PENSIERO POSITIVO

 

Attraverso queste affermazioni positive io sono in grado di innescare fiducia, forza, passione, determinazione e tantissima energia positiva!

 

Si ride, si piange

I racconti di GIUFA’

Giufà e la berretta rossa.

Giufà non aveva nessuna voglia di lavorare, e preferiva l’arte di Michelaccio: mangiare, bere e andare a spasso. Sua madre si infuriava e continuava a ripetergli:

– Giufà, non è questo il modo! Sei uno sfaccendato! Mangi, bevi e poi quel che succede, succede!… Io non ne posso più: o ti vai a guadagnare il pane, o ti butto fuori di casa!

Allora Giufà se ne andò a comprare dei vestiti nelle botteghe del corso. Prese un capo di abbigliamento da un mercante, uno da un altro, e si rivestì di tutto punto. Acquistò anche una bella berretta rossa.

Giufà, che era senza il becco d’un quattrino, non potendo pagare diceva:

– Fammi credito, uno di questi giorni salderò il conto.

Ripeté questa frase a ogni mercante.

Quando si vide ben vestito disse:

– Ah, finalmente ci siamo. Mia madre non dirà più che sono un poco di buono. Ma ora come farò a pagare i negozianti? Mi fingerò morto e starò a vedere cosa succede!

Si gettò su un letto gridando:

– Muoio! Muoio! Sono morto!

Incrociò le mani e irrigidì i piedi.

– Figli! Figli! Che guaio! si mise a urlare sua madre. – Com’è potuta capitare una disgrazia simile! Figlio mio!

La gente, sentendo gridare, accorse a compatire la povera madre. Non appena si sparse la notizia della morte di Giufà, i mercanti andarono a casa sua e nel vederlo morto dicevano:

– Poverino, mi doveva dare sei tarì per un paio di pantaloni che gli avevo venduto… Glieli regalo!

Tutti andarono a omaggiarlo, e così Giufà saldò i propri debiti. Ma quello che gli aveva venduto la berretta rossa, non riuscendo a capacitarsene, continuò a ripetere:

– Di certo io la berretta non gliela lascio!

Andò a rendere omaggio alle spoglie di Giufà, e vide la berretta nuova fiammante che troneggiava sulla testa. Sapete che fece? La sera, quando i becchini andarono a prendere Giufà per seppellirlo, entrò con loro in chiesa senza che nessuno se ne accorgesse.

Dopo un po’ (era all’incirca mezzanotte) entrarono nella cattedrale dei ladri per spartirsi un sacchetto di denari che avevano rubato.

Giufà rimase immobile sul suo catafalco e il mercante si rintanò, senza fiatare, dietro una porta. I ladri sparpagliarono i denari sul tavolo: erano tutte monete d’oro e d’argento (si sa che l’argento scorreva come l’acqua, a quei tempi). Fecero tanti mucchietti quanti erano loro. Restava però un soldo da dodici tarì, e non si sapeva a chi dovesse andare.

– Ora per porre fine alle discussioni disse uno dei ladri – faremo così: tireremo le monete addosso a questo morto, e colui che centrerà la bocca si prenderà il dodici tarì1

– Bene! Bene!

Erano tutti d’accordo. Erano sul punto di iniziare la contesa quando Giufà vedendoli, si alzò dal cataletto, gridando a gran voce:

– Morti, resuscitate tutti!

I ladri fuggirono a gambe levate, abbandonando i quattrini. Appena restò solo, Giufà si precipitò verso i mucchietti di monete. Il mercante, che fino a quel momento era rimasto rintanato nel suo nascondiglio, corse anche lui ad afferrare i denari sul tavolo. Alla fine i due decisero che se li sarebbero divisi a metà: ma restavano cinque soldi. Al che Giufà disse:

– Questi li prendo io!

Replicò subito l’altro:

– No, spettano a me1

– Sono miei i cinque soldi1

– Vattene, non ti spettano. Questi cinque soldi sono miei!

Giufà afferrò una stanga e mentre stava per darla sulla testa del mercante disse:

– Dammi i cinque soldi! Voglio i cinque soldi!

I ladri, intanto, non volendo rinunciare a tutti quei denari, si aggirarono nei dintorni per vedere cosa facessero i morti. Si accostarono alla porta della chiesa: udendo il diverbio e tutto quel gran baccano per cinque soldi esclamarono:

– Accidenti! Chissà quanti morti sono usciti dai sepolcri! Hanno avuto solo cinque soldi ciascuno, e ancora non bastano!

Detto questo, fuggirono a gambe in spalla! Allora Giufà prese i cinque soldi e il sacchetto di denaro, e se ne tornò a casa.

Annamaria…a dopo