SI PUO’ CAMBIARE IL PROPRIO CARATTERE?

Cambiare si può. Parola di coach professionista e formatore Mario Alberto Catarozzo

Imparare-a-scegliere
Dice un detto popolare siciliano: Chi nasce tunnu nun po’ murì quadro.
Si sa che i detti popolari sono fonte di saggezza e difficilmente sbagliano.
Ma, in questo caso, qualche dubbio ci può stare.

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Siamo proprio sicuri che siamo destinati ad essere come siamo… dalla nascita?
Sicuramente ciascuno di noi ha una sua indole e un suo carattere, ma è altrettanto vero che, se siamo determinati, possiamo introdurre nella nostra vita qualunque tipo di cambiamento.
Come sempre, si tratta di volontà, costanza e strategia.

Indole, carattere, cultura
Ciascuno di noi, come abbiamo detto, nasce con alcuni tratti somatici, anche caratteriali, questo è indubbio. Ma non siamo predestinati.
Immaginiamo di vivere parallelamente due vite dalla nascita: la nostra attuale e un’altra ipotetica in cui, per esempio, siamo cresciuti in India e poi sIamo stati adottati.
Pensateci: ci sarebbero due persone molto diverse, anche se geneticamente uguali.

Sarebbe bello fare un esperimento, come nel famoso film Sliding doors con Gwyneth Paltrow (un po’ vecchio, lo ammetto, ma non ti stanchi mai di rivederlo), per vedere dove gli eventi ci potrebbero condurre.

Che cosa, allora potrebbe fare la differenza? La cultura, questa è la chiave di chi diventiamo. Per cultura intendiamo quella familiare, sociale, ambientale, del periodo storico in cui viviamo.
Allora chi siamo?
Siamo la somma (e un po’ di più) di tutti i modelli, l’educazione, le abitudini che abbiamo acquisito nel tempo.

Una bella notizia c’è tuttavia all’orizzonte per ciascuno di noi: così come abbiamo imparato ad essere quello che siamo, possiamo decidere di diventare quello che desideriamo essere. Noi siamo come ci hanno insegnato ad essere. Sin da piccoli abbiamo avuto qualcuno che ci ha definito: tu sei sensibile, tu sei irruento, tu sei irragionevole, tu non sei portato per la matematica, tu non sei bravo negli sport etc. Queste cose sono pian piano entrate a far parte dei nostri «file di sistema», spesso perché provenivano da persone che aveva su di noi molto ascendente: genitori e insegnanti in primis.

Dopo un po’ abbiamo cominciato a crederci, siamo diventati quello che ci hanno definito. Passato il periodo dell’adolescenza poi, le convinzioni di chi siamo, di come siamo fatti sono diventate granitiche. E non toccheremmo queste convinzioni, a meno che non intervenga una sana crisi esistenziale che ci costringe a rimettere mano ai file di sistema.

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Su cosa lavoriamo?
Partendo da queste convinzioni la maggior parte di noi non si pone neppure più la domanda di chi sia e di chi potrebbe essere; così, invece di cercare di lavorare su di sé per migliorarsi, per divenire chi vorrebbe essere e come vorrebbe essere, lavora solo sull’esterno. Quindi sceglie amicizie, lavori, stili di vita che si adattano al chi pensa di essere. L’importante è cercare di «far tornare i conti» con se stessi, sopravvivere al meglio.

Da dove partire per cambiare?
Vediamo invece cosa possiamo fare in concreto per introdurre cambiamenti salutari nella nostra vita. Innanzitutto partiamo da un’altra convinzione potenziante, questa volta: il cambiamento è pienamente nella nostra portata, basta volerlo, volerlo davvero. Molte persone in realtà non vogliono davvero cambiare, vogliono lamentarsi e trovare alibi e scuse per non cambiare, perché cambiare spesso è fatica, è paura, è incertezza del nuovo.
Per introdurre un cambiamento, bisogna partire dall’avere chiarezza sul cosa ci piace, come vogliamo diventare. Avere un obiettivo, dunque, è il punto di partenza e di arrivo del nostro percorso di cambiamento.

Comportiamoci come se domani fosse oggi
Cominciamo dunque a comportarci sin da subito come se fossimo già come vogliamo essere. Un errore è procrastinare pensando che “quando sarò…”, “quando avrò…”, “quando saprò…”. Ad esempio, se il nostro obiettivo è diventare più calmo e riflessivo nell’affrontare le situazioni, cosa dovremmo fare? Innanzitutto, devo cercare di specificare nel modo più dettagliato e vivido possibile questa visione: come sarò, come sarà la mia espressione del viso, come sarà il mio respiro, cosa penserò, come mi relazionerò. Dedicato il giusto tempo a creare questa visione, a dettagliarla e a viverla emotivamente ora, come se fosse presente, ecco che posso cominciare a comportarmi come se il futuro fosse già presente.
Fallo e basta, senza scuse e tentennamenti!

Come mi comporto dipende da come penso
Teniamo sempre presente che come mi comporto dipende da come penso, quindi va allenato prima di tutto il pensiero, perché nuovi schemi neuronali si formino e si rinforzino. Ricordiamoci che la ripetizione è la mamma di tutte le abilità. Non basta fare una volta, bisogna continuare a fare fatica? Un po’, ma ne vale la pena, c’è di mezzo la nostra vita.

Con calma e con costanza
Costanza e pazienza sono due doti necessarie nel cambiamento. Il cambiamento è sempre in discesa quanto a difficoltà; il momento più difficile è cominciare, rompere schemi consolidati; una volta fatto si tratta di continuare finché quella diventa la nuova abitudine di pensiero e di comportamento che sostituirà a precedente. È così che un’abitudine funzionale sostituisce cattive abitudini disfunzionali.

Un passo alla volta
Molti di noi peccano del «tutto e subito». Vorrebbero cambiare tante cose e tutte insieme. Mettono un sacco di carne al fuoco e così facendo si disperdono in mille rivoli. Alla fine si demotivano e lasciano tutto com’è. La frustrazione è dietro l’angolo. La ragione non è che cambiare sia così difficile (in alcuni casi lo sarà pure), ma è difficile (o addirittura impossibile) senza una strategia, un metodo e una meta. I cinesi dicono che “ciascuno parte da dov’è”. Ecco, questa è una buona perla di saggezza: prendiamo atto del nostro punto di partenza e con calma, decisione, costanza e come stella polare il nostro obiettivo, procediamo.

Annamaria… a dopo