello dice.

Quando il tuo uomo ritorna strisciando, con le lacrime agli occhi, distrutto, è portato a dirti di tutto pur di riaverti. E probabilmente dice sul serio, è questa la parte più insidiosa. Ma quando ti ha riconquistata, si sente soffocare ancora una volta.

5. Non trovare scuse al suo pessimo comportamento e non incolpare te stessa.

In generale, le donne attratte da stronzi allergici all’impegno hanno un’empatia sovrabbondante e la tendenza ad attribuire responsabilità sbagliate.

Si tratta di un retaggio dell’infanzia. I bambini piccoli credono di essere la causa di tutto quello che succede loro, nel bene e nel male. In quel periodo, il tronco encefalico è ancora sottosviluppato e non assimila il concetto che il bambino non si trova al centro dell’universo.

Se abbiamo avuto un’educazione instabile (ad esempio genitori con dipendenze di qualsiasi tipo) spesso portiamo con noi, nell’età adulta, quella sensazione di essere la causa del problema, offrendo il fianco a uomini allergici alle relazioni serie, caotici, narcisisti, tossici e simili.

Dai un’occhiata ai trascorsi del tuo ragazzo. Ha seminato una sfilza di cuori infranti? Allora forse non sei tu la responsabile del suo comportamento “impegnofobico”.

6. Abbi cura di te.

Quando un ex dannoso torna da noi, distrutto perché gli manca la relazione che lui stesso ha mandato all’aria, per natura siamo portate a correre ai ripari. Quando provi questo impulso fai attenzione, e dubita della sua autenticità.

Chiedi a te stessa: “Di cosa ho bisogno in questo momento? Cosa mi farebbe sentire stabile, ragionevole, tranquilla?” E poi chiedi alla presenza superiore in cui credi di darti la forza per farlo.

Lei non ce l’ha fatta. Purtroppo, anche se sopravviverà, questa donna forte ma sfortunata, sarà morta dentro quando saprà dello sterminio della sua famiglia per mano di un tossico criminale che mi rifiuto di chiamare uomo e che pretendeva di avere la clemenza dalla moglie anche per le sue scappatelle amorose (lasciando addirittura 5000 euro all’amante) e il sorriso delle figlie.

-La telefonata-
«Non vi farò mai male».

Fanno venire i brividi le parole del carabiniere che ha sparato alla moglie, ucciso le due figlie e poi ( dopo 9 ore) si è suicidato, pronunciate nel corso di una telefonata, da lui stesso registrata e risalente a pochi mesi prima della strage, diffusa da una trasmissione televisiva. L’uomo chiama la moglie, Antonietta Gargiulo, pregandola di farlo parlare con la figlia più grande, Alessia, di 13 anni. La donna prima chiarisce: «Se lo devono sentire loro». Poi gli passa la ragazzina. Capasso chiede alla figlia se vuole uscire con lui ma Alessia prende tempo, sembra avere paura. Allora lui la rassicura: «Non ti preoccupare a papà, non ti faccio niente». Lei risponde: «Lo so che tu non mi faresti mai del male». Non fa in tempo a finire di parlare che lui giura: «No, mai mai». Poi l’uomo torna a insistere per convincerla a incontrarlo: «Se mai proviamo a stare insieme, mai sappiamo se stiamo bene o no». La 13enne sembra in difficoltà. «Però da soli no», dice. Il padre allora estende l’invito anche alla moglie e all’altra figlia più piccola, Martina, 8 anni. «Ci tengo a voi», assicura. Ma Alessia preferisce chiudere la conversazione e, rispondendo alla richiesta del papà, dice: «Ti faccio sapere dopo». Poi ripassa il telefono alla madre.

Anche alla moglie Capasso ripete: «Anto’, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto». Ma lei non crede al marito: «Non è che non mi fido più di te, non mi fido più di nessun uomo al mondo. Voglio stare tranquilla con le mie figlie a riprenderci perché io sto male. Io – continua la donna – c’ho un cuore mio da ricostruire. Venti anni di sogni e desideri distrutti. Io voglio la separazione. Stai male? Me lo immagino nessuno è contento – dice rivolgendosi al marito – ma tu sai tutta la verità, sai tutto quello che io ho fatto per te». Antonietta continua il suo sfogo come un fiume in piena: «Ti manca fare l’albero di Natale? Dovevi perdere tutto per capirlo. Allora io spero – spiega all’uomo – che tu veramente faccia un percorso e diventi l’uomo migliore che tu puoi essere, perché tu di base ce le hai le qualità però c’hai tante problematiche». Capasso assicura: «Ho capito tutti gli errori miei verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi». E poi le dice di essere d’accordo sulla separazione se lei pensa che questo la farebbe stare meglio. La moglie però torna a esprimere tutto il suo dolore: «Dimmi, io sono stata felice 16 anni di matrimonio? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata. Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita perché lo sai che non me lo merito». Non è solo un episodio, continua, “io e te sappiamo la verità“. «Se l’hai capito – dice ancora Antonietta – mi fa solo piacere perché se tu diventi la persona che puoi essere, io sono felice di vederti un padre migliore».

La moglie: «Avevi tutto»
Capasso però replica: «Ma io senza di voi non riesco». E la supplica: «Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine». La moglie allora cerca di fargli capire che non può costringere le figlie ad incontrarlo se loro non vogliono: «Non te la devo dare io la possibilità – spiega – ma se io vedo mia figlia in ansia, impaurita, io non la obbligherò a fare niente. Tu l’hai obbligate per anni a fare le cose che non volevano. Sappi che io e loro preghiamo per te, in questo le obbligo». Poi, prima di chiudere la conversazione, le ultime amare parole: «Avevi tutto, due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava». E continua: «Io sono la deficiente che ti ha stra-amato, ho sbagliato. Ora penso a me e alle mie figlie perché ho dato la mia vita per te e davanti a Gesù cammino a testa alta. Mi dispiace hai superato tutti i limiti».

Annamaria… a dopo

 

L’ASSICURAZIONE DEI PARLAMENTARI PER I DANNI SUBITI IN STATO DI EBBREZZA,LE PUNTURE DI INSETTO E LE SOMMOSSE POPOLARI

“Ogni piccolo fegato di mosca è sostanza”. Significato. “Ogni cosa, anche se piccola, ha la sua importanza.”


L’assicurazione dei deputati ,a carico dei contribuenti, è stata cancellata ufficialmente nel 2017, grazie al M5S. L’onorevole Fraccaro:
“Dopo anni di battaglie, nelle istituzioni e a fianco dei cittadini, abbiamo ottenuto un risultato straordinario: i cittadini non dovranno pagare più la scandalosa assicurazione dei deputati! La polizza che copre gli onorevoli per i danni subiti in stato di ebbrezza, le punture di insetto e le sommosse popolari è stata al centro delle nostre denunce e delle nostre lotte parlamentari. Più volte abbiamo proposto di eliminare questo scandaloso privilegio a spese della collettività, trovando sempre la strenua opposizione del Pd e di tutti gli altri partiti”.

Fraccaro spiega che il Movimento 5 Stelle si è battuto per molti mesi, ottenendo infine la cancellazione della prerogativa parlamentare. “Abbiamo chiesto di fare rete e aiutarci ad esercitare pressione a tutti i cittadini, che si sono mobilitati in modo straordinario contro questa vergogna. Il nostro impegno ha dato i suoi frutti: l’Ufficio di Presidenza, poco prima di iniziare la discussione preliminare del bilancio della Camera, ha deliberato la cancellazione di questa voce a carico dei cittadini. Si tratta di 350mila euro ogni anno che verranno risparmiati grazie al MoVimento 5 Stelle e ai cittadini che non si sono arresi di fronte al sistema partitocratico.

Annamaria… a dopo

QUANDO I BRUTTI PENSIERI CI ASSILLANO

di  Enzo e Ducky

Enzo:               I  pensieri…Duc, i pensieri…

Ducky:      Che hai prof?  Io non riesco a prendere sonno  da un po’ di tempo. Ma tu stanotte sbuffavi…soffiavi.

Enzo :       Con una folla di persone assalivamo una banca… io picchiavo con un randello il direttore.  Improvvisamente è arrivata la polizia; mi hanno ammanettato e spinto sul cellulare; un poliziotto mi ripeteva  “ti farai 30 anni di galera”…poi mi sono svegliato e ho sentito una specie di crampo alla gamba destra.

Ducky:      Era il  calcetto che ti ho data.

Enzo:       La sensazione di paura…che pensieri! Non farlo più però.

Ducky:      Eh…timori…pensieri, te ne potevi fregare!

Enzo:       I pensieri quando vengono vengono. Sono come chiodi ficcati in testa. Ti vengono i pensieri di ogni specie, specialmente quelli brutti.  Ne vogliamo disquisire, Duc?

Ducky:      Caspita, hai scelto proprio un bell’argomento. Comunque, ok. Lo faccio perché  sono il tuo Alter-Ego.

Enzo:       “Non sono come dovrei essere”,  “Gli altri sono meglio di me”, “Faccio solo errori”,  quante volte immaginiamo e la mente sembra bloccata su pensieri negativi.

Ducky:      Diciamo spesso così.

Enzo:       Ciò però non ci aiuta a migliorare, anzi.

Ducky:      Gli psicologi cosa dicono?

Enzo:       Ci mettono in guardia: dicono che questi pensieri, che loro chiamano “disfunzionali”, sono velenosi per la nostra mente. A volte diciamo “tanto non c’è soluzione” , “ è’ inutile andare avanti”. Queste frasi sono pericolose e autolesionistiche.

Ducky:      E allora?

Enzo:       Non bisogna dirle, perché generiamo pensieri rigidi, alcuni dei quali sono pericolosamente “tossici” per la nostra stabilità mentale. Secondo la dott.ssa Sabrina Cattaneo, psicoterapeuta comportamentale ecco i 10  pensieri TOSSICI:

01- Paragoni continui

    “Il mio vicino di casa ha un auto lussuosa e fa vacanze da sogno mentre io no”.  Paragonarci agli altri, sentendoci inferiori, invidiosi o perdenti, fa male e non serve a nulla. Con il tempo questi paragoni possono influenzare portandoci alla depressione.

02- Catastrofizzare

        Consiste nel pensare che un evento avrà conseguenze ben più gravi di quelli reali.  Vostro figlio  incespica e si sbuccia un ginocchio e voi vi  angosciate: Oh Dio,  esce del sangue, ci puo’ essere l’infezione…si può anche morire. Esagerare eventi negativi porta tristezza, ansia e disperazione.

03- Personalizzare

     E’ la tendenza a pensare che da noi dipende ogni insuccesso. O che siamo sempre al centro dell’attenzione. Esempio: Stamattina Stefano non mi ha salutato. Sicuramente ce l’ha con me.  Significa che tendiamo a prenderci la responsabilità di tutto, stando male inutilmente prendendoci il senso di colpa.

04-Tendenza a giudicarci troppo rigidamente

Significa che recriminiamo su troppi errori o mancanze. A volte poi ci poniamo regole troppo ferree, ad esempio: “Devo comportarmi bene ed essere sempre approvato dagli altri altrimenti sono un incapace”.

05- Generalizzare

    Avviene quando  arriviamo a conclusioni generali in modo arbitrario.  Ce l’hanno tutti con me; le donne sono tutte uguali. Evitiamo di generalizzare^.

 

06- Denigriamo sempre

     Parliamo male  avendo scarsa autostima di noi stessi o di altre persone dicendo “I miei collaboratori sono tutti incompetenti.” Per alcuni  (Alfred-Eldy)  è impossibile vivere senza criticare gli altri: questo pero’ è un segno di malessere visto che la critica implica insoddisfazione.

Annamaria: Alfred??  Alfred ,per me, ha un comportamento passivo-aggressivo come conseguenza di bisogni frustrati. Alle spalle avrà un vissuto di frustrazione dei propri bisogni emotivi. In eldy ha trovato una valvola di sfogo per tutta la sua rabbia repressa. 

07- Non considerare i nostri pregi

     E’ un errore  non vedere i nostri pregi o sminuirli.  E’ sbagliato dire: “Sì, abbiamo vinto ma gli avversari erano delle schiappe.

08 – Ragionamento emotivo

        Crediamo che qualcosa sia vero solo perché “sentiamo una emozione”, ignorando le evidenze cioè il fatto positivo.

09 – Pensiamo in negativo su un avvenimento certo

     Alla conferenza mi impappinerò e non riuscirò a parlare. Ad un incontro di tennis mi lamento dicendo: “Sicuramente perderò l’incontro, assumendo un atteggiamento insicuro in partenza. Certamente però gli intelligenti hanno più strumenti psichici e questo è un punto a loro favore: ricordate questo suggerimento:  quando si comprende meglio il problema, la soluzione è più facile.

 

Ducky: Madonna santa, Prof Enzo, ma non bisogna estremizzare; se uno ha tutti questi pensieri “TOSSICI” deve fissare un appuntamento con uno psicologo…ha bisogno di cure…ti sembra?

Enzo:       Sembra anche a me. Forse in qualche social di tua conoscenza è presente qualche “tipo” o “tipa” bisognoso di qualche terapia. L’interrogarsi, il voler capire, l’approfondire possono portare a non chiudere mai il ragionamento. Secondo lo psicologo americano Daniel Coleman, che suggerisce di concentrarci sulle emozioni, evitando la rigidità dei pensieri analitici e razionali che ci impediscono di guardare ai problemi da punti di vista alternativi.

Quando infatti pensiamo in modo troppo razionale apriamo la strada alle ossessioni.

Ducky: Siamo ricchi di problemi che ci intossicano l’esistenza. Ma non  tutti riescono a fronteggiarli.  Quando qualcuno già attanagliato da problemi sociali viene trafitto da un lutto di una persona di ineffabile valore e sentimento umano è costretto ad un lungo tempo di penosità di lacrime. E la parola consolatrice sembra perdere consistenza. Purtroppo con la angoscia nel cuore bisogna “CONTINUARE A VIVERE” e a Te carissima Annamaria dico “porta sempre con te le gioie, le tristezze, le lacrime, le carezze e i più teneri e dolci ricordi di Tua Madre che ora ti vuol bene da Lassù.

Come io porto i miei di Mia Madre.

Font: Airone

Annamaria: grazie di cuore Enzo, amico sensibile. Ci vuole forza e tempo per elaborare la perdita di una mamma. Sto cercando giorno dopo giorno di continuare a vivere. Sono certa che lei da lassù mi manda dei segnali del suo grande amore. Anche se sono adulta mi sento come una bambina abbandonata. Mi sento “persa”. Ho perso parte della mia storia ,di me stessa e delle mie radici. Nonostante abbia la mia famiglia. Mi manca la confidente,l’amica,la consigliera …tutto. Aggiungo al tuo articolo, caro Enzo, anche un video del Dott. Morelli dove ci spiega che i cattivi pensieri oltre ad assillarci, non ci fanno dimagrire.

 

Annamaria… a dopo

NOMADELFIA, DOVE “LA FRATERNITA’ E’ LEGGE”

 

Nomadelfia, una piccola comunità che mi ricorda molto gli Amish che attualmente vivono in America.

https://it.wikipedia.org/wiki/Amish
Nomadelfia, Invece, è un piccolo paradiso, un’oasi di pace, in Toscana, a pochi chilometri da Grosseto, dove non esiste criminalità, invidia, potere,proprietà privata, crisi ma fratellanza e umanità.
Nomadelfia il cui significato in greco è” Legge e Fraternità” propone uno stile di vita diverso dal nostro e ci si aiuta l’uno con l’altro. Si lavora senza essere pagati e tutto si regge a uno spirito di collaborazione con il sentimento della solidarietà. Le varie famiglie possono stringere un rapporto di mutuo soccorso. Fatta eccezione per le stanze dove passare la notte tutti gli ambienti sono in condivisione.

Questa comunità è nata nel 1948 e fortemente portata avanti da don Zeno Saltini che si impegnò, negli anni della seconda guerra mondiale, a dare una casa ai numerosi bambini che gli orrori della guerra rendeva orfani. Non un orfanotrofio classico, ma una sorta di famiglia allargata resa possibile anche grazie all’aiuto delle “mamme di vocazione”, donne che decisero di crescere quei bambini sfortunati e dar loro finalmente un po’ di serenità. Da allora quel senso di solidarietà è cresciuto mantenendo in vita una comunità che rappresenta un modello di virtù per molti credenti.

Nomadelfia..un po’ di storia

Nomadelfia fu fondata da don Zeno Saltini il quale propose un modello di organizzazione sociale alternativo alla società attuale perché, secondo lui: “La società dopo aver alienato l’uomo, lo sta ora conducendo al disastro”.

Da bambino Zeno Saltini fu un ribelle, prima rifiutò la scuola, quella scuola che gli appariva come una specie di riserva dei ricchi. Scelse come scuola la vita; scelse di stare con la gente.

Successivamente, durante la seconda guerra mondiale, Don Zeno, prese più volte posizione contro il fascismo, la guerra e le leggi razziali e diversi giovani Piccoli Apostoli entrarono nelle formazioni partigiane.

Il 14 febbraio 1948 fu approvato il testo di una Costituzione. Nasce così Nomadelfia,

Nel 1950 Don Zeno propone al popolo un movimento politico chiamato “Movimento della Fraternità Umana”, per abolire ogni forma di sfruttamento e per promuovere una democrazia diretta. Ma l’ostilità delle forze politiche al governo e di alcuni ambienti ecclesiastici bloccò l’iniziativa. In quel periodo i nomadelfi erano circa 1150, dei quali 800 “figli accolti” (molti dei quali bisognosi di cure particolari) e 150 ospiti senza casa e senza lavoro. La situazione economica diventava sempre più pesante. Sfruttando questo pretesto si tentò di sciogliere Nomadelfia; così il 5 febbraio 1952 il Sant’ Ufficio ordina a don Zeno di lasciare Nomadelfia e Don Zeno ubbidisce. Costretti ad abbandonare Fossoli, i nomadelfi si rifugiarono a Grosseto, su una tenuta di diverse centinaia di ettari da bonificare.

Pur lontano dai figli, don Zeno cercò di provvedere alle loro necessità, e sempre più spesso dovette difenderne in tribunale alcuni che, strappati alle famiglie di Nomadelfia, ricaddero nella malavita. A questo punto chiese al Papa di poter rinunciare temporaneamente all’esercizio del sacerdozio per tornare alla guida dei suoi figli. Così depose la veste e tornò fra i suoi figli.

Le regole di Nomadelfia, oggi:

TUTTI I BENI SONO IN COMUNE. Le risorse economiche provengono dal lavoro, dai contributi assistenziali per i figli accolti, e dalla Provvidenza, specialmente attraverso le attività di apostolato: stampa, Serate, incontri.

I nomadelfi sono tenuti ad obbedire alle disposizioni degli organi competenti e devono essere disponibili a qualsiasi iniziativa, lavoro, spostamento.

LA RELIGIOSITA’. Nomadelfia è fondata sulla fede cattolica. La Chiesa l’ha riconosciuta una popolazione e l’ha eretta a parrocchia nel 1962. Nel 1994 ha approvato la nuova Costituzione, come “Associazione privata tra fedeli” (C.I.C. 298 e ss).

Per quanto riguarda culto, dottrina e costume, Nomadelfia si rimette alla dottrina, al culto e al costume della Chiesa.

LA COSTITUZIONE. Per lo Stato italiano Nomadelfia è un’associazione civile, organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro. Internamente vige una Costituzione che nei valori si ispira al Vangelo e nell’organizzazione si richiama agli Stati di diritto.

E’ una democrazia diretta: tutti i nomadelfi effettivi (coloro che hanno firmato la Costituzione) fanno parte dell’Assemblea, che esercita il potere legislativo ed elegge le cariche costituzionali.

Leggi, decisioni, votazioni per le cariche costituzionali vengono approvate a maggioranza, e devono essere confermate con voto di unanimità.

La Presidenza esercita il potere esecutivo e organizza la vita quotidiana.

Il Consiglio Amministrativo cura l’amministrazione.

Il Consiglio degli Anziani elegge e controlla l’Economato, e arbitra in caso di mancata unanimità dell’Assemblea.

Il Collegio dei Giudici interviene nei casi di contrasto, e vigila sulla costituzionalità degli atti di tutti gli organismi.

Il Successore del Fondatore è un sacerdote. Garantisce che la vita si svolga in armonia con lo spirito del fondatore, del Vangelo e della Costituzione.

Dalla COSTITUZIONE della POPOLAZIONE dei NOMADELFI

Art. 2 – CONDIZIONI PER ESSERE NOMADELFI

Possono essere Nomadelfi coloro che:

– hanno compiuto 21 anni

– sono cattolici professanti apertamente la Fede e la Morale secondo gli insegnamenti e la disciplina della Chiesa Cattolica

– rinunciano a possedere beni a qualsiasi titolo e di qualsiasi natura

– accettano di essere poveri nel senso di avere solo il necessario ad una vita dignitosa.

Art. 4 – SOBRIETA’

I Nomadelfi, come singoli e come Popolazione, devono vivere sobriamente, secondo le vere esigenze umane, nello spirito dei consigli evangelici ed in particolare del “Discorso della Montagna”, che per i Nomadelfi non è un semplice consiglio, ma è legge.

Art. 47 – NON SONO AMMESSE LITI

La Popolazione dei Nomadelfi non permette che si facciano liti tra i suoi membri.

Se ragioni di contrasto nascono tra due o più Nomadelfi o Postulanti, questi devono ricorrere alla correzione fraterna come richiede il Vangelo.

Se il contrasto persiste, devono rivolgersi al Collegio dei Giudici che aprirà un procedimento secondo i Regolamenti.

Informazioni prese dal web e da alcuni libri ma… non escludo che in seguito possa immergermi in questo luogo e disintossicarmi per un certo periodo dalla nostra (in)civiltà.

Annamaria… a dopo

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

E’TIENNE BONNOT DE CONDILLAC

secondo  LUCIANO DE CRESCENZO

I vecchi che posseggono il senso dell’umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull’età. Luciano de Crescenzo

Un pizzico di vita, opere e l’arte del… copiare

Mi ha sempre appassionato la filosofia con le discipline psicologiche. Sono fatto così ; e le dissertazioni serie e anche scherzose o semiserie mi stuzzicano,mi fanno un certo effetto specialmente se attingo ai pensieri  nientepopodimeno di due eminenti filosofi: E’tienne Bonnot de Condillac e Luciano De Crescenzo.

La parola al secondo sul primo.

Nel  raccontare i filosofi dell’epoca moderna, immaginateli su una panchina , in un pomeriggio di primavera, su una panchina dei giardini pubblici. Ripeto, nel raccontare i filosofi moderni, ho notato che molti erano preti., che la maggior parte erano baroni, che avevano alle spalle  una nobildonna che li proteggeva e che quasi tutti finirono i loro giorni in un castello.

Ebbene, anche Etienne Bonnot de Condillac non fece eccezione alla regola: nacque a Grenoble nel 1714, discendente da un barone, diventò abate, ebbe come protettrice la marchesa Madame de Tencin, e alla fine morì nel 1780 in un castello di sua proprietà.

In quanto a studi, frequentò, come sempre, prima i gesuiti, poi i preti del Saint-Sulpice e infine la Sorbona, la prestigiosa università fondata cinque secoli prima da Robert de Sorbon. A 26 anni si fece prete. Nel medesimo tempo, però, si allontanò dalla teologia per dedicarsi un po’ alla filosofia. Si lesse tutto quello che c’era da leggere su Locke, Newton, Bacone e La Mettrie, e conobbe di persona gli enciclopedisti.

Ha scritto parecchie opere. Iniziò con una Dissertazione sull’esistenza di Dio, per poi proseguire con un  Saggio sull’origine delle conoscenze umane (1746).  Scrisse quindi un  Trattato dei sistemi  (1749) e un Trattato delle sensazioni (1754).

Il suo pensiero? Eccolo.

Fu principalmente un “sensista”, cioè credeva  più ai sensi che alla ragione.  Mi spiego: nel primo saggio comincia dicendo che le idee non nascono dalla sensazione e dalla rifllessione messe insieme (come detto da Locke), ma solo dalla sensazione, poi grazie a un concatenamento di riflessioni successive (tipo la curiosità, il giudizio, l’approfondimento e la passione), le sunnominate sensazioni finiscono con l’arrivare alla conoscenza.

Famoso l’esempio della statua. Gentili lettori vi prego di seguire la curiosità della logica. Condillac dice:  supponiamo di essere una statua priva di sensi e che Dio a un certo punto della nostra vita ci abbia regalato l’olfatto. Dopodiché, sempre Dio, avvicina al nostro naso una rosa. Noi ne avvertiamo il profumo e proviamo un piacere. Un attimo dopo, però, ci fa sentire un odore sgradevole, la puzza di un cadavere ad esempio. Scopriamo così che esistono il piacere e il dolore

La medesima cosa accadrà all’udito, alla vista, al gusto e per ultimo al tatto, il più importante dei cinque sensi. Domanda: perché il più importante? Perché  è l’unico che ci consente un contatto con noi stessi:  quello, cioè, di toccare e di essere toccati.

Piccola parentesi, OB

Tempo fa ti esprimesti sul fatto di copiare, ricordi? Ebbene, chiariamo: una cosa e’ copiare solo o scopiazzare; un’altra cosa è copiare a un fine utile e/o divulgativo.  Chiariti i due concetti, prego di continuare la lettura “che ha un preciso senso”.

Torniamo alla statua!

Sempre per colpa della statua, Condillac fu accusato  di plagio (copiatura di altri scritti) da due letterati, Buffon e Diderot. Dissero che non era stato lui il primo a usare il paragone della rosa e che perfino la statua che acquista i sensi uno alla volta, non era farina del suo sacco.

Peccato!  La filosofia – come si esprime De Crescenzo – dovrebbe essere superiore a queste piccole cose:  non è come lo spettacolo dove ogni battuta viene registrata dalla SIAE e guai a chi la inserisce in un altro copione.  A partire da Socrate, infatti, tutti hanno copiato da tutti e chissà che anche Socrate non abbia copiato da qualcuno

 

Mi è mancato Ducky. Spero di non aver annoiato i lettori per l’assenza.

O.B Faremo un copia e incolla per Ducky . Bravissimo come sempre, Enzo. 

E ancora carissimi auguri per il tuo compleanno!!!

 

Fonte:Storia della filosofia moderna di Luciano De Crescenzo. Mondadori

Enzo (Vincenzo Liberale)

ERA TALMENTE

Dedichiamo questa poesia ,di Enzo, a tutte le coppie innamorate che il 14 febbraio festeggeranno San Valentino.
Pero’, si può approfittare di questa giornata ,senza renderla troppo commerciale, per regalare un pensiero a chi amiamo, coinvolgendo anche i single.
E tra le tante persone un pensiero carino potremmo regalarlo anche a noi stessi: “ama il prossimo tuo come te stesso”. E’ uno dei comandamenti da mettere in pratica.Senza dimenticarci che l’amore c’è , basta guardarsi intorno, ci sta aspettando e quando arriverà ci coglierà di sorpresa, come quando “per caso” trovi un vestito meraviglioso ,senza spendere troppo, con la taglia perfetta e il colore preferito…

Annamaria

Era talmente caldo

che mi sembrava

volesse uscire dal petto

era talmente impazzito

che percuoteva

le pareti del cuore

era talmente fulgido

il tuo sguardo

che  mi mancò la parola

aprii le braccia

per condurti

in un altro mondo

Tu adagio adagio

ti accovacciasti in me

sicché ci perdemmo

nella musica e nei colori

di baci geniali

Vincenzo Liberale

UN BAMBINO EMIGRATO

Tu bambino, che sei La luce della vita, sei scappato da un paese in guerra,

sradicato dagli affetti dai parenti, amici e della tua amata terra.

Tu bambino, che sei la speranza della vita, ti sei trovato in cammino nel deserto,

toccavi la sabbia, guardavi il cielo invocavi acqua, avevi tanta sete e ti sentivi disperso.

Tu bambino, che sei il fiore della vita, sei salito su un gommone, hai attraversato il mare,

guardavi il sole, le onde burrascose e avevi paura, non vedevi l’ora di toccare terra e arrivare.

Tu bambino, che sei la gioia della vita, finalmente su un’isola a te sconosciuta sei arrivato,

una gentile, dolce e umana accoglienza di tanti bravi volontari hai trovato.

Tu bambino, che sei l’amore della vita, in quella drammatica avventura ti sei trovato,

colpa di una società egoista e malata, la mancanza di un’equa distribuzione dei beni disuguaglianze hanno creato.

Tu bambino, che sei la dolcezza della vita, la tua avventura ci ha commossi, speriamo in più umanità,

scuota le coscienze, apra le menti, l’amore trionfi per tutti i bambini sulla terra, ci sia la pace e più solidarietà.

Francesco Lena